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Sculacciate e sesso a scuola

Una bella segnalazione ricevuta da Mario, che pubblico con grande piacere:

Ti segnalo il film “Double trouble” apparso su xHamster il 10 Giugno sotto il titolo: “Teacher fucks two schoolgirls and spanks”.

Clicca qui per vedere il filmato.

Si tratta di una delle ultime produzioni della “Lupus”. Le protagoniste sono delle pornoattrici. Qualcuno, io compreso, potrebbe avere qualche rimpianto delle ragazzotte non professioniste utilizzate in precedenza. Purtroppo non ci sono sottotitoli, ma la storia è molto semplice. Una delle due studentesse evita la meritata punizione succhiando la minchia dell’insegnante e facendosi poi trombare senza tanti complimenti. Beccate a fumare in bagno, l’amica ha imparato la lezione e usa gli stessi metodi precedentemente utilizzati dalla compagna. La povera Bianca Ferrrero, cecoslovacca con pseudonimo italiano, stavolta deve subire una memorabile sculacciata sulle ginocchia del professore sgambettando a più non posso! Nonostante il sederotto voluminoso, pare che la lezione sia davvero efficace!

Magdalene e Rebecca

Il racconto di sculacciate di oggi è stato inviato da un nuovo autore, Mzeesimba. Buona lettura.

Magdalene era una ragazza della provincia francese.
Era stata mandata dalla sua famiglia a studiare in collegio in Svizzera.
La famiglia era benestante e non aveva problemi a mandare la figlia in un costoso college.

Sia i genitori sia Lei avevano dovuto firmare una dichiarazione con le regole del college, in cui si diceva che erano previste anche correzioni corporali in caso di gravi mancanze e di studio e di comportamento.

Magdalene era una ragazza carina , ben fatta, vestiva con eleganza, con biancheria raffinata …….. Nel college non erano permessi i pantaloni ma solo gonne al ginocchio.
Ma quando le collegiali uscivano potevano mettersi pantaloni, jeans e indumenti alla moda …

Ma torniamo alla ragazza.
La prima volta che le capito’ di subire una punizione corporale fu quando venne trovata con la sua amica Rebecca nella toelette……si baciavano con passione e si accarezzavano.
Magdalene era bionda , la pelle abbronzata dal sole delle motagne svizzere, Rebecca era bruna , carina , piu’ piccola di statura, con la carnagione leggermente olivastra.

Vennero portate tutte e due davanti alla Direttrice.
Dopo la ramanzina di rito la Direttrice fece vedere alle ragazze la liberatoria firmata dai genitori e da loro due …poi :
” Quello che avete fatto e’ una grave mancanza !! Foste state sorprese per es. a fumare nella toilette avrei anche potuto solo redarguirvi……ma voi facevate sesso …… Per Noi una cosa inaudita!! Lo sapevate che e’ vietato !! Oltretutto siete anche stupide…… Tutti i giorni avete alcune ore di libera uscita, terminate le lezioni e al martedi’ e al sabato potete uscire anche di sera fino all 23.30 !!!!!!!! Oggi riuniro’ la commissione di vigilanza. Domani vi presenterete qui alle 17.. Dopo le lezioni . Ora andate !”

Magdalene e Rebecca uscirono con le lacrime agli occhi. Nelle notte non riuscirono a riposare e alle lezioni furono molto distratte:

Alle 17.00 si presentarono allo studio della Direttrice.
“entrate !!”
Si misero in piedi di fronte alla scrivania, tremanti.
“il consiglio di disciplina voleva punirvi con 50 colpi di frusta sulle natiche e sulle cosce….” Gli occhi delle due ragazze divennero umidi di lacrime trattenute:
” sono riuscita a ridurre la punizione a 30 colpi ciascuna, ma con i rami di salice !!”
” andate di la’ “ indicando la stanza attigua “e aspettate !”

La stanza era praticamente vuota; solamente al centro erano stati messi 2 alti inginocchiatoi di legno.

” Toglitevi la gonna! Abbassate le calze fino alle ginocchia!! Inginocchiatevi sui 2 inginocchiatoi, mani appoggiate al bordo !!.”
La Direttrice si avvicino’ e lego’ i loro polsi allo scranno, poi fece passare una corda dietro le ginocchia e le immobilizzo’.

Da un altra porta entro’ un’ altra signora, la Segretaria con in mano un fascio di rami che si divise con la Direttrice. Poi si misero di fianco alle due studentesse..

“incominciamo !!! “
disse la Direttrice ” i primi 10 colpi con le mutandine gli altri venti senza “

I primi colpi caddero sul loro culetto protetto dalle mutandine poi altri colpi sulle cosce nude . Ogni vergata lasciava un segno rosso scuro, rilevato e gonfio.

Rebecca e Magdalene iniziarono a piangere e a singhiozzare.
Dopo i 10 colpi la segretaria si avvicino’ e abbasso’ le mutandine di entrambe alle ginocchia…..anche il culetto era segnato , ma poiche’ protetto dalle mutandine i colpi erano solo rossi e non rilevati .

Rebecca, tra le lacrime chiese pieta’. Magdalene disse che non ce la faceva piu’ ma le vergate continuarono a colpirle sulla pelle nuda mentre la Direttrice contava i colpi.

Verso la fine, tra singhiozzi, pianti e grida il culetto e le cosce delle due ragazze erano coperti da righe rosse e bluastre , gonfie e rilevate e dove i colpi si incrociavano qualche goccia di sangue……la sofferenza era veramente tanta…..ma non ostante cio’ Magdalene senti’ un formicolio in basso e un umidore che si diffondeva dal sesso e si confondeva con il calore bollente dei colpi di verga una strana sensazione di godimento e dolore.

Poi tutto fini’.
Furono slegate e si rivestirono con fatica, il viso rosso e solcato dalle lacrime.
La Direttrice consegno’ un vasetto di balsamo a ciascuna .
” che vi serva di lezione !!!! Domani non andrete a lezione …recupererete le ore non andando in libera uscita la prossima settimana!! Andate !

Le due ragazze, con sofferenza e piangendo andarono nelle loro camere .
Magdalene si mise supina con il culetto nudo e si passo’ la pomata su cosce e natiche.
……Poi la mano scese in mezzo alle gambe….si tocco’, si accarezzo’ le dita scivolarono sul sesso bagnato e si infilarono dentro ,fino a quando raggiunse il godimento come mai non le era successo.

Una sonora punizione scolastica

Il video di oggi (clicca qui per vederlo subito) riguarda una bellissima punizione scolastica, impartita a colpi di cane e di padlle a due studentesse fin troppo intraprendenti con il computer., Guardatelo fino in fondo, la posizione finale in cui vengono sculacciate con il paddle è molto umiliante per le studentesse visto che devono mettere in mostra la loro intimità in maniera oscena..e comunque è una punizione bella dura!

Il miglior modo di chiudere l’anno: un bel video di punizioni!

Il video di oggi (clicca qui per visualizzarlo subito) è stato segnalato da Magdlene ed è il miglior modo di chiudere questo 2013. Ecco come ce lo descrive Magdelene: un video di disciplina scolastica (della Lupus) che mi è parso particolarmente interessante per la ricchezza del cast. Un’intera classe viene punita col paddle a causa di uno “scherzo” giocato ad un professore; quando poi la preside minaccia l’uso del cane, in un attimo vengono fuori i nomi delle tre ragazze responsabili, le quali subiranno un ulteriore e ben più duro castigo, al cospetto dell’intero corpo docente

ELECTRIC SCHOOL

C’era eccitazione e curiosità. Tutte si domandavano cosa mai fosse contenuto dentro quei grossi scatoloni che gli operai avevano sistemato nello stanzino accanto alla Direzione.
Quello stanzino in cui loro venivano sculacciate! Soltanto quando l’infrazione era stata troppo grave e meritava veramente una severa punizione, però. Allora, una per volta, entravano in quello stanzino. Si alzavano la gonna e si aprivano le mutande, per scoprire il popò; e, poi, si piegavano sopra il robusto banco di legno, quello di foggia antiquata che stava proprio al centro dello stanzino. La direttrice si posizionava dietro ed il grosso paddle di legno e cuoio dava inizio all’opera educatrice. Qualche volta, la lezione poteva durare anche dieci minuti: ed erano seicento secondi tremendi!
Ora, però, gli scatoloni dovevano contenere qualche cosa di grosso. E se questa cosa misteriosa era stata messa nello stanzino, non c’era più posto per il banco! Le più anziane non erano affatto convinte, che le sculacciate potessero aver fine; la direttrice si sarebbe inventata qualcosa per continuare a picchiarle!
Poi, chi era quell’uomo giovane ed alto, un bell’uomo, che si era chiuso nello stanzino per un’intera mattinata e, quando ne era uscito, aveva incontrato la III che, in fila, stava recandosi in palestra? Tutte le ragazze dell’ultima classe aveva notato come egli le guardasse con aria di commiserazione e facesse un sorrisetto, a metà fra il divertito ed il pietoso.
Il 22 aprile 1914 scoprirono finalmente cosa c’era nello stanzino!
In realtà, fu Brenda a scoprirlo, suo malgrado. Brenda era la figlia di un noto avvocato di Baltimora ed era stata mandata in quel collegio perché neppure il padre la sopportava più. Né la nuova moglie di lui intendeva avere fra i piedi quella ragazza dal carattere irascibile e insopportabile. Brenda era arrivata al collegio che aveva appena compiuto i quattordici anni e aveva provato il paddle della direttrice, soltanto due mesi dopo. Se si fosse fatta una statistica dell’alunna più punita corporalmente, Brenda sarebbe risultata la prima della classifica. In quattro anni che stava nel collegio, si era scoperta il popò e piegata sul banco, almeno una decina di volte. In un certo senso, c’era abituata a prenderle.
La direttrice era stata inflessibile, come al solito. Alle sei precise, nel corridoio per la giusta punizione, come al solito, ma… Ma non aveva aggiunto la solita formula “In uniforme!”. Che cosa significava ciò? Brenda non sarebbe stata sculacciata? E, soprattutto, avrebbe potuto vedere la “cosa” nello stanzino?
Data la primavera e data quella dimenticanza (ma era stata davvero un dimenticanza?) della direttrice, Brenda decise di vestirsi a modo suo. Camicetta bianca, golfino leggero blu, così come la gonna, abbastanza corta appena sotto le ginocchia, scarpine nere da passeggio, comode. Calzettoni bordeaux, a completare l’abbigliamento. Perché Brenda aveva buon gusto e sapeva valorizzare il suo personale, che tutte le compagne consideravano notevole anche se appena appena troppo rotondetto.
Brenda fissava continuamente la porta chiusa dello stanzino, mentre la direttrice le faceva la solita, insopportabile ramanzina. Poi l’andò ad aprire, quella maledetta porta. Da quel che si poteva vedere dal di fuori, nella stanza della direzione, l’arredamento dello stanzino non sembrava affatto cambiato. Poi Brenda la vide!
Una cosa di forma strana. Una poltrona, ma più grossa e con lo schienale assai più basso di una sedia normale ed il pianale molto più in alto. Fu soltanto quando le fu vicina vicina, spinta dalla direttrice, che Brenda osservò per bene quella novità. I braccioli robusti della poltrona avevano delle cinghie di cuoio: evidentemente per immobilizzare le braccia. E, poi, il pianale non c’era! O, meglio, al suo posto, c’era un foro, ma molto grande. Assai più largo di quello delle seggette, anche se i contorni erano svasati verso il basso. E sotto il foro, si intravvedevano delle cose: parevano palette scacciamosche. Ma senza la retina che di solito hanno in cima, per schiacciare meglio gli insetti fastidiosi: queste sembravano proprio piene!
“Si tolga le intimità e si alzi la gonna con le mani. E si metta a sedere lì sopra!” Gli ordini della direttrice erano chiari e non molto dissimili da quando adoperava il paddle. Brenda aveva timore, non delle sculacciate ma di sedersi su quel coso che non c’era: sembrava il cratere di un vulcano, ma fatto al contrario. Precipitò dentro: in un batter d’occhio si trovò con le ginocchia che le premevano sui seni e con il popò nudo in basso. Sentì che una delle palette le sfiorava l’esterno della natica destra. La direttrice non disse una parola. Fissò i polsi di Brenda ai braccioli, ben stretti.
La posizione della ragazza era abbastanza oscena o, quantomeno, insolita ed invereconda. Però, lei ancora non capiva lo scopo di tutta quella messa in scena. Quasi quasi rimpiangeva il buon vecchio paddle….
la direttrice andò presso il muro; soltanto adesso, Brenda notò che sulla parete era fissato un grosso interruttore elettrico e la mano della direttrice impugnava la leva. L’abbassò. Si udì un ronzio.
Dopo pochi secondi, Brenda prese ad urlare.
Sotto il foro della poltrona stava una ruota orizzontale, di legno. In posizione eretta, infisse sulla sua circonferenza, svettavano sei palette, ciascuna sostenuta da un robusto piolo, di cuoio pieno e grosse quanto un foglio di carta. La forza dell’elettricità faceva girare la ruota. E, con essa, le palette che andavano a colpire, grazie alla loro elasticità, le natiche nude. La velocità della ruota si poteva regolare tramite il reostato dell’interruttore. E adesso, la direttrice l’aveva messa al massimo….
Brenda piangeva disperata: avrebbe voluto sottrarsi a quella tortura; ma non poteva, in quella ridicola posizione e legata com’era. Dopo centoventi secondi esatti, la direttrice riportò l’ interruttore a zero. Brenda, fra i singhiozzi, tirò un sospiro: era come star seduta su un braciere ardente. E non solo con il popò, ma anche con le cosce e con quell’altra cosa…
La direttrice portò la leva dell’interruttore verso l’alto.
La ruota tornò a girare, ma in senso inverso. Brenda tornò ad urlare. Anche stavolta furono due minuti di sculacciature, ma due minuti tremendi!
La direttrice era soddisfattissima. Aveva ottenuto lo stesso risultato che con il paddle, ma con assai meno fatica fisica da parte sua. Beh, sì, vero…quella “sedia elettrica” era costata un bel po’ di soldi, ma ne era valsa la pena!