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Donna eccitata finge di essere ubriaca

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Donna eccitata finge di essere ubriaca

ragazza_ubriaca.jpgFinalmente l’ultimo dell’anno. Avevamo sistemato in nostri figli dai nonni ed ora, dopo averli invitati, stavamo aspettando una coppia di amici conosciuti l’estate prima in Sardegna. Con loro avremmo cenato in un ristorante e poi via, per locali notturni tutta la notte. Per l’occasione mi ero agghindata in maniera sublime. A parte la splendida acconciatura che mi ero fatta fare dalla parrucchiera, indossavo un vestito da sera nero e lungo fino alle caviglie, ma con una scollatura e uno spacco laterale da infarto. Le spalline erano quasi inesistenti e si allungavano sopra i seni per un bel pò, prima di cedere il passo alla leggerissima stoffa che avrebbe avuto il compito di coprire il mio seno. Mansione assolta solo parzialmente poiché, ad ogni movimento, dovevo portare una mano al petto per impedire ai miei paffuti capezzoli di saltar fuori e dare spettacolo. A dire il vero lo spettacolo lo davano lo stesso, anche se nascosti dall’esile panno che faceva risaltare la loro forma morbida e tondeggiante, posizionata alla sommità di una quarta abbondante. Quel vedo non vedo aveva infastidito leggermente mio marito, ma di fronte a tanta beltà capitolò, dichiarando:
” Diego e Anna ti hanno visto in topless e perizoma quest’estate, quindi non penso che si scandalizzeranno.”
Io ero felicissima. Se a mio marito bastava quella scusa, a me andava benissimo. Non vedevo l’ora di attirare l’attenzione di qualche sconosciuto con qualche fugace ed “innocente” esibizione.
Non avevo avvisato Carlo di essere sprovvista di mutandine. Su consiglio della gentilissima commessa che mi aveva venduto il vestito, la quale aveva velatamente dichiarato la totale incompatibilità di tale indumento con qualsiasi capo di intimo, non avevo messo il tanga. Sotto ero completamente nuda, a parte due autoreggenti che spuntavano sbarazzine dal vertiginoso spacco laterale. Non dissi nulla perché, conoscendo la gelosia di mio marito, se si fosse accorto di tale mancanza avrei dovuto fare i conti con una bella scenata, ma questo mi eccitava ancora di più. Fare una cosa proibita ha un gusto maggiore.
Finii di vestirmi indossando i miei tacchi a spillo e proprio in quel momento suonò il campanello. Ci recammo insieme alla porta ed accogliemmo in nostri amici ritrovandoci, però, davanti ad una sorpresa. Insieme a loro c’era anche Paolo, il loro figlio diciassettenne.
Piccola parentesi su questo ragazzo. Bellissimo, con due occhi azzurri in cui perdersi, un fisico atletico e possente, ma un pochino timido ed introverso.
” Scusateci!” Dichiarò Diego cercando di togliersi dall’imbarazzo. ” Non sapevamo proprio cosa fare!…La festa a cui era stato invitato è saltata e così….”
Sorridemmo e accogliemmo quel piccolo intruso senza problemi. L’importante era passare una bella serata tutti insieme.
Entrarono per un aperitivo e mentre mio marito chiamava il ristorante per far aggiungere un posto, io li accompagnai in salotto. Ci facemmo i reciproci complimenti per come eravamo vestiti, ma mentre io e la mia amica ci abbracciavamo dopo tanto tempo, notai una cosa sconvolgente. Stavo osservando il vestito di Anna, che niente aveva da invidiare al mio, e con la coda dell’occhio vidi l’espressione di Paolo. Mi stava mangiando con gli occhi. Si era messo in disparte e silenziosamente guardava il mio corpo come un assatanato. Mi accorsi che dalla sua posizione poteva sbirciarmi sia lo spacco che la scollatura. Il risveglio del mio demone fu devastante. Il mio pudore se ne andò sbattendo la porta e la mia capacità di giudizio, che in quel momento doveva ricordarmi chi era quella persona intenta a spiarmi, aveva esposto il cartello di sciopero.
Senza pensarci due volte mi piegai con la scusa di osservare le bellissime scarpe di Anna. Lo feci non preoccupandomi della scollatura. Uscirono tutte e due assieme. Le mie due enormi tette erano esplose fuori ed ora penzolavano in tutto il loro splendore, libere da ogni costrizione. La mia amica non poteva vedere quello che stavo facendo, ma suo figlio si! Rimasi lì per qualche secondo, facendo finta di non essermi accorta della presenza di Paolo e mentre chiedevo particolari sulle calzature, cercai di mostrare il più possibile. Mi odiavo! Ero messa quasi alla pecorina, le mie tette erano completamente fuori dal vestito e stavo facendo sbavare un diciassettenne, ma non riuscivo ad impedire di eccitarmi. Sentii le mie grandi labbra schiudersi sotto la dolce spinta di un’onda di umori. I muscoli del mio inguine cominciarono a pulsare in modo incontrollato e procurarmi così quello stato di arrapamento totale che mi rende assai pericolosa. Con uno sforzo riuscii ad alzarmi, non prima di aver sbirciato di sottecchi la patta del mio ammiratore. La sua mano destra era infilata in tasca e copriva il bersaglio, ma il movimento che compivano le sue dita era inconfondibile.
Ancora una volta ci ero riuscita. Avevo fatto eccitare qualcuno mostrandogli le mie grazie. Sentii la mia fica allungarsi e dilatarsi, come se dovesse accogliere quell’uccello duro che non vedevo. Avrei voluto fiondarmi su quella cerniera lampo, ed inginocchiata come la più umile delle serve, aprirla e tirare fuori quel giovane cazzo che, sicuramente, sarebbe stato in grado di sborrare svariate volte prima di lanciare la spugna. Avrei voluto far vedere a quell’adolescente cosa è in grado di fare una “tardona” infoiata, ma fu lui a precedermi chiedendomi, mentre mi rialzavo:
” Asia?! Posso andare in bagno?”
” Certo! Vai pure!” Risposi gentilmente.
Mentre lui imboccava il corridoio feci sedere Anna sul divano e gli servii l’aperitivo. Non riuscivo ad impedirmi di sognare quel giovane uomo seduto sulla tazza ed intento a segarsi mentre pensava a quello che gli avevo appena mostrato. Non resistetti e con la scusa che dovevo indossare ancora i miei gioielli, infilai il corridoio per recarmi in camera. Come vi ho già accennato in un racconto precedente, il mio bagno ha una porta-finestra che dà su un poggiolo in comune con la camera da letto. Senza pensare a quello che stavo facendo mi infilai nella stanza ed uscii direttamente sul balcone. Infischiandomene del freddo pungente di dicembre, mi recai alla porta del bagno constatando, felicemente, che il mio ammiratore non si era preoccupato di calare la tapparella. Solo una leggera tenda semitrasparente faceva da barriera al mondo esterno. Probabilmente troppo eccitato, non aveva considerato quel particolare. Mi avvicinai al vetro e sbirciai all’interno del bagno. Lo feci ansimando come un toro.
Presa da una forza oscura mi ritrovavo a fare la guardona in casa mia e questo mi fece bagnare ulteriormente, obbligandomi a dimenticare di essere in procinto di spiare un ragazzetto non ancora maggiorenne. Non mi interessava! Volevo vedere quanto il mio esibizionismo era riuscito ad eccitare una persona.
Mi avvicinai al vetro e quello che vidi mi fece emettere un gemito. Lui era seduto sul bordo della vasca, con i pantaloni completamente abbassati. Ad occhi chiusi si stava menando la cappella in modo convulso. Era splendido da guardare. La sua verga, molto notevole, la percorreva da cima a fondo con dei sapienti colpi di mano. Vedevo il suo glande viola e duro sparire ritmicamente nel palmo, per ricomparire sempre più grosso e bagnato. Non riuscii a trattenermi, infilai una mano sotto il vestito e raggiunsi il grilletto. Lo trovai fradicio e sensibilissimo. Lo sfiorai appena appena, quel tanto da farmi rabbrividire di piacere ed intanto mi immaginavo di entrare in quel bagno ed inginocchiarmi a bocca aperta di fronte a quell’uccello quasi imberbe. Lui non ci mise molto a godere ed io lo feci con lui. Come percorsa da una scarica elettrica mi gustai un orgasmo favoloso. Nascosta dietro ad un vetro, ero imbambolata ad osservare un giovane intento sborrare sulle mattonelle del mio bagno, mentre, sicuramente, pensava alle tette che gli avevo appena mostrato. Lo vedevo contrarsi agli spasmi di un godimento adolescenziale, stava imbrattando il pavimento con i suoi potenti schizzi di sperma e questo sembrava non preoccuparlo. Quella visione mi aveva regalato un piacere indescrivibile e decisi che lui sarebbe stato la mia prossima preda. Giusto o sbagliato che fosse.
Rientrai in camera appena in tempo per sentire mio marito rimproverarmi per la lungaggine. Uscii dopo qualche minuto e trovai tutti ad attendermi. Pensavo che l’orgasmo appena procuratami avesse sbollentato i miei istinti, ma dovetti ricredermi quando, scendendo con l’ascensore, mi ritrovai a fare i conti con la mano morta del mio giovane spasimante. Lui, il falso timido, fingendo di dover raccogliere la sciarpa scivolatagli a terra, si cimentò in una tastata degna del migliore dei molestatori. Feci finta di niente e mi gustai quel palmo gentile che con un movimento lento e languido aveva accarezzato una delle mie natiche. Quel gesto mi portò di schianto con la memoria alle nostre ferie di agosto. Adesso capivo il motivo per cui quel bel ragazzetto non si spostava mai dalle nostre sdraio. Io e sua madre ce l’avevamo sempre fra i piedi e a nulla servivano i nostri consigli su come conoscere qualche nuova amica, che magari passava li vicino e se lo mangiava con gli occhi. Lui no! Sempre con la sua macchina fotografica digitale a scattare migliaia di foto. In quel momento realizzai che la maggior parte di quegli scatti venivano fatti di nascosto e i soggetti eravamo io e sua madre che, a dire il vero, non ci risparmiavamo affatto sul mostrarci quasi completamente nude. Entrambe avevamo l’abitudine di prendere il sole coperte solo da un insignificante ed estremo tanga il quale, più di una volta, nei pochi momenti di solitudine concessici, slacciavamo ai fianchi per eliminare anche quell’antiestetica righetta chiara che rimane dopo ore di esposizione ai raggi solari. Adesso mi era chiaro perché, un giorno in cui ci eravamo appisolate e il mio costume si era spostato un pochino troppo, diventando una irresistibile fessura sul proibito, lui era di fianco a me con la sua fotocamera in mano e subito dopo il mio risveglio, con una scusa, si era ritirato in bagno uscendone con un’espressione soddisfatta.
Me lo immaginai chiuso nello stanzino come lo avevo visto poco prima, ma con il video della sua fotocamera acceso ed intento a far scorrere le immagini della mia fica fotografata di nascosto.
Mi resi conto che in quell’ascensore c’era un’esibizionista convinta, accompagnata da un voyeur di prima categoria. Una coppia destinata a fare scintille!
Nel breve lasso di tempo che impiegammo per scendere gli undici piani del nostro palazzo, fui costretta a subire altri due attacchi alle natiche e ad ogni colpo il mio spudorato ammiratore si faceva sempre più azzardato. Si era posizionato proprio dietro di me e fregandosene del braccio di mio marito che mi cingeva la vita, si stava divertendo ad accarezzarmi il culo. Io facevo finta di niente, continuando a ridere alle battute spiritose dei nostri amici. L’ultimo affondo, poco prima di arrivare al piano terra, fu micidiale. Rassicurato dalla mia indifferenza, il perverso ammiratore mi infilò una mano a cucchiaino in mezzo alla natiche, raggiungendo il mio morbido e bagnatissimo nido. L’unica cosa che separava le sue dita dalla mia fica fradicia era il leggero tessuto elasticizzato. Ero talmente bagnata che la mia sborra, dopo aver impregnato la stoffa, era andata ad inumidire le dita del mio molestatore. Non riuscii a trattenermi. Feci cadere la borsa e per raccoglierla mi chinai spudoratamente. Sentii un dito cercare disperatamente la mia fessura, ma dovette accontentarsi di accarezzarla da sopra il vestito. Mentre uscivamo vidi Paolo portarsi la mano al volto per odorare il mio profumo. Depravato! Porco! Schifoso!… Ma mi sarei sollevata volentieri la gonna davanti a tutti e gli avrei chiesto di leccare il mio nettare direttamente alla fonte.
Il viaggio in macchina, per fortuna, fu molto breve. Ero assatanata. Non facevo altro che immaginarmi di essere presa in ogni angolo dal mio nuovo amichetto. Lui era seduto di fianco a me, immobile e silenzioso, ma la patta dei suoi pantaloni parlava anche troppo. Là sotto c’era un’erezione da urlo, che durò per tutto il viaggio. (Beata gioventù).
Al ritmo sincopato dei lampioni guardavo quel bastone di carne nascosto sotto ai vestiti e dovetti trattenermi per non allungare una mano e godere così di quel turgore. Purtroppo dovevo contenermi. Al suo fianco era seduta quella chiacchierona di sua madre che, con le sue stupide novità, mi distoglieva da tale spettacolo .
Finalmente arrivammo al ristorante. Mi tolsi la pelliccia sotto lo sguardo vigile di Paolo. Ad essere sincera il mio abbigliamento aveva attirato l’attenzione di tutti i maschi presenti in quella sala, ma io avevo occhi solo per lui, il mio voyeur preferito. Lo feci sedere al mio fianco, quello dalla parte dello spacco. Per tutta la serata cercai di tenermi ben lontana dal bordo della tovaglia e ogni volta che mi muovevo, cercavo di farlo in un modo tale da consentirmi di esibire il più possibile. Nelle due ore che ci vollero per cenare, lo feci morire!
Ero arrivata al punto che, per parlare a mio marito seduto a capotavola, praticamente mi sollevavo dalla sedia rimanendo seduta solo con un fianco, obbligando il mio spacco ad aprirsi completamente e scoprire quasi completamente il culo.
Mentre appoggiavo la testa alla spalla di Carlo facendo la gattina affettuosa, mi bagnavo come una troia pensando allo spettacolo a cui stava assistendo Paolo. Il fatto di essere spiata in mezzo alle gambe e sentire il calore di quello sguardo eccitato, mi portò a fare un’esclamazione che era un velato messaggio al mio spasimante. Prendendo il bicchiere in mano esortai tutti a fare un brindisi poi, dopo aver ingurgitato un sorso di vino, dichiarai:
“ Devo smettere di bere, perché l’alcool mi fa fare cose vergognose!”
Ci fu un attimo di sbigottimento generale, ma poi tutto si risolse con altro brindisi. Il messaggio era stato inviato, adesso toccava al mio ammiratore recepirlo al modo giusto. Non ricordo quante bottiglie di vino ordinari quella sera, ma furono veramente tante. Le obiezioni a questo mio nuovo vizio calarono di pari passo alla quantità di alcool che riuscii a far tracannare ai miei commensali. Io fingevo di bere, ma mi preoccupavo che mio marito e i miei due amici lo facessero in modo smodato. Nel frattempo, dato il calo della capacità di attenzione di Carlo, cercai di tenere la scollatura molto distante dalle mie tette. Paolo, dalla sua posizione, poteva godere completamente del mio seno rifatto. Due bocce enormi, sode e rotonde, adornate da due capezzoli gonfi e regolari. Poco prima della mezzanotte avevo raggiunto il mio obbiettivo. Anna, Diego e Carlo, allo stappo dello spumante erano completamente ubriachi. Io fingevo di essere nelle loro condizioni, ma ero perfettamente lucida, tanto da essere riuscita ad escogitare un piano per farmi scopare in tutti i buchi dal mio giovane amichetto. Per immortalare la venuta dell’anno nuovo era d’obbligo scattare alcune fotografie. Sfruttando la passione di Paolo per questo tipo d’arte, gli ordinai a prendere la sua fotocamera ed eternare il momento. Mentre lui si allontanava di qualche passo, io mi sedetti su una sedia, feci accomodare su una delle mie gambe Anna e invitai i nostri mariti a mettersi dietro.
Un’esibizionista come me non poteva farsi sfuggire un’occasione simile. Poco prima che Paolo si mettesse a scattare le foto, mi preoccupai di allargare per bene le gambe. Il flash sarebbe stato spietato. Con il suo fulmineo lampo di luce avrebbe illuminato tutto ciò che fino ad un attimo prima era stato occultato dalla penombra. Sotto invito esplicito del fotografo sorridemmo. Il mio, di sorriso, voleva dire tutto. Spalancai le gambe il più possibile, permettendo così all’obbiettivo di riprendere anche quello che stavo nascondendo sotto la gonna. Dopo la prima foto, controllata sul piccolo video della fotocamera, il giovane porco ci obbligò a farne altre cinque, con la scusa che il risultato non era eccezionale. Nessuno aveva sollevato obiezioni, nemmeno per le lunghe pause che il nostro fotografo si prendeva fra uno flash e l’altro. Io sapevo benissimo il motivo di tali soste e più queste erano lunghe, più mi eccitavo ed allargavo spudoratamente le cosce.
Ci trattenemmo nel locale per un’altra ora e mezza. Lo spumante scorreva a fiumi ed io continuavo a fingere di sorbire da quella fonte inesauribile. Mio marito non capiva più niente, come Anna e Diego, che erano arrivati al punto di biascicare ogni vocabolo emesso dalle loro bocche impastate. Convinto che io fossi nella loro stessa condizione, Paolo era diventato spudorato. Si era seduto di fronte a me affiancando sua madre, e senza farsi alcun problema, ad ogni nostra disattenzione, si era messo a scattare fotografie sotto al tavolo. Il suo il subdolo scopo era quello di centrare un bersaglio che consisteva in una fica depilata e senza mutandine, che io, riparata dalla tovaglia, avevo esposto completamente sedendomi sul bordo della sedia. La ciliegina sulla torta l’aveva messa Carlo che, annebbiato da Bacco, si stava prodigando in toccamenti illeciti sotto alla tavola. Mentre parlava con Diego si cimentò in un ditalino clandestino, portandomi a diventare sempre più porca. La sua mano era scivolata lungo la mia coscia fino a raggiungere la passera spalancata. Con un sorriso malizioso stemperai la brutta espressione assunta da Carlo, quando scoprì di non dover spostare le mutandine per compiere i suoi ambigui movimenti. L’alcool lo aveva reso disinibito.
Io ero andata fuori di testa. Avvinghiata con le mani al suo dito mi stavo masturbando selvaggiamente. Sognavo il cazzo di Paolo intento, con i suoi giovani ed inesperti movimenti, a chiavarmi brutalmente. Vedevo i lampi del flash sotto alla tavola e osservavo la sua espressione eccitata bramare una sega, ma non potevo fare di più. Venni silenziosamente. Un orgasmo da favola. Inondai le dita di mio marito e lui, pensando di essere l’artefice di tanto godimento, mi sussurrò nell’orecchio parole dolcissime e promesse che, sicuramente, non sarebbe riuscito a mantenere.
Ancora una volta speravo che quell’orgasmo avesse spento le mie malsane voglie, ma vedere Paolo che si recava alla toilette tenendo in mano la macchina fotografica, provocò un nuovo risveglio del mio demone.
In quattro e quattr’otto convinsi tutti a tornare a casa a dormire e lasciar perdere i nostri propositi di festeggiamenti notturni. Nessuno obbiettò e dopo un quarto d’ora, speso per la maggior parte nell’attesa del ritorno di Paolo dal bagno, eravamo già in macchina.
Guidai io, sapendo benissimo di non essere brilla. Al mio fianco era salito il giovanotto che, pensando il contrario, mi aiutava ad infilare gli svincoli giusti. Dietro a noi tutto taceva. Morfeo si era impadronito delle menti dei nostri passeggeri. Feci di tutto pur di permettere al mio spacco di scoprire quello che, di solito, si vorrebbe nascondere. Fingendo un’ubriachezza molesta ad ogni semaforo rosso mi agitavo il più possibile finché, finalmente, riuscii a scoprire le mie cosce fino alla passera. Non guardai giù, ma sapevo che il mio pube era completamente scoperto ed ora, sotto la fioca luce dei lampioni, lo stavo mostrando quasi per intero. Avrei voluto essere al posto di Paolo per potermi gustare quella splendida trentacinquenne che, impegnata alla guida, stava mostrando la sua fica depilata ad un adolescente carico di testosterone adolescenziale. Mi impegnai anche a far esplodere una tetta fuori dal vestito e simulando un ebbro imbarazzo, mi scusai affermando che tanto lui mi aveva già vista discinta in spiaggia. Arrivai sotto casa praticamente nuda. Il mio spacco aveva capitolato e le spalline del vestito l’avevano seguito lasciando il bordo della scollatura letteralmente appeso ai capezzoli eretti. Trovai strano che il mio ammiratore non avesse allungato nemmeno un dito per assaporare il paradiso, ma mi bastò l’entrata in ascensore per cambiare subito idea. Stavo sostenendo la “carcassa” di mio marito, quando sentii una mano entrare dallo spacco ed appoggiarsi sul pizzo delle mie autoreggenti ormai fradice di umori. Fingendo un’estrema confusione esclami ad alta voce: ” Carlo?!… Smettila!”
Anna e Diego reagirono a malapena a quella dichiarazione di molestia. Paolo invece si fece molto più audace. Sentii la sua mano salire timida verso quel bersaglio che avrebbe trovato completamente bagnato ed aperto. Solo quel movimento mi portò al limite di un nuovo orgasmo. Spinsi in fuori il sedere e mentre rimproveravo, di nuovo, il mio quasi incosciente marito per una cosa che non stava facendo, agevolai le operazioni al mio giovane visitatore. Le sue dita arrivarono alla fica e subito furono inondate dalla mia voglia. Le sentivo indecise, inesperte, confuse, ma quella titubanza mi faceva morire di piacere. Purtroppo, proprio nel momento in cui Paolo aveva deciso ad infilarsi dentro al mio nido, arrivammo al nostro piano.
Vi risparmio la descrizione di tutto il lavoro che fui obbligata a fare per mettere a letto i tre etilizzati ed arrivo subito al finale. Uscii dal bagno avvolta solo da un accappatoio cortissimo e da una voglia di scopare indescrivibile. Trovai Paolo seduto davanti alla televisione e con una battuta gli intimai di non girare su qualche canale dove qualche bella ragazza si sarebbe mostrata in costume adamitico. Lui non commentò e con il tono di un padre affettuoso mi chiese: ” Come stai?”
La mia risposta fu come un telegramma al suo uccello. Mi sedetti sulla poltrona di fronte a lui e dichiarai apertamente di essere ubriaca fradicia e che doveva impedirmi di addormentarmi perché, altrimenti, non mi sarei svegliata nemmeno con le bombe. Pur di convincerlo del mio stato avevo simulato una grossa difficoltà di deambulazione, associata ad un linguaggio trascinato e confuso.
Lui mi rassicurò, ma sapevo benissimo che stava bramando proprio questo.
Sprofondata nella poltrona feci ciondolare la testa per qualche minuto poi, finsi una perdita totale di coscienza.
Lasciai cadere il capo di lato e per dar forza alla scena mi misi a russare rumorosamente.
Ci vollero poco meno di due minuti prima di sentire la mano di Paolo scrollare con forza una delle mie spalle. Non reagii, feci molto di più! Simulai un sogno erotico esclamando a denti stretti:
” Dai Carlo!…Leccami!”
Dopo trenta secondi mi ritrovai con l’accappatoio aperto, le gambe spalancate e tutto ciò che può far impazzire un uomo in bella vista. Mi sentii osservata in tutto il mio splendore. So di essere una gran bella gnocca, ma cerco continuamente conferma. Adesso ero seduta su una poltrona a gambe aperte, con le mie enormi tette scoperte e con una voglia di essere penetrata incredibile. Ad occhi socchiusi vidi il mio spasimante denudarsi completamente e mettere in mostra un cazzo durissimo. Non lunghissimo, ma grosso da far paura. Finalmente potevo rivedere quella cappella lucida che tanto avevo sognato. Lo vidi intento ad osservarmi le tette e la fessura della fica che, eccitata come non mai, aveva bagnato la pelle nera della poltrona. Ero sicura che il mio grilletto stava dando spettacolo. Madre natura mi ha dotato di un clitoride particolarmente lungo e quando è eccitato si erge come un piccolo ed arrogante cazzo sulle piccole labbra. Un bersaglio irrinunciabile per qualsiasi lingua maschile. Mugolai di piacere mentre lui mi denudava. Questo lo portò ad appoggiare le sue mani sulle mie grosse tette. Prima le accarezzò dolcemente emettendo gemiti di piacere poi, sovrastato dall’eccitazione, cominciò a strizzarmele pizzicandomi con forza i capezzoli. Cominciai ad allargare e chiudere le gambe come per invitarlo laggiù, dove volevo che arrivasse. Nel frattempo lo rassicuravo continuando a chiamare il nome di mio marito, cercando di convincerlo della mia totale incoscienza. Si inginocchiò per terra di fronte a me seguitando a guardami in mezzo alle gambe. Quell’attesa mi stava uccidendo di piacere. Guardavo il suo volto ipnotizzato da quel continuo apri e chiudi sulle mie labbra che stavano colando tutta la mia voglia. La luce soffusa del televisore aumentava a dismisura l’effetto del vedo-non vedo. Finalmente trovò il coraggio di allungare una mano ed appoggiarla su una delle mie ginocchia. Sfruttando quell’occasione, mugolando, scivolai verso il basso e spalancai le gambe. Quel movimento mi aveva consentito di portare la mia passera depilata a pochi centimetri dal volto del mio guardone. Messo a carponi e con le mie ginocchia che gli impedivano qualsiasi fuga laterale, non aveva via di scampo. Sentivo il suo braccio destro muoversi furiosamente contro la mia gamba. Mi stava guardando la fica come fosse la più sublime delle opere d’arte ed intanto si stava masturbando. Il pensiero che il suo caldo getto di piacere finisse inutilmente a terra mi obbligò a sbilanciarmi. Portai una mano sulle grandi labbra, le aprii completamente per mostrarmi ancora di più ed accarezzandomi il grilletto con il dito medio sussurrai: ” Leccami!”
Vidi la sua testa abbassarsi e dopo un secondo sentii una splendida lingua, calda e scivolosa, appoggiarsi sul clitoride. Invocando ancora Carlo lo presi per la nuca con entrambe le mani e lo obbligai ad usare quel giocattolo che aveva in bocca come se fosse un piccolo uccello.
In meno di quindici secondi gli stavo venendo in faccia. Sentii gli spasmi del mio inguine attorno al suo naso e contro le sue labbra. Lo inondai di liquido, mentre cercavo di godere il più sommessamente possibile. La sua sega era arrivata quasi al capolinea. I suoi movimenti erano diventati velocissimi. Non potevo permettergli di sborrare sul mio tappeto o contro la poltrona. Ancora ansimante appoggiai la testa al bracciolo e lo invitai a scaricarsi nella mia bocca. Si alzò di scatto avvicinando la sua cappella enorme alle mie labbra spalancate. Non serviva menarglielo, anche se avrei tanto voluto prenderlo in mano. Rantolando sottovoce mi infilò il suo bastone fin quasi in gola ed esplose in una sequenza di schizzi incredibile. Non riuscii a trattenere tutto il suo sperma. Una buona parte finì sul bracciolo della poltrona imbrattandone il rivestimento. Lo vidi spaventato da questa cosa, tanto da sfilarsi in fretta e recarsi velocemente in cucina a prendere della carta assorbente. Quando tornò lo accolsi con uno spettacolo da urlo. Mi ero girata alla pecorina e rimanendo con il busto appoggiato alla poltrona, avevo allungato la lingua sugli schizzi di sperma che colavano dal bracciolo. Li leccavo come fossero la più gustosa delle creme. Portai una mano sulle natiche e mi infilai un dito nel culo. Lui rimase immobile, ma il suo grosso uccello no. Lo vidi crescere e gonfiarsi di nuovo, fino ad ergersi in una splendida erezione adolescenziale. Gli diventò talmente duro e dritto da arrivare ad appoggiarsi agli addominali, fin quasi a sfiorare l’ombelico. Sapere di essere l’artefice di una tale reazione mi riempì di piacere. Sapevo di averlo messo in grado di assistere ad uno dei più bei spettacoli della natura. Esteticamente parlando trovo la donna messa a carponi e con la schiena inarcata una delle più belle immagini da proporre ad un uomo. Gli stavo offrendo uno spettacolo che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Una donna eccitata a tal misura da arrivare al punto di infilarsi un dito nel culo e leccare lo sperma che le è stato appena schizzato addosso. Cosa vorrebbe di più un maschio?
Mollò la carta assorbente a terra e mi raggiunse inginocchiandosi dietro di me. Mi prese dolcemente ai fianchi e mi avvicinò alla sua asta. La faceva scivolare lentamente contro il mio fiore fradicio. Sentivo la sua cappella solleticarmi il buco della fica e del culo. Era sublime. Lo sentivo ansimare rumorosamente di piacere. Allungai un braccio sotto la mia pancia e raggiunsi quell’uccello grosso e duro. Appena lo circondai con le dita emisi un gemito di piacere. Glielo scappellai due tre volte, poi lo appoggiai al mio buco. Mollai la presa dopo la sua prima spinta. Non riuscì ad infilarmelo completamente al primo colpo. Il diametro di quel cazzo era veramente notevole e le pareti della mia fica, seppur molto lubrificate, fecero fatica ad accettare quel calibro. Cominciò a pomparmi come un forsennato, tirandomi con violenza per i fianchi. Io ero completamente andata. Finalmente ero riuscita a prendere quell’uccello che bramavo da tutta la sera. Lo sentivo grosso e duro dentro di me e più si muoveva più godevo. Mi persi nell’immaginare quante seghe si sarebbe fatto quel ragazzo nel pensare a ciò che gli era capitato. Aveva delle foto di me, nelle quali gli mostravo la passera scoperta sotto il vestito.
Quello che mi portò di schianto all’orgasmo fu il pensiero che, di lì a pochi mesi, ci saremmo ritrovati su una spiaggia per trascorrere ancora una volta le vacanze insieme.
Lui mi stava pompando divinamente e prima di sentirlo venire, io avevo goduto per due volte. Attanagliandomi le creste iliache mi scaricò il suo seme in fondo all’utero. Rantolava, gemeva, ansimava ed intanto mi riempiva di sborra. Tirò fuori il suo arnese dopo qualche attimo e meno di trenta secondi dopo era sparito nella sua camera lasciandomi nuda, soddisfatta e con il suo sperma che mi colava lungo le cosce. In cinque minuti cancellai tutte le tracce del nostro incontro e mi infilai a letto.
Il giorno dopo, al momento dei saluti, lo baciai su una guancia e prima di staccarmi gli sussurrai all’orecchio un messaggio che lo lasciò di stucco:
” Se sarai discreto… quest’estate al mare ti chiamerò ancora Carlo!”
Lui arrossì leggermente e con un sorriso confermò di aver ricevuto.
La promessa fu mantenuta ed io lo chiamai per molte volte con il nome di mio marito.

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