Racconto: BRULANT PLAISIR

Tutto era pronto. Tutti erano stati invitati. Un semicerchio di nove sedie con, al centro, altre due sedie, le più robuste. Su queste avrebbero preso posto madame Dupont e madame Leclerq. Per impartire una sonorissima punizione ai rispettivi pargoli!
I panni sporchi si lavano in famiglia, ma in quel grande palazzone di periferia, era usanza lavarli in pubblico, se la sporcizia aveva imbrattato i beni altrui, cioè quelli condominiali. E che cosa peggio di uno specchio rotto, che porta pure jella? Loro giuravano e spergiuravano che non c’entravano per niente, che stavano lontani quando era accaduto. Ma la testimonianza della portiera, l’antipatica e pettegola vedova Cluzot, li aveva inchiodati alle proprie responsabilità. Lo specchio, il grande specchio dell’androne, costato ben 55 franchi a famiglia tre anni prima, ridotto in frantumi. Per colpa di Michael Dupont e di Pierrette Leclerq. Il primo va bene: era un giuggiolone, un eterno bambino (lo diceva pure M. Perquot che lo teneva come apprendista al negozio). Ma Pierrette? Era una signorina ormai, con i suoi quasi 14 anni! Giocare a corrersi dietro, per il cortile….mica erano più mocciosi!
Proprio per questo, avrebbero mostrato a tutti i casigliani il popò nudo e le rispettive madri avrebbero fatto del loro meglio ad arrossarlo, tanto più che la Dupont avrebbe pensato a Pierrette e la Leclerq al maschietto. In verità, madame Dupont aveva già tentato di salvare il frutto unico del suo ventre, dalle ire del marito. Jacques, appresa la ferale notizia (dalla portiera, naturalmente!) era entrato dentro casa con gli occhi di fuori; andava cercando il figlio, mentre si sfilava la cintura dai pantaloni. La moglie si era interposta, ma non aveva potuto impedire che due cinghiate colpissero le cosce del suo Michael, lasciandogli segni rossi. Molto più composto Monsieur Leclerq, già angosciato nella vita quotidiana dalla presenza di una suocera, della moglie e di due figlie adolescenti. Si era limitato a dire all’amata consorte di fare come le pareva: lui, tanto, non avrebbe assistito allo spettacolo!
La cerimonia era prevista per le sei del pomeriggio: l’imbrunire avrebbe celato alquanto le femminili grazie e le virili chiappe.
Monsier Hulot già da tempo aveva preso posto sulla sedia da spettatore a lui riservata; ad ogni buon conto, si era portato appresso un bel ramoscello: non si sa mai! Forse sua nipote se le sarebbe prese, all’occorrenza, senza strillare. Tutte le sedie furono occupate, in rappresentanza di tutti e cinque i piani del condominio. Gli spettatori a stento trattennero un applauso, quando entrarono nel cortile le due coprotagoniste. La Dupont, statuaria, aveva scelto un abbigliamento consono alla circostanza. La gonna, ampia e scura, appena sotto il ginocchio; una maglietta scura, ma senza maniche, che esaltava le sue braccia ben tornite. Leccandosi le labbra, M. Hulot notò le belle poppe appena velate dalla stoffa leggera. Dietro madame Dupont venivano le sue figlie, tenendosi per mano. Pierrette cinerea, Pauline imbarazzata alquanto, le ginocchia mogie mogie.
Del tutto diversa Henriqueta Leclerq; piccolina e minuta, sembrava quasi atterrita dal compito che l’aspettava; trascinava quel lungagnone di suo figlio, che stava per scoppiare in lacrime dalla paura o forse dalla vergogna. Un paio di capofamiglia videro che, nonostante fosse adolescente e poco più di un ragazzo, Michael era ben dotato, là sotto: le mutande corte non nascondevano proprio niente.
Le due signore sedettero. Come un assistente porta all’espada nell’arena la lama destinata ad ammazzare quel povero toro, con lo stesso incedere ieratico e solenne la portiera Cluzot stava portando gli strumenti del castigo. Due claquettes di cuoio ben stagionato e duro, perfetto per quel serio compito.
La Dupont sembrò valutare con attenzione quella specie di racchetta da tennis, ma più piccola, mentre la Leclerq la strinse per il manico, quasi imbarazzata dal prenderla in mano. Michael sembrò sul punto di voler scappare: suo padre si alzò dalla sedia e portò le mani alla cintura dei pantaloni. Michael si ridusse a più miti consigli: meglio esser sculacciato dalla Dupont, che era pure una bella donna, che esser cinghiato da suo padre! Tutta tremante, Pierrette si trascinò accanto a madame Leclerq. Le due si fissarono per un attimo: Pierrette sperò nella solidarietà femminile.
Senza por tempo in mezzo, la Dupont fece un gesto che, in altre occasioni, avrebbe suscitato scandalo orrendo e seri dubbi sulla sua moralità: tirò giù lei stessa le mutande a Michael. Che avvampò di vergogna, ma anche, un poco, d’orgoglio. Molto più delicata la Leclerq che fece accomodare Pierrette sulle proprie ginocchia e, solo dopo che la fanciulla fu ben comoda, procedette ad allargare lo spacco delle vezzose mutande.
Virile, muscoloso, appena velato dal pelo il culo maschile, rotondetto, paffutello, sporgente quello femminile.
CLAP CLAP CLAP Le due matrone non si erano affatto messe d’accordo, ma una colpiva in alternativa all’altra, cosicché le sculacciate si avventavano senza soluzione di continuità. Il rumore delle claquettes era l’unico che si sentisse: anche le mosche avevano deciso di non volare, per non disturbare quella sinfonia.
Monsieur Hulot si passò più volte la lingua fra le labbra, in attesa che arrivasse sua nipote: il frustino era per lei. Anche a quella ragazza, una volta ogni tanto, una buona lezione avrebbe fatto bene!
Pierrette strillava, piagnucolava, si agitava via via che il culo le diventava bollente. Molto più stoico Michael, il quale sperava che non gli si rizzasse troppo in modo che la Dupont non potesse sentirlo a contatto con le proprie cosce. L’ombra aveva invaso il cortile, la visibilità scarsa. Una rapida occhiata e le due sculacciatrici decisero che era ora di smetterla. Abbassarono le claquettes. Pierrette fu la prima ad alzarsi, si massaggiò immediatamente il posteriore. Michael, appena rimesso in piedi, si tirò su le mutande per timore che qualcuno potesse vedere ciò che gli stava succedendo.
L’assemblea si sciolse: ci avrebbe pensato la portiera a rimettere le sedie a posto, era pagata per questo! In pubblico, nessuno faceva commenti: cominciarono a salire le scale, in una specie di processione silenziosa, in testa i due martiri seguiti dalle rispettive genitrici punitrici.
Monsieur Hulot rimase nel cortile, accendendosi un sigaro. Quando vide sbucare sua nipote dall’androne, il frustino del nonno sibilò minaccioso.