Archivi categoria: scuola

Ricordi di scuola

Fa sempre piacere rivedere i vecchi alunni, ti sembra di esser tornato giovane. Però….
“Perché lei è stato mio professore, ecco perché!”
“Sono in pensione, adesso. E poi, pensa alle conseguenze, pensa a quello che potrebbe dire la gente…”
“Non me ne fr…importa niente della gente! Sono più che maggiorenne, io. E sono libera: posso fare quel che mi pare o no?”
“No, quando coinvolgi altre persone, me nel caso specifico! Datti un’occhiata in giro, trovati un bel ragazzo e chiedilo a lui, non a me!”
“Adesso, è diventato improvvisamente un santo! Mi scusi, non volevo… Si ricorda quando mi ha punito, l’ultima volta?”
“Sono passati tanti anni! Non è più tempo, per quelle cose, adesso. Ti vuoi mettere in testa che sei cambiata anche tu… che non sei più un’adolescente! Avrai avuto le tue esperienze, sei cresciuta…smettila quindi!”
“ Sono passati ventidue anni, professore! Ne avevo diciotto, allora. Mi disse che mi stava facendo un favore, a darmele con il paddle, anziché con la bacchetta. Mi si gonfiò tutto…”
Lo ricordavo benissimo. Era una ragazzina, allora, non quella bella donna che adesso mi stava seduta davanti. Aveva le treccine le spuntavano dai lati della testa, con i fiocchetti rossi. Aveva passato il compito a quella del banco di dietro, come si chiamava? Delly, Dolly, Dolby, non me lo ricordo più…ed io non potevo tollerare che me la si facesse sotto il naso, soprattutto all’ultimo anno. Si dice che un professore faccia sempre innamorare alcune delle proprie alunne, beh io intendevo sfatare questa diceria! Perciò adopravo le sculacciate: vergogna e dolore, per imparare ad odiarmi…
Era tutta tremante, di fronte a me. Si sollevò la gonna da sola, ma fui io ad abbassarle le mutandine e a costringerla a piegarsi. Le cinsi la vita con il braccio. Menai una dozzina di colpi su quel suo sedere nudo e pallido, piuttosto magro allora; diventò scarlatto. Cynthia aveva i lacrimoni, proprio come una bimbetta.
“Non ho alcuna intenzione di rifarlo. Credi che mi divertissi a sculacciarvi? Credi che io sia un sadico? Sapessi quanto mi costava picchiarvi… C’è tuttavia una cosa da mettere in chiaro: ve le meritavate!”
“Anche Josephine?” mi provoca Cynthia. E’ nervosa, anche lei viaggia sull’onda dei ricordi…
Josephine era la sua amica migliore, l’amica del cuore e spero che fossero soltanto amiche. Ma l’aveva fatta grossa, quella simpatica italo-francese, veramente grossa. Era necessario per lei. Ero molto arrabbiato, perciò non seppi contenermi. Dodici di quelle buone. Lei lo accettava, era pronta. Piegò sul banco il suo piccolo corpo, si alzò la gonna e fui io ad abbassarle le mutandine. Il suo piccolo culetto fu segnato profondamente dalla verga, rosso e marcato. Avevo chiuso le mie orecchie ai suoi strilli di dolore, avevo sbarrato il mio cuore alle sue invocazioni di pietà. Piangeva disperata, non sopportava quel tremendo dolore. Credetti che lo facesse perché io non calcassi la mano. La ignorai. Quella sera stessa, Josephine inghiottì una bottiglietta di pasticche di sonnifero.
“Si salvò. Ma la sua vita cambiò radicalmente, hai ragione. Fu un gravissimo errore da parte mia… Ma ciò non giustifica la tua richiesta. E’…è oscena, ecco!”
“Non sia ridicolo, professore! Lei che ci insegnava sempre a non dar credito ai luoghi comuni, a pensare, a riflettere prima di rispondere, ad indagare con il nostro cervello! Dov’è finito il professor Knees che ho conosciuto?”
“E’…indecente! Tu sei una donna, io un uomo. Nulla ci lega se non sbiaditi ricordi. Che fai?”
Si sta togliendo il vestito, è del tipo a tubino, tutto intero: bianco con grandi disegni neri… Non posso fermarla!
E’ troppo alta e grossa perché la possa tenere sotto il braccio, così si distende sulle mie ginocchia. “Non mi abbassa le mutandine?” E’ tornata la Cynthia sbarazzina di tanti anni fa…quella che voleva e non voleva, che aveva terrore del paddle, ma era la prima ad assumersi la colpa, anche se non aveva commesso niente. Il suo posteriore è leggermente più largo: l’età non si può nascondere. Le do una bella sculacciata, una pacca forte. Da quanto tempo non udivo più quel rumore! Vado molto veloce, ora su una natica ora sull’altra ora su tutte e due insieme; la ciccia sembra tremolare, ma, sotto, è ben soda.
Cynthia ogni tanto, emette un sommesso gemito: quanto c’è di dolore in esso? Cinquanta o sessanta, non li ho contati ma l’effetto cromatico si vede. “Alzati. Non ho il paddle, ma posso usare una cintura dei pantaloni, come fosse uno strap” Lei non dice niente, schiude le labbra in un sorriso. Sta all’ impiedi, le mani dietro la nuca. E’ nuda dall’ombelico in giù. Impugno la cintura doppia, ma la tengo lasca. Sono colpi secchi, che schioccano ma non fanno molto male o, almeno, lei non lo da a vedere. Però, flette appena le ginocchia quando, per sbaglio, gliene do una più forte.
“Ti basta o ne vuoi ancora?” le domando.
“Faccia lei! E’ lei il professore…” esita un attimo prima di rispondermi.
La cintura si stampa bene su quella carne, già irritata, lo schiocco mi risuona nell’orecchio.
“Te l’ho scaldato per bene, il doppio di quante tu ne hai prese al college” è una constatazione professionale, la mia.
“Sì, professore, mi brucia. Posso rivestirmi?” Non attende il mio cenno, si tira su le mutandine. Prende il vestito e se lo rimette. Un ricciolo le è calato sulla fronte.
“Era tanto difficile, professore?” mi chiede. E scoppia a piangere come un vitello!

Ragazze punite a scuola

La sempre bravissima Magdalene ci segnala oggi un video di sculacciate scolastiche che a me personalmente è piaciuto molto, per vederlo puoi fare click qui.

Due studentesse, insofferenti al rispetto delle regole, vengono convocate nell’ufficio della preside. Quest’ultima in passato le ha ripetutamente ammonite, ma stavolta sceglie di usare metodi più convincenti…
E la foto qui sotto ci mostra bene quali sono questi metodi:

punizioni scolastiche