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E’ solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 14)


«Ti amo»

Così, con quelle due semplici paroline sussurrate nel mio orecchio, si chiuse la telefonata con Eric.
Quei dolci verbi si agganciarono come un amo al mio cuore, e lottarono per riprendersi ciò che Patrick gli aveva portato via.
Eric come al solito era via per lavoro e io ero appena rientrata da Roma, dopo aver trascorso con Patrick la notte più trasgressiva della mia vita.
In poche ore avevo infranto tutti i limiti che ancora m'imbrigliavano. Avevo disintegrato ogni tabù e scoperto gli infiniti piaceri concessi solo a chi libera l'istinto senza pregiudizi e remore. Quella notte lo avevo fatto per la prima volta con una donna, con uno sconosciuto e avevo fatto l'amore con Patrick fino all'ultimo istante prima di fare ritorno alla vita di sempre. Al solo pensiero della sua carne gonfia di voglia dentro di me sentii la brama travolgermi nuovamente.

Eppure ero lì, seduta sul letto, distrutta dal sonno, avvolta dalla penombra e dall'odore di chiuso di una casa ultimamente troppo deserta, a sciogliermi per le dichiarazioni d'amore di mio marito.
Mi dividevo fra Eric e Patrick, ma in realtà li avrei voluti entrambi nello stesso letto insieme a me.
Più passava il tempo e più anche il solo pensare di privarmi di loro mi sembrava un abominio, una violenza, uno scempio contro natura, contro la mia stessa natura.
Sesso più sfrenato e dolcezza più sublime insieme, amore e desiderio fusi, talmente uniti da non distinguere più il confine fra l'uno e l'altro. Quanto amore c'era nella folle attrazione che provavo per loro? Quanto, in quella che loro sentivano per me?
Ero stanca, erano quasi ventiquattro ore che non chiudevo occhio, ma ero troppo inquieta per dormire. Decisi di farmi una doccia per rilassarmi un po'. Aprii le imposte, la brezza mattutina turbinò nella stanza scacciando l'aria logora che vi poltriva. La città dormiva ancora, immersa nella quiete irreale che precede il miracolo di un nuovo giorno. Mi parve di essere l'unico essere vivente sulla faccia della terra.
Mi spogliai gettando gli abiti sul letto e mi chiusi dentro la doccia.
L'acqua si tuffò sui miei capelli, mi solleticò i capezzoli e mi avvolse nel suo tepore. Sentii i muscoli sciogliersi e i nervi illanguidirsi sotto quel caldo massaggio.
Le parole di Eric mi ronzavano ancora nella testa, così come la sua voce calda e vellutata che mi faceva ancora fremere di desiderio come la prima volta che l'avevo sentita. Mi scivolava dentro come olio caldo e profumato che avvolgeva i miei sensi e penetrava nella mia carne fino a guizzare fra le mie cosce schiudendo le porte delle mie più segrete voglie.
La folle notte appena trascorsa non era bastata a quietare la mia fame. Ne volevo sempre di più, non ero mai sazia. Bastava un nulla: una voce, un oggetto, un profumo o un pensiero per accendermi di desiderio, e non avevo pace fino a quando la mia orchidea non era soddisfatta. Lei aveva sempre la meglio. Era lei a guidarmi, a soggiogarmi ed io non potevo fare altro che ubbidire ad ogni suo ordine. Ero sua schiava.
Mi piaceva guardarla. Ero incantata dalla perfezione dei suoi anfratti.
Dalla notte in cui Patrick mi aveva fatto fare l'amore con me stessa davanti allo specchio, non avevo più smesso.
Me lo mettevo fra le gambe e ammiravo il mio sesso in tutta la sua voluttuosa lussuria. Guardavo le mie dita scorrere attraverso quegli anfratti, aprire i petali luccicanti di dolce miele e sparire inghiottiti dai famelici pertugi.
La mia fame era diventata tale che li violavo con qualsiasi cosa stuzzicasse la mia fantasia. Mi eccitava vedere gli oggetti più impensabili entrare e uscire dalla mia carne, aprire la bocca fra le mie gambe e sfamarla con sapori sempre nuovi. Ogni superficie regalava sensazioni diverse: quelle più lisce scorrevano come imbrattate d'olio, quelle più ruvide o gommose rendevano la penetrazione più lenta e stimolante. Nessun oggetto era uguale all'altro.
Ai miei occhi, il mondo era colmo, pieno zeppo di giocattoli erotici. 
Quel mattino non feci eccezioni.
Allungai la mano fra le gambe e carezzai la pelle calda e bagnata del mio sesso. Un gemito schizzò dalla mia gola.
Carezzai delicatamente le ali ancora chiuse e impazienti di spiccare il volo. Un fremito mi colse quando sfiorai i famelici lembi che sbucavano fra i petali. La brama di godere mi voleva costringere a tuffarmi sul clitoride, ma volevo allungare il piacere il più possibile, come mi aveva insegnato Patrick. Non volevo un orgasmo sbrigativo che sicuramente non mi avrebbe soddisfatta, ma ne volevo uno dirompente, scioccante, esplosivo.
Afferrai le grandi labbra con una mano, il clitoride schizzò fuori avido di carezze. Lo picchiettai, poi scivolai con un dito fra le ali ingigantendo le mie voglie.
Il miele riempiva quei meandri lussuriosi insieme all'acqua. Appoggiai un piede al muro allargando le gambe, presi il microfono della doccia e lo puntai fra le mie cosce. Il getto colpiva con foga la mia pelle. Decine di piccolissime mani che colpivano il mio fiore dissetandolo come una provvidenziale pioggia estiva.
Mi sedetti a terra quasi sdraiandomi e sollevai il bacino. Il mio frutto era pronto per ricevere tutto il piacere possibile.
Puntai il getto sul clitoride. Un grido di piacere si levò nel silenzio. La foga dell'acqua mi lasciò senza fiato.
Picchiettava, massaggiava, scivolava fra i petali, carezzava le fessure come un'insaziabile amante.
Allargai le labbra donandomi completamente all'acqua e violai la mia fessura con due dita.
I miei gemiti riecheggiavano nel silenzio, ma non mi bastava.
Afferrai la spazzola dal portaoggetti e avvicinai il manico allo stretto e pulsante pertugio. Premetti opponendomi alla timida resistenza e lo varcai. L'estasi mi rapì.
Il piacere cresceva e cresceva, lento e inesorabile, e avviluppava ogni pensiero, ogni respiro, fagocitando le mie ansie, i miei dubbi, le mie domande senza risposta, le mie paure e mi riempì di delizia e stordimento, finché dilagai nel delirio di un orgasmo che mi svuotò di tutto.






E’ solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 14)


«Ti amo»

Così, con quelle due semplici paroline sussurrate nel mio orecchio, si chiuse la telefonata con Eric.
Quei dolci verbi si agganciarono come un amo al mio cuore, e lottarono per riprendersi ciò che Patrick gli aveva portato via.
Eric come al solito era via per lavoro e io ero appena rientrata da Roma, dopo aver trascorso con Patrick la notte più trasgressiva della mia vita.
In poche ore avevo infranto tutti i limiti che ancora m'imbrigliavano. Avevo disintegrato ogni tabù e scoperto gli infiniti piaceri concessi solo a chi libera l'istinto senza pregiudizi e senza remore. Quella notte lo avevo fatto per la prima volta con una donna, con uno sconosciuto e avevo fatto l'amore con Patrick fino all'istante prima di fare ritorno alla vita di sempre. Al solo pensiero della sua carne gonfia di voglia dentro di me, sentii la brama travolgermi nuovamente.
Eppure ero lì, seduta sul letto, distrutta dal sonno, avvolta dalla penombra e dall'odore di chiuso di una casa ultimamente troppo deserta, a sciogliermi per le dichiarazioni d'amore di mio marito.
Mi dividevo fra Eric e Patrick, ma in realtà li avrei voluti entrambi nello stesso letto insieme a me.
Più passava il tempo e più anche il solo pensare di privarmi di loro mi sembrava un abominio, una violenza, uno scempio contro natura, contro la mia stessa natura.
Sesso più sfrenato e dolcezza più sublime insieme, amore e desiderio fusi, talmente uniti da non distinguere più il confine fra l'uno e l'altro. Quanto amore c'era nella folle attrazione che provavo per loro? Quanto, in quella che loro sentivano per me?
Ero stanca, erano quasi ventiquattro ore che non chiudevo occhio, ma ero troppo inquieta per dormire. Decisi di farmi una doccia per rilassarmi un po'. Aprii le imposte, la brezza mattutina turbinò nella stanza scacciando l'aria logora che vi poltriva. La città dormiva ancora, immersa nella quiete irreale che precede il miracolo di un nuovo giorno. Mi parve di essere l'unico essere vivente sulla faccia della terra.
Mi spogliai gettando gli abiti sul letto e mi chiusi dentro la doccia.
L'acqua si tuffò sui miei capelli, mi solleticò i capezzoli e mi avvolse nel suo tepore. Sentii i muscoli sciogliersi e i nervi illanguidirsi sotto quel caldo massaggio.
Le parole di Eric mi ronzavano ancora nella testa, così come la sua voce calda e vellutata che mi faceva ancora fremere di desiderio come la prima volta che l'avevo sentita. Mi scivolava dentro come olio caldo e profumato che avvolgeva i miei sensi e penetrava nella mia carne fino a guizzare fra le mie cosce, schiudendo le porte delle mie più segrete voglie.
La folle notte appena trascorsa non era bastata a quietare la mia fame. Ne volevo sempre di più, non ero mai sazia. Bastava un nulla: una voce, un oggetto, un profumo o un pensiero per accendermi di desiderio, e non avevo pace fino a quando la mia orchidea non era soddisfatta. Lei aveva sempre la meglio. Era lei a guidarmi, a soggiogarmi ed io non potevo fare altro che ubbidire ad ogni suo ordine. Ero sua schiava.
Mi piaceva guardarla. Ero incantata dalla perfezione dei suoi anfratti.
Dalla notte in cui Patrick mi aveva fatto fare l'amore con me stessa davanti allo specchio, non avevo più smesso.
Me lo mettevo fra le gambe e ammiravo il mio sesso in tutta la sua voluttuosa lussuria. Guardavo le mie dita scorrere attraverso quegli anfratti, aprire i petali luccicanti di dolce miele e sparire inghiottiti dai famelici pertugi.
La mia fame era diventata tale che li violavo con qualsiasi cosa stuzzicasse la mia fantasia. Mi eccitava vedere gli oggetti più impensabili entrare e uscire dalla mia carne, aprire la bocca fra le mie gambe e sfamarla con sapori sempre nuovi. Ogni superficie regalava sensazioni diverse: quelle più lisce scorrevano come imbrattate d'olio, quelle più ruvide o gommose rendevano la penetrazione più lenta e stimolante. Nessun oggetto era uguale all'altro.
Ai miei occhi, il mondo era colmo, pieno zeppo di giocattoli erotici. 
Quel mattino non feci eccezioni.
Allungai la mano fra le gambe e carezzai la pelle calda e bagnata del mio sesso. Un gemito schizzò dalla mia gola.
Carezzai delicatamente le ali ancora chiuse e impazienti di spiccare il volo. Un fremito mi colse quando sfiorai i famelici lembi che sbucavano fra i petali. La brama di godere mi voleva costringere a tuffarmi sul clitoride, ma volevo allungare il piacere il più possibile, come mi aveva insegnato Patrick. Non volevo un orgasmo sbrigativo che sicuramente non mi avrebbe soddisfatta, ma ne volevo uno dirompente, scioccante, esplosivo.
Afferrai le grandi labbra con una mano, il clitoride schizzò fuori avido di carezze. Lo picchiettai, poi scivolai con un dito fra le ali ingigantendo le mie voglie.
Il miele riempiva quei meandri lussuriosi insieme all'acqua. Appoggiai un piede al muro allargando le gambe, presi il microfono della doccia e lo puntai fra le mie cosce. Il getto colpiva con foga la mia pelle. Decine di piccolissime mani che colpivano il mio fiore dissetandolo come una provvidenziale pioggia estiva.
Mi sedetti a terra quasi sdraiandomi e sollevai il bacino. Il mio frutto era pronto per ricevere tutto il piacere possibile.
Puntai il getto sul clitoride. Un grido di piacere si levò nel silenzio. La foga dell'acqua mi lasciò senza fiato.
Picchiettava, massaggiava, scivolava fra i petali, carezzava le fessure come un'insaziabile amante.
Allargai le labbra donandomi completamente all'acqua e violai la mia fessura con due dita.
I miei gemiti riecheggiavano nel silenzio, ma non mi bastava.
Afferrai la spazzola dal portaoggetti e avvicinai il manico allo stretto e pulsante pertugio. Premetti opponendomi alla timida resistenza e lo varcai. L'estasi mi rapì.

Il piacere cresceva e cresceva, lento e inesorabile, e avviluppava ogni pensiero, ogni respiro, fagocitando le mie ansie, i miei dubbi, le mie domande senza risposta, le mie paure e mi riempì di delizia e stordimento, finché dilagai nel delirio di un orgasmo che mi svuotò di tutto.






È solo sesso (Racconto erotico – Capitolo 7)


Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"


Non so se fosse colpa delle perle custodite all'interno del mio corpo, ma quel giorno l'eccitazione mi fece impazzire.
Non era tanto il loro delicato movimento a scaldare le mie voglie, quanto piuttosto il pensiero di averle dentro di me, l'idea di celare un peccaminoso segreto, lì sotto gli occhi di tutti.
Sentivo la cordicella stuzzicarmi la pelle e mischiarsi fra i miei umori. Il mio spacco era talmente profondo che mi bastava allungare una mano fra le cosce per raggiungerla e muovere il mio lussurioso ripieno.
Era come se l'orgasmo avuto quella mattina avesse amplificato le mie voglie anziché spegnerle. Un prelibato aperitivo che aveva scatenato la mia fame di piacere.
Ogni volta che incontravo qualcuno, uomo o donna che fosse, non potevo fare a meno di immaginarmelo a letto. Lo osservavo e cercavo di indovinare i suoi gusti sessuali, le sue preferenze, le sue doti o le sue pecche.
Certo il florido davanzale di Hanna, la mia dirimpettaia di scrivania, non mi era d'aiuto. Continuavo a tuffare gli occhi in quelle morbide colline, invidiando i riccioli biondi che vi ricadevano sopra.
Vedevo il vestito scivolare sul suo corpo e immaginavo la sua pelle liscia e delicata, le sue curve armoniose, le gambe lunghe e tornite che racchiudevano la bellezza del suo frutto prelibato.
Era bella, Hanna, era davvero bella. Chissà come sarebbe stato farlo con lei.
Non lo avevo mai fatto con una donna, e prima di allora neanche ci avevo mai pensato, ma quel giorno la trovai attraente come non mai.
Ad interrompere i miei famelici vaneggiamenti arrivó Betty, l'assistente di Patrick.
Mi porse un plico e disse:

«Patrick è allo Sheraton con un cliente e ha bisogno di questi documenti, potresti portarglieli tu? Io devo finire una pratica urgente e non posso muovermi»

Come avrei potuto rifiutarmi? Non si nega l'aiuto ad un collega in difficoltà, giusto? A rispondere per me, però, non fu il mio buon cuore, ma la voglia immane che mi esplodeva fra le gambe e che al solo pensiero di raggiungere Patrick m'incendiò. Pareva che quelle palline fossero state programmate per ricongiungersi al loro padrone.
Non persi tempo e uscii nel traffico. Un'auto aziendale era già accesa pronta ad ingoiarmi e a risputarmi a destinazione.
Quel tragitto mi parve infinito. Mi sentivo morire per l'eccitazione e il traffico aumentava il mio tormento.
L'autista m'informò che avrebbe preso una scorciatoia, ma che non saremmo comunque arrivati prima di venti minuti.
Sospirai vinta. Buttai lo sguardo fuori dal finestrino nel tentativo di distrarmi: non potevo certo presentarmi ad un cliente in quelle condizioni, ma i miei sforzi non sedarono i miei bollori.
Quando finalmente arrivammo, schizzai giù dal'auto ancor prima che si fermasse completamente. Varcai la soglia dell'hotel e raggiunsi la reception. Avevo il fiatone.

«Sono della Global inc.» Dissi alla ragazza che mi accolse.

«Oh, sì, benvenuta allo Sheraton - Già sapeva del mio arrivo - Mr Smith la sta aspettando nella suite al sesto piano»

Suite al sesto piano? Luogo insolito per incontrare un cliente. Pensai.
Presi il primo ascensore libero che trovai e raggiunsi il silenzioso corridoio del sesto piano.
Un trionfo di rose profumava il passaggio e uno scarlatto tappeto, che ovattava i miei passi, mi condusse all'unica porta. Era socchiusa.
Cautamente l'aprii. La stanza, illanguidita dalla penombra, pareva deserta.

«Patrick» La voce mi si strizzò in gola.
Ebbi il timore di essere caduta in una trappola. Gettai lo sguardo ovunque, cercando qualche indizio che testimoniasse la presenza di altre persone, ma in quell'immensa suite, che profumava di lavanda, regnava l'ordine perfetto di una stanza appena rassettata.

«Sono qui» Sussurrò.

Puntai lo sguardo in direzione della voce e lo vidi seduto su di una poltrona in un angolo della stanza. Lentamente posò il calice che aveva in mano, si alzò e mi raggiunse.
Il suo profumo invase i miei sensi, ed il mio corpo fu attratto dal suo come se le palline che avevo in grembo fossero state calamite attirate dalla sua verga d'acciaio.

«Grazie di essere venuta» Disse stringendomi a sé. La sua eccitazione premeva sul mio ventre.

La sua bocca si avventò sulla mia, mentre la sua mano mi sollevò la gonna da dietro e raggiunse la catenella che penzolava fra le mie cosce.
Gemetti e portai indietro il bacino porgendogli il mio sesso voglioso. Le sue dita scivolavano fra le mie natiche fino a raggiungere il clitoride, ad ogni passaggio corrispondeva una scarica di piacere seguita da un gemito.

«Brava, urla - Rantolò bramoso - Voglio sentirti urlare di piacere»

Non mi feci pregare. Mi aggrappai al suo membro, lo liberai e lo afferrai con prepotenza, esattamente come volevo che mi prendesse lui. Volevo esplodere. Ero talmente eccitata che sarebbero bastati pochi, pochissimi gesti per farmi venire. Volevo un orgasmo e poi un altro e un altro ancora. Volevo godere per tutta la notte.

Patrick allontanò una mano dalle mie gambe e prese un nastro largo che aveva nella tasca dei pantaloni. Mi bendò.

«Che fai?» Mi ritrassi intimorita, portandomi le mani agli occhi.

«Tranquilla Denise - Mi calmò baciandomi il collo - Voglio solo farti godere»

Era appena il secondo giorno che quella storia era cominciata e stavo per mettermi completamente nelle sue mani.
Fidarsi o non fidarsi? E' un sentimento così labile la fiducia. Non basta una vita per conoscere una persona e spesso non basta nemmeno per conoscere se stessi. Se fosse stata la ragione a guidarmi di certo mi sarei rifiutata, e mi sarei opposta anche se quella stessa proposta mi fosse arrivata appena due giorni prima. Ma lì, in quel momento, la voglia aveva talmente travolto i miei sensi che gettai alle ortiche ogni remora. E poi, avevo pur sempre le mani libere.
Non vedevo nulla, potevo solo sentire il suo corpo e la sua voce. La mia attenzione era tutta concentrata su ciò che il mio corpo percepiva. I miei sensi si amplificarono.
Avvicinò un bicchiere alla mia bocca e lo inclinò affinché bevessi. Era Champagne.
Succhiò il rivolo che fuoriuscì dalle mie labbra, poi la sua lingua si tuffò nella mia bocca.
Lasciai che mi baciasse, che mangiasse le mie labbra, che bevesse la mia pelle, che ingoiasse la mia eccitazione, che la facesse sua, che liberasse la sua fantasia e che mi facesse godere come aveva promesso.
Era come se quella benda avesse inibito il mio libero arbitrio. Mi sentivo una bambola nelle sue mani.
Accarezzò le mie braccia nude, quel contatto delicato mi fece fremere. Scivolò sul mio fianco facendo scorrere la cerniera del vestito che cadde a terra come un velo.
Sentii l'eccitazione crescere, immaginandomi lì, nuda, bendata, con solo i tacchi ai piedi e la cordicella che penzolava dal mio sesso.
La sua bocca scese dietro il mio orecchio. Crampi di piacere mi morsero il ventre.
Sentii un liquido ghiacciato scivolare sul mio collo, ruzzolarmi sul seno e scendere giù lungo tutto il mio corpo. Mi aveva versato lo Champagne addosso, sentivo le bollicine stuzzicarmi la pelle. Patrick bevve dal mio seno, dal mio ventre, dal mio collo, raccolse il vino che si era intrufolato fra i meandri del mio sesso e lo leccò, ingoiando tutti i miei umori.
Gridai in preda all'estasi. Sentivo le gambe tremarmi per la frenesia.  Stavo per venire, volevo venire. Volevo godere e urlare tutto il mio piacere.
Patrick mi accompagnò sul letto e mi fece sdraiare.
Prese una mia mano e la portò dietro la mia testa bloccandola alla testata con un nastro.

«No» Protestai, cercando di liberarmi. Non ero certa di voler soccombere totalmente alle sue fantasie.
Lui mi liberò e sussurrò avvicinandosi al mio orecchio:

«Ti assicuro che non te ne pentirai»

Cedere alle sue lusinghe significava mandare la mia maniacale ossessione per il controllo definitivamente a farsi fottere.
Per tutta la durata di quel gioco avrei perduto ogni potere e sarei stata in balìa di quell'uomo come non mi era mai capitato in tutta la mia vita. Nemmeno con mio marito.
Quella possibilità mi spaventava e mi eccitava al tempo stesso. Perdere il controllo può essere spaventoso, ma anche maledettamente attraente.
Starsene lì sospesi nel limbo crudele dell'incertezza, in attesa che qualcun altro decida per te, aspettando di sapere quale sarà la tua sorte, cosa ti capiterà e cosa lui ti farà, e ti chiedi, pieno di paura e di speranza, se ti piacerà oppure no.
L'adrenalina ti spalanca i sensi e sei assalito dalla folle e perversa eccitazione di non avere idea di cosa ti capiterà istante dopo istante.
La paura, la speranza, il pericolo e il desiderio si mescolano, ti travolgono e ti risucchiano nel perverso vortice di un piacere spietato e senza limiti.
Mi sdraiai, vinta, e allungai il braccio sulla testata del letto affinché mi legasse. Patrick assicurò il mio polso, poi fece lo stesso con l'altro.
Il cuore mi scoppiava nel petto. Mi sentii indifesa.
Patrick mi fece raccogliere le gambe al petto e me le allargò.
Il mio frutto pulsava d'eccitazione davanti al suo viso. Sentivo i suoi respiri sulla mia pelle, poi le sue dita allargarono i miei petali  e con la lingua scorse al loro interno. Stavo impazzendo.
Qualcosa di duro e freddo sostituì quel morbido contatto e cominciò a strofinarsi sul mio clitoride. Poi scivolò giù e cominciò a corteggiare il mio secondo ingresso.
Lo sentivo premere e farsi strada dentro di me per poi uscire e trafiggermi nuovamente.
Il mio pertugio si contraeva e ad ogni spinta io urlavo inghiottita dal piacere. Più le spinte aumentavano e più le mie grida si libravano nell'aria. 

«Oh, sì, sì!»

Gli occhi bendati, le mani legate, le perle nel mio ventre, quell'oggetto sconosciuto nel mio pertugio e la sua bocca che succhiava il mio clitoride fu il mix che mi fece esplodere di piacere urlando con tutta la voce che quel mattino non avevo potuto usare.
Ansimante, abbandonai le gambe sul letto.
Ero esausta, il formicolio del piacere ancora mi solleticava fra le gambe e non avevo idea di cosa avesse in mente Patrick.

«Lo so che ne vuoi ancora» Disse slegandomi i polsi.

Non lo vedevo, ma sentivo l'eccitazione vibrargli nella voce.
Mi fece scendere, mi accompagnò ai piedi del letto, mi fece chinare in avanti aggrappandomi alla ringhiera e mi legò nuovamente i polsi. Stavolta non mi opposi.
Le mie gambe si stagliavano lunghe e nude sui tacchi che ancora avevo ai piedi e io era pronta per accogliere il suo membro.
Già preparato a dovere, il mio secondo pertugio non oppose alcuna resistenza. Patrick afferrò i miei fianchi, mi penetrò e cominciò a scoparmi con forza da dietro, mentre le perle nel mio ventre rimbalzavano ad ogni spinta.
Ancora intorpidita dall'orgasmo precedente sentivo il piacere inondare ogni parte del mio corpo.
Mi aggrappai alla spalliera per reggere i suoi prepotenti colpi. Avrei voluto avere una mano libera per massaggiarmi il clitoride e raggiungere prima l'estremo piacere, invece sentii l'orgasmo avvicinarsi, spinta dopo spinta, crescere lentamente, prendere sempre più vigore, portandomi sempre più su oltre le vette raggiunte dagli dei, strappandomi da me stessa e facendomi diventare, per qualche istante, puro spirito. Dimenticai i polsi legati, gli occhi bendati, quella stanza, la mia vita. Dimenticai tutto. In quegli attimi di lussuria sfrenata non esisteva altro che quell'assoluto piacere che possedeva il mio corpo, la mia mente e la mia anima.
Patrick sciolse i nodi e io scivolai sfinita a terra sotto il peso della mia ritrovata libertà. Ero tornata padrona di me stessa e del mio destino.
Era strano, ma mi sentii più schiava in quel momento, ritrovando la mia libertà, che prima, quando lacci e bende me l'avevano negata.
Lui mi raccolse e mi adagiò sul letto.
Guardai finalmente i suoi occhi soddisfatti e vittoriosi e il suo corpo nudo disteso accanto a me.
Chiedendo ancora uno sforzo ai miei muscoli indolenziti, sollevai un braccio e accarezzai il suo viso.
Era il primo gesto dolce che gli rivolgevo.

Dell'uomo celato dall'oscurità, seduto in un angolo di quella stanza, però, quel giorno non seppi nulla.






È solo sesso (Racconto erotico – Capitolo 7)


Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"


Non so se fosse colpa delle perle custodite all'interno del mio corpo, ma quel giorno l'eccitazione mi fece impazzire.
Non era tanto il loro delicato movimento a scaldare le mie voglie, quanto piuttosto il pensiero di averle dentro di me, l'idea di celare un peccaminoso segreto, lì, sotto gli occhi di tutti.
Sentivo la cordicella stuzzicarmi la pelle e mischiarsi fra i miei umori. Il mio spacco era talmente profondo che mi bastava allungare una mano fra le cosce per raggiungerla e muovere il mio lussurioso ripieno.
Era come se l'orgasmo avuto quella mattina avesse amplificato le mie voglie anziché spegnerle. Un prelibato aperitivo che aveva scatenato la mia fame di piacere.
Ogni volta che incontravo qualcuno, uomo o donna che fosse, non potevo fare a meno di immaginarmelo a letto. Lo osservavo e cercavo di indovinare i suoi gusti sessuali, le sue preferenze, le sue doti o le sue pecche.
Certo il florido davanzale di Hanna, la mia dirimpettaia di scrivania, non mi era d'aiuto. Continuavo a tuffare gli occhi in quelle morbide colline, invidiando i riccioli biondi che vi ricadevano sopra.
Vedevo il vestito scivolare sul suo corpo e immaginavo la sua pelle liscia e delicata, le sue curve armoniose, le gambe lunghe e tornite che racchiudevano la bellezza del suo frutto prelibato.
Era bella, Hanna, era davvero bella. Chissà come sarebbe stato farlo con lei.
Non lo avevo mai fatto con una donna, e prima di allora neanche ci avevo mai pensato, ma quel giorno la trovai attraente come non mai.
Ad interrompere i miei famelici vaneggiamenti arrivó Betty, l'assistente di Patrick.
Mi porse un plico e disse:
«Patrick è allo Sheraton con un cliente e ha bisogno di questi documenti, potresti portarglieli tu? Io devo finire una pratica urgente e non posso muovermi.»
Come avrei potuto rifiutarmi? Non si nega l'aiuto ad un collega in difficoltà, giusto? A rispondere per me, però, non fu il mio buon cuore, ma la voglia immane che mi esplodeva fra le gambe e che al solo pensiero di raggiungere Patrick m'incendiò. Pareva che quelle palline fossero state programmate per ricongiungersi al loro padrone.
Non persi tempo e uscii nel traffico. Un'auto aziendale era già accesa pronta ad ingoiarmi e a risputarmi a destinazione.
Quel tragitto mi parve infinito. Mi sentivo morire per l'eccitazione e il traffico aumentava il mio tormento.
L'autista m'informò che avrebbe preso una scorciatoia, ma che non saremmo comunque arrivati prima di venti minuti.
Sospirai vinta. Buttai lo sguardo fuori dal finestrino nel tentativo di distrarmi: non potevo certo presentarmi ad un cliente in quelle condizioni, ma i miei sforzi non sedarono i miei bollori.
Quando finalmente arrivammo, schizzai giù dall'auto ancor prima che si fermasse completamente. Varcai la soglia dell'hotel e raggiunsi la reception. Avevo il fiatone.
«Sono della Global inc.» Dissi alla ragazza che mi accolse.
«Oh, sì, benvenuta allo Sheraton. – Già sapeva del mio arrivo – Mr. Smith la sta aspettando nella suite al sesto piano.»
Suite al sesto piano? Luogo insolito per incontrare un cliente. Pensai.
Presi il primo ascensore libero che trovai e raggiunsi il silenzioso corridoio del sesto piano.
Un trionfo di rose profumava il passaggio e uno scarlatto tappeto, che ovattava i miei passi, mi condusse all'unica porta. Era socchiusa.
Cautamente l'aprii. La stanza, illanguidita dalla penombra, pareva deserta.
«Patrick» La voce mi si strizzò in gola.
Ebbi il timore di essere caduta in una trappola. Gettai lo sguardo ovunque, cercando qualche indizio che testimoniasse la presenza di altre persone, ma in quell'immensa suite, che profumava di lavanda, regnava l'ordine perfetto di una stanza appena rassettata.
«Sono qui» Sussurrò.
Puntai lo sguardo in direzione della voce e lo vidi seduto su di una poltrona in un angolo della stanza. Lentamente posò il calice che aveva in mano, si alzò e mi raggiunse.
Il suo profumo invase i miei sensi, ed il mio corpo fu attratto dal suo come se le palline che avevo in grembo fossero state calamite attirate dalla sua verga d'acciaio.
«Grazie di essere venuta» Disse stringendomi a sé. La sua eccitazione premeva sul mio ventre.
La sua bocca si avventò sulla mia, mentre la sua mano mi sollevò la gonna da dietro e raggiunse la catenella che penzolava fra le mie cosce.
Gemetti e portai indietro il bacino porgendogli il mio sesso voglioso. Le sue dita scivolavano fra le mie natiche fino a raggiungere il clitoride, ad ogni passaggio corrispondeva una scarica di piacere seguita da un gemito.
«Brava, urla! - Rantolò bramoso - Voglio sentirti urlare di piacere.»
Non mi feci pregare. Mi aggrappai al suo membro, lo liberai e lo afferrai con prepotenza, esattamente come volevo che mi prendesse lui. Volevo esplodere. Ero talmente eccitata che sarebbero bastati pochi, pochissimi gesti per farmi venire. Volevo un orgasmo e poi un altro e un altro ancora. Volevo godere per tutta la notte.
Patrick allontanò una mano dalle mie gambe e prese un nastro largo che aveva nella tasca dei pantaloni. Mi bendò.
«Che fai?» Mi ritrassi intimorita, portandomi le mani agli occhi.
«Tranquilla Denise - Mi calmò baciandomi il collo - Voglio solo farti godere.»
Era appena il secondo giorno che quella storia era cominciata e stavo per mettermi completamente nelle sue mani.
Fidarsi o non fidarsi? È un sentimento così labile la fiducia. Non basta una vita per conoscere una persona e spesso non basta nemmeno per conoscere se stessi. Se fosse stata la ragione a guidarmi, di certo mi sarei rifiutata, e mi sarei opposta anche se quella stessa proposta mi fosse arrivata appena due giorni prima. Ma lì, in quel momento, la voglia aveva talmente travolto i miei sensi che gettai alle ortiche ogni remora. E poi, avevo pur sempre le mani libere.
Non vedevo nulla, potevo solo sentire il suo corpo e la sua voce. La mia attenzione era tutta concentrata su ciò che il mio corpo percepiva. I miei sensi si amplificarono.
Avvicinò un bicchiere alla mia bocca e lo inclinò affinché bevessi. Era Champagne.
Succhiò il rivolo che fuoriuscì dalle mie labbra, poi la sua lingua si tuffò nella mia bocca.
Lasciai che mi baciasse, che mangiasse le mie labbra, che bevesse la mia pelle, che ingoiasse la mia eccitazione, che la facesse sua, che liberasse la sua fantasia e che mi facesse godere come aveva promesso.
Era come se quella benda avesse inibito il mio libero arbitrio. Mi sentivo una bambola nelle sue mani.
Accarezzò le mie braccia nude, quel contatto delicato mi fece fremere. Scivolò sul mio fianco facendo scorrere la cerniera del vestito che cadde a terra come un velo.
Sentii l'eccitazione crescere, immaginandomi lì, nuda, bendata, con solo i tacchi ai piedi e la cordicella che penzolava dal mio sesso.
La sua bocca scese dietro il mio orecchio. Crampi di piacere mi morsero il ventre.
Sentii un liquido ghiacciato scivolare sul mio collo, ruzzolarmi sul seno e scendere giù lungo tutto il mio corpo. Mi aveva versato lo Champagne addosso, sentivo le bollicine stuzzicarmi la pelle. Patrick bevve dal mio seno, dal mio ventre, dal mio collo, raccolse il vino che si era intrufolato fra i meandri del mio sesso e lo leccò, ingoiando tutti i miei umori.
Gridai in preda all'estasi. Sentivo le gambe tremarmi per la frenesia.  Stavo per venire, volevo venire. Volevo godere e urlare tutto il mio piacere.
Patrick mi raccolse fra le braccia e mi poggiò sul letto.
Prese una mia mano e la portò dietro la mia testa bloccandola alla testata con un nastro.
«No!» Protestai, cercando di liberarmi. Non ero certa di voler soccombere totalmente alle sue fantasie.
Lui mi liberò e sussurrò avvicinandosi al mio orecchio:
«Ti assicuro che non te ne pentirai.»
Cedere alle sue lusinghe significava mandare la mia maniacale ossessione per il controllo definitivamente a farsi fottere.
Per tutta la durata di quel gioco avrei perduto ogni potere e sarei stata in balìa di quell'uomo come non mi era mai capitato in tutta la mia vita. Nemmeno con mio marito.
Quella possibilità mi spaventava e mi eccitava al tempo stesso. Perdere il controllo può essere spaventoso, ma anche maledettamente attraente.
Starsene lì sospesi nel limbo crudele dell'incertezza, in attesa che qualcun altro decida per te, aspettando di sapere quale sarà la tua sorte, cosa ti capiterà e cosa lui ti farà, chiedendoti, pieno di paura e di speranza, se ti piacerà oppure no.
L'adrenalina ti spalanca i sensi e sei assalito dalla folle e perversa eccitazione di non avere idea di cosa ti capiterà istante dopo istante.
La paura, la speranza, il pericolo e il desiderio si mescolano, ti travolgono e ti risucchiano nel perverso vortice di un piacere spietato e senza limiti.
Mi sdraiai, vinta, e allungai il braccio sulla testata del letto affinché mi legasse. Patrick assicurò il mio polso, poi fece lo stesso con l'altro.
Il cuore mi scoppiava nel petto. Mi sentii indifesa.
Patrick mi fece raccogliere le gambe al petto e me le allargò.
Il mio frutto pulsava d'eccitazione davanti al suo viso. Sentivo i suoi respiri sulla mia pelle, poi le sue dita allargarono i miei petali e con la lingua scorse al loro interno. Stavo impazzendo.
Qualcosa di duro e freddo sostituì quel morbido contatto e cominciò a strofinarsi sul mio clitoride. Poi scivolò giù e cominciò a corteggiare il mio secondo ingresso.
Lo sentivo premere e farsi strada dentro di me per poi uscire e trafiggermi nuovamente.
Il mio pertugio si contraeva e ad ogni spinta io urlavo inghiottita dal piacere. Più le spinte aumentavano e più le mie grida si libravano nell'aria. 
«Oh, sì, sì!»
Gli occhi bendati, le mani legate, le perle nel mio ventre, quell'oggetto sconosciuto nel mio pertugio e la sua bocca che succhiava il mio clitoride fu il mix che mi fece esplodere di piacere urlando con tutta la voce che quel mattino non avevo potuto usare.
Ansimante, abbandonai le gambe sul letto.
Ero esausta, il formicolio del piacere ancora mi solleticava fra le gambe e non avevo idea di cosa avesse in mente Patrick.
«Lo so che ne vuoi ancora» Disse slegandomi i polsi.
Non lo vedevo, ma sentivo l'eccitazione vibrargli nella voce.
Mi fece scendere, mi accompagnò ai piedi del letto, mi fece chinare in avanti aggrappandomi alla ringhiera e mi legò nuovamente i polsi. Stavolta non mi opposi.
Le mie gambe si stagliavano lunghe e nude sui tacchi che ancora avevo ai piedi e io era pronta per accogliere il suo membro.
Già preparato a dovere, il mio secondo pertugio non oppose alcuna resistenza. Patrick afferrò i miei fianchi, mi penetrò e cominciò a scoparmi con forza da dietro, mentre le perle nel mio ventre rimbalzavano ad ogni spinta.
Ancora intorpidita dall'orgasmo precedente sentivo il piacere inondare ogni parte del mio corpo.
Mi aggrappai alla spalliera per reggere i suoi prepotenti colpi. Avrei voluto avere una mano libera per massaggiarmi il clitoride e raggiungere prima l'estremo piacere, invece sentii l'orgasmo avvicinarsi, spinta dopo spinta, crescere lentamente, prendere sempre più vigore, portandomi sempre più su oltre le vette raggiunte dagli dei, strappandomi da me stessa e facendomi diventare, per qualche istante, puro spirito. Dimenticai i polsi legati, gli occhi bendati, quella stanza, la mia vita. Dimenticai tutto. In quegli attimi di lussuria sfrenata non esisteva altro che quell'assoluto piacere che possedeva il mio corpo, la mia mente e la mia anima.
Patrick sciolse i nodi e io scivolai sfinita a terra sotto il peso della mia ritrovata libertà. Ero tornata padrona di me stessa e del mio destino.
Era strano, ma mi sentii più schiava in quel momento, ritrovando la mia libertà, che prima, quando lacci e bende me l'avevano negata.
Lui mi raccolse e mi adagiò sul letto.
Guardai finalmente i suoi occhi soddisfatti e vittoriosi e il suo corpo nudo disteso accanto a me.
Chiedendo ancora uno sforzo ai miei muscoli indolenziti, sollevai un braccio e accarezzai il suo viso.
Era il primo gesto dolce che gli rivolgevo.

Dell'uomo celato dall'oscurità, seduto in un angolo di quella stanza, però, quel giorno non seppi nulla.





Leccamela (Racconto erotico)


Le 20.15 e io ero ancora bloccata in ufficio. Alle 17.29, esattamente un minuto prima che l’orario lavorativo terminasse, il mio capo aveva convocato me e i miei colleghi per l’ennesima, riunione. Da quando si era separata dal marito si era buttata a capofitto nel lavoro, tirava fino a tardi in ufficio e ogni scusa era buona per costringere anche noi a fare altrettanto.
"Se ha così bisogno di compagnia non potrebbe invitarci al bar per un aperitivo?” Questa era la lamentela comune fra i miei colleghi, ma poi ogni volta che capitava, diligentemente prendevamo posto al tavolo della sala riunioni.
Io solitamente ascoltando distrattamente il mio capo parlare, ma in realtà non facevo altro che guardarla. Era un bella donna, sui trentacinque, alta, atletica. Se si fosse degnata di uscire da quell’ufficio e di guardarsi un po’ intorno si sarebbe resa conto della fila di uomini disposti ad aiutarla volentieri a dimenticare il marito. Anzi, non solo uomini e non solo fuori ufficio.
Quella sera però il mio spirito rassegnato aveva lasciato il posto ad un altro ben più ribelle. Il mio fidanzato era tornato dopo un lungo viaggio di lavoro ed era dalla mattina che mi sentivo eccitata pensando alle capriole che finalmente avremmo fatto nel letto.
Il lungo periodo di astinenza forzata finalmente stava per finire e io non vedevo l’ora di saltargli al collo, mangiare le sue morbide e carnose labbra, stringermi nel suo forte abbraccio e sentire il suo cazzo penetrarmi in ogni buco.
L’eccitazione non aveva fatto che salire per tutto il giorno. Continuavo a immaginarmi a far l'amore con lui ovunque in giro per la casa. Desideravo la sua testa fra le mie gambe mentre la sua lingua mi faceva urlare di piacere.
Ero talmente eccitata che ogni volta che l’occhio mi cadeva sull’evidenziatore non riuscivo a fare a meno di pensare a come sarebbe stato infilarlo nel mio sesso voglioso. Per non parlare della scatola dei timbri, con tutti quei manici dalle forme e dimensioni più varie. Mi eccitava da morire l’idea di farmi una bella doppia con tutti quegli oggetti. Mi sembrava di avere la scrivania e i cassetti pieni di giocattoli erotici.
Me ne stavo seduta a quel tavolo tormentandomi le labbra con le dita. Sempre più impaziente, pensavo al mio uomo che mi stava aspettando, al tempo che stava passando e avevo il terrore che nell’attesa si addormentasse sfinito dal jet-leg.
Volevo scopare, volevo godere e invece ero bloccata in quella stupida riunione. Evidentemente la mia agitazione me la si leggeva in faccia, e forse anche nel mio comportamento, perché il mio capo mi domandò perplesso:
         «Va tutto bene?»
Io, presa in contropiede, risposi frettolosamente:
         «Sì, sì …  – poi in un impeto di lucidità, colsi la palla al balzo e continuai – Ho solo bisogno della toilette.»
         «Certo vai pure» Mi dispensò solerte.
Sorrisi alzandomi e sgusciai fuori dalla stanza sentendomi addosso lo sguardo invidioso dei miei colleghi.
Attraversai il corridoio deserto e in penombra, entrai nel mio ufficio e mi chiusi dentro.
Sollevai la gonna e infilai una mano nelle mutandine. Erano fradice dei miei umori. Non riuscii a trattenere un gemito non appena le mie dita sfiorarono il clitoride. Non potevo più aspettare...
Corsi alla scrivania e feci partire una videochiamata con il mio ragazzo. Sfilai le mutandine, mi sedetti comoda sulla sedia e spalancai le gambe appoggiandole ai braccioli. Sentivo il desiderio pulsarmi tra le cosce. Se mi fossi impegnata un attimo probabilmente sarei venuta anche senza toccarmi. Era così eccitante essere al lavoro, con tutti i miei colleghi chiusi nella stanza accanto, e io lì a toccarmi guardando il membro del mio ragazzo che a quella vista era diventato duro come il marmo.
Cominciai ad accarezzarmi mentre il mio uomo si masturbava. Le mie dita si muovevano lente e delicate per ritardare l’orgasmo che già sentivo imminente. Presi l’evidenziatore fucsia e me lo feci scivolare nella mia fessura gemendo di piacere. Dentro e fuori, dentro e fuori, ma qualcosa mancava ancora. Il mio culetto non vedeva l’ora che qualcosa lo penetrasse. Afferrai il timbro, lo immersi nei miei umori e forzai il mio pertugio soffocando un grido di piacere.
Improvvisamente la porta si spalancò e il mio capo irruppe nella stanza. Spaventata nascosi le gambe sotto la scrivania. L’evidenziatore scivolò per terra mentre il timbro rimase saldo al suo posto. Cercai di ricompormi ma la situazione era irrecuperabile. Pensai che mi licenziasse in tronco. Normalmente mi sarei sentita una cretina per aver perso il lavoro, ma in quel momento le mie voglie ebbe la meglio e per un attimo pensai di fregarmene e finire ciò che avevo cominciato, tanto ormai il posto lo avevo perso. Ma quando lei mi fu vicina imperò:
         «Apri le gambe puttanella!»  Il suo sguardo più che collerico era infoiato.
Io obbedii, lei si chinò e  mi spalancò le cosce.
Il suo sesso colò di umori prevedendo quello che sarebbe successo. Le sue dita mi aprirono le labbra, si infilarono nei miei lussuriosi anfratti e, mentre io urlavo di piacere, la sua lingua cominciò a leccarmela e a succhiarmela avidamente. Poi, un attimo prima che l’orgasmo esplodesse, si allontanò, si sfilò la gonna e vidi che era senza mutandine. Le parigine incorniciavano due cosce perfettamente tornite e a coronare il tutto un malizioso cuoricino sul pube che impreziosiva un frutto peccaminoso che urlava tutta la sua smania di essere divorato.
Mise un piede, con la sua splendida scarpa tacco 12, sulla scrivania spalancandomi il suo fiore in faccia.
          «Leccamela!»  Ordinò.
Io non potevo chiedere di meglio. Quelle labbra armoniose e quel clitoride gonfio erano un richiamo irresistibile. Cominciai a scivolare con la lingua su tutto il suo sesso grondante di umori sentendola gemere di piacere.
Poi si inginocchiò sulla scrivania. Il suo pertugio si contraeva smanioso. Leccai pienamente avanti e indietro, assaporando ogni angolo di quel frutto prelibato, esplorandone ogni anfratto, ogni pertugio, ogni valle e ogni collina, e più succhiavo più sentivo l’eccitazione crescere. Presi la collana di perle che indossavo, la raccolsi nella mia mano e la strofinai sul suo sesso.
Lei godeva e si muoveva sotto di me strofinandosi sulla mia mano, poi presi le perle e una ad una gliele infilai nel voglioso pertugio. Ogni perla scatenava un gemito.
Continuai ad assaporarla, a succhiarla a leccarla, mentre dal suo corpo penzolava  una coda di gemme preziose. Lentamente iniziai a sfilarle, perla dopo perla fino a quando un urlo liberatorio annunciò il suo orgasmo.
Riprese fiato, poi si chinò fra le mie gambe. Il timbro era ancora lì ad allargare il mio anfratto proibito. Lei lo sfilò e cominciò ad infilarci la sua lingua per poi salire dentro la mia fessura riempiendo il mio culetto con le sue dita. La sua bocca continuò a baciare e sollecitare ogni mio anfratto finché gridai di piacere.
Mi era capitato altre volte di farlo con una donna, ma quella volta fu qualcosa di esplosivo che non vedevo l’ora di ripetere.
Mentre ero ancora stordita dall’orgasmo, lei si alzò, raccolse la sua gonna e senza nemmeno indossarla uscì dalla stanza. Quando fu sulla porta mi guardò e disse:
«Ti aspetto domattina alle 9.00 nel mio ufficio e … senza mutandine». Poi sparì nuda, nel buio del corridoio rompendo il silenzio solo col rumore dei suoi tacchi a spillo.
L’ufficio era deserto, aveva mandato a casa tutti i miei colleghi prima di raggiungermi, quindi nessuno di loro si era accorto di nulla. L’unico ad aver visto tutto era il mio fidanzato che si era divertito da morire ad assistere alle nostre effusioni.
Prima di chiudere la videochiamata mi disse:
         «Spero che tu ora abbia una gran voglia di cazzo, perché è quello che ti aspetta appena varcherai la porta di casa  - poi aggiunse -  resta senza mutandine».
         «Lo sai che ho sempre voglia del tuo cazzo» Risposi vogliosa. E con il mio peccaminoso fiore ancora fremente di piacere, tornai a casa desiderosa di saziare ogni sua smania.

Com’è ECCITANTE … Fare la spesa


Mettiamo un po' di pepe nella quotidianità, ravvivando il desiderio
Fare la spesa, a volte, può essere noioso, stancante e riuscire a trascinare con noi il nostro partner, se non altro per aiutarci a portare le borse della spesa può risultare un'impresa.
Ma fare la spesa può essere anche molto divertente e soprattutto ... molto, molto ECCITANTE!
Basta fare del proprio supermercato il proprio fornitore quotidiano di sex toys "usa e getta".
I giocattoli erotici spesso costano un patrimonio, ma negli scaffali del supermercato si possono trovare delle piccanti alternative.
Il cibo può essere molto afrodisiaco non solo per le eventuali sostanze che se ingerite stuzzicano la libido, ma anche per l'uso del cibo stesso come parte attiva nei rapporti intimi.
Quando andate a fare la spesa aggiratevi fra carote e cetrioli pensando a cosa mettere non solo nell'insalata, ma anche da qualche altra parte molto più soddisfacente. Scegliete con cura ogni frutto e ortaggio che stuzzichi la vostra fantasia, ammiratene la forma affusolata, la dimensione che più vi aggrada, la superficie liscia o più grumosa. Poi immaginate cosa vorreste spalmarvi addosso - miele, cioccolato, panna montata, gelato, maionese, fragole, ananas, spaghetti ... - invitando poi il vostro partner a leccare, baciare e succhiare ogni anfratto da voi riempito, per poi fare lo stesso con lui/lei ... Continua a leggere ...

Coinvolgete il vostro compagno di giochi in questa spesa un po' speciale, e non vedrete l'ora di tornare a casa per provare ogni oggetto che avrete messo nel carrello: candele, spazzole, pennelli da trucco e tutto ciò che vi va.
ATTENZIONE, però, ad usare sempre e comunque il buonsenso e a salvaguardare la vostra salute. Disinfettate bene ogni cosa che decidete di usare, accertatevi che l'introduzione non sia pericolosa e per maggior sicurezza usate i preservativi.


... Non avrete bisogno di mettere sotto chiave i vostri giocattoli erotici ... Vi basterà aprire il frigorifero!

... Continua ...

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Sex Toys … Il lavoro più bello del mondo ….


Qual è il lavoro più divertente del mondo? Nat Garvey, una ragazza inglese di 24 anni, è convinta che sia il suo, e io devo dire che condivido il suo parere ... Nat dice infatti "Il mio lavoro è divertente, diverso e soddisfa le mie esigenze. Non potevo chiedere di più!" E ci credo! Nat infatti viene pagata migliaia di sterline per ... TESTARE VIBRATORI.
La sua bizzarra esperienza lavorativa è iniziata rispondendo ad un annuncio online, e da allora riceve una scatola ogni settimana zeppa di giochi erotici da testare. Con quello che costano questi aggeggi, oltre a guadagnare denaro sonante, questa ragazza accumula un vero e proprio tesoro!
Brava Nat ... Se ti va di passarmene qualcuno ... Continua a leggere
Fonte: Attualissimo.it

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Parliamo di sesso: … La chiave per una vita di coppia felice e duratura? … Il SESSO


Qual è la peggior nemica della coppia? LA NOIA.
Io sono convinta che il sesso nella vita di coppia abbia molta, anzi moltissima importanza. Attraverso di esso si instaura un'intimità e una complicità irraggiungibile senza questa fusione carnale, e la profondità di questo legame si trasmette nella vita quotidiana. In un certo senso il sesso è il collante che tiene una coppia unita e affiatata contro le difficoltà della vita.
All'inizio di una relazione si sa, si farebbe l'amore ovunque e in qualunque momento. Poi, col passare del tempo, la passione si affievolisce, il rapporto di coppia perde la freschezza della novità e la routine prende il sopravvento: il lavoro, la famiglia, i figli, lo stress quotidiano hanno la meglio e la vita di coppia ne risente. Si finisce per diventare due coinquilini, a volte senza nemmeno molto in comune, che fanno l'amore più per obbligo che per piacere. Questo non vuol dire che un rapporto sia alla frutta: l'amore che unisce due persone non si esaurisce certo per colpa dell'abitudine, né tanto meno che due persone siano condannate a vivere nella noia finché morte non le separi. Senza contare che è proprio la noia la causa di molti tradimenti: si cerca altrove quello che nella coppia non c'è più.
Perciò, non c'è niente di più sbagliato che attaccare la seduzione al chiodo e abbassare la guardia (c'è sempre qualcuno pronto ad avventarsi su di una persona sessualmente insoddisfatta). La fiamma della passione bisogna sempre alimentarla e tenerla accesa, costantemente. Il partner con cui si sceglie di dividere la vita non deve mai essere declassato a semplice coinquilino, ma deve continuare ad essere complice e amante.
A guadagnarne sarà la vostra vita di coppia e anche voi stessi. Aumenterà la complicità col vostro partner e la vita vi sembrerà sicuramente più leggera.
I benefici del sesso sono ormai assodati e innumerevoli: fa bene alla pelle, alla circolazione, al cuore, agli apparati riproduttivi ecc..., ma soprattutto fa benissimo alla psiche. Nel sesso si scaricano tutte le ansie, le angosce, ci si libera dalle oppressioni e si resta beatamente allucinati dall'orgasmo. Senza contare quanto ci fa stare bene sentirci desiderati e in grado di "ingrifare" il nostro compagno (o compagna) di giochi.
Perciò .... ABBASSO LA NOIA e ... AVANTI COL DIVERTIMENTO E LA SEDUZIONE .... sempre.
Volete qualche suggerimento?
Per prima cosa tirate fuori dalla naftalina la femmina che è in voi, abbandonate la timidezza, liberate la passione e poi ... Continuate a seguirmi ....

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Parliamo di sesso … "San" Clitoride salvatore di tutti gli orgasmi …


Esiste una piccola protuberanza nel corpo della donna, piccina sì, ma talmente potente da salvare anche i rapporti intimi più deludenti.
Se un uomo riesce ad imparare l'arte della stimolazione clitoridea (perché di arte si tratta, un'arte che una donna impiega anni e anni di piacevole pratica per affinare), potrebbe certamente fregiarsi del titolo di "Re del Sesso", perché a penetrare una donna stantuffando fino ad esplodere son capaci tutti, ma saper giocare con questo ultrasensibile lembo di pelle è tutta un'altra storia.
Non è necessario affidarsi solo sull'abilità del vostro partner. Non vergognatevi di allungare la mano fra le gambe e giocare voi stesse ... Continua a leggere
con la vostra vulva, accarezzando le labbra, stuzzicando il perineo, l'ano e soprattutto il clitoride. Lasciatevi andare e ascoltate il vostro corpo. Vedrete che il vostro compagno lo apprezzerà moltissimo. Una donna disinibita fra le lenzuola è il sogno di ogni uomo, e amano vedere la propria partner godere, anche procurandosi piacere da sé. Potete anche guidare la sua mano alla scoperta della vostra vulva, facendogli capire quali sono i movimenti giusti per stimolare al meglio le vostre zone erogene.
Da non ignorare anche l'uso dei sex toys. Di giocattoli erotici ce ne sono veramente per tutti i gusti. Fra farfalline, coniglietti, paperelle vibranti o semplici vibratori troverete di sicuro qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia e, soprattutto, la vostra passionalità.
Il fatto è che per una donna non è così semplice raggiungere l'orgasmo solamente con la penetrazione vaginale. Alcune ci riescono, altre lo trovano piacevole ma non più di tanto, altre invece nemmeno quello, e finiscono erroneamente per pensare di essere frigide, invece hanno solo bisogno di una ulteriore stimolazione.
Ma se ci è stato fornito un corpo dotato di un organo prodigioso come il clitoride, perché dovremmo ignorarlo? Perché dovremmo tacciarlo addirittura di essere una creazione del demonio da cui stare alla larga snobbando così Madre Natura, ? Voi ignorate forse il vostro cuore, i polmoni, il fegato o il cervello di cui siamo dotati? Se ci è stato donato il clitoride è perché dobbiamo usarlo, e la sua funzione è farci urlare di piacere.

... Continua ...



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