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Sculacciate per San Valentino: Il racconto di Suoc

 

Quell’anno non vedevo l’ora che arrivasse S. Valentino.

Ero curiosa di come lo avremmo passato insieme e soprattutto curiosa della sua faccia quando avrebbe visto il mio intimo.

Mutandine rosse con un cuoricino trasparente che lasciava intravedere il triangolino dei peli scuri e dietro…okay, era un perizoma esageratamente ristretto. Il reggiseno era simile, molto imbottito, con cuoricini rosso scuro sulle coppe.

 

E finalmente quel giorno era arrivato.

Mi lavai, sparsi sul mio corpo una fraganza alla fragola e fiduciosa aspettai l’arrivo di lui.

Il mio principe azzurro.

Roberto.

 

Roberto era un avvocato galante.

Ci dividevano 20 anni di differenza, lui ne aveva 40 ed io 20.

Ma era come se non esistessero quegli anni.

Lui trovava piacevole la mia freschezza, io meravigliosa la sua esperienza.

 

Mi avrebbe portato ad una festa di suoi conoscenti, e poi, speravo nel suo letto.

Io ero vergine.

A Roberto non lo avevo detto, ma ovviamente per lui era stato chiaro.

 

Mi ero vestita con un abitino scollato, nero ed elegante, che mi faceva apparire più grande e più bella.

Ero in ritardo di 10 minuti sull’orario e lui era già arrivato.

Dovevo finire di sistemare il trucco però e mettere in risalto gli occhi verdi che lui tanto adorava.

 

Con 15 minuti di ritardo scesi:

Sei troppo bella per essere rimproverata ma…odio i ritardi”

Me lo diceva sempre.

Mi diede una rosa rossa che aveva comprato per me, lo baciai sulle labbra, salimmo in macchina e ci avviammo alla cena.

 

La cena si rivelò come avevo previsto noiosissima.

E, stremata dalla noia, io tirai fuori il telefonino e incurante del resto mi misi a messaggiare su facebook.

Roberto mi guardò con l’aria severa.

Marta, ti prego! Non farmi fare la figura di quello che si è portato la ragazzina…metti via quel coso!”

Ecco, nemmeno mio nonno faceva così!

Lo misi in borsa ubbidiente.

Dopo poco però non resistetti e lo ritirai fuori, tenedolo nascosto sotto il tavolo.

Sei incorreggibile” mi sorrise lui “volevo chiederti di ballare, ma sei occupata….”

Nonononono” mi affrettai ad alzarmi e a dargli la mano.

Ballavamo bene.

Non so che ballo fosse, era semplice, bastava seguire la musica.

 

Ci risedemmo solo dopo altri tre balli, quando lui, stremato, volle fare una pausa.

Ne approfittai per andare in bagno.

Tornata in sala non lo vidi seduto.

Ballava.

Ballava con una donna sulla 35ina, bella, bionda, con delle tette enormi.

Rimasi sconvolta.

Finita la musica lui le baciò la mano e tornò al tavolo con lei.

Marta, volevo presentarti, Nina, la mia ex. Sì, è sempre stata così bella…”

Ero accecata dalla gelosia…

Bella? Se ti piacciono le prostitute di mezza età!”

Non feci in tempo a dirlo.

Roberto mi fulminò.

Devi scusarla, è solo una ragazzina gelosa…Marta, scusati immediatamente!”

Ahaah” risi forzatamente “te lo puoi sognare, le prostitute non meritano scuse”

 

Non capii nulla.

E non riuscii ad impedirlo.

Roberto mi prese per un braccio, mi fece voltare e mi diede sei, forse sette, sculaccioni sul vestito.

La sala intera ci fissava.

Sei una ragazzina…! Ora ti insegno io l’educazione…” e ogni sculaccione bruciava per vergonga.

 

Dopo l’imbrazzo paralizzante iniziale capii quello che stava per accadere.

Roberto si sedette su una sedia, e usando il braccio che non aveva ancora lasciato, mi fece posizionare sulle sue ginocchia.

Il viso mi diventò improvvisamente rosso.

Non potevo crederci, la posizione in cui i genitori mettono i bambini che compiono qualche marachella…

Ancora con più sgomento sentii le sue mani alzarmi la gonna.

Cercai di impedirglielo usando le mani ma non c’era verso.

 

No, Roby, non qui. Non è il caso, la sala è piena di persone. Se proprio devi punirla, è meglio se vai di sopra.”

Non capivo nulla.

La gonna del vestito era quasi totalmente alzata.

Roberto si era fermato in tempo.

Mi permise d’alzarmi.

E poi, presa per il solito braccio, mi fece attraversare la sala.

Scortati da quella Nina salimmo di un piano.

Ringrazia non so cosa, una bella sculacciata pubblica, era quello che ci voleva…” io ero spaventata da quei modi bruschi.

 

Arrivammo di sopra.

Roberto si sedette su una sedia di nuovo, e di nuovo mi mise in posizione sulle sue ginocchia.

no, devi rimanere, devi vedere la punizione, è giusto!”

Io ero di spalle, ma avevo capito che Nina aveva tentato di uscire uscire.

Se lo fai per me non è necessario! Anzi, non farlo, non voglio!”

No, lo faccio per lei” disse Roberto “e se te ne vai la mia punizione non sarà sufficentemente educativa.”

Nina rimase.

Si posizionò dietro di me.

Roberto mi alzò la gonna.

Vide il mio perizoma audace e sorrise.

Poi iniziò a sculaccirmi.

Con la mano, senza pause, colpi regolari, molto forti…

ehm…molto più forti di quello che credevo.

Ahi…io…ahi…no….”

Erano vuote lamentele.

Lui non avrebbe ceduto.

Dopo un centinaio di colpi Roberto mi tolse il perizoma, anche se, ai fini della punizione fisica, era inutile.

Mi vergognai molto, credevo di dover trascorrere una notte romantica, da donna, ed invece ero sculacciata come una bambina, peggio, come una bimba pestifera.

Iniziai, proprio come una bambina, a piangere.

I colpi erano sempre più forti, circa a duecento sculaccioni si fermò.

 

Mi fece alzare.

Io cercavo di tenere bassa la gonna sulla micetta, ma la cosa era difficile.

Poi lui mi fece togliere le mani e il vestito.

Che bella scena!

Io in reggiseno e con le mutandine alle ginocchia, davanti non solo al mio fidanzato ma alla sua ex che mi ha appena vista sculacciata come una bimba.

Piangevo.

 

Roberto mi fece poi voltare e piegare, si sfilò la cinta dei pantaloni e iniziò a darmele.

La vergogna, il dolore, le lacrime mi facevano malissimo.

Lo scongiurai, ma lui impassibile, mi diede cinquanta cinghiate.

 

Finita la sculacciata mi fece arrivare ad un angolino e mi impose di star lì per 10 minuti.

Nina, vuoi punirla?”

Nina scosse il capo, e disse qualcosa, che non colsi, a voce bassa.

Poi i due uscirono dalla stanzetta.

 

I singhiozzi che avevo tantato di tenere a freno con Roberto e Nina nella stanza mi invasero.

Iniziai a piangere disperata, e per la vergogna, e per la paura, e per tutte quelle sensazioni che mi vorticavano dentro.

 

Poi sentii una mano calda sulla schiena.

Dai, non fare così, la punizione è finita!”

Roberto era ancora lì, mi voltai.

Lui mi avvicinò a se e mi strinse tra le sue braccia forti: “tesoro mio, non pinagere così….ti ho sculacciata perché imparassi la lezione…dovevo…ehm…capisci?”

Io singhiozzai una risposta muta.

Lui mi sorrise dolce come mai: “oh piccolina!” mi stampò un bacio sulla guancia.

Nina ha detto che sei stata proprio brava, sai? Ne hai prese tante e tutte senza fare storie infinite…sono orgoglioso di te…!”

Ci abbracciammo ancora.

Poi la sua mano s’infilò sotto il reggiseno scoprendo prima il seno destro e poi quello sinistro.

E alla fine sganciandolo e lasciandolo a terra.

Un’altra mano mi scivolò tra le gambe all’inizio serrate e poi sempre più aperte.

 

Mi ritrovai stesa a terra. Completamente nuda, le gambe spalnacete ed una lingua cocente a frugare misteri inenarrabili.

Bruciavo. Bruciavano le natiche. Bruciava tutto.

Mi innamorai veramente, in quella notte di San Vantino di un amore che non ho più abbandonato.

Nda: l’ho scritto un po’ di fretta; mi scuso per eventuali imprecisioni linguistiche e approfitto per ringraziarvi tutti dei bei commenti (e pure per i brutti!) ricevuti.