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È solo sesso (Racconto erotico – Capitolo 5)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Esausta e accaldata restai stesa sul letto attendendo che il respiro si normalizzasse.
Lo squillo del telefono mi strappò da quel mondo peccaminoso e attraente in cui mi stavo perdendo per ficcarmi a forza nella realtà.
Sapevo chi era. Istintivamente cercai di ricompormi, sedendomi sul letto e coprendomi pudicamente con il telo, come se il mio interlocutore potesse anche vedermi oltre che sentirmi, capendo ogni cosa.
Mi sentii nuda nel corpo e nell'anima. E mi sentii sola.
«Ciao Amore»
Era Eric, mio marito. Il senso di colpa si avventò sul mio fegato come un branco di piranha da troppo tempo senza cibo.
«Ciao Eric - Risposi con la voce più innamorata che fosse mai uscita dalla mia bocca. - Quando torni?»
Avrei voluto che tornasse in quello stesso istante. Magari l'averlo vicino avrebbe messo freno alla mia voglia di Patrick e avrei avuto il coraggio di troncare con lui una volta per tutte. Di sicuro avrei avuto molto meno tempo a disposizione e tutto sarebbe sfumato nel nulla. Forse.
«Venerdì, lo sai ... Ma che hai? Hai il fiatone?»
«No, sì, be' ... è che sono accaldata, credo si sia rotta l'aria condizionata»
«Chiama il tecnico, anzi, sai che faccio? Lo chiamo io, ho il numero sul cellulare, così non devi impazzire a cercarlo, e domani quando tornerai dal lavoro, sarà tutto ok. Riuscirai a resistere una notte senza il tuo amato condizionatore?»
«Resisterò» Davvero una grossa parola avevo scelto. Una parola che avrei voluto che abbracciasse molto più delle mie capacità di sopportare
una notte senza condizionatore.
Io lo avevo tradito e lui invece era così premuroso da occuparsi di me anche a chilometri di distanza. Mi sentii morire. Ma come avevo potuto?
Io, la razionale calcolatrice dalla vita organizzata con precisione maniacale, scrupolosa fino allo sfinimento persino nell'ordinare i cassetti della biancheria, come avevo potuto lasciarmi andare così? Come avevo potuto fare una cosa così sbagliata? Sbagliata sì, ma così maledettamente piacevole. Al solo pensiero mi sentii nuovamente avvampare.
Forse però anche la gentilezza di Eric celava qualcosa. Forse anche lui aveva qualcosa da farsi perdonare, magari era semplicemente il fatto di essere spesso fuori per lavoro a farlo sentire in colpa.
Ma quei dubbi erano solo i miei patetici tentativi per farmi sentire meno in fallo. A guidare le premure di Eric non era il suo senso di colpa ma solo la sua innata gentilezza e il suo esserci sempre e comunque.
La sbagliata ero io, non certo lui.
«Mi manchi» Sussurrò prima di lasciarmi di nuovo sola e nuda con le mie paure.

Quella notte non chiusi occhio. Il caldo mi faceva rotolare nel letto alla ricerca di qualche centimetro di lenzuolo fresco, ma questo si appiccicava di continuo alla mia pelle.
Erano ore che non vedevo Patrick, ma lui non si era allontanato da me un solo istante. Più cercavo di cacciarlo via dalla mente e dal corpo e più la voglia di lui mi scoppiava dentro con tutta la violenza con cui mi aveva presa la prima volta.
Rivedevo i suoi occhi bruni divorarmi, sentivo la prepotenza dei suoi baci sulla mia pelle e il piacere esplodermi dentro grazie al suo membro turgido e gonfio d'eccitazione per me.

Il cellulare vibrò per l'arrivo di un messaggio:

- Mi sto segando per te ... -

Era Patrick. Avvampando per la schiettezza di quelle parole e col cuore che partì a mille, le rilessi più volte per essere certa d'aver capito bene, poi scoppiai a ridere come una bambina che ha appena sentito dire una parolaccia.
Si stava masturbando pensando a me! Lo eccitavo così tanto da doversi sfogare anche da solo! Mi sentii lusingata, mi sentii porca fino al midollo, mi sentii sexy, sensuale, irresistibile. Forse era proprio quello ad attirarmi di più in tutta quella faccenda: era come mi faceva sentire.
Stetti al gioco e gli risposi:

- Vorrei essere lì e farlo io stessa ... -

- E io vorrei che fossi qui ... Ti voglio Denise! E voglio una tua foto. Ora! Voglio godere su una foto del tuo fantastico culo ... -

Quella dichiarazione così esplicita scatenò l'impertinente fremito dell'eccitazione. Lo sentii scivolare fra le mie gambe, scaldarmi la pelle, contrarre i miei muscoli e inturgidirmi i capezzoli.
Poggiai il cellulare a terra, mi accucciai lì sopra e con due dita allargai le labbra mostrando all'obbiettivo tutto lo splendore del mio sesso. Scattai la foto e la riguardai. Era spudoratamente porca e dannatamente eccitante. Le dita laccate di rosso schiudevano un mondo di valli lussuriose, monti peccaminosi, pertugi e pozzi neri che non chiedevano altro che essere leccati, baciati e penetrati senza sosta.
Gliela inviai. Attesi impaziente per alcuni minuti senza ricevere una risposta. Controllai più volte che non si fosse scaricata la batteria, ma nulla. Il mio cellulare era a posto e la ricezione era perfetta. Semplicemente era lui a negarsi. Poi un messaggino svegliò il telefono.

- Ho inzozzato il telefono godendo sulla tua foto! Sei splendida e non vedo l'ora di scoparti ancora e ancora e ancora ... -

Quel fuoriprogramma mi aveva dannatamente divertita ed eccitata, come tutta quella storia. C'era una sola spiegazione: ero una fottuta porca.
Ok, tutto quel sesso extraconiugale era un tradimento vero e proprio, ma se non l'avessi fatto, se avessi strozzato le mie pulsioni, annegandole nel ciò che si deve fare e ignorando ciò che invece si vuole, avrei tradito me stessa.
Io ero anche quello. Potevo combattere contro me stessa, ma sarebbe stata una battaglia persa in partenza. Potevo farmi schifo finché volevo, ma ciò non avrebbe cambiato le cose di una virgola. Se avessi troncato quella storia avrei fatto di certo la cosa giusta, agli occhi del mondo e soprattutto verso mio marito, ma come l'avrei messa con me stessa? Mi sarei annullata insieme a tutte le mie voglie e mi sarei ingrigita come già stavo facendo prima che Patrick arrivasse a sconvolgere il mio mondo, facendomi capire che c'era un'altra Denise dentro di me che stava urlando per farsi sentire. Ora l'avevo sentita anch'io quella Denise e volevo a tutti i costi conoscerla fino in fondo.



Capitoli Precedenti di "È solo sesso":
  1. 1° Capitolo
  2. 2° Capitolo
  3. 3° Capitolo
  4. 4° Capitolo



È solo sesso (Racconto erotico – Capitolo 5)

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Esausta e accaldata restai stesa sul letto attendendo che il respiro si normalizzasse.
Lo squillo del telefono mi strappò da quel mondo peccaminoso e attraente in cui mi stavo perdendo per ficcarmi a forza nella realtà.
Sapevo chi era. Istintivamente cercai di ricompormi, sedendomi sul letto e coprendomi pudicamente con il telo, come se il mio interlocutore potesse anche vedermi oltre che sentirmi, capendo ogni cosa.
Mi sentii nuda nel corpo e nell'anima. E mi sentii sola.
«Ciao Amore.»
Era Eric, mio marito. Il senso di colpa si avventò sul mio fegato come un branco di piranha da troppo tempo senza cibo.
«Ciao Eric! - Risposi con la voce più innamorata che fosse mai uscita dalla mia bocca. - Quando torni?»
Avrei voluto che tornasse in quello stesso istante. Magari l'averlo vicino avrebbe messo freno alla mia voglia di Patrick e avrei avuto il coraggio di troncare con lui una volta per tutte. Di sicuro avrei avuto molto meno tempo a disposizione e tutto sarebbe sfumato nel nulla. Forse.
«Venerdì, lo sai – Precisò affranto. La sua voce era una coccola delicata e amorevole che esasperò il mio senso di colpa. – Ma che hai? Hai il fiatone?» Domandò.
«No, sì, be'... è che sono accaldata, credo si sia rotta l'aria condizionata.»
«Chiama il tecnico, anzi, sai che faccio? Lo chiamo io, ho il numero sul cellulare, così non devi impazzire a cercarlo, e domani quando tornerai dal lavoro, sarà tutto ok. Riuscirai a resistere una notte senza il tuo amato condizionatore?» Chiese premuroso.
«Resisterò.» Avevo scelto davvero una grossa parola. Una parola che avrei voluto che abbracciasse molto più delle mie capacità di sopportare una notte senza condizionatore.
Io lo avevo tradito e lui invece era così premuroso da occuparsi di me anche a chilometri di distanza. Mi sentii morire. Ma come avevo potuto?
Io, la razionale calcolatrice dalla vita organizzata con precisione maniacale, scrupolosa fino allo sfinimento persino nell'ordinare i cassetti della biancheria, come avevo potuto lasciarmi andare così? Come avevo potuto fare una cosa così sbagliata? Sbagliata sì, ma così maledettamente piacevole. Al solo pensiero mi sentii nuovamente avvampare.
Forse però anche la gentilezza di Eric celava qualcosa. Forse anche lui aveva qualcosa da farsi perdonare, magari era semplicemente il fatto di essere spesso fuori per lavoro a farlo sentire in colpa.
Ma quei dubbi erano solo i miei patetici tentativi di farmi sentire meno in fallo. A guidare le premure di Eric non era il suo senso di colpa, ma solo la sua innata gentilezza e il suo esserci sempre e comunque.
La sbagliata ero io, non certo lui.
«Mi manchi» Sussurrò prima di lasciarmi di nuovo sola e nuda con le mie paure.

Quella notte non chiusi occhio. Il caldo mi faceva rotolare nel letto alla ricerca di qualche centimetro di lenzuolo fresco, ma questo si appiccicava di continuo alla mia pelle.
Erano ore che non vedevo Patrick, ma lui non si era allontanato da me un solo istante. Più cercavo di cacciarlo via dalla mente e dal corpo e più la voglia di lui mi scoppiava dentro con tutta la violenza con cui mi aveva presa la prima volta.
Rivedevo i suoi occhi bruni divorarmi, sentivo la prepotenza dei suoi baci sulla mia pelle e il piacere esplodermi dentro grazie al suo membro turgido e gonfio d'eccitazione per me.

Il cellulare vibrò per l'arrivo di un messaggio:

- Mi sto segando per te ... -

Era Patrick. Avvampando per la schiettezza di quelle parole e col cuore che partì a mille, le rilessi più volte per essere certa d'aver capito bene, poi scoppiai a ridere come una bambina che ha appena sentito dire una parolaccia.
Si stava masturbando pensando a me! Lo eccitavo così tanto da doversi sfogare anche da solo! Mi sentii lusingata, mi sentii porca fino al midollo, mi sentii sexy, sensuale, irresistibile. Forse era proprio quello ad attirarmi di più in tutta quella faccenda: era come mi faceva sentire.
Stetti al gioco e gli risposi:

- Vorrei essere lì e farlo io stessa ... -

- E io vorrei che fossi qui ... Ti voglio Denise! E voglio una tua foto. Ora! Voglio godere su una foto del tuo fantastico culo ... -

Quella dichiarazione così esplicita scatenò l'impertinente fremito dell'eccitazione. Lo sentii scivolare fra le mie gambe, scaldarmi la pelle, contrarre i miei muscoli e inturgidirmi i capezzoli.
Poggiai il cellulare a terra, mi accucciai lì sopra e con due dita allargai le labbra mostrando all'obbiettivo tutto lo splendore del mio sesso. Scattai la foto e la riguardai. Era spudoratamente porca e dannatamente eccitante. Le dita laccate di rosso schiudevano un mondo di valli lussuriose, monti peccaminosi, pertugi e pozzi neri che non chiedevano altro che essere leccati, baciati e penetrati senza sosta.
Gliela inviai. Attesi impaziente per alcuni minuti senza ricevere una risposta. Controllai più volte che non si fosse scaricata la batteria, ma nulla. Il mio cellulare era a posto e la ricezione era perfetta. Semplicemente era lui a negarsi. Poi un messaggino svegliò il telefono.

- Ho inzozzato il telefono godendo sulla tua foto! Sei splendida e non vedo l'ora di scoparti ancora e ancora e ancora ... -

Quel fuoriprogramma mi aveva dannatamente divertita ed eccitata, come tutta quella storia. C'era una sola spiegazione: ero una fottuta porca.
Ok, tutto quel sesso extraconiugale era un tradimento vero e proprio, ma se non l'avessi fatto, se avessi strozzato le mie pulsioni, annegandole nel ciò che si deve fare e ignorando ciò che invece si vuole, avrei tradito me stessa.

Io ero anche quello. Potevo combattere contro me stessa, ma sarebbe stata una battaglia persa in partenza. Potevo farmi schifo finché volevo, ma ciò non avrebbe cambiato le cose di una virgola. Se avessi troncato quella storia avrei fatto di certo la cosa giusta, agli occhi del mondo e soprattutto verso mio marito, ma come l'avrei messa con me stessa? Mi sarei annullata insieme a tutte le mie voglie e mi sarei ingrigita come già stavo facendo prima che Patrick arrivasse a sconvolgere il mio mondo, facendomi capire che c'era un'altra Denise dentro di me che stava urlando per farsi sentire. Ora l'avevo sentita anch'io quella Denise e volevo a tutti i costi conoscerla fino in fondo.