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Mamme che sculacciano. (parte settima). A lezione di sculacciate.

“Con Caterina con so più che fare. Passa tutto il tempo con le amiche. L’anno scorso è stata bocciata all’ultimo anno del liceo e quest’anno se non si decide a mettersi a studiare rischia di farsi bocciare di nuovo. E poi risponde male a me e a suo padre ed è refrattaria a ogni forma di disciplina.” La signora Angela si stava lamentando in questi termini della figlia diciannovenne con la signora Loredana che incontrava spesso mentre entrambe facevano la spesa al supermercato. “Ti capisco” rispose la signora Loredana “Anche le mie due figlie Stefania di 20 anni che è iscritta al primo anno di Sociologia e Maria Cristina di 18 che frequenta l’ultimo anno del liceo mi danno continuamente filo da torcere ma io che prima non le avevo mai sfiorate con un dito né da ragazzine né da adolescenti, adesso ho scoperto un rimedio molto efficace per fare in modo che mi stiano a sentire. Un metodo vecchio come il mondo: semplicemente le sculaccio. E’ un po’ faticoso, specialmente quando devo sculacciarle tutte e due una dopo l’altra, ma funziona. Maria Cristina, la più piccola, generalmente me la metto di traverso sulle mie ginocchia con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra in modo che il culetto naturalmente scoperto sia dalla parte della mia mano destra. Per Stefania, la più grande, invece la punizione è più severa e con lei abitualmente uso un robusto battipanni di vimini con il quale gliele suono sul sedere dopo averle fatto togliere tutti gli indumenti dalla vita in giù. Il battipanni lo conosco bene perché mia madre me lo faceva assaggiare spesso alla minima disubbidienza sul sedere scoperto prima che mi sposassi. Quello che è attualmente marito già quando eravamo fidanzati preferiva invece sedersi su un divano, mettermi sulle ginocchia, e sculacciarmi, bontà sua, sulle mutandine che però non attutivano granché le sberle che mi appioppava con la suo mano pesante. Allora mia madre, visto che ormai avevo qualcuno che provvedeva alla mia disciplina e non avendo in casa tappeti da cui eliminare la polvere, decise di farmi dono dello strumento in questione se mai ne avessi avuto bisogno magari in futuro. E’ un bel battipanni di vimini robusto e pesante di fattura artigianale come si facevano una volta e che oggi non si trovano più. Ora lo tengo appeso in cucina, dove fa bella mostra di sé insieme alla scopa e allo spazzolone per passare lo straccio bagnato sul pavimento e ogni volta che, Stefania entra in cucina e lo vede le vengono in mente le innumerevoli volte che ha pianto calde lacrime a causa di quello strumento.

Ti posso assicurare che dopo le prime sculacciate che Stefania e Maria Cristina sopportano in silenzio, quando il sederino comincia a diventare rosso e a bruciare, le ragazze, nonostante la loro età, cominciano piangere, a strillare, a chiedere perdono e a supplicarmi di smettere.
Ti chiederai probabilmente come faccio a far accettare a due ragazze ormai grandi di farsi sculacciare. Io ho escogitato questo sistema: Stefania e Maria Cristina come tutte le ragazze della loro età che ancora non lavorano hanno una paghetta settimanale, non irrisoria, che io e mio marito diamo loro per poter andare al cinema o in discoteca, comprarsi qualcosa di voluttuario, etc. Ho convinto mio marito a sospendere la paghetta ogni volta che ne combinano una così grossa da meritarsi una buona dose di sculacciate. Solo dopo la punizione potranno riavere il loro piccolo stipendio settimanale. Le ragazze, che vedono in questo modo svanire la loro unica fonte e di reddito e sono costrette a rinunciare a tutti i loro divertimenti e ai vari oggettini come braccialetti e collanine che trovano sulle bancarelle o nei negozietti specializzati in articoli di chincaglieria, generalmente si rassegnano a prendersi le sculacciate prima possibile pur di riavere il loro settimanale.
Questa trovata francamente ha un che di ricattatorio e non è escluso che alla lunga porti le ragazze a ribellarsi e si ritorca contro di noi come un boomerang, ma finora le nostre figlie, tutto sommato abbastanza remissive, si sottopongono a questa regola, se non proprio di buon grado che sarebbe pretendere troppo, almeno senza fare troppe storie e quindi il sistema finora ha funzionato.

A proposito, questa sera le devo sculacciare tutte e due, perché ieri sono andate a una festa da una loro amica e sono rientrate alle quattro di notte costringendo me e mio marito ad aspettarle svegli e in ansia fino a quell’ora. Capirai, i telegiornali riportano continuamente notizie di ragazze aggredite e noi eravamo veramente preoccupati che avessero fatto qualche brutto incontro anche perché le due ragazze, non perché le abbia messe al mondo io, sono proprio carine: entrambe snelle, di altezza media e con un sederino delizioso. Maria Cristina bruna, con i capelli corti e gli occhi nocciola, indossa una seconda di reggiseno, Stefania una terza ed è bionda con i capelli lunghi e gli occhi chiari. Quando le ho viste uscire vestite e truccate per andare alla festa confesso che mi sono sentita veramente orgogliosa. Poi io so che entrambe hanno una prugnetta adorabile, che naturalmente tengono religiosamente nascosta agli sguardi indiscreti, ma che io vedo benissimo quando si spogliano per le sculacciate. Per non trascinarla troppo per le lunghe, quando finalmente si sono decise a rincasare, mio marito ed io le abbiamo severamente rimproverate informandole che la sera stessa avrebbero ricevuto entrambe un’abbondante dose di sculacciate da lasciarle senza fiato e che naturalmente il loro settimanale si intendeva sospeso fino a quando avrei permesso loro di rimettersi in piedi piangenti e con il culetto rosso vivo. Dopo di che le abbiamo spedite a letto nelle loro camerette, che hanno raggiunto subito dopo essersi struccate. Conoscendo bene le loro abitudini, sono sicura che distese supine sul letto, per non pensare alla punizione che avrei inflitto loro da lì a poco, non hanno trovato di meglio che stuzzicare il bottoncino delle loro patatine e che subito dopo aver provato l’intenso piacere scatenato dalle loro prugnette bagnate sarebbero cadute entrambe tra le braccia di Morfeo.
Quindi, Angela, perché questa sera dopo cena non fai un salto a casa nostra per assistere alla punizione delle mie figlie? Con la macchina sono pochi minuti. Ti assicuro che potrai vedere un bello spettacolo, molto istruttivo e magari ti convinci a usare lo stesso metodo con Caterina risolvendo buona parte dei tuoi problemi.
Credi a me, le nostre figlie si sentono grandi solo perché sono ormai maggiorenni e pensano di sapere tutto della vita. In realtà ne hanno di cose da imparare. E’ giusto che facciano le loro esperienze, ma noi genitori abbiamo il dovere di preoccuparci che non si facciano troppo male e non mi riferisco alle sculacciate. I pianti che queste provocano si esauriscono nel giro di mezzora, un’ora al massimo. Quanto al sederino, questo dopo meno di una settimana smette di bruciare e riacquista il colore che aveva prima della punizione.”
“Va bene Loredana” disse convinta la signora Angela “troverò una scusa per mio marito. Per te andrebbe bene verso le dieci, se non ti disturbo.” “Nessun disturbo, Angela,” le rispose la signora Loredana “sono felice di poter aiutare un’amica in difficoltà. Molto meno felici saranno Stefania e Maria Cristina, ma questo è un problema loro. Vedrai che verso le undici potremo spedirle entrambe a letto in lacrime e con il culetto rosso vivo.”
Finito di cenare, Angela non ebbe bisogno di inventarsi nessun pretesto per uscire di casa: disse semplicemente che andava da una sua amica che doveva sculacciare le sue due figlie per assistere alla punizione. “Rincaserò verso mezzanotte” disse al marito che, se da un lato intravedeva una possibile soluzione ai problemi che avevano con Caterina, non era affatto contento che la moglie uscisse dopo cena nutrendo nei suoi confronti una gelosia tanto morbosa quanto ingiustificata.

Angela arrivò a casa di Loredana prima del previsto e trovò lei, il marito e le due figlie ancora sedute a tavola dove avevano appena finito di cenare. “Scusatemi” disse Angela “sono un po’ in anticipo”. Stefania e Maria Cristina si guardarono chiedendosi che voleva quella signora e soprattutto rispetto a che cosa fosse arrivata in anticipo. La signora Loredana presentò al marito la sua amica Angela che incontrava spesso al supermercato dove facevano la spesa. Poi disse, senza nessuna titubanza, davanti alle figlie che l’aveva invitata per assistere alle sculacciate che lei e il marito avevano promesso loro per essere rincasate tardi la sera prima. Al che le ragazze cominciarono a frignare dicendo che essere sculacciate davanti a una persona che non conoscevano non rientrava nei patti. La madre se la cavò semplicemente dicendo che i patti non parlavano di questa possibilità in modo esplicito ma neppure la escludevano. Le ragazze, con gli occhioni bagnati di pianto, di fronte a una tale dialettica, non seppero opporre nulla e dovettero fare buon viso a cattivo gioco. Quindi, la signora Loredana si sedette su una comoda sedia al centro del soggiorno e disse a Maria Cristina di abbassarsi jeans e mutandine fino alle caviglie e di mettersi a pancia in giù sulle sue ginocchia con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra, in modo da esporre il sederino scoperto e bello teso dal lato della sua mano destra. La signora Angela pure si sedette a un paio di metri di distanza per non perdersi nulla delle sculacciate. Naturalmente alla punizione della più piccola sarebbe seguita quella di Stefania che le avrebbe prese con il battipanni. Come era ovvio tutto questo avveniva con la piena approvazione del marito di Loredana che, pur non avendo mai toccato le figlie aveva sculacciato spesso e volentieri la futura moglie già prima del matrimonio ed era quindi un grande conoscitore della materia.
La signora Loredana, anche per non fare brutta figura di fronte all’amica, cominciò a sculacciare Maria Cristina a tutta forza, tanto che questa riuscì a trattenere le lacrime solo per i primi quattro o cinque sculaccioni. Poi, il culetto cominciò a bruciare in modo insopportabile e, per quanto cercasse di divincolarsi, la mamma la stringeva saldamente attorno alla vita e le impediva di ripararsi il culetto con la mano, di modo che Maria Cristina non riuscì ad evitare che nessuno sculaccione arrivasse a destinazione e fu tutto un susseguirsi di sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff sulla pelle delicata del sederino della ragazza. Intanto la parte che Maria Cristina non poteva vedere, ma che sentiva benissimo, dal bianco iniziale era passata al rosa, al rosso chiaro, al rosso e al rosso vivo come si conviene a un sedere sculacciato a dovere. Sul più bello però suonò il telefono e la signora Loredana visibilmente infastidita dal fatto di essere disturbata mentre era impegnata nelle sue incombenze di madre chiese al marito: “ Vittorio ti dispiace rispondere tu a questo scocciatore, io ora non posso lasciare.” Il marito fece come la signora gli aveva chiesto “Ciao Luisa, scusaci ma Loredana è un po’ impegnata. Comunque vedo se ti può rispondere.” La signora Loredana, senza proferire parola fece con la bocca “che palle” e chiese al marito di accostarle la cornetta del telefono all’orecchio e in modo da rispondere a Luisa. “Ciao Luisa, come ti ha detto Vittorio sono un po’ impegnata in questo momento. Sì è Maria Cristina che piange. Sai la sto sculacciando perché lei e la sorella sono rientrate da una festa alle quattro di notte. Lo senti il suono delle sculacciate sulla pelle nuda del sederino?” Chiese la signora Loredana che durante la conversazione non aveva mai smesso di sculacciare.” Bene, senti distintamente sciafff, sciafff, sciafff attraverso il telefono. Ti posso assicurare che anche Maria Cristina deve sentire tutto molto bene a giudicare dagli strilli: ormai ha il culetto completamente rosso e naturalmente sulla pelle irritata le sculacciate fanno ancora più male. Però ora ti devo lasciare Luisa perché subito dopo devo punire Stefania con il battipanni. Se vuoi possiamo sentirci domani così ti faccio un resoconto dettagliato della punizione di entrambe le ragazze. Ciao. A domani.”
Nel frattempo però la mano della signora Loredana cominciava a bruciare seriamente e lei si rendeva conto che non poteva continuare a lungo nonostante ritenesse che la punizione non fosse ancora sufficiente. Però pensò con soddisfazione, che se la sua mano bruciava tanto, figurarsi il culetto di Maria Cristina, e che se la figlia aveva cercato, senza riuscirvi, di proteggerlo con la mano durante tutta la punizione voleva dire che avrebbe di gran lunga preferito riceverle sulla mano che prenderle sul sedere.
La signora Loredana si rassegnò allora a terminare la punizione non senza avere però assestato un’ultima serie di sculaccioni che lasciarono Maria Cristina in preda ai singhiozzi e agli strilli che il poco fiato rimasto dopo tanto urlare le concedeva. Dopo che la mamma le aveva permesso di rimettersi in piedi, Maria Cristina avrebbe voluto assistere alla sculacciata della sorella che era stata presente alla sua non senza tradire una certa soddisfazione, ma il sedere le faceva troppo male e inciampando nei jeans e nelle mutandine aveva faticosamente raggiunto la propria cameretta dove era entrata tenendo in mano un ventilatore che aveva trovato nel ripostiglio e che le avrebbe permesso di alleviare il bruciore del culetto. Poi aveva diretto il ventilatore alla massima velocita verso il sedere scoperto dopo essersi distesa sul letto a pancia in giù.
Intanto la mamma, che era andata in cucina a mettere la mano infuocata sotto il getto dell’acqua fredda commentò tra sé e sé “sto diventando vecchia. Una volta avrei potuto sculacciare almeno per un’ora senza problemi. Per fortuna con Stefania, al contrario che con Maria Cristina, non sentirò nulla grazie al battipanni. Però ormai anche la piccola è cresciuta in tutte le sue parti anatomiche, sedere compreso, e dovrò decidermi a usare anche su di lei lo strumento che era appartenuto a mia madre e di cui ancora oggi, dopo tanti anni, ricordo perfettamente l’efficacia.”

Con la mente immersa in questi pensieri, trovandosi già in cucina, prese il battipanni e rientrò nel soggiorno dove trovò Stefania che stava già piangendo. “Coraggio” le disse “non sarà poi così terribile. Non è la prima volta che ti sculaccio con questo arnese. Ora abbassati tutto dalla vita in giù, rimboccati bene la maglietta e il golfino. Quindi piegati sul tavolo con il sedere nudo ben proteso all’indietro. Sempre piangendo Stefania fece quello che la madre le aveva detto e quando era già in posizione si limitò a dire “mamma per favore non troppo forte.” La signora Loredana le rispose “se non volevo farti troppo male ti avrei permesso di tenere i jeans e le mutandine. Invece rassegnati a ricevere le sculacciate sul sedere scoperto così un’altra volta ci pensi bene prima di rincasare alle quattro di notte.” “Ma mamma” cercò di difendersi Stefania inventandosi la prima balla che le veniva in mente “è stata tutta colpa di quella stronza di Maria Cristina che si è appartata con un ragazzo e non è difficile immaginare quello che hanno combinato. Per questo abbiamo fatto così tardi.” “Non usare queste parole riferendoti a tua sorella e in mia presenza” disse la signora Loredana “Comunque tu sei la più grande e avresti dovuto badare anche a lei a costo, se è vero quello che dici, di prenderla per un braccio, portarla in una stanza vuota, chiudere la porta chiave, scoprirle il sedere e sculacciarla di santa ragione. In alternativa appena arrivate a casa avresti dovuto informarmi e io avrei provveduto di conseguenza. Comunque ti comunico che a partire dalla prossima volta anche il sedere di tua sorella farà amicizia, si fa per dire, con il battipanni.
Intanto la signora Loredana aveva iniziato il warm up del sedere di Stefania usando con mano esperta il robusto strumento di vimini. Poi azionò con forza il battipanni e, se già prima dell’inizio della punizione la ragazza stava piangendo, ora strillava non solo ad ogni colpo ma anche tra un colpo e il successivo, mentre le lacrime le rigavano completamente la faccia e cadevano sul tavolo. La carne tenera del sedere della ragazza ventenne intanto cominciava a bruciare in modo insopportabile e a diventare di un bel rosso acceso. La signora Loredana però non vi diede molto peso perché riteneva che una sculacciata con il battipanni, come quelle che a suo tempo aveva ricevuto dalla madre, non dovesse esaurirsi nel giro di qualche minuto con un po’ di lacrime e un culetto arrossato, ma che dovesse andare avanti un bel po’ fino a togliere a chi era oggetto della punizione ogni voglia di ripetere in futuro quel comportamento per cui subiva il castigo. Quindi il battipanni continuò a colpire con forza e a lungo il sedere di Stefania finché non apparvero sulla pelle infiammata evidenti cerchi di un bel cremisi molto disomogeneo. Nelle parti più colpite, di colore più acceso erano ben visibili anche delle pustole, delle vesciche e dei lividi nerastri.
Finalmente la madre, guardando con soddisfazione lo stato in cui aveva ridotto il sedere della ragazza e giudicandolo adeguato alla colpa commessa, decise di terminare la punizione e di permettere alla figlia di alzarsi. Il culetto di Stefania doleva e le bruciava in modo insopportabile, ma lei non osava massaggiarlo per paura di peggiorare la situazione. Tra sé e sé si disse “meno male che avevo chiesto alla mamma di non sculacciarmi troppo forte, altrimenti mi avrebbe scorticato viva.” Poi, mentre il padre faceva alla moglie i complimenti per l’ottimo lavoro svolto, la ragazza uscì dolorante dal soggiorno inciampando nei jeans e nelle mutandine che erano rimasti attorno alle caviglie e si diresse anche lei come già aveva fatto la sorella verso il ripostiglio. Lo apri e disse: “quella stronza di Maria Cristina si è fregata il ventilatore. Meno male che ha lasciato la bacinella.” Con un rapido esame la ragazza verificò che questa fosse più larga del proprio sedere. Quindi la prese, andò in cucina e la riempì per metà di acqua. Quindi arraffò dal freezer del frigorifero tutto il ghiaccio che c’era e lo mise nell’acqua. Dopo di che portò tutto in bagno e si chiuse dentro a chiave. Aspettò finché l’acqua fosse bella fredda e vi immerse il sedere che era rimasto nudo da quando la madre le aveva detto di scoprirlo. “Ahhhh che sollievo” si disse con le natiche a mollo. Il sollievo però durò sì e no una diecina di minuti dopo di che bussarono alla porta. Era la mamma “Stefania ci sei tu?” “Si mamma sono io ora esco” rispose la figlia “Per fortuna ti avevo chiesto di non sculacciarmi troppo forte. Il sedere mi brucia da morire” “Ho fatto solo quello che una qualsiasi madre avrebbe dovuto fare a una figlia che rincasa alle quattro di notte. Pensavi forse di passarla liscia come quelle che hanno dei genitori che non si occupano di loro? Noi vogliamo bene a te e a Maria Cristina. Per questo vi puniamo quando vi comportate da irresponsabili” rispose la signora Loredana “comunque adesso vieni fuori. Sarà un quarto d’ora che sei chiusa nel bagno.” Stefania che era rimasta accucciata nella bacinella a rinfrescarsi il sedere, temendo che la madre non approvasse che lei avesse trovato un sistema per lenire il dolore delle sculacciate appena ricevute e gliene desse una razione supplementare con il battipanni tanto per ravvivare il bruciore del culetto, si affrettò a buttare nel lavandino l’acqua e il poco ghiaccio che era rimasto. Poi nascose la bacinella che avrebbe ripreso più tardi. Subito dopo uscì dal bagno sempre con i jeans e le mutandine attorno alle caviglie incrociando lo sguardo indagatore della signora Loredana e si diresse verso la propri cameretta dove si gettò sul letto a pancia in giù. L’effetto dell’acqua fredda intanto era svanito e il sedere aveva ripreso a farle male per cui l’aspettava una notte difficile probabilmente insonne.

Intanto la signora Angela si stava accommiatando dall’amica e da suo marito “Ciao Loredana, arrivederci Vittorio, ho passato veramente una bella serata e non so come ringraziarvi. E’ stato tutto molto istruttivo e sono sicura di convincere mio marito a cambiare registro con Caterina: sia per quanto riguarda il sistema della paghetta sia per quanto riguarda le sculacciate, che finora non abbiamo mai usate con mia figlia, ma c’è sempre una prima volta. Grazie di nuovo. Accidenti! Tra una cosa e l’altra ho sforato l’orario entro cui avevo promesso a mio marito che sarei rientrata e, anche se finora non l’ha mai fatto, mi sa che questa è la volta che mi mette sulle ginocchia e me le dà sul sedere fino a farmi piangere. Come dicevo c’è sempre una prima volta.

mammaallantica

Mamme che sculacciano, parte sesta: la sculacciata collettiva

Cadute come pere mature nella trappola escogitata dalle loro madri, una quindicina di ragazze che formava il gruppo femminile del palazzo si ritrovarono assieme alle rispettive genitrici nell’ampio salone della casa della professoressa Gualtieri. Lì trovarono uomini e donne di varie età tra i quali c’erano anche dei giovani di bell’aspetto, come le mamme avevano promesso. Tra i presenti qualcuna delle ragazze riconobbe anche parenti o amici dei propri genitori. Però sul tavolo del salone non c’era traccia di bevande alcoliche, di bicchieri e stuzzichini, la cui presenza contraddistingue ogni happy hour. Al contrario, si potevano vedere una ventina di sgabelli alti una cinquantina di centimetri ben allineati lungo le quattro pareti del salone. Qualcuna delle ragazze cominciò a sospettare che il vero scopo di quella riunione fosse diverso da quello che le aveva detto sua madre, la quale insieme alle altre signore intanto era andata a prendere lo strumento che aveva scelto per lasciare i segni brucianti e duraturi, che avrebbero ricoperto di li a poco, i giovani culetti della propria prole femminile, grazie alla punizione che aveva deciso per loro.

La scelta era caduta su tre strumenti: la paletta di legno (paddle), la cinghia di cuoio e le bacchette. Quest’ultime erano state raggruppate a mazzetti di tre tenute insieme da un nastro rosa dalla parte impugnata dalle mamme. La professoressa Gualtieri si era premurata di immergere alcune ore prima dell’arrivo delle ragazze cinghie di cuoio e bacchette nell’acqua contenuta in una grande bacinella ovale.
Poco dopo tutte le signore tornarono nel salone, ciascuna tenendo in mano ben in vista lo strumento scelto per far salire fino a valori insopportabili la temperatura dei culetti femminili che facevano parte della propria famiglia.
Una di loro parlò per tutte a voce alta in modo che chiunque dei presenti potesse ascoltare: “A nessuna di noi è piaciuto attirarvi nella casa della professoressa Gualtieri con il pretesto dell’happy hour. D’altra parte tutte voi siete state monelle fin da piccole, poi da adolescenti ne avete combinate di tutti colori. Noi e i vostri padri forse siamo stati troppo permissivi e non vi abbiamo mai sfiorato con un dito. Ora che siete adulte continuate a comportarvi in modo pessimo, per cui abbiamo stabilito di farvi scontare tutte le vostre colpe passate e presenti sottoponendovi a una punizione che ricorderete a lungo. Poi, dal momento che nonostante siate ormai adulte, continuate a comportarvi come bambine disobbedienti e indisciplinate abbiamo deciso di punirvi come un tempo si castigavano le ragazzine ribelli e cioè con un’abbondante dose di sculacciate sul culetto scoperto che vi lascerà senza fiato. D’altra parte, alla vostra età il sedere è molto meno delicato e sensibile di quello di una ragazzina e quindi, come potete ben vedere, vi puniremo con strumenti che fanno molto più male della nostra mano. Quindi ognuna di voi per prima cosa scelga lo sgabello che preferisce e si metta in piedi davanti ad esso e per seconda scopra bene il sedere.”

Le ragazze a quel punto rimasero atterrite da quelle parole pronunciate con tanta decisione e alcune di loro si misero a piangere, già immaginando il dolore che avrebbero provato sul proprio culetto che, quantunque fosse meno delicato di quello di una ragazzina, restava pur sempre una parte molto sensibile del loro giovane corpo e già immaginavano quale sofferenza avrebbero dovuto patire in seguito alle energiche e ripetute sberle applicate dalla propria madre sulla parte in questione con lo strumento che essa aveva scelto proprio perché lo riteneva idoneo a provocare un dolore intenso e quasi insopportabile.
Intanto la professoressa Gualtieri che sapeva bene quanto il sentirsi umiliate avrebbe contributo a rendere più efficace e completa la punizione delle ragazze, se ne uscì le seguenti parole: “Con questo sole penso che tutti noi siamo d’accordo nel lasciare le finestre aperte in modo da avere un bel ricambio d’aria per tutta la durata del concerto.” Tra sé e sé pensò, ma si guardò bene dal dirlo, in questo modo offriremo a uomini e donne che abitano nel palazzo di fronte uno spettacolo particolarmente stimolante e assolutamente gratuito. Chissà che loro non contraccambino il favore lasciando le finestre aperte quando saranno loro a sculacciare le loro figlie?

Visto che non c’era via di scampo e pensando che, se avessero accettato la punizione con aria contrita e senza fare storie, forse le loro mamme si sarebbero impietosite e avrebbero limitato sia la forza che la durata delle sculacciate, le ragazze obbedirono senza fiatare agli ordini delle loro genitrici. Naturalmente alla loro età non avevano bisogno che la mamma mettesse loro a nudo il culetto in quanto potevano benissimo provvedervi da sole come era stato ordinato loro di fare. Non ci misero molto. Quelle che indossavano i jeans li sbottonarono e li abbassarono fino alle caviglie, poi infilarono i pollici delle due mani nell’elastico delle mutandine che subirono la stessa sorte dei jeans. Le ragazze che portavano la gonna, la sollevarono ai due lati e si abbassarono le mutandine, poi si rimboccarono la gonna ben sopra la vita dove la madre si premurò di fermarla con qualcuna delle mollette da bucato, che la professoressa Gualtieri aveva messo a disposizione, in modo da evitare il rischio che, sul più bello o sul più brutto dipende dai punti di vista, l’agitarsi frenetico del sederino, nel tentativo vano di evitare le sculacciate, facesse cadere la gonna all’indietro offrendo così un’inaspettata protezione al fondoschiena della ragazza.
Terminati i preliminari, ciascuna mamma ingiunse alla figlia di piegarsi in avanti e di appoggiare le mani sullo sgabello tenendo il culetto ben proteso all’indietro, le gambe dritte e unite in modo da proteggere la patatina e di non muoversi per nessun motivo per l’intera durata della punizione, pena una razione supplementare di botte. In questa posizione la ragazza avrebbe ricevuto il castigo sulla parte del culetto con cui ci si siede, cioè quella parte più sensibile e delicata che comincia poco sopra l’attaccatura delle cosce.
Intanto le ragazze si trovavano in uno stato di comprensibile apprensione e si rendevano conto a tal punto di cosa stava per succedere al proprio sederino che in preda all’agitazione mettevano in mostra anche quelle parti intime del corpo, come il buchetto e la patatina, che in condizioni normali avrebbero tenuto rigorosamente nascoste agli sguardi indiscreti. Di conseguenza accadeva inevitabilmente che i signori uomini invitati e, tra questi soprattutto i giovani, cercassero di dissimulare quel certo imbarazzo che proveniva loro dall’evidente rigonfiamento sul davanti dei pantaloni a stento contenuto dalla zip o dalla fila di bottoni.

Spettava ora alla padrona di casa, la professoressa Gualtieri, di dare inizio alla “sculacciata collettiva”. Però non c’era fretta e 5 – 10 minuti potevano essere dedicati ad un ultimo severo rimprovero delle madri alle ragazze già piegate in avanti con le mani sullo sgabello che avevano di fronte e con il culetto scoperto e indifeso bene in aria, esposto alla vista delle loro amiche, a quella più imbarazzante dei parenti, conoscenti e amici dei loro genitori e soprattutto a quella degli estranei del palazzo di fronte. Poi tutte quante in trepida attesa della punizione approfittavano ancora di qualche minuto per riflettere sulle colpe che le avevano portate a subire l’imminente doloroso trattamento a cui le rispettive madri stavano per sottoporle. In questa fase di attesa le patatine avevano cominciato a tremare quanto le natiche se non di più.

Intanto un giovane che era venuto ad assistere allo stuzzicante spettacolo della punizione delle ragazze e che mostrava un evidente rigonfiamento in corrispondenza della parte anteriore dei pantaloni si era avvicinato alla mamma di una bella diciannovenne con lunghi capelli biondi, che già chinata in avanti a gambe unite con le mani appoggiate sullo sgabello, esponeva alla vista di tutti i presenti un culetto delizioso con le natiche piccole ma rotonde come mele. Mentre la signora si stava arrotolando sulla mano destra un’estremità della cinghia cuoio con la quale avrebbe di li a poco coperto di strisce di un bel colore rosso-viola il posteriore della ragazza, il giovane le si rivolse con queste parole: “Signora lasci fare a me. Io ho delle braccia molto forti e posso impartire a sua figlia una punizione che ricorderà a lungo. Anzi, non ho neppure bisogno della cinghia. Nonostante l’età della ragazza me la posso mettere tranquillamente sulle ginocchia nella posizione classica, cioè con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra in modo da avere il suo culetto teso da sculacciare con la mia grande e pesante mano destra fino a farla urlare di dolore e piangere a dirotto.”
La signora, anziché risentirsi, con molta presenza di spirito gli rispose con un sorriso: “la ringrazio per la premura ma posso farcela da sola.” Durante questa breve conversazione la ragazza, che naturalmente aveva sentito tutto, aspettava con evidente apprensione l’inizio della punizione con il culetto ben esposto in aria. Al termine del castigo le natiche della ragazza sarebbero state ridotte dalla mamma in condizioni tali da costringere il giovanotto saccente e sfrontato a ricredersi.
Era evidente che il giovane che si era mostrato così “premuroso“ aveva dei secondi fini che andavano al di là del semplice castigo. Però bisogna anche dire che aveva delle attenuanti, circondato come era da culetti femminili tutti così belli da volerseli mangiare: alcuni paffuti, alcuni più tesi, alcuni con la pelle liscia come la seta, alcuni con la pelle d’oca in attesa della punizione, alcuni bianco latte, alcuni più ambrati, alcuni piccoli, alcuni più carnosi, alcuni con la fessura corta, alcuni con la fessura più lunga e così via. In altre parole ce n’era per tutti i gusti.

Finalmente la professoressa Gualtieri dette il via alla punizione e tutte le ragazze serrarono le natiche. Pochi secondi dopo, le madri assestarono alla parte più sensibile del posteriore indifeso della propria figlia o della più grande delle proprie figlie un colpo con tale forza da lasciarla senza fiato. Ognuno dei vari oggetti scelti dalla madri entrando in energico contatto con i culetti delle ragazze produsse un suono caratteristico.
Le palette di legno fecero un rumore assordante nel momento dell’impatto con il sedere della ragazza dando origine a una larga striscia rossa che andava da subito sopra le cosce fino alla metà della fessura tra le natiche in senso verticale e da una parte all’altra del sedere in senso orizzontale. La ragazza non si mise a urlare ma il dolore fu tale che essa dovette fare appello a tutte le sue capacità di resistenza per evitare che ciò avvenisse.
Le cinghie di cuoio bagnate fecero un po’ meno rumore, ma fin dal primo contatto il culetto della malcapitata cominciò a spellarsi e bruciare come il fuoco, mentre si impresse sul posteriore una striscia rossa alta 3 – 4 centimetri che si estendeva da una natica all’altra. Anche in questo caso la ragazza restò a stento in silenzio rendendosi però perfettamente conto che il più bello (si fa per dire) doveva ancora venire.
Infine i mazzetti di tre bacchette flessibili di legno pieno tenute a bagno nell’acqua, scelte dalle madri di quelle ragazze che fin da piccole erano state disubbidienti, indisciplinate e arroganti (il buon giorno si vede dal mattino) e che oramai grandi avevano assunto un comportamento quasi delinquenziale, non fecero molto rumore a parte il caratteristico swisssssch simile a quello di un frustino. Però l’impatto con la pelle sensibile del sedere della ragazza fu terribile. Sul culetto si stamparono sottili strisce orizzontali rosso scuro dai bordi sfrangiati talmente brucianti da vincere ogni resistenza della ragazza che si mise immediatamente a urlare a perdifiato scossa da un pianto convulso.

Contrariamente a quello che le ragazze avevano pensato, le loro madri erano state ben istruite dalla professoressa Gualtieri nei giorni precedenti alla “sculacciata collettiva”, che le aveva convinte tutte a mettere da parte ogni forma di clemenza quando avrebbero dovuto applicare il castigo. Da che mondo è mondo le sculacciate, specialmente quelle inflitte con strumenti scelti appositamente, devono fare un male d’inferno e provocare un bruciore insopportabile. Altrimenti sarebbero una pura e semplice perdita di tempo per chi le da’ e per chi le riceve, e tanto varrebbe non sculacciare affatto e magari andarsi a fare una passeggiata.
Così, dopo il primo colpo ne seguirono molti altri ancora più forti. Le madri incuranti dei pianti e degli strilli delle loro figlie continuavano ad azionare gli strumenti di punizione che stampandosi sui culetti delle ragazze generavano un bruciore acuto, tanto che queste non potevano fare a meno di urlare a perdifiato, mentre la parte colpita si colorava di un rosso intenso che contrastava con il bianco del resto del culetto. La punizione sembrava non dovesse finire mai. Le mamme ben intenzionate ad approfittare di quella occasione per infliggere alla propria figlia una punizione che valesse per tutte quelle, che l’eccessiva indulgenza sua e di suo marito le avevano risparmiato in passato, sembravano inarrestabili e continuavano a usare l’oggetto con energica determinazione sul sedere della propria figlia.
Questa intanto, a causa del bruciore insopportabile delle proprie natiche, aveva perso ogni rispetto di sé stessa e piangeva come una bambina facendo risuonare tutto il salone delle sue grida: “aihhhhhh….che maleeee…., basta mamma …. ti pregoooo…., perdonami….d’ora in poi mi comporterò bene….”. Lo strumento però continuò colpire il sedere come se niente fosse per almeno mezzora, dopo di che ciascun culetto aveva assunto l’aspetto che solitamente acquista un posteriore dopo un prolungato trattamento con strumenti usati appositamente per procurare dolore e bruciava come se la ragazza si fosse seduta su una di quelle grandi stufe roventi di terracotta che si usavano una volta. Tra loro, più di una era oggetto di corteggiamento da parte di qualche ragazzo o aveva già un fidanzato, ma ora urlavano e piangevano disperatamente con la pelle del sedere infiammata e con le mutandine ancora abbassate, mentre la mamma con l’oggetto in mano, guardava soddisfatta il risultato del suo lavoro: il sederino sculacciato a dovere si presentava infatti di un bel rosso viola con qua e là dei lividi neri e delle vescichette di colore viola più intenso di quello del resto del sedere.

Le signore che avevano più figlie femmine dopo aver finito con la più grande dovettero ricominciare con le altre che vennero punite in ordine di età decrescente. Il castigo venne risparmiato solo alle ragazze minorenni, che erano cadute pure loro nella balla dell’happy hour inventata dalle loro mamme, ma che beneficiarono di una sorta di perdono giudiziale e fu chiesto loro solo di promettere di non farlo più. Comunque avevano visto distintamente quello a cui sarebbero andate incontro se, dopo il compimento del diciottesimo anno di età, non avessero rigato dritto. Per le altre le mamme non fecero parzialità e alla fine comunque tutti i culetti puniti erano viola e bruciavano al punto che uno si sarebbe chiesto come mai non fumassero.
Dopo il fragore delle sculacciate, dei pianti e delle urla che avevano riempito la casa di una musica assordante, il concerto finalmente ebbe termine. Tutte le ragazze tentarono di porre un freno alle lacrime e di asciugarsi le guance nonostante l’acuto bruciore che proveniva dalla pelle infiammata del culetto.
A questo punto però per le ragazze la punizione non era finita del tutto. Infatti ad esse fu ordinato di stare per un’ora in ginocchio faccia al muro con il sederino bene in mostra, con il divieto assoluto di massaggiarlo, affinché tutti potessero vedere e commentare quanto fossero state efficaci le sculacciate. In proposito però il convincimento che le mamme avessero fatto un ottimo lavoro fu generale. Ad esempio una signora disse: “io ho visto più di un culetto sculacciato: generalmente è rosso come un pomodoro maturo, ma questi sono viola, con diversi lividi e anche qualche piccola piaga.” Un’altra signora pure disse la sua: “io con mia figlia che frequenta il primo anno di università, ma non ha nessuna voglia di studiare, ho usato più di una volta il battipanni sul sedere scoperto, ma non ho mai ottenuto risultati così ragguardevoli.”
Intanto furono poche le ragazze che in poco tempo riuscirono a smettere di piangere; la maggior parte continuò a singhiozzare per una buona mezzora.

Durante il tempo che le ragazze trascorsero in ginocchio faccia al muro, le signore si sedettero attorno a un tavolo per conversare del più e del meno. Inevitabilmente finirono per lamentarsi del cattivo comportamento delle proprie figlie e di quanto inadeguate fossero le punizioni che esse ricevevano rispetto a quelle che avrebbero meritato. Così, si misero d’accordo fra di loro di non lasciare passare troppo tempo prima di ritrovarsi tutte insieme per sottoporre le loro pestifere ragazze a un’altra bella ripassata.
Finalmente si fece ora di andare a casa. Le ragazze si rivestirono e si salutarono con un bacetto sulle guance ancora bagnate dalle lacrime. Avevano ancora il viso congestionato e gli occhioni umidi e pensavano a quanto tempo sarebbe dovuto passare prima che potessero nuovamente sedersi senza fare smorfie di dolore. Una volta a casa ciascuna di loro, dopo essersi spogliata, per prima cosa controllò con cura i danni subiti dal proprio posteriore che avrebbe massaggiato a lungo delicatamente dopo averlo cosparso con una dose abbondante di pomata lenitiva, di cui lei e le sue amiche tenevano sempre almeno un vasetto dentro il comodino accanto al letto, anche per far fronte alle sculacciate ricevute dal fidanzato o dal ragazzo per quelle che lo avevano. Inutile dire che la notte successiva alla punizione e un certo numero di quelle che sarebbero venute le ragazze punite avrebbero dovuto dormire a pancia in giù.

mammaallantica

Sculacciate in famiglia

Un bel racconto di sculacciate in famiglia che ci regala Alternativa1990. Buona lettura.

“vieni qui tu perchè se ti prendo io le prendi e stavolta le prendi con il battipanni!!!”
“col ca**o,vieni tu a prendermi se ci riesci”
“scappa scappa perchè se ti acchiappo sono guai, guai molto seri”
“” “” “” “” REWIND…….
ecco questa che cerca di acchiappare sua sorella minore sono io “alternativa1990”.
Queste affermazioni sono uscite dalla mia e soprattuto dalla sua sporca boccaccia,sempre tra parolacce ed imprecazioni.
Ok ma facciamo un po di ordine.
All’epoca avevo 23 anni e mia sorella 20 era uno spirito libero,mio fratello era partito per andare all’estero a fare carriera e i miei erano in ferie dopo un lungo e snervante periodo lavorativo.
Eravamo sole in quella mega villona senza neanche i domestici, avevano avuto il weekend libero dai nostri genitori ed il comando era stato affidato a me.
23 anni tesi da fare,avere una media decente previa sculacciate e sorellina a cui badare ma data la sua età e la sua voglia di fare,girare,sbrigare e cacciarsi nei guai non era tutto rose e fiori.
Era una fredda mattina d’aututnno e noi ci stavamo bellamente crogiolando nei nostri letti,io non dovevo perdere neanche un minuto troppe cose da fare e poco tempo per farle.
Dopo una mezzoretta di relax ho deciso di alzarmi e continuare quella fatidica tesi, Sara invece era ancora nel letto che dormiva della quarta.
Era stata appena sospesa da scuola per un comportamento non proprio esemplare e mamma prima di partire le aveva impartito proprio una bella lezioncina a suon di sculacciate e messa fino a data da definirsi in castigo quindi niente tv,niente telefono ma soprattutto niente festa.
Si! festa proprio quella a cui sarebbe dovuta andare con i suoi amici per festeggiare il compleanno della sua migliore amica e che sarebbe avvenuta vicino casa nostra di li a breve.
Bando alle ciance e andiamo avanti…
Inizio a studiare,scrivere,rileggere e ricorreggere quando mi scappa l’occhio è quasi mezzogiorno e quella disgraziata non si è ancora alzata.
Mamma ci aveva affidato diversi compiti: a me preparare una tesi esemplare e badare a mia sorella usando qualunque mezzo per farla rigare dritto e a Sara di pulire la casa e preparare da mangiare, inutile dire di fare i compiti e rispettare il castigo impartitole.
La tesi mi sta facendo diventare pazza e il mio umore è tutt’altro che tranquillo e quando sono così meglio starmi alla larga, sembro quasi mia madre in questi giorni scorbutica e severissima.
Io voglio un grandissimo bene a mia sorella l’ho sempre difesa anche per altre punizioni di mamma prendendole io al posto suo o facendo cose io per lei ma stamattina mi ha fatto prudere troppo le mani e quindi quando ce vo ce vo!
Entro nella sua camera e la vedo che ancora dorme tranquillamente(notare che avrebbe dovuto alzarsi alle 8.00 per fare le faccende)
“Saraaaaaaa allora è dalle 9.00 che sono in piedi a fare la tesi e le tue cose ti degni di darmi una mano o chi?”
Mia sorella si è stupita molto del mio ingresso in camera ma data la mia condizione d’essere alla fine ha capito che stavolta ero seria.
Però come al solito ha avuto il suo atteggiamento strafottente e repellente.
“ma siiii tranqui ora mi alzo e faccio, mamma mia quanto rompi le palle”
io che non sopporto il non far niente e la spavaldaggine mi avvicino a lei con fare minaccioso,la prendo per un braccio me la sistemo sulle ginocchia e le assesto qualche bello sculaccione per calmarla.
“ohhh ma che cazzo vuoi sei impazzita? Che cazzo ho fatto volevo solo dormire un po di più del solito.”mi diceva cercando di divincolarsi tra le mie gambe.
SCIAF SCIAF SCIAF
“ti ho sempre insegnato che a me non ti rivolgi così male signorinella,sono tua sorella ed esigo rispetto capito?”
SCIAF SCIAF SCIAF SCIAF SCIAF
Continuavo a colpirla con forza ed il suo culetto si faceva sempre più rosso come lo deve essere durante una punizione.
Dopo una mezzoretta di danza del suo sedere,ha iniziato a piangere e supplicarmi di smettere.
“ti prego basta ora mi vesto e faccio tutto quello che devo fare, te lo prometto scusami fes ti prego ma tu smettila!!!”
“ok ti do 5 minuti e se non ti presenti giù prendo la cucchiarella e te la dovrai vedere con quella CHIARO??”
“sisi arrivo subito”
Aveva parecchia paura di quella e del battipanni perchè l’ultima volta che mamma li aveva usati non si era potuta sedere per una settimana.
Potrà sembrare che la lezione le sia servita? E invece NO! Disubbidiente,strafottente ed insolente di una ragazza, e si che mamma quando alza le mani non ci risparmia, ma lei non ha ancora imparato a stare buona e deve sempre fare come cavolo vuole lei.
Eh ma stavolta non la passa liscia,basta essere la sorellona brava e gentile ora si cambia registro!
Una volta uscita dalla sua stanza io mi dirigo verso il tavolo per continuare la tesi mentre Sara la sento che si prepara per venire giù,ma quello che mi ha stupito ancora di più è stata sentirla parlottare qualcosa.
Mah, ho pensato avesse qualche problema ed invece altro che problemi e problemi era al telefono con la sua amichetta,allora mi sono avvicinata a sentire ciò che stavano dicendo prima di sbraitare nuovamente nella sua camera.
“quella puttana di mia sorella è entrata in camera mia che stavo dormendo madonna mia chissà,per una volta che lo faccio non casca il mondo ma per lei invece è cascato e non solo quello.
Si si esatto mi ha sculacciato a 20 anni come se fosse mia madre….mmmm che nervi e che zoccola! La odio la odio e la odio, ma stavolta se la vedrà lei con mamma quando vedrà che la sua tesi non è stata svolta e soprattutto che non ha badato a me lasciandomi andare alla festa e non facendomi rispettare il castigo”
Si perchè siccome la mamma lo sa che la difendo a spada tratta tutte le volte se la lascio andare alla festa vuol dire che non rispetto il comando dato dalla mamma e le busco io.
Ma stavolta sarà diverso….
“va beh comunque ora è meglio che vada ci troviamo alla festa alle 23.15 vicino al bar ok? Baci baci a stasera”
Cosaaaaa??? Festa??? sisi ma alla festa andrai sarà il dopo la vera sorpresa!
Dopo quello che ho sentito so come prepararmi,facendo innanzitutto una copia della tesi su un’altra chiavetta e verso le 22 salutare Sara per mandarla a letto e prepararmi sulla sedia di fronte alla finestra di camera sua con un battipanni in una mano,uno stroppino e una cucchiarella nell’altra a luce spenta pronta a farle la grande sopresa al rientro dalla festra attraverso la sua finestra.
Ok ci sono sono pronta.
Inizio a scendere per andare a scrivere la tesi e dopo 10 minuti la vedo scendere.
“allora sono passati 10 minuti che cavolo stavi facendo su?”
“scusa scusa stavo sistemando la mia camera già che ero su. Ora preparo il pranzo e poi finisco le faccende ok? Comunque mi hai fatto tanto male per una cavolata così. Comunque fai bene a darmele quando me le merito.”
ma che lecchina aiuto non credevo fosse capace di tanto e poi l’ultima frase è spettacolare,ma fami il piacere pensavo tra me e me.
“si infatti da oggi cambiamo registro signorina. Ora fai il pranzo che dopo mangiato io devo andare in emeroteca per fare una ricerca e al mio rientro voglio trovare la casa pulita e linda ok?”
“sisi ok ok”
Il pranzo è tranquillo non una parola non uno sguardo,niente di niente.
Finito Sara si alza sprepara,lava i piatti e rassetta la cucina,mai visto faglielo fare senza dirglielo.
Va beh vediamo quanto la commediante è brava a fingere…
Si sono ormai fatte le 16 ed io mi preparo per andare in biblioteca.
“Sara io vado starò almeno una paio d’ore di sicuro anche di più forse comunque quando torno voglio trovare la casa pulita e la cena pronta ok?”
“sisi tranquilla ora vai e non preoccuparti di niente faccio tutto io”
“ah guarda che lascio qui tutto tanto il computer non mi serve,non toccare niente perchè ho la tesi in corso d’opera e non voglio che succeda niente capito?”
“si tanto io ho da fare per tutto il pomeriggio, a stasera sorellona”
“ciao tesoro”
Esco di casa e lascio tutto andare come deve andare tanto ha capito che oggi non c’è tanto da scherzare e io non ho tempo da perdere devo fare la tesi e questo è il mio primo pensiero!
Arrivo e inizio a fare la tesi pensando a cosa starà facendo a casa,ma di sicuro avrà già manomesso la mia tesi per farmela pagare per stamane.
Finisco la ricerca e sono già le 19.30 la chiamo e le dico di mangiare qualcosa che io prendo un pezzo di pizza li vicino e vado a fare la spesa già che sono fuori e poi arrivo.
Si sono ormai fatte le 20.30 che parto dal supermercato arrivando a casa per le 21.00 e quando arrivo effettivamente la casa era pulitissima e profumata, Sara ormai era già in pigiama(vorrei aver voluto vedere cosa indossa sotto)e stava per andare in camera sua pronta per andare a leggere,studiare e fare qualche compito per la settimana ventura.
“ok sorellona io vado in camera a studiare e verso le 22 penso di andare a dormire”
“ok vengo dopo a darti la buonanotte ciao ciao e complimenti per la casa. Smack. Buono studio”
“grazie a dopo bacio”.
Dopo un’oretta che leggevo saggi su saggi di Simposio e Platone si sono fatte le 22.30 e salgo da Sara per darle la buonanotte e la vedo che studia matematica e storia.
“ma che brava sorellina che studia vuoi prendere le orme di tua sorella?”
“ihih eh si dopo la sospensione è meglio che studi se no mamma mi fa di nuovo il culo a strisce con quella sua bacchetta del cavolo”
“eh si è meglio comunque te le sei proprio cercate stavolta”
“eh si hai ragione”
mamma mia pensavo che con questa conversazione avesse cambiato idea pensando alle conseguenze delle sue azioni ma mi sbagliavo è proprio una bravissima attrice e allora CIAK inizia lo spettacolo.
“scusami ma ora ripasso ancora un po matematica e poi vado a nanna che domani voglio svegliarmi presto per studiare ed essere pronta se mamma quando a fine settimana torna mi interroga su quello che ho studiato.”
“ok tesoro buon fine studio e buonanotte. Sogni d’oro cucciolina”
“notte notte e buono studio anche a te per la tesi” (accennando un sogghigno).
“ciao ciao mi chiudi la porta per piacere? Grazie notte!”
“ok notte”
la vedo che rimette la faccia sui libri e poi le do un bacio sulla fronte e me ne vado.
Mi accingo ad andare a studiare e dopo 10 minuti sento dei rumori nella camera e sento che l’imposta della finestra sbatte e la grondaia scricchiola.
Come immaginavo è uscita dalla finestra scendendo dalla grondaia aiutandosi con il reticolo a rombi di legno dove si trova l’edera rampicante,tanto la festa era a 200 metri da casa.
Nel frattempo che lei pensa che non l’abbia sentita mi viene in mente di guardare il computer e la chiavetta per vedere se la tesi era ancora al suo posto, scendo accendo il pc e come apro l’icona della chiavetta era vuota.
Prevedibile e stronza,lo sa anche lei da quanto tempo ci sto dietro e voleva rovinarmi così….
Menomale ho fatto una copia su un’altra chiavetta.
Passa il tempo si fanno mezzanotte,l’1,l’1.30 e siccome non sapevo l’ora di rientro verso le 2.00 vado in camera sua a luce spenta aspettandola al varco con gli strumenti.
Si erano fatte circa le 3.00 e sento che qualcosa si muove fuori dalla finestra.
Riconosco subito il rumore e capisco che è il reticolato dove lei loavrebbe usato per salire,quello che però non sapevo è che con lei si è portata una torcia per vedere dove mettere i piedi una volta nella camera,ma oltre a dove mettere i piedi ha visto me seduta vicino alla porta della sua caera con tre arnesi in mano.
È rimasta impietrita alla vista della mia figura e quando ha realizzato che ero io è scappata fuori nuovamente dalla finestra scendendo dalla grondaia per scappare da me e dalle mie cattive intenzioni(dice lei).
Allora siccome non sono scema prima di andare a rincorrerla nel giardino ho chiuso la finestra dall’interno, preso le chiavi di casa(da fuori non si apre)e sono corsa in giardino a prenderla.
Psssss….. ricordate le parole che erano scritte all’inizio del racconto??
Ecco ora si possono proprio citare:
“Sara vieni qui subito perchè se ti prendo io stavolta le prendi e le buschi con il battipanni!!!”
“col ca**o,vieni tu a prendermi se ci riesci”
“scappa scappa perchè se ti acchiappo sono guai, guai molto seri”
Dopo molte e molte e molte e molte volte a girare come delle pazze in giardino ecco che la sua prevedibilità esce e commette il passo falso che la porterà al patibolo.
Siccome si era stufata di correre pensa bene di salire per entrare dalla finestra della sua camera e farla franca,ma ripeto siccome non sono nata ieri io quella l’ho chiusa e quindi mi ritrovo con mia sorella appesa al 1 piano di altezza che cerca disperatamente una soluzione perchè sa che se scende da dove è salita per lei è finita!
“eheh e adesso come pensi di fare?? sono mica nata ieri cara mia e vieni giù che se cadi ti fai male”
“non ci penso nemmeno brutta stronza piuttosto rimango qui tutta notte piuttosto che venire da te ed essere sculacciata come una bimba per essere andata ad una festa”
“Sara ti ho detto di venire qui e anche celermente!”
“No”
“Si”
“No”
“Si”
“no e poi no ho detto!!!”
“guarda che se vengo io ti tiro giù per la grondaia da un orecchio chiaro?”
“tanto non riesci….”
“scommettiamo?”
1 minuto ed ero già arrampicata sulla grondaia anche io.
“ed ora come la mettiamo scendi tu o ti trascino giù a forza?”
“nono lo faccio da sola”
arrivati con i piedi saldamente a terra la prendo per un orecchio e la tiro a forza in casa,ed una volta entrate la porto direttamente in camera sua.
“ora tira su il vestito,(se così si può chiamare,pezzo di straccetto con tanga ultra sottile tipo filo interdentale…)”
“ma non ci penso proprio,chi sei tu per dirmi quello che devo o non devo fare? Mamma ti ha affidato il comando ma non è che devi essere come mamma si te stessa.”
“taci bimba io sono sempre me stessa sei tu che dovresti imparare a comportarti meglio e non fare queste cazzate e te lo dice una che ti ha sempre difeso in tutto e per tutto ed ora però basta.”
“difeso?”
“si cara la mia sorellina sai quante volte le ho prese per le cavolate che tu combinavi? Mi addossavo sempre la colpa e le buscavo da mamma,ma a te di questo non te ne è mai fregato niente e quindi ora che ho la possibilità ti ritorno tutto quello che ti doveva andare ancora anni fa! E comunque basta parole su il vestito e mettiti con le mani appoggiate alla sponda del letto. ORA e MUOVITI!”
ha capito che stavolta non ce ne erano di mi dispiace di ma perfavore e di scusa era così e basta!
Sul letto ho preparato gli strumenti che avrei usato per la punizione e quando lei li ha visti mi si è buttata addosso piangendo e supplicandomi di non usarli,ma ormai era troppo tardi.
“inizieremo con la cucchiarella,poi lo stroppino e poi dulcis in fundo il tanto tuo amato battipanni”
“no ti prego ti prego ti prego ti prego.”
“ah e poi mi sono dimenticata di dirti che devi contare ogni colpo ok?
“ascoltami ti prego non farlo ti scongiuro sarò più diligente”
“ok iniziamo”
“no ti pr”
CIAF
un rumore è risuato nella stanza e poi silenzio.
CIAF,CIAF,CIAF,CIAF
“1,2,3,4”
“auch ahia auch ahia,basta ti prego mi fa malissimo è un dolore immane!”
“ma va, ma sai quanto ne ho patito io al posto tuo disgraziata ed ora si continua e non voglio sentir volare una mosca.”
e così fino a 30 dove dopo dal solo rumore dei colpi si è iniziato a sentire un pianto infinito.
“bastaaaaaaaa ti pregooooooooooo,non lo farò mai piùùùùùùùù!!!!!”
“vai avanti a contare che è meglio per te!”
“31,32,33,34,35,36,37” e così via fino a 100.
Il culetto era ormai già diventato rosso,ma a me non bastava doveva capire che quello che aveva fatto era sbagliato e che ne avrebbe pagato le conseguenze.
“ora prendi la sedia,posizionala al centro della stanza a mettiti in ginocchio sopra di essa”
“sign,sign,sign basta ti supplico”
“mani sopra la testa e taci”
intanto che si posizionava ho preso in mano lo stroppino ed ho iniziato a passarlo sulle sue natiche già ben infuocate.
“di questo sono 50 capito?”
“si”
“conta”
SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF……..
Dopo circa il 25° Sara inizia a strillare dopo ogni colpo.
“Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh,mi fa maleeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee non ce la faccio più!!!!!”
“vedi cosa vuol dire provare dolore? Io ne ho provato il doppio per colpa tua e soprattutto di cose di cui non centravo niente!”
“lo so mi dispiace,racconterò tutto a mamma e vedrai che mi sistemerà lei per le feste per questa storia ma tu smetti di sculacciarmi”
SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF
“eh no cara non è ancora finita con la bacchetta e dopo ricorda che hai ancora il battipanni da assaggiare”.
“no quello no me ne hai già date abbastanza ti prego quello no”
SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF
“ed invece sarà proprio quello con cui dovrai riflettere sull’azione più sbagliata che potessi fare…”
“cioè?”
SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF
“la mia tesi stupida ragazzina,sai che se non ti avessi sentito parlare al telefono che volevi cancellare e se io non avessi fatto una copia ora tutto il mio lavoro di cui è molto tempo che ci sto dietro sarebbe andato tutto in fumo ed avrei dovuto rifarla da capo e perdere altri mesi ,saltando così la discussione per la laurea di gennaio?”
“mi dispiace volevo fartela pagare per stamattina”
“ma per una cosa di cui eri nel torto marcio? Vedi sei proprio una bimba ed è così che devi essere trattata, sculacciata a sedere nudo sulle ginocchia di mamma e mie! Ora alzati dalla sedia e stenditi sul letto,ultima sculacciata e questi saranno 100!”
Sara non ha osato proferire parola si è messa sul letto affondando la testa nel cuscino e piangendo come una fontana aspettando di ricevere la sua meritata punizione.
“sei pronta? Contali tutti ed ad alta voce,se sbagli ricomincio chiaro?”
“si ho capito”
SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,
“bastaaaaaa sto morendo dal maleeeeee ti prego basta mi stai uccidendo mi brucia infinitamente bastaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF,SCIAF, e così via fino a 100.
Non ne ha saltato né sbagliato uno troppa paura che ricominciassi.
“ed ora alzati,mettiti con la faccia al muro le mani alzate,non toccarti e stai li finchè non ti chiamo io. Rifletti su ciò che hi fatto e ricorda che ho fatto tutto questo per il tuo bene.”
“ok”
Prendo gli arnesi,esco dalla sua camera e mi preparo una tisana ormani erano quasi le 05.00.
Dopo 20 minuti risalgo in camera sua e la vedo che piange ancora disperata.
“Sara basta ora calmati e vieni via di li,vieni sul letto e cerca di chiudere gli occhi. Alla mamma non diremo nulla di questa cosa e se chiederà come mai hai il culetto così rosso le dirai che ti ho sculacciato perchè avevi studiato poco ed io mi sono arrabbiata anchè perchè sai che se infrangi il castigo di mamma quella ti riduce il culo a strisce e ti somministra il clistere di punizione vero?”
“si infatti lo so e comunque dopo tutto grazie,sign sign sei stata molto severa ma ho preferito te che mamma”
“ora basta frignare buttati giù e fai bei sogni e soprattutto domani mi dedico solo a te e studiamo per l’interrogazione e le verifiche che dovrai fare…”
“ma con la tesi?”
“tu non preoccuparti mi sono portata avanti oggi e comunque tu sei la mia sorellina ed io devo aiutarti ok?
“ok grazie 1000 sorellona ti voglio bene”
“ora riposa che domani sarà una lunga giornata di studio ti voglio bene anche io. Buonanotte tesoro mio.”
“dolce notte a te”
Finita la conversazione sono uscita dalla camera lasciando Sara da sola con i suoi pensieri ed il suo male,mi sedetti al tavolo e continuai la tesi fino alla tarda mattinata lasciando dormire così Sara,che una volta svegliata, mi venne accanto dicendomi che era pronta per lo studio.
Studiammo tutta la mattina e una volta ritornata a scuola le interrogazioni andarono tutti benissimo.
Eh brava la mia sorellina, dopo qualche sculaccione ha finalmente capito come comportarsi.

Mamme che sculacciano (parte quinta)

Lasciamo per un attimo le signore del palazzo alle prese con il dilemma sullo strumento da usare sul sedere della propria prole femminile durante la “sculacciata collettiva” e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza su pregi e difetti di ciascuno di questi strumenti. Naturalmente si tratta di opinioni personali e ogni commento o critica sono benvenuti. In particolare mi farebbe piacere, per arricchire le mie fantasie, se qualcuno dei frequentatori del sito mi indicasse, nei commenti, altri strumenti idonei a sculacciare culetti ormai adulti che non ho citato e mi informasse sul loro impiego.

Innanzitutto è opportuno sottolineare che alcuni sostengono che parlare di “sculacciate” non sia corretto quando la punizione viene somministrata con strumenti che non siano la mano. Tuttavia altri, probabilmente a ragione, ritengono il termine “sculacciate” appropriato anche nel caso dell’impiego di strumenti in quanto derivante dal vocabolo volgare (solitamente indicato con il vezzeggiativo “culetto”) con cui la parte del corpo che riceve il castigo viene designata e che naturalmente è sempre la stessa sia che su di essa piovano schiaffi sia che la medesima venga ripetutamente percossa da altri oggetti atti a procurare un dolore ancora maggiore. Comunque molto dipende dalla lingua nella quale ci si esprime. Il termine francese fessée deriva dalla parte oggetto della punizione (fesse cioè natica) e quindi, come per l’equivalente italiano, può essere indifferentemente usato per la sculacciata a mano che per la sculacciata con strumenti. Viceversa il termine anglo-americano “spanking” richiama più l’azione che la parte del corpo soggetta alla punizione ed è più appropriato per indicare la sculacciata a mano anche per distinguerla dalle punizioni inflitte con appositi strumenti, come ad esempio il paddling, il belting e così via.

Il dolore causato da uno strumento di punizione dipende da vari fattori: il materiale di cui è costituito, il peso, la forma, la superficie, la velocità con cui entra in contatto con la pelle delle natiche e così via. In tutti i casi lo strumento di punizione è un prolungamento, più o meno esteso, del braccio. La velocità con cui l’oggetto colpisce il posteriore, a parità di velocità che gli imprime chi lo usa, è tanto maggiore quanto più è lungo lo strumento di punizione. L’energia con cui avviene l’impatto dipende dal peso della parte dello strumento che entra in contatto con il posteriore e dal quadrato della velocità. Questa energia va in parte a produrre dei segni come lividi o vesciche, che naturalmente fanno male, e in parte viene ceduta alla parte colpita sotto forma di calore, che crea il caratteristico bruciore delle natiche durante e dopo la punizione. Tra gli strumenti appositamente creati per procurare dolore, la frusta probabilmente occupa il primo posto. A parità di velocità che chi la usa le impartisce, l’impatto sulla pelle, data la sua lunghezza, è violentissimo anche a causa della flessibilità di questo strumento. Il cosiddetto schiocco della frusta è dovuto al superamento della velocità del suono nell’aria (344 m/s = 1238 km/h), da parte della sua parte terminale.
Come già detto, sulla velocità con cui avviene l’impatto influisce molto anche la flessibilità dello strumento. L’estremità di uno strumento flessibile arretra e poi scarica tutta l’energia accumulata precedentemente nel tratto finale, come avviene ad esempio nel salto con l’asta. Un altro fattore importante è il peso specifico del materiale da cui è costituito lo strumento e la superficie che colpisce il bersaglio: bacchette pesanti e sottili fanno molto male perché l’energia si concentra in un tratto di pelle molto stretto come ad esempio avveniva nel caso di un frustino quando questo era presente e largamente impiegato in quasi tutte le case. Se poi lo strumento ha un certo peso, è abbastanza sottile, flessibile e lungo risulta particolarmente doloroso come sicuramente ricorderanno alcuni studenti particolarmente indisciplinati che fino a qualche diecina di anni fa hanno frequentato i collegi inglesi. Si ricordi al proposito il film “If” del 1968 ambientato in una “public school” inglese. Da allora sono passati meno di cinquant’anni.

Tornando alla frusta, essa rimanda più al tempo dei negrieri anche se rappresentazioni dell’impiego della stessa è stato immortalato da artisti attivi in anni molto più recenti. L’uso della frusta quantunque invocato ancora a scopo punitivo viene oggi considerato una forma di violenza estrema. Qualcosa di simile alla frusta si trova ancora, per gli appassionati del genere, nei sexy shop ma è concepita per non fare male più di tanto. Recentemente le punizioni corporali scolastiche sono state messe fuori legge in tutto il mondo ad eccezione di alcuni paesi dell’estremo oriente. C’è invece un ampio dibattito sulle punizioni corporali inflitte dai genitori ai propri figli che praticamente sono state limitate alle sculacciate “purché non facciano troppo male”. Esiste tuttavia un vasto e agguerrito movimento che si batte per il loro divieto per legge in tutti i paesi della comunità europea. Negli Stati Uniti la situazione è più articolata: in alcuni stati sarebbe stato stabilito il numero massimo (mi pare dieci) di sculaccioni che un genitore può dare al figlio o alla figlia superato il quale si passerebbe dalla punizione all’abuso. Il che vorrebbe dire che gli sculaccioni andrebbero contati e, per maggior sicurezza del genitore, il loro numero certificato da testimoni oculari. Sarebbe più semplice sancire che le punizioni familiari non devono sconfinare nella crudeltà.

Per una efficacie punizione delle giovani maggiorenni senza ricorrere a strumenti molto dolorosi e ormai desueti, alcune mamme ricorrono all’impiego del cucchiaio o della spazzola entrambi di legno. Questo materiale quando è ben levigato è molto adatto per sculacciare, perché se usato correttamente fa molto male e lascia segni rosso vivo e anche qualche livido, a differenza delle sculacciate con le mani. Tutte queste impronte durano abbastanza a lungo ma con il tempo tendono a scomparire. Attenzione però a non confondere la spazzola di plastica oggi più usata per pettinarsi ma assolutamente inadatta a sculacciare, con quella larga e pesante che ha arrossato e riempito di lividi intere generazioni di culetti femminili facendo piangere e strillare le legittime proprietarie e che è stata per molti anni il simbolo dell’autorità materna in materia di disciplina, specialmente nei paesi anglosassoni. In Italia è più diffuso l’impiego del cucchiaio di legno che però deve essere largo, di legno sufficientemente pesante e con il manico abbastanza lungo a differenza di quelli venduti nei supermercati e nei negozi di casalinghi, troppo corti e leggeri per essere usati per castigare efficacemente culetti ormai cresciuti. Anche una ciabatta con la suola di cuoio può rivelarsi utile nel caso di giovani adulte con il sederino ancora sensibile.

Molto efficace, anche se caduto un po’ in disuso, è anche il battipanni, nel quale la parte che entra in contatto con il posteriore è molto simile per forma e dimensioni a quelle del sedere di una giovane ragazza e quindi ogni colpo va a sculacciare l’intera superficie del culetto, il che rappresenta un vantaggio perché praticamente rende quasi non è necessario prendere la mira. Chi tra le più anziane di noi ha assaggiato il battipanni forse ricorderà la sua efficacia anche sul fondoschiena coperto da un paio di mutandine o persino di pantaloni, anche se allora di ragazze che indossavano i pantaloni se ne vedevano poche in giro. Naturalmente per sculacciare con il battipanni bisogna lavorare molto di muscoli e quindi questo strumento si dimostra efficace quando ad usarlo sono le massaie allenate al suo impiego tradizionale: battere i tappeti per mandare via polvere. Il battipanni però è molto ingombrante e quindi, mentre può essere usato nelle punizioni domestiche, è scomodo da portare fuori casa. Quando si è scelto di usare il battipanni generalmente si fa piegare la ragazza su uno sgabello o su una sedia con il sederino, meglio se scoperto, ben esposto. Un prolungato trattamento con il battipanni si riconosce facilmente dagli ampi cerchi rosso-viola molto dolorosi che impiegano un bel po’ di tempo prima di scomparire.

Proveniente dagli stati uniti, si sta diffondendo anche da noi una paletta di legno lunga 50 – 60 centimetri, larga 10 – 12 cm e spessa circa 1 cm, arrotondata ad una estremità e con un corto manico dall’altra, che a differenza degli strumenti menzionati prima e presenti in tutte le case, viene realizzata appositamente per sculacciare culetti nudi fino a renderli roventi e rossi come il fuoco. Questo oggetto oggi è particolarmente di moda ed è doloroso al punto da essere stato impiegato a scopo punitivo nelle scuole americane fino a non molti decenni fa, mentre continua a essere usato nelle “cerimonie di iniziazione” delle studentesse del primo anno nei college americani. Attenzione però a non confondere la palette di legno nella quale è quest’ultimo materiale a entrare in contatto con il sederino della ragazza con quelle vendute nei sexyshop foderate di pelle morbida che fanno molto meno male.

Alcune delle mamme di ragazze di 18 – 20 anni, dopo le prime esperienze con il cucchiaio di legno, con la spazzola o con la ciabatta sono diventate convinte sostenitrici della paletta di legno, che si sono fatte costruire dai rispettivi mariti. Tutto ciò che occorre per realizzare un’ottima paletta da sculacciate è una tavoletta di legno pesante spessa circa un centimetro, qualche attrezzo da falegname ed elementari nozioni di bricolage. Con un normale trapano elettrico su tutta la superficie della paletta si possono praticare fori di circa 6 millimetri che servono non solo a lasciar passare l’aria durante il tragitto che porta la paletta a colpire il posteriore della ragazza, ma anche a procurare dolore quando la carne del culetto vi si insinua. Le schegge che si producono durante la lavorazione vanno rimosse con della carta vetrata per non ferire la pelle della ragazza sculacciata. Gli spigoli sia della superficie che dei fori invece è opportuno lasciarli vivi in modo che la paletta faccia più male e la punizione risulti più efficace. Per chi non avesse il tempo o la voglia di realizzare la paletta in casa, la può acquistare su internet all’indirizzo http://www.amazon.com inserendo nella casella di ricerca “paddledaddy” e trovare così un’ampia scelta ad un prezzo intorno ai 40 USD. La paletta per le sue dimensioni non sempre entra nella borsa ma noi donne, si sa, siamo fornite di fantasia e mentalità pratica. Realizzare una custodia di stoffa magari con disegni colorati che non lasci indovinare il contenuto non ci mette certo pensiero. Naturalmente la guaina di stoffa va tolta prima di iniziare la punizione.

Tra gli strumenti indicati per sculacciare occupa un posto particolare la cinghia di cuoio che, come era la spazzola di legno per le madri, rappresentava una volta l’autorità paterna. Oggi queste differenze non ci sono più. La cinghia di cuoio può essere sia quella che usano gli uomini sia quella che usano le donne purché sia abbastanza spessa. E’ consigliabile però rivolgersi a un calzolaio che abbia avuto già occasione di realizzare questo oggetto e che quindi sappia perfettamente il tipo di cuoio da usare, il peso, lo spessore, l’altezza e la lunghezza della cinghia così da fornirci uno strumento da riservare esclusivamente alle punizioni, preferibilmente dopo averla lasciata a bagno nell’acqua del lavandino. Secondo la mia opinione, una cinghia dello spessore giusto non va piegata in due in quanto risulterebbe poco maneggevole, ed è opportuno che la mamma prima di usarla se ne arrotoli una estremità intorno alla mano destra per tenerla più salda. Inoltre occorre che faccia un po’di pratica, eventualmente anche su un cuscino, circa il movimento della mano in modo che il bruciore non sia tanto dovuto all’impatto con il sederino ma soprattutto allo sfregamento del cuoio bagnato sull’epidermide del culetto in modo che questa si spelli e si irriti rapidamente. La cinghia di cuoio se usata nel modo dovuto e con la dovuta energia lascia sul sedere della ragazza delle strisce rosse molto dolorose che tardano a scomparire.

Per punire i culetti più impertinenti che sono anche generalmente quelli meno sensibili possono essere utilmente impiegate bacchette vegetali di legno pieno ad esempio di salice o nocciolo, lunghe una sessantina di centimetri e con un diametro di 5 o 6 mm. Inoltre è fondamentale che siano molto resistenti e flessibili così che siano dolorose e non si spezzino durante l’applicazione del castigo. Se la signora ha un giardino con delle piante non avrà difficoltà a procurarsi le bacchette in questione scegliendo dei rametti dritti e tagliandoli a misura per poi deprivarli accuratamente delle foglie. Se la signora non ha un giardino sarà costretta a ripiegare sulle bacchette che potrà trovare nei negozi di arredamento dove vengono vendute a scopo ornamentale, ma sulla flessibilità di quest’ultime non c’è da mettere la mano sul fuoco. Per la punizione le bacchette possono essere usate singolarmente o a mazzetti di tre o quattro annodate, eventualmente con un nastro colorato, all’estremità opposta a quella destinata al culetto in modo da colpire una parte più ampia del medesimo. Qualche ora prima dell’uso è opportuno immergere le bacchette in un vaso colmo di acqua in modo da aumentarne il peso e quindi l’efficacia. In mancanza di un vaso adatto, una grande bacinella di plastica ovale oppure la vasca da bagno risolvono egregiamente il problema.
Le bacchettate su un culetto nudo provocano un dolore lancinante. La pelle del sederino si copre progressivamente di sottili strisce rosso viola che pizzicano al punto da provocare strilli acuti, singhiozzi e l’agitarsi convulso del culetto della malcapitata. Possono essere necessarie alcune settimane perché il culetto della ragazza riacquisti il suo aspetto consueto.
Dopo questa lunga dissertazione che forse alcuni di voi avranno trovato un po’ noiosa, vi prometto che il prossimo racconto riguarderà la “sculacciata collettiva” ambientata nel salone della professoressa Gualtieri.

(continua)

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Mamme che sculacciano. (parte quarta)

Si sa che quando un gruppo di donne sposate si ritrovano per conversare o parlano dei loro mariti o, più raramente, dei loro figli. Così accadeva anche per le signore del palazzo in cui abito che si erano conosciute anni prima soprattutto grazie al fatto che i figli quando erano piccoli si intrufolavano ora in casa dell’una ora in casa dell’altra per andare a trovare i loro amichetti. Naturalmente, come accade sempre, i bambini facevano amicizia con i bambini e le bambine facevano altrettanto con le altre bambine del palazzo. Poi, come diceva una vecchia canzone “i figli crescono e le mamme imbiancano”. Così, dopo aver frequentato le elementari e le medie, ciascun ragazzo e ciascuna ragazza aveva frequentato la scuola media superiore che aveva scelto secondo le proprie inclinazioni. Successivamente, chi si era iscritto all’università optando per una facoltà o per un’altra in base a una serie di criteri e chi aveva fatto una scelta diversa. Qualcuno dei ragazzi si era perso per strada durante tutto questo tempo e la stessa cosa era accaduta a qualcuna delle ragazze, ma in buona sostanza i due gruppi avevano conservato la loro integrità. I ragazzi erano, come avviene da che mondo è mondo, più spacconi e vanitosi. Le ragazze più furbe e, nel caso di qualcuna del loro gruppo, anche più intelligenti. Le donne essendo state per secoli sottomesse agli uomini, prima al padre e poi al marito, per trovare un po’ di autonomia avevano acquistato in modo naturale e, quasi senza accorgersene, una certa malizia e una maggiore capacità di dire bugie rispetto ai maschi. Le ragazze del gruppo femminile non facevano eccezione a questa regola.

Tra le ragazze, nel corso degli anni, quelle antipatiche o se ne erano andate di loro spontanea volontà o erano state costrette dalle altre a lasciare il gruppo. Quelle che erano rimaste avevano stabilito tra loro una notevole complicità e una grande confidenza, al punto che sapevano tutto l’una dell’altra, per esempio quando ciascuna di loro avrebbe avuto il ciclo e che marca di assorbenti usava in quella circostanza.

Tanti anni prima erano state più o meno tutte delle piccole monelle, poi crescendo la maggior parte di loro ne aveva combinate di tutti i colori e infine ora che erano grandi ciascuna dava il meglio di sé stessa. Chi si faceva bocciare nella maggior parte degli esami che sosteneva all’università e chi perdeva continuamente il lavoro a causa dei continui ritardi o delle frottole che raccontava a ogni pie’ sospinto ai diretti superiori.

Una volta le signore del palazzo si riunirono a casa di una di loro che le aveva invitate per un tè con pasticcini. Dopo essersi naturalmente lamentate dei loro mariti, come facevano sempre, passarono ai figli e in particolare alle figlie. “Marta e Cristina sono sempre state insopportabili ma ora hanno passato ogni limite” disse una delle signore. “A chi lo dici, Caterina non voleva mai fare i compiti a casa quando frequentava le superiori e ora si vedono i risultati. All’università ha dato tre esami, uno l’ha superato con 18 e negli altri due è stata bocciata; figuriamoci, invece di studiare, se ne va sempre in giro con le amiche e rientra a casa quando vuole”. “E allora cosa dovrei dire di Stefania e Michela. Ieri si sono fatte beccare in un grande magazzino da un agente della sicurezza mentre infilavano nella borsetta una bottiglietta di profumo e in un batter d’occhio si sono ritrovate al commissariato. C’è voluta tutta la capacità di persuasione di mio marito per convincere il commissario che sarebbe stata la prima e l’ultima volta e che, se le lasciava andare, a casa le aspettava una punizione esemplare. Al che il commissario, impietosito più dal padre che dalle ragazze che non mostravano alcun segno di pentimento, dopo una bella ramanzina le mandò a casa dove però naturalmente non subirono alcuna punizione.”

Nella discussione intervennero altre signore tutte lamentando il pessimo comportamento delle loro figlie. A un certo punto, la signora del quarto piano che si chiamava Gualtieri, una professoressa di liceo senza figli molto intelligente e che vestiva sempre in modo elegante, disse rivolgendosi alle altre signore: “ma, toglietemi una curiosità, voi le avete mai sculacciate prima d’ora?” Una signora si affrettò a dire: “Nooooo. Io non le ho mai toccate e neppure mio marito.” Un’altra disse: “mai, neppure uno schiaffetto”. Un’altra ancora: “Io ho cercato solo di farle ragionare ma nessuna volta ho usato le mani”. “E allora” disse la professoressa Gualtieri “non vi sembra che sia venuto il momento che ricevano tutte le sculacciate che avevano meritato e che non hanno ricevuto in passato quando avevano un’età più consona a questo genere di punizioni?” Tutte le altre signore annuirono. “Allora” continuò la professoressa Gualtieri “vi invito tutte a casa mia dove ho un salone molto ampio. Qui le ragazze saranno punite ciascuna dalla propria madre. Trattandosi di ragazze ormai grandi non possono certo essere messe a pancia in giù sulle ginocchia materne con il culetto scoperto e sculacciate fino a farglielo diventare rosso vivo, ma dovete procuravi qualcosa che faccia molto più male della vostra mano. A questo proposito ognuna sceglierà lo strumento che preferisce. Inoltre per quella che possiamo definire la “sculacciata collettiva” propongo di invitare parenti e amici (uomini e donne) ad assistere alla punizione, che in questo modo sarà più umiliante e quindi più efficace per chi la riceve. E poi ci potranno dare consigli e giudizi prima, durante e dopo la punizione. Raccomando però a ciascuna di voi di trovare una scusa plausibile per far venire da me la propria o le proprie ragazze. Se venissero a sapere qual è la vera ragione del mio invito, furbe come sono, troverebbero senz’altro il modo di darsela a gambe o quantomeno di procurarsi un’efficace pomata anestetica da cospargere a piene mani sulle proprie natiche prima di uscire di casa in modo da rendere la punizione molto meno dolorosa e quindi praticamente inutile.”

Le signore, tranne ovviamente la padrona casa, se ne tornarono nei loro appartamenti riflettendo principalmente, come aveva loro raccomandato la professoressa Gualtieri, alla scusa da inventare per far partecipare senza sospetti la propria figlia o le proprie figlie alla “sculacciata collettiva” e allo strumento da usare senza risparmio sul giovane sedere delle proprie ragazze.
Il pretesto con il quale fare in modo che le ragazze venissero volentieri a casa della professoressa Gualtieri non fu particolarmente originale. La signora in questione avrebbe invitato, oltre alle ragazze del palazzo, anche i più bei giovanotti del vicinato in modo che potessero conoscersi. Si sarebbe trattato di una sorta di “happy hour”, dove si poteva prendere un aperitivo e ci si potevano scambiare i numeri dei loro smartphone. Ci sarebbe stata anche della musica moderna e chi avesse voluto ballare avrebbe potuto farlo. Se avessero avuto un po’ più di accortezza, le ragazze avrebbero subito fiutato la fregatura, ma le mamme confidavano nel fatto che le loro “sciacquette” ragionavano più con la patatina che con il cervello e che non si sarebbero fatta sfuggire l’occasione per conoscere dei bei ragazzi.
Una volta risolto il problema della scusa, le signore si concentrarono sulla scelta dello strumento più efficace da far ripetutamente entrare in energico contatto con i culetti nudi delle loro figlie. Su questo punto però non c’era che l’imbarazzo della scelta. Infatti, esiste da tempo un’ampia gamma di strumenti per sculacciare e molti sono stati sperimentati con ottimi risultati su un numero enorme di natiche maschili e femminili di tutto il mondo, anche se in ciascuna nazione si sono manifestate delle preferenze per l’uno o per l’altro.

La necessità di usare strumenti ad hoc derivava, oltre che dalla volontà di punire più efficacemente delle ragazze ormai grandi, anche dal fatto che dopo un po’ di sculacciate somministrate con la mano alcune ragazze avevano la patatina completamente bagnata, segno evidente che, nonostante ormai il loro culetto fosse di un bel rosso lampone, non sentivano abbastanza male e mostravano, del tutto involontariamente, che anzi le sculacciate le eccitavano. Le mamme potevano accorgersi quando questo accadeva passando di tanto in tanto, mentre sculacciavano, la mano sulla patatina della figlia, rimanendo interdette quando la trovavano bagnata. Per ridurre questo rischio diventava necessario usare strumenti più efficaci della mano che rendessero il dolore nettamente prevalente rispetto agli effetti collaterali che possono avere le sculacciate. Dopo tutto lo scopo della “sculacciata collettiva” era quello di infliggere alle ragazze una punizione da ricordare a lungo e non di far sì che provassero piacere.

(continua)

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Mamme che sculacciano. (parte terza)

Come vi ho detto, mia madre non mi risparmiava le sculacciate e nel secondo di questi racconti vi ho dato un esempio del trattamento che lei mi riservava quando ero molto giovane e non ero ancora sposata. Allora sculacciare non era una cosa da mantenere riservata e il fatto che qualcuno potesse ascoltare non era un problema di cui preoccuparsi. Il concerto assordante generato dal rumore delle sculacciate e dagli strilli di chi le subiva, faceva dire ad alcune mamme nel promettere la punizione: “a casa facciamo un bel po’ di musica.”
Attualmente questo tipo di punizione non è più di moda e ciò a causa principalmente di una ben orchestrata campagna mediatica sponsorizzata, per così dire, da psicologi, psicoterapeuti e pedagoghi che ne hanno messo in evidenza i presunti lati negativi. A questo proposito andrebbe ricordato però che intere generazioni sono cresciute benissimo a suon di sculacciate senza riportare nessun trauma e che un culetto nudo può essere a lungo sculacciato con la mano o con strumenti sicuri senza altre conseguenze se non quelle di farlo diventare di un bel colore rosso viola, di farlo bruciare come le fiamme dell’inferno e provocare strilli acuti e lacrime abbondanti da parte di chi subisce la punizione.
Il sedere è una parte del corpo sensibile, ma assolutamente priva di organi e i danni procurati dalle sculacciate scompaiono al massimo nel giro di una o due settimane. Uno schiaffo in faccia è molto più pericoloso e da condannare perché può provocare a chi lo riceve danni anche gravi specialmente se la guancia non viene colpita con precisione.
Un’altra obiezione che si sente fare spesso a proposito delle sculacciate è che una giovane si sentirebbe umiliata nel subire un castigo che in passato era riservato quasi esclusivamente a ragazzini e ragazzine non ancora adolescenti. L’umiliazione è spesso una componente essenziale della punizione, si pensi ad esempio ad un rimprovero. Questo aspetto è sicuramente presente anche nel caso delle sculacciate la cui caratteristica principale resta però quella che fanno male.
Anche se passate di moda nessuno può mettere la mano sul fuoco che, al riparo delle mura domestiche, i genitori non ricorrano alle sculacciate per mettere in riga i figli quando hanno oltrepassato la misura. Ad esempio alcune delle mie amiche mi hanno confidato di usarle ma, a differenza di quello che avveniva in passato, solo quando in casa non c’è nessuno, eccetto eventualmente il marito, dopo aver chiuso porte e finestre e senza farlo sapere in giro per paura di essere criticate. Sempre in via confidenziale ho saputo che molte delle mie conoscenti, specialmente quelle che hanno delle figlie femmine che già frequentano o stanno per frequentare l’università, le sculacciano per il loro bene, essendo ben consapevoli dei rischi che esse corrono in aggiunta a quelli ai quali sono soggetti entrambi i generi. Quello che di cui si preoccupano è che le loro figlie studino, si comportino bene, non frequentino cattive compagnie e che tornino casa all’ora stabilita.
A questo proposito quando si verificano atti di violenza, senz’altro da condannare senza esitazioni, si dice comunemente che la ragazza non va colpevolizzata. Da un certo punto di vista sarà pure giusto. Però quando un ragazzo gira di notte da solo rischia nel peggiore dei casi un’aggressione da parte di un gruppo di balordi che generalmente si conclude con qualche contusione, qualche ferita leggera e con il furto del portafogli. Quando è una ragazza, magari carina, a girare sola di notte rischia di essere stuprata da un branco di delinquenti che infieriscono su di lei uno dopo l’altro. In questa dolorosa evenienza non c’è condanna esemplare per gli autori della violenza sessuale che possa ripagare la ragazza del danno fisico e psichico subito, sempre che i responsabili dello stupro vengano arrestati.
Un’altra preoccupazione delle madri delle figlie femmine è che queste, magari allettate da facili guadagni, entrino nel giro della prostituzione. Ma lasciamo i casi più estremi di cui si occupano televisione e giornali e torniamo ai fatti più vicini alla vita quotidiana di tutti noi.
Nell’appartamento accanto al nostro abita una famiglia con una figlia che studia lettere moderne all’università ed è una bella ragazza snella non ancora fidanzata. Io non ho l’abitudine di ascoltare i fatti degli altri, ma si sa quanto siano sottili i muri dei moderni condominii. Ebbene, da qualche anno mi capitava a volte di sentire al di la del muro, per una mezzora o giù di lì, un inconfondibile suono secco di sberle sulla pelle nuda e strilli così acuti che lasciavano ben pochi dubbi su quello che stava accadendo alla studentessa dell’appartamento a fianco al nostro.
Dal momento che anche io sculaccio spesso e volentieri le mie due figlie, per un atto di riguardo una volta ho chiesto alla signora della porta accanto se le era capitato di sentire dei rumori provenienti dal nostro appartamento che l’avevano infastidita. La sua risposta è stata molto franca e per nulla imbarazzata. Sì, le era capitato di tanto in tanto ma si era subito resa conto che schiaffi, pianti e strilli erano dovuti a una bella scarica di sculacciate e che non era rimasta per niente infastidita in quanto anche lei non esitava a sottoporre a un analogo trattamento sua figlia Tiziana quando se lo era meritato, ottenendo con le sculacciate ottimi risultati. In particolare, quella volta che sua figlia si era presa gioco di lei raccontandole una sfilza di bugie.
Le cose andarono in questo modo. Tiziana, ogni volta che tornava dall’università dopo aver sostenuto un esame, raccontava di averlo superato con un 30 o comunque con un voto non inferiore a 27. Ormai la ragazza era al quarto anno ed era in procinto di chiedere che le venisse assegnata la tesi. Un giorno sì e uno no la madre le chiedeva quale argomento avrebbe dovuto svolgere, ma Tiziana tergiversava. Questo si ripeté per cinque o sei volte, finché la signora, insospettita dal comportamento della figlia, una volta che lei era in gita con le amiche, decise di recarsi di persona all’università per parlare direttamente con le colleghe di Tiziana. Le loro risposte la raggelarono “ma quali 30, ma quale tesi, quella ha sostenuto non più di una diecina di esami nella metà dei quali è stata bocciata.”
La signora se ne tornò a casa come un cane bastonato provando però più rabbia che delusione. Quella volta Tiziana non l’avrebbe passata liscia e il suo sedere avrebbe subito un trattamento tale che anche una ragazza adulta di ormai 23 anni come lei se ne sarebbe ricordata a lungo. L’aveva combinata così grossa che la consueta sculacciata impartita con la mano o con il dorso di una spazzola di legno non le sembrava una punizione sufficiente. Le tornò in mente che una volta tornando a casa si era accorta che lì vicino avevano aperto un negozio di articoli di arredamento ed era entrata a curiosare. Si ricordava di aver visto dei rametti diritti di legno pieno, alcuni dei quali profumati, di varie dimensioni contenuti in stretti e alti cilindri di vetro. Ne aveva visti anche in casa di alcune sue amiche che sostenevano di averli acquistati a scopo ornamentale. In quella occasione, tra sé e sé si era detto “questo è quello che ci vorrebbe per punire Tiziana ora che è grande e le sculacciate non le fanno più male abbastanza.”
Quindi tornò in quel negozio all’interno del quale trovò quello che cercava: bacchette di legno pieno, robuste, sottili (5 o 6 millimetri di diametro) e lunghe più o meno 60 centimetri. Pensò che avrebbero fatto un male cane anche al culetto ventitreenne di Tiziana che prima di sera sicuramente avrebbe fatto la loro conoscenza. Non era stata in grado di valutarne la flessibilità e quindi aveva comprato un cilindro di vetro che ne conteneva sei così da averne più che a sufficienza nel caso in cui qualcuna si fosse spezzata durante l’impiego al quale intendeva destinarle. Al momento di pagare, la signora che stava alla cassa le rivolse uno sguardo complice, avendo intuito che l’acquisto non era rivolto ad abbellire la casa.
Intanto Tiziana era tornata dalla gita e si era allegramente abbandonata sul divano del soggiorno. Subito dopo entrò la madre che senza perdersi in chiacchiere le disse: “Guarda che sono stata all’università e ho parlato con le tue colleghe. Quindi so tutto e ti chiederei la cortesia di abbassarti jeans e mutandine e di chinarti a gambe unite sulla spalliera di una sedia appoggiando le mani sulle parti laterali della seduta in modo da esporre il tuo bel sedere indifeso alla punizione che intendo infliggerti.” Tiziana, che sapeva perfettamente di averla combinata grossa e che sarebbe stato inutile tentare di evitare il castigo, fece subito quello che le aveva ordinato sua madre. Questa, con in mano una delle bacchette che erano state tenute a bagno nell’acqua per un paio d’ore, stette per un po’ a guardare il culetto bianco di sua figlia che era piccolo ma rotondo e ben in carne e che sembrava fatto apposta per il corpo giovane e snello della ragazza. Per un attimo la madre di Tiziana fu tentata di posare la bacchetta e lasciar perdere tutto. Ma non poteva, la ragazza aveva tradito la sua fiducia e, cosa ancora più importante, se non avesse ricevuto la punizione che aveva meritato, avrebbe perseverato nell’errore. Quindi avanti con le bacchettate che, dopo il caratteristico swisssssch, lasciavano sulla parte più delicata del sederino della ragazza delle sottili striature violacee che bruciavano da morire. Intanto Tiziana, perso ogni rispetto di sé stessa, piangeva come una bambina e strillava talmente che tutta la stanza risuonava delle sue grida “aihh….che maleeee…., basta mamma …. ti pregoooo…., perdonami….non ti racconterò più bugieeee….”. La signora intanto, convinta delle sue buone ragioni, metteva nella punizione tutta la forza del il suo braccio destro e a ogni bacchettata ricordava a Tiziana una delle sue bugie: “questa è per il 30 in letteratura italiana, questa è per il 28 in filologia romanza, questa è per il 30 in storia della lingua italiana, questa è per il 27 in letteratura europea, questa è per il 30 in storia dell’arte moderna” e dopo aver continuato a lungo con le bacchettate e con i falsi risultati della figlia, che lei si era annotati con precisione maniacale e che ormai ricordava a memoria, terminò con una bacchettata più forte delle altre “e questa è per la frottola della tesi di laurea.” Il sedere di Tiziana era ridotto in uno stato pietoso e le faceva talmente male che tremava tutta, piangeva come una fontana e urlava talmente forte da farsi sentire a un chilometro di distanza.
Però questa lezione le fece bene. Tiziana si mise a studiare con impegno e i risultati si videro presto. La mia vicina, che scottata dalla precedente esperienza andava ogni volta a controllare se la figlia le aveva detto la verità, stentava a credere che le bacchettate avessero avuto un effetto miracoloso di quella portata.

(continua)

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