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Racconti di sculacciata: l’Allieva

Marco ci invia questo racconto ispirato a esperienze della sua vita vissuta di Master.

Il locale non è molto grande ma luminoso. Vicino alla finestra c’è un pianoforte e nella parete opposta è appesa una carta geografica e una lavagna. Di fianco alla cartina ci sono dei ganci sul muro dai quali sono appesi una bacchetta in rattan, un cinturone e due pale, una in legno e l’ altra in cuoio.
Di fronte alla carta geografica si trova una scrivania con due sedie. Una è vuota e nell’ altra è seduto un giovane maestro che guarda con ossesione l’ orologio.
Dal corridoio si sentono passi veloci e risa di ilarità. La porta si spalanca ed entra una giovane ragazza vestita con un leggero abito bianco legato in vita da un nastro azzurro in seta. Alla mano sinistra porta un grazioso ombrellino parasole. Il suo respiro è corto perché ha corso. I suoi capelli sono neri e i ricci molto fitti. Le sue labbra sono sottili e delicate e sembrano disegnate da un pittore da quanto sono seducenti.
-Buongiorno signor maestro. Scusi il ritardo ma ho una notizia stupenda! Ha letto il giornale? Da oggi 5 luglio, anno del Signore 1811, la nostra nazione non è più sotto il dominio spagnolo ma siamo liberi! In città non si parla d’ altro e mi sono fermata a parlare con un soldato che raccontava di avere prestato servizio sotto Simòn Bolivar. L’ argomento era così interessante che non mi sono accorta del ritardo. Mi scusi, non accadrà mai più.
La sua voce è gioiosa come quella di una bimba.
-Signorina Antonella lei è in ritardo di venti minuti. Questo comportamento è inaccettabile. Poi purtroppo devo contraddirla, ho letto il giornale, è stata dichiarata l’ indipendenza ma la Spagna non la riconosce. Ci saranno nuove guerre e una ragazza per bene e aristocratica come lei ha il compito di pregare per i soldati. Mi raccomando la sera, prima di addormentarsi, si inginocchi davanti al suo letto e reciti le preghiere.
Ma adesso torniamo a noi, devo punirla per il suo ritardo. Si pieghi sul tavolo e sollevi il vestito.-
La ragazza ubbidisce. Il maestro le scopre le natiche. Poi stacca dalla parete la paletta di legno.
-Poiché il ritardo è di venti minuti riceverà venti colpi. Li conti ad alta voce.-
Antonella stringe i denti per prepararsi ai colpi.
Il maestro si toglie la giacca, si rimbocca la manica della camicia e si prepara a colpire.
La ragazza al primo colpo risponde:
-Uno signore-
Il secondo colpo è più forte del primo. Ad ogni colpo Antonella ha un sussulto e trattiene le lacrime. Le sue guance sono rosse come le sue natiche. Dopo appena un paio di colpi la ragazza si alza dolorante.
-Signorina mantenga la posizione questa è una punizione.-
Lei torna a piegarsi e si prepara per ricevere i colpi. Continua a contare ma alla metà dei colpi che deve ricevere non può fare a meno di staccare le mani dal tavolo ed alzarsi.-
Il maestro le massaggia dolcemente le natiche indolenzite. Poi, apre un cassetto del tavolo, ne tira fuori un libro. Si avvicina alla ragazza, la obbliga a piegarsi e le appoggia il libro sulla schiena.
-Se farà cadere il libro terminata la punizione riceverà delle lunghe e sonore sculacciate, ha capito? –
-Si signor maestro ma brucia! Io sto facendo del mio meglio.-
-Non voglio sentire scuse! Le concedo un minuto poi continueremo con la punizione-
-Grazie signor maestro-
Nel frattempo lui cerca lo sguardo di lei. Il suo sguardo è pieno di grinta ma sottomesso. Il maestro la guarda attentamente , trova che ci sia qualche cosa di mistico in lei. Sembra una divinità del Candomblé. Poi da un’ occhiata all’ orologio.
-Il minuto è passato. Signorina Antonella è pronta per la punizione?-
-Si signore-
-Quanti colpi deve ancora ricevere?-
-Dieci signore-
-Bene li conti a voce alta e a ogni colpo aggiunga ” mio maestro”-
-Undici mio maestro- dice la ragazza dolorante. Una lacrima le riga la guancia.
Continua a contare ma al diciottesimo colpo non resiste, si alza e fa cadere il libro.
Lui la richiama all’ ordine, intimandole di raccogliere il libro e tornare in posizione, ma lei ha troppo male e non ascolta.
Allora appoggia lo strumento sul tavolo, prende la sedia e la pone in centro alla stanza. Aspetta che la sua allieva sia fisicamente pronta, poi la prende dolcemente per la mano e la fa sdraiare sulle sue ginocchia.
I primi colpi sono deboli, come quasi avesse timore di colpirla, ma poi, diventano sempre più forti. Le sue grandi mani colpiscono violentemente le sue natiche.
Il suo sedere è tutto rosso come una ciliegina ma ha la sensazione che il maestro colpisca di più la natica sinistra. Il dolore diventa insopportabile e bisbiglia sottovoce che la punizione finisca. Il maestro invece continua a colpire.
-Arriverà ancora in ritardo?-
-No signor maestro-
-Va bene la punizione è finita, si alzi e si metta nell’ angolo con la faccia rivolta al muro.-
La ragazza si alza e fa quanto le è stato ordinato. Il maestro le impone di sollevare il vestito in modo da rimanere con il sedere scoperto. raccoglie il libro dal pavimento e lo infila in mezzo alle ginocchia di Antonella, poi si siede al tavolo a leggere il giornale.
-Resti ferma così fino a quando non lo dico io. Poi sarà libera di fare ciò che le piace.
Oggi non faremo lezione, è una giornata troppo importante per la nazione e dobbiamo festeggiare. Viva la repubblica. Viva Simòn Bolivar