Archivi categoria: troia

LA VACCA DELLA MOGLIE SI ECCITA NEL LEGGERE E VEDERE LE REAZIONI DI CAZZONI DURI

salve a tutti questa e la vacca di mia moglie a qui piace essere sfondata e piace esibirsi. tanti commenti per favore e video e foto della troia via email su. nonsolopernoi@outlook.com. per favore pubblicatele la puttana e eccitata di vedere la reazione dei cazzi duri grazie

Cari amici diamo il benvenuto al nostro nuovo amico cornuto, che vuole contribuire con questa foto!
Guardando le foto, decisamente, ti vien voglia di scopartela con violenza questa troia !! 
Speriamo di vederne tante altre!
Un abbraccio per te, un bacio per la troia
Paolo 




La sculacciata di Giulietta

Giulietta aveva gli occhioni pieni di lacrime mentre si massaggiava le chiappe letteralmente martoriate. Era sdraiata sul letto, con il culone nudo e piangeva. Non tanto per il dolore, non tanto per dover ricevere alla bella età di 19 anni ancora solenni cinghiate a culo nudo dal padre, ma perché sentiva che quelle cinghiate a culo nudo se le meritava.

Sentiva che suo padre le doveva frustare il culo per il suo bene, era questo il problema. Certo, aveva un bel culone e a suo padre piaceva togliersi la cintura a colpirla, dopo averle fatto appoggiare le mani sul tavolo e messa a 90 gradi. Lo sapeva che al padre piaceva frustarle il culo perché lei gli uomini li conosceva e aveva notato chiaramente la turgida erezione del cazzo del padre. Anche se il padre non si era mai denudato. Sapava bene che spesso si era masturbato dopo averla frustata a dovere, dopo tutto vivevano in un monolocale e il padre correva in bagno subito dopo la fine della punizione.

La punizione poteva essere impartita a cinghiate ma talvolta veniva chiamata in causa anche il caro vecchio cucchiaio di legno. Suo padre in ogni caso la colpiva duro, senza nessun tipo di pietà. La colpiva come se tutto il male che nella vita aveva dovuto subire era colpa di quel culo. Giulietta lo sapeva che era colpa sua ma sapeva anche che era uno sfogo per suo padre. Dopo tutto lei era una puttana, allo stesso modo di sua madre. Se il padre era costretto a frustarla era perché lei si faceva scopare e inculare praticamente da chiunque. E poi aveva sviluppato una vera e propria passione per i negri, amava scopare con i negri. E la madre aveva lasciato il suo adorato padre per un senegalese che faceva il venditore ambulante.

Faceva perché adesso era sua mamma, quella troia, che lo manteneva. Il tribunale aveva assegnato alla mamma l’appartamento della famiglia, un bellissimo pentavani in una zona signorile e adesso la mamma ci viveva con il suo negrone. Il padre era stato condannato anche a pagare gli almenti, 800 euro al mese. Ma nuova famiglia aveva anche altre entrate: con qualche scapaccione, il senegalese aveva costretto la compagna a prostituirsi. Anche Giulietta, assegranta dal tribunale alla madre, aveva conosciuto le attenzioni del senegalese che l’aveva iniziata alle delizie (e ai dolori) del sesso anale. Appena maggiorenne era fuggita dal padre e non era mai più tornata dalla madre. Ma ormai la frittata era fatta, aveva assaporato qualcosa che non avrebbe mai più dimenticato.

Il padre nei primi mesi aveva tentato di tutto: aveva provato a parlarle, a portarla da uno psicologo, di tutto. Ma poi aveva capito che l’unica cosa che davvero funzionava erano le cinghiate a culo nudo. Funzionava per fargli sbollire la rabbia di avere una figlia puttana, perché a Giulietta non importava. Accettava volentieri di farsi martoriare il bello e grosso culo, ma poi il giorno dopo tornava a fare gli occhioni dolci a chiunque fosse dotato di un cazzo. E ovviamente a offrire ogni sorta di piacere al cazzo in questione, meglio ancora se piacere anale.

Giulietta pensava tutto questo mentre la vagina continuava a essere piena di umori. L’eccitazione nasceva dalla situazione, ma anche dal ricordo di cosa aveva scatenato la rabbia del padre: era stata scoperta con due negri, in un bagno di un centro di accoglienza per immigrati clandestini. L’aveva portata a casa la polizia e il padre era stato pubblicamente umiliato. Anche lei, se per questo, ma lei era notoriamente una puttana che non valeva niente.

Se il padre l’avesse vista mentre si masturbava così furiosamente le avrebbe strappato la pelle che aveva sul culo, altro che cinghiate. Il pensiero fece rallentare il ritmo con cui la mano stimolava il clitoride. Poi pensò che il padre era chiuso in bagno e che non c’era pericolo, anche perché dopo che si era masturbato di solito scoppiava in lacrime e non frustava per almeno qualche ora. Una sorta di periodo refrattario dello staffile sul culo.

E allora potè tornare con la memoria al pensiero dei due negri, della sodomizzazione, così senza preservativo. E venne.