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Serena le prende dalla mamma.

La mattina dopo Serena era davanti all’ingresso della scuola e accolse Martina dandole una leggera pacca lì dove non batte il sole. “Be come va?” e Martina “Aiaaaa ma che sei matta? Ho ancora il sedere tutto rosso e mi brucia. Ieri stare seduta al banco è stata una tortura, oggi ad ogni buon conto però anziché i jeans attillati che porto sempre ho messo una gonna che mi stringe meno il sedere e, almeno quando sto in piedi, va un po’ meglio. Adesso però raccontami la storia della pagella e delle sculacciate di tua madre così mi sollevo un po’ il morale” e con queste parole le dette un bacetto sulla guancia quasi a volerla incoraggiare. Serena era ansiosa di potersi sfogare con Martina raccontandole con tutti i dettagli, come aveva fatto la sua amica il giorno prima con lei, quella storia che le era rimasta impressa a lungo non solo nella mente ma anche sulla parte più sensibile del suo giovane corpo. Senza ulteriore indugio Serena cominciò “A scuola sapevo di essere stata tutt’altro che brillante nelle ultime interrogazioni e in quasi tutte le verifiche. I Prof mi avevano avvertita. Se non mi fossi messa subito a studiare di più poi non avrei potuto lamentarmi delle conseguenze. Io però non diedi peso alla cosa e continuai a coltivare altri interessi fino al giorno in cui arrivarono le pagelle. Strabuzzai gli occhi. Avevo molte insufficienze e sapevo bene per esperienze pregresse che mia madre riguardo al profitto scolastico non transigeva. Il mio sguardo cadde con angoscia sulla frase che era scritta in risalto sulla pagella e che già conoscevo: “QUESTA PAGELLA VA RICONSAGNATA FIRMATA DA ALMENO UN GENITORE”. Mio padre non è severo anzi mi coccola e con lui probabilmente me la sarei cavata con una ramanzina. Però essendo anche molto accomodante, è mia madre che a casa porta i pantaloni e pretende di essere lei a occuparsi dell’educazione scolastica e non solo sia mia che della mia sorellina più piccola. Quindi non avevo dubbi su tre cose: 1) mia madre era quella a cui avrei dovuto portare da firmare la pagella, 2) che lei non si sarebbe limitata a farmi una ramanzina ma me le avrebbe date e 3) che se mi fossi azzardata a falsificare la firma di mia madre e lei lo avesse scoperto me ne avrebbe date tante che non mi sarei potuta sedere per il resto dei miei giorni. Come fu come non fu me ne tornai a casa mogia mogia con la pagella dentro il mio trolley. Io ho di buono, o di cattivo secondo i punti di vista, che le situazioni difficili le affronto di petto. Così, appena arrivata a casa, ho tirato fuori la pagella e con gli occhi rivolti verso il basso l’ho consegnata a mia madre. Lei si è seduta e ha cominciato a leggerla a voce alta. 8 in educazione fisica andava bene, 8 in condotta poteva andare, 6 in storia e 6 in geografia si poteva fare meglio, ma 4 in italiano, 4 in matematica e 3 in inglese erano insufficienze troppo gravi in materie importanti per lasciar correre. Quindi subito giù jeans e mutandine mentre lei andava a prendere la spazzola. Infatti mia madre si era resa conto che per mandare a letto la mia sorellina in lacrime e con il culetto rosso bastava sculacciarla con la mano sulle sue ginocchia dopo averle tirato su il vestitino e abbassate le mutandine, ma per punire me questo non era sufficiente e se mi sculacciava più forte o me ne dava di più poi le bruciava la mano. Una spazzola per capelli sarebbe andata benissimo ma quella che mia madre aveva in casa era di plastica e con quella mi avrebbe fatto niente più che un po’ di solletico. Per trovare una spazzola larga come quelle che si usavano una volta di legno spesso e pesante mia madre aveva dovuto girare un bel po’, ma alla fine l’aveva trovata in un negozietto che le aveva indicato una sua amica che ne aveva comprato una per sculacciare sua figlia. Nel frattempo mia madre era tornata dalla stanza dove c’era il comò con il cassetto dove era riposta la spazzola. Con questa in mano era rientrata nel soggiorno dove io mi ero fatta trovare piangente, con jeans e mutandine abbassati alle caviglie come lei mi aveva ordinato. Tremavo tutta, patatina compresa. Provai a chiedere perdono, a promettere di studiare di più, ma quando mia madre aveva deciso per le sculacciate non c’era niente da fare. Dopo un istante ero distesa di traverso sulle sue ginocchia con il sedere pop up in attesa che quest’ultimo venisse in energico e doloroso contatto con il dorso della spazzola che mia madre impugnava saldamente con la mano destra. Per alcuni minuti, durante i quali il mio sedere tremava all’impazzata, mi rimproverò facendomi notare soprattutto che avrei evitato di prenderle se solo avessi studiato di più come era mio dovere. Subito sul il mio sedere si abbatté con il suono caratteristico il primo colpo di spazzola che mi provocò un dolore così intenso da farmi ricordare la forza che mia madre, una donna in realtà piuttosto minuta, ha nel suo braccio destro e che quando lei sculaccia lo fa senza usare mezze misure. Feci uno strillo che deve averlo sentito tutto il vicinato. Sicuramente lo avevano sentito, se erano in casa, la signora dell’appartamento accanto al nostro e le sue due figlie delle quali attraverso il muro si potevano sentire abbastanza spesso i pianti e gli strilli quando la madre le sculacciava ben bene quando ne combinavano qualcuna delle loro. Intanto mia madre continuava con determinazione il suo lavoro sul mio povero sedere, infatti lei si applica molto in tutte le cose che fa, insistendo particolarmente sulla parte bassa dove la pelle è più sensibile e si irrita più facilmente. La spazzola colpo dopo colpo si abbatteva sul mio posteriore facendomi urlare dal dolore, mentre le lacrime cadevano per terra dopo avermi completamente bagnato la faccia. Ne sentivo il sapore salato, ma capirai che i colpi con il dorso della spazzola che mia madre mi stava elargendo generosamente sulla parte del corpo dove fanno più male mi provocavano un tale dolore che non potevo preoccuparmi del sapore delle lacrime. Intanto sentendo tutto quel fracasso, si precipitò nella stanza la mia sorella più piccola che si spaventò moltissimo vedendo come la mamma aveva ridotto il mio sedere che a forza di colpi di spazzola era diventato rosso come un pomodoro maturo con qualche livido qua e la. La mamma, che era assolutamente convinta dei suoi metodi educativi, non mancò di farle notare che questo è quello che succede quando si prendono brutti voti a scuola, al che mia sorella scappò via temendo che la mamma si riferisse a lei. Dopo un buon quarto d’ora di sculacciate, mia madre decise finalmente che poteva bastare e io con il viso congestionato scappai tutta tremante nella mia cameretta dove, dopo una rapida ispezione allo specchio dei danni subiti a causa delle sculacciate, mi distesi sul letto a pancia in giù e con il sedere ancora nudo per aria. Ci volle una buona settimana prima che potessi di nuovo sedermi confortevolmente. Non condivido certo i metodi di mia madre ma devo ammettere che dopo questa dolorosa esperienza i miei voti subirono un netto miglioramento. Quando portai a casa la pagella successiva mia madre stentò a credere che il mio rendimento scolastico fosse migliorato a tal punto.”” Tutto è bene quel che finisce bene, almeno per ora” disse Martina “adesso entriamo in classe e speriamo che il week end non ci riservi brutte sorprese.”
Mammaallantica