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Dal racconto "È solo sesso"

"...Patrick era lì, dentro di me, e mi riempiva e mi svuotava per poi riempirmi nuovamente ed inesorabilmente come il mare che s'infrange sulla costa, sempre di più, sempre più a fondo come la marea che sale per conquistare la spiaggia e farla sua, anche se solo per pochi istanti. Ogni colpo che affondava nella mia carne s'impadroniva di un pezzetto di me per riempirmi di lui. Un'osmosi dei sensi..."
Leggi il racconto "È solo sesso" by Sensualissima Passione

Tradizione di famiglia – cap 5 – Il primo giorno insieme(pt2)


Note dell'autore:

Potete inviare commenti(anche negativi) recensioni e richieste a bes_1982@libero.it .
Se ci sarà interesse per questa storia continuerò a pubblicare il seguito.


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 http://blog.libero.it/iraccontidibes/ .


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Consumammo solo un primo e un dolce accompagnati da acqua minerale.
Continuavamo a scambiarci occhiate e battutine...
"L'aria del lago ti rende affascinante..."
Lei rideva compiaciuta e sfregava le ginocchia contro le mie.
Tornammo in albergo , giusto il tempo di rinfrescarci e sistemarci dopo l'avventura in bagno. Eleonora si cambiò : voleva indossare la gonnellina color grigio fumo comprata la mattina
Nel pomeriggio salimmo con l'auto su un poggio, visitammo un piccolo borgo e ci godemmo il sole e la vista delle acque del lago di garda. La concessione di qualche fugace effusione e l'emozione suscitata dal paesaggio vennero più volte interrotte dalle energie sessuali che prendevano il sopravvento. Ci scambiammo battute e promesse di momenti erotici sopra ogni immaginazione.
Le dissi chiaramente che prima o poi sarei passato dalla dolcezza al dominio completo. Lei sembrava divertita.

Scendendo di nuovo al lago, il breve tragitto automobilistico offrì a Eleonora l'occasione di stuzzicarmi ulteriormente. A parte la gonna tenuta piuttosto alta, al punto che potevo scorgere con la coda dell'occhio quasi tutta la coscia, Eleonora cominciò a sistemarsi il reggiseno, mettendo in evidenza con prepotenza le sporgenze e scoprendo ripetutamente la spalla per regolare le spalline.
La vista incerta del biancore della pelle, il pensiero di quei seni profumati e morbidi sotto la maglietta , mi ipnotizzarono
quasi, al punto che mi resi conto di guidare in mezzo alla strada.
- Prima di stasera dovrò saltarti addosso ancora un paio di volte se continui cosi....-
- Basta così poco? Mi stavo solo aggiustando.-
Quel modo di fare deciso andava ben oltre il carattere di Eleonora. Da quando eravamo li si era sciolta del tutto,aveva messo da parte tutti i freni ed aveva cominciato a spingere forte sulle leve delle mie passioni e apprezzai il fatto, anche se non sospettavo fin dove volesse
arrivare .
Eleonora allentò la cintura quanto bastava a permetterle di muoversi, appoggiò la mano sulle mie gambe e avvicinò il viso al mio collo.
Mi annusava, mi leccava il collo e succhiva il lobo del mio orecchio. Ci fermammo ad un semaforo, mi girai verso di lei e la sua lingua lambì le mie labbra, le socchiusi e quel piccolo assaggio si trasformò in un bacio dolcissimo. Rimasi senza fiato perso nelle sensazioni che mi dava la sua lingua, trovando il tutto irresistibile, sentivo il suo seno schiacciato contro il mio braccio e la sua mano che mi accarezzava la gamba.
Arrivammo finalmente in un luogo sperduto, in mezzo ai campi. Non c'era nessuno. Slacciai la cintura e mi avvicinai a lei, le accarezzai il viso.
Ci scambiammo un altro bacio, irresistibile, ancora più profondo, voglioso, incredibilmente sexy. I baci si susseguivano senza soluzione di continuità. Le mie mani scensero lungo il suo collo, le alzai la maglietta e i polpastrelli scorrevano lungo la sua scollatura. Si staccò da me. “Leccamele, baciamele....” Accolsi quell'invito e la mia bocca scorse lungo il suo collo e scese, la punta della mia lingua disegnava i contorni della sua scollatura fino a quando non liberai un seno e continuai a disegnare i contorni del suo capezzolo che sentivo crescere nella mia bocca. Il respiro di Eleonora era corto e pieno di desiderio, stringeva la mia testa verso il suo seno e liberò anche quell'altro in una chiara richiesta. La mia bocca si spostò e anche l'altro capezzolo ormai turgido e caldo venne accolto tra le mie labbra.

Improvvisamente la mano di Eleonora si fece più audace sulla mia gamba, mi stava accarezzando lungo tutta la mia erezione stringendo ritmicamente. La senti crescere ancora di più tra le sue dita. Le tolsi definitivamente la maglietta ed i suoi seni sobbalzavano ad ogni respiro. Le mie dita scorrevano ora sotto la gonna scorsi l'elastico delle sue mutandine, mi chinai e lo baciai.

“Non qui....”, mi disse, con la voce spezzata dal desiderio. Mi prese il viso e lo avvicinò al suo, mi baciò, la mia mano si infilò nelle sue mutandine e quando sentì le labbra bagnate lei ebbe un sussulto e aprì le gambe per facilitarmi l'accesso. Le mie dita si fecero più birichine e salì su fino al clitoride. Un'altra scossa pervase Eleonora, chiuse gli occhi e aprì la bocca, la baciai, le leccai le labbra e la lingua,. Mossi il mio dito sul clitoride dolcemente, ritmicamente e lei cominciò a muovere il bacino. Ormai la sua mano mi stringeva, mi accarezzava. Si staccò poi e cominciò ad armeggiare con i miei pantaloni fino a quando la mia erezione fu libera. Fece scorrere i suoi polpastrelli lungo l'asta e poi la strinse, la sua mano come seta lo stringeva e lasciava scorrere le dita lungo la punta. Ero in estasi, accelero il mio movimento e lei il suo. Ci guardammo, le nostre mani erano ormai intrinse dei nostri umori. Tolsi le mani dal suo sesso e le avvicinai alla mia bocca e le assaggiai,le avvicinai alla sua di bocca e le mie dita si trovarono in mezzo ad un nostro bacio. Le leccammo insieme, dividendoci il suo sapore, guardandoci negli occhi.
“Ti voglio ora....” mi disse trovando ora la cosa stuzzicante e superando i freni inibitori precedenti.
Abbassai il suo sedile e le allargai le gambe mentre sprofondavo sul suo inguine con la mia bocca. Leccai a lungo sentendo nelle mie orecchie i suoi
ansimi di piacere. Quando mi accorsi che era bagnatissima mi fermai ,mi infilai un preservativo. La distesi bene sul sedile allargandole le gambe il più possibile e poi la penetrai dolcemente.
All'inizio mi mossi piano, poi lei attorcigliò le sue gambe attorno al mio corpo e capii che stava godendo. Mi girai e la feci mettere sopra. Ora era lei che si muoveva per godere e lo faceva molto velocemente. Io le massaggiai a lungo i seni e non riuscii a rallentarla.
Venimmo nello stesso momento e, dopo un lungo ansimo di piacere, lei crollò su di me.
La coccolai per un po' ed alla fine mi accorsi che si era addormentata nuda tra le mie braccia.
La svegliai dopo qualche minuto .mi accarezzò di nuovo il membro lentamente mentre le mie dita ci regalavano ancora brividi di piacere. Ci staccammo, un altro bacio lungo, setoso e ci rivestimmo in qualche modo
Arrivati in albergo stesi sul letto ci coccolammo. Era un continuo scambio di baci ,carezze e morsi al collo e alle orecchie .
Eravamo entrambi esausti ma felici. Tenendoci stretti stretti dolcemente ci addormentammo insieme ,abbracciati. Avevamo bisogno di un pò di sonno per recuperare le belle fatiche del giorno e prepararci al meglio per la sera.
Fu Eleonora a svegliarsi prima ma io non me accorsi. Quando mi svegliai non vidi Eleonora nel letto ma sentii la il rumore della doccia.
Tirai fuori dalla mia valigia uno dei regalini che gli avevo portato : il vestitino nero cortissimo.
Quando Eleonora uscii dalla doccia trovò il vestito sul letto che doveva indossare
All'inizio mi guardò un po scettica
"Ma non ho il fisico per quello...e poi è troppo corto..." mi disse
"Mettitelo e sarai uno schianto"
Indossò il vestito con sotto un reggiseno e un perizoma nero che aveva tra le sue cose : guardai divertito il suo vestirsi. Mi piaceva vederla vestirsi e prepararsi
Poi si guardò allo specchio poiche' aveva paura che fosse troppo corto si vedesse troppo... ma era decente e seducente .
Una volta pronti presa la macchina ci avviammo va cercare un posto per cenare.
Verso l'imbrunire, scelto il luogo ove cenare, le offrì l'aperitivo .
Mentre eravamo li ricevetti un sms da mia sorella
"Domani vengo a trovarvi .. ma non dire nulla a Eleonora e non aprire la busta che vi ho lasciato.P.s : mi ha scritto che state godendo come maiali.. non posso perdermi questa cosa"
L'atmosfera era carica di euforia e di strane sensazioni, che ci portarono a mangiare con gusto una pizza bevendo vino e scambiandoci
commenti poco educati sugli altri clienti del ristorante. Ne approfittai anche per frugare con la mano sinistra sotto il vestito di Eleonora e
le gambe di Eleonora dal suo polpaccio e della coscia, senza raggiungere il suo sesso, ma aspirando a renderlo umido e
arrendevole.
Lei mi guardava e i suoi occhi ridevano di gioia . Era splendida e il suo splendore era reso abbagliante da quella carica erotica che l'aveva colta in questi giorni .
Dopo cena completammo il giro della cittadina, molto animata e luminosa.
L'aria romantica del luogo era l'ideale per smaltire il pasto . Eleonora mi teneva a braccetto e si stringeva a me al punto che potevo percepire il rigonfiamento del seno. Qualche bacio salutò la notte e infine ci dirigemmo in albergo.
Già il breve percorso che ci divideva dal secondo piano e dalla stanza offrì innumerevoli spunti di provocazione reciproca.
Mentre chiedevamo la chiave in portineria, allungai la mano per accarezzarle il sedere. In ascensore lei si voltò con fare sbarazzino
e mi mostrò il sedere tirandosi su il vestito velocemente.
In meno di un giorno mi ritrovai accanto una compagna del tutto nuova, una ragazza disinibita e aperta a nuove esperienze, una donna capace di far perdere la testa a qualsiasi uomo non solo con il suo splendido corpo ma anche con la testa, sfiorando abilmente i tasti dell’erotismo.
La sua voglia di esibirsi, il suo sguardo, la sua bramosia di nuove esperienze mi trasportavano in una dimensione di coppia del tutto nuova, con risvolti e prospettive ancora tutte da scoprire.
Aprimmo la porta e la presi in braccio.
Arrivai vicino al letto con Eleonora ancora in braccio. Non appena allentai la presa lei sedette sul bordo del letto e, con movenze feline, inizio ad indietreggiare fino ad appoggiarsi con la schiena alla testata.
Il suo stavolta era uno sguardo di sfida, voleva mettermi alla prova, voleva capire se adesso ero al suo livello, se ero in grado di farla godere, di farla scatenare ma allo stesso tempo di domarla, quello che desiderava, stanotte, era un padrone.
Mi spogliai sotto i suoi occhi vogliosi ,lasciai cadere a terra anche i boxer e rimasi nudo.
Le ordinai di spogliarsi e lei lentamente e con fare sensuale si levó i vestiti
La mia erezione era marmorea, il mio cazzo durissimo era la dimostrazione dell’irresistibile e prorompente sensualità di Eleonora, della sua bellezza, del suo essere, adesso come non mai, totalmente e pericolosamente donna.
La componente carnale di Eleonora si era manifestata con grande forza ma non ne conoscevo ancora i limiti, non sapevo ancora quanto poteva essere forte, dovevo assolutamente evitare che potesse sentirsi in qualche modo “sbagliata”, doveva sentirsi a suo agio , solo in questo modo sarebbe stata in grado di soddisfare ogni mio desiderio.
Rimanendo in piedi accanto al letto le accarezzai teneramente la testa per poi avvicinarla al mio pene. La sua lingua saettò subito sulla cappella con grande maestria e in un attimo ingoio il mio cazzo infilandoselo fino in gola. Mentre la sua passione si accendeva mi scostai.
I suoi occhi trasparivano una certa sorpresa, convinta com’era di poter dirigere lei il gioco.
Evidentemente si sbagliava.
Le dissi “ Aspettami dove sei ed inizia a toccarti “ e mi allontanai andando verso la mia valigia.
Lì presi l’olio Johnson che avevo saggiamente acquistato e dallo zaino tirai fuori una bandana.
Tornai quindi verso il letto e fui felice di vedere che Eleonora aveva obbedito alle mie richieste rimanendo immobile a cosce spalancate iniziando nel frattempo a masturbarsi
Appoggiai l’olio sul comodino e le dissi:
- Questo è per il tuo culetto tesoro, sei contenta??? Stanotte credo che lui sarà il grande protagonista, è da tanto tempo che ho voglia di giocarci…
Eleonora mi guardò senza rispondere, continuava a masturbarsi e sembrava curiosa di scoprire quali sorprese avevo preparato per lei…
- Ora vieni qui vicino che iniziamo il nostro gioco…
Mi avvicinai di nuovo e le passai la bandana davanti agli occhi stringendola poi dietro la testa con un nodo stretto ma abbastanza comodo così da evitare che potesse venir distratta da qualsiasi tipo di dolore o fastidio.
Sentivo che le mie mosse erano state azzeccate e non appena fu bendata Eleonora allungò una mano e iniziò ad accarezzarmi il cazzo. Le sue dita erano veloci e le sue carezze mi davano un sottile ma intenso piacere.
Fermai quindi la sua mano afferrandole il polso e scostandola dal mio pene.
Adesso volevo che lei ricevesse soltanto, volevo che si sentisse in balia delle mie attenzioni, delle mie mani, della mia lingua, del mio pene.
La feci alzare da letto e la accompagnai al centro della stanza.
Il suo corpo vibrava di voglia.
Iniziai a sfiorarla con carezze leggerissime, quasi impercettibili.
Adesso Eleonora era del tutto incapace di sottrarsi a me, ora il mio dominio su di lei era assoluto.
La mia lingua iniziò così a passare sul suo corpo, molto lentamente passai dal lobo dell’orecchio al collo, quindi scesi giù verso il seno .Iniziai allora a mordicchiarle il capezzolo sentendola vibrare e leggermente ansimare di piacere.
Continuai a farmi strada con la lingua sul suo corpo e scesi giù fino all’ombelico, poi ai fianchi e poi giù….
Quando, in ginocchio, mi trovai di fronte alla sua fica evitai di leccarla come avrei voluto e rimasi fermo ad annusarne il profumo. Sentii la sua voglia convertire tutta in mezzo alle cosce e le sfiorai le labbra scoprendola letteralmente fradicia.
Continuai a scendere con la lingua e le leccai avidamente le gambe fino ad arrivare ai piedi. La mia lingua passava fra le sue dita per poi risalire su e fermarmi ancora a pochi centimetri dalla sua fichettina meravigliosa.
Questa volta non mi fermai oltre su quel bocconcino prelibato ma tornai su per baciarla prima con dolcezza, poi sempre più selvaggiamente intrecciando le nostre lingue in una danza lussuriosa.
Mentre ci baciavamo le nostre mani non riuscivano a stare ferme. Eleonora non poteva fare a meno di toccarmi.
Il mio cazzo era alle stelle mentre la masturbavo prima con una, poi con due, poi con tre dita riempiendola e facendola sussultare ad agni affondo ma senza dimenticarmi il mio obiettivo di quella notte, il suo sederino ancora vergine.
Fermai allora quello splandido momento e feci mettere Eleonora a 4 zampe per terra al centro della stanza, ancora bendata e andai velocemente a prendere l’olio.
Passai quindi vicino alla valigia e presi la macchina digitale.
Accesi la macchina e Eleonora esclamo subito:
- Cos’era quel rumore??? Mica vorrai……
- Si tesoro, voglio fotografarti mentre fai la troietta...
- Mmmmmm….ti piace vedermi troietta vero???? Ok, ti accontenterò, così potrai vedere quando vuoi quanto sa essere zoccola la tua cuginetta…
E così dicendo aprì lentamente le gambe e alzò il culo così che io potessi vedere meglio quello spettacolo. Portò indietro le mani e cominciò ad allargarsi le natiche mostrando il suo buchetto voglioso di attenzioni e disse:
- Va bene così??….che dici è una posizione abbastanza da troietta????
Non risposi ma mi avvicinai al suo culetto aperto e iniziai a colarle sopra l’olio.
Lei reagì con un gemito di goduria mentre io con la mano sinistra la massaggiavo e spandevo l’olio su quel culo divino e con la destra scattavo le prime foto.
Eleonora era fantastica, il suo culetto era lucido e brillante e quel buchino era troppo invitante per poter continuare solo ad osservare, così appoggiai la macchina fotografica a terra e iniziai a leccarla tutto intorno all’ano per poi affondare la lingua il quel buchetto finora inaccessibile, mentre con la mano sinistra lw stimolavo il clitoride.
Eleonora, per nulla imbarazzata dall’accogliere per la prima volta la mia lingua nel sedere, muoveva ritmicamente i fianchi così da farmi leccare a fondo il suo buchetto mentre diceva:
- Si, fammi godere, leccami il culo, voglio dartelo tutto il mio culo, dai, giocaci, è tuo….
E mentre diceva così smisi di leccarla e ripresi la digitale, zoomando sul quel culo appena appena aperto dalla mia lingua.
Iniziai così a masturbarle lentamente l’ano con l’indice, senza andare troppo a fondo ma ruotando il dito così da allargarla e prepararla bene al mio pene mentre continuavo a riempirla d’olio che rendeva tutto ancora più eccitante.
Eleonora godeva come una vera troeitta e, mentre le sditalavo il culo finora illibato, lei si toccava la fica bagnata .
Provai a masturbarla con due dita. Il culetto velocemente cedette e le infilai dentro insieme indice e medio, senza spingere troppo violentemente ma continuando ad allargarle il buchetto.
Non mancai di immortalare la mia dolce cuginetta con due dita nel culo e lei, che finora era stata in silenzio godendosi la nuova esperienza, disse:
- Si porco, ti piace vedermi il culo aperto eh???? Mmmmmm…e adesso…cosa farai??? Forse credo di saperlo…mmmmm…penso proprio che ora vorrai incularmi come una …ho indovinato??? Si vero???
Risposi alla sua domanda colandole altro olio nel sederino e strusciandole il mio pene sulle chiappe.
Appena senti il mio pene disse:
- Ahhhh il mio cuginetto porco non perde tempo eh??? Dai,sfondami ben bene dai……
Eleonora sembrava del tutto incurante del fatto che avrebbe potuto provare dolore anche se il lavoretto di lingua e dita che avevo fatto e tutto l’olio che avevo usato erano quasi una garanzia sul fatto che non le avrebbe fatto troppo male.
Continuai quindi a masturbarla con il dito medio ma stavolta andando più a fondo e con più vigore. Poi, lentamente rallentai, tolsi il dito e appoggiai la cappella al suo culo. Eleonora, di tutta risposta, spinse contro il mio cazzo andando indietro con il bacino dimostrando ancora di più quanta voglia aveva di prenderlo.
Anche grazie all’azione lubrificante dell’olio le fui subito dentro.
Eleonora reagì irrigidendosi e lanciando un’urlettino acuto. Io, del tutto incurante del suo dolore, cominciai quindi a spingere colandole contemporaneamente ancora olio sul suo buchetto ora riempito dal mio uccello. Piano piano le misi dentro tutta la cappella sentendo il suo ano che si stava lentamente dilatando. Inizia quindi a spingere con Eleonora che evidentemente iniziava ad abituarsi a quella sensazione nuova. Era chiaro che stava godendo. Cominciò quindi a muovere il bacindo con più decisione.
Tirai fuori il mio pene e presi ancora la digitale.
Le dissi:
- Ti piace essere inculata vero??? Mmmm…lo vedo…..fra un po’ ti sbatterò come si deve ma ora voglio un bel ricordino di questo momento. Dai, apriti bene che voglio immortalare il tuo culo appena sfondato…
Eleonora obbedì e da brava ragazza si allargò le chiappe ricevendo i primi flash. Le foto erano spettacolari, una vera goduria per gli occhi.
- Ok, sei stata proprio brava…ora ti farò godere come piace a te….
Stavolta la cappella entrò dentro ben più agevolmente e così iniziai a pomparla con maggior vigore. Ogni volta che entravo Eleonora emetteva un gridolino strozzato. Mi piaceva da morire vederla godere così, vederla ansimare con il mio cazzo in culo .
Io intanto continuavo aprendogli quel culetto non più vergine. Ero quasi al culmine del piacere, cosa che sentii anche lei dalle contrazioni del mio uccello e disse:
- Vieni nel culo, ti prego riempimi, ti prego non uscire, dai, riempimi il culo !!
Mi sembrava giusto esaudire il suo desiderio, quindi la afferrai per i fianchi e inizia a sbatterla più forte
Eleonora gemeva ed urlava e continuava a incitarmi:
- Si, sbattimi così, spaccami il culo, dai ancora, ancora, ancora….
Fin quando venni riempiendole il culo di caldo sperma.
Uscendo la visione del suo buchetto tutto aperto e dilatato fu uno spettacolo.
Eleonora era ancora bendata, a 4 zampe sul pavimento con il mio sperma che iniziava a gocciolare dal suo buchetto che ora appariva ben diverso dallo stretto pertugio di prima.
Le passai una mano sulla fica e la trovai ancora fradicia, evidentemente ipereccitata dalla sua prima esperienza anale.
Eleonora non si muoveva così ne approfittai per farle un bel servizio fotografico completo.
Rimisi poi la digitale a poste e le dissi:
- Brava cuginetta il tuo culo era fantastico, a te è piaciuto??
- Si, ora mi brucia da morire ma ho goduto veramente tanto…..grazie cuginetto…..
- La senti la mia sborra che ti cola dal culetto??
- Si…mmmm…è una sensazione molto eccitante….
- brava troietta, ti piace sapere che ti sono venuto in culo vero?? Allora fai la brava fino in fondo e ora succhiami bene il cazzo….dai…..
Non sapevo se Eleonora avrebbe accettato o meno, qualche tempo fa non le avrei mai neanche proposto una cosa del genere, succhiare il cazzo che le aveva appena rotto il culo, ma ora tutto era possibile, infatti disse:
- Si tesoro mio, fammelo succhiare bene….
E così dicendo iniziò a leccarmi l’uccello con la consueta maestria fino a quando, ormai soddisfatto, non mi tirai indietro e le tolsi la bandana che le copriva la vista.
- Dai, le dissi, Andiamo a farci una bella doccia.
- Ok cuginetto, ma…sono stata brava???? E’ vero che sono la tua troietta??
- Si tesoro, sei la mia troietta, l’unica capace di farmi godere così… Ma sappi che per domani ho in previsione delle cose molto particolari.. il bello deve ancora venire.

E soprattuto domani arriva Alessandra....

Tradizione di famiglia – cap 4 – Il primo giorno (pt1)

 


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La mattina dopo verso le 7.30 mi svegliai. Eleonora era ancora addormentata.
Cercando di non fare nessun rumore che la potesse svegliare, rimasi sdraiato al suo fianco ad ammirarla e guardarla nella sua naturalezza mentre dormiva.
Si trovava lì sdraiata completamente nuda , disponibile a tutti i miei capricci
Avvicinandomi lentamente appoggiai le labbra tra i suoi seni, e iniziai a dargli piccoli e leggerissimi baci con molta delicatezza, sentendo il morbido
contatto dei seni che mi accarezzavano le guance, tentando di ritardare il più possibile il suo risveglio
Mi chiedevo se tutto quello che stanotte avevamo fatto, era stato per lei bello e come lo aveva sognato ... mi chiedevo tutto questo, ma non ebbi il tempo di rifletterci molto che i suoi occhi si aprirono e mentre si stiracchiava mi fissavano con tenerezza.
"Ciao cuginetto..."
Mi schioccò un casto bacio sulle labbra ..Le nostre labbra iniziarono a giocare tra di loro, mordendosi, inseguendosi e accarezzandosi
La passione ci coinvolse a tal punto che per smettere ci vollero circa dieci minuti, poi lei disse: - "Ho proprio bisogno di una doccia"
" ok.... Comunque dopo di me" le dissi sorridendo
Non se ne parla nemmeno"
"Staremo a vedere"
"Facciamola insieme..." le dissi
"No, no.... " disse Eleonora sorridendo con aria maliziosa come a volermi provocare...
Eleonora scese di corsa dal letto e fu la prima ad entrare nel bagno ed aprì immediatamente l'acqua calda.
Io le spuntai alle spalle ... Lei scoppiò a ridere.
Entrammo nella doccia. Eravamo talmente vicini che ci sfiorarono a più riprese. Eleonora continuava a ridere; era euforica
Dandomi le spalle, Eleonora si fece insaponare la schiena... sentiva le mie mani scivolarle delicatamente lungo le spalle e sui
fianchi... mi gettò addosso la spugnetta, io mi vendicai con il getto dell'acqua, poi ci spingemmo... più volte, io le
sfiorai i seni...
- "Dai... finisci di insaponarmi..." mi disse
Ripresi a far scorrere la saponetta sulla sua pelle liscia.
Indugiai sulla schiena poi, quasi di scatto, mi spostai su una natica.
Eleonora non fiatò. Allora smisi di usare la saponetta e la toccai direttamente con le mani... passai su entrambi i glutei, prima con dolcezza, poi più rudemente. Eleonora non osò voltarsi, Le miei mani percorsero i fianchi e giunsero alla pancia poi salirono e con la mia mano destra le presi delicatamente il seno, mentre il mio corpo si stringeva a lei...
Anche l'altra mia mano giunse sulla piccola collina, i piccoli capezzoli sparirono alla vista mentre un brivido percorse Eleonora qualcosa di bollente si appoggiò all'incavo delle sue natiche... avvertì nell'intimo un forte calore. Le mie mani affondavano sempre più determinate nel suo seno. Era in trans, come paralizzata .. sentiva il mio membro sulla pelle, l'acqua calda la avvolgeva protettiva e le mie mani... una abbandonò il seno e prese a solcare, senza più timore, l'addome; giunse al Monte di Venere e chiese strada verso l'apertura del grembo.
Eleonora avvertì le cosce divaricarsi. Un dito febbrile percorse lo spacco della sua intimità. Le forze la abbandonarono e sospirò, le cosce si allargarono ancora giungendo a far divaricare i glutei... Il mio dito prese a percorrere delicatamente lo spacco avanti e indietro.
Lei riconobbe quelle sensazioni e non volle opporvisi: le labbra si inumidirono e inevitabilmente si spalancarono, aprendosi in tutta la loro estensione all'andirivieni del dito che le faceva ardere... le grandi labbra si gonfiarono mentre, dietro di lei,aveva preso a sfregare il membro rigido nel solco delle sue terga facendo salire la temperatura...
Eleonora avvertì l'acme del piacere sopraffarla e prese a muoversi istintivamente per usufruire il più possibile dei benefici che quel dito le portava, ma questo portò casualmente la falange dell'indice a penetrarla. In quell'istante cominciò a venire. Il mio dito si insinuò profondamente nel suo intimo provocandole un orgasmo potente; non potè trattenersi dal gemere.
Subito dopo ci abbracciamo a lungo..ci baciammo...ci insaponavano a vicenda ridendo, scherzando e giocando ..
Lei lavò i miei capelli e io lavai i io i suoi.
Proseguimmo così amorosamente per molto tempo, fermandoci soltanto quando sentimmo che l’acqua stava diventando man mano più fredda.
Allora, in fretta, uscimmo ridendo dalla doccia.
Eleonora aprì un armadietto e prese i due accappatoi dell'albergo: Avvolgemmo i nostri corpi e ci trasferimmo
in camera. Avevamo fame e volevamo prepararci per la colazione.
Ma arrivati in camera Eleonora mi prese da dietro e avvicinando la sua mano alla cintura del mio accappatoio mi disse...
"ora tocca a me farti godere, tesoro mio!...Voglio farti godere come mi hai fatto godere tu prima..insegnami a farti un pompino..."
"Se vuoi provare, per me non ci sono problemi, mi sacrifico volentieri…" le risposi mentre lei mi sfilava la cintura dell'accappatoio facendolo cadere per terra
..mi sdraiai sul letto e le dissi
" adesso ti spiego cosa mi piace e tu farai come ti dico io, in questo modo mi farai un pompino con i fiocchi. Sarà il primo di una lunga serie e alla fine
diventerai bravissima"
Eleonora si tolse l'accappatoio e si avvicinò..
"Sdraiati e lasciamelo succhiare"
Afferrò il mio pene con una bella stretta per masturbarlo un po' :dopo pochi secondi mi diventò più rigido.
Lei era ancora indecisa..impaurita..voleva farmi godere ma non riusciva a lasciarsi andare ,non si decideva, non riusciva a farsi avanti e continuava a masturbarmi.
Allora dopo qualche secondo portai la mia mano sulla sua nuca e con fare delicato, accompagnai la sua testa fra le mie cosce.
La mia cappella sbattè prima contro le sue labbra ed i suoi denti serrati, poi Eleonora si decise ad aprire la bocca per riceverlo tutto
Aspetta…con calma………prima bacialo……poi leccalo con la punta della lingua….così brava…..tutto intorno alla cappella…...Ora prova a prenderlo in bocca….."
All'inizio Eleonora ebbe quasi la nausea per quanto era inesperta e per come le si riempiva la bocca…
Quasi le arrivava in gola, ma piano piano si rese conto che quella pratica non era poi tanto male.
Cominciò così a tenerlo in bocca non solo perché io le tenevo le mani nella sua nuca, ma perché a lei piaceva un sacco.
“Bene……ed ora vai su e giù……...così……….così brava!! Muovi la lingua nella bocca mentre succhi……..falla girare attorno alla cappella….”
“Brava…..cuginetta sei la migliore….dai succhia bene………lo senti in gola?....ti piace il mio cazzone?”
Eleonora si concentrò e cominciò a succhiarmi sempre più sciolta e mano a mano ingoiava sempre più centimetri finché arrivò ad averne in bocca ben più della metà.
Mentre mi spompinava cominciai ad emettere mugolii di godimento riempiendo di suono quella stanza, tana del nostro sesso.
La sua bocca era calda mi avvolgeva, con avidità e con golosità
Ci volle un pò prima che trovasse il giusto ritmo, ma quando ebbe capito cominciò a farmi un pompino da vera maestra.
Io ero sdraiato sul letto, e lei semisdraiata sopra di me, a pancia in sotto, cosicchè mentre mi spompinava io potevo accarezzarle la fica.
Quando sentii che si era bagnata di nuovo, con mio grande stupore. Glielo dissi, con un sospiro all'orecchio: ''Sei bagnatissima... lo senti il mio dito.... ti piace?...... lo senti ......sei tutta bagnata, si scivola dentro che è un piacere....."
Lei Staccò per un momento la bocca dal cazzo, mi guarda e, continuando a muovere la mano, questa volta facendomi una sega lenta lenta:
Ti piace?-
-...Da morire...-
Allungò la mano verso il comodino di destra, frugò un po' ed estrae un preservativo. Avevo voglia di riprovare le emozioni della sera prima.
Volle infilarmi lei il preservativo ; la aiutai perchè era ancora parecchio inesperta .
Salì su di me a smorzacandela, infilandosi il cazzo lentamente, gustandosi il fatto che entrava piano piano .
Dopo ieri sera era diventata disinibita
Lei continuava a condurre il gioco, ma incominciai a reagire e a farle capire che comandavo io il gioco.
La ribaltai su un lato per poi sdraiarla di schiena e mettermi le sue caviglie sul collo
"Adesso te lo metto dentro tutto anche l'ultimo millimetro" le dissi con aria dura
"Ah..si, possiedimi così cuginetto!".
Pompavo dentro lei con colpi secchi e profondi, l'odore di sudore e sesso nell'aria mi piaceva, volevo entrarle dentro sempre più
Poi iniziai a spingere appena senza forzare, muovendomi appena dentro e fuori, lei ansimava di piacere, dalla sua bocca iniziavano ad uscire dei lamenti

s....si....si", ma non mi bastava, volevo sentirmi implorare di prenderla
"dimmelo", la incalzavo, "dimmelo che vuoi"
"s...si...si" ,
"si cosa? Dimmi cosa vuoi" ,
"ti prego...si... ti prego",
"cosa, ti prego cosa, non lo vuoi?" e con una mossa repentina me ne
uscii da lei,
"no.... ti prego.... non uscire" implorava lei
"dimmelo allora, dimmi che cosa vuoi" e lo ripogiai tra le sue labbra, muovendomi questa volta un po' più velocemente, ma senza mai entrare del tutto
"dimmelo che lo vuoi, dimmelo che mi vuoi tutto dentro, voglio sentirtelo dire"
"si ti prego..... dammelo.... entrami tutto dentro.....ti prego prendimi" quella era la parola che volevo sentire.
Con una lentezza estenuante iniziai a muovermi dentro e fuori, sempre piano, lentamente..
"si così...vai...entra di più.....più veloce....." iniziai ad aumentare il ritmo progressivamente, pianissimo, piano, poi sempre più
veloce, ci muovevamo in perfetta sincronia, io sentivo il suo corpo scosso da tremiti e singhiozzi e la mantenevo giù
per le spalle per non farla allontanare ad ogni colpo, sempre più veloce, adesso sembravamo impazziti di piacere, io sentivo il rumore
secco del mio bacino che sbatteva sulle sue cosce, quel rumore mi eccitava ancora di più, ed allora sbattevo ancora più forte,
ma sembrava che a lei non bastasse mai, mi incitava
"dai più forte....più forte.....mi devi sfondare.....dai.....daiii" io stavo per venire, ed anche lei, sentì il suo liquido scorrere lungo il
mio cazzo, un lago di umori ci riempiva e mi faceva scivolare dentro e fuori ad una velocità incredibile, aspettai qualche secondo che il suo
corpo finisse di tremare ed uscì di colpo ...mi tolsi il preservativo e venni riempendole il seno del
mio sperma, che schizzava fuori come impazzito senza fermarsi, per diversi secondi.
Poi esausto mi appoggiai su di lei baciandola. Dopo dieci minuti di coccole reciproche con Eleonora, guardai l'ora. Erano le 9 del mattino ..ed entrambi avevamo bisogno di una nuova doccia..
"Dolcezza.. o ci sbrighiamo o saltiamo la colazione...e mi tocca mangiarti" le dissi ridendo e dandogli un piccolo morso sul sedere.
"non mi stuzzicare cuginetto o di qui non ci muoviamo.." mi disse lei ridendo e baciandomi sulla bocca.
Feci la doccia per primo e poi rimasi a guardare Eleonora mentre si vestiva e truccava..era bellissima, avrei ricominciato da capo.
Non appena fù pronta mi sorrise mi baciò sulla bocca come se fossimo due teneri amanti
Dopo circa una mezzora eravamo seduti al tavolo dell'hotel a fare colazione.
Eleonora si era vestita come sempre molto sportiva in jeans e maglietta .Aveva indossato sotto dell'intimo bianco molto semplice.
Non sapeva ancora dei regalini che le avevo preso...nelle mie idee li avrebbe iniziati ad indossare stasera....
Durante la colazione organizzammo la mattinata. Eleonora voleva concedersi ad un pò di shopping: per i suoi 18 anni sua mamma gli aveva regalato una carta di credito con qualche soldino su e lei voleva spenderlo in qualcosa che la rendesse piu femminile agli occhi dei coetanei. Adesso che era finita l'epoca della tradizione poteva iniziare a pensare a qualche ragazzo.
Le dissi che l'avrei accontentata senza problemi.Volevo farle passare dei bei momenti anche al di fuori del sesso.
Prensi la macchina e ci recammo verso il centro. Dopo aver trovato parcheggio,visto il bel clima ne approfittammo per fare una passeggiata verso il centro commerciale.La conversazione tra me e Eleonora languiva: non riuscivo a leggere il suo comportamento, avevo paura che la differenza di età potesse intimorirla ad andare in giro con me...anche se mi aveva dimostrato come nel privato aveva superato brillantemente questa cosa.
Pochi minuti dopo ci ritrovammo a passeggiare nei luminosi corridoi del centro commerciale un pò affollati .
Eleonora decise di fermarsi in un elegante negozio di abbigliamento e intimo per cercare un vestito
Mi sedetti su una poltroncina e aspettai pazientemente mentre mia cugina parlava con la commessa e si faceva dare un paio di abiti da provare
Pochi minuti dopo, Eleonora uscì dal camerino con indosso un vestito rosso fuoco attillatissimo e molto sexy
La mia espressione le fece capire che gli stava davvero bene..non era esattamente un abito adatto al suo stile ..ma se voleva fare colpo era perfetto.
Passò ancora qualche minuto e mia cugina tornò davanti ai miei occhi, stavolta con indosso una gonnellina color grigio fumo
"Che ne dici?" mi chiese
Semplicemente splendida. Annuii senza dir nulla.
Vista la mia reazione, Eleonora capisce che ci fa una bella figura e sorride, poi mi si avvicina e si abbassa per darmi un bacio in fronte.
Poi ci spostammo al reparto intimo.
Eleonora fissò il bancone e, alla fine optò per un completo nero, reggiseno a balconcino e perizoma quasi inesistenti fatti più di un elaborato
gioco di fili intrecciati che di tessuto.
Eleonora mi chiese cosa ne pensavo.
Io con un espressione tra il ruffiano e l'imbarazzato, gli dissi che era indubbiamente un capo stupendo e sexy, ma che sarebbe stato necessario
vedere come poteva essere addosso a una donna...
" indossalo adesso..." le dissi...
Lei mi guardò allibita, con l'aspetto di chi ha intenzione risoluta di rispondere con un no, ma in realtà in fondo in fondo l'idea la eccitava.
"dai...fammi vedere come ti sta.." le dissi baciandola sulla guancia.." se ti sta bene te lo regalo io.."
Mi guardò, lasciandosi avvolgere dal mio sguardo e quindi decise di stare al gioco.
Eleonora si recò in camerino per mettersi quel capo addosso, rendendosi conto che il suo stato d'eccitazione oltre che mentale era ormai anche fisico.
Ci mise un attimo ad indossare quell'esile abbinato, ma ci vollero alcuni minuti prima che trovasse il coraggio di chiamarmi in camerino.
Scostai la tenda ed entrai nel camerino
Ebbi un'espressione sorpresa e stupita, quindi abbassai lo sguardo per osservarla di riflesso nello specchio.
Lei mi chiese cosa ne pensassi. Io le risposi che l'insieme era fantastico, da togliere il fiato, quindi le presi delicatamente la
mano per farla girare su se stessa.
Chiusi la tenda per rimanere solo con lei nel camerino.
Eleonora si sentii sfiorare gentilmente da un mio dito che percorse la sua schiena per poi proseguire più in giù ridisegnando i contorni del perizoma.
Ero pronto ad un suo diniego a un suo irrigidimento, ma al contrario lei appoggiò le mie mani alla parete, divaricando impercettibilmente le natiche.
Nonostante il rischio che fuori qualcuno potesse insospettirsi capii l'inequivocabile segno d'invito che non mi sfuggì e dopo essermi leccato il dito, delicatamente lo infilai sotto il perizoma, scostando il filo, che fino a quel momento sembrava essere inesistente
Quindi Eleonora sentii insinuarsi quel dito tra le sue natiche e scorrere verso il basso, soffermarsi un attimo sul suo ano e scendere ancora, mentre
lei, con naturalezza, si piegava e abbassava per rendermi l'opera più facile. Sentiva ormai il contatto vicino all'ingresso della sua intimità, divenuta morbida e umida.
I piccoli movimenti circolari del mio polpastrello la fecero sobbalzare ;gradualmente e lentamente si fece penetrare.
Eleonora sentii un immensa vampata di calore salirle al volto, mentre il suo liquido scivolava lungo il mio dito .
Ritrassi la mano, portandomela prima al naso e poi alla bocca, per provare il suo più intimo profumo e sapore.
A questo punto Eleonora mi prese delicatamente l'altra mano e me la appoggiò sul suo seno. Con un dito, molto delicatamente, seguii il contorno del reggiseno, fino a trovare un pertugio nel mezzo della scollatura, e poterla accarezzare al di sotto del tessuto.
Nel contempo sentivo crescere in me il desiderio di prenderla li in quel camerino... ma mi trattenei.
La baciai e le dissi : " ti adoro...Sei splendida..ma adesso dobbiamo fermarci.."
Lei mi sorrise dolcemente mi sfiorò le labbra con un dito, poi mi fissò negli occhi e mi baciò.
Uscii dal camerino.
Eleonora si rivesti , uscì dal camerino pagammo e come promesso il completino lo pagai io
Una volta usciti ci sedemmo su una panchina del centro commerciale mi prese sottobraccio e mi poggiò la testa sulla
spalla.
"Chissà cosa penserai di me adesso .... mi sono lasciata andare in queste ore...e pensare che siamo parenti.."
"Penso solo che ti adoro..e sei una bellissima ragazza..." le dissi accarezzandole la nuca e i suoi morbidi capelli
"Non pensi che sia troppo disinibita ? sai..dopo tanta attesa non mi controllo..."
"No..non sei troppo disinibita...sei una dolcissima ragazza che ha tanta voglia di attenzioni..e io ho tanto piacere di dartele e che tu hai scelto me per questo momenti"
Si sedette a cavalcioni sulle mie gambe . Momenti di calma e relax per entrambi. La sua testa era appoggiata al mio petto. Nessuno parlava.
"Cosa pensi che dirà la gente vedendoci cosi?" mi chiese Eleonora
"Che siamo due ragazzi innamorati" le dissi sorridendo...
"Ma noi siamo parenti..e abbiamo 10 anni di differenza" disse Eleonora
"Io so solo che mi piaci e che in queste ore non penso a te come cugina..." risposi.
Finalmente Eleonora si sciolse e un bacio focoso fatto di lingue che si toccavano interruppe quel momento di domande e di riflessioni.
" Neanche io" esclamò alla fine sorridendo..."continuiamo lo shopping?"

Ok"
Da quel momento,quasi naturalmente iniziammo a girare mano nella mano
Erano le 12.30 quando uscimmo dal centro commerciale : nel frattempo Eleonora aveva comprato due paia di scarpe e alcuni articoli di profumeria.
Tornammo in albergo per lasciar giu le borse e uscimmo subito alla ricerca di un posticino carino per pranzare
Trovammo un piccolo ristorante carino ma alla mano a qualche centinaia di metri dall'albergo sul lungo lago,
Prendemmo i menù e velocemente ordininammo.
Ad un tratto con lo sguardo da biricchina Eleonora mi disse
"Vorrei che tutta la gente intorno non ci fosse, vorrei scivolare sotto al tavolo e slacciare lentamente i bottoni dei tuo pantaloni, prenderlo in bocca e succhiarlo fino a farti venire"
Rimasi di stucco per quelle affermazioni e sorrisi beffardo; mi faceva piacere quello che diceva...ormai mia cugina si era lasciata andare e ci desideravamo sempre piu.
"Vado in bagno a rinfrescarmi..magari mi passano i bollori" mi disse mentre si alzava ,prendeva la borsetta e si dirigeva verso il bagno.
Eleonora entrò in bagno , si chiuse,si guardo allo specchio e si diresse verso il lavandino per lavarsi le mani. Mentre si stava insaponando sentì bussare alla porta. "Occupato, un attimo!". "Sono io, apri!".le dissi
Eleonora si accinse alla porta e sbloccò la serratura.
Entrai deciso, sapendo che almeno all'inizio Eleonora avrebbe provato a tenermi fuori.
"Vai fuori ..se ci beccano sai che figura di merda!" mi disse poco convinta..sopratutto dopo il rischio corso qualche ora prima in camerino..
Mi avvicinai e spinsi Eleonora contro il muro. La baciai e le sue resistenze durarono davvero pochi secondi...
Con una mano mi slacciai la cintura e i pantaloni e l'altra invece la piantai sul suo seno...lo strinsi, lo premevo....
Poi Eleonora senti' una pressione sulla spalla...sapeva quello che volevo...ma non le sembrava davvero il caso... "non qui, dai...se ci sgamano...."
"Sono qui ad esaudire il tuo desiderio..."...Nemmeno il tempo di finire la frase e le ginocchia di Eleonora poggiarono a terra...
Lo prense in bocca subito, io ero già prepotentemente eccitato...cominciò a succhiare e subito dopo cominciai io a scoparle la bocca...con le mani le stringevo i capelli...spingevo sempre più a fondo...Eleonora sentiva i colpi in gola sempre più profondi ed intensi...si sentiva quasi soffocare...

"Alzati". le dissi quando la vidi in difficoltà...
Le porsi una mano e la aiutai ad alzarsi, la presi per i fianchi e mi portai davanti al lavabo.
Le slacciai e calai i Jeans...le spostai le mutandine e con le dita iniziai a stuzzicarle il clitoride..Le mie dita la masturbarono mentre la testa di Eleonora si poggiò sulla mia spalla...
Eleonora era estremamente eccitata. Spostai le mie mani da lei...Eleonora ne senti subito la mancanza....
Presi dalla sua borsetta la scatola di preservativi che le avevo fatto comprare la sera prima e me ne infilai uno.
Poi si accorse che stavo strusciando il mio pene lentamente sulle sue labbra...ed infine mi sentì entrare.
Un colpo violento ed entrai completamente dentro lei...cominciai a scoparla con foga, con forza, le mie mani strinsero i suoi capelli...ormai Eleonora era poggiata con i gomiti sul lavabo di marmo..completamente in trans
Mentre continuavo a penetrarla, la esortavo a guardarsi allo specchio...guardare quanto era diventata troietta a farsi scopare nel bagno di un ristorante...
Dopo qualche istante Eleonora sentì che stava per venire...di riflesso chiuse gli occhi, ma io non lo permisi...e le dissi di guardarsi allo specchio mentre veniva, di guardare allo specchio cio' che era e come l'avevo fatta diventare....
Dopo qualche secondo nello specchio Eleonora ,trafelata da respiri sempre più pesanti,vide riflesso il suo volto sfigurato dall'orgasmo e , poco dopo sentì e vide, sempre in quello specchio, venire me...

Le baciai una spalla...poi le nostre labbra si cercarono e si avvolsero in un lungo bacio
Ci ricomponemmo alla meglio ed uscimmo in due dallo stesso bagno...Noi non sapevamo nemmeno bene quanto tempo era passato...Avevamo lasciato un tavolo vuoto, scoperto...
Le guance le diventarono rosse, era in preda ad un'attacco di vergogna...ma anche questo le piaceva....
Tornammo al tavolo per riprendere tranquillamente il nostro pranzo.
"Scusa...spero di non averti offeso..ho usato qualche parola di troppo..." le dico guardandola negli occhi
"Ma che stai dicendo?..Sei adorabile...e non vedo l'ora che mi richiami troietta..." dice ridendo mentre il cameriere ci porta da mangiare...


 

Tradizione di famiglia – Cap 3 – La prima notte

Potete inviare commenti(anche negativi) recensioni e richieste a bes_1982@libero.it .
Se ci sarà interesse per questa storia continuerò a pubblicare il seguito.


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La notte e il giorno dopo non passava più.
Sentì Eleonora per sms e anche lei non stava più nella pelle anche se percepivo un senso di preoccupazione e di paura.
Cercai di tranquillizzarla.
La sera del suo 18esimo compleanno alle 18.30 arrivai sotto casa sua, e suonai il clacson. Scese velocemente accompagnata dalla zia Giorgia e dal suo trolley.
Caricammo il trolley in macchina, la zia diede un bacio sulla guancia a Eleonora e guardandomi mi disse " Te la affido "
Risposi con un sorriso e salii in macchina.
Eleonora indossava dei pantaloncini verdi militari una camicetta rosa,si era truccata e aveva il suo solito sorriso da ragazza biricchina.
Durante il viaggio parlammo tranquillamente in modo molto amichevole e scherzoso ed eravamo di buon umore
Ci fermammo a metà del viaggio per sgranchire le gambe. Eleonora si recò al bagno ed io decisi di approfittare per fare benzina e metterla subito alla prova.
"Quando torni dal bagno , portami le tue mutandine" le dissi prima di scendere dalla macchina.
Lessi il terrore nei suoi occhi
"Non ti ho chiesto niente di strano , vai in bagno te le togli e me le porti" e poi scesi senza rivolgergli più la parola
Tornò dal bagno , salimmo in macchina e tolse dalla borsetta un paio di mutandine rosa.
"Eccole".
Le presi e me le misi in tasca.
"Queste non ti servono per ora" le dissi ripartendo
Erano circa le 20 quando vicino al nostro albergo vidi una farmacia aperta.
Parcheggiai e dissi a Eleonora :
"Vai in quella farmacia e compra una scatola di preservativi " gli dissi allungandogli i soldi.
Eleonora si bloccò. diventò rossa e disse " Ma ...mi imbarazzo...Ma, ma io, ma io non posso.."
La baciai sulla guancia . " vai e torna presto..ti aspetto qui".
In verità io ne avevo già portati una buona scorta..come avevo portato altre cose che ci sarebbero poi tornate utili..ma volevo metterla un pò in soggezione.
Eleonora aspettò 2 minuti facendo finta di cercare altro in farmacia, poi si avvicinò al bancone.
La potevo vedere dalla macchina imbarazzata mentre prendeva una scatola di preservativi senza neanche guardare e rossa pagava cercando di sfuggire gli occhi del farmacista.
Quandò rientrò in macchina aveva un tono divertito un sorriso malizioso e carico di femminilità e mi lanciò la scatola addosso. Era riuscita in quella prima "impresa".
Continuammo il viaggio fino all'albergo senza piu proferire mezza parola. Parcheggiai e alle 20.30 eravamo già nella hall dell'albergo , solite pratiche di
registrazione e finalmente la chiave della stanza .
Eleonora non aveva capito che avevo prenotato una matrimoniale : pensava a due camere singole , di avere almeno in parte una sua intimita..e si trovò in imbarazzo quando la commessa della hall ci chiese il motivo della visita .
Risposi io " siamo qui a trovare degli amici..e per risparmiare abbiamo deciso di prendere una sola camera".
Secondo piano . Salimmo in ascensore. Sentivo l'imbarazzo di Eleonora salire e anche il mio cuore battere a mille.
La stanza era ben arredata, molto più grande di quanto mi aspettassi... una stanza da bagno molto grande , un lettone enorme molto alto…......ed una vista
su un giardino molto tranquillo; su di un tavolo faceva bella mostra di se un cesto di frutta.
Appoggiammo le valigie.
Dissi a Eleonora " Aperitivo e pizza?"
Rispose : " ok mi rifaccio il trucco e arrivo "
"ok ti aspetto giù e queste puoi rimetterle per ora " le dissi mentre le lanciai le mutandine che si era tolta prima
Dopo cinque minuti Eleonora mi raggiunse,presi la macchina e ci spostammo verso il lago.
Il silenzio che era sceso tra di noi ancora non si riusciva a rompere.
Arrivati al lago, e parcheggiata la macchina iniziammo a passeggiare sul lungo lago senza parlare, finché arrivati al centro trovammo una pizzeria dall'aspetto quasi intomo romantico.
Un venditore ambulante arrivò con delle rose e mi viene istintivo regalargliene una. Lei mi guardò imbarazzata sussurrandomi un "grazie".
Finalmente con qualche battuta riesco a riaprire le parole tra di noi...
Alla fine della cena, la vedevo che mi guardava sempre piu con dolcezza e con un velo di imbarazzo forse pensando a quello che tra un pò sarebbe potuto succedere
Un altro lungo viaggio verso l'albergo, ancora poche parole e lei che, ad un tratto, si slacciò la cintura di sicurezza per sedersi di lato e
guardarmi meglio, mentre io sono impegnato a guidare.
Comincio a trovarla bella , a non pensarla più come mia cugina e qualcosa mi spinge a carezzarle la gamba. E lei non si sottrae.
Arriviamo all'albergo..
In ascensore presi l'iniziativa e mi allungai per soffiarle un bacio, cercavo solo la guancia, ma lei mi offrì le labbra, per poi allontanarsi con un sorriso.
Entrammo in camera... e subito dopo aver chiuso la porta la presi e appoggiata alla portà iniziai con un lunghissimo bacio..sentivo che lei si stringeva forte a me e mentre le mie labbra baciavano ogni centimetro del collo di Eleonora lei accettava piegandosi un po' all'indietro.
Ci sedemmo sul bordo dell'enorme letto matrimoniale ,la guardavo coi suoi bellissimi occhi verdi.
Il corpo caldo e giovane di Eleonora divenne sempre più languido,e si piego' sotto il mio peso :era distesa sull'enorme e fresco letto della camera,ed io continuavo a baciarla ed ad accarezzarla teneramente.
Eravamo ancora vestiti,e Eleonora forse si rendeva conto di cio' che stava per succedere: la vedevo presa dalla passione e da cio' che
inconsciamente desiderava da mesi,anzi,anni.
Continuai ad accarezzarle le liscissime braccia,fino a sollecitare il collo,ed cominciai a sbottonarle la camicetta rosa.
Fin dai primi bottoni aperti,emergevano due candidi seni piccoli ma sodi ,ancora adolescenziali,perfettamente rotondi contenuti appena dal morbidissimo ma stretto reggiseno dallo splendido colorito confetto.
La mia mano entrò discretamente nella camicetta di Eleonora,fino a raggiungere la schiena,e dopo averla coccolata con lievi carezze,slacciai il reggiseno e lo sfilai.
Eleonora giaceva a seno nudo sotto di me,mentre le mie labbra si spostavano dal caldo collo della ragazza al giovanile e sodo seno.
Al contatto con la mia bocca il capezzolo destro di mia cugina si irrigidi,mentre l'altro veniva ancora sollecitato dalla mia mano
La passione saliva sempre +,e mentre gli baciavo il seno ,la mia mano scorreva tra le pieghe dei pantaloncini,nel tenerissimo e inviolato internocosce di Eleonora.
Il sorriso appena accennato di Eleonora fu come un si per me,un segno ad andare avanti nel mio proposito.
La cerniera di Eleonora scese dolcemente,e la mia mano si introdusse al di dentro .
Le mie dita cominciarono a sollecitare la parte + intima della ricamata mutandina e i sospiri della ragazza mi facevano capire che lei approvava.
I pantaloncini di Eleonora scendevano sempre di + fino a scoprire tutte le cosce,che potevo ora ammirare.
Mi tolsi la camicia. era rimasto in jeans ,mentre il mio petto nudo sfiorava dolcemente il seno di mia cugina.
Continuammo a baciarci dolcemente quando la mano di Eleonora mi invitò a superare l'elastico della mutandina spingendole verso il basso.
Con l'altra mano presi la mano della giovane cugina eccitata,e la misi sul cavallo dei miei pantaloni,accennando a slacciare i bottoni.
I bottoni erano duri,e l'aiutai in questa impresa appoggiando le tenere e calde dita di lei sopra il mio boxer nero elasticizzato,sotto al quale si poteva sentire la forte pressione del mio pene.
Mentre baciavo le calde labbra di Eleonora, iniziai ad accarezzarle accuratamente il clitoride,accorgendomi che era gia molto eccitata e le sue vergini parti intime erano gonfie di liquidi.
Le strofavo dolcemente,aumentando la frequenza dei sospiri di Eleonora,che ne frattempo si avventurava dentro i miei boxer
Eravamo ormai seminudi,distesi tra le inviolate lenzuola.
Eleonora giaceva nuda con la camicetta semitolta . Alzai la mano e la strisciai delicatamente sopra il morbido pelo riccio e foltissimo dell'inguine di Eleonora.
Improvvisamente mi alzai presi qualcosa dalla valigia , mi diressi verso il bagno lasciando la mia giovane amante ,sconvolta da quel comportamente ,sola sul letto..
Dopo neanche un minuto tornai dal bagno con un piccolo rasoio della schiuma ,una bacinella d'acqua e un barattolo di crema e dal terrore degli occhi di Eleonora appresi che aveva intuito cosa volevo farle .
Era timida,inesperta e forse non si sentiva pronta per queste cose; me ne accorsi ma volevo andare avanti per la mia strada.
Presi i sui polsi,e li legai dolcemente con un foulard ai bordi del letto.
"Stai tranquilla..ma sai..a me piace senza nessun pelo li sotto. Sapevo che non ti era concesso e quindi mi ero preparato.Ora stai serena o ti devo bendare e imbavagliare..ma non mi sembra in caso no?"
Rivolsi poi le mie attenzioni verso il suo morbido pelo,cospargendolo di schiuma.Poi continuai a riempire di baci il viso e il collo di Eleonora,che si trovava in una posizione tesa che metteva in risalto le sue giovani forme.
"Brava...stai serena e rilassati"
La schiuma fece effetto sui peli del pube, presi il rasoio e depilai l'inguine accuratamente.
Il rasoio scorreva sull'inviolato pube della mia giovane cugina e lasciava sotto la sua scia la pelle chiara e liscia dell'inguine ormai rasato,che gradivo sempre di piu mentre Eleonora mi guardava un po' perplessa negli occhi .quando ebbi finito puli' il rasoino nella bacinella di acqua bollente e spalmai una crema profumata sul suo inguine.
Scesi a baciare il suo corpo fino a strisciare la mia lingua sull'ombelico della ragazza.
Le mie labbra scesero sempre di più fino a raggiungere il ventre,e il liscissimo pube :le mie labbra si fermarono sulle parti più intime della ragazza,mentre
lei tremava e fremeva.Poi sali' e cominciai a baciare il delicato e vergine clitoride.
Lei teneva gli occhi chius ansimava e mi faceva capire che voleva che continuassi con le mie dolci attenzioni a quella,prima di allora ,cosi' segreta parte del suo corpo.
Stringendola dai morbidi fianchi tornai a rivolgere le mie attenzioni sui piccoli seni di Eleonora,tornati morbidi.
Comincai' a stimolare i piccoli capezzoli con il pollice e l'indice,che bagnavo nella bocca di Eleonora ormai in estasi.
Mentre inturgidivo un capezzolo,baciavo l'altro,mentre con tenere parole e quelle che ormai stavano diventando gemiti ,Eleonora mi pregava di continuare a
provocarle quel piacere intenso e mai provato.
Mentre le baciavo il seno,le mie mani scesero giu e tornarono a poggiarsi sulle grandi labbra di Eleonora.
Il dito indice e il medio sprofondarono all'interno in cerca di quel piccolo foro inviolato e vergine .
Eleonora fece una smorfia di dolore ed allora sali con le dita e dopo averle bagnate negli umori della fanciulla continuai ad accarezzare e stimolare quel dolce bocciolo che pulsava,sempre + rosso e gonfio,tra le gambe di mia cugina.
Facevo dei cerchietti intorno ad esso,mentre con una mano facevo questo,con l'altra percorrevo le braccia di mia cugina per liberarla e presa una sua mano,la condussi fino al mio membro,e la infilai dentro i miei boxer.
La ragazza fino a quel giorno non aveva mai toccato un pene,e fu sorpresa forse dalle sue dimensione e dalla sua consistenza.
Cercavo di guidare ELeonora a masturbarlo e a toccarlmelo come mi piaceva : accompagnata dalla mia mano comincio' a scorrere avanti e indietro
Chiusi gli occhi e la mia bocca si fece semiaperta e mentre continuavamo ad arrecarci piacere a vicenda,le nostre labbra si schiusero ancora una volta in un bacio lunghissimo.
I nostri corpi erano a strettissimo contatto tra di loro,mentre diventavano sempre + caldi,e i battiti dei loro cuori diventavano sempre + frequenti.
Decisi di accostarmi sopra di lei :Eleonora aveva capito che era il momento di fare l'amore,ma sembrava ancora insicura.
Ancora una volta le presi con dolcezza le mani e gliele legai al bordo del letto.
Mentre infilavo il preservativo allargai le gambe della mia timida compagna e le indicai la posizione migliore a rendere la prima penetrazione meno dolorosa.
Eleonora fiduciosa segui i miei consigli e alzo' le gambe,ripiegandole su se stesse Mi sfilai i Boxer e mi adagiai sopra il corpo della mia compagna.
Apri le grandi labbra umidissime con due dita e appoggiai li la punta del mio pene,spingendo dolcemente fino a intrudurlo per metà la ragazza era tra l'estasi e la paura di cio' che le stava succedendo.
Mi muovevo avanti e indietro,e anche Eleonora ondeggiava il bacino acconsentendo al forte piacere.
Con movimenti ritmati iniziai a penetrarla, sempre di piu' fin quando, in un improvviso gemito di dolore, la liberai dalla sua verginita': il mio membro durissimo la penetrava finalmente in tutta la sua lunghezza, sentivo la sua calda fica avvolgermi.
Lei iniziò a godere ancora di piu'; la sentivo arrapatissima e tutta bagnata , il suo liquido vaginale mi colava fin sui testicoli mentre continuavo a scoparla con sempre più vigore.
Lei impazzita e preda di un piacere delirante muovendosi spasmodicamente sotto di me in preda a una voglia che dopo troppo tempo trova finalmente il suo sfogo venne sopraffatta da un primo improvviso orgasmo.
"Cielo che bello! Lo sento tutto dentro!” mi disse lei eccitata.
“Se ti faccio male dimmelo” replicai io.
“No no, ... spingimelo tutto dentro, piu' che puoi! Mi piace troppo!”.
Ero ormai eccitatissimo e sarebbero bastati pochi attimi all'orgasmo,se non avessi invitato Eleonora a cambiare posizione.
“Cielo che bello! Lo sento tutto dentro!” mi dice lei eccitata.
Le slegai i polsi e la invitai a distendersi sopra il mio corpo nudo.
Appena il mio pene entrò nel grembo di lei,le insegnai ad ondeggiare avanti e indietro,per provocare piacere ad entrambi, a decidere il ritmo e far toccare il pene con le parti della vagina che le provocavano un più intenso piacere.
Era bellissimo sentire la sua calda vagina bollente e umida avvolgere il mio pene. Iniziò a cavalcarmi piano, io potevo godere del suo lento massaggio pubico, mentre con le mani le palpavo le giovanissime tette che mi trovavo difronte
Sentivo i suoi gemiti di piacere,..
Finalmente iniziava a lasciarsi andare anche nei modi e nelle espressioni: “Sfondami tutta , mi sento una vera porca! Fammi sentire tutto il tuo cazzo dentro! ”
Poi iniziò a prendere confidenza con la posizione e cavalcava sempre meglio, godendo di piu' anche lei.
Stavo raggiungendo l'orgasmo, le inflissi le ultime spinte con maggior vigore mentre eiaculavo dentro di lei, lei gemette piu' forte, stava godendo come mai aveva goduto prima. Estrassi il mio pene dalla sua calda fica, tutta bagnata, e la baciai in bocca. Mentre sorrideva era dolcissima. Lei mi toccò il pene, curiosa, guardava lo sperma raccolto nel preservativo; andai verso il bagno per pulirmi. Lei stanca ma contenta si sdraiò sul letto.
Mi stesi a fianco a lei per abbracciarla: ci accarezzammo e ci baciammo. Era stato splendido, eccitante e dolce al tempo stesso.
Eravamo stanchi e sudati, faceva molto caldo.
Rimanemmo a lungo abbracciati fino a quando, vista l'ora ci ricomponemmo per la notte ..il giorno dopo sarebbe stato molto più intenso di quello appena trascorso.
"La prima volta è stata tranquilla cara cuginetta... ma non abituarti troppo bene" le dissi mentre le diedi una pacca sul sedere come augurio di buona notte

Traduzione di famiglia – cap 2- Prima di partire mia sorella mia saluta …

Potete inviare commenti(anche negativi) recensioni e richieste a bes_1982@libero.it .
Se ci sarà interesse per questa storia continuerò a pubblicare il seguito.


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Il mio blog.
http://blog.libero.it/iraccontidibes/ .


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Nei giorni a seguire iniziai a pensare a Eleonora e a quello che sarebbe da li a poco successo.

Non avevo mai pensato a mia cugina in veste sessuale e non immaginavo nemmeno che tipo di ragazza mi sarei trovato difronte in certe occasioni.
Non avendo una casa per ospitarla e non volendo essere sotto gli occhi di tutti decisi di fare una cosa diversa : prenotare un'intera settimana in un'albergo riservato e molto carino sul lago.
Gli mandai un sms con scritto : "Venerdi sera appena torno dal lavoro ti porto via . Fatti trovare pronta .Prepara la valigia per una settimana.Portati dietro quello che preferisci."
Mi rispose " Una settimana? Ma non era previsto ? E dove mi porti?"
Le risposi " Ho deciso di fare qualche cambiamento alle regole. Dove ti porto è un segreto"
Sapevo che Eleonora non era la tipica ragazza da cose sexy , sopratutto conoscendo la nostra famiglia sapevo che non le avrebbero mai concesso di comprarle.
Presi quindi un pomeriggio libero e andai a fare compere.
Le comprai un vestito elegante estivo e un vestitino nero cortissimo,una camicetta trasparente e una minigonna
Vidi un un negozio di intimo e comprai, consigliato da una giovane commessa un bellissimo completo bianco con tanga, reggiseno a balconcino e reggicalze ,una corta camicia da notte rosa molto trasparente e una guepiere nera, molto sgambata, con merletti e reggicalze.
Iniziavo ad immaginare che effetto potesse fare vedere quelle cose indossate da mia cugina.
La sera prima le mandai un sms con scritto " sei pronta"?
Mi rispose " non vedo l'ora..sono emozionata..ti ho appena pensato..con mamma che mi guardava .. per fortuna non ci sarà domani"
Quella sera mentre ero in vasca a farmi il bagno senti bussare
"Sono Alessandra.. devo fare pipì mi apri ?. Era mia sorella.
All'inizio dissi di no ma poi lei mi disse " se mi apri ti aiuto a lavare la schiena... non vuoi?"
Quell'offerta mi turbo'. Sulle prime mi venne spontaneo rispondere di no',
Ma poi non la trovari una cosa cosi anormale visto quello che stava succedendo in famiglia , alla zia Giorgia , a Eleonora , a quanto era successo con lei per merito della tradizione
-"Allora tesoro, mi apri? Non vuoi che ti aiuti? Dai, non aver vergogna...ti ricordi che ti ho sverginato io?... forse te lo sei scordato... ma ... lo so gia' come sei fatto!..."- disse lei con voce maliziosa.
La suadente insistenza di mia sorella e il fatto che avesse ragione per colpa di quella tradizione che ora mi stava coinvolgendo in prima persona alfine mi convinse.
Entrando in bagno si presento' con una polo molto scollata e piuttosto larga che, nel chinarsi, lasciava il seno completamente esposto al mio sguardo. Indossava una gonna stretta ed aderente che lasciava generosamente scoperte le gambe .
La posizione sdraiata e ravvicinata mi permetteva la visione fino alle mutandine...
Ne fui come piacevolmente attratto e questa piacevolezza si riverbero' in una intensa erezione.

-"Vedo che non hai neppure iniziato a lavarti, ma cosa aspetti?... che l'acqua si sia completamente raffreddata?" Dai cuginetto, ora ti aiuto io , tanto i tuoi sono usciti lasciandoci soli"

Lo sapevo : era l'ennesima ritualità della nostra tradizione. Chi ti svergina prima che tu lo faccia con qualcun'altro viene a "trovarti".
Mia sorella inizio' ad insaponarmi partendo dal collo e poi continuo' a lavarmi accuratamente in tutte le parti che emergevano
dall'acqua, lasciando che parlassero solo gli sguardi sorridenti e compiaciuti. Poi lei ruppe il silenzio:
-"Ora alzati tesoro, che ti devo lavare sotto..."-
Dopo un'attimo di incertezza mi sollevai dall'acqua.
La nuova posizione pero' mi mise subito a disagio: ora nulla poteva nascondere la mia impertinente erezione.
La forza dell'erezione scopriva un'ampia parte del glande che all'osservazione appariva gonfio, lucido e di color rosso scuro, mentre dall'asta
trasparivano vene e venuzze visibilmente dilatate.
Cercai istintivamente di coprirmi, ma un brivido mi percorse quando mi senti' impalmare i testicoli.
Presto mi accorsi che si faceva particolarmente insistente, come se mia sorella volesse delicatamente valutare la dimensione e la posizione delle mie ghiandole all'interno dello scroto...
"Eh si', la zia giorgia mi ha raccontato dell'altra sera , di come ormai sei proprio diventato grande ed esperto...non come quando ti ho sverginato io"
Ad un certo punto vidi la mano insaponata di lei cingermi il pene, mentre senti' l'altra scorrermi lungo la riga dei glutei insistendo delicatamente
e con lievi penetrazioni nel lavaggio dell'orifizio anale.
Quel massaggio congiunto in pochissimo tempo mi provoco' un vero e proprio scombussolamento interno
"Lasciati andare..." mi sussurrò.
Io non potevo crederci, ero eccitato come non mai ma mi sforzavo di non venire subito, volevo godermi questo momento il più a lungo possibile.
"Dai Marco aiuta la tua sorellina nel massaggio, muovi il bacino su e giù”
La mano aumentò di velocità ed io assecondai la richiesta simulando il movimento della scopata, ma dentro di me cercai di non lasciarmi andare del tutto chiusi gli occhi per cercare di concentrarmi su qualcos’altro ma quando li riaprii vido l'altra mano di Alessandra che scesa fra le sue cosce,iniziava a spostarsi le mutandine...
Fu troppo per me, inarcai la schiena, in maniera istintiva alzai il bacino , mia cugina capì che stavo per venire e aumentò l’intensità :fu il colpo di grazia
L’orgasmo fu forte ed intenso : mi aveva prosciugato e così scivolai piano piano nell’incoscienza mentre lei si ricomponeva per uscire dal bagno.
“..volevo solo augurarti un buon week end con la nostra cuginetta...lo so che vorresti scoparmi ma ... questo non è previsto"
Recuperai la lucidità e afferrata per un braccio le dissi
"voglio cambiare un pò di regole. Con Eleonora andrò via una settimana .. vorrei avviarla in quei giorni anche al sesso a 3. Ti va di venire a trovarci?"
Mi fissò con occhi sopresi
" anche questo non è previsto . Ma mandami per sms l'indirizzo e chissà ".
Poi prima di uscire mi disse
" Ho lasciato di la una cosina per voi, apritela solo quando siete insieme" ed uscì

È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 18)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Il mattino successivo mi colse beatamente addormentata sul seno di Hanna. Avevamo trascorso l'intera notte a fare l'amore, a coccolarci e ad assaporaci finché il sonno ci aveva travolte. Il suo profumo di vaniglia mi riempiva le narici. Non resistetti, le succhiai un capezzolo. Hanna sorrise nel sonno e spalancò le gambe.
Sorrisi felice di trovarmi lì con lei. Mi misi a sedere sul letto e la guardai dormire.
Ora sapevo cosa fare. Come Hanna aveva predetto, la sbronza e tutto ciò che era successo durante quella notte mi avevano concesso una pausa, uno stop, un momentaneo stand by che mi era servito per raggranellare la lucidità necessaria per capire ciò che volevo. Prima però regalai ad Hanna il più bel risveglio che si possa avere.
Scesi piano dal letto, facendo attenzione a non svegliarla, e dal bagno presi un pennello da trucco con le setole morbidissime e un flacone di olio di mandorle.

Con la stessa accortezza di prima tornai accanto a lei e mi rigirai il pennello fra i polpastrelli facendolo scorrere sull'interno coscia di Hanna. Dal ginocchio risalii lentamente la gamba fino all'inguine, piroettai sul monte di Venere e scesi sull'altra gamba, dall'inguine al ginocchio, per poi tornare sui miei passi e fermarmi al centro.
Hanna iniziò a gemere ancor prima di svegliarsi. Carezzai con quelle morbide setole le sue ali ancora chiuse, vezzeggiando le piccole labbra che sbucavano come la timida lingua di un gatto addormentato.
Gemendo e ansimando ormai sveglia, ma senza aprire gli occhi, raccolse i talloni vicino alle natiche, spalancando le cosce e schiudendo il suo fiore fra le mie mani. Con due dita separai le grandi labbra porgendo al sole del mattino il rosa acceso della sua pelle, e vi passai il pennello facendolo roteare delicato e leggiadro. Il piccolo promontorio dondolava stuzzicato e dalla fessura brillò una goccia di rugiada.
Versai qualche goccia di olio sulle dita e le feci scivolare unite sulla sua pelle accesa di desiderio. I suoi gemiti si fecero più intensi così come le mie carezze. Sentii il clitoride gonfio sotto le mie dita, le piccole labbra morbide danzare fra le mie falangi e l'umida fessura che attendeva di essere varcata. La penetrai con un dito mentre il resto della mano stimolava tutto il resto, poi lo sfilai  e lo feci scivolare su, attraversando le sue valli, fino a raggiungere il clitoride. Le mie mani danzavano prive di qualsiasi attrito su quella pelle delicata, prive di ogni resistenza. L'olio levava ogni possibile fastidio che quel contatto poteva provocare ad Hanna.
Massaggiai le grandi labbra, mi feci scorrere quelle piccole e il clitoride fra le dita, giocai col sesso di Hanna rimbalzando lo sguardo dal suo viso distorto dagli spasmi del piacere, al suo fiore così bello e seducente. Hanna stava per raggiungere il capolinea, il suo ancheggiare aumentava così come i gorgheggi gutturali che gorgogliavano dalla sua gola. Presi il pennello per le setole, unsi il manico scaldandolo un poco e lo avvicinai alla fessura di Hanna. Con la punta stuzzicai il perimetro dell'apertura, poi la varcai.
Hanna, presa dalla foga, afferrò il pennello e lo infilò interamente dentro di sé fino allo setole, poi lo estrasse e lo rificcò di nuovo, dentro e fuori, dentro e fuori ad un ritmo sempre più forsennato. Io mi concentrai sul gonfio promontorio che stava implorando attenzione. Con una mano allargai le grandi labbra e con l'altra massaggiai e carezzai il clitoride finché un acuto si librò nell'aria per poi planare lieve e delicato come un sussurro di beatitudine.

«Scappa con me - Mi sussurrò guardandomi trasognata - Insomma, credo che prima di decidere cosa fare dovresti staccare la spina per un po', e una vacanza potrebbe schiarirti le idee»

«Mi sembra un'ottima idea»

«Fantastico - Esclamò sedendosi di scatto, già carica di entusiasmo - Ho una casetta in riva al mare dove potremmo rifugiarci per tutto il tempo che vorrai»

«Perfetto! Non subito però, prima devo fare una cosa»

«Hai ragione - Disse maliziosa avvicinandosi a me, intrufolando l'indice fra le mie ali e facendolo scorrere fino alla base per poi risalire - Prima c'è una cosa importantissima da fare - Mi succhiò un capezzolo e lo titillò con la lingua. Il desiderio friggeva e pulsava fra le mie cosce - Una cosa che non può proprio aspettare»

Io, già eccitata per aver giocato con lei, mi crogiolai nelle sue carezze, e, gemendo, mi sdraiai sul letto e la lasciai fare. Lei rotolò sul mio corpo finché il suo viso si trovò fra le mie gambe e mi spinse le cosce in alto, avvicinando le ginocchia al petto e le allargò completamente. Ero bagnata, intrisa di miele esattamente come la voglia di essere baciata, assaggiata, succhiata, leccata e penetrata dalla sua lingua fino allo sfinimento, fino a non avere più forza, fino ad essere prosciugata di tutto e riempita solo dal sublime piacere che sapeva darmi. Sì, sarei andata con lei in capo al mondo, l'avrei seguita ovunque e avremmo fatto l'amore in ogni modo e in ogni luogo, libere e selvagge come il desiderio che ci univa e che ci arroventava la pelle.
Quella voglia matta e intransigente che ti costringe a cedere ad ogni tentazione possibile e immaginabile. Io ero questo, ero piacere allo stato puro, volevo godere, godere e basta e seguivo chiunque stuzzicasse le mie fantasie e quietasse le mie voglie. Ero questo, Eric aveva ragione.
Eric, in quel momento pensai che non mi sarebbe affatto dispiaciuto che su quel letto ci fosse anche lui a penetrarmi e a trafiggermi in ogni pertugio. Lui e Hanna insieme per farmi godere e io lì a far godere loro. Se poi ci fossero stati anche Patrick e Big sarebbe stato davvero l'apoteosi del piacere. L'eccitazione m'irretiva la mente e liberava le mie fantasie più erotiche e sfrenate, mentre la lingua di Hanna si tuffò nella mia fessura, ed io impazzii.
Urlavo e godevo mentre lei mi leccava ovunque insinuandosi in ogni anfratto senza tralasciare nemmeno il minimo lembo di pelle. Quando prese il pennello quasi venni all'istante. Lentamente mi penetrò col manico esattamente come prima avevo fatto con lei, e il pensiero che quello stesso oggetto era stato poco prima dentro il suo corpo caldo ed era ancora umido dei suoi umori, amplificò il piacere, irrorando la mia pelle, correndo attraverso le mie vene raggiungendo i muscoli, il fegato, lo stomaco, i polmoni, il cuore, tutto. Ero un unico nervo carezzato dalla lingua di Hanna.
Tolse il pennello dalla mia fessura e penetrò il mio pertugio inumidito dalla sua saliva. Non credevo fosse possibile, ma il piacere crebbe fin quasi a farmi male, volevo scoppiare, gridare. Presi un cuscino e me lo portai sul viso per attutire i miei urli. Hanna spingeva il pennello dentro di me, lo sfilava e lo spingeva ancora dentro. I miei muscoli si contraevano e accompagnavano i suoi gesti ed ero incapace di controllare i miei spasmi. Sentivo il miele sgorgare e Hanna lo raccoglieva e lo gustava come se fosse stato il più dolce dei nettari.


È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 18)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Il mattino successivo mi colse beatamente addormentata sul seno di Hanna. Avevamo trascorso l'intera notte a fare l'amore, a coccolarci e ad assaporaci finché il sonno ci aveva travolte. Il suo profumo di vaniglia mi riempiva le narici. Non resistetti, le succhiai un capezzolo. Hanna sorrise nel sonno e spalancò le gambe.
Sorrisi felice di trovarmi lì con lei. Mi misi a sedere sul letto e la guardai dormire.
Ora mi era più chiaro quel che dovevo fare. Come Hanna aveva predetto, la sbronza e tutto ciò che era successo durante quella notte mi avevano concesso una pausa, uno stop, un momentaneo stand by che mi era servito per raggranellare la lucidità necessaria per capire ciò che volevo. Prima però regalai ad Hanna il più bel risveglio che si possa avere.
Scesi piano dal letto, facendo attenzione a non svegliarla, e dal bagno presi un pennello da trucco con le setole morbidissime e un flacone di olio di mandorle.
Con la stessa accortezza di prima tornai accanto a lei e mi rigirai il pennello fra i polpastrelli facendolo scorrere sull'interno coscia di Hanna. Dal ginocchio risalii lentamente la gamba fino all'inguine, piroettai sul monte di Venere e scesi sull'altra gamba, dall'inguine al ginocchio, per poi tornare sui miei passi e fermarmi al centro.
Hanna iniziò a gemere ancor prima di svegliarsi. Carezzai con quelle morbide setole le sue ali ancora chiuse, vezzeggiando le piccole labbra che sbucavano come la timida lingua di un gatto addormentato.
Gemendo e ansimando ormai sveglia, ma senza aprire gli occhi, raccolse i talloni vicino alle natiche, spalancando le cosce e schiudendo il suo fiore fra le mie mani. Con due dita separai le grandi labbra porgendo al sole del mattino il rosa acceso della sua pelle, e vi passai il pennello facendolo roteare delicato e leggiadro. Il piccolo promontorio dondolava stuzzicato e dalla fessura brillò una goccia di rugiada.
Versai qualche goccia di olio sulle dita e le feci scivolare unite sulla sua pelle accesa di desiderio. I suoi gemiti si fecero più intensi così come le mie carezze. Sentii il clitoride gonfio sotto le mie dita, le piccole labbra morbide danzare fra le mie falangi e l'umida fessura che attendeva di essere varcata. La penetrai con un dito mentre il resto della mano stimolava tutto il resto, poi lo sfilai e lo feci scivolare su, attraversando le sue valli, fino a raggiungere il clitoride. Le mie mani danzavano prive di qualsiasi attrito su quella pelle delicata, prive di ogni resistenza. L'olio levava ogni possibile fastidio che quel contatto poteva provocare ad Hanna.
Massaggiai le grandi labbra, mi feci scorrere quelle piccole e il clitoride fra le dita, giocai col sesso di Hanna rimbalzando lo sguardo dal suo viso distorto dagli spasmi del piacere, al suo fiore così bello e seducente. Hanna stava per raggiungere il capolinea, il suo ancheggiare aumentava così come i gorgheggi gutturali che gorgogliavano dalla sua gola. Presi il pennello per le setole, unsi il manico scaldandolo un poco e lo avvicinai alla fessura di Hanna. Con la punta stuzzicai il perimetro dell'apertura, poi la varcai.
Hanna, presa dalla foga, afferrò il pennello e lo infilò interamente dentro di sé fino allo setole, poi lo estrasse e lo rificcò di nuovo, dentro e fuori, dentro e fuori ad un ritmo sempre più forsennato. Io mi concentrai sul gonfio promontorio che stava implorando attenzione. Con una mano allargai le grandi labbra e con l'altra massaggiai e carezzai il clitoride finché un acuto si librò nell'aria per poi planare lieve e delicato come un sussurro di beatitudine.
«Scappa con me - Mi sussurrò guardandomi trasognata - Insomma, credo che prima di decidere cosa fare dovresti staccare la spina per un po', e una vacanza potrebbe schiarirti le idee.»
«Mi sembra un'ottima idea!» Hanna aveva decisamente ragione. Quell’idea mi elettrizzò.
«Fantastico - Esclamò sedendosi di scatto, già carica di entusiasmo - Ho una casetta in riva al mare dove potremmo rifugiarci per tutto il tempo che vorrai.»
«Perfetto! Non subito però, prima devo fare una cosa.»
«Hai ragione, - Disse maliziosa avvicinandosi a me, intrufolando l'indice fra le mie ali e facendolo scorrere fino alla base per poi risalire - prima c'è una cosa importantissima da fare - Mi succhiò un capezzolo e lo titillò con la lingua. Il desiderio friggeva e pulsava fra le mie cosce - Una cosa che non può proprio aspettare.»
Io, già eccitata per aver giocato con lei, mi crogiolai nelle sue carezze, e, gemendo, mi sdraiai sul letto e la lasciai fare. Lei rotolò sul mio corpo finché il suo viso si trovò fra le mie gambe e mi spinse le cosce in alto, avvicinando le ginocchia al petto e le allargò completamente. Ero bagnata, intrisa di miele esattamente come la voglia di essere baciata, assaggiata, succhiata, leccata e penetrata dalla sua lingua fino allo sfinimento, fino a non avere più forza, fino ad essere prosciugata di tutto e riempita solo dal sublime piacere che sapeva darmi. Sì, sarei andata con lei in capo al mondo, l'avrei seguita ovunque e avremmo fatto l'amore in ogni modo e in ogni luogo, libere e selvagge come il desiderio che ci univa e che ci arroventava la pelle.
Quella voglia matta e intransigente che ti costringe a cedere ad ogni tentazione possibile e immaginabile. Io ero questo, ero piacere allo stato puro, volevo godere, godere e basta e seguivo chiunque stuzzicasse le mie fantasie e quietasse le mie voglie. Ero questo, Eric aveva ragione.
Eric, in quel momento pensai che non mi sarebbe affatto dispiaciuto che su quel letto ci fosse stato anche lui a penetrarmi e a trafiggermi in ogni pertugio. Lui e Hanna insieme per farmi godere e io lì a far godere loro. Se poi ci fossero stati anche Patrick e Big sarebbe stato davvero l'apoteosi del piacere. L'eccitazione m'irretiva la mente e liberava le mie fantasie più erotiche e sfrenate, mentre la lingua di Hanna si tuffò nella mia fessura, ed io impazzii.
Urlavo e godevo mentre lei mi leccava ovunque insinuandosi in ogni anfratto senza tralasciare nemmeno il minimo lembo di pelle. Quando prese il pennello quasi venni all'istante. Lentamente mi penetrò col manico esattamente come prima avevo fatto con lei, e il pensiero che quello stesso oggetto era stato poco prima dentro il suo corpo caldo ed era ancora umido dei suoi umori, amplificò il piacere, irrorando la mia pelle, correndo attraverso le mie vene raggiungendo i muscoli, il fegato, lo stomaco, i polmoni, il cuore, tutto. Ero un unico nervo carezzato dalla lingua di Hanna.
Tolse il pennello dalla mia fessura e penetrò il mio pertugio inumidito dalla sua saliva. Non credevo fosse possibile, ma il piacere crebbe fin quasi a farmi male, volevo scoppiare, gridare. Presi un cuscino e me lo portai sul viso per attutire i miei urli. Hanna spingeva il pennello dentro di me, lo sfilava e lo spingeva ancora dentro. I miei muscoli si contraevano e accompagnavano i suoi gesti ed ero incapace di controllare i miei spasmi. Sentivo il miele sgorgare e Hanna lo raccoglieva e lo gustava come se fosse stato il più dolce dei nettari.

È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 17)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Svuotata e leggera, galleggiai nel languido torpore che segue l'orgasmo. Quel breve lasso di tempo in cui i sensi sono ancora annebbiati e confusi e in cui il piacere frigge ancora fra le cosce. È l'istante in cui precipiti dolcemente verso la realtà, ed è tanto più lungo quanto più in alto ti ha spinto l'estasi. Come un paracadutista che si getta dall'aereo e che si gode l'ebrezza del volo e della libertà che solo gli uccelli hanno, prima toccare nuovamente il suolo.

«Perché mi stavi seguendo?» Domandai allo sconosciuto, quando rimisi i piedi a terra.

«Volevo offrirti un caffè, ma questo è stato decisamente meglio, - Rispose, segregando di nuovo il suo membro dentro i pantaloni. Lo guardai incantata. Avevo una voglia folle di prendere quel fantastico dardo fra le mani, di seguirne i rigonfiamenti delle vene, di giocare con lui fino a vederlo eruttare sul mio viso - Però non dovresti scopare col primo che passa»

«E tu non dovresti infilarlo dentro la prima pazza che incontri»


Il suo viso si aprì in un sorriso sincero.

«Posso offrirti un caffè ora?»

«È meglio di no, però accetterei volentieri un passaggio»

Lo squillo del cellulare mi fece schiantare di nuovo nella realtà. Era Eric. Ora, rinvigorita dall'orgasmo e rivendicata la mia libertà, mi sentii abbastanza forte per affrontarlo.

«Amore dove sei?» Esordì preoccupato.
Aveva la voce tesa di chi non sa cosa aspettarsi. Ero uscita dal percorso che aveva costruito per me.

«Non chiamarmi così, tu non sai nulla dell'amore! Sei solo un bugiardo, esattamente come il tuo amico. Ora so tutto, ho scoperto il tuo inganno» Risposi imbufalita.

«Lo so, ma Denise devi credermi, io ti amo»

«Piantala! - Urlai. La mia voce rimbombò nel vicolo - Tu non mi hai mai amata, altrimenti non mi avresti gettata nel letto di un altro uomo»


«Perché no? Quello è solo sesso, e lo sai anche tu» Respinse le mie accuse con la pacata sicurezza di chi sa di avere la carta vincente.

È solo sesso, le stesse parole che avevo detto a Patrick per ribattere ai suoi discorsi sull'amore.

«Mi hai mentito! - Lo assalii, cercando un appiglio al quale aggrapparmi per incolparlo - Perché non me l'hai detto che volevi una storia aperta?»

«Perché non avresti mai accettato. Ti saresti trincerata dietro tutti i tuoi luoghi comuni da brava ragazza senza capire cosa ti stavi perdendo. Dovevi sbatterci la testa da sola. Io e te non siamo fatti per la monogamia e mi eccita da morire sapere che mia moglie sta godendo per mano di un altro uomo. Non sai quante volte, tornando a casa, ho sperato di trovarti a letto con un altro o meglio ancora, con un'altra donna» Quel pensiero intrise la sua voce di desiderio.

«Tu sei malato!» Lo apostrofai, sconcertata. Sotto, sotto, però, una parte di me era anche attratta da quella prospettiva così libertina, peccaminosa e trasgressiva.
In fondo, ad eccitarmi di più nella storia con Patrick, era stato proprio il senso di trasgressione, di andare contro corrente, di essere una lussuriosa peccatrice agli occhi di chi non sapeva quali piaceri si stava perdendo, e ora non potevo certo essere io la bacchettona che accusava Eric di essere esattamente ciò che ero io.

«Se per te, volere che la propria moglie sia libera di godere come e quando vuole è una malattia, allora sì, sono malato - Ero confusa, non capivo se ciò che mi proponeva era la libertà più assoluta o la follia più totale. Mi aveva mentito, sì, ma tecnicamente lo avevo fatto anch'io con lui - In fondo, mi pare che ti sia divertita parecchio, ed è questo quello che conta»

«Quindi sono libera di farlo con chiunque, in qualunque momento?»

«Ma certo, a condizione, però, che poi torni sempre da me»

«Ti informo, allora, che ho appena scopato in un vicolo, con uno sconosciuto dal cazzo enorme, ma non tornerò a casa. Non stasera.»

Chiusi la telefonata senza attendere la sua replica. 
Il ragazzo mi guardava con un'espressione stralunata, e compiaciuta, ma non mi chiese nulla.
Si mise a cavallo della sua moto, mi prestò il suo casco e sfrecciammo via infilandoci nel traffico di una serata qualunque.

«Dammi il tuo numero» Mi supplicò, quando scesi dalla moto.

«Non credo sia una buona idea» Risposi.

«Non ho detto che lo sia, ma vorrei rivederti»

«No, tu vorresti riscoparmi» Lo stuzzicai.

«Oh, sì - Ammise, chinando timidamente il capo - Ma vorrei davvero offrirti anche un caffè»

Allungai la mano affinché mi porgesse il suo telefono e memorizzai il mio numero sotto la voce "La Ninfa del vicolo".
Prima di andarmene mi avvicinai al suo viso e lo baciai, succhiai il suo labbro e violai la sua bocca con la lingua, cercando la sua. Afferrai il suo favoloso membro che già gonfiava i pantaloni e, prima che fosse troppo tardi, mi allontanai sorridendo maliziosa, mordendomi il labbro che sapeva di lui. Vidi il desiderio fiammeggiargli negli occhi.

«A presto Big» Sussurrai.

«Big? Io non sono Big» Rispose perplesso.

«Oh, sì che lo sei»

Lo sconosciuto comprese che mi riferivo al suo membro, e baldanzoso e gongolante si mise il casco e sfrecciò via in sella alla sua moto.

Hanna mi aprì la porta vestita solo con una larga t-shirt sbiadita. Una spalla usciva dal collo largo fin sotto l'ascella, e l'eleganza delle sue gambe nude, lunghe e affusolate, la rendeva sexy da far paura.

«Denise?! - Esclamò sorpresa - Avanti, entra» E si scostò per lasciarmi passare.

Non sapevo dove andare, non avevo un soldo con me, non avevo voglia di tornare a casa e nemmeno di rifugiarmi da mia sorella. Avevo bisogno di parlare liberamente di ciò che mi era successo, mi serviva un aiuto, un consiglio e l'unica che me lo avrebbe dato senza giudicarmi era Hanna.
Seduta accanto a lei nel divano, le raccontai ogni cosa, senza tralasciare nessun particolare, le rovesciai addosso la storia dall'inizio alla fine e, se da un lato parlarne mi liberava da un peso, dall'altro rendeva tutto drammaticamente reale. Fu come ripiombare nuovamente nella confusione che mi aveva travolta quando avevo scoperto l'inganno di Eric.
Hanna ascoltò tutto senza dire una parola finché il mio telefono squillò. Era un numero sconosciuto.
Sorrisi immaginando che fosse Big, ma quando risposi, ad assalirmi fu un'altra voce:

«Denise, sono Patrick»

Eric aveva chiamato Patrick, lo aveva informato di tutto o forse aveva sperato di trovarmi da lui, ma il solo sentire la sua voce mi diede la nausea. Tutte le parole che avrei voluto rovesciargli addosso m'ingolfarono lo stomaco. Gli chiusi il telefono in faccia.

«Era Patrick» Sussurrai con gli occhi bassi.

«Bene - Esclamò risoluta Hanna, alzandosi - c'è solo una cosa da fare - Prese il mio cellulare e lo spense, poi mi guardò e disse - Sbronzarci!» I suoi occhi guizzavano di luce.

«Cosa?» Domandai incredula. Come poteva quella essere una soluzione?

«Non ti preoccupare, domani quando ti sveglierai ritroverai tutto quanto esattamente com'è ora, però magari sarai abbastanza lucida da capire cosa fare. Su, dai, vieni come me»

Mi prese per mano, mi trascinò in camera sua dove svuotò l'armadio alla ricerca di un abito adatto a me e si levò la t-shirt restando completamente nuda, per nulla intimidita dalla mia presenza. Il suo seno dirompente e sodo sfidava la gravità con una protervia incantevole, il suo corpo magro e tonico lo faceva sembrare ancora più abbondante. Ammirai il ventre piatto, la perfetta rotondità delle natiche da cui, chinandosi per indossare la gonna, sbirciarono voluttuose le labbra. Mi mancò il respiro e mi rifugiai in bagno per non cedere al desiderio di carezzare quel corpo, di sentirne la delicatezza sotto le dita e di saggiarne il sapore, assaporandolo e respirandolo.

Scegliemmo un locale poco distante dall'abitazione di Hanna, ci sedemmo in un angolo appartato e ordinammo due cocktail ai quali ne seguirono altri e altri ancora, tutti offerti da uomini desiderosi di infilare i loro piselli sotto le nostre corte gonne, ma quella sera non ce n'era per nessuno.
Sarà stato l'alcool, la voglia di evadere e annullarsi nuovamente, o semplicemente il desiderio represso di donarci l'un l'altra, ma mi ritrovai la sua bocca sulla mia.
Lentamente le sue labbra carnose e fresche iniziarono a succhiare le mie. Chiusi gli occhi gustandomi quell'estatico bacio e cercai la sua lingua. Un fremito mi guizzò fra le cosce. Volevo Hanna e lei voleva me.
Da sotto il tavolo Hanna mi sfiorò il ginocchio e risalì la coscia, un brivido rotolò sulla mia pelle pregustando l'attimo in cui le sue dita si sarebbero tuffate fra i miei anfratti. Allargai le gambe e gemetti, quando le sue dita s'immersero nei miei umori, ma non mi staccai dalla sua bocca. Spostai il bacino in avanti, appoggiandomi sulla punta dello sgabello, per lasciarle più pelle possibile. Hanna separò con magistrale delicatezza le grandi labbra e scivolò giù fino alla fessura per poi risalire fino al clitoride e tornare giù. Il mio sesso era interamente nella sua mano e lo vezzeggiava, lo stordiva, lo irretiva e lo estasiava. Lo sentii gonfiarsi fra le sue mani, espandersi e contrarsi avviluppando il più sfrenato desiderio.

«Andiamo a casa mia» Sussurrò Hanna.

Io ero talmente eccitata che non persi tempo a rispondere, mi alzai pronta a schizzare via dal locale.
Durante il breve tragitto barcollammo tenendoci per mano, sostando qua e là per baci fugaci e per audaci carezze. Mi sentivo una ragazzina senza altri pensieri per la testa se non ciò che sarebbe accaduto da lì a breve.
Quando arrivammo alla porta d'ingresso, Hanna, stordita dall'alcool, faticò a trovare le chiavi e, mentre tentava d'infilarle nella toppa, io varcai la sua fessura con due dita. Le chiavi le caddero e si appoggiò con le mani alla porta per non cadere. Ansimò intrisa di voglia come le mie dita che entravano e uscivano da lei. Mi chinai per raccogliere le chiavi e infilai la mia lingua fra le sue labbra raccogliendone il miele.

«Oddio ... Sì» Rantolò.

Con isterica fretta varcammo finalmente la soglia e senza nemmeno spogliarci mi chinai fra le sue gambe e iniziai a saggiare il suo frutto delicato, a succhiare le sue labbra piccole e armoniose, ad insinuarmi nella sua fessura e a vezzeggiarle il clitoride.
Hanna, urlando e gemendo, si appoggiò al muro e posò un piede sul mobile dell'ingresso. Il suo fiore sbocciò per me. Allargai le grandi labbra e leccai pienamente la sua pelle, poi mi concentrai sul grinzoso pertugio. Lo stuzzicai con la punta della lingua percorrendone il contorno, sentendone la resistenza e anche la voglia suprema che lo faceva contrarre. Umettai un dito scivolando fra gli umidi anfratti di Hanna e poi lo varcai. Hanna rantolò e chinò il capo indietro in preda all'estasi. Stava godendo.
Con un altro dito violai la sua fessura e concentrai la mia lingua sul suo clitoride.


«Sì, sì, sì, così ....» I suoi gemiti seguirono il suo ancheggiare sulla mia bocca finché sazia scivolò a terra, stordita dal piacere.
Le bastarono pochi istanti per riprendersi, poi, mi scagliò addosso uno sguardo libidinoso che m'incendiò più di quanto già non fossi e, gattonando, mi raggiunse.
Baciò la mia bocca, ingaggiò con la mia lingua una danza forsennata e mi spogliò.
Mi fece alzare e accomodare sulla poltrona accanto a noi, appoggiai i talloni sui braccioli spalancandomi a lei. La sua bocca mi lambì il collo e scivolò giù sul mio seno. Succhiò i miei capezzoli, mentre le sue dita varcarono la mia fessura. Ero fradicia di piacere, intrisa di desiderio fino all'osso. Allargai le cosce più che potei spostando il bacino in avanti per godere a pieno delle sue carezze.
La sua bocca rotolò sul mio ventre e, finalmente, approdò fra le mie gambe.
Separò le ali, leccò il mio miele, s'intrufolò nei miei pertugi e stuzzicò il mio clitoride con una delicatezza e una maestria che mai prima d'allora avevo provato.
Mi eccitava vedere la sua chioma bionda fra le mie gambe e vedere la sua lingua donarmi piacere. Più la guardavo più il desiderio cresceva. Poi le sue dita si tuffarono nei miei pozzi di piacere, mentre la sua bocca continuò a baciarmi e baciarmi ininterrottamente finché chiusi gli occhi, chinai il capo indietro e arricciai i piedi in preda ad un orgasmo che pareva interminabile.
Urlai, imprecai, affondai le unghie nella mia carne stordita dall'estasi.
Hanna non smise di carezzarmi. Continuò, delicatamente, a sfiorare la mia pelle intorpidita dal piacere, lusingandola e preparandola a godere nuovamente. La nostra notte era appena cominciata.






È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 17)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Svuotata e leggera, galleggiai nel languido torpore che segue l'orgasmo. Quel breve lasso di tempo in cui i sensi sono ancora annebbiati e confusi e in cui il piacere frigge ancora fra le cosce. È l'istante in cui precipiti dolcemente verso la realtà, ed è tanto più lungo quanto più in alto ti ha spinto l'estasi. Come un paracadutista che si getta dall'aereo e che si gode l'ebrezza del volo e della libertà che solo gli uccelli hanno, prima di toccare nuovamente il suolo.
«Perché mi stavi seguendo?» Domandai allo sconosciuto, quando rimisi i piedi a terra.
«Volevo offrirti un caffè, ma questo è stato decisamente meglio, - Rispose, segregando di nuovo il suo membro dentro i pantaloni. Lo guardai incantata. Avevo una voglia folle di prendere quel fantastico dardo fra le mani, di seguirne i rigonfiamenti delle vene, di giocare con lui fino a vederlo eruttare sul mio viso - Però non dovresti scopare col primo che passa!»
«E tu non dovresti infilarlo dentro la prima pazza che incontri!»
Il suo viso si aprì in un sorriso sincero.
«Posso offrirti un caffè ora?»
«È meglio di no, però accetterei volentieri un passaggio.»
Lo squillo del cellulare mi fece schiantare di nuovo nella realtà. Era Eric. Ora, rinvigorita dall'orgasmo e rivendicata la mia libertà, mi sentii abbastanza forte per affrontarlo.
«Amore dove sei?» Esordì preoccupato.
Aveva la voce tesa di chi non sa cosa aspettarsi. Ero uscita dal percorso che aveva costruito per me.
«Non chiamarmi così, tu non sai nulla dell'amore! Sei solo un bugiardo, esattamente come il tuo amico. Ora so tutto, ho scoperto il tuo inganno!» Risposi imbufalita.
«Lo so, ma Denise devi credermi, io ti amo!»
«Piantala! - Urlai. La mia voce rimbombò nel vicolo - Tu non mi hai mai amata, altrimenti non mi avresti gettata nel letto di un altro uomo!»
«Perché no? Quello è solo sesso, e lo sai anche tu» Respinse le mie accuse con la pacata sicurezza di chi sa di avere la carta vincente.
È solo sesso, le stesse parole che avevo detto a Patrick per ribattere ai suoi discorsi sull'amore.
«Mi hai mentito! - Lo assalii, cercando un appiglio al quale aggrapparmi per incolparlo - Perché non me l'hai detto che volevi una storia aperta?»
«Perché non avresti mai accettato. Ti saresti trincerata dietro tutti i tuoi luoghi comuni da brava ragazza senza capire cosa ti stavi perdendo. Dovevi sbatterci la testa da sola. Io e te non siamo fatti per la monogamia e mi eccita da morire sapere che mia moglie sta godendo per mano di un altro uomo. Non sai quante volte, tornando a casa, ho sperato di trovarti a letto con un altro o meglio ancora, con un'altra donna» Quel pensiero intrise la sua voce di desiderio.
«Tu sei malato!» Lo apostrofai, sconcertata. Sotto, sotto, però, una parte di me era anche attratta da quella prospettiva così libertina, peccaminosa e trasgressiva.
In fondo, ad eccitarmi di più nella storia con Patrick, era stato proprio il senso di trasgressione, di andare contro corrente, di essere una lussuriosa peccatrice agli occhi di chi non sapeva quali piaceri si stava perdendo, e ora non potevo certo essere io la bacchettona che accusava Eric di essere esattamente ciò che ero io.
«Se per te, volere che la propria moglie sia libera di godere come e quando vuole è una malattia, allora sì, sono malato - Ero confusa, non capivo se ciò che mi proponeva era la libertà più assoluta o la follia più totale. Mi aveva mentito, sì, ma tecnicamente lo avevo fatto anch'io con lui - In fondo, mi pare che ti sia divertita parecchio, ed è questo quello che conta.»
«Quindi sono libera di farlo con chiunque, in qualunque momento?»
«Ma certo, a condizione, però, che poi torni sempre da me.»
«Ti informo, allora, che ho appena scopato in un vicolo, con uno sconosciuto dal cazzo enorme, ma non tornerò a casa. Non stasera.»
Chiusi la telefonata senza attendere la sua replica. 
Il ragazzo mi guardava con un'espressione stralunata, e compiaciuta, ma non mi chiese nulla.
Si mise a cavallo della sua moto, mi prestò il suo casco e sfrecciammo via infilandoci nel traffico di una serata qualunque.
«Dammi il tuo numero» Mi supplicò, quando scesi dalla moto.
«Non credo sia una buona idea» Risposi.
«Non ho detto che lo sia, ma vorrei rivederti.»
«No, tu vorresti riscoparmi» Lo stuzzicai.
«Oh, sì! - Ammise, chinando timidamente il capo - Ma vorrei davvero offrirti anche un caffè.»
Allungai la mano affinché mi porgesse il suo telefono e memorizzai il mio numero sotto la voce "La Ninfa del vicolo".
Prima di andarmene mi avvicinai al suo viso e lo baciai, succhiai il suo labbro e violai la sua bocca con la lingua, cercando la sua. Afferrai il suo favoloso membro che già gonfiava i pantaloni e, prima che fosse troppo tardi, mi allontanai sorridendo maliziosa, mordendomi il labbro che sapeva di lui. Vidi il desiderio fiammeggiargli negli occhi.
«A presto Big» Sussurrai.
«Big? Io non sono Big» Rispose perplesso.
«Oh, sì che lo sei!»
Lo sconosciuto comprese che mi riferivo al suo membro, e baldanzoso e gongolante si mise il casco e sfrecciò via in sella alla sua moto.
Hanna mi aprì la porta vestita solo con una larga t-shirt sbiadita. Una spalla usciva dal collo largo fin sotto l'ascella, e l'eleganza delle sue gambe nude, lunghe e affusolate, la rendeva sexy da far paura.
«Denise?! - Esclamò sorpresa - Avanti, entra» E si scostò per lasciarmi passare.
Non sapevo dove andare, non avevo un soldo con me, non avevo voglia di tornare a casa e nemmeno di rifugiarmi da mia sorella. Avevo bisogno di parlare liberamente di ciò che mi era successo, mi serviva un aiuto, un consiglio e l'unica che me lo avrebbe dato senza giudicarmi era Hanna.
Seduta accanto a lei nel divano, le raccontai ogni cosa, senza tralasciare nessun particolare, le rovesciai addosso la storia dall'inizio alla fine e, se da un lato parlarne mi liberava da un peso, dall'altro rendeva tutto drammaticamente reale. Fu come ripiombare nuovamente nella confusione che mi aveva travolta quando avevo scoperto l'inganno di Eric.
Hanna ascoltò tutto senza dire una parola finché il mio telefono squillò. Era un numero sconosciuto.
Sorrisi immaginando che fosse Big, ma quando risposi, ad assalirmi fu un'altra voce:
«Denise, sono Patrick.»
Eric aveva chiamato Patrick, lo aveva informato di tutto o forse aveva sperato di trovarmi da lui, ma il solo sentire la sua voce mi diede la nausea. Tutte le parole che avrei voluto rovesciargli addosso m'ingolfarono lo stomaco. Gli chiusi il telefono in faccia.
«Era Patrick» Sussurrai con gli occhi bassi.
«Bene, - Esclamò risoluta Hanna, alzandosi - c'è solo una cosa da fare - Prese il mio cellulare e lo spense, poi mi guardò e disse - Sbronzarci!» I suoi occhi guizzavano di luce.
«Cosa?» Domandai incredula. Come poteva quella essere una soluzione?
«Non ti preoccupare, domani quando ti sveglierai ritroverai tutto quanto esattamente com'è ora, però magari sarai abbastanza lucida da capire cosa fare. Su, dai, vieni come me.»
Mi prese per mano, mi trascinò in camera sua dove svuotò l'armadio alla ricerca di un abito adatto a me e si levò la t-shirt restando completamente nuda, per nulla intimidita dalla mia presenza. Il suo seno dirompente e sodo sfidava la gravità con una protervia incantevole, il suo corpo magro e tonico lo faceva sembrare ancora più abbondante. Ammirai il ventre piatto, la perfetta rotondità delle natiche da cui, chinandosi per indossare la gonna, sbirciarono voluttuose le labbra. Mi mancò il respiro e mi rifugiai in bagno per non cedere al desiderio di carezzare quel corpo, di sentirne la delicatezza sotto le dita e di saggiarne il sapore, assaporandolo e respirandolo.
Scegliemmo un locale poco distante dall'abitazione di Hanna, ci sedemmo in un angolo appartato e ordinammo due cocktail ai quali ne seguirono altri e altri ancora, tutti offerti da uomini desiderosi di infilare i loro piselli sotto le nostre corte gonne, ma quella sera non ce n'era per nessuno.
Sarà stato l'alcool, la voglia di evadere e annullarsi nuovamente, o semplicemente il desiderio represso di donarci l'un l'altra, ma mi ritrovai la sua bocca sulla mia.
Lentamente le sue labbra carnose e fresche iniziarono a succhiare le mie. Chiusi gli occhi gustandomi quell'estatico bacio e cercai la sua lingua. Un fremito mi guizzò fra le cosce. Volevo Hanna e lei voleva me.
Da sotto il tavolo Hanna mi sfiorò il ginocchio e risalì la coscia, un brivido rotolò sulla mia pelle pregustando l'attimo in cui le sue dita si sarebbero tuffate fra i miei anfratti. Allargai le gambe e gemetti, quando le sue dita s'immersero nei miei umori, ma non mi staccai dalla sua bocca. Spostai il bacino in avanti, appoggiandomi sulla punta dello sgabello, per lasciarle più pelle possibile. Hanna separò con magistrale delicatezza le grandi labbra e scivolò giù fino alla fessura per poi risalire fino al clitoride e tornare giù. Il mio sesso era interamente nella sua mano e lo vezzeggiava, lo stordiva, lo irretiva e lo estasiava. Lo sentii gonfiarsi fra le sue mani, espandersi e contrarsi avviluppando il più sfrenato desiderio.
«Andiamo a casa mia» Sussurrò Hanna.
Io ero talmente eccitata che non persi tempo a rispondere, mi alzai pronta a schizzare via dal locale.
Durante il breve tragitto barcollammo tenendoci per mano, sostando qua e là per baci fugaci e per audaci carezze. Mi sentivo una ragazzina senza altri pensieri per la testa se non ciò che sarebbe accaduto da lì a breve.
Quando arrivammo alla porta d'ingresso, Hanna, stordita dall'alcool, faticò a trovare le chiavi e, mentre tentava d'infilarle nella toppa, io varcai la sua fessura con due dita. Le chiavi le caddero e si appoggiò con le mani alla porta per non cadere. Ansimò intrisa di voglia come le mie dita che entravano e uscivano da lei. Mi chinai per raccogliere le chiavi e infilai la mia lingua fra le sue labbra raccogliendone il miele.
«Oddio ... Sì!» Rantolò.
Con isterica fretta varcammo finalmente la soglia e senza nemmeno spogliarci mi chinai fra le sue gambe e iniziai a saggiare il suo frutto delicato, a succhiare le sue labbra piccole e armoniose, ad insinuarmi nella sua fessura e a vezzeggiarle il clitoride.
Hanna, urlando e gemendo, si appoggiò al muro e posò un piede sul mobile dell'ingresso. Il suo fiore sbocciò per me. Allargai le grandi labbra e leccai pienamente la sua pelle, poi mi concentrai sul grinzoso pertugio. Lo stuzzicai con la punta della lingua percorrendone il contorno, sentendone la resistenza e anche la voglia suprema che lo faceva contrarre. Umettai un dito scivolando fra gli umidi anfratti di Hanna e poi lo varcai. Hanna rantolò e chinò il capo indietro in preda all'estasi. Stava godendo.
Con un altro dito violai la sua fessura e concentrai la mia lingua sul suo clitoride.
«Sì, sì, sì, così...» I suoi gemiti seguirono il suo ancheggiare sulla mia bocca finché sazia scivolò a terra, stordita dal piacere.
Le bastarono pochi istanti per riprendersi, poi, mi scagliò addosso uno sguardo libidinoso che m'incendiò più di quanto già non fossi e, gattonando, mi raggiunse.
Baciò la mia bocca, ingaggiò con la mia lingua una danza forsennata e mi spogliò.
Mi fece alzare e accomodare sulla poltrona accanto a noi, appoggiai i talloni sui braccioli spalancandomi a lei. La sua bocca mi lambì il collo e scivolò giù sul mio seno. Succhiò i miei capezzoli, mentre le sue dita varcarono la mia fessura. Ero fradicia di piacere, intrisa di desiderio fino all'osso. Allargai le cosce più che potei spostando il bacino in avanti per godere a pieno delle sue carezze.
La sua bocca rotolò sul mio ventre e, finalmente, approdò fra le mie gambe.
Separò le ali, leccò il mio miele, s'intrufolò nei miei pertugi e stuzzicò il mio clitoride con una delicatezza e una maestria che mai prima d'allora avevo provato.
Mi eccitava vedere la sua chioma bionda fra le mie gambe e vedere la sua lingua donarmi piacere. Più la guardavo più il desiderio cresceva. Poi le sue dita si tuffarono nei miei pozzi di piacere, mentre la sua bocca continuò a baciarmi e baciarmi ininterrottamente finché chiusi gli occhi, chinai il capo indietro e arricciai i piedi in preda ad un orgasmo che pareva interminabile.
Urlai, imprecai, affondai le unghie nella mia carne stordita dall'estasi.

Hanna non smise di carezzarmi. Continuò, delicatamente, a sfiorare la mia pelle intorpidita dal piacere, lusingandola e preparandola a godere nuovamente. La nostra notte era appena cominciata.