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Un lago di piacere!

Era un giorno come gli altri, l'autunno era alle porte e io da sola in casa mi annoiavo.
Avevo poco più di 16 anni e già da tempo avevo scoperto il piacere di toccarmi, sia fantasticando con la mente, sia guardando qualche filmato hot su internet, e quel pomeriggio decisi di guardare un porno.
Accesi il pc, misi le cuffie e mi sedetti alla scrivania.
Che bel mondo pensai, godi e in più guadagni un casino di soldi.
Nel frattempo in casa non era arrivato nessuno, quindi via libera, mi toccai un po', ma smisi subito: non avevo più voglia!

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Vicky & Susy (Racconto erotico – Capitolo 2)


Il mattino successivo colse entrambe con le mani fra le gambe l'una dell'altra.
Si erano addormentate così, carezzandosi a vicenda, e la prima cosa che fecero fu proprio tornare a coccolarsi per essere certe di riuscire a provare ancora le stesse sensazioni del giorno prima.
Il sole era già alto e non potevano certo restare chiuse in camera tutto il giorno senza destare sospetti. Così si rivestirono, scesero in cucina a fare colazione e sgattaiolarono fuori alla ricerca di un luogo appartato dove potersi divertire ancora fino all'ora di pranzo.
Era come avere fra le mani un tesoro nascosto di cui solo loro sapevano l'esistenza e di cui non vedevano l'ora di scoprirne le infinite potenzialità. La cosa che più le sorprese, però, era che era il loro stesso corpo a custodire questo strabiliante segreto e a dar loro tutto quel piacere. Cosa poteva esserci di sbagliato nel darsi piacere a vicenda, visto che il loro stesso corpo era fatto in modo tale da procurarlo? Quella piccola montagnola era lì fra le loro gambe esattamente come l'ombelico era sul ventre o come il naso sul viso. Se non era proibito toccarsi il naso, perché doveva esserlo per quel piccolo bottoncino?
Presero una coperta e si rintanarono nel fienile, il luogo dove si rifugiavano da piccole per sfuggire ai rimproveri della nonna. Salirono la scala a pioli che portava sul soppalco e stesero la coperta sopra la paglia illuminata dal sole che entrava dalla finestra. Da lì potevano tenere sott'occhio tutto senza essere viste.
Più attendevano, però, e più il formicolio in fondo al ventre cresceva. Si spogliarono interamente e spalancarono le cosce l'una di fronte all'altra, finalmente libere di darsi piacere.
Vicky non attese un secondo di più, scivolò con le dita fra le sue gambe e iniziò a carezzarsi il clitoride. Susy era fremente di desiderio, ma era anche incantata da quella visione. Restò con gli occhi incollati sul fiore della cugina ammirando quegli anfratti luccicanti di miele aprirsi al passaggio delle sue mani. Il rosa pallido della pelle delle cosce si accendeva in sfumature sempre più intense avvicinandosi alla fessura, fino a diventare quasi vermiglio al suo interno.
I crampi al ventre aumentarono. Il suo fiore reclamava attenzione, e lei lo accontentò.
Non appena le sue dita toccarono quegli anfratti si sentì nuovamente trasportata in un'altra dimensione, era come se tutto il resto sparisse, non contasse più nulla. In quei momenti esistevano solo lei e Vicky. Spalancò completamente le cosce e lasciò che fosse quell'infinito piacere a guidare le sue dita. Esplorò le sue cavità, giocò con le sue labbra, scivolò giù lungo la fessura, il perineo, poi tornò su, perché le sensazioni che quel bottoncino le regalava non avevano rivali.
I suoi occhi, però, erano tutti per Vicky. La guardò contorcersi sopraffatta e muovere convulsamente le sue dita sul suo sesso, varcare un po' la stretta soglia, uscire per tornare al clitoride, e rituffarsi ancora in quel pertugio.
Vicky era affascinata da quei misteriosi anfratti che si ritrovava fra le gambe. Era tentata di invaderli completamente, voleva scoprire cosa si provava penetrandoli, e così spingeva le sue dita sempre più in profondità sentendo il calore e la morbidezza dei suoi canali aprirsi per fare spazio alle sue dita e per poi richiudersi nuovamente. Scoprì che se il solo entrare e uscire da quella fessura non era poi granché, combinata con tutto il resto era qualcosa di talmente esplosivo che la portò a scalare la vetta del piacere in un lampo.
Raggiunse poi la cugina e le si mise fra le gambe per osservare da vicino il suo fiore carezzato dalle sue delicate dita, e ad esse aggiunse le sue.
La eccitava guardare la cugina toccarsi, e le piaceva farsi guardare da lei. Susy a quel punto levò la sua mano e lasciò che fosse la cugina a giocare con lei.
Vicky carezzò la pelle umida di Susy con entrambe le mani, massaggiando contemporaneamente ogni angolo del suo sesso, mentre lei, ansimante e sopraffatta, si lasciò andare sempre di più.
Vicky le afferrava il pube aprendo e chiudendo le sue mani, unendo le sue dita per poi spingerle in direzioni opposte: i pollici verso il basso si insinuavano fra gli anfratti custoditi fra le ali di Susy, mentre le altre dita correvano su verso il monte di Venere. Susy godeva per quelle carezze e ansimava stordita da quel piacere che avrebbe voluto che durasse in eterno.
Vicky le punzecchiava la pelle, la manipolava, la vezzeggiava, giocava col fiore di Susy come se fosse stata plastilina da modellare, scivolando fra la morbidezza del giovane vello della cugina e l'unguento che usciva da quelle pieghe vellutate.
Il profumo di Susy, la sua delicatezza, il rosso lucido e succoso che ricordavano la golosità di un frutto maturo, pronto per essere addentato, furono per Vicky un richiamo irresistibile. Era curiosa, Vicky, aveva fretta di scoprire ogni segreto di quel gioco proibito, voleva sapere fin dove poteva arrivare il piacere che quel pezzo di corpo regalava, così, avvicinò la sua bocca al sesso di Susy e v'insinuò la lingua.
Susy quasi gridò di piacere. Quel contatto morbido, umido e caldo la fece trasalire di godimento, mentre Vicky, fiera di quel successo, saggiò avidamente la pelle della cugina, succhiò le labbra, il bottoncino, non tralasciò nulla, nemmeno la fessura.
Susy ancheggiava spingendo il suo sesso contro la bocca della cugina in preda a spasmi di piacere che divennero sempre più irruenti e selvaggi finché si sentì finalmente esplodere.

Vicky poggiò il mento sul pube di Susy e la guardò sorridendo.

"Se questo è il sesso, mi piace da morire!" Esclamò Susy.

"Anche a me - Concordò Vicky - ed è solo l'inizio!"

Entrambe scoppiarono a ridere vittoriose. Insieme avevano scoperto i piaceri del sesso, e non avevano nessuna intenzione di fermarsi.


Leggi i capitoli precedenti:


  1. 1° Capitolo


Vicky & Susy (Racconto erotico – Capitolo 2)


Il mattino successivo colse entrambe con le mani fra le gambe l'una dell'altra.
Si erano addormentate così, carezzandosi a vicenda, e la prima cosa che fecero fu proprio tornare a coccolarsi per essere certe di riuscire a provare ancora le stesse sensazioni del giorno prima.
Il sole era già alto e non potevano certo restare chiuse in camera tutto il giorno senza destare sospetti. Così si rivestirono, scesero in cucina a fare colazione e sgattaiolarono fuori alla ricerca di un luogo appartato dove potersi divertire ancora fino all'ora di pranzo.
Era come avere fra le mani un tesoro nascosto di cui solo loro sapevano l'esistenza e di cui non vedevano l'ora di scoprirne le infinite potenzialità. La cosa che più le sorprese, però, era che era il loro stesso corpo a custodire questo strabiliante segreto e a dar loro tutto quel piacere. Cosa poteva esserci di sbagliato nel darsi piacere a vicenda, visto che il loro stesso corpo era fatto in modo tale da procurarlo? Quella piccola montagnola era lì fra le loro gambe esattamente come l'ombelico era sul ventre o come il naso sul viso. Se non era proibito toccarsi il naso, perché doveva esserlo per quel piccolo bottoncino?
Presero una coperta e si rintanarono nel fienile, il luogo dove si rifugiavano da piccole per sfuggire ai rimproveri della nonna. Salirono la scala a pioli che portava sul soppalco e stesero la coperta sopra la paglia illuminata dal sole che entrava dalla finestra. Da lì potevano tenere sott'occhio tutto senza essere viste.
Più attendevano, però, e più il formicolio in fondo al ventre cresceva. Si spogliarono interamente e spalancarono le cosce l'una di fronte all'altra, finalmente libere di darsi piacere.
Vicky non attese un secondo di più, scivolò con le dita fra le sue gambe e iniziò a carezzarsi il clitoride. Susy era fremente di desiderio, ma era anche incantata da quella visione. Restò con gli occhi incollati sul fiore della cugina ammirando quegli anfratti luccicanti di miele aprirsi al passaggio delle sue mani. Il rosa pallido della pelle delle cosce si accendeva in sfumature sempre più intense avvicinandosi alla fessura, fino a diventare quasi vermiglio al suo interno.
I crampi al ventre aumentarono. Il suo fiore reclamava attenzione, e lei lo accontentò.
Non appena le sue dita toccarono quegli anfratti si sentì nuovamente trasportata in un'altra dimensione, era come se tutto il resto sparisse, non contasse più nulla. In quei momenti esistevano solo lei e Vicky. Spalancò completamente le cosce e lasciò che fosse quell'infinito piacere a guidare le sue dita. Esplorò le sue cavità, giocò con le sue labbra, scivolò giù lungo la fessura, il perineo, poi tornò su, perché le sensazioni che quel bottoncino le regalava non avevano rivali.
I suoi occhi, però, erano tutti per Vicky. La guardò contorcersi sopraffatta e muovere convulsamente le sue dita sul suo sesso, varcare un po' la stretta soglia, uscire per tornare al clitoride, e rituffarsi ancora in quel pertugio.
Vicky era affascinata da quei misteriosi anfratti che si ritrovava fra le gambe. Era tentata di invaderli completamente, voleva scoprire cosa si provava penetrandoli, e così spingeva le sue dita sempre più in profondità sentendo il calore e la morbidezza dei suoi canali aprirsi per fare spazio alle sue dita e per poi richiudersi nuovamente. Scoprì che se il solo entrare e uscire da quella fessura non era poi granché, combinata con tutto il resto era qualcosa di talmente esplosivo che la portò a scalare la vetta del piacere in un lampo.
Raggiunse poi la cugina e le si mise fra le gambe per osservare da vicino il suo fiore carezzato dalle sue delicate dita, e ad esse aggiunse le sue.
La eccitava guardare la cugina toccarsi, e le piaceva farsi guardare da lei. Susy a quel punto levò la sua mano e lasciò che fosse la cugina a giocare con lei.
Vicky carezzò la pelle umida di Susy con entrambe le mani, massaggiando contemporaneamente ogni angolo del suo sesso, mentre lei, ansimante e sopraffatta, si lasciò andare sempre di più.
Vicky le afferrava il pube aprendo e chiudendo le sue mani, unendo le sue dita per poi spingerle in direzioni opposte: i pollici verso il basso si insinuavano fra gli anfratti custoditi fra le ali di Susy, mentre le altre dita correvano su verso il monte di Venere. Susy godeva per quelle carezze e ansimava stordita da quel piacere che avrebbe voluto che durasse in eterno.
Vicky le punzecchiava la pelle, la manipolava, la vezzeggiava, giocava col fiore di Susy come se fosse stata plastilina da modellare, scivolando fra la morbidezza del giovane vello della cugina e l'unguento che usciva da quelle pieghe vellutate.
Il profumo di Susy, la sua delicatezza, il rosso lucido e succoso che ricordavano la golosità di un frutto maturo, pronto per essere addentato, furono per Vicky un richiamo irresistibile. Era curiosa, Vicky, aveva fretta di scoprire ogni segreto di quel gioco proibito, voleva sapere fin dove poteva arrivare il piacere che quel pezzo di corpo regalava, così, avvicinò la sua bocca al sesso di Susy e v'insinuò la lingua.
Susy quasi gridò di piacere. Quel contatto morbido, umido e caldo la fece trasalire di godimento, mentre Vicky, fiera di quel successo, saggiò avidamente la pelle della cugina, succhiò le labbra, il bottoncino, non tralasciò nulla, nemmeno la fessura.
Susy ancheggiava spingendo il suo sesso contro la bocca della cugina in preda a spasmi di piacere che divennero sempre più irruenti e selvaggi finché si sentì finalmente esplodere.

Vicky poggiò il mento sul pube di Susy e la guardò sorridendo.

"Se questo è il sesso, mi piace da morire!" Esclamò Susy.

"Anche a me - Concordò Vicky - ed è solo l'inizio!"

Entrambe scoppiarono a ridere vittoriose. Insieme avevano scoperto i piaceri del sesso, e non avevano nessuna intenzione di fermarsi.


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  1. 1° Capitolo


Vicky & Susy (Racconto erotico – Capitolo 1)

Il soffocante caldo pomeridiano costringeva tutti nelle proprie stanze per il meritato riposo. La campagna a quell'ora pareva deserta. Nessuno osava avventurarsi per le strette vie che strisciavano sui colli fra il giallo dei campi di grano e il blu del cielo che cadeva a picco sul mondo. L'ombra là era quasi un miraggio. Il pennacchio verde di qualche quercia era l'unico riparo dal sole cocente.
Anche quell'anno Susy era costretta a trascorrere l'estate in campagna dai nonni. I genitori lavoravano entrambi in città e non volevano lasciarla sola in casa ogni giorno.
Per quanto comunque un po' le dispiacesse lasciare gli amici di sempre, lì avrebbe ritrovato Vicky la coetanea cugina con la quale trascorreva ogni estate da quando era nata. La sua scapestrata vitalità finiva sempre per divertirla, quando non metteva entrambe nei guai, a quel punto si rifugiavano nel fienile a sogghignare in attesa che la nonna si stancasse di cercarle.
Dividevano la stessa camera e lo stesso letto a due piazze fin da piccole, e anche quel pomeriggio erano lì a poltrire in attesa che la sera portasse con sé un po' di refrigerio.
Vicky si alzò e si levò la canotta che le copriva il torace. Il suo acerbo seno guizzò sfrontato nell'aria.

«Ma che fai?» Le domandò Susy sedendosi sul letto.

«Sono stufa di questo caldo -  Borbottò Vicky, e con un calcio scagliò via anche le mutandine, per poi gettarsi sul letto soddisfatta, donando il suo fiore delicato alla flebile brezza che entrava dalla finestra - Ora sto meglio, dovresti farlo anche tu»

«Cosa? No! - Protestò la cugina - E dovresti rivestirti»

Susy imbarazzata si girò su un fianco per non vedere il corpo nudo di Vicky.
Non era abituata a quel genere di libertà. I suoi genitori, al contrario di quelli di Vicky, erano molto pudici. La nudità per loro era quasi un tabù, per lo meno questo era ciò che Susy aveva intuito. Non avevano mai parlato apertamente di sesso con lei. Avevano preferito rimandare l'argomento, ma nel frattempo Susy era cresciuta, e ormai l'epoca delle api e dei cavoli era volata via senza che i suoi le dicessero una parola a riguardo.

«Perché?» Domandò Vicky, allettata, invece, da tutti ciò che suonava come proibito.

«Se ti vede qualcuno?»

«Qui ci siamo solo noi due, tutti gli altri poltriranno nelle loro stanze per almeno due ore! Ti vergogni, forse?»

La stuzzicò, avvicinandosi a lei.

«No» Negò Susy forse con troppa enfasi per sembrare sincera.

«Allora spogliati anche tu» La sfidò.

Faceva veramente un caldo assurdo, e la stoffa del vestito, per quanto leggera e sottile, sembrava uno scafandro, una barriera troppo resistente per il timido vento che spirava, così Susy si arrese e si levò ogni cosa.
Sentì un piacevole zefiro turbinarle fra le cosce, carezzarle la pelle risalendo sul suo ventre piatto fino alle dolci collinette che le stavano crescendo. Era la prima volta che se ne stava nuda in un luogo diverso dalla vasca da bagno.
Vicky, finalmente soddisfatta, portò le mani dietro la testa e chiuse gli occhi rilassandosi. Susy, invece, non riusciva a distogliere gli occhi da quel corpo nudo disteso accanto a lei.
La giovinezza stava trasformando entrambe. L'adolescenza stava fiorendo e con sé portava anche la smania, l'irrequietezza, la curiosità di scoprire senza sapere ancora cosa cercare.
I loro copri si stavano allungando acquistando le forme femminili di giovani donne.
Susy vide sul corpo di Vicky la stessa trasformazione che lei stessa stava subendo, ma con qualche differenza.
I seni si stavano gonfiando e sul pube stavano spuntando morbidi peli.
I suoi erano neri e spiccavano sulla sua pelle bianca come fili di cotone buttati là per caso. Quelli di Vicky, invece, parevano riccioli dorati, esattamente come i suoi folti capelli che in quel momento le ornavano il capo come una corona.
Avrebbe voluto allungare una mano per sentirne la consistenza, per accertarsi che fossero esattamente come i suoi, ma la timidezza la frenò.
Si girò dall'altra parte e si addormentò.

Dal mondo dei sogni la strappò una piacevole carezza.
Vicky era stufa di dormire. Voleva la compagnia della cugina per trascorrere il resto del tempo in cui dovevano restare confinate in quella stanza. Per svegliarla aveva iniziato a carezzare la pelle nuda di Susy con una piuma.
La fece scorrere su un suo braccio fino a raggiungerle il collo, poi scivolò giù lungo la schiena zigzagando qua e là sulla pelle nuda. Proseguì lungo una natica fino a scendere sulla gamba: dapprima sulla coscia, poi dietro il ginocchio e lungo il polpaccio. Susy, ancora sonnacchiosa, quasi s'addormentò per quelle leggere e delicate carezze, quando però Vicky raggiunse la pianta del piede, Susy saltò sul letto scossa dai fremiti del solletico. Entrambe scoppiarono a ridere, salvo poi soffocare le risate per non svegliare il resto degli occupanti della casa.
Susy tornò a sdraiarsi per raccogliere un altro po' di coccole. La cugina proseguì il suo cammino scorrendo con la piuma sull'altra gamba, partendo dalla caviglia. Susy sentì il piacevole solletichino risalire il suo corpo lungo il polpaccio e il ginocchio. Poi però cominciò a sentire un fremito al ventre. Un formicolio che le ruzzolava fra le gambe anche se lì la piuma non era ancora arrivata.
Ora la sentiva nell'interno coscia e più la piuma correva lungo il suo corpo più quella sensazione si faceva più intensa. Strinse il cuscino fra le mani e attese, il cuore accelerò il battito, ma non disse nulla alla cugina, temendo che avrebbe interrotto quella sorprendente scoperta. Allargò di più le gambe per lasciare più spazio a Vicky e alla sua piuma.
Era un battito di farfalla che le carezzava la pelle, possibile che una piuma potesse essere tanto piacevole? Era un piacere così strano, intenso, diverso da qualsiasi altra cosa avesse mai provato prima.
La piuma carezzò la coscia fino a raggiungere la natica, vi piroettò sopra, poi Vicky la fece scorrere fra la fessura che divideva i glutei e Susy non riuscì a trattenere un gemito.

«Che c'è Susy? Non stai bene?» Si preoccupò la cugina.

«No, no - Si affrettò a rispondere Susy - Sto bene ... Credo ... - Deglutì - Continua un altro po', la tua piuma è magica»

Vicky allora continuò il suo viaggio sul corpo della cugina proprio da dove l'aveva interrotta. Scivolò fra le sue colline e Susy inarcò il bacino e incitò la cugina a non fermarsi:

«Vicky è fantastico!»

«Davvero? È solo una piuma» Esclamò incredula la cugina.

«Poi lo faccio a te, ora però continua»

Si sentì piacevolmente intorpidita e calda. Quel formicolio in fondo al ventre era strano, la spingeva a contrarre i muscoli del pube, amplificando quella sensazione e irradiandola ovunque là sotto.
Vicky allora proseguì e approdò fra le gambe di Susy, proprio là dove non batte il sole.
Susy chiuse gli occhi immergendosi completamente in quelle nuove sensazioni. Sentì la piuma accarezzarle l'inguine, giocare fra i morbidi peli e stuzzicarle la pelle delicata ed estremamente sensibile e ricettiva.
Vicky incuriosita dalla reazione della cugina volle provare anche lei. Si sdraiò a pancia in giù e attese che Susy facesse lo stesso con lei.
Quando la piuma capitombolò fra le sue gambe per poco non le sfuggì un grido.
Sollevò il bacino quasi inginocchiandosi sul letto, afferrò le natiche e le allargò tirando la pelle affinché la cugina potesse carezzarla ovunque là sotto, e così fece.
Susy carezzò con la piuma quella valle ora illuminata dal sole, solleticò il pertugio stretto e grinzoso che lo sormontava e scivolò giù seguendo i contorni del bocciolo della cugina ormai pronto per sbocciare.
Quando la voce della nonna le raggiunse interrompendo quell'idillio, le due ragazze si rivestirono in tutta fretta, chiusero la piuma nello scrigno sul comò e attesero impazienti che la notte calasse per poter giocare ancora.
Quello era il loro segreto e lo avrebbero custodito gelosamente per tutta la vita.

Quando la notte divorò il giorno, le due ragazze si chiusero nella loro cameretta, si tolsero i vestiti ed aprirono lo scrigno che custodiva il loro segreto.
Susy, sghignazzando, si tuffò sul letto e si sdraiò a pancia in su. Vicky la raggiunse subito, le si mise con la testa fra le gambe e cominciò ad ammirare il sesso della cugina e a vezzeggiarlo con la piuma.

«I tuoi peli sono nerissimi» Disse.

«Già - Ansimò Susy - I tuoi sono più belli, sembrano fili d'oro»

«Non è vero - Dissentì Vicky, sedendosi sul letto e tirandosi il morbido vello dorato - A me piacciono di più i tuoi»

Susy si sedette di fronte alla cugina e le chiese se poteva toccarglieli. Vicky acconsentì. Susy allora allungò le mani su quei fili d'oro, li tirò delicatamente e se li rigirò fra le dita. Vicky sentì un fremito, spostò il bacino in avanti e si poggiò sui gomiti. Quel contatto le piaceva inaspettatamente.
Susy massaggiò il monte di Venere della cugina sentendo i morbidi ciuffi sotto la sua pelle, poi scese più giù dove timidi velli brillavano sulle ali che si aprivano fra le cosce di Vicky. Cercò quei fili dorati quasi contandoli uno ad uno, mentre la cugina si godeva quelle carezze.

«Credi sia sbagliato quello che stiamo facendo?» Domandò Susy.

Vicky si strinse nelle spalle e rispose:

«Anche ingozzarci di biscotti a notte fonda è sbagliato, ma lo facciamo lo stesso»

Susy si fece bastare la risposta della cugina. Quel nuovo gioco era troppo divertente per abbandonarlo così, senza un motivo valido.
Sembrava veramente che, fra le gambe, Vicky avesse una bocca dalle cui carnose labbra si intravedeva una timida lingua. Susy strinse fra le dita quei due lembi di pelle come se fra le mani avesse avuto un panino, il roseo ripieno fuoriuscì e lo accarezzò leggera. Vicky fu scossa da un fremito ancora più intenso del precedente. Ogni gesto della cugina sulla sua pelle richiamava sensazioni sempre più forti che la invogliavano a cercarne altre e altre ancora.

«Sì, sì - le disse ansimando - Accarezzami lì»

Susy allora sfiorò interamente il taglio che divideva le due ali da cima a fondo, mentre la cugina trattenne il respiro e strinse le lenzuola fra le mani. Poi tornò su e lo attraversò nuovamente, dal pube fino alla base, questa volta però il dito varcò la fessura, e la prima falange sparì al suo interno. Vicky inarcò la schiena e arricciò le dita dei piedi sopraffatta da un piacere che non aveva mai provato prima. Sotto la sua pelle, Susy, sentì quella delicata della cugina innalzarsi in protuberanze e ridiscendere in vallate, mentre Vicky gemette estasiata. Spalancò le gambe e il fiore che aveva fra le cosce sbocciò interamente mostrando a Susy tutta la sua bellezza. Le sembrò di ammirare una delle orchidee della nonna. Possibile che anche lei fosse così bella là sotto?
La cugina raccolse le gambe sotto i gomiti offrendo a Susy il suo sesso pulsante e impaziente di essere accarezzato. Susy lo esplorò curiosa, studiandone ogni anfratto, scivolando fra i lembi delicati prima con un dito, poi con due e infine con entrambe le mani, carezzando quella pelle, scorgendo l'umido miele fuoriuscire dai suoi lombi e ammirando i movimenti e le pulsazioni di quel sesso sfrontatamente spalancato proprio sotto il suo viso.
Insinuò una falange nella piccola fessura carezzandone i contorni. Il secondo pertugio della cugina si contraeva insieme a tutto il resto, così col dito scivolò su di esso sentendo la grinzosa pelle. A Viky le doleva il ventre, ma anziché dire alla cugina di fermarsi la incitò a non smettere di carezzarla, l'istinto le urlava che solo andando oltre avrebbe trovato pace.
Susy tornò con le dita fra gli umidi meandri, risalì le piccole labbra fin quando approdò sul piccolo promontorio che spiccava in cima.

«Oddio, Susy, sì, ti prego lì, lì,lì  ...»

Susy vedeva la cugina contorcersi in preda a convulsioni che non comprendeva fino in fondo, ma sapeva che ciò che Vicky stava provando era qualcosa di estremamente piacevole e non vedeva l'ora di provarlo lei stessa. Ricominciò a sentire il formicolio in fondo al ventre.
Con le dita continuò a carezzare il clitoride della cugina con movimenti lenti e circolari. Vicky iniziò ad ansimare e ad ancheggiare muovendosi sempre più convulsamente contro la mano di Susy. Un piacere folle la stava invadendo, lo sentiva crescere e crescere sempre di più, dominando i suoi sensi, i suoi movimenti e il suo respiro. Le parve impossibile che quel piacere potesse crescere ancora, eppure fu così. L'orgasmo, il primo orgasmo della sua vita la travolse così, grazie alle delicate dita della cugina, e la lasciò sfinita, ansimante e informicolita fra le coperte del letto che divideva con lei.

«Susy devi assolutamente provarlo anche tu»

Ansiosa di dividere quella scoperta con lei, Vicky le si mise fra le cosce e iniziò ad esplorare il sesso della cugina.
Susy sapeva che stavano facendo qualcosa che non avrebbero dovuto, o che per lo meno i suoi genitori non avrebbero di certo approvato. Sapeva di essere davanti ad uno di quei momenti che segnano il resto della vita. Era davanti ad un bivio, se avesse fermato la cugina forse la sua innocenza sarebbe rimasta intatta, se invece si fosse arresa a lei, niente sarebbe stato più come prima. Il guaio è che, come sempre in questi casi, non poteva sapere se ciò che il futuro le avrebbe riservato sarebbe stato meglio o peggio. Non sapeva cosa aspettarsi e non sapeva nemmeno se le sarebbe piaciuto. Ma se da una parte tutto questo era un freno, allo stesso modo era anche la cosa più eccitante che avesse mai fatto. Al desiderio di scoprire, di crescere e di conoscere quello che i grandi le avevano sempre nascosto si aggiunsero le dita di Vicky fra le sue cosce.
I suoi gesti delicati la sciolsero completamente, finché si concesse totalmente a quel piacere così nuovo e sconosciuto che la travolse completamente.
Vicky andava alla scoperta del sesso di Susy come un esploratore in una giungla incontaminata, scrutando il viso della cugina e cercando di capire quali fossero le zone più piacevoli e quali meno.
Esaminò ogni anfratto, immergendo le falangi nel dolce miele che sgorgava da quel frutto così simile al suo ma anche così diverso. Ne contemplò ogni diversità. La sua leggera peluria nera spiccava prepotente sulla sua pelle chiara, avvolgendo la rosata fessura dalla quale sbucavano le piccole labbra. Le afferrò con due dita e le tirò per vederne l'effettiva lunghezza, poi le aprì completamente. Davanti a lei la vergine fessura si spalancò. Non resistette e lentamente la varcò sentendo quel caldo canale avvolgere il suo dito. Susy sentì il piacere penetrarle all'interno ed espandersi ovunque. Viky vide il suo dito sparire dentro la cugina per poi riaffiorare luccicante, inumidito dai suoi umori, e la penetrò nuovamente, delicatamente, per non farle male.
Sentiva i muscoli di Susy contrarsi e lo stesso vide che faceva anche lo stretto e grinzoso pertugio che sostava proprio là sotto. Vicky lo considerò un invito e con un dito ne seguì i contorni sentendo l'increspatura della pelle, poi lo premette ma la resistenza che avvertì la fece desistere dal proseguire e tornò su, impaziente di far scoprire alla cugina le potenzialità di quella piccola, anzi piccolissima, montagnola.
Non appena la sfiorò, Susy si sentì avvampare e uno spasmo la colse. In quel preciso momento capì di aver fatto la cosa giusta seguendo la cugina. Capì che ciò che stava per provare era qualcosa che non aveva nemmeno mai pensato fosse possibile raggiungere. Era qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa le fosse mai capitata. Era qualcosa che per quell'attimo la rapì, catapultandola direttamente in cielo a danzare fra le stelle, e quando tutto scemò si sentì svuotata, disorientata, sfinita, ma assolutamente decisa a rifarlo ancora e ancora e ancora.


Vicky & Susy (Racconto erotico – Capitolo 1)

Il soffocante caldo pomeridiano costringeva tutti nelle proprie stanze per il meritato riposo. La campagna a quell'ora pareva deserta. Nessuno osava avventurarsi per le strette vie che strisciavano sui colli fra il giallo dei campi di grano e il blu del cielo che cadeva a picco sul mondo. L'ombra là era quasi un miraggio. Il pennacchio verde di qualche quercia era l'unico riparo dal sole cocente.
Anche quell'anno Susy era costretta a trascorrere l'estate in campagna dai nonni. I genitori lavoravano entrambi in città e non volevano lasciarla sola in casa ogni giorno.
Per quanto comunque un po' le dispiacesse lasciare gli amici di sempre, lì avrebbe ritrovato Vicky la coetanea cugina con la quale trascorreva ogni estate da quando era nata. La sua scapestrata vitalità finiva sempre per divertirla, quando non metteva entrambe nei guai, a quel punto si rifugiavano nel fienile a sogghignare in attesa che la nonna si stancasse di cercarle.
Dividevano la stessa camera e lo stesso letto a due piazze fin da piccole, e anche quel pomeriggio erano lì a poltrire in attesa che la sera portasse con sé un po' di refrigerio.
Vicky si alzò e si levò la canotta che le copriva il torace. Il suo acerbo seno guizzò sfrontato nell'aria.

«Ma che fai?» Le domandò Susy sedendosi sul letto.

«Sono stufa di questo caldo -  Borbottò Vicky, e con un calcio scagliò via anche le mutandine, per poi gettarsi sul letto soddisfatta, donando il suo fiore delicato alla flebile brezza che entrava dalla finestra - Ora sto meglio, dovresti farlo anche tu»

«Cosa? No! - Protestò la cugina - E dovresti rivestirti»

Susy imbarazzata si girò su un fianco per non vedere il corpo nudo di Vicky.
Non era abituata a quel genere di libertà. I suoi genitori, al contrario di quelli di Vicky, erano molto pudici. La nudità per loro era quasi un tabù, per lo meno questo era ciò che Susy aveva intuito. Non avevano mai parlato apertamente di sesso con lei. Avevano preferito rimandare l'argomento, ma nel frattempo Susy era cresciuta, e ormai l'epoca delle api e dei cavoli era volata via senza che i suoi le dicessero una parola a riguardo.

«Perché?» Domandò Vicky, allettata, invece, da tutti ciò che suonava come proibito.

«Se ti vede qualcuno?»

«Qui ci siamo solo noi due, tutti gli altri poltriranno nelle loro stanze per almeno due ore! Ti vergogni, forse?»

La stuzzicò, avvicinandosi a lei.

«No» Negò Susy forse con troppa enfasi per sembrare sincera.

«Allora spogliati anche tu» La sfidò.

Faceva veramente un caldo assurdo, e la stoffa del vestito, per quanto leggera e sottile, sembrava uno scafandro, una barriera troppo resistente per il timido vento che spirava, così Susy si arrese e si levò ogni cosa.
Sentì un piacevole zefiro turbinarle fra le cosce, carezzarle la pelle risalendo sul suo ventre piatto fino alle dolci collinette che le stavano crescendo. Era la prima volta che se ne stava nuda in un luogo diverso dalla vasca da bagno.
Vicky, finalmente soddisfatta, portò le mani dietro la testa e chiuse gli occhi rilassandosi. Susy, invece, non riusciva a distogliere gli occhi da quel corpo nudo disteso accanto a lei.
La giovinezza stava trasformando entrambe. L'adolescenza stava fiorendo e con sé portava anche la smania, l'irrequietezza, la curiosità di scoprire senza sapere ancora cosa cercare.
I loro copri si stavano allungando acquistando le forme femminili di giovani donne.
Susy vide sul corpo di Vicky la stessa trasformazione che lei stessa stava subendo, ma con qualche differenza.
I seni si stavano gonfiando e sul pube stavano spuntando morbidi peli.
I suoi erano neri e spiccavano sulla sua pelle bianca come fili di cotone buttati là per caso. Quelli di Vicky, invece, parevano riccioli dorati, esattamente come i suoi folti capelli che in quel momento le ornavano il capo come una corona.
Avrebbe voluto allungare una mano per sentirne la consistenza, per accertarsi che fossero esattamente come i suoi, ma la timidezza la frenò.
Si girò dall'altra parte e si addormentò.

Dal mondo dei sogni la strappò una piacevole carezza.
Vicky era stufa di dormire. Voleva la compagnia della cugina per trascorrere il resto del tempo in cui dovevano restare confinate in quella stanza. Per svegliarla aveva iniziato a carezzare la pelle nuda di Susy con una piuma.
La fece scorrere su un suo braccio fino a raggiungerle il collo, poi scivolò giù lungo la schiena zigzagando qua e là sulla pelle nuda. Proseguì lungo una natica fino a scendere sulla gamba: dapprima sulla coscia, poi dietro il ginocchio e lungo il polpaccio. Susy, ancora sonnacchiosa, quasi s'addormentò per quelle leggere e delicate carezze, quando però Vicky raggiunse la pianta del piede, Susy saltò sul letto scossa dai fremiti del solletico. Entrambe scoppiarono a ridere, salvo poi soffocare le risate per non svegliare il resto degli occupanti della casa.
Susy tornò a sdraiarsi per raccogliere un altro po' di coccole. La cugina proseguì il suo cammino scorrendo con la piuma sull'altra gamba, partendo dalla caviglia. Susy sentì il piacevole solletichino risalire il suo corpo lungo il polpaccio e il ginocchio. Poi però cominciò a sentire un fremito al ventre. Un formicolio che le ruzzolava fra le gambe anche se lì la piuma non era ancora arrivata.
Ora la sentiva nell'interno coscia e più la piuma correva lungo il suo corpo più quella sensazione si faceva più intensa. Strinse il cuscino fra le mani e attese, il cuore accelerò il battito, ma non disse nulla alla cugina, temendo che avrebbe interrotto quella sorprendente scoperta. Allargò di più le gambe per lasciare più spazio a Vicky e alla sua piuma.
Era un battito di farfalla che le carezzava la pelle, possibile che una piuma potesse essere tanto piacevole? Era un piacere così strano, intenso, diverso da qualsiasi altra cosa avesse mai provato prima.
La piuma carezzò la coscia fino a raggiungere la natica, vi piroettò sopra, poi Vicky la fece scorrere fra la fessura che divideva i glutei e Susy non riuscì a trattenere un gemito.

«Che c'è Susy? Non stai bene?» Si preoccupò la cugina.

«No, no - Si affrettò a rispondere Susy - Sto bene ... Credo ... - Deglutì - Continua un altro po', la tua piuma è magica»

Vicky allora continuò il suo viaggio sul corpo della cugina proprio da dove l'aveva interrotta. Scivolò fra le sue colline e Susy inarcò il bacino e incitò la cugina a non fermarsi:

«Vicky è fantastico!»

«Davvero? È solo una piuma» Esclamò incredula la cugina.

«Poi lo faccio a te, ora però continua»

Si sentì piacevolmente intorpidita e calda. Quel formicolio in fondo al ventre era strano, la spingeva a contrarre i muscoli del pube, amplificando quella sensazione e irradiandola ovunque là sotto.
Vicky allora proseguì e approdò fra le gambe di Susy, proprio là dove non batte il sole.
Susy chiuse gli occhi immergendosi completamente in quelle nuove sensazioni. Sentì la piuma accarezzarle l'inguine, giocare fra i morbidi peli e stuzzicarle la pelle delicata ed estremamente sensibile e ricettiva.
Vicky incuriosita dalla reazione della cugina volle provare anche lei. Si sdraiò a pancia in giù e attese che Susy facesse lo stesso con lei.
Quando la piuma capitombolò fra le sue gambe per poco non le sfuggì un grido.
Sollevò il bacino quasi inginocchiandosi sul letto, afferrò le natiche e le allargò tirando la pelle affinché la cugina potesse carezzarla ovunque là sotto, e così fece.
Susy carezzò con la piuma quella valle ora illuminata dal sole, solleticò il pertugio stretto e grinzoso che lo sormontava e scivolò giù seguendo i contorni del bocciolo della cugina ormai pronto per sbocciare.
Quando la voce della nonna le raggiunse interrompendo quell'idillio, le due ragazze si rivestirono in tutta fretta, chiusero la piuma nello scrigno sul comò e attesero impazienti che la notte calasse per poter giocare ancora.
Quello era il loro segreto e lo avrebbero custodito gelosamente per tutta la vita.

Quando la notte divorò il giorno, le due ragazze si chiusero nella loro cameretta, si tolsero i vestiti ed aprirono lo scrigno che custodiva il loro segreto.
Susy, sghignazzando, si tuffò sul letto e si sdraiò a pancia in su. Vicky la raggiunse subito, le si mise con la testa fra le gambe e cominciò ad ammirare il sesso della cugina e a vezzeggiarlo con la piuma.

«I tuoi peli sono nerissimi» Disse.

«Già - Ansimò Susy - I tuoi sono più belli, sembrano fili d'oro»

«Non è vero - Dissentì Vicky, sedendosi sul letto e tirandosi il morbido vello dorato - A me piacciono di più i tuoi»

Susy si sedette di fronte alla cugina e le chiese se poteva toccarglieli. Vicky acconsentì. Susy allora allungò le mani su quei fili d'oro, li tirò delicatamente e se li rigirò fra le dita. Vicky sentì un fremito, spostò il bacino in avanti e si poggiò sui gomiti. Quel contatto le piaceva inaspettatamente.
Susy massaggiò il monte di Venere della cugina sentendo i morbidi ciuffi sotto la sua pelle, poi scese più giù dove timidi velli brillavano sulle ali che si aprivano fra le cosce di Vicky. Cercò quei fili dorati quasi contandoli uno ad uno, mentre la cugina si godeva quelle carezze.

«Credi sia sbagliato quello che stiamo facendo?» Domandò Susy.

Vicky si strinse nelle spalle e rispose:

«Anche ingozzarci di biscotti a notte fonda è sbagliato, ma lo facciamo lo stesso»

Susy si fece bastare la risposta della cugina. Quel nuovo gioco era troppo divertente per abbandonarlo così, senza un motivo valido.
Sembrava veramente che, fra le gambe, Vicky avesse una bocca dalle cui carnose labbra si intravedeva una timida lingua. Susy strinse fra le dita quei due lembi di pelle come se fra le mani avesse avuto un panino, il roseo ripieno fuoriuscì e lo accarezzò leggera. Vicky fu scossa da un fremito ancora più intenso del precedente. Ogni gesto della cugina sulla sua pelle richiamava sensazioni sempre più forti che la invogliavano a cercarne altre e altre ancora.

«Sì, sì - le disse ansimando - Accarezzami lì»

Susy allora sfiorò interamente il taglio che divideva le due ali da cima a fondo, mentre la cugina trattenne il respiro e strinse le lenzuola fra le mani. Poi tornò su e lo attraversò nuovamente, dal pube fino alla base, questa volta però il dito varcò la fessura, e la prima falange sparì al suo interno. Vicky inarcò la schiena e arricciò le dita dei piedi sopraffatta da un piacere che non aveva mai provato prima. Sotto la sua pelle, Susy, sentì quella delicata della cugina innalzarsi in protuberanze e ridiscendere in vallate, mentre Vicky gemette estasiata. Spalancò le gambe e il fiore che aveva fra le cosce sbocciò interamente mostrando a Susy tutta la sua bellezza. Le sembrò di ammirare una delle orchidee della nonna. Possibile che anche lei fosse così bella là sotto?
La cugina raccolse le gambe sotto i gomiti offrendo a Susy il suo sesso pulsante e impaziente di essere accarezzato. Susy lo esplorò curiosa, studiandone ogni anfratto, scivolando fra i lembi delicati prima con un dito, poi con due e infine con entrambe le mani, carezzando quella pelle, scorgendo l'umido miele fuoriuscire dai suoi lombi e ammirando i movimenti e le pulsazioni di quel sesso sfrontatamente spalancato proprio sotto il suo viso.
Insinuò una falange nella piccola fessura carezzandone i contorni. Il secondo pertugio della cugina si contraeva insieme a tutto il resto, così col dito scivolò su di esso sentendo la grinzosa pelle. A Viky le doleva il ventre, ma anziché dire alla cugina di fermarsi la incitò a non smettere di carezzarla, l'istinto le urlava che solo andando oltre avrebbe trovato pace.
Susy tornò con le dita fra gli umidi meandri, risalì le piccole labbra fin quando approdò sul piccolo promontorio che spiccava in cima.

«Oddio, Susy, sì, ti prego lì, lì,lì  ...»

Susy vedeva la cugina contorcersi in preda a convulsioni che non comprendeva fino in fondo, ma sapeva che ciò che Vicky stava provando era qualcosa di estremamente piacevole e non vedeva l'ora di provarlo lei stessa. Ricominciò a sentire il formicolio in fondo al ventre.
Con le dita continuò a carezzare il clitoride della cugina con movimenti lenti e circolari. Vicky iniziò ad ansimare e ad ancheggiare muovendosi sempre più convulsamente contro la mano di Susy. Un piacere folle la stava invadendo, lo sentiva crescere e crescere sempre di più, dominando i suoi sensi, i suoi movimenti e il suo respiro. Le parve impossibile che quel piacere potesse crescere ancora, eppure fu così. L'orgasmo, il primo orgasmo della sua vita la travolse così, grazie alle delicate dita della cugina, e la lasciò sfinita, ansimante e informicolita fra le coperte del letto che divideva con lei.

«Susy devi assolutamente provarlo anche tu»

Ansiosa di dividere quella scoperta con lei, Vicky le si mise fra le cosce e iniziò ad esplorare il sesso della cugina.
Susy sapeva che stavano facendo qualcosa che non avrebbero dovuto, o che per lo meno i suoi genitori non avrebbero di certo approvato. Sapeva di essere davanti ad uno di quei momenti che segnano il resto della vita. Era davanti ad un bivio, se avesse fermato la cugina forse la sua innocenza sarebbe rimasta intatta, se invece si fosse arresa a lei, niente sarebbe stato più come prima. Il guaio è che, come sempre in questi casi, non poteva sapere se ciò che il futuro le avrebbe riservato sarebbe stato meglio o peggio. Non sapeva cosa aspettarsi e non sapeva nemmeno se le sarebbe piaciuto. Ma se da una parte tutto questo era un freno, allo stesso modo era anche la cosa più eccitante che avesse mai fatto. Al desiderio di scoprire, di crescere e di conoscere quello che i grandi le avevano sempre nascosto si aggiunsero le dita di Vicky fra le sue cosce.
I suoi gesti delicati la sciolsero completamente, finché si concesse totalmente a quel piacere così nuovo e sconosciuto che la travolse completamente.
Vicky andava alla scoperta del sesso di Susy come un esploratore in una giungla incontaminata, scrutando il viso della cugina e cercando di capire quali fossero le zone più piacevoli e quali meno.
Esaminò ogni anfratto, immergendo le falangi nel dolce miele che sgorgava da quel frutto così simile al suo ma anche così diverso. Ne contemplò ogni diversità. La sua leggera peluria nera spiccava prepotente sulla sua pelle chiara, avvolgendo la rosata fessura dalla quale sbucavano le piccole labbra. Le afferrò con due dita e le tirò per vederne l'effettiva lunghezza, poi le aprì completamente. Davanti a lei la vergine fessura si spalancò. Non resistette e lentamente la varcò sentendo quel caldo canale avvolgere il suo dito. Susy sentì il piacere penetrarle all'interno ed espandersi ovunque. Viky vide il suo dito sparire dentro la cugina per poi riaffiorare luccicante, inumidito dai suoi umori, e la penetrò nuovamente, delicatamente, per non farle male.
Sentiva i muscoli di Susy contrarsi e lo stesso vide che faceva anche lo stretto e grinzoso pertugio che sostava proprio là sotto. Vicky lo considerò un invito e con un dito ne seguì i contorni sentendo l'increspatura della pelle, poi lo premette ma la resistenza che avvertì la fece desistere dal proseguire e tornò su, impaziente di far scoprire alla cugina le potenzialità di quella piccola, anzi piccolissima, montagnola.
Non appena la sfiorò, Susy si sentì avvampare e uno spasmo la colse. In quel preciso momento capì di aver fatto la cosa giusta seguendo la cugina. Capì che ciò che stava per provare era qualcosa che non aveva nemmeno mai pensato fosse possibile raggiungere. Era qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa le fosse mai capitata. Era qualcosa che per quell'attimo la rapì, catapultandola direttamente in cielo a danzare fra le stelle, e quando tutto scemò si sentì svuotata, disorientata, sfinita, ma assolutamente decisa a rifarlo ancora e ancora e ancora.


L’amore per mio cugino

La casa al mare, si sa, è sinonimo di "sveltine" e di riposo.
Quel giorno si erano alzati tutti presto per andare al mare, io e mio cugino Mario avevamo fatto tardi, quindi eravamo ancora a letto.
Appena alzata io misi la musica a tutto volume per svegliarlo, feci dei panini e lo tirai giù dal letto.
Io: "Muoviti, coglione, ci sono i Simpson e ti ho fatto da mangiare"
Mario: "Fanculo troietta, fa troppo caldo."
Appena alzato io notai subito il gonfiore nelle sue mutante, mi morsi il labbro.

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