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Sesso al ristorante

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Sesso al ristorante

Si usa sempre. Quando termina la scuola, quando termina un corso ad un seminario, in cui un certo numero di persone hanno lavorato insieme per alcuni mesi, ci si ritrova per una cena, o più semplicemente,per una pizza. E così è stato anche con il corso per la patente europea del computer.
La serata si presentava piuttosto monotona, poiché in realtà non avevo legato con molte persone, o meglio, avevo legato con una sola persona, per cui mi sarei trovato quasi sicuramente a dover chiacchierare di niente con persone che, finita la cena, non avrei quasi certamente più rivisto; mentre avrei gradito una serata con la mia amica. Mi preparai senza troppo entusiasmo ed uscii di casa all’ultimo momento.
Dopo i soliti convenevoli, a tavola feci in modo di trovarmi di fronte a L***, l’unica persona per cui ero uscito quella sera. A fianco avevo la collega che mi aveva assalito durante tutto il corso perché le spiegassi quello che doveva fare e che non riusciva assolutamente a capire. Ma ero certo che quest’ultima non si sarebbe interessata più di tanto a me. E fu così.
Incominciai una chiacchierata fitta con L***, che quella sera aveva indossato un abito davvero elegante: tailleur grigio scuro, una camicia e scarpe con tacchi davvero vertiginosi. Aveva anche indossato un paio di calze color carne davvero notevoli. Il profumo, un po’ maschile, lo avevo notato già da diverso tempo: le stava benissimo. E lei era davvero incantevole. Nei mesi del corso avevo avuto modo di chiacchierare a lungo con lei e ormai ci conoscevamo abbastanza; almeno: lei conosceva me, i miei gusti, le mie manie, se vogliamo. Io di lei conoscevo meno, perché su queste cose lei era molto riservata. Avevamo incominciato a chiacchierare tra noi quando mi ero lasciato andare ad un complimento, del resto meritato, sui suoi piedi. Era ancora la fine di settembre ed era caldo, per cui lei era arrivata al corso con delle infradito che mi avevano fatto girare la testa: aveva un paio di piedini difficilmente superabili, con unghie laccate di un rosso vivo; e, considerando la mia passione per i piedini, miei occhi erano caduti su di loro e così le avevo anche rivelato la mia passione. Nei mesi trascorsi, avevamo parlato spesso di piedi, ma ormai il tempo l’aveva costretta a coprirli e quella visione era sfumata. Ma quella sera indossava un paio di scarpe scollate che lasciavano poco all’immaginazione ed io cercavo ogni occasione per far cadere il mio sguardo su di loro, senza trascurare il resto, ovviamente.
Eravamo alla fine dell’antipasto quando sentii qualcosa che sfiorava la mia gamba. Sono cose che succedono, a volte, ma questo qualcosa non aveva l’aria di essere Adv casuale. Sentivo che mi sfiorava non solo la caviglia e non certo per caso. Risaliva lungo la gamba, all’interno ed all’esterno con insistenza. Mi chinai con una scusa e li vidi. L***, approfittando dell’intimità creata dalla tovaglia molto lunga, aveva sfilato le scarpe ed i suoi piedini erano lì, libero, avvolti nel nylon, con le unghie laccate di rosso vivo, conturbanti. E mi stava sfiorando le gambe salendo e scendendo.
Mi rialzai e la guardai. Mi guardava con un’aria assolutamente indifferente, ma era solo l’apparenza. Continuammo a mangiare ed a chiacchierare, rispondendo anche agli altri che ci coinvolgevano nella loro conversazione. Ma il mio pensiero era a quei piedini che mi scorrevano, e che, ad un certo punto, si erano posti sulle mie ginocchia, invitandomi a sfiorarli. Non c’era bisogno di scuse: mangiavo con la destra e con la sinistra, posta sotto la tovaglia, sfioravo le dita calde e delicate della mia amica. Risalivo lungo il dorso e sotto la pianta ora dell’uno ora dell’altro piedino. E lei continuava a sfiorarmi le ginocchia e mi guardava chiacchierando con calma e obbligandomi a rispondere alle sue domande. Quasi torturandomi: costringendomi a limitare il contatto, che avrei voluto diventasse più forte ed intenso. Ma mi liberò lei stessa da questa situazione. Scusandosi, si alzò dirigendosi perso i bagni.
Non era passato un minuto che qualcuno mi chiamò al cellulare.
“Ti sto aspettando…” era lei.
“Dove?”
“Sono nei bagni. Vieni.”
Non avevo bisogno di scuse. Tenendo sempre il cellulare all’orecchio mi allontanai dalla tavola e mi diressi verso i bagni.
Era lì. Mi a

spettava. Era sulla porta di quello che poteva essere uno sgabuzzino. Entrò ed io la seguii. Chiude la porta e accese la luce. Si trattava di uno sgabuzzino abbastanza grande. L*** si era seduta velocemente su una pila di tovaglie. Si stava sfilando le scarpe.
“Non possiamo stare via molto tempo. Ma hai tutto il tempo di baciarmeli.”
Mi chinai verso quelle perle.
Avvicinai le labbra alle dita ed incominciai a baciarle; poi risalii, come avevo fatto prima sotto il tavolo con la mano, lungo il dorso e lungo le piante. Passavo le labbra sulle calze di nylon e sentivo, sotto di loro, la seta della pelle liscia e morbida.
Mi stavo eccitando.

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