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Sesso al ristorante

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Sesso al ristorante

Si usa sempre. Quando termina la scuola, quando termina un corso ad un seminario, in cui un certo numero di persone hanno lavorato insieme per alcuni mesi, ci si ritrova per una cena, o più semplicemente,per una pizza. E così è stato anche con il corso per la patente europea del computer.
La serata si presentava piuttosto monotona, poiché in realtà non avevo legato con molte persone, o meglio, avevo legato con una sola persona, per cui mi sarei trovato quasi sicuramente a dover chiacchierare di niente con persone che, finita la cena, non avrei quasi certamente più rivisto; mentre avrei gradito una serata con la mia amica. Mi preparai senza troppo entusiasmo ed uscii di casa all’ultimo momento.
Dopo i soliti convenevoli, a tavola feci in modo di trovarmi di fronte a L***, l’unica persona per cui ero uscito quella sera. A fianco avevo la collega che mi aveva assalito durante tutto il corso perché le spiegassi quello che doveva fare e che non riusciva assolutamente a capire. Ma ero certo che quest’ultima non si sarebbe interessata più di tanto a me. E fu così.
Incominciai una chiacchierata fitta con L***, che quella sera aveva indossato un abito davvero elegante: tailleur grigio scuro, una camicia e scarpe con tacchi davvero vertiginosi. Aveva anche indossato un paio di calze color carne davvero notevoli. Il profumo, un po’ maschile, lo avevo notato già da diverso tempo: le stava benissimo. E lei era davvero incantevole. Nei mesi del corso avevo avuto modo di chiacchierare a lungo con lei e ormai ci conoscevamo abbastanza; almeno: lei conosceva me, i miei gusti, le mie manie, se vogliamo. Io di lei conoscevo meno, perché su queste cose lei era molto riservata. Avevamo incominciato a chiacchierare tra noi quando mi ero lasciato andare ad un complimento, del resto meritato, sui suoi piedi. Era ancora la fine di settembre ed era caldo, per cui lei era arrivata al corso con delle infradito che mi avevano fatto girare la testa: aveva un paio di piedini difficilmente superabili, con unghie laccate di un rosso vivo; e, considerando la mia passione per i piedini, miei occhi erano caduti su di loro e così le avevo anche rivelato la mia passione. Nei mesi trascorsi, avevamo parlato spesso di piedi, ma ormai il tempo l’aveva costretta a coprirli e quella visione era sfumata. Ma quella sera indossava un paio di scarpe scollate che lasciavano poco all’immaginazione ed io cercavo ogni occasione per far cadere il mio sguardo su di loro, senza trascurare il resto, ovviamente.
Eravamo alla fine dell’antipasto quando sentii qualcosa che sfiorava la mia gamba. Sono cose che succedono, a volte, ma questo qualcosa non aveva l’aria di essere Adv casuale. Sentivo che mi sfiorava non solo la caviglia e non certo per caso. Risaliva lungo la gamba, all’interno ed all’esterno con insistenza. Mi chinai con una scusa e li vidi. L***, approfittando dell’intimità creata dalla tovaglia molto lunga, aveva sfilato le scarpe ed i suoi piedini erano lì, libero, avvolti nel nylon, con le unghie laccate di rosso vivo, conturbanti. E mi stava sfiorando le gambe salendo e scendendo.
Mi rialzai e la guardai. Mi guardava con un’aria assolutamente indifferente, ma era solo l’apparenza. Continuammo a mangiare ed a chiacchierare, rispondendo anche agli altri che ci coinvolgevano nella loro conversazione. Ma il mio pensiero era a quei piedini che mi scorrevano, e che, ad un certo punto, si erano posti sulle mie ginocchia, invitandomi a sfiorarli. Non c’era bisogno di scuse: mangiavo con la destra e con la sinistra, posta sotto la tovaglia, sfioravo le dita calde e delicate della mia amica. Risalivo lungo il dorso e sotto la pianta ora dell’uno ora dell’altro piedino. E lei continuava a sfiorarmi le ginocchia e mi guardava chiacchierando con calma e obbligandomi a rispondere alle sue domande. Quasi torturandomi: costringendomi a limitare il contatto, che avrei voluto diventasse più forte ed intenso. Ma mi liberò lei stessa da questa situazione. Scusandosi, si alzò dirigendosi perso i bagni.
Non era passato un minuto che qualcuno mi chiamò al cellulare.
“Ti sto aspettando…” era lei.
“Dove?”
“Sono nei bagni. Vieni.”
Non avevo bisogno di scuse. Tenendo sempre il cellulare all’orecchio mi allontanai dalla tavola e mi diressi verso i bagni.
Era lì. Mi a

spettava. Era sulla porta di quello che poteva essere uno sgabuzzino. Entrò ed io la seguii. Chiude la porta e accese la luce. Si trattava di uno sgabuzzino abbastanza grande. L*** si era seduta velocemente su una pila di tovaglie. Si stava sfilando le scarpe.
“Non possiamo stare via molto tempo. Ma hai tutto il tempo di baciarmeli.”
Mi chinai verso quelle perle.
Avvicinai le labbra alle dita ed incominciai a baciarle; poi risalii, come avevo fatto prima sotto il tavolo con la mano, lungo il dorso e lungo le piante. Passavo le labbra sulle calze di nylon e sentivo, sotto di loro, la seta della pelle liscia e morbida.
Mi stavo eccitando.

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Donna eccitata finge di essere ubriaca

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Donna eccitata finge di essere ubriaca

ragazza_ubriaca.jpgFinalmente l’ultimo dell’anno. Avevamo sistemato in nostri figli dai nonni ed ora, dopo averli invitati, stavamo aspettando una coppia di amici conosciuti l’estate prima in Sardegna. Con loro avremmo cenato in un ristorante e poi via, per locali notturni tutta la notte. Per l’occasione mi ero agghindata in maniera sublime. A parte la splendida acconciatura che mi ero fatta fare dalla parrucchiera, indossavo un vestito da sera nero e lungo fino alle caviglie, ma con una scollatura e uno spacco laterale da infarto. Le spalline erano quasi inesistenti e si allungavano sopra i seni per un bel pò, prima di cedere il passo alla leggerissima stoffa che avrebbe avuto il compito di coprire il mio seno. Mansione assolta solo parzialmente poiché, ad ogni movimento, dovevo portare una mano al petto per impedire ai miei paffuti capezzoli di saltar fuori e dare spettacolo. A dire il vero lo spettacolo lo davano lo stesso, anche se nascosti dall’esile panno che faceva risaltare la loro forma morbida e tondeggiante, posizionata alla sommità di una quarta abbondante. Quel vedo non vedo aveva infastidito leggermente mio marito, ma di fronte a tanta beltà capitolò, dichiarando:
” Diego e Anna ti hanno visto in topless e perizoma quest’estate, quindi non penso che si scandalizzeranno.”
Io ero felicissima. Se a mio marito bastava quella scusa, a me andava benissimo. Non vedevo l’ora di attirare l’attenzione di qualche sconosciuto con qualche fugace ed “innocente” esibizione.
Non avevo avvisato Carlo di essere sprovvista di mutandine. Su consiglio della gentilissima commessa che mi aveva venduto il vestito, la quale aveva velatamente dichiarato la totale incompatibilità di tale indumento con qualsiasi capo di intimo, non avevo messo il tanga. Sotto ero completamente nuda, a parte due autoreggenti che spuntavano sbarazzine dal vertiginoso spacco laterale. Non dissi nulla perché, conoscendo la gelosia di mio marito, se si fosse accorto di tale mancanza avrei dovuto fare i conti con una bella scenata, ma questo mi eccitava ancora di più. Fare una cosa proibita ha un gusto maggiore.
Finii di vestirmi indossando i miei tacchi a spillo e proprio in quel momento suonò il campanello. Ci recammo insieme alla porta ed accogliemmo in nostri amici ritrovandoci, però, davanti ad una sorpresa. Insieme a loro c’era anche Paolo, il loro figlio diciassettenne.
Piccola parentesi su questo ragazzo. Bellissimo, con due occhi azzurri in cui perdersi, un fisico atletico e possente, ma un pochino timido ed introverso.
” Scusateci!” Dichiarò Diego cercando di togliersi dall’imbarazzo. ” Non sapevamo proprio cosa fare!…La festa a cui era stato invitato è saltata e così….”
Sorridemmo e accogliemmo quel piccolo intruso senza problemi. L’importante era passare una bella serata tutti insieme.
Entrarono per un aperitivo e mentre mio marito chiamava il ristorante per far aggiungere un posto, io li accompagnai in salotto. Ci facemmo i reciproci complimenti per come eravamo vestiti, ma mentre io e la mia amica ci abbracciavamo dopo tanto tempo, notai una cosa sconvolgente. Stavo osservando il vestito di Anna, che niente aveva da invidiare al mio, e con la coda dell’occhio vidi l’espressione di Paolo. Mi stava mangiando con gli occhi. Si era messo in disparte e silenziosamente guardava il mio corpo come un assatanato. Mi accorsi che dalla sua posizione poteva sbirciarmi sia lo spacco che la scollatura. Il risveglio del mio demone fu devastante. Il mio pudore se ne andò sbattendo la porta e la mia capacità di giudizio, che in quel momento doveva ricordarmi chi era quella persona intenta a spiarmi, aveva esposto il cartello di sciopero.
Senza pensarci due volte mi piegai con la scusa di osservare le bellissime scarpe di Anna. Lo feci non preoccupandomi della scollatura. Uscirono tutte e due assieme. Le mie due enormi tette erano esplose fuori ed ora penzolavano in tutto il loro splendore, libere da ogni costrizione. La mia amica non poteva vedere quello che stavo facendo, ma suo figlio si! Rimasi lì per qualche secondo, facendo finta di non essermi accorta della presenza di Paolo e mentre chiedevo particolari sulle calzature, cercai di mostrare il più possibile. Mi odiavo! Ero messa quasi alla pecorina, le mie tette erano completamente fuori dal vestito e stavo facendo sbavare un diciassettenne, ma non riuscivo ad impedire di eccitarmi. Sentii le mie grandi labbra schiudersi sotto la dolce spinta di un’onda di umori. I muscoli del mio inguine cominciarono a pulsare in modo incontrollato e procurarmi così quello stato di arrapamento totale che mi rende assai pericolosa. Con uno sforzo riuscii ad alzarmi, non prima di aver sbirciato di sottecchi la patta del mio ammiratore. La sua mano destra era infilata in tasca e copriva il bersaglio, ma il movimento che compivano le sue dita era inconfondibile.
Ancora una volta ci ero riuscita. Avevo fatto eccitare qualcuno mostrandogli le mie grazie. Sentii la mia fica allungarsi e dilatarsi, come se dovesse accogliere quell’uccello duro che non vedevo. Avrei voluto fiondarmi su quella cerniera lampo, ed inginocchiata come la più umile delle serve, aprirla e tirare fuori quel giovane cazzo che, sicuramente, sarebbe stato in grado di sborrare svariate volte prima di lanciare la spugna. Avrei voluto far vedere a quell’adolescente cosa è in grado di fare una “tardona” infoiata, ma fu lui a precedermi chiedendomi, mentre mi rialzavo:
” Asia?! Posso andare in bagno?”
” Certo! Vai pure!” Risposi gentilmente.
Mentre lui imboccava il corridoio feci sedere Anna sul divano e gli servii l’aperitivo. Non riuscivo ad impedirmi di sognare quel giovane uomo seduto sulla tazza ed intento a segarsi mentre pensava a quello che gli avevo appena mostrato. Non resistetti e con la scusa che dovevo indossare ancora i miei gioielli, infilai il corridoio per recarmi in camera. Come vi ho già accennato in un racconto precedente, il mio bagno ha una porta-finestra che dà su un poggiolo in comune con la camera da letto. Senza pensare a quello che stavo facendo mi infilai nella stanza ed uscii direttamente sul balcone. Infischiandomene del freddo pungente di dicembre, mi recai alla porta del bagno constatando, felicemente, che il mio ammiratore non si era preoccupato di calare la tapparella. Solo una leggera tenda semitrasparente faceva da barriera al mondo esterno. Probabilmente troppo eccitato, non aveva considerato quel particolare. Mi avvicinai al vetro e sbirciai all’interno del bagno. Lo feci ansimando come un toro.
Presa da una forza oscura mi ritrovavo a fare la guardona in casa mia e questo mi fece bagnare ulteriormente, obbligandomi a dimenticare di essere in procinto di spiare un ragazzetto non ancora maggiorenne. Non mi interessava! Volevo vedere quanto il mio esibizionismo era riuscito ad eccitare una persona.
Mi avvicinai al vetro e quello che vidi mi fece emettere un gemito. Lui era seduto sul bordo della vasca, con i pantaloni completamente abbassati. Ad occhi chiusi si stava menando la cappella in modo convulso. Era splendido da guardare. La sua verga, molto notevole, la percorreva da cima a fondo con dei sapienti colpi di mano. Vedevo il suo glande viola e duro sparire ritmicamente nel palmo, per ricomparire sempre più grosso e bagnato. Non riuscii a trattenermi, infilai una mano sotto il vestito e raggiunsi il grilletto. Lo trovai fradicio e sensibilissimo. Lo sfiorai appena appena, quel tanto da farmi rabbrividire di piacere ed intanto mi immaginavo di entrare in quel bagno ed inginocchiarmi a bocca aperta di fronte a quell’uccello quasi imberbe. Lui non ci mise molto a godere ed io lo feci con lui. Come percorsa da una scarica elettrica mi gustai un orgasmo favoloso. Nascosta dietro ad un vetro, ero imbambolata ad osservare un giovane intento sborrare sulle mattonelle del mio bagno, mentre, sicuramente, pensava alle tette che gli avevo appena mostrato. Lo vedevo contrarsi agli spasmi di un godimento adolescenziale, stava imbrattando il pavimento con i suoi potenti schizzi di sperma e questo sembrava non preoccuparlo. Quella visione mi aveva regalato un piacere indescrivibile e decisi che lui sarebbe stato la mia prossima preda. Giusto o sbagliato che fosse.
Rientrai in camera appena in tempo per sentire mio marito rimproverarmi per la lungaggine. Uscii dopo qualche minuto e trovai tutti ad attendermi. Pensavo che l’orgasmo appena procuratami avesse sbollentato i miei istinti, ma dovetti ricredermi quando, scendendo con l’ascensore, mi ritrovai a fare i conti con la mano morta del mio giovane spasimante. Lui, il falso timido, fingendo di dover raccogliere la sciarpa scivolatagli a terra, si cimentò in una tastata degna del migliore dei molestatori. Feci finta di niente e mi gustai quel palmo gentile che con un movimento lento e languido aveva accarezzato una delle mie natiche. Quel gesto mi portò di schianto con la memoria alle nostre ferie di agosto. Adesso capivo il motivo per cui quel bel ragazzetto non si spostava mai dalle nostre sdraio. Io e sua madre ce l’avevamo sempre fra i piedi e a nulla servivano i nostri consigli su come conoscere qualche nuova amica, che magari passava li vicino e se lo mangiava con gli occhi. Lui no! Sempre con la sua macchina fotografica digitale a scattare migliaia di foto. In quel momento realizzai che la maggior parte di quegli scatti venivano fatti di nascosto e i soggetti eravamo io e sua madre che, a dire il vero, non ci risparmiavamo affatto sul mostrarci quasi completamente nude. Entrambe avevamo l’abitudine di prendere il sole coperte solo da un insignificante ed estremo tanga il quale, più di una volta, nei pochi momenti di solitudine concessici, slacciavamo ai fianchi per eliminare anche quell’antiestetica righetta chiara che rimane dopo ore di esposizione ai raggi solari. Adesso mi era chiaro perché, un giorno in cui ci eravamo appisolate e il mio costume si era spostato un pochino troppo, diventando una irresistibile fessura sul proibito, lui era di fianco a me con la sua fotocamera in mano e subito dopo il mio risveglio, con una scusa, si era ritirato in bagno uscendone con un’espressione soddisfatta.
Me lo immaginai chiuso nello stanzino come lo avevo visto poco prima, ma con il video della sua fotocamera acceso ed intento a far scorrere le immagini della mia fica fotografata di nascosto.
Mi resi conto che in quell’ascensore c’era un’esibizionista convinta, accompagnata da un voyeur di prima categoria. Una coppia destinata a fare scintille!
Nel breve lasso di tempo che impiegammo per scendere gli undici piani del nostro palazzo, fui costretta a subire altri due attacchi alle natiche e ad ogni colpo il mio spudorato ammiratore si faceva sempre più azzardato. Si era posizionato proprio dietro di me e fregandosene del braccio di mio marito che mi cingeva la vita, si stava divertendo ad accarezzarmi il culo. Io facevo finta di niente, continuando a ridere alle battute spiritose dei nostri amici. L’ultimo affondo, poco prima di arrivare al piano terra, fu micidiale. Rassicurato dalla mia indifferenza, il perverso ammiratore mi infilò una mano a cucchiaino in mezzo alla natiche, raggiungendo il mio morbido e bagnatissimo nido. L’unica cosa che separava le sue dita dalla mia fica fradicia era il leggero tessuto elasticizzato. Ero talmente bagnata che la mia sborra, dopo aver impregnato la stoffa, era andata ad inumidire le dita del mio molestatore. Non riuscii a trattenermi. Feci cadere la borsa e per raccoglierla mi chinai spudoratamente. Sentii un dito cercare disperatamente la mia fessura, ma dovette accontentarsi di accarezzarla da sopra il vestito. Mentre uscivamo vidi Paolo portarsi la mano al volto per odorare il mio profumo. Depravato! Porco! Schifoso!… Ma mi sarei sollevata volentieri la gonna davanti a tutti e gli avrei chiesto di leccare il mio nettare direttamente alla fonte.
Il viaggio in macchina, per fortuna, fu molto breve. Ero assatanata. Non facevo altro che immaginarmi di essere presa in ogni angolo dal mio nuovo amichetto. Lui era seduto di fianco a me, immobile e silenzioso, ma la patta dei suoi pantaloni parlava anche troppo. Là sotto c’era un’erezione da urlo, che durò per tutto il viaggio. (Beata gioventù).
Al ritmo sincopato dei lampioni guardavo quel bastone di carne nascosto sotto ai vestiti e dovetti trattenermi per non allungare una mano e godere così di quel turgore. Purtroppo dovevo contenermi. Al suo fianco era seduta quella chiacchierona di sua madre che, con le sue stupide novità, mi distoglieva da tale spettacolo .
Finalmente arrivammo al ristorante. Mi tolsi la pelliccia sotto lo sguardo vigile di Paolo. Ad essere sincera il mio abbigliamento aveva attirato l’attenzione di tutti i maschi presenti in quella sala, ma io avevo occhi solo per lui, il mio voyeur preferito. Lo feci sedere al mio fianco, quello dalla parte dello spacco. Per tutta la serata cercai di tenermi ben lontana dal bordo della tovaglia e ogni volta che mi muovevo, cercavo di farlo in un modo tale da consentirmi di esibire il più possibile. Nelle due ore che ci vollero per cenare, lo feci morire!
Ero arrivata al punto che, per parlare a mio marito seduto a capotavola, praticamente mi sollevavo dalla sedia rimanendo seduta solo con un fianco, obbligando il mio spacco ad aprirsi completamente e scoprire quasi completamente il culo.
Mentre appoggiavo la testa alla spalla di Carlo facendo la gattina affettuosa, mi bagnavo come una troia pensando allo spettacolo a cui stava assistendo Paolo. Il fatto di essere spiata in mezzo alle gambe e sentire il calore di quello sguardo eccitato, mi portò a fare un’esclamazione che era un velato messaggio al mio spasimante. Prendendo il bicchiere in mano esortai tutti a fare un brindisi poi, dopo aver ingurgitato un sorso di vino, dichiarai:
“ Devo smettere di bere, perché l’alcool mi fa fare cose vergognose!”
Ci fu un attimo di sbigottimento generale, ma poi tutto si risolse con altro brindisi. Il messaggio era stato inviato, adesso toccava al mio ammiratore recepirlo al modo giusto. Non ricordo quante bottiglie di vino ordinari quella sera, ma furono veramente tante. Le obiezioni a questo mio nuovo vizio calarono di pari passo alla quantità di alcool che riuscii a far tracannare ai miei commensali. Io fingevo di bere, ma mi preoccupavo che mio marito e i miei due amici lo facessero in modo smodato. Nel frattempo, dato il calo della capacità di attenzione di Carlo, cercai di tenere la scollatura molto distante dalle mie tette. Paolo, dalla sua posizione, poteva godere completamente del mio seno rifatto. Due bocce enormi, sode e rotonde, adornate da due capezzoli gonfi e regolari. Poco prima della mezzanotte avevo raggiunto il mio obbiettivo. Anna, Diego e Carlo, allo stappo dello spumante erano completamente ubriachi. Io fingevo di essere nelle loro condizioni, ma ero perfettamente lucida, tanto da essere riuscita ad escogitare un piano per farmi scopare in tutti i buchi dal mio giovane amichetto. Per immortalare la venuta dell’anno nuovo era d’obbligo scattare alcune fotografie. Sfruttando la passione di Paolo per questo tipo d’arte, gli ordinai a prendere la sua fotocamera ed eternare il momento. Mentre lui si allontanava di qualche passo, io mi sedetti su una sedia, feci accomodare su una delle mie gambe Anna e invitai i nostri mariti a mettersi dietro.
Un’esibizionista come me non poteva farsi sfuggire un’occasione simile. Poco prima che Paolo si mettesse a scattare le foto, mi preoccupai di allargare per bene le gambe. Il flash sarebbe stato spietato. Con il suo fulmineo lampo di luce avrebbe illuminato tutto ciò che fino ad un attimo prima era stato occultato dalla penombra. Sotto invito esplicito del fotografo sorridemmo. Il mio, di sorriso, voleva dire tutto. Spalancai le gambe il più possibile, permettendo così all’obbiettivo di riprendere anche quello che stavo nascondendo sotto la gonna. Dopo la prima foto, controllata sul piccolo video della fotocamera, il giovane porco ci obbligò a farne altre cinque, con la scusa che il risultato non era eccezionale. Nessuno aveva sollevato obiezioni, nemmeno per le lunghe pause che il nostro fotografo si prendeva fra uno flash e l’altro. Io sapevo benissimo il motivo di tali soste e più queste erano lunghe, più mi eccitavo ed allargavo spudoratamente le cosce.
Ci trattenemmo nel locale per un’altra ora e mezza. Lo spumante scorreva a fiumi ed io continuavo a fingere di sorbire da quella fonte inesauribile. Mio marito non capiva più niente, come Anna e Diego, che erano arrivati al punto di biascicare ogni vocabolo emesso dalle loro bocche impastate. Convinto che io fossi nella loro stessa condizione, Paolo era diventato spudorato. Si era seduto di fronte a me affiancando sua madre, e senza farsi alcun problema, ad ogni nostra disattenzione, si era messo a scattare fotografie sotto al tavolo. Il suo il subdolo scopo era quello di centrare un bersaglio che consisteva in una fica depilata e senza mutandine, che io, riparata dalla tovaglia, avevo esposto completamente sedendomi sul bordo della sedia. La ciliegina sulla torta l’aveva messa Carlo che, annebbiato da Bacco, si stava prodigando in toccamenti illeciti sotto alla tavola. Mentre parlava con Diego si cimentò in un ditalino clandestino, portandomi a diventare sempre più porca. La sua mano era scivolata lungo la mia coscia fino a raggiungere la passera spalancata. Con un sorriso malizioso stemperai la brutta espressione assunta da Carlo, quando scoprì di non dover spostare le mutandine per compiere i suoi ambigui movimenti. L’alcool lo aveva reso disinibito.
Io ero andata fuori di testa. Avvinghiata con le mani al suo dito mi stavo masturbando selvaggiamente. Sognavo il cazzo di Paolo intento, con i suoi giovani ed inesperti movimenti, a chiavarmi brutalmente. Vedevo i lampi del flash sotto alla tavola e osservavo la sua espressione eccitata bramare una sega, ma non potevo fare di più. Venni silenziosamente. Un orgasmo da favola. Inondai le dita di mio marito e lui, pensando di essere l’artefice di tanto godimento, mi sussurrò nell’orecchio parole dolcissime e promesse che, sicuramente, non sarebbe riuscito a mantenere.
Ancora una volta speravo che quell’orgasmo avesse spento le mie malsane voglie, ma vedere Paolo che si recava alla toilette tenendo in mano la macchina fotografica, provocò un nuovo risveglio del mio demone.
In quattro e quattr’otto convinsi tutti a tornare a casa a dormire e lasciar perdere i nostri propositi di festeggiamenti notturni. Nessuno obbiettò e dopo un quarto d’ora, speso per la maggior parte nell’attesa del ritorno di Paolo dal bagno, eravamo già in macchina.
Guidai io, sapendo benissimo di non essere brilla. Al mio fianco era salito il giovanotto che, pensando il contrario, mi aiutava ad infilare gli svincoli giusti. Dietro a noi tutto taceva. Morfeo si era impadronito delle menti dei nostri passeggeri. Feci di tutto pur di permettere al mio spacco di scoprire quello che, di solito, si vorrebbe nascondere. Fingendo un’ubriachezza molesta ad ogni semaforo rosso mi agitavo il più possibile finché, finalmente, riuscii a scoprire le mie cosce fino alla passera. Non guardai giù, ma sapevo che il mio pube era completamente scoperto ed ora, sotto la fioca luce dei lampioni, lo stavo mostrando quasi per intero. Avrei voluto essere al posto di Paolo per potermi gustare quella splendida trentacinquenne che, impegnata alla guida, stava mostrando la sua fica depilata ad un adolescente carico di testosterone adolescenziale. Mi impegnai anche a far esplodere una tetta fuori dal vestito e simulando un ebbro imbarazzo, mi scusai affermando che tanto lui mi aveva già vista discinta in spiaggia. Arrivai sotto casa praticamente nuda. Il mio spacco aveva capitolato e le spalline del vestito l’avevano seguito lasciando il bordo della scollatura letteralmente appeso ai capezzoli eretti. Trovai strano che il mio ammiratore non avesse allungato nemmeno un dito per assaporare il paradiso, ma mi bastò l’entrata in ascensore per cambiare subito idea. Stavo sostenendo la “carcassa” di mio marito, quando sentii una mano entrare dallo spacco ed appoggiarsi sul pizzo delle mie autoreggenti ormai fradice di umori. Fingendo un’estrema confusione esclami ad alta voce: ” Carlo?!… Smettila!”
Anna e Diego reagirono a malapena a quella dichiarazione di molestia. Paolo invece si fece molto più audace. Sentii la sua mano salire timida verso quel bersaglio che avrebbe trovato completamente bagnato ed aperto. Solo quel movimento mi portò al limite di un nuovo orgasmo. Spinsi in fuori il sedere e mentre rimproveravo, di nuovo, il mio quasi incosciente marito per una cosa che non stava facendo, agevolai le operazioni al mio giovane visitatore. Le sue dita arrivarono alla fica e subito furono inondate dalla mia voglia. Le sentivo indecise, inesperte, confuse, ma quella titubanza mi faceva morire di piacere. Purtroppo, proprio nel momento in cui Paolo aveva deciso ad infilarsi dentro al mio nido, arrivammo al nostro piano.
Vi risparmio la descrizione di tutto il lavoro che fui obbligata a fare per mettere a letto i tre etilizzati ed arrivo subito al finale. Uscii dal bagno avvolta solo da un accappatoio cortissimo e da una voglia di scopare indescrivibile. Trovai Paolo seduto davanti alla televisione e con una battuta gli intimai di non girare su qualche canale dove qualche bella ragazza si sarebbe mostrata in costume adamitico. Lui non commentò e con il tono di un padre affettuoso mi chiese: ” Come stai?”
La mia risposta fu come un telegramma al suo uccello. Mi sedetti sulla poltrona di fronte a lui e dichiarai apertamente di essere ubriaca fradicia e che doveva impedirmi di addormentarmi perché, altrimenti, non mi sarei svegliata nemmeno con le bombe. Pur di convincerlo del mio stato avevo simulato una grossa difficoltà di deambulazione, associata ad un linguaggio trascinato e confuso.
Lui mi rassicurò, ma sapevo benissimo che stava bramando proprio questo.
Sprofondata nella poltrona feci ciondolare la testa per qualche minuto poi, finsi una perdita totale di coscienza.
Lasciai cadere il capo di lato e per dar forza alla scena mi misi a russare rumorosamente.
Ci vollero poco meno di due minuti prima di sentire la mano di Paolo scrollare con forza una delle mie spalle. Non reagii, feci molto di più! Simulai un sogno erotico esclamando a denti stretti:
” Dai Carlo!…Leccami!”
Dopo trenta secondi mi ritrovai con l’accappatoio aperto, le gambe spalancate e tutto ciò che può far impazzire un uomo in bella vista. Mi sentii osservata in tutto il mio splendore. So di essere una gran bella gnocca, ma cerco continuamente conferma. Adesso ero seduta su una poltrona a gambe aperte, con le mie enormi tette scoperte e con una voglia di essere penetrata incredibile. Ad occhi socchiusi vidi il mio spasimante denudarsi completamente e mettere in mostra un cazzo durissimo. Non lunghissimo, ma grosso da far paura. Finalmente potevo rivedere quella cappella lucida che tanto avevo sognato. Lo vidi intento ad osservarmi le tette e la fessura della fica che, eccitata come non mai, aveva bagnato la pelle nera della poltrona. Ero sicura che il mio grilletto stava dando spettacolo. Madre natura mi ha dotato di un clitoride particolarmente lungo e quando è eccitato si erge come un piccolo ed arrogante cazzo sulle piccole labbra. Un bersaglio irrinunciabile per qualsiasi lingua maschile. Mugolai di piacere mentre lui mi denudava. Questo lo portò ad appoggiare le sue mani sulle mie grosse tette. Prima le accarezzò dolcemente emettendo gemiti di piacere poi, sovrastato dall’eccitazione, cominciò a strizzarmele pizzicandomi con forza i capezzoli. Cominciai ad allargare e chiudere le gambe come per invitarlo laggiù, dove volevo che arrivasse. Nel frattempo lo rassicuravo continuando a chiamare il nome di mio marito, cercando di convincerlo della mia totale incoscienza. Si inginocchiò per terra di fronte a me seguitando a guardami in mezzo alle gambe. Quell’attesa mi stava uccidendo di piacere. Guardavo il suo volto ipnotizzato da quel continuo apri e chiudi sulle mie labbra che stavano colando tutta la mia voglia. La luce soffusa del televisore aumentava a dismisura l’effetto del vedo-non vedo. Finalmente trovò il coraggio di allungare una mano ed appoggiarla su una delle mie ginocchia. Sfruttando quell’occasione, mugolando, scivolai verso il basso e spalancai le gambe. Quel movimento mi aveva consentito di portare la mia passera depilata a pochi centimetri dal volto del mio guardone. Messo a carponi e con le mie ginocchia che gli impedivano qualsiasi fuga laterale, non aveva via di scampo. Sentivo il suo braccio destro muoversi furiosamente contro la mia gamba. Mi stava guardando la fica come fosse la più sublime delle opere d’arte ed intanto si stava masturbando. Il pensiero che il suo caldo getto di piacere finisse inutilmente a terra mi obbligò a sbilanciarmi. Portai una mano sulle grandi labbra, le aprii completamente per mostrarmi ancora di più ed accarezzandomi il grilletto con il dito medio sussurrai: ” Leccami!”
Vidi la sua testa abbassarsi e dopo un secondo sentii una splendida lingua, calda e scivolosa, appoggiarsi sul clitoride. Invocando ancora Carlo lo presi per la nuca con entrambe le mani e lo obbligai ad usare quel giocattolo che aveva in bocca come se fosse un piccolo uccello.
In meno di quindici secondi gli stavo venendo in faccia. Sentii gli spasmi del mio inguine attorno al suo naso e contro le sue labbra. Lo inondai di liquido, mentre cercavo di godere il più sommessamente possibile. La sua sega era arrivata quasi al capolinea. I suoi movimenti erano diventati velocissimi. Non potevo permettergli di sborrare sul mio tappeto o contro la poltrona. Ancora ansimante appoggiai la testa al bracciolo e lo invitai a scaricarsi nella mia bocca. Si alzò di scatto avvicinando la sua cappella enorme alle mie labbra spalancate. Non serviva menarglielo, anche se avrei tanto voluto prenderlo in mano. Rantolando sottovoce mi infilò il suo bastone fin quasi in gola ed esplose in una sequenza di schizzi incredibile. Non riuscii a trattenere tutto il suo sperma. Una buona parte finì sul bracciolo della poltrona imbrattandone il rivestimento. Lo vidi spaventato da questa cosa, tanto da sfilarsi in fretta e recarsi velocemente in cucina a prendere della carta assorbente. Quando tornò lo accolsi con uno spettacolo da urlo. Mi ero girata alla pecorina e rimanendo con il busto appoggiato alla poltrona, avevo allungato la lingua sugli schizzi di sperma che colavano dal bracciolo. Li leccavo come fossero la più gustosa delle creme. Portai una mano sulle natiche e mi infilai un dito nel culo. Lui rimase immobile, ma il suo grosso uccello no. Lo vidi crescere e gonfiarsi di nuovo, fino ad ergersi in una splendida erezione adolescenziale. Gli diventò talmente duro e dritto da arrivare ad appoggiarsi agli addominali, fin quasi a sfiorare l’ombelico. Sapere di essere l’artefice di una tale reazione mi riempì di piacere. Sapevo di averlo messo in grado di assistere ad uno dei più bei spettacoli della natura. Esteticamente parlando trovo la donna messa a carponi e con la schiena inarcata una delle più belle immagini da proporre ad un uomo. Gli stavo offrendo uno spettacolo che si sarebbe ricordato per tutta la vita. Una donna eccitata a tal misura da arrivare al punto di infilarsi un dito nel culo e leccare lo sperma che le è stato appena schizzato addosso. Cosa vorrebbe di più un maschio?
Mollò la carta assorbente a terra e mi raggiunse inginocchiandosi dietro di me. Mi prese dolcemente ai fianchi e mi avvicinò alla sua asta. La faceva scivolare lentamente contro il mio fiore fradicio. Sentivo la sua cappella solleticarmi il buco della fica e del culo. Era sublime. Lo sentivo ansimare rumorosamente di piacere. Allungai un braccio sotto la mia pancia e raggiunsi quell’uccello grosso e duro. Appena lo circondai con le dita emisi un gemito di piacere. Glielo scappellai due tre volte, poi lo appoggiai al mio buco. Mollai la presa dopo la sua prima spinta. Non riuscì ad infilarmelo completamente al primo colpo. Il diametro di quel cazzo era veramente notevole e le pareti della mia fica, seppur molto lubrificate, fecero fatica ad accettare quel calibro. Cominciò a pomparmi come un forsennato, tirandomi con violenza per i fianchi. Io ero completamente andata. Finalmente ero riuscita a prendere quell’uccello che bramavo da tutta la sera. Lo sentivo grosso e duro dentro di me e più si muoveva più godevo. Mi persi nell’immaginare quante seghe si sarebbe fatto quel ragazzo nel pensare a ciò che gli era capitato. Aveva delle foto di me, nelle quali gli mostravo la passera scoperta sotto il vestito.
Quello che mi portò di schianto all’orgasmo fu il pensiero che, di lì a pochi mesi, ci saremmo ritrovati su una spiaggia per trascorrere ancora una volta le vacanze insieme.
Lui mi stava pompando divinamente e prima di sentirlo venire, io avevo goduto per due volte. Attanagliandomi le creste iliache mi scaricò il suo seme in fondo all’utero. Rantolava, gemeva, ansimava ed intanto mi riempiva di sborra. Tirò fuori il suo arnese dopo qualche attimo e meno di trenta secondi dopo era sparito nella sua camera lasciandomi nuda, soddisfatta e con il suo sperma che mi colava lungo le cosce. In cinque minuti cancellai tutte le tracce del nostro incontro e mi infilai a letto.
Il giorno dopo, al momento dei saluti, lo baciai su una guancia e prima di staccarmi gli sussurrai all’orecchio un messaggio che lo lasciò di stucco:
” Se sarai discreto… quest’estate al mare ti chiamerò ancora Carlo!”
Lui arrossì leggermente e con un sorriso confermò di aver ricevuto.
La promessa fu mantenuta ed io lo chiamai per molte volte con il nome di mio marito.

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Palestra che passione

La palestra è la mia passione. Sono una ragazza di 26 anni di torino e mi piace tenermi in forma. Ogni giorno dedico almeno una o due ore alla mia passione preferita: la palestra. Mi piace tenermi in forma sia perchè mi piace essere guardata ed ammirata sia perchè sono , non lo nascondo , una vera esibizionista. Mi piace fotografarmi in pose sexy ed accattivanti. Non ho un ragazzo fisso attualmente ma i maschi non mi mancano.
Quella che vi racconto oggi è una mia storia vera , accaduta qualhe mese fa e che mi ha lasciato un bellissimo ricordo. Tutto è iniziato qualche settimana prima . Con una mia amica , a volte , organizziamo serate simpatiche con gli amici. In una di quelle sere decidemmo , forse per farci qualche risata, di aprire uno di quei siti di video porno dove ci sono tanti filmati erotici. Ricordo ancora le risate che ci siamo fatti. Uno dei video , però , mi colpì per la sua carica erotica. Una bella ragazza molto porcellina , amante come me della palestra e del fitness che scopa in maniera incredibile con il suo personal trainer. Quei corpi perfetti che godevano del piacere reciproco , mi rimase in mente come un chiodo fisso.
Quella sera trascorse in maniera estremamente piacevole e l'indomani i vedemmo in palestra con alcune aihe presenti per ommentare ridendo quella serata piccante. Dopo qualhe giorno , però, si presento il nuovo personal trainer che la palestra aveva assunto in sostituzione del preedente . Un ragazzo veramente bello e con un fisico veramente mozzafiato. Ricordo che si accorse subito di me per il fatto che ,anch'io , modestamente , mi facevo notare . Il mio abbiliamento da palestra ,poi , era veramente sexy e , di certo , i facevo notare.
Lui attaccò subito bottone , con la scusa dell'aggiornamento della mia scheda di allenamenti. Io non mi feci pregare e facemmo subito amicizia. La chimica , a volte , è molto più veloce ed immediata di ogni altra cosa nei rapporti interpersonali. Sta di fatto che dopo una settiana lui era diventato il mio personal trainer. Io avevo aumentato in maniera considerevole le mie sessioni di allenamento e mi ritrovavo con lui , molto spesso , anche dopo gli orari canonici in cui ero solita allenarmi.
Una sera , poi, lui mi hiese di rimanere per provare assieme alcuni nuovi esercizi. Io risposi subito di si. sapevo he sarebbe arrivato quel momento e , tutto ad un tratto , mi tornò in mente quel video porno visto con le amiche . Dopo mezz'ora eravamo li, tra le panche della palestra , a baciarci come due ragazzini. Lui aveva un profumo veraente eccitante ed io ero veramente carina con il body che di solito indosso. cominciai a toccarlo dappertutto e lui lo stesso con me . Il suo cazzo era veramente lungo e duro. Ancora ricordo il calore del suo cazzo che strofinava sulla ia pancia. Lui cominciò a baciarmi il seno. La sua lingua sui miei capezzoli mi fecero perdere la testa. Mi inginocchiai ai suoi piedi e mi ritrovai il suo meraviglioso cazzo davanti la bocca. Cominciai a leccargli la cappella ,con una passione che non avevo mai messo in un pompino. Lui chiuse gli occhi e cominciò ad assecondare il mio ritmo con il movimento del suo bacino. Sebrava che stess scopandomi in bocca ,dolemente ma con passione. Ci sdraiammo sulle panche e coinciammo a scopare in maniera selvaggia ed acrobatica. Come nel video porno che avevo visto qualche settiana pria anche io , stavo vivendo una meravigliosa scopata con il mio personal trainer. Lui , dopo un'ora circa , mi venne addosso. Un egtto di sperma che invase la mia pancia . I miei addominali scolpiti erano pieni del suo piacere ed io mi sentii molto felice ed appagata.
Quella sera mi rimase in mente per parecchio tepo ,anche se poi ce ne furono molto altre.

La gita al parco





Oggi vi voglio raccontare una delle più frizzanti avventure erotiche che mi è successa qust'anno. Lo voglio fare con il mio primo set fotografico scattato proprio durante quella splendida mattinata al parco. Io adoro la natura e stare completamente nuda sdraiaita sul prato . Quella mattina volevo farmi una bella scopata con il mio ragazzo e , armati di macchina fotografica, ci siamo diretti verso un bellissmo parco vicino casa nostra. Mi sono sdraiata fi da subito sul prato e ho iniziato a spogliarmi. Il mio ragazzo mi ha fatto delle foto e poi ha caricato la macchina sul cavalletto e con il telecomando ha fatto un sacco di foto mentre scopavamo. Sono venute veramente bene. Se volete vederle tutte ( anche quelle porcelline ) cliccate quì.

Quando sono osservata mentre faccio l'amore divento veramente molto esibizionista e mi piace che chi mi guarda pensi a quanto sono brava.Qualla mattina il mio ragazzo voleva prendermi da dietro. Mi ha girata e mi sono messa in posizione per permettere al mio ragazzo di penetrarmi completamente. Sentirmi presa li, a contatto con la natura e distesa su un prato di erba fresca e profumata è stata una delle esperienze erotiche più belle che ricordo.

Avevo una gran voglia di sentire il suo splendido cazzo dentro di me . Lo sentivo entrare ed uscire con u ritmo prima lento e costante poi più frenetico e compulsivo. Mi venne li,dentro la fica, con un fiotto caldo di sperma che mi riempì nel corpo e nella mente. Mi distesi completamente inerme assaporando il suo seme dentro di me mentre lui continuava ad accarezzarmi..





Quel giorno da schiava


Mi sono sempre piaciute le situazioni piccanti ed intriganti; quelle situazioni in cui tutto può accadere e dove la mia volontà si lascia trasportare dalle sensazioni e le mie emozioni cavalcano libere sui prati dell'erotismo . 
Una di queste occasioni si presentò quel giorno di novembre di un paio di anni fa quando conobbi un ragazzo bellissimo. Ricordo ancora il sorriso disarmante con il quale mi convinse ad iscrivermi ad un corso di barman. Non ci capisco nulla di preparazione di martini e negroni anche se mi piace ,ogni tanto, sentire l'ebrezza di un aperitivo consumato in allegria.
Il ragazzo bellissimo divenne il mio capo istruttore barman e ci frequentammo parecchio in quelle settimane di durata del corso. Ogni volta che stavo con lui mi sentivo diversa,come se la sua presenza mi trasmetteva gli effetti di una sbronza. Lui era un tipo molto cordiale anche se dimostrava tutta la sua personalità forte e dominante.
Quel giorno di novembre si sarebbe dovuta tenere una delle ultime lezioni prima degli esami finali e lui mi invitò a proseguire la lezione senza i miei colleghi di corso con la scusa di volermi fare vedere come si preparava una buona crusta, una tipologia di cocktail in cui il bordo del bicchiere viene incrostato con zucchero,sale o altro in base alla tipologia di liquore utilizzato. Mi convinse dicendomi che io ero come una bellissima crusta,bella fuori ed inebriante dentro. Quel complimento velato e quella allusione molto sensuale mi fecero sciogliere come neve al sole ed accettai senza neanche pensarci. Già pregustavo l'essere degustata dal quel bellissimo ragazzo come uno dei più buoni cocktail.
Rimanemmo soli verso le sette di sera e lui mi portò in un'altra stanza del locale dove venivamo ospitati per il corso. MI disse che adorava i giochi di ruolo e che gli ero piaciuta fin dal primo giorno in cui mi aveva vista. Mi aveva scelta per fare un gioco particolare. Farmi provare l'ebrezza di un buon cocktail legata e senza la possibilità di muovermi. Mezz'ora vissuta in totale sua mercè ,priva di muovermi e di decidere. La cosa , devo dire , un po' mi spavento. In fondo non conoscevo bene quel ragazzo. Decisi di fidarmi però ed acconsentii. Lui cominciò a prendere delle corde ed iniziò a legarmi ben stretta. Era molto bravo e creò un sistema di legatura che mi immobilizzò completamente ma senza farmi per nulla male. Mentre mi legava mi disse che aveva fatto un corso in giappone di legatura artistica e che lì è una vera e propria forma di arte che nobilita la donna e le sue curve. 
Rimasi così ,completamente legata,ma cominciavo ad avere una certa fantasia. Lui capiì che io ero eccitata e cominciò a preparare un'ottima crusta a base di tequila. Sporco il bordo del bicchiere con la tequila e lo inzuppo nel sale. Riempiì il bicchiere con la tequila e mi disse: "Lecca il sale piano piano e poi bevi tutto d'un fiato. Quello che tu farai con questo cocktail , io poi lo farò a te. "Afferrai subito le sue intenzioni e decisi allora di essere io , per una volta, la sua maestra . Comincia a leccare il borsdo del bicchiere salato in maniera veramente eccitante. Simulavo gemiti di piacere ad ogni granello di sale e poi mi tuffai sul contenuto e lo bevvi in un solo sorso. Mi senti subito molto presa da quella situazione estremamente singolare ed eccitante. Lui aveva cambiato espressione. Comincio a toccarmi con dolcezza e , dopo neanche un minuto cominciò a leccare la mia fica così come io avevo fatto con il bordo del bicchiere. Ricordo ancora il mio urlo di piacere ed i miei tremiti ad ogni passaggio di quella lingua morbida e terribilmente penetrante. Legata come un salame ,alla completa sua mercè ed in balia degli effetti di quel sorso inebriante di tequila persi completamente ogni freno e gli chiesi disperatamente di fargli un pompino. Volevo il suo cazzo in bocca ,legata ubriaca ma eccitata. Lui sembrava non capire,voleva farmi soffrire ma poi capitolò e mi offri il suo enorme strumento di piacere. Cominciai a succhiare il suo enorme cazzo; sentivo pulsare le sue vene dentro di me ed il ritmo,bene presto, divenne sincrono. Mi venne in bocca dopo neanche un minuto e ci sdraiammo uno accanto all'altra ,felici,esausti ed ubriachi. Quel giorno da schiava rimase nella mia mente per molto tempo .