Archivi categoria: sculacciate

La sculacciata di Chiara

Chiara stava tremando, un po’ per l’essere senza sotto del pigiama e un po’ perchè sapeva di averla fatta davvero grossa.
Il padre le aveva detto di attenderlo in stanza già dieci minuti fa, quell’attesa la faceva impazzire. Non veniva sculacciata da tanti anni ma ricordava perfettamente quanto potesse essere pesante la mano del padre. Ci siamo, la maniglia si abbassò di colpo, il padre si romboccò le maniche della camicia e senza dire una parola la prese per un braccio mettendosela sulle ginocchie con il sedere ben esposto. Iniziò a colpire con la mano aperta non troppo forte, erano delle sculacciate che dovevano accompagnare la sua lunga predica e quindo tali da acconsentire che la piccola Chiara non iniziasse a contorcersi.
-Mi hai davvero deluso signorina-
-lo so papà..ahi-
-uscire di nascosto con un ragazzo vestita in quel modo! Ma non ti vergogni-
Chiara mormorò delle scuse.
-Ma guardati! A 18 anni ancora sulle ginocchia di papà a farti sculacciare-
Lui sapeva bene dove andare a parare, la piccola già piangeva per l’umiliazione. Dopo una decina di colpi le abbassò le soffici, mutandine rosa e tutta la forza di Chiara non bastò per impedirglelo. Sapeva che adesso si faceva sul serio! I colpi erano sempre più forti, 10 sulla natica a destra, 10 a sinistra, sulle cosce e in alto…il povero culo di Chiara era davvero paonazzo quasi quanto il suo viso.
200-250 o 270? Ormai la poverina aveva perso il conto e il viso era inondato di lacrime.
AHI..TI PRE..AHIIIII…PAPÀ…TI PREGO..NON SUCC..NON SUCCEDERÀ PIÙ….TI PREGO FARÒ LÀ..BRAVA..AHII
Ad un tratto i colpi cessarono, il sedere era bordeaux e bollente.
La ragazza fu fatta alzare e messa faccia a muro, Chiara non era del tutto convinta del fatto che fosse finita ed infatti un quarto d’ora dopo, il padre ritornò con in mano la racchetta da ping pong.
-Appoggiati sulla scrivania, inarca bene la schiena e divarica le gambe. Sono 50 colpi, dovrai contarli. Basta un solo lamento o un solo errore che ricomincio-
Non sentendo nessuna risposta le diede altri dieci sculaccioni in fila.
-si papà-
Il primo arrivò secco, senza preavviso. Chiara piegò le gambe e disse con voce tremante -Uno-
La cosa andò avanti fino alla quindicesima dove si lascio scappare un “cazzo”.
Gliene arrivarono quindicici di fila e poi fu costretta a ricominciare da capo.
Quando ebbe finito aveva il sedere cosparso di lividi viola, fece per alzare le mutandine ma il padre la fermò indicandole l’angolo della stanza.
Chiara nemmeno si era accorta della presenza della poltroncina in paglia che in genere tenevano in veranda, rabbrividì d’istinto.
-siediti- il tono adesso era più pacato.
Chiara si sedette un po’ titubante, il fastidio che provava era enorme. Il padre mise una penna in mezzo alle ginocchia “stai qui composta per venti minuti, se fai cadere la penna rimani per 40 minuti.
Con molta fatica riuscì a resistere anche se però non potè evitare un gran sorriso alla vista del vassoio che suo padre portò in stanza. Si ricompose e mangiarono insieme latte e biscotti come non facevano da tempo, guardando il loro film preferito.

E questa fu la prima di una lunga seria che Chiara (cioè io) combinò. Alla prossima

Ragazze di colore punite

I video di oggi, segnalati da Eynar, sono molto intriganti e vedono due ragazze di colore, una delle quali con il culetto veramente delizioso, punite duramente con sculaccioni e cane. Una volta da un uomo e una volta da una donna. Filmanti che meritano di essere visti.

Clicca qui per il primo video

Clicca qui per il secondo video

Ragazzi scusate tantissimo per l’assenza, purtroppo la vita va avanti e non sempre si ha il tempo di aggiornare il sito. Per quanto riguarda i nuovi racconti, al momento non ne ricevo, quindi di tanto in tanto sto ripescando vecchi racconti di buona qualità.

Se volete, potete inviarmi i vostri racconti a sculacciata76@yahoo.it

Grazie a tutti coloro che malgrado tutto continuano a seguirmi, vi abbraccio :D

Racconti di sculacciata: Anni ’50

Ripropongo oggi un grande racconto di Geronimo: un bel racconto di sculacciata che lascio alla vostra lettura.

Finalmente! Oggi sono stata al Cinema per ben due ore a pomiciare con il mio “lui”, Marco. Come bacia bene, cribbio! E che bel biscione che deve avere tra le gambe. Peccato non averlo potuto vedere nel buio della sala. Certo che ha delle mani che sembrano tentacoli. Me le ha infilate dappertutto. Sono ancora bagnata tra le gambe. Come mi piacerebbe farci l’amore!. Questi sono i pensieri di Elena mentre stà tornando a casa in una domenica di pioggia dell’aprile del 1959 in una imprecisata città del Nord Italia. Elena ha 18 anni, è castana, di capelli e di occhi, altezza media, terza di reggiseno, nasino all’insù. Carina, molto carina, nulla di più nulla di meno. Ha una sorella, Maria, gemella eterozigote. In pratica sono nate a distanza di pochi minuti l’una dall’altra ma da due ovuli diversi. Si somigliano ma non sono identiche, almeno nell’aspetto, e per la verità differiscono alquanto anche nel carattere, ma sono piuttosto solidali. Non sempre accade tra sorelle. Entrambe sono inquiete e vitali, entrambe subiscono il ferreo regime disciplinare della madre. La Signora Matilde. Il padre, un colonnello dell’areonautica, non c’è in pratica mai. Ma in casa vige egualmente un clima a dir poco militaresco. Tutto dev’essere sempre in perfetto ordine, i voti scolastici non possono scendere mai al di sotto del sette, gli orari devono essere rispettati al minuto. E’ vietato fumare, è “severamente” vietato frequentare ragazzi, specie se non sono di buona famiglia e conosciuti ed approvati dalla mamma – e il “lui” di Elena, figlio di un ferroviere, oltretutto comunista o socialista (comunque un sovversivo) non rientra certamente nella categoria approvata dalla madre -. Per ogni mancanza arrivano le botte, tante, tantissime ed elargite con particolare generosità dalla mamma e qualche volta dallo zio Piero. A parte qualche scapaccione e qualche sberla, la signora è solita punire le figlie a suon di durissime sculacciate inflitte con il mestolo di legno o il battipanni, rigorosamente a sedere nudo. E fino a che i poveri culotti non sono rossi come peperoni maturi non c’è verso che la mammina la smetta di picchiare. Lo zio, invece, che per fortuna va a trovarle solo ogni tanto, ha due mani che sembrano pale di acciaio e molla certi sculaccioni da far vibrare le chiappette delle nipotine come due colline terremotate. Talvolta le ha cinghiate sul sedere e sulle cosce ma lasciandole indossare le mutandine.
Elena sta, appunto, tornando a casa. Alla madre ha raccontato un sacco di balle. L’alibi è semplice: E’ stata al cinema Eden a vedere “La gatta sul tetto che scotta” insieme alla sorella ed all’amica del cuore di quest’ultima, Irene. In realtà Maria ed Irene sono andate al Luna Park insieme ad alcuni ragazzi conosciuti sul tram tre giorni prima. Elena non ricorda assolutamente nulla del film a parte il titolo, era troppo occupata a fare altro. Del resto non gli è mai importato un gran ché del cinema. Però doveva ammettere che l’attore protagonista era molto bello, Paul Newman, si chiama, si, ma il personaggio era un Cow Boy, un poliziotto o chè?, boh! Tanto la mamma non ne capisce niente e potrà raccontarle tutte le cavolate che vuole!. All’angolo prima di arrivare al palazzo dove abitano. Elena si incontra con la sorella. Devono rientrare insieme, ovviamente. – Ma come ti sei conciata ?! – prorompe Elena non appena vede arrivare Maria bagnata fradicia. – Ehmm…siamo stati sorpresi dalla pioggia. – fa niente – risponde Elena – diremo che un automobile ti è passata accanto centrando in pieno una pozzanghera – E’ un motivo plausibile, funzionerà – conferma Maria.
Le due bugiardelle entrano in casa sicure di farla franca. La madre le attende seria e inappuntabile come sempre con la sua permanente fresca di parrucchiera, il rossetto appena accennato gli orecchini di madre perla. Rimprovera blandamente Maria per la doccia fuori programma e chiede distrattamente se il film fosse loro piaciuto e quali fossero gli interpreti – Elena esita un attimo, poi risponde sicura con un po’ troppa enfasi: – Paul Newman e Marylin Monroe! – Davvero?- la domanda,formulata con un tono di voce vagamente sarcastico, proviene da dietro la poltrona rivolta alla finestra e dalla quale si levano volute di fumo di sigaro toscano. “-Oh, no! – pensa Elena, – siamo fottute!- E’ lo zio Piero, gran fiuto per le bugie e come se non bastasse esperto di cinema. Elena sa che si vede almeno due film a settimana. Se almeno avvertisse prima, quando và a trovare la cognata!. La frottola rischia di essere scoperta subito con dolorose conseguenze. Lo zio si alza in piedi quasi di scatto malgrado la sua mole e pianta gli occhiacci grigi prima in quelli di Elena, poi in quelli di Maria. – Mi risulta che la protagonista femminile sia Liz Taylor, e certo non si può dire che le due attrici si somiglino molto… e sentiamo… qual è il personaggio interpretato da Newman?. Maria tace, Elena balbetta – Un…poliziotto? – No!- il commesso viaggiatore? – sbagliato! Il giornalista? – Neanche per sogno!. E’ un giocatore di football americano! Mi prendete per un pirla?. Fuori la verità! – La madre comincia a spazientirsi, – Dove diavolo siete state disgraziate! – Gli occhi della Sig.ra Matilde si accendono d’ira, la bocca serrata in una smorfia di rabbia che non lascia presagire nulla di buono. Maria comincia a piagnucolare scuse. “- Ma…Ma Elena si dev’essere addormentata, per questo non ricorda…l’ho sentita russare e i vicini di posto si sono lamentati perché disturbava!…Se non ci credi telefona ad Irene! – esclama con finta indignazione. – Lo faccio subito, ci puoi giurare! Risponde la madre. L’amica di Maria era stata istruita sul piccolo sotterfugio, c’era solo da sperare che quella svampita si ricordasse il titolo del film. La mamma va a telefonare in camera. Dopo un venti minuti di telefonata, la Signora Matilde torna in sala, alza il ricevitore dell’apparecchio posto sul comò e lo porge a Maria. Dall’altra parte della linea si odono solo strilli e una serie di slash, Slash.Un suono tristemente familiare per Maria che ricomincia a piagnucolare. La mamma riprende la cornetta e fissa severa la figlia. – Irene ha confermato che siete andate al cinema, solo che il film che avreste visto è di Totò e il cinema è l’Odeon!. Naturalmente mi sono fatta passare la madre e le ho spiegato quale fosse la verità. Quella brava donna ha promesso che avrebbe fatto il culo a strisce alla figlia a forza di cinghiate e a quanto pare ci sta mettendo il giusto impegno!- dice sogghignando. La Sig.ra Matilde si avvicina alle figlie e le molla due sonori ceffoni. Ormai ha capito tutto. – Elena, sei andata a spasso a pomiciare con il figlio del ferroviere, vero?.Nessuna risposta. Parte un altro ceffone. – Ahia!, si, dentro al cinema!- Maria, tu hai coperto tua sorella, come sempre, vero?- Maria si affretta a confermare annuendo con decisione.
– Levatevi le mutande, svelte e piegatevi sul tavolo! Vado a prendere il battipanni. Piero, 50 cinghiate ciascuna e picchia sodo!- Noo! Mamma a culo nudo noo! Perdono, perdono!. Maria supplica. Elena invece è spaventata ma anche stranamente eccitata. Quando lo zio Piero si sfila la cinghia di pelle marrone e sferza l’aria, Elena chiude gli occhi per un attimo. Oh, se solo fosse Marco!. Una volta posizionate lo zio tira su le gonne. I polpacci delle ragazze sono avvolti in lunghi calzettoni color fucsia per Maria e bianchi per Elena. Le calze da donna sono assolutamente proibite.
Le cinghiate cominciano a piovere senza sosta, forti e veloci, sulle rosee chiappe delle due sorelle. Anche la parte superiore delle cosce viene cinghiata a dovere. Maria ogni tanto cerca di ripararsi le chiappe cosicchè anche le mani sono presto rosse e doloranti. Elena, invece si limita a gemere. La sponda del tavolo è bagnata dai suoi umori. E’ concentrata sul proprio dolore, sulla propria umiliazione, chiude gli occhi e immagina che sia Marco a punirla per poi penetrarla da dietro come ha visto fare agli animali in calore. Lo zio Piero è assai meticoloso nell’applicare le frustate. Cerca di variare i punti d’impatto sui due graziosi bersagli in modo che la colorazione dei giovani sederi risulti più uniforme possibile. I culi vibrano come tamburi, la cinghia è la stecca, lo zio l’abile e instancabile batterista. Anche Piero ha una fervida immaginazione: Per lui è il procace fondoschiena della bella Liz a ricevere le virili carezze della sua cintura. Al termine del castigo i culetti sono rossissimi e praticamente incandescenti. I primi lividi si stanno già formando. – Basta, basta!- Supplica Maria che si è rimessa in piedi e si massaggia il posteriore così rudemente massaggiato – Il culo mi fa troppo male!, così ci ammazzate! – Screanzata! – la rimbrotta la madre- Chi ti ha insegnato quel linguaggio da trivio?!- Naturalmente Maria si guarda bene dal ricordare alla madre che è stata proprio lei la prima ad usarlo.- Sciocchezze! – replica lo zio Piero – Non c’è nulla di meglio per far rigare diritto le civette bugiarde come voi che una buona dose di cinghiate a culo nudo!. Il battipanni adesso, avanti in posizione o vi lego al tavolo! – Elena offre disciplinatamente il fondo schiena al nuovo strumento di correzione. Maria invece cerca inutilmente di sottrarsi alla punizione. Lo zio l’afferra saldamente tenendola piegata ventre sul tavolo e tirandole su la gonna. La mamma colpisce i culi alternativamente con ritmo costante, sorda ad ogni supplica. Adesso Elena soffre di più, non tanto per lo strumento quanto per il fatto che è sua madre a sculacciarla e non un maschio. Maria strepita per tutto il tempo agitando i piedini in una forsennata bicicletta. Solo quando i quattro giovani glutei sono completamente tumefatti Matilde termina la sculacciata. E’ sudata ed ansima un poco, ma è soddisfatta, si è proprio sfogata!. – A letto senza cena, ora, Filate! E dimenticatevi pure di mettere il naso fuori di casa per le prossime vacanze pasquali! – Lo zio Piero si è accorto delle condizioni del sesso di Elena osservando la chiazza di umido sul bordo del tavolo; le sorride malizioso ma non dice nulla. Dopo circa mezz’ora la mamma raggiunge le figlie e applica loro una crema rinfrescante e lenitiva sulle terga sofferenti. Poi gli passa due tazze di camomilla. Il tutto senza smettere neppure per un secondo di rimproverarle.

Piero e Matilde cenano tranquillamente. Un pasto frugale, senza pretese. Matilde è sempre più nervosa. – Bè io vado a letto Piero, buonanotte, conosci la strada – Eh, no! bella mia, troppo comodo, mio fratello mi ha raccomandato di applicare la disciplina non solo alle figlie ma anche alla sciocca mogliettina, che anche stavolta si stava facendo buggerare dalle mie vivaci nipotine – Con un movimento repentino afferra il polso sinistro di Matilde e la trascina verso il tavolo, la piega in avanti e le tira su l’ ampia gonna. – Ma io so che cosa serve a farti prestare più attenzione in futuro, mia cara – Matilde indossa un reggicalze classico con calze di seta color carne e mutandine di pizzo rosa che vengono rudemente strappate. – ti prego, ti prego, ti pre… – ciack!, ciack, ciack. – ahia!, ahia!, ahia! Piero comincia a sculacciare a tutta forza portandosi la manona destra, grande e pesante, fin dietro la testa. Ciack, ciack, ciack – Ahia! Ahia! Ahia! Farò più attenzione, lo giuroo!. – Non urlare cretina, o userò la cinghia dalla parte della fibbia! – Alla fine saranno trecento sculaccioni. In effetti qualcuno si è svegliato, nel frattempo, si tratta di Elena che ora stà assistendo allo spettacolo da uno spiraglio della porta di ingresso della sala da pranzo. Elena ridacchia felice e osserva: “ – Però la mamma ha proprio un gran bel deretano! E com’ è diventato rosso!. Che bella voce da soprano che si ritrova. ih! Ih, ih! -” E si gode l’inaspettata vendetta masturbandosi energicamente.

Racconti di sculacciate: Helia

Helia la conosco da una vita. Non è una gran bellezza da mozzare il fiato e neppure tanto giovane; tende alla pinguedine, dando fin troppo ascolto alla propria golosità. Però, è simpatica, allegra, solare sempre pronta allo scherzo (più a farli che a subirli, per la verità).
Come tutti gli esseri umani, anche Helia ha i suoi difetti; uno di questi è che parla sempre a voce troppo alta: almeno, di una o due ottave superiore alle persone comuni. Se ciò può esser utile nel cacofonico caos della città, è assai fastidioso sotto il patio di una villetta sulla costa tirrenica, alle tre di un afoso pomeriggio di luglio.
“Parla più piano!” le consigliai, riprendendo le parole di una celebre canzone da film. Lei mi accontentò, per un paio di secondi. Il mio vicino, quello che abita la villetta accanto alla mia, fece le sue rimostranze ad altissima voce, dalla finestra spalancata. “Guarda, che se non moderi il tono di voce, anche per rispetto degli altri, ti prendo a sculacciate!” minacciai la mia fraterna amica, seduta di fronte a me. Stavolta, bisbigliò per un lasso di tempo enorme: all’incirca, tre minuti. E poi tornò a strillare: secondo lei, stava parlando normalmente ma un qualsiasi apparecchio di misurazione acustica che si fosse trovato per caso nelle vicinanze, avrebbe registrato valori tali da farlo scoppiare.
Dopo che il vicino (sempre quello di prima!) ebbe sacramentato alquanto, dissi ad Helia di alzarsi e lo feci brutto muso. Lei aveva già capito. Si alzò, spostò leggermente indietro la sedia e mise le mani aperte sul piano del tavolino di vimini.
Lei indossava un vestito chiaro, una tunica praticamente. Mi accostai alla sua sinistra, alzai il braccio destro con relativa mano e l’abbassai con forza. Nell’improvviso silenzio pomeridiano (finalmente Helia stava zitta!), lo sculaccione fece un rumore del diavolo! Notai le dita di Helia che si contraevano, ma lei non si mosse di un capello. Perciò, feci partire il secondo: la mano (mia!) atterrò su quella morbida superficie e sentii chiaramente gli orli degli slip, prima di ritirarla. CIAFF CIAFF CIAFF; stavolta, il vicino non protestò affatto a questo rumore. Diedi ad Helia una decina di sculacciate, le ultime col dorso della mano, perché il palmo cominciava a farmi male.
Quando ebbi finito, Helia staccò le mani dal tavolino e con esse si massaggiò le ampie natiche, con movimento concentrico. Tornai a sedermi. La mia amica no! mi lanciò uno sguardo tale da far diventare la lava incandescente di un vulcano una specie di iceberg ed entrò dentro casa.
Un paio d’ore dopo, stesso luogo. Helia era scesa: aveva sostituito la tunica chiara con un’altra simile, ma di colore diverso, più scuro.
Si sedette di fronte a me, svegliandomi dal lieve pisolino che mi ero concesso sulla poltrona lounge. “Non te lo permetto, non sono più una ragazzina! Qui, di fronte a tutti….Me lo hai illividito!” fu il suo unico commento a quanto era accaduto prima. Ma lo disse a voce bassa.
BK

Racconti di sculacciate: FESSEE

“Sei pronta, mia cara?” “Sono pronta, maman!” “E allora, dai! Non vedi come egli stia aspettando?”
la bella Edwige abbassò il braccio e la claquette arrivò per la prima volta sulle nude natiche del marito, disteso sulle ginocchia dell’amata moglie. Nello stesso istante, anche maman diede il via alla sua performance: soltanto che lei adoprava una corta striscia di cuoio piegata in due, sulle chiappe nude e rotondette del giovane Antoine.
Una decina di minuti dopo, le melucce dei due maschietti erano più rosse di quelle che si colgono sugli alberi nel caldo sole di luglio.
“Hai gridato e ti sei agitato! Questo non si conviene ad un uomo! – riprovò maman al ragazzo ancora piegato su quel ballatoio largo e possente rappresentato dalle cosce di lei- sembri piuttosto una ragazzina! Ah, già tu ti consideri tale… Devo forse passare alla frusta?” “No, no, signora! – implorò Antoine- Vi prego risparmiatemi! E’ tremenda la frusta, fa uscire il sangue: l’ultima volta che l’avete usata, mi avete piagato la schiena….” “Voglio essere misericordiosa – concesse la donna anziana- Edwige – e volse la testa verso la coppia composta dalla figlia e dal genero- se hai finito con tuo marito, puoi procedere!” “Subito, maman. Lui ne sarà felice!” un ultimo, tremendo, colpo di claquette si abbatté sulle chiappe più che arrossate di Marcel, come ad indicargli che il peggio doveva ancora venire, per lui.
L’uomo, tutto tremante, si alzò da quella vergognosa posizione e si mise dritto davanti alla moglie: il suo fallo era alzato e proteso. La claquette partì dal basso verso l’alto e ritornò in basso: nel suo percorso, colpì per due volte quella carnea protuberanza. Marcel si piegò in avanti per il dolore, per un attimo. Il suo fallo era ancora eretto, sebbene diventato di colore rossastro.
Edwige allargò le ginocchia ed alzò la gonna: sotto, non indossava nulla. Marcel si inginocchiò e protese la testa fra le cosce della moglie. Maman lanciò un’occhiata soddisfatta ai due che stavano assolvendo, a modo loro, i doveri coniugali e vibrò un’altra tremenda cinghiata sulle reni di Antoine, ordinandogli nel contempo di alzarsi. Anche il giovane obbedì. Sapeva fin troppo bene che cosa lo attendeva. Rapidamente, nudo com’era, andò verso la parete, vi appoggiò i palmi aperti, posizionandoli esattamente 15 centimetri sotto la cornice inferiore del quadro con la veduta settecentesca di Venezia e protese all’infuori il sedere rovente. “Sì, credo che questo possa andar bene!- giudicò maman, rigirando fra le mani un fallo di caucciù- è certamente più lungo e più grosso di quello che mio genero possiede naturalmente e che a te sembra piacere tanto. Vedremo se ti piace anche questo!” si avvicinò alle spalle di Antoine, gli pose la mano sinistra sulla spalla, stringendo forte le dita. E spinse il godemiche dentro il ragazzo, dal basso verso l’alto, senza alcuna delicatezza. Quando quel coso gommoso entrò dentro di lui per tutta la sua lunghezza, le unghie di Antoine tracciarono segni sull’intonaco della parete, segni che si aggiunsero ai tanti che già c’erano.
Maman osservò soddisfatta ciò che aveva fatto e si sedette di nuovo. “Louiselle!” strillò. Un attimo dopo, la porta si aprì per far entrare una giovane donna, piuttosto grassoccia e dalla faccina simpatica. Ella era nuda, completamente nuda. Evitò di guardare il fratello che aveva quel coso dentro di sé, ed anche Marcel, la cui faccia era ancora affogata tra le gambe dell’altra signora, si avvicinò alla signora padrona e le disse, rassegnata: “Sono pronta, madame!” girandosi a mostrare le terga alla donna seduta. La doppia cinghia si levò in alto e si abbassò; lo schiocco fece girare la testa alla bella Edwige, ma ella arrovesciò gli occhi e sospirò: era arrivata al momento culminante, spasmodico…la petit mort l’ebbe sua preda.
Flop! fece il godemiche quando maman l’estrasse dal retto di Antoine; il ragazzo esalò un respiro e portò in avanti il bacino. Avrebbe voluto correre con la mano verso l’inguine, per porre fine al tormento ma, se l’avesse fatto, gli sarebbe capitata la frusta. Quell’orrendo arnese di nervo di cavallo intrecciato…le unghie graffiarono di nuovo la parete.
Maman consegnò il fallo di caucciù nelle mani di una piangente Louiselle, che lo prese come se fosse un oggetto alieno: l’avrebbe lavato, da lì a poco, asciugato per bene e rimesso a posto, nel cassetto insieme agli altri.
NON PERDETE IL PROSSIMO NUMERO DI CHRONIQUES DE LA FESSEE
BK

Una sculacciata tardiva

Il bel racconto di oggi è stato scritto dal nostro amico lettore Em.

Pia Gemma era una ragazza di 27 anni, carina ma non appariscente, di carattere introversa, sensibile e un po’ insicura. Viveva con sua mamma, una bella donna sulla cinquantina molto autoritaria e religiosa, che controllava e dominava sua figlia.
A casa c’erano regole ben precise, niente parole offensive o sconce, ogni domenica a messa col velo in testa, niente ragazzi, e assolutamente niente pantaloni. La mamma di Pia Gemma aveva sempre voluto una figlia e mai avrebbe sopportato di vederla vestita come un maschio.
Per cui sin da piccola obbligava sua figlia a indossare camicette col colletto alto, maglioncini blu, neri o grigi, gonne lunghe grigie o nere a pieghe, sottogonne bianca di pizzo, mutandine bianche e ampie, calze bianche o nere coprenti senza nessuna decorazione e ballerine. Da sempre Pia aveva rispettato questo “dress code” il che le aveva causato di essere diversa dalle coetanee e quindi poche amiche e molte insicurezze.
Anche la mamma vestiva allo stesso identico modo, con le stesse gonne, calze, sottogonna ecc. erano come aspetto simili eccetto per i capelli, Pia Gemma li portava ricci, castani, non molto lunghi; quelli della mamma erano biondi e quasi sempre raccolti in su.
Pia Gemma dentro di sé soffriva per questo, le sarebbe piaciuto molto vivere come le sue amiche senza tutte quelle regole, controlli; intimamente le invidiava e avrebbe voluto tanto potersi vestire come loro, sognava avere un ragazzo, potersi fidanzare, potersi truccare, ecc.
Un giorno provò ad affrontare il discorso con la madre… “Mamma, ti vorrei dire una cosa…” disse Pia Gemma con le gambe che le tremavano un po’. “Anche io vorrei qualche volta potermi vestire come fanno le mie amiche, non dico in minigonna come fanno alcune, ma anche un jeans non troppo a vita bassa…”
La mamma rispose: “Pia, quante volte ti ho detto che devi vestirti come una ragazza per bene? Ho sempre voluto una figlia e grazie a Dio sei nata tu, finché vivi con me non voglio affatto che tu ti vesta come un maschiaccio o come una sgualdrinella! E poi non devi mai mostrare le tue gambe, le calze si mettono sempre!”
Pia Gemma che quel giorno era vestita da “scolaretta” con un maglioncino blu scuro con il colletto di pizzo della camicetta fuori, una gonna nera a pieghe lunga fino a metà polpaccio, un paio di gambaletti bianchi e le ballerine assolutamente senza tacchi le rispose con una voce leggermente piagnucolante: “Ma mamma… ho 27 anni, non ho un ragazzo, mi controlli tutto, anche come mi vesto, vorrei essere più libera e vivere la mia vita! Questa gonna oltre ad essere all’antica è anche scomoda, quando mi metto le calze poi mi sento le gambe legate, non ne posso più!!”
La mamma allora visibilmente seccata e arrabbiata disse: “Pia, sei una svergognata! Adesso ti insegno io l’educazione!” Prese una sedia, la mise nella stanza, vi si sedette e aggiunse: “Adesso ti do una bella sculacciata con le mutandine abbassata, vediamo se dopo hai ancora voglia di fare la ribelle!”
Pia si sentì gelare e le gambe le tremavano, aveva capito bene? Sua mamma le aveva detto che sarebbe stata sculacciata!
Allora Pia mettendosi sulle difensive con tono supplichevole disse: “No mamma, dai ti prego, ho 27 anni, non puoi farmi questo!!!”
“Signorina! Non mi importa quanti anni hai, sono tua mamma e ho tutto il dovere di darti l’educazione, forza stenditi sulle mie gambe!” Replicò la signora.
Pia si irrigidì e soggiunse: “Dai mamma ti prego, mi vergogno a stare con la mutandina abbassata…”
La mamma allora con autorità la prese per un braccio e le disse con tono severo: “Pia Gemma! Sono stanca della tua insolenza! Quando ti dico una cosa devi obbedirmi!! Sulle mie gambe, su!” E tirandola verso sé la stese sulle sue gambe.
In un attimo Pia Gemma si trovò sulle ginocchia di sua mamma, da lì poteva sentire il cuore che arrivava in gola per l’ansia, i capelli che le cadevano in avanti, poteva vedere il pavimento, le scarpe basse di sua mamma, le caviglie e i piedi coperti dai collant bianchi.
Sentì la sua ampia gonna alzarsi e all’ansia si aggiunse un certo imbarazzo, dentro di se sperava di rimanere almeno con la mutandina. Sentì la mano di mamma che invece le abbassava anche quelle e così si ritrovò sulle gambe di sua mamma col sederino per aria, la gonna sollevata sulla schiena e gli slip abbassati sotto le ginocchia all’altezza dell’elastico dei gambaletti bianchi; l’imbarazzo aumentò.
Ciaff!!!! Iniziò la sculacciata, seguirono altre sculacciate, ed altre per parecchi minuti; Pia sgambettava e agitava il sederino che iniziava a bruciare e a diventare rosa, in viso era rossa per la vergogna, per l’umiliazione e per la posizione che le faceva affluire il sangue in viso. Sua mamma continuava severamente a sculacciarla e ogni tanto le lanciava un rimprovero: “Lo rifai ancora? Mi disobbedisci ancora?” Oppure: “Grande e grossa e la devo prendere a ceffoni sul sedere…”
Pia col cuore in gola e in affanno le diceva: “Prometto non lo faccio più, ti obbedisco mamma” quando non potendo più sopportare il bruciore e l’umiliazione scoppia a piangere.
Piangendo e dimenando gambe e sedere ormai tutto arrossato esclama: “Basta mamma, brucia!” E la mamma duramente risponde: “Lo decido io quando basta!” Pia continuava a piangere e a sgambettare con i piedini, quando sua mamma disse: “basta così!”
Pia Gemma si calmò, ma il suo sedere bruciava molto ed era tutto rosso e indolenzito, sua mamma, sempre con lei sulle gambe, le fece una bella predica sul fatto che doveva vestirsi come diceva lei puntandole ogni tanto il dito indice sul sederino arrossato. Pia dentro di sé si sentiva davvero a terra e umiliata.

Mamme che sculacciano. (parte settima). A lezione di sculacciate.

“Con Caterina con so più che fare. Passa tutto il tempo con le amiche. L’anno scorso è stata bocciata all’ultimo anno del liceo e quest’anno se non si decide a mettersi a studiare rischia di farsi bocciare di nuovo. E poi risponde male a me e a suo padre ed è refrattaria a ogni forma di disciplina.” La signora Angela si stava lamentando in questi termini della figlia diciannovenne con la signora Loredana che incontrava spesso mentre entrambe facevano la spesa al supermercato. “Ti capisco” rispose la signora Loredana “Anche le mie due figlie Stefania di 20 anni che è iscritta al primo anno di Sociologia e Maria Cristina di 18 che frequenta l’ultimo anno del liceo mi danno continuamente filo da torcere ma io che prima non le avevo mai sfiorate con un dito né da ragazzine né da adolescenti, adesso ho scoperto un rimedio molto efficace per fare in modo che mi stiano a sentire. Un metodo vecchio come il mondo: semplicemente le sculaccio. E’ un po’ faticoso, specialmente quando devo sculacciarle tutte e due una dopo l’altra, ma funziona. Maria Cristina, la più piccola, generalmente me la metto di traverso sulle mie ginocchia con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra in modo che il culetto naturalmente scoperto sia dalla parte della mia mano destra. Per Stefania, la più grande, invece la punizione è più severa e con lei abitualmente uso un robusto battipanni di vimini con il quale gliele suono sul sedere dopo averle fatto togliere tutti gli indumenti dalla vita in giù. Il battipanni lo conosco bene perché mia madre me lo faceva assaggiare spesso alla minima disubbidienza sul sedere scoperto prima che mi sposassi. Quello che è attualmente marito già quando eravamo fidanzati preferiva invece sedersi su un divano, mettermi sulle ginocchia, e sculacciarmi, bontà sua, sulle mutandine che però non attutivano granché le sberle che mi appioppava con la suo mano pesante. Allora mia madre, visto che ormai avevo qualcuno che provvedeva alla mia disciplina e non avendo in casa tappeti da cui eliminare la polvere, decise di farmi dono dello strumento in questione se mai ne avessi avuto bisogno magari in futuro. E’ un bel battipanni di vimini robusto e pesante di fattura artigianale come si facevano una volta e che oggi non si trovano più. Ora lo tengo appeso in cucina, dove fa bella mostra di sé insieme alla scopa e allo spazzolone per passare lo straccio bagnato sul pavimento e ogni volta che, Stefania entra in cucina e lo vede le vengono in mente le innumerevoli volte che ha pianto calde lacrime a causa di quello strumento.

Ti posso assicurare che dopo le prime sculacciate che Stefania e Maria Cristina sopportano in silenzio, quando il sederino comincia a diventare rosso e a bruciare, le ragazze, nonostante la loro età, cominciano piangere, a strillare, a chiedere perdono e a supplicarmi di smettere.
Ti chiederai probabilmente come faccio a far accettare a due ragazze ormai grandi di farsi sculacciare. Io ho escogitato questo sistema: Stefania e Maria Cristina come tutte le ragazze della loro età che ancora non lavorano hanno una paghetta settimanale, non irrisoria, che io e mio marito diamo loro per poter andare al cinema o in discoteca, comprarsi qualcosa di voluttuario, etc. Ho convinto mio marito a sospendere la paghetta ogni volta che ne combinano una così grossa da meritarsi una buona dose di sculacciate. Solo dopo la punizione potranno riavere il loro piccolo stipendio settimanale. Le ragazze, che vedono in questo modo svanire la loro unica fonte e di reddito e sono costrette a rinunciare a tutti i loro divertimenti e ai vari oggettini come braccialetti e collanine che trovano sulle bancarelle o nei negozietti specializzati in articoli di chincaglieria, generalmente si rassegnano a prendersi le sculacciate prima possibile pur di riavere il loro settimanale.
Questa trovata francamente ha un che di ricattatorio e non è escluso che alla lunga porti le ragazze a ribellarsi e si ritorca contro di noi come un boomerang, ma finora le nostre figlie, tutto sommato abbastanza remissive, si sottopongono a questa regola, se non proprio di buon grado che sarebbe pretendere troppo, almeno senza fare troppe storie e quindi il sistema finora ha funzionato.

A proposito, questa sera le devo sculacciare tutte e due, perché ieri sono andate a una festa da una loro amica e sono rientrate alle quattro di notte costringendo me e mio marito ad aspettarle svegli e in ansia fino a quell’ora. Capirai, i telegiornali riportano continuamente notizie di ragazze aggredite e noi eravamo veramente preoccupati che avessero fatto qualche brutto incontro anche perché le due ragazze, non perché le abbia messe al mondo io, sono proprio carine: entrambe snelle, di altezza media e con un sederino delizioso. Maria Cristina bruna, con i capelli corti e gli occhi nocciola, indossa una seconda di reggiseno, Stefania una terza ed è bionda con i capelli lunghi e gli occhi chiari. Quando le ho viste uscire vestite e truccate per andare alla festa confesso che mi sono sentita veramente orgogliosa. Poi io so che entrambe hanno una prugnetta adorabile, che naturalmente tengono religiosamente nascosta agli sguardi indiscreti, ma che io vedo benissimo quando si spogliano per le sculacciate. Per non trascinarla troppo per le lunghe, quando finalmente si sono decise a rincasare, mio marito ed io le abbiamo severamente rimproverate informandole che la sera stessa avrebbero ricevuto entrambe un’abbondante dose di sculacciate da lasciarle senza fiato e che naturalmente il loro settimanale si intendeva sospeso fino a quando avrei permesso loro di rimettersi in piedi piangenti e con il culetto rosso vivo. Dopo di che le abbiamo spedite a letto nelle loro camerette, che hanno raggiunto subito dopo essersi struccate. Conoscendo bene le loro abitudini, sono sicura che distese supine sul letto, per non pensare alla punizione che avrei inflitto loro da lì a poco, non hanno trovato di meglio che stuzzicare il bottoncino delle loro patatine e che subito dopo aver provato l’intenso piacere scatenato dalle loro prugnette bagnate sarebbero cadute entrambe tra le braccia di Morfeo.
Quindi, Angela, perché questa sera dopo cena non fai un salto a casa nostra per assistere alla punizione delle mie figlie? Con la macchina sono pochi minuti. Ti assicuro che potrai vedere un bello spettacolo, molto istruttivo e magari ti convinci a usare lo stesso metodo con Caterina risolvendo buona parte dei tuoi problemi.
Credi a me, le nostre figlie si sentono grandi solo perché sono ormai maggiorenni e pensano di sapere tutto della vita. In realtà ne hanno di cose da imparare. E’ giusto che facciano le loro esperienze, ma noi genitori abbiamo il dovere di preoccuparci che non si facciano troppo male e non mi riferisco alle sculacciate. I pianti che queste provocano si esauriscono nel giro di mezzora, un’ora al massimo. Quanto al sederino, questo dopo meno di una settimana smette di bruciare e riacquista il colore che aveva prima della punizione.”
“Va bene Loredana” disse convinta la signora Angela “troverò una scusa per mio marito. Per te andrebbe bene verso le dieci, se non ti disturbo.” “Nessun disturbo, Angela,” le rispose la signora Loredana “sono felice di poter aiutare un’amica in difficoltà. Molto meno felici saranno Stefania e Maria Cristina, ma questo è un problema loro. Vedrai che verso le undici potremo spedirle entrambe a letto in lacrime e con il culetto rosso vivo.”
Finito di cenare, Angela non ebbe bisogno di inventarsi nessun pretesto per uscire di casa: disse semplicemente che andava da una sua amica che doveva sculacciare le sue due figlie per assistere alla punizione. “Rincaserò verso mezzanotte” disse al marito che, se da un lato intravedeva una possibile soluzione ai problemi che avevano con Caterina, non era affatto contento che la moglie uscisse dopo cena nutrendo nei suoi confronti una gelosia tanto morbosa quanto ingiustificata.

Angela arrivò a casa di Loredana prima del previsto e trovò lei, il marito e le due figlie ancora sedute a tavola dove avevano appena finito di cenare. “Scusatemi” disse Angela “sono un po’ in anticipo”. Stefania e Maria Cristina si guardarono chiedendosi che voleva quella signora e soprattutto rispetto a che cosa fosse arrivata in anticipo. La signora Loredana presentò al marito la sua amica Angela che incontrava spesso al supermercato dove facevano la spesa. Poi disse, senza nessuna titubanza, davanti alle figlie che l’aveva invitata per assistere alle sculacciate che lei e il marito avevano promesso loro per essere rincasate tardi la sera prima. Al che le ragazze cominciarono a frignare dicendo che essere sculacciate davanti a una persona che non conoscevano non rientrava nei patti. La madre se la cavò semplicemente dicendo che i patti non parlavano di questa possibilità in modo esplicito ma neppure la escludevano. Le ragazze, con gli occhioni bagnati di pianto, di fronte a una tale dialettica, non seppero opporre nulla e dovettero fare buon viso a cattivo gioco. Quindi, la signora Loredana si sedette su una comoda sedia al centro del soggiorno e disse a Maria Cristina di abbassarsi jeans e mutandine fino alle caviglie e di mettersi a pancia in giù sulle sue ginocchia con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra, in modo da esporre il sederino scoperto e bello teso dal lato della sua mano destra. La signora Angela pure si sedette a un paio di metri di distanza per non perdersi nulla delle sculacciate. Naturalmente alla punizione della più piccola sarebbe seguita quella di Stefania che le avrebbe prese con il battipanni. Come era ovvio tutto questo avveniva con la piena approvazione del marito di Loredana che, pur non avendo mai toccato le figlie aveva sculacciato spesso e volentieri la futura moglie già prima del matrimonio ed era quindi un grande conoscitore della materia.
La signora Loredana, anche per non fare brutta figura di fronte all’amica, cominciò a sculacciare Maria Cristina a tutta forza, tanto che questa riuscì a trattenere le lacrime solo per i primi quattro o cinque sculaccioni. Poi, il culetto cominciò a bruciare in modo insopportabile e, per quanto cercasse di divincolarsi, la mamma la stringeva saldamente attorno alla vita e le impediva di ripararsi il culetto con la mano, di modo che Maria Cristina non riuscì ad evitare che nessuno sculaccione arrivasse a destinazione e fu tutto un susseguirsi di sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff sulla pelle delicata del sederino della ragazza. Intanto la parte che Maria Cristina non poteva vedere, ma che sentiva benissimo, dal bianco iniziale era passata al rosa, al rosso chiaro, al rosso e al rosso vivo come si conviene a un sedere sculacciato a dovere. Sul più bello però suonò il telefono e la signora Loredana visibilmente infastidita dal fatto di essere disturbata mentre era impegnata nelle sue incombenze di madre chiese al marito: “ Vittorio ti dispiace rispondere tu a questo scocciatore, io ora non posso lasciare.” Il marito fece come la signora gli aveva chiesto “Ciao Luisa, scusaci ma Loredana è un po’ impegnata. Comunque vedo se ti può rispondere.” La signora Loredana, senza proferire parola fece con la bocca “che palle” e chiese al marito di accostarle la cornetta del telefono all’orecchio e in modo da rispondere a Luisa. “Ciao Luisa, come ti ha detto Vittorio sono un po’ impegnata in questo momento. Sì è Maria Cristina che piange. Sai la sto sculacciando perché lei e la sorella sono rientrate da una festa alle quattro di notte. Lo senti il suono delle sculacciate sulla pelle nuda del sederino?” Chiese la signora Loredana che durante la conversazione non aveva mai smesso di sculacciare.” Bene, senti distintamente sciafff, sciafff, sciafff attraverso il telefono. Ti posso assicurare che anche Maria Cristina deve sentire tutto molto bene a giudicare dagli strilli: ormai ha il culetto completamente rosso e naturalmente sulla pelle irritata le sculacciate fanno ancora più male. Però ora ti devo lasciare Luisa perché subito dopo devo punire Stefania con il battipanni. Se vuoi possiamo sentirci domani così ti faccio un resoconto dettagliato della punizione di entrambe le ragazze. Ciao. A domani.”
Nel frattempo però la mano della signora Loredana cominciava a bruciare seriamente e lei si rendeva conto che non poteva continuare a lungo nonostante ritenesse che la punizione non fosse ancora sufficiente. Però pensò con soddisfazione, che se la sua mano bruciava tanto, figurarsi il culetto di Maria Cristina, e che se la figlia aveva cercato, senza riuscirvi, di proteggerlo con la mano durante tutta la punizione voleva dire che avrebbe di gran lunga preferito riceverle sulla mano che prenderle sul sedere.
La signora Loredana si rassegnò allora a terminare la punizione non senza avere però assestato un’ultima serie di sculaccioni che lasciarono Maria Cristina in preda ai singhiozzi e agli strilli che il poco fiato rimasto dopo tanto urlare le concedeva. Dopo che la mamma le aveva permesso di rimettersi in piedi, Maria Cristina avrebbe voluto assistere alla sculacciata della sorella che era stata presente alla sua non senza tradire una certa soddisfazione, ma il sedere le faceva troppo male e inciampando nei jeans e nelle mutandine aveva faticosamente raggiunto la propria cameretta dove era entrata tenendo in mano un ventilatore che aveva trovato nel ripostiglio e che le avrebbe permesso di alleviare il bruciore del culetto. Poi aveva diretto il ventilatore alla massima velocita verso il sedere scoperto dopo essersi distesa sul letto a pancia in giù.
Intanto la mamma, che era andata in cucina a mettere la mano infuocata sotto il getto dell’acqua fredda commentò tra sé e sé “sto diventando vecchia. Una volta avrei potuto sculacciare almeno per un’ora senza problemi. Per fortuna con Stefania, al contrario che con Maria Cristina, non sentirò nulla grazie al battipanni. Però ormai anche la piccola è cresciuta in tutte le sue parti anatomiche, sedere compreso, e dovrò decidermi a usare anche su di lei lo strumento che era appartenuto a mia madre e di cui ancora oggi, dopo tanti anni, ricordo perfettamente l’efficacia.”

Con la mente immersa in questi pensieri, trovandosi già in cucina, prese il battipanni e rientrò nel soggiorno dove trovò Stefania che stava già piangendo. “Coraggio” le disse “non sarà poi così terribile. Non è la prima volta che ti sculaccio con questo arnese. Ora abbassati tutto dalla vita in giù, rimboccati bene la maglietta e il golfino. Quindi piegati sul tavolo con il sedere nudo ben proteso all’indietro. Sempre piangendo Stefania fece quello che la madre le aveva detto e quando era già in posizione si limitò a dire “mamma per favore non troppo forte.” La signora Loredana le rispose “se non volevo farti troppo male ti avrei permesso di tenere i jeans e le mutandine. Invece rassegnati a ricevere le sculacciate sul sedere scoperto così un’altra volta ci pensi bene prima di rincasare alle quattro di notte.” “Ma mamma” cercò di difendersi Stefania inventandosi la prima balla che le veniva in mente “è stata tutta colpa di quella stronza di Maria Cristina che si è appartata con un ragazzo e non è difficile immaginare quello che hanno combinato. Per questo abbiamo fatto così tardi.” “Non usare queste parole riferendoti a tua sorella e in mia presenza” disse la signora Loredana “Comunque tu sei la più grande e avresti dovuto badare anche a lei a costo, se è vero quello che dici, di prenderla per un braccio, portarla in una stanza vuota, chiudere la porta chiave, scoprirle il sedere e sculacciarla di santa ragione. In alternativa appena arrivate a casa avresti dovuto informarmi e io avrei provveduto di conseguenza. Comunque ti comunico che a partire dalla prossima volta anche il sedere di tua sorella farà amicizia, si fa per dire, con il battipanni.
Intanto la signora Loredana aveva iniziato il warm up del sedere di Stefania usando con mano esperta il robusto strumento di vimini. Poi azionò con forza il battipanni e, se già prima dell’inizio della punizione la ragazza stava piangendo, ora strillava non solo ad ogni colpo ma anche tra un colpo e il successivo, mentre le lacrime le rigavano completamente la faccia e cadevano sul tavolo. La carne tenera del sedere della ragazza ventenne intanto cominciava a bruciare in modo insopportabile e a diventare di un bel rosso acceso. La signora Loredana però non vi diede molto peso perché riteneva che una sculacciata con il battipanni, come quelle che a suo tempo aveva ricevuto dalla madre, non dovesse esaurirsi nel giro di qualche minuto con un po’ di lacrime e un culetto arrossato, ma che dovesse andare avanti un bel po’ fino a togliere a chi era oggetto della punizione ogni voglia di ripetere in futuro quel comportamento per cui subiva il castigo. Quindi il battipanni continuò a colpire con forza e a lungo il sedere di Stefania finché non apparvero sulla pelle infiammata evidenti cerchi di un bel cremisi molto disomogeneo. Nelle parti più colpite, di colore più acceso erano ben visibili anche delle pustole, delle vesciche e dei lividi nerastri.
Finalmente la madre, guardando con soddisfazione lo stato in cui aveva ridotto il sedere della ragazza e giudicandolo adeguato alla colpa commessa, decise di terminare la punizione e di permettere alla figlia di alzarsi. Il culetto di Stefania doleva e le bruciava in modo insopportabile, ma lei non osava massaggiarlo per paura di peggiorare la situazione. Tra sé e sé si disse “meno male che avevo chiesto alla mamma di non sculacciarmi troppo forte, altrimenti mi avrebbe scorticato viva.” Poi, mentre il padre faceva alla moglie i complimenti per l’ottimo lavoro svolto, la ragazza uscì dolorante dal soggiorno inciampando nei jeans e nelle mutandine che erano rimasti attorno alle caviglie e si diresse anche lei come già aveva fatto la sorella verso il ripostiglio. Lo apri e disse: “quella stronza di Maria Cristina si è fregata il ventilatore. Meno male che ha lasciato la bacinella.” Con un rapido esame la ragazza verificò che questa fosse più larga del proprio sedere. Quindi la prese, andò in cucina e la riempì per metà di acqua. Quindi arraffò dal freezer del frigorifero tutto il ghiaccio che c’era e lo mise nell’acqua. Dopo di che portò tutto in bagno e si chiuse dentro a chiave. Aspettò finché l’acqua fosse bella fredda e vi immerse il sedere che era rimasto nudo da quando la madre le aveva detto di scoprirlo. “Ahhhh che sollievo” si disse con le natiche a mollo. Il sollievo però durò sì e no una diecina di minuti dopo di che bussarono alla porta. Era la mamma “Stefania ci sei tu?” “Si mamma sono io ora esco” rispose la figlia “Per fortuna ti avevo chiesto di non sculacciarmi troppo forte. Il sedere mi brucia da morire” “Ho fatto solo quello che una qualsiasi madre avrebbe dovuto fare a una figlia che rincasa alle quattro di notte. Pensavi forse di passarla liscia come quelle che hanno dei genitori che non si occupano di loro? Noi vogliamo bene a te e a Maria Cristina. Per questo vi puniamo quando vi comportate da irresponsabili” rispose la signora Loredana “comunque adesso vieni fuori. Sarà un quarto d’ora che sei chiusa nel bagno.” Stefania che era rimasta accucciata nella bacinella a rinfrescarsi il sedere, temendo che la madre non approvasse che lei avesse trovato un sistema per lenire il dolore delle sculacciate appena ricevute e gliene desse una razione supplementare con il battipanni tanto per ravvivare il bruciore del culetto, si affrettò a buttare nel lavandino l’acqua e il poco ghiaccio che era rimasto. Poi nascose la bacinella che avrebbe ripreso più tardi. Subito dopo uscì dal bagno sempre con i jeans e le mutandine attorno alle caviglie incrociando lo sguardo indagatore della signora Loredana e si diresse verso la propri cameretta dove si gettò sul letto a pancia in giù. L’effetto dell’acqua fredda intanto era svanito e il sedere aveva ripreso a farle male per cui l’aspettava una notte difficile probabilmente insonne.

Intanto la signora Angela si stava accommiatando dall’amica e da suo marito “Ciao Loredana, arrivederci Vittorio, ho passato veramente una bella serata e non so come ringraziarvi. E’ stato tutto molto istruttivo e sono sicura di convincere mio marito a cambiare registro con Caterina: sia per quanto riguarda il sistema della paghetta sia per quanto riguarda le sculacciate, che finora non abbiamo mai usate con mia figlia, ma c’è sempre una prima volta. Grazie di nuovo. Accidenti! Tra una cosa e l’altra ho sforato l’orario entro cui avevo promesso a mio marito che sarei rientrata e, anche se finora non l’ha mai fatto, mi sa che questa è la volta che mi mette sulle ginocchia e me le dà sul sedere fino a farmi piangere. Come dicevo c’è sempre una prima volta.

mammaallantica

PANE E NUT…….

Il bel racconto di oggi è stato scritto da Stefi. Buona lettura.

Stavolta era proprio nei guai. Stef dei guai ne sentiva l’odore anche a distanza e stavolta era proprio nei GUAI.
Lunga sul lettino del pronto soccorso con una flebo attaccata al braccio cercava di riprendersi dal suo ultimo malore da ipoglicemia , solo che stavolta era stato davvero grave e essendogli accaduto in studio avevano chiamato l’ambulanza…..e Marco, che nello stesso momento era atterrato all’aeroporto, di ritorno da un viaggio di affari di 5 giorni a Los Angeles.
Prima di partire Marco glielo aveva detto chiaro: non doveva dimenticarsi di mangiare , dato che era quella una cosa che Stef faceva di malavoglia , soprattutto se si e’ sotto presentazione della denuncia dei redditi e nello studio c’e’ il delirio.
Erano stati 5 giorni relativamente tranquilli; lavoro, le telefonate di Marco, le telefonate della suocera che in tutti i modi aveva provato a invitarla ai pasti principali allertata da Marco e la tanta nostalgia di quando rientrava a casa e era da sola senza Marco. Non sopportava di averlo lontano.
Il cibo era passato in second’ordine ; e ora ne pagava come al solito le conseguenze.
Stef tesoro…- Sua suocera era spuntata in camera e la guardava con un misto di tenerezza , apprensione e rimprovero – cosa hai combinato ??? Marco e’ furioso, mi ha chiamato dall’aeroporto, di correre qui per non farti stare da sola, mentre lui recuperava i bagagli e l’auto…-
Non e’ nulla Sara, solo un calo di zuccheri, tempo una mezz’oretta staro’ benissimo….-
Ti avro’ invitato una decina di volte per venire a mangiare a casa … adori come cucina Luisa… lei sa cosa ti piace …-
Sara al lavoro e’ un brutto periodo e poi…. senza Marco…. –
Ok tesoro , ma dovrai trovare una buonissima scusa per questo malore … a Marco si vedeva il fumo che usciva dal naso anche per telefono, questa non la passi liscia sai…-
Non e’ grave …sto benissimo… cosa posso farci se non ho mai molta fame??.
Stef….-
Marco sulla soglia della stanza la squadra da capo a piedi. E’ indeciso se ucciderla li’ tra tutti quei testimoni o portarla a casa e poi…. ucciderla. La telefonata del suo amico, nonche’ capo di Stef, in cui lo avvisava che Stef stava andando al pronto soccorso dato che era svenuta e non riuscivano a farla riprendere , gli aveva tolto almeno 10 anni di vita.
Sara cerca subito di calmarlo conoscendo il figlio – Tranquillo non e’ nulla , ora passera’ il dottore e ci dira’ quando potremo portarla a casa. Sono cose che succedono e ora Stef deve stare serena –
Stef non sa dove guardare… effettivamente Marco faceva il fumo dal naso e anche un po’ dalle orecchie. Riesce solo a dire- Sto bene… non e’ niente-
Mentre Marco si avvicina e le da un bacio tra i capelli, piu’ per non strozzarla che altro; entra un dottorino :
Lei e’ il marito??? Dovrebbe stare piu’ col fiato sul collo a sua moglie sa… non e’ che stia male… le sue analisi sono buone tranne che per il quadro ….diciamo cosi’ …. Energetico. Signora da quale campo di concentramento e’ fuggita di recente??? E’ anemica … di vitamine il suo sangue non sa nemmeno l’esistenza e la glicemia chiaramente e’ a livelli bassissimi… non so neanche come faccia a camminare,-
A quel punto Marco oltre al fumo sputava anche fuoco dagli occhi e Stef tentava di farsi piu’ piccola di quello che era .
COsa si puo’ fare dottore???- Sara tentava di mettere una pezza aspettandosi l’esplosione di Marco da un momento all’altro.
DEVE MANGIARE… FARE UNA VITA TRANQUILLA PER UN PO’… NIENTE PALESTRA… NIENTE SPORT… SOLO CIBI MOLTO CALORICI… VERDURA BEN CONDITA , FRUTTA SECCA… CIOCCOLATA…. INSOMMA IL PARADISO DI UNA DONNA NO???-
Tranquillo dottore ci penso io- disse Marco
Consiglierei anche delle iniezioni di ricostituente ottime in questi casi e anche della pappa reale …-
Ok Dottore, ci segni le iniezioni, faremo tutto quello che si deve-
Signora le do anche dei giorni di malattia cosi’ stara’ un po’ a casa senza stress … la sua anemia lo richiede se non vuole fare infusioni di ferro che a volte danno dei fastidiosi effetti collaterali-
Stef cerca di ribattere di non volere nessun giorno di malattia ma Marco la fulmina , incenerisce , e disperde le sue ceneri con un a sola occhiata. Stef decide che il silenzio in quel caso sarebbe stato di platino e non d’oro.
-Possiamo portarla a casa??? –
-Si certo mando qualcuno a togliere la flebo, ma signora si ricordi: deve mangiare altrimenti ci rivedremo qui presto e allora si dovranno prendere altre misure, chiaro????-
Il tragitto verso casa in macchina fu silenzioso e pesante. Ogni tanto Marco la guardava per vedere se stesse bene e poi si rituffava nei suoi pensieri grigi.
Una volta in casa le dice di filare subito a letto e lei non fa commenti e scappa via.
Dopo aver dormito un’oretta Stef si sveglia sentendo delle voci in casa; si alza e trova in soggiorno sua suocera , suo suocero, Marco e la mitica cuoca dei suoceri, Luisa.
Come stai Stef?- il suocero cordiale e affettuoso se la tira tra le braccia ; a lei piaceva, sembrava un po’ Marco con 30 anni di piu’.
Sto bene … non e’ successo nulla … non esageriamo…-
Abbiamo portato un sacco di spesa e tante cosine pronte buonissime che ha preparato Luisa che e’ voluta venire per accertarsi che Marco sappia come scaldarle. Accidenti pero’ pulce (anche il suocero la chiamava cosi’) nella dispensa per quanto era vuota c’era l’eco e il frigo sembrava piangesse di commozione quando ha visto le prime cose che gli abbiamo messo dentro- e detto questo scoppio’ in una risata roboante .
Non ti preoccupare papa’ ora ci penso io a lei… mangera ’ con le buone o con le cattive….- e mentre diceva CATTIVE a Stef si aprirono scenari infernali davanti.
Ok togliamo il disturbo ragazzi, Marco seguila un po’ di piu eh… il ricostituente con tutto il necessario per le iniezioni e’ li’, tu sai farle quindi…- Sara le dette un buffetto sulla guancia… luisa e suocero un bel baciotto e sparirono in un attimo.
Era rimasta sola con Marco. Con Marco incaxxato da morire. Con Marco a cui tutti avevano praticamente detto che lui era stato poco attento. Ahi ahi ahi. Ora erano dolori.
Ti senti meglio davvero???-
Stef per un attimo va nel panico. Se gli avesse detto di si l’avrebbe punita subito era sicura… ma se avesse detto di no… l’avrebbe rispedita a letto, soffocata di attenzioni e poi…. punita.
Si Marco sto bene te l’ho detto …state esageran…..-
Ok allora vai in camera spogliati nuda e mettiti all’angolo con le braccia sulla testa fino a quando non arrivo; -
Marco ti prego…-
Fila in camera Stef o ne prenderai il doppio e ti garantisco che il doppio di quello che penso di farti non lo reggeresti-
Stef sparisce in corridoio, arriva in camera, si spoglia e si mette al suo angoletto come ordinato. Le lacrime gia’ iniziano a scenderle ;
Sente Marco entrare circa mezz’ora dopo, quando lei gia’ si e’ maledetta migliaia di volte per non essere mai andata a fare spesa in quei giorni, per aver deluso Marco, per aver messo tutti in pensiero.
Ok Stef…. Lunga sul letto sui due cuscini… sedere bene in fuori… stavolta le prendi con la cintura… in questi anni non l’ho mai usata ma ora e’ davvero indispensabile… non pregare … non urlarmi di smettere… perche’ tanto le prenderai tutte… senza pieta….’ e poi parleremo del resto-
Stef esegui’ gli ordini terrorIzzata…. Aveva appena finito di sistemarsi che Marco inzio’.
CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAF CIAFCIAFCIAFCIAFCIAf
Un delirio di colpi si abbatte sul suo sederino, forti, veloci, dolorosissimi. Dopo i primi in cui prova a resistere si lascia andare e piange tanto, chiedendo scusa a Marco, cercando di intenerirlo ma non ci fu verso. Ne prese davvero un numero spropositato(verso i 70° colpo aveva smesso di contare mentalmente….e la fine era ancora parecchio lontana) , che alla fine non le sentiva arrivare quasi piu’ per quanto dolore aveva.
Quando Marco smette di punirla, ormai non ha piu’ neanche la forza di muoversi. Gli occhi gonfi di pianto , il respiro mozzato dai singhiozzi. Lo sente uscire dalla stanza senza dire una parola. Rientra poco dopo con un bicchiere di succo con una cannuccia.
Tieni pulce….bevi… e’ fresco….- Stef beve senza fare un fiato tra singhiozzi ormai senza lacrime. Marco prende un asciugamano umido e glielo stende sulla parte martoriarata… ne prende un altro sempre umido e facendo con delicatezza glielo passa sul viso arrossato dal pianto , sugli occhi , sulla fronte, che poi inizia a coprirle di baci.
Mi dispiace pulce ma era davvero necessario, ho avuto cosi’ paura dopo la telefonata che se te le avessi date appena arrivati a casa ti avrei fatto le vesciche…. Invece ora te l’ho fatto solo blu… Non devi mai piu’ fare una cosa del genere altrimenti non potro’ mai fidarmi di lasciarti da sola… sei adulta e sai che gia’ pesi come una piuma d’oca…. Abbiamo anche parlato di avere un bambino, ma se tu non sei in forze come si fa??? Mi prometti che mangerai un po’ di piu’ e soprattutto che te ne ricorderai???-
Si amore te lo giuro…. Mangero’ di piu’ … tutto quello che mi metterai nel piatto… in questi giorni….senza te… io quando non ci sei…. Sono triste e mi si chiude lo stomaco…..-
Il che e’ tutto dire eh…-
Si ma non succedera’ piu’…. Se tu partirai io andro’ a mangiare dai tuoi…. Te lo prometto-
Ok pulce… comunque sei in punizione…. Ogni mattina appena alzati e ogni sera prima di andare a letto , per una settimana , prenderai 5 colpi di cintura tanto per non dimenticare… e da oggi farai colazione e chiuderemo la serata con una bella fetta di pane e nutella…. Ti piace la nutella giusto??? Pensa tu che roba…ci sono donne che ucciderebbero per avere una punizione cosi’…-
Ok amore…-
E ora facciamo la prima iniezione … ne dovrai fare 6, prendo l’occorrente….-
No ti pregooooooo… mi fa troppo male ancora….-
Meglio amorino… pulcetta mia….cosi’ non sentirai ne’ l’ago… ne’il liquido che entra…- e con un sorriso quasi malefico si precipita a prendere tutto quello che occorre per torturarla ancora.
Stef pero’ e’ felice…lui e’ li’…. Si prende cura di lei…e aveva parlato di avere un bambino… Non subito eh… anche la sua ginecologa le ha detto che avrebbe dovuto prima un po’ rafforzarsi , ma lo avrebbero avuto presto…. E aveva un motivo in piu’ per mangiare… oltre a Marco e a… una cintura di cuoio marrone!!!!