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…in vista

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Quella sottile linea che separa la semplice inquietudine dalla paura. Dubbio, sospetto, timore. Cosa potrebbe accadere di peggio? Sai già per cosa sono venuto. E’ alla tua virtù che attento, è la tua virtù che mi hai promesso.
Con circospezione mi muovo in un ambiente sconosciuto, sapendo che in soggiorno mi aspetti. Quanto desiderio deve aver portato ad una scelta di questa portata, quanto desiderio deve pulsare dentro di te per consentire tutto questo, quanto desiderio siamo pronti a scambiarci.
Te l’avevo detto chiaramente. Sarei entrato prima nella tua anima, poi nel tuo nido e infine nel tuo corpo.  Questo era scritto per noi.
Un lungo corridoio stretto, tipico delle palazzine costruite negli anni ’60, il soggiorno sapevo già dove trovarlo, mi sarebbe bastato seguire quel respiro affannato e tremante. Per pochi secondi pensai che forse avevamo esagerato, che quello che ti avevo chiesto di fare fosse eccessivo, ma entrato in quel soggiorno la mia mente si svuotò di ogni dubbio.
Avevi fatto esattamente quello che ti avevo chiesto. Seduta a bordo tavolo, completamente nuda e bendata mi aspettavi, con le gambe divaricate. Esposta, inerme e pronta.
Avevo intenzione di muovermi delicatamente, lasciando trapelare con sottili rumori solo dove ero collocato nello spazio intorno a te. Sfiorandoti qua e là, generando in te reazioni talvolta inconsulte. Alla tua domanda: “perché non mi parli?” risposi con un “Ssssh” portando il mio viso vicino al tuo, e allungando la mia mano destra tra le tue gambe. D’istinto facesti il gesto di richiuderle, ma come appoggiai la mia bocca alla tua, ti riapristi come un fiore che sboccia.
Mi liberai di ogni intralcio e appoggiai il mio ventre al tuo, godendomi il movimento del collo e delle tue labbra ogni volta che la pressione si faceva più forte, infine non riuscendo più a trattenermi, presi il tuo viso fra le mani e ti baciai mentre con forza feci breccia nel tuo corpo. Eri acuta e squillante nel godere del mio corpo dentro al tuo, stesa, mentre con la mano sinistra assecondavo il movimento dei tuoi fianchi e con la destra trovavo un solido appiglio in un tuo seno. Ci volle così poco per vederti fremere. Mi fermai per qualche istante, piantato solidamente, godendomi la tua accoglienza, quindi ti girai e ricominciai il nostro ballo rientrando dentro di te da un punto poco distate. Mentre le mie mani dettavano il ritmo facendo presa sui tuoi fianchi, i tuoi gemiti ora sembravano unire piacere e dolore, croce e delizia, io avevo solo uno scopo, farti sentire quanto ti desideravo e credo di averlo fatto.
Anche nel mio corpo iniziava a farsi strada impellente il culmine del piacere, ti diedi in mano la possibilità di determinare come, e tu mi sorpresi. Ancora adesso brividi corrono lungo la mia schiena.
Il nostro saluto è stato un momento di silenzio, la nostra promessa un lungo bacio.
Ti ringrazio Gaia. Ti ringrazio di tutto.