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E’ solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 14)


«Ti amo»

Così, con quelle due semplici paroline sussurrate nel mio orecchio, si chiuse la telefonata con Eric.
Quei dolci verbi si agganciarono come un amo al mio cuore, e lottarono per riprendersi ciò che Patrick gli aveva portato via.
Eric come al solito era via per lavoro e io ero appena rientrata da Roma, dopo aver trascorso con Patrick la notte più trasgressiva della mia vita.
In poche ore avevo infranto tutti i limiti che ancora m'imbrigliavano. Avevo disintegrato ogni tabù e scoperto gli infiniti piaceri concessi solo a chi libera l'istinto senza pregiudizi e remore. Quella notte lo avevo fatto per la prima volta con una donna, con uno sconosciuto e avevo fatto l'amore con Patrick fino all'ultimo istante prima di fare ritorno alla vita di sempre. Al solo pensiero della sua carne gonfia di voglia dentro di me sentii la brama travolgermi nuovamente.

Eppure ero lì, seduta sul letto, distrutta dal sonno, avvolta dalla penombra e dall'odore di chiuso di una casa ultimamente troppo deserta, a sciogliermi per le dichiarazioni d'amore di mio marito.
Mi dividevo fra Eric e Patrick, ma in realtà li avrei voluti entrambi nello stesso letto insieme a me.
Più passava il tempo e più anche il solo pensare di privarmi di loro mi sembrava un abominio, una violenza, uno scempio contro natura, contro la mia stessa natura.
Sesso più sfrenato e dolcezza più sublime insieme, amore e desiderio fusi, talmente uniti da non distinguere più il confine fra l'uno e l'altro. Quanto amore c'era nella folle attrazione che provavo per loro? Quanto, in quella che loro sentivano per me?
Ero stanca, erano quasi ventiquattro ore che non chiudevo occhio, ma ero troppo inquieta per dormire. Decisi di farmi una doccia per rilassarmi un po'. Aprii le imposte, la brezza mattutina turbinò nella stanza scacciando l'aria logora che vi poltriva. La città dormiva ancora, immersa nella quiete irreale che precede il miracolo di un nuovo giorno. Mi parve di essere l'unico essere vivente sulla faccia della terra.
Mi spogliai gettando gli abiti sul letto e mi chiusi dentro la doccia.
L'acqua si tuffò sui miei capelli, mi solleticò i capezzoli e mi avvolse nel suo tepore. Sentii i muscoli sciogliersi e i nervi illanguidirsi sotto quel caldo massaggio.
Le parole di Eric mi ronzavano ancora nella testa, così come la sua voce calda e vellutata che mi faceva ancora fremere di desiderio come la prima volta che l'avevo sentita. Mi scivolava dentro come olio caldo e profumato che avvolgeva i miei sensi e penetrava nella mia carne fino a guizzare fra le mie cosce schiudendo le porte delle mie più segrete voglie.
La folle notte appena trascorsa non era bastata a quietare la mia fame. Ne volevo sempre di più, non ero mai sazia. Bastava un nulla: una voce, un oggetto, un profumo o un pensiero per accendermi di desiderio, e non avevo pace fino a quando la mia orchidea non era soddisfatta. Lei aveva sempre la meglio. Era lei a guidarmi, a soggiogarmi ed io non potevo fare altro che ubbidire ad ogni suo ordine. Ero sua schiava.
Mi piaceva guardarla. Ero incantata dalla perfezione dei suoi anfratti.
Dalla notte in cui Patrick mi aveva fatto fare l'amore con me stessa davanti allo specchio, non avevo più smesso.
Me lo mettevo fra le gambe e ammiravo il mio sesso in tutta la sua voluttuosa lussuria. Guardavo le mie dita scorrere attraverso quegli anfratti, aprire i petali luccicanti di dolce miele e sparire inghiottiti dai famelici pertugi.
La mia fame era diventata tale che li violavo con qualsiasi cosa stuzzicasse la mia fantasia. Mi eccitava vedere gli oggetti più impensabili entrare e uscire dalla mia carne, aprire la bocca fra le mie gambe e sfamarla con sapori sempre nuovi. Ogni superficie regalava sensazioni diverse: quelle più lisce scorrevano come imbrattate d'olio, quelle più ruvide o gommose rendevano la penetrazione più lenta e stimolante. Nessun oggetto era uguale all'altro.
Ai miei occhi, il mondo era colmo, pieno zeppo di giocattoli erotici. 
Quel mattino non feci eccezioni.
Allungai la mano fra le gambe e carezzai la pelle calda e bagnata del mio sesso. Un gemito schizzò dalla mia gola.
Carezzai delicatamente le ali ancora chiuse e impazienti di spiccare il volo. Un fremito mi colse quando sfiorai i famelici lembi che sbucavano fra i petali. La brama di godere mi voleva costringere a tuffarmi sul clitoride, ma volevo allungare il piacere il più possibile, come mi aveva insegnato Patrick. Non volevo un orgasmo sbrigativo che sicuramente non mi avrebbe soddisfatta, ma ne volevo uno dirompente, scioccante, esplosivo.
Afferrai le grandi labbra con una mano, il clitoride schizzò fuori avido di carezze. Lo picchiettai, poi scivolai con un dito fra le ali ingigantendo le mie voglie.
Il miele riempiva quei meandri lussuriosi insieme all'acqua. Appoggiai un piede al muro allargando le gambe, presi il microfono della doccia e lo puntai fra le mie cosce. Il getto colpiva con foga la mia pelle. Decine di piccolissime mani che colpivano il mio fiore dissetandolo come una provvidenziale pioggia estiva.
Mi sedetti a terra quasi sdraiandomi e sollevai il bacino. Il mio frutto era pronto per ricevere tutto il piacere possibile.
Puntai il getto sul clitoride. Un grido di piacere si levò nel silenzio. La foga dell'acqua mi lasciò senza fiato.
Picchiettava, massaggiava, scivolava fra i petali, carezzava le fessure come un'insaziabile amante.
Allargai le labbra donandomi completamente all'acqua e violai la mia fessura con due dita.
I miei gemiti riecheggiavano nel silenzio, ma non mi bastava.
Afferrai la spazzola dal portaoggetti e avvicinai il manico allo stretto e pulsante pertugio. Premetti opponendomi alla timida resistenza e lo varcai. L'estasi mi rapì.
Il piacere cresceva e cresceva, lento e inesorabile, e avviluppava ogni pensiero, ogni respiro, fagocitando le mie ansie, i miei dubbi, le mie domande senza risposta, le mie paure e mi riempì di delizia e stordimento, finché dilagai nel delirio di un orgasmo che mi svuotò di tutto.






E’ solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 14)


«Ti amo»

Così, con quelle due semplici paroline sussurrate nel mio orecchio, si chiuse la telefonata con Eric.
Quei dolci verbi si agganciarono come un amo al mio cuore, e lottarono per riprendersi ciò che Patrick gli aveva portato via.
Eric come al solito era via per lavoro e io ero appena rientrata da Roma, dopo aver trascorso con Patrick la notte più trasgressiva della mia vita.
In poche ore avevo infranto tutti i limiti che ancora m'imbrigliavano. Avevo disintegrato ogni tabù e scoperto gli infiniti piaceri concessi solo a chi libera l'istinto senza pregiudizi e senza remore. Quella notte lo avevo fatto per la prima volta con una donna, con uno sconosciuto e avevo fatto l'amore con Patrick fino all'istante prima di fare ritorno alla vita di sempre. Al solo pensiero della sua carne gonfia di voglia dentro di me, sentii la brama travolgermi nuovamente.
Eppure ero lì, seduta sul letto, distrutta dal sonno, avvolta dalla penombra e dall'odore di chiuso di una casa ultimamente troppo deserta, a sciogliermi per le dichiarazioni d'amore di mio marito.
Mi dividevo fra Eric e Patrick, ma in realtà li avrei voluti entrambi nello stesso letto insieme a me.
Più passava il tempo e più anche il solo pensare di privarmi di loro mi sembrava un abominio, una violenza, uno scempio contro natura, contro la mia stessa natura.
Sesso più sfrenato e dolcezza più sublime insieme, amore e desiderio fusi, talmente uniti da non distinguere più il confine fra l'uno e l'altro. Quanto amore c'era nella folle attrazione che provavo per loro? Quanto, in quella che loro sentivano per me?
Ero stanca, erano quasi ventiquattro ore che non chiudevo occhio, ma ero troppo inquieta per dormire. Decisi di farmi una doccia per rilassarmi un po'. Aprii le imposte, la brezza mattutina turbinò nella stanza scacciando l'aria logora che vi poltriva. La città dormiva ancora, immersa nella quiete irreale che precede il miracolo di un nuovo giorno. Mi parve di essere l'unico essere vivente sulla faccia della terra.
Mi spogliai gettando gli abiti sul letto e mi chiusi dentro la doccia.
L'acqua si tuffò sui miei capelli, mi solleticò i capezzoli e mi avvolse nel suo tepore. Sentii i muscoli sciogliersi e i nervi illanguidirsi sotto quel caldo massaggio.
Le parole di Eric mi ronzavano ancora nella testa, così come la sua voce calda e vellutata che mi faceva ancora fremere di desiderio come la prima volta che l'avevo sentita. Mi scivolava dentro come olio caldo e profumato che avvolgeva i miei sensi e penetrava nella mia carne fino a guizzare fra le mie cosce, schiudendo le porte delle mie più segrete voglie.
La folle notte appena trascorsa non era bastata a quietare la mia fame. Ne volevo sempre di più, non ero mai sazia. Bastava un nulla: una voce, un oggetto, un profumo o un pensiero per accendermi di desiderio, e non avevo pace fino a quando la mia orchidea non era soddisfatta. Lei aveva sempre la meglio. Era lei a guidarmi, a soggiogarmi ed io non potevo fare altro che ubbidire ad ogni suo ordine. Ero sua schiava.
Mi piaceva guardarla. Ero incantata dalla perfezione dei suoi anfratti.
Dalla notte in cui Patrick mi aveva fatto fare l'amore con me stessa davanti allo specchio, non avevo più smesso.
Me lo mettevo fra le gambe e ammiravo il mio sesso in tutta la sua voluttuosa lussuria. Guardavo le mie dita scorrere attraverso quegli anfratti, aprire i petali luccicanti di dolce miele e sparire inghiottiti dai famelici pertugi.
La mia fame era diventata tale che li violavo con qualsiasi cosa stuzzicasse la mia fantasia. Mi eccitava vedere gli oggetti più impensabili entrare e uscire dalla mia carne, aprire la bocca fra le mie gambe e sfamarla con sapori sempre nuovi. Ogni superficie regalava sensazioni diverse: quelle più lisce scorrevano come imbrattate d'olio, quelle più ruvide o gommose rendevano la penetrazione più lenta e stimolante. Nessun oggetto era uguale all'altro.
Ai miei occhi, il mondo era colmo, pieno zeppo di giocattoli erotici. 
Quel mattino non feci eccezioni.
Allungai la mano fra le gambe e carezzai la pelle calda e bagnata del mio sesso. Un gemito schizzò dalla mia gola.
Carezzai delicatamente le ali ancora chiuse e impazienti di spiccare il volo. Un fremito mi colse quando sfiorai i famelici lembi che sbucavano fra i petali. La brama di godere mi voleva costringere a tuffarmi sul clitoride, ma volevo allungare il piacere il più possibile, come mi aveva insegnato Patrick. Non volevo un orgasmo sbrigativo che sicuramente non mi avrebbe soddisfatta, ma ne volevo uno dirompente, scioccante, esplosivo.
Afferrai le grandi labbra con una mano, il clitoride schizzò fuori avido di carezze. Lo picchiettai, poi scivolai con un dito fra le ali ingigantendo le mie voglie.
Il miele riempiva quei meandri lussuriosi insieme all'acqua. Appoggiai un piede al muro allargando le gambe, presi il microfono della doccia e lo puntai fra le mie cosce. Il getto colpiva con foga la mia pelle. Decine di piccolissime mani che colpivano il mio fiore dissetandolo come una provvidenziale pioggia estiva.
Mi sedetti a terra quasi sdraiandomi e sollevai il bacino. Il mio frutto era pronto per ricevere tutto il piacere possibile.
Puntai il getto sul clitoride. Un grido di piacere si levò nel silenzio. La foga dell'acqua mi lasciò senza fiato.
Picchiettava, massaggiava, scivolava fra i petali, carezzava le fessure come un'insaziabile amante.
Allargai le labbra donandomi completamente all'acqua e violai la mia fessura con due dita.
I miei gemiti riecheggiavano nel silenzio, ma non mi bastava.
Afferrai la spazzola dal portaoggetti e avvicinai il manico allo stretto e pulsante pertugio. Premetti opponendomi alla timida resistenza e lo varcai. L'estasi mi rapì.

Il piacere cresceva e cresceva, lento e inesorabile, e avviluppava ogni pensiero, ogni respiro, fagocitando le mie ansie, i miei dubbi, le mie domande senza risposta, le mie paure e mi riempì di delizia e stordimento, finché dilagai nel delirio di un orgasmo che mi svuotò di tutto.






È solo sesso (Racconto erotico – Capitolo 7)


Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"


Non so se fosse colpa delle perle custodite all'interno del mio corpo, ma quel giorno l'eccitazione mi fece impazzire.
Non era tanto il loro delicato movimento a scaldare le mie voglie, quanto piuttosto il pensiero di averle dentro di me, l'idea di celare un peccaminoso segreto, lì sotto gli occhi di tutti.
Sentivo la cordicella stuzzicarmi la pelle e mischiarsi fra i miei umori. Il mio spacco era talmente profondo che mi bastava allungare una mano fra le cosce per raggiungerla e muovere il mio lussurioso ripieno.
Era come se l'orgasmo avuto quella mattina avesse amplificato le mie voglie anziché spegnerle. Un prelibato aperitivo che aveva scatenato la mia fame di piacere.
Ogni volta che incontravo qualcuno, uomo o donna che fosse, non potevo fare a meno di immaginarmelo a letto. Lo osservavo e cercavo di indovinare i suoi gusti sessuali, le sue preferenze, le sue doti o le sue pecche.
Certo il florido davanzale di Hanna, la mia dirimpettaia di scrivania, non mi era d'aiuto. Continuavo a tuffare gli occhi in quelle morbide colline, invidiando i riccioli biondi che vi ricadevano sopra.
Vedevo il vestito scivolare sul suo corpo e immaginavo la sua pelle liscia e delicata, le sue curve armoniose, le gambe lunghe e tornite che racchiudevano la bellezza del suo frutto prelibato.
Era bella, Hanna, era davvero bella. Chissà come sarebbe stato farlo con lei.
Non lo avevo mai fatto con una donna, e prima di allora neanche ci avevo mai pensato, ma quel giorno la trovai attraente come non mai.
Ad interrompere i miei famelici vaneggiamenti arrivó Betty, l'assistente di Patrick.
Mi porse un plico e disse:

«Patrick è allo Sheraton con un cliente e ha bisogno di questi documenti, potresti portarglieli tu? Io devo finire una pratica urgente e non posso muovermi»

Come avrei potuto rifiutarmi? Non si nega l'aiuto ad un collega in difficoltà, giusto? A rispondere per me, però, non fu il mio buon cuore, ma la voglia immane che mi esplodeva fra le gambe e che al solo pensiero di raggiungere Patrick m'incendiò. Pareva che quelle palline fossero state programmate per ricongiungersi al loro padrone.
Non persi tempo e uscii nel traffico. Un'auto aziendale era già accesa pronta ad ingoiarmi e a risputarmi a destinazione.
Quel tragitto mi parve infinito. Mi sentivo morire per l'eccitazione e il traffico aumentava il mio tormento.
L'autista m'informò che avrebbe preso una scorciatoia, ma che non saremmo comunque arrivati prima di venti minuti.
Sospirai vinta. Buttai lo sguardo fuori dal finestrino nel tentativo di distrarmi: non potevo certo presentarmi ad un cliente in quelle condizioni, ma i miei sforzi non sedarono i miei bollori.
Quando finalmente arrivammo, schizzai giù dal'auto ancor prima che si fermasse completamente. Varcai la soglia dell'hotel e raggiunsi la reception. Avevo il fiatone.

«Sono della Global inc.» Dissi alla ragazza che mi accolse.

«Oh, sì, benvenuta allo Sheraton - Già sapeva del mio arrivo - Mr Smith la sta aspettando nella suite al sesto piano»

Suite al sesto piano? Luogo insolito per incontrare un cliente. Pensai.
Presi il primo ascensore libero che trovai e raggiunsi il silenzioso corridoio del sesto piano.
Un trionfo di rose profumava il passaggio e uno scarlatto tappeto, che ovattava i miei passi, mi condusse all'unica porta. Era socchiusa.
Cautamente l'aprii. La stanza, illanguidita dalla penombra, pareva deserta.

«Patrick» La voce mi si strizzò in gola.
Ebbi il timore di essere caduta in una trappola. Gettai lo sguardo ovunque, cercando qualche indizio che testimoniasse la presenza di altre persone, ma in quell'immensa suite, che profumava di lavanda, regnava l'ordine perfetto di una stanza appena rassettata.

«Sono qui» Sussurrò.

Puntai lo sguardo in direzione della voce e lo vidi seduto su di una poltrona in un angolo della stanza. Lentamente posò il calice che aveva in mano, si alzò e mi raggiunse.
Il suo profumo invase i miei sensi, ed il mio corpo fu attratto dal suo come se le palline che avevo in grembo fossero state calamite attirate dalla sua verga d'acciaio.

«Grazie di essere venuta» Disse stringendomi a sé. La sua eccitazione premeva sul mio ventre.

La sua bocca si avventò sulla mia, mentre la sua mano mi sollevò la gonna da dietro e raggiunse la catenella che penzolava fra le mie cosce.
Gemetti e portai indietro il bacino porgendogli il mio sesso voglioso. Le sue dita scivolavano fra le mie natiche fino a raggiungere il clitoride, ad ogni passaggio corrispondeva una scarica di piacere seguita da un gemito.

«Brava, urla - Rantolò bramoso - Voglio sentirti urlare di piacere»

Non mi feci pregare. Mi aggrappai al suo membro, lo liberai e lo afferrai con prepotenza, esattamente come volevo che mi prendesse lui. Volevo esplodere. Ero talmente eccitata che sarebbero bastati pochi, pochissimi gesti per farmi venire. Volevo un orgasmo e poi un altro e un altro ancora. Volevo godere per tutta la notte.

Patrick allontanò una mano dalle mie gambe e prese un nastro largo che aveva nella tasca dei pantaloni. Mi bendò.

«Che fai?» Mi ritrassi intimorita, portandomi le mani agli occhi.

«Tranquilla Denise - Mi calmò baciandomi il collo - Voglio solo farti godere»

Era appena il secondo giorno che quella storia era cominciata e stavo per mettermi completamente nelle sue mani.
Fidarsi o non fidarsi? E' un sentimento così labile la fiducia. Non basta una vita per conoscere una persona e spesso non basta nemmeno per conoscere se stessi. Se fosse stata la ragione a guidarmi di certo mi sarei rifiutata, e mi sarei opposta anche se quella stessa proposta mi fosse arrivata appena due giorni prima. Ma lì, in quel momento, la voglia aveva talmente travolto i miei sensi che gettai alle ortiche ogni remora. E poi, avevo pur sempre le mani libere.
Non vedevo nulla, potevo solo sentire il suo corpo e la sua voce. La mia attenzione era tutta concentrata su ciò che il mio corpo percepiva. I miei sensi si amplificarono.
Avvicinò un bicchiere alla mia bocca e lo inclinò affinché bevessi. Era Champagne.
Succhiò il rivolo che fuoriuscì dalle mie labbra, poi la sua lingua si tuffò nella mia bocca.
Lasciai che mi baciasse, che mangiasse le mie labbra, che bevesse la mia pelle, che ingoiasse la mia eccitazione, che la facesse sua, che liberasse la sua fantasia e che mi facesse godere come aveva promesso.
Era come se quella benda avesse inibito il mio libero arbitrio. Mi sentivo una bambola nelle sue mani.
Accarezzò le mie braccia nude, quel contatto delicato mi fece fremere. Scivolò sul mio fianco facendo scorrere la cerniera del vestito che cadde a terra come un velo.
Sentii l'eccitazione crescere, immaginandomi lì, nuda, bendata, con solo i tacchi ai piedi e la cordicella che penzolava dal mio sesso.
La sua bocca scese dietro il mio orecchio. Crampi di piacere mi morsero il ventre.
Sentii un liquido ghiacciato scivolare sul mio collo, ruzzolarmi sul seno e scendere giù lungo tutto il mio corpo. Mi aveva versato lo Champagne addosso, sentivo le bollicine stuzzicarmi la pelle. Patrick bevve dal mio seno, dal mio ventre, dal mio collo, raccolse il vino che si era intrufolato fra i meandri del mio sesso e lo leccò, ingoiando tutti i miei umori.
Gridai in preda all'estasi. Sentivo le gambe tremarmi per la frenesia.  Stavo per venire, volevo venire. Volevo godere e urlare tutto il mio piacere.
Patrick mi accompagnò sul letto e mi fece sdraiare.
Prese una mia mano e la portò dietro la mia testa bloccandola alla testata con un nastro.

«No» Protestai, cercando di liberarmi. Non ero certa di voler soccombere totalmente alle sue fantasie.
Lui mi liberò e sussurrò avvicinandosi al mio orecchio:

«Ti assicuro che non te ne pentirai»

Cedere alle sue lusinghe significava mandare la mia maniacale ossessione per il controllo definitivamente a farsi fottere.
Per tutta la durata di quel gioco avrei perduto ogni potere e sarei stata in balìa di quell'uomo come non mi era mai capitato in tutta la mia vita. Nemmeno con mio marito.
Quella possibilità mi spaventava e mi eccitava al tempo stesso. Perdere il controllo può essere spaventoso, ma anche maledettamente attraente.
Starsene lì sospesi nel limbo crudele dell'incertezza, in attesa che qualcun altro decida per te, aspettando di sapere quale sarà la tua sorte, cosa ti capiterà e cosa lui ti farà, e ti chiedi, pieno di paura e di speranza, se ti piacerà oppure no.
L'adrenalina ti spalanca i sensi e sei assalito dalla folle e perversa eccitazione di non avere idea di cosa ti capiterà istante dopo istante.
La paura, la speranza, il pericolo e il desiderio si mescolano, ti travolgono e ti risucchiano nel perverso vortice di un piacere spietato e senza limiti.
Mi sdraiai, vinta, e allungai il braccio sulla testata del letto affinché mi legasse. Patrick assicurò il mio polso, poi fece lo stesso con l'altro.
Il cuore mi scoppiava nel petto. Mi sentii indifesa.
Patrick mi fece raccogliere le gambe al petto e me le allargò.
Il mio frutto pulsava d'eccitazione davanti al suo viso. Sentivo i suoi respiri sulla mia pelle, poi le sue dita allargarono i miei petali  e con la lingua scorse al loro interno. Stavo impazzendo.
Qualcosa di duro e freddo sostituì quel morbido contatto e cominciò a strofinarsi sul mio clitoride. Poi scivolò giù e cominciò a corteggiare il mio secondo ingresso.
Lo sentivo premere e farsi strada dentro di me per poi uscire e trafiggermi nuovamente.
Il mio pertugio si contraeva e ad ogni spinta io urlavo inghiottita dal piacere. Più le spinte aumentavano e più le mie grida si libravano nell'aria. 

«Oh, sì, sì!»

Gli occhi bendati, le mani legate, le perle nel mio ventre, quell'oggetto sconosciuto nel mio pertugio e la sua bocca che succhiava il mio clitoride fu il mix che mi fece esplodere di piacere urlando con tutta la voce che quel mattino non avevo potuto usare.
Ansimante, abbandonai le gambe sul letto.
Ero esausta, il formicolio del piacere ancora mi solleticava fra le gambe e non avevo idea di cosa avesse in mente Patrick.

«Lo so che ne vuoi ancora» Disse slegandomi i polsi.

Non lo vedevo, ma sentivo l'eccitazione vibrargli nella voce.
Mi fece scendere, mi accompagnò ai piedi del letto, mi fece chinare in avanti aggrappandomi alla ringhiera e mi legò nuovamente i polsi. Stavolta non mi opposi.
Le mie gambe si stagliavano lunghe e nude sui tacchi che ancora avevo ai piedi e io era pronta per accogliere il suo membro.
Già preparato a dovere, il mio secondo pertugio non oppose alcuna resistenza. Patrick afferrò i miei fianchi, mi penetrò e cominciò a scoparmi con forza da dietro, mentre le perle nel mio ventre rimbalzavano ad ogni spinta.
Ancora intorpidita dall'orgasmo precedente sentivo il piacere inondare ogni parte del mio corpo.
Mi aggrappai alla spalliera per reggere i suoi prepotenti colpi. Avrei voluto avere una mano libera per massaggiarmi il clitoride e raggiungere prima l'estremo piacere, invece sentii l'orgasmo avvicinarsi, spinta dopo spinta, crescere lentamente, prendere sempre più vigore, portandomi sempre più su oltre le vette raggiunte dagli dei, strappandomi da me stessa e facendomi diventare, per qualche istante, puro spirito. Dimenticai i polsi legati, gli occhi bendati, quella stanza, la mia vita. Dimenticai tutto. In quegli attimi di lussuria sfrenata non esisteva altro che quell'assoluto piacere che possedeva il mio corpo, la mia mente e la mia anima.
Patrick sciolse i nodi e io scivolai sfinita a terra sotto il peso della mia ritrovata libertà. Ero tornata padrona di me stessa e del mio destino.
Era strano, ma mi sentii più schiava in quel momento, ritrovando la mia libertà, che prima, quando lacci e bende me l'avevano negata.
Lui mi raccolse e mi adagiò sul letto.
Guardai finalmente i suoi occhi soddisfatti e vittoriosi e il suo corpo nudo disteso accanto a me.
Chiedendo ancora uno sforzo ai miei muscoli indolenziti, sollevai un braccio e accarezzai il suo viso.
Era il primo gesto dolce che gli rivolgevo.

Dell'uomo celato dall'oscurità, seduto in un angolo di quella stanza, però, quel giorno non seppi nulla.






È solo sesso (Racconto erotico – Capitolo 7)


Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"


Non so se fosse colpa delle perle custodite all'interno del mio corpo, ma quel giorno l'eccitazione mi fece impazzire.
Non era tanto il loro delicato movimento a scaldare le mie voglie, quanto piuttosto il pensiero di averle dentro di me, l'idea di celare un peccaminoso segreto, lì, sotto gli occhi di tutti.
Sentivo la cordicella stuzzicarmi la pelle e mischiarsi fra i miei umori. Il mio spacco era talmente profondo che mi bastava allungare una mano fra le cosce per raggiungerla e muovere il mio lussurioso ripieno.
Era come se l'orgasmo avuto quella mattina avesse amplificato le mie voglie anziché spegnerle. Un prelibato aperitivo che aveva scatenato la mia fame di piacere.
Ogni volta che incontravo qualcuno, uomo o donna che fosse, non potevo fare a meno di immaginarmelo a letto. Lo osservavo e cercavo di indovinare i suoi gusti sessuali, le sue preferenze, le sue doti o le sue pecche.
Certo il florido davanzale di Hanna, la mia dirimpettaia di scrivania, non mi era d'aiuto. Continuavo a tuffare gli occhi in quelle morbide colline, invidiando i riccioli biondi che vi ricadevano sopra.
Vedevo il vestito scivolare sul suo corpo e immaginavo la sua pelle liscia e delicata, le sue curve armoniose, le gambe lunghe e tornite che racchiudevano la bellezza del suo frutto prelibato.
Era bella, Hanna, era davvero bella. Chissà come sarebbe stato farlo con lei.
Non lo avevo mai fatto con una donna, e prima di allora neanche ci avevo mai pensato, ma quel giorno la trovai attraente come non mai.
Ad interrompere i miei famelici vaneggiamenti arrivó Betty, l'assistente di Patrick.
Mi porse un plico e disse:
«Patrick è allo Sheraton con un cliente e ha bisogno di questi documenti, potresti portarglieli tu? Io devo finire una pratica urgente e non posso muovermi.»
Come avrei potuto rifiutarmi? Non si nega l'aiuto ad un collega in difficoltà, giusto? A rispondere per me, però, non fu il mio buon cuore, ma la voglia immane che mi esplodeva fra le gambe e che al solo pensiero di raggiungere Patrick m'incendiò. Pareva che quelle palline fossero state programmate per ricongiungersi al loro padrone.
Non persi tempo e uscii nel traffico. Un'auto aziendale era già accesa pronta ad ingoiarmi e a risputarmi a destinazione.
Quel tragitto mi parve infinito. Mi sentivo morire per l'eccitazione e il traffico aumentava il mio tormento.
L'autista m'informò che avrebbe preso una scorciatoia, ma che non saremmo comunque arrivati prima di venti minuti.
Sospirai vinta. Buttai lo sguardo fuori dal finestrino nel tentativo di distrarmi: non potevo certo presentarmi ad un cliente in quelle condizioni, ma i miei sforzi non sedarono i miei bollori.
Quando finalmente arrivammo, schizzai giù dall'auto ancor prima che si fermasse completamente. Varcai la soglia dell'hotel e raggiunsi la reception. Avevo il fiatone.
«Sono della Global inc.» Dissi alla ragazza che mi accolse.
«Oh, sì, benvenuta allo Sheraton. – Già sapeva del mio arrivo – Mr. Smith la sta aspettando nella suite al sesto piano.»
Suite al sesto piano? Luogo insolito per incontrare un cliente. Pensai.
Presi il primo ascensore libero che trovai e raggiunsi il silenzioso corridoio del sesto piano.
Un trionfo di rose profumava il passaggio e uno scarlatto tappeto, che ovattava i miei passi, mi condusse all'unica porta. Era socchiusa.
Cautamente l'aprii. La stanza, illanguidita dalla penombra, pareva deserta.
«Patrick» La voce mi si strizzò in gola.
Ebbi il timore di essere caduta in una trappola. Gettai lo sguardo ovunque, cercando qualche indizio che testimoniasse la presenza di altre persone, ma in quell'immensa suite, che profumava di lavanda, regnava l'ordine perfetto di una stanza appena rassettata.
«Sono qui» Sussurrò.
Puntai lo sguardo in direzione della voce e lo vidi seduto su di una poltrona in un angolo della stanza. Lentamente posò il calice che aveva in mano, si alzò e mi raggiunse.
Il suo profumo invase i miei sensi, ed il mio corpo fu attratto dal suo come se le palline che avevo in grembo fossero state calamite attirate dalla sua verga d'acciaio.
«Grazie di essere venuta» Disse stringendomi a sé. La sua eccitazione premeva sul mio ventre.
La sua bocca si avventò sulla mia, mentre la sua mano mi sollevò la gonna da dietro e raggiunse la catenella che penzolava fra le mie cosce.
Gemetti e portai indietro il bacino porgendogli il mio sesso voglioso. Le sue dita scivolavano fra le mie natiche fino a raggiungere il clitoride, ad ogni passaggio corrispondeva una scarica di piacere seguita da un gemito.
«Brava, urla! - Rantolò bramoso - Voglio sentirti urlare di piacere.»
Non mi feci pregare. Mi aggrappai al suo membro, lo liberai e lo afferrai con prepotenza, esattamente come volevo che mi prendesse lui. Volevo esplodere. Ero talmente eccitata che sarebbero bastati pochi, pochissimi gesti per farmi venire. Volevo un orgasmo e poi un altro e un altro ancora. Volevo godere per tutta la notte.
Patrick allontanò una mano dalle mie gambe e prese un nastro largo che aveva nella tasca dei pantaloni. Mi bendò.
«Che fai?» Mi ritrassi intimorita, portandomi le mani agli occhi.
«Tranquilla Denise - Mi calmò baciandomi il collo - Voglio solo farti godere.»
Era appena il secondo giorno che quella storia era cominciata e stavo per mettermi completamente nelle sue mani.
Fidarsi o non fidarsi? È un sentimento così labile la fiducia. Non basta una vita per conoscere una persona e spesso non basta nemmeno per conoscere se stessi. Se fosse stata la ragione a guidarmi, di certo mi sarei rifiutata, e mi sarei opposta anche se quella stessa proposta mi fosse arrivata appena due giorni prima. Ma lì, in quel momento, la voglia aveva talmente travolto i miei sensi che gettai alle ortiche ogni remora. E poi, avevo pur sempre le mani libere.
Non vedevo nulla, potevo solo sentire il suo corpo e la sua voce. La mia attenzione era tutta concentrata su ciò che il mio corpo percepiva. I miei sensi si amplificarono.
Avvicinò un bicchiere alla mia bocca e lo inclinò affinché bevessi. Era Champagne.
Succhiò il rivolo che fuoriuscì dalle mie labbra, poi la sua lingua si tuffò nella mia bocca.
Lasciai che mi baciasse, che mangiasse le mie labbra, che bevesse la mia pelle, che ingoiasse la mia eccitazione, che la facesse sua, che liberasse la sua fantasia e che mi facesse godere come aveva promesso.
Era come se quella benda avesse inibito il mio libero arbitrio. Mi sentivo una bambola nelle sue mani.
Accarezzò le mie braccia nude, quel contatto delicato mi fece fremere. Scivolò sul mio fianco facendo scorrere la cerniera del vestito che cadde a terra come un velo.
Sentii l'eccitazione crescere, immaginandomi lì, nuda, bendata, con solo i tacchi ai piedi e la cordicella che penzolava dal mio sesso.
La sua bocca scese dietro il mio orecchio. Crampi di piacere mi morsero il ventre.
Sentii un liquido ghiacciato scivolare sul mio collo, ruzzolarmi sul seno e scendere giù lungo tutto il mio corpo. Mi aveva versato lo Champagne addosso, sentivo le bollicine stuzzicarmi la pelle. Patrick bevve dal mio seno, dal mio ventre, dal mio collo, raccolse il vino che si era intrufolato fra i meandri del mio sesso e lo leccò, ingoiando tutti i miei umori.
Gridai in preda all'estasi. Sentivo le gambe tremarmi per la frenesia.  Stavo per venire, volevo venire. Volevo godere e urlare tutto il mio piacere.
Patrick mi raccolse fra le braccia e mi poggiò sul letto.
Prese una mia mano e la portò dietro la mia testa bloccandola alla testata con un nastro.
«No!» Protestai, cercando di liberarmi. Non ero certa di voler soccombere totalmente alle sue fantasie.
Lui mi liberò e sussurrò avvicinandosi al mio orecchio:
«Ti assicuro che non te ne pentirai.»
Cedere alle sue lusinghe significava mandare la mia maniacale ossessione per il controllo definitivamente a farsi fottere.
Per tutta la durata di quel gioco avrei perduto ogni potere e sarei stata in balìa di quell'uomo come non mi era mai capitato in tutta la mia vita. Nemmeno con mio marito.
Quella possibilità mi spaventava e mi eccitava al tempo stesso. Perdere il controllo può essere spaventoso, ma anche maledettamente attraente.
Starsene lì sospesi nel limbo crudele dell'incertezza, in attesa che qualcun altro decida per te, aspettando di sapere quale sarà la tua sorte, cosa ti capiterà e cosa lui ti farà, chiedendoti, pieno di paura e di speranza, se ti piacerà oppure no.
L'adrenalina ti spalanca i sensi e sei assalito dalla folle e perversa eccitazione di non avere idea di cosa ti capiterà istante dopo istante.
La paura, la speranza, il pericolo e il desiderio si mescolano, ti travolgono e ti risucchiano nel perverso vortice di un piacere spietato e senza limiti.
Mi sdraiai, vinta, e allungai il braccio sulla testata del letto affinché mi legasse. Patrick assicurò il mio polso, poi fece lo stesso con l'altro.
Il cuore mi scoppiava nel petto. Mi sentii indifesa.
Patrick mi fece raccogliere le gambe al petto e me le allargò.
Il mio frutto pulsava d'eccitazione davanti al suo viso. Sentivo i suoi respiri sulla mia pelle, poi le sue dita allargarono i miei petali e con la lingua scorse al loro interno. Stavo impazzendo.
Qualcosa di duro e freddo sostituì quel morbido contatto e cominciò a strofinarsi sul mio clitoride. Poi scivolò giù e cominciò a corteggiare il mio secondo ingresso.
Lo sentivo premere e farsi strada dentro di me per poi uscire e trafiggermi nuovamente.
Il mio pertugio si contraeva e ad ogni spinta io urlavo inghiottita dal piacere. Più le spinte aumentavano e più le mie grida si libravano nell'aria. 
«Oh, sì, sì!»
Gli occhi bendati, le mani legate, le perle nel mio ventre, quell'oggetto sconosciuto nel mio pertugio e la sua bocca che succhiava il mio clitoride fu il mix che mi fece esplodere di piacere urlando con tutta la voce che quel mattino non avevo potuto usare.
Ansimante, abbandonai le gambe sul letto.
Ero esausta, il formicolio del piacere ancora mi solleticava fra le gambe e non avevo idea di cosa avesse in mente Patrick.
«Lo so che ne vuoi ancora» Disse slegandomi i polsi.
Non lo vedevo, ma sentivo l'eccitazione vibrargli nella voce.
Mi fece scendere, mi accompagnò ai piedi del letto, mi fece chinare in avanti aggrappandomi alla ringhiera e mi legò nuovamente i polsi. Stavolta non mi opposi.
Le mie gambe si stagliavano lunghe e nude sui tacchi che ancora avevo ai piedi e io era pronta per accogliere il suo membro.
Già preparato a dovere, il mio secondo pertugio non oppose alcuna resistenza. Patrick afferrò i miei fianchi, mi penetrò e cominciò a scoparmi con forza da dietro, mentre le perle nel mio ventre rimbalzavano ad ogni spinta.
Ancora intorpidita dall'orgasmo precedente sentivo il piacere inondare ogni parte del mio corpo.
Mi aggrappai alla spalliera per reggere i suoi prepotenti colpi. Avrei voluto avere una mano libera per massaggiarmi il clitoride e raggiungere prima l'estremo piacere, invece sentii l'orgasmo avvicinarsi, spinta dopo spinta, crescere lentamente, prendere sempre più vigore, portandomi sempre più su oltre le vette raggiunte dagli dei, strappandomi da me stessa e facendomi diventare, per qualche istante, puro spirito. Dimenticai i polsi legati, gli occhi bendati, quella stanza, la mia vita. Dimenticai tutto. In quegli attimi di lussuria sfrenata non esisteva altro che quell'assoluto piacere che possedeva il mio corpo, la mia mente e la mia anima.
Patrick sciolse i nodi e io scivolai sfinita a terra sotto il peso della mia ritrovata libertà. Ero tornata padrona di me stessa e del mio destino.
Era strano, ma mi sentii più schiava in quel momento, ritrovando la mia libertà, che prima, quando lacci e bende me l'avevano negata.
Lui mi raccolse e mi adagiò sul letto.
Guardai finalmente i suoi occhi soddisfatti e vittoriosi e il suo corpo nudo disteso accanto a me.
Chiedendo ancora uno sforzo ai miei muscoli indolenziti, sollevai un braccio e accarezzai il suo viso.
Era il primo gesto dolce che gli rivolgevo.

Dell'uomo celato dall'oscurità, seduto in un angolo di quella stanza, però, quel giorno non seppi nulla.





Com’è ECCITANTE … Fare la spesa


Mettiamo un po' di pepe nella quotidianità, ravvivando il desiderio
Fare la spesa, a volte, può essere noioso, stancante e riuscire a trascinare con noi il nostro partner, se non altro per aiutarci a portare le borse della spesa può risultare un'impresa.
Ma fare la spesa può essere anche molto divertente e soprattutto ... molto, molto ECCITANTE!
Basta fare del proprio supermercato il proprio fornitore quotidiano di sex toys "usa e getta".
I giocattoli erotici spesso costano un patrimonio, ma negli scaffali del supermercato si possono trovare delle piccanti alternative.
Il cibo può essere molto afrodisiaco non solo per le eventuali sostanze che se ingerite stuzzicano la libido, ma anche per l'uso del cibo stesso come parte attiva nei rapporti intimi.
Quando andate a fare la spesa aggiratevi fra carote e cetrioli pensando a cosa mettere non solo nell'insalata, ma anche da qualche altra parte molto più soddisfacente. Scegliete con cura ogni frutto e ortaggio che stuzzichi la vostra fantasia, ammiratene la forma affusolata, la dimensione che più vi aggrada, la superficie liscia o più grumosa. Poi immaginate cosa vorreste spalmarvi addosso - miele, cioccolato, panna montata, gelato, maionese, fragole, ananas, spaghetti ... - invitando poi il vostro partner a leccare, baciare e succhiare ogni anfratto da voi riempito, per poi fare lo stesso con lui/lei ... Continua a leggere ...

Coinvolgete il vostro compagno di giochi in questa spesa un po' speciale, e non vedrete l'ora di tornare a casa per provare ogni oggetto che avrete messo nel carrello: candele, spazzole, pennelli da trucco e tutto ciò che vi va.
ATTENZIONE, però, ad usare sempre e comunque il buonsenso e a salvaguardare la vostra salute. Disinfettate bene ogni cosa che decidete di usare, accertatevi che l'introduzione non sia pericolosa e per maggior sicurezza usate i preservativi.


... Non avrete bisogno di mettere sotto chiave i vostri giocattoli erotici ... Vi basterà aprire il frigorifero!

... Continua ...

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Sex Toys … Il lavoro più bello del mondo ….


Qual è il lavoro più divertente del mondo? Nat Garvey, una ragazza inglese di 24 anni, è convinta che sia il suo, e io devo dire che condivido il suo parere ... Nat dice infatti "Il mio lavoro è divertente, diverso e soddisfa le mie esigenze. Non potevo chiedere di più!" E ci credo! Nat infatti viene pagata migliaia di sterline per ... TESTARE VIBRATORI.
La sua bizzarra esperienza lavorativa è iniziata rispondendo ad un annuncio online, e da allora riceve una scatola ogni settimana zeppa di giochi erotici da testare. Con quello che costano questi aggeggi, oltre a guadagnare denaro sonante, questa ragazza accumula un vero e proprio tesoro!
Brava Nat ... Se ti va di passarmene qualcuno ... Continua a leggere
Fonte: Attualissimo.it

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Parliamo di sesso … "San" Clitoride salvatore di tutti gli orgasmi …


Esiste una piccola protuberanza nel corpo della donna, piccina sì, ma talmente potente da salvare anche i rapporti intimi più deludenti.
Se un uomo riesce ad imparare l'arte della stimolazione clitoridea (perché di arte si tratta, un'arte che una donna impiega anni e anni di piacevole pratica per affinare), potrebbe certamente fregiarsi del titolo di "Re del Sesso", perché a penetrare una donna stantuffando fino ad esplodere son capaci tutti, ma saper giocare con questo ultrasensibile lembo di pelle è tutta un'altra storia.
Non è necessario affidarsi solo sull'abilità del vostro partner. Non vergognatevi di allungare la mano fra le gambe e giocare voi stesse ... Continua a leggere
con la vostra vulva, accarezzando le labbra, stuzzicando il perineo, l'ano e soprattutto il clitoride. Lasciatevi andare e ascoltate il vostro corpo. Vedrete che il vostro compagno lo apprezzerà moltissimo. Una donna disinibita fra le lenzuola è il sogno di ogni uomo, e amano vedere la propria partner godere, anche procurandosi piacere da sé. Potete anche guidare la sua mano alla scoperta della vostra vulva, facendogli capire quali sono i movimenti giusti per stimolare al meglio le vostre zone erogene.
Da non ignorare anche l'uso dei sex toys. Di giocattoli erotici ce ne sono veramente per tutti i gusti. Fra farfalline, coniglietti, paperelle vibranti o semplici vibratori troverete di sicuro qualcosa che stuzzichi la vostra fantasia e, soprattutto, la vostra passionalità.
Il fatto è che per una donna non è così semplice raggiungere l'orgasmo solamente con la penetrazione vaginale. Alcune ci riescono, altre lo trovano piacevole ma non più di tanto, altre invece nemmeno quello, e finiscono erroneamente per pensare di essere frigide, invece hanno solo bisogno di una ulteriore stimolazione.
Ma se ci è stato fornito un corpo dotato di un organo prodigioso come il clitoride, perché dovremmo ignorarlo? Perché dovremmo tacciarlo addirittura di essere una creazione del demonio da cui stare alla larga snobbando così Madre Natura, ? Voi ignorate forse il vostro cuore, i polmoni, il fegato o il cervello di cui siamo dotati? Se ci è stato donato il clitoride è perché dobbiamo usarlo, e la sua funzione è farci urlare di piacere.

... Continua ...



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