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Nuove sensazioni


 
Conosco Sandro ormai da qualche anno e nonostante la lontananza riusciamo ogni tanto a ritagliarci dei piacevoli momenti da vivere insieme. Quello che mi ha colpito in lui fin dall’inizio  è la sua fantasia, la voglia di trasgressione unita ad una ricerca costante di novità. E’ capace di  inventarsi sempre qualcosa di particolare  per stupirmi.  Certamente con lui non ci si annoia.
Sandro vive a Torino e viene spesso nella capitale per lavoro, ma tempo fa il caso volle che dovetti io recarmi nella sua città. Lo chiamai al  telefono appena fui informata del mio viaggio.

-   “Allora  cosa mi proporrai questa volta?” dissi con aria di sfida sapendo benissimo che lui avrebbe colto l’opportunità.

-    “Dammi un po’ di tempo e vedrai… vista l’occasione  voglio che sia indimenticabile, qualcosa che non hai mai fatto in vita tua.”
Mi fido ciecamente di Sandro, so che non mi metterebbe mai in situazioni spiacevoli o a rischio. Così aspettai trepidante finché il giorno dopo aprendo la posta trovai una sua mail.

Guarda un po’, cosa ne pensi di questa?” e sotto un link ad un sito di Incontri,
Sul momento rimasi  interdetta ma poi aprendolo trovai la foto di ***, una bellissima trans cubana. Capelli lunghi neri, un viso dolcissimo e due occhi scuri e penetranti, un corpo morbido e sensuale e… un notevole attributo! Devo dire che in genere non ne sono attratta  ma dalla foto sembrava davvero bella e soprattutto molto femminile. Più di tante donne che conosco.
Lo chiamai subito: - “Ma cosa vuoi fare? Andarci insieme?”

-  “Certo! E’ una fantasia che avevo da tempo  e voglio realizzarla con te… sarà la prima volta per tutti e due. Non sei contenta?”
Ecco come è Sandro, non smette mai di stupirmi. Dopo qualche giorno partii, e durante il viaggio in treno non feci che pensare a quel corpo che guardai e riguardai più volte nelle foto on line.  Un sesso maschile su un corpo di donna… ero curiosa e stuzzicata all’idea…  chissà come sarà dal vivo, cosa accadrà…

Al  momento di scendere finalmente dal treno mi resi conto che il mio fantasticare mi aveva  eccitata davvero. Mentre camminavo andando incontro a Sandro che mi aspettava alla stazione sentivo la mia fica pulsare. Lui appena mi vide  mi abbracciò stampandomi un  bacio sulle labbra e poi mi disse:

-“ Finalmente eccoti qui… quanto tempo…” - e continuava a baciarmi premendomi il suo cazzo sul ventre -  “Guarda che occhi che hai… conosco quello sguardo… a cosa stai pensando?”
- “E secondo te? – Non ho fatto che pensare ad altro!”

- “Vieni andiamo… abbiamo appuntamento con *** tra meno di un’ora!” disse prendendomi per mano e separando il suo corpo dal mio.

Una volta saliti in macchina continuammo a baciarci, lui infilò subito le mani sotto la mia gonna, insinuandosi sotto l’elastico delle mie mutandine:
-       “Troia… lo sapevo… sei fradicia…”  – disse mentre mi infilava due dita dentro facendomi sussultare.

Per tutto il  tragitto, mentre guidava continuava a con la mano destra a toccarmi e a fantasticare su quello che avremmo fatto. Voleva mantenermi in ebollizione fino al nostro arrivo. 
Quando finalmente giungemmo al suo appartamento e *** ci aprì la porta fui piacevolmente sorpresa. Era persino meglio dal vivo che nelle foto.  Molto alta, la pelle ambrata,  un ovale perfetto incorniciato da lunghi capelli lisci e due occhi  magnetici, due belle labbra ben disegnate da un rossetto rosso acceso.  Indossava un corto negligee  nero trasparente da cui si intravvedeva  una lingerie di pizzo sempre nera che conteneva a stento un bel seno piccolo ma sodo.  Era davvero molto femminile, aveva delle belle mani con lunghe unghie laccate di rosso. Camminava ondeggiando su sandali con tacchi molto alti  e mentre ci precedeva accogliendoci in casa osservai il suo bel culo segnato dalla linea del perizoma dondolare davanti a noi.

- “Venite… entrate.” Anche la sua voce non lasciava trasparire niente di virile. L’accento sudamericano la rendeva anzi molto sensuale.

Ero eccitatissima e il cuore mi batteva forte, rimasi senza parole. Sandro, una volta entrati in camera  prese subito l’iniziativa:  - “Facci vedere la tua dote nascosta” le disse mentre le mise una mano  sul sesso  liberando il suo uccello.
Era davvero bello lungo, turgido, dalle vene gonfie e in rilievo. Ero così esaltata a vedere Sandro alle prese con quel cazzo che stupii me stessa quando gli dissi: - “Prendilo in bocca… fammi vedere se lo sai fare.” 

Lui prima mi lanciò una occhiata poi si tolse la giacca, si inginocchiò e con mia grande sorpresa lo  vidi prima leccarlo in punta, quasi come se volesse assaggiarlo, poi scendere con la lingua a saggiarne la consistenza e infine… aprire la bocca e succhiarlo! Ero incantata… lo faceva molto bene!Cominciai a pensare che forse Sandro lo aveva già fatto e chissà  quante altre cose  non mi aveva detto, ma la cosa stranamente mi eccitava. Non avevo mai visto un uomo succhiare un altro uomo… era tutto così assurdo e incredibile.
– “Vedi il tuo amico come è bravo?” Confermò ***.- “E tu? Non vuoi partecipare?”

Mi resi conto solo allora che ero rimasta in piedi vestita e affascinata dallo spettacolo. Mi avvicinai e le toccai i seni, al tatto erano morbidi, la pelle liscia. Cominciai a succhiarle i capezzoli duri e appuntiti mentre lei gemeva. Intanto vedere dall’alto Sandro che la spompinava era fantastico … ero bagnata fradicia. Lei cominciò a spogliarmi, mi tolse la camicetta e mi accarezzò i seni.
- “Che belli…”  - Mi disse mentre compivamo gli stessi gesti l’una sul corpo dell’altra.  Se non fosse stato per quel cazzo che aveva fra le gambe mi sarebbe sembrato di accarezzare una donna.

Poi Sandro d’un tratto si alzò, si spogliò e poi si avvicinò armato del suo bell’arnese che conoscevo bene.
- “Vieni qui troia… ti è piaciuto lo spettacolo?Adesso voglio guardarti io… “
Immaginavo che volesse vedermi mentre lo succhiavo invece al contrario mi fece mettere sdraiata sul letto, poi prese per mano *** e la avvicinò a me, che nel frattempo mi ero spogliata completamente.

-   “Leccala per bene… voglio guardarvi…”

*** si pose fra le mie cosce e mi aprì delicatamente le labbra, poi avvertii la sua lingua lambirmi dolcemente… sfiorare il clitoride con tocchi delicati. Era incredibile avere un volto femminile tra le gambe e contemporaneamente toccare il suo cazzo eretto… era donna da un lato e uomo dall’altro e io avevo voglia proprio del suo lato più maschio. Lo presi in bocca e lo succhiai mentre continuava a leccarmi,  a penetrarmi con le dita fino a farmi godere. Sandro era fuori di se, si masturbava incitandoci finché disse:
-     “Adesso voglio scoparvi”

La fece mettere a pecorina sul letto ed io  presi il cazzo pulsante di Sandro in mano e lo aiutai a penetrarla guidandolo dentro quelle superbe natiche. Lo vidi mentre gli apriva il culo con un colpo deciso facendola gridare. Mentre Sandro glie lo spingeva dentro lo baciavo… poi mi misi sotto di loro e presi in bocca il cazzo durissimo di *** che urlava godendo.
Ad un certo punto, come se si fossero accordati si staccarono, Sandro si sfilò da lui, si cambiò il preservativo e mi fece mettere sdraiata. Ora toccava a me. Se Sandro aveva due donne  io avevo due cazzi a disposizione… c’era di che divertirsi! Lui mi penetrò nella fica mentre *** mi teneva occupata la bocca con il suo grosso uccello, poi si cambiarono di posizione… ne provammo  diverse fino ad averli entrambi dentro di me… *** nel culo e Sandro nella fica. Urlavo così forte che ebbi paura mi sentissero in tutto il palazzo. Ero riempita, allargata da due cazzi… ero in paradiso, non avevo mai provato tanto piacere come in quel momento tanto che venni più volte! Loro resistettero a lungo finché *** venne schizzando sul mio seno  e Sandro a quel punto disse: - “Brava troietta adesso ti do la mia.” E la inondò con il suo sperma sul viso. Non so perché ci mettemmo a ridere , eravamo piene di sperma nude e contente!

Fu una esperienza fantastica, e spesso la ricordiamo durante i nostri incontri eccitandoci ancora molto al pensiero di quel pomeriggio.   Chissà magari la prossima volta riuscirò a convincere Sandro ad avere un ruolo più… passivo. Penso che non gli dispiacerebbe affatto.  

 

Nuove sensazioni


 
Conosco Sandro ormai da qualche anno e nonostante la lontananza riusciamo ogni tanto a ritagliarci dei piacevoli momenti da vivere insieme. Quello che mi ha colpito in lui fin dall’inizio  è la sua fantasia, la voglia di trasgressione unita ad una ricerca costante di novità. E’ capace di  inventarsi sempre qualcosa di particolare  per stupirmi.  Certamente con lui non ci si annoia.
Sandro vive a Torino e viene spesso nella capitale per lavoro, ma tempo fa il caso volle che dovetti io recarmi nella sua città. Lo chiamai al  telefono appena fui informata del mio viaggio.

-   “Allora  cosa mi proporrai questa volta?” dissi con aria di sfida sapendo benissimo che lui avrebbe colto l’opportunità.

-    “Dammi un po’ di tempo e vedrai… vista l’occasione  voglio che sia indimenticabile, qualcosa che non hai mai fatto in vita tua.”
Mi fido ciecamente di Sandro, so che non mi metterebbe mai in situazioni spiacevoli o a rischio. Così aspettai trepidante finché il giorno dopo aprendo la posta trovai una sua mail.

Guarda un po’, cosa ne pensi di questa?” e sotto un link ad un sito di Incontri,
Sul momento rimasi  interdetta ma poi aprendolo trovai la foto di ***, una bellissima trans cubana. Capelli lunghi neri, un viso dolcissimo e due occhi scuri e penetranti, un corpo morbido e sensuale e… un notevole attributo! Devo dire che in genere non ne sono attratta  ma dalla foto sembrava davvero bella e soprattutto molto femminile. Più di tante donne che conosco.
Lo chiamai subito: - “Ma cosa vuoi fare? Andarci insieme?”

-  “Certo! E’ una fantasia che avevo da tempo  e voglio realizzarla con te… sarà la prima volta per tutti e due. Non sei contenta?”
Ecco come è Sandro, non smette mai di stupirmi. Dopo qualche giorno partii, e durante il viaggio in treno non feci che pensare a quel corpo che guardai e riguardai più volte nelle foto on line.  Un sesso maschile su un corpo di donna… ero curiosa e stuzzicata all’idea…  chissà come sarà dal vivo, cosa accadrà…

Al  momento di scendere finalmente dal treno mi resi conto che il mio fantasticare mi aveva  eccitata davvero. Mentre camminavo andando incontro a Sandro che mi aspettava alla stazione sentivo la mia fica pulsare. Lui appena mi vide  mi abbracciò stampandomi un  bacio sulle labbra e poi mi disse:

-“ Finalmente eccoti qui… quanto tempo…” - e continuava a baciarmi premendomi il suo cazzo sul ventre -  “Guarda che occhi che hai… conosco quello sguardo… a cosa stai pensando?”
- “E secondo te? – Non ho fatto che pensare ad altro!”

- “Vieni andiamo… abbiamo appuntamento con *** tra meno di un’ora!” disse prendendomi per mano e separando il suo corpo dal mio.

Una volta saliti in macchina continuammo a baciarci, lui infilò subito le mani sotto la mia gonna, insinuandosi sotto l’elastico delle mie mutandine:
-       “Troia… lo sapevo… sei fradicia…”  – disse mentre mi infilava due dita dentro facendomi sussultare.

Per tutto il  tragitto, mentre guidava continuava a con la mano destra a toccarmi e a fantasticare su quello che avremmo fatto. Voleva mantenermi in ebollizione fino al nostro arrivo. 
Quando finalmente giungemmo al suo appartamento e *** ci aprì la porta fui piacevolmente sorpresa. Era persino meglio dal vivo che nelle foto.  Molto alta, la pelle ambrata,  un ovale perfetto incorniciato da lunghi capelli lisci e due occhi  magnetici, due belle labbra ben disegnate da un rossetto rosso acceso.  Indossava un corto negligee  nero trasparente da cui si intravvedeva  una lingerie di pizzo sempre nera che conteneva a stento un bel seno piccolo ma sodo.  Era davvero molto femminile, aveva delle belle mani con lunghe unghie laccate di rosso. Camminava ondeggiando su sandali con tacchi molto alti  e mentre ci precedeva accogliendoci in casa osservai il suo bel culo segnato dalla linea del perizoma dondolare davanti a noi.

- “Venite… entrate.” Anche la sua voce non lasciava trasparire niente di virile. L’accento sudamericano la rendeva anzi molto sensuale.

Ero eccitatissima e il cuore mi batteva forte, rimasi senza parole. Sandro, una volta entrati in camera  prese subito l’iniziativa:  - “Facci vedere la tua dote nascosta” le disse mentre le mise una mano  sul sesso  liberando il suo uccello.
Era davvero bello lungo, turgido, dalle vene gonfie e in rilievo. Ero così esaltata a vedere Sandro alle prese con quel cazzo che stupii me stessa quando gli dissi: - “Prendilo in bocca… fammi vedere se lo sai fare.” 

Lui prima mi lanciò una occhiata poi si tolse la giacca, si inginocchiò e con mia grande sorpresa lo  vidi prima leccarlo in punta, quasi come se volesse assaggiarlo, poi scendere con la lingua a saggiarne la consistenza e infine… aprire la bocca e succhiarlo! Ero incantata… lo faceva molto bene!Cominciai a pensare che forse Sandro lo aveva già fatto e chissà  quante altre cose  non mi aveva detto, ma la cosa stranamente mi eccitava. Non avevo mai visto un uomo succhiare un altro uomo… era tutto così assurdo e incredibile.
– “Vedi il tuo amico come è bravo?” Confermò ***.- “E tu? Non vuoi partecipare?”

Mi resi conto solo allora che ero rimasta in piedi vestita e affascinata dallo spettacolo. Mi avvicinai e le toccai i seni, al tatto erano morbidi, la pelle liscia. Cominciai a succhiarle i capezzoli duri e appuntiti mentre lei gemeva. Intanto vedere dall’alto Sandro che la spompinava era fantastico … ero bagnata fradicia. Lei cominciò a spogliarmi, mi tolse la camicetta e mi accarezzò i seni.
- “Che belli…”  - Mi disse mentre compivamo gli stessi gesti l’una sul corpo dell’altra.  Se non fosse stato per quel cazzo che aveva fra le gambe mi sarebbe sembrato di accarezzare una donna.

Poi Sandro d’un tratto si alzò, si spogliò e poi si avvicinò armato del suo bell’arnese che conoscevo bene.
- “Vieni qui troia… ti è piaciuto lo spettacolo?Adesso voglio guardarti io… “
Immaginavo che volesse vedermi mentre lo succhiavo invece al contrario mi fece mettere sdraiata sul letto, poi prese per mano *** e la avvicinò a me, che nel frattempo mi ero spogliata completamente.

-   “Leccala per bene… voglio guardarvi…”

*** si pose fra le mie cosce e mi aprì delicatamente le labbra, poi avvertii la sua lingua lambirmi dolcemente… sfiorare il clitoride con tocchi delicati. Era incredibile avere un volto femminile tra le gambe e contemporaneamente toccare il suo cazzo eretto… era donna da un lato e uomo dall’altro e io avevo voglia proprio del suo lato più maschio. Lo presi in bocca e lo succhiai mentre continuava a leccarmi,  a penetrarmi con le dita fino a farmi godere. Sandro era fuori di se, si masturbava incitandoci finché disse:
-     “Adesso voglio scoparvi”

La fece mettere a pecorina sul letto ed io  presi il cazzo pulsante di Sandro in mano e lo aiutai a penetrarla guidandolo dentro quelle superbe natiche. Lo vidi mentre gli apriva il culo con un colpo deciso facendola gridare. Mentre Sandro glie lo spingeva dentro lo baciavo… poi mi misi sotto di loro e presi in bocca il cazzo durissimo di *** che urlava godendo.
Ad un certo punto, come se si fossero accordati si staccarono, Sandro si sfilò da lui, si cambiò il preservativo e mi fece mettere sdraiata. Ora toccava a me. Se Sandro aveva due donne  io avevo due cazzi a disposizione… c’era di che divertirsi! Lui mi penetrò nella fica mentre *** mi teneva occupata la bocca con il suo grosso uccello, poi si cambiarono di posizione… ne provammo  diverse fino ad averli entrambi dentro di me… *** nel culo e Sandro nella fica. Urlavo così forte che ebbi paura mi sentissero in tutto il palazzo. Ero riempita, allargata da due cazzi… ero in paradiso, non avevo mai provato tanto piacere come in quel momento tanto che venni più volte! Loro resistettero a lungo finché *** venne schizzando sul mio seno  e Sandro a quel punto disse: - “Brava troietta adesso ti do la mia.” E la inondò con il suo sperma sul viso. Non so perché ci mettemmo a ridere , eravamo piene di sperma nude e contente!

Fu una esperienza fantastica, e spesso la ricordiamo durante i nostri incontri eccitandoci ancora molto al pensiero di quel pomeriggio.   Chissà magari la prossima volta riuscirò a convincere Sandro ad avere un ruolo più… passivo. Penso che non gli dispiacerebbe affatto.  

 

il tuo cazzo




Il tuo cazzo. Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Sì il tuo cazzo io lo venero.

Adoro quando mi baci sentirlo gonfiarsi attraverso la stoffa dei jeans. E immaginare quello che farò di lì a poco.  Aprirti la cerniera e vederlo sgusciare fuori, finalmente libero.

E il tuo odore. Solo tuo… quella fragranza di bimbo che hai da sempre, innocente e al tempo stesso perverso come sei. Il mio bambino.

Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarlo, a mangiartelo. E' decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano. Ha  la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull'asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo succhio forte guardandoti negli occhi cogliendo il tuo  desiderio crescere.
E amo quando me lo spingi in gola fino a farmi lacrimare, mentre mi prendi per i capelli e mi pieghi la testa all'indietro.
Adoro riconoscere il momento prima della tua esplosione, i fremiti della tua pelle poco prima di sentire il sapore dolce del tuo sperma nella mia bocca.
E poi, dopo rimanere tra le tue gambe ancora un po’, sentirlo rimpicciolirsi e tornare tenero, un dolce e morbido trastullo che continuo a baciare. Lo amo anche così.

Lo adoro, ti adoro…

 


il tuo cazzo




Il tuo cazzo. Penso di non averne mai visto uno più bello, ma non è solo questo che mi pone in tale condizione di adorazione. Sì il tuo cazzo io lo venero.

Adoro quando mi baci sentirlo gonfiarsi attraverso la stoffa dei jeans. E immaginare quello che farò di lì a poco.  Aprirti la cerniera e vederlo sgusciare fuori, finalmente libero.

E il tuo odore. Solo tuo… quella fragranza di bimbo che hai da sempre, innocente e al tempo stesso perverso come sei. Il mio bambino.

Adoro stare in ginocchio a leccarlo, a guardarlo, a mangiartelo. E' decisamente lungo, grande tanto che non riesco a stringerlo tutto nella mia piccola mano. Ha  la pelle chiara percorsa da vene robuste, la cappella dalla forma perfetta che amo mordicchiare. Faccio scorrere la mano sull'asta, lo scopro tutto spingendo fino alla base e poi ci gioco, passo la lingua su e giù fino a vederlo sempre più turgido. Solo allora lo prendo in bocca. Lo succhio forte guardandoti negli occhi cogliendo il tuo  desiderio crescere.
E amo quando me lo spingi in gola fino a farmi lacrimare, mentre mi prendi per i capelli e mi pieghi la testa all'indietro.
Adoro riconoscere il momento prima della tua esplosione, i fremiti della tua pelle poco prima di sentire il sapore dolce del tuo sperma nella mia bocca.
E poi, dopo rimanere tra le tue gambe ancora un po’, sentirlo rimpicciolirsi e tornare tenero, un dolce e morbido trastullo che continuo a baciare. Lo amo anche così.

Lo adoro, ti adoro…

 


Mi piacciono le sorprese





Sabato mattina d'inverno, mi aggiro in casa con quella indolenza delle giornate fredde in cui non pensi neanche a mettere il naso fuori dalla porta. Decido di fare un lungo bagno caldo, rilassandomi nell'acqua nella quale adoro crogiolarmi. Mi piace immergermi fino alle orecchie, sentire il calore sul collo e i suoni ovattati. Pace totale. Le punte dei miei seni che emergono  dall'acqua dopo un po' si raffreddano. I capezzoli irrigiditi sono due guglie rosa sopra grandi colline opalescenti. Li stringo tra pollice e indice, prima delicatamente, poi esercito con i polpastrelli una pressione maggiore fino a farli sbiancare, fino a sentire il ventre che si contrae. Pigramente una mano scivola nell’acqua calda raggiungendo il ciuffo di peli. Dita che scivolano nell’umido bagnato. Brividi. Mi rigiro dall'altra parte smuovendo l'acqua.

Il suono di un sms mi risveglia dal torpore. Quanto tempo è che sono qui dentro?

Un getto d’acqua sulle spalle fa scivolare via i residui di sapone e poi… sono fuori da questo tepore avvolgente. Allungo una mano e prendo  il telefonino "Passo un attimo da te" Sorrido leggendo la scritta perché so che non sarà un attimo. “tra quanto?” rispondo “ sono vicino a casa tua. Che ne dici se rimango a pranzo?” “ok però non ho molto in cucina”

Sono ancora in accappatoio, i capelli umidi e raccolti, devo scegliere se vestirmi o preparare qualcosa da mangiare, e conoscendoti so che  dopo avrai fame, tanta fame.  Un po’ di crema sul corpo e sul viso, una riga di eyeliner e poi in cucina,  di fronte al frigorifero semivuoto.

Qualche formaggio, insalata, e un piccolo barattolo di pesto fatto in casa.  Uno scrigno di aromi estivi, basilico coltivato in terrazza che ancora resiste al freddo, pecorino, parmigiano e qualche pinolo. E naturalmente aglio. Adoro i sapori semplici ma definiti, netti. E naturali.

“Spaghetti al pesto?” digito sulla tastiera. “ Meglio riso”

Il tempo di mettere sul fuoco la pentola piena d’acqua, portarla a bollore e versarci il riso mentre nel frattempo ho apparecchiato la tavola in cucina, così tengo d’occhio il fuoco.

Scostando la tendina ti vedo arrivare, con la tua falcata inconfondibile, lo sguardo altero. Sollevi il viso e mi sorridi. Pochi minuti e sei qui…. Ti apro la porta con il cuore in gola, una goccia ormai fredda d’acqua scivola da una ciocca dei capelli lungo la mia schiena.
 
Il tuo abbraccio stretto stretto da farmi mancare il fiato.....

“ Il riso l’ho appena buttato, ci vorrà almeno un quarto d’ora… hai fame?” – dico mescolando l’acqua di fronte al fuoco.

Mi sei alle spalle, avvolgendomi in un abbraccio la tua mano poi si posa sulla manopola del gas… la giri e la fiamma si spegne. “Ma quale fame, questo lo mangiamo dopo!” –

“ Ma il riso così si incolla!”

“Sssshhh…. “ mi abbassi l’accappatoio liberandomi il collo… i tuoi denti affondano nella mia carne… e in un attimo la spugna scivola dalle mie spalle…

“Tu pensi che sia venuto per mangiare?

Non faccio a tempo a risponderti che mi ritrovo con la tua carne in bocca… spinta in fondo alla gola… e poi subito dopo appoggiata al tavolino della cucina sotto i colpi del tuo cazzo.

 
Eh si… mi piacciono proprio le sorprese!

 


Mi piacciono le sorprese





Sabato mattina d'inverno, mi aggiro in casa con quella indolenza delle giornate fredde in cui non pensi neanche a mettere il naso fuori dalla porta. Decido di fare un lungo bagno caldo, rilassandomi nell'acqua nella quale adoro crogiolarmi. Mi piace immergermi fino alle orecchie, sentire il calore sul collo e i suoni ovattati. Pace totale. Le punte dei miei seni che emergono  dall'acqua dopo un po' si raffreddano. I capezzoli irrigiditi sono due guglie rosa sopra grandi colline opalescenti. Li stringo tra pollice e indice, prima delicatamente, poi esercito con i polpastrelli una pressione maggiore fino a farli sbiancare, fino a sentire il ventre che si contrae. Pigramente una mano scivola nell’acqua calda raggiungendo il ciuffo di peli. Dita che scivolano nell’umido bagnato. Brividi. Mi rigiro dall'altra parte smuovendo l'acqua.

Il suono di un sms mi risveglia dal torpore. Quanto tempo è che sono qui dentro?

Un getto d’acqua sulle spalle fa scivolare via i residui di sapone e poi… sono fuori da questo tepore avvolgente. Allungo una mano e prendo  il telefonino "Passo un attimo da te" Sorrido leggendo la scritta perché so che non sarà un attimo. “tra quanto?” rispondo “ sono vicino a casa tua. Che ne dici se rimango a pranzo?” “ok però non ho molto in cucina”

Sono ancora in accappatoio, i capelli umidi e raccolti, devo scegliere se vestirmi o preparare qualcosa da mangiare, e conoscendoti so che  dopo avrai fame, tanta fame.  Un po’ di crema sul corpo e sul viso, una riga di eyeliner e poi in cucina,  di fronte al frigorifero semivuoto.

Qualche formaggio, insalata, e un piccolo barattolo di pesto fatto in casa.  Uno scrigno di aromi estivi, basilico coltivato in terrazza che ancora resiste al freddo, pecorino, parmigiano e qualche pinolo. E naturalmente aglio. Adoro i sapori semplici ma definiti, netti. E naturali.

“Spaghetti al pesto?” digito sulla tastiera. “ Meglio riso”

Il tempo di mettere sul fuoco la pentola piena d’acqua, portarla a bollore e versarci il riso mentre nel frattempo ho apparecchiato la tavola in cucina, così tengo d’occhio il fuoco.

Scostando la tendina ti vedo arrivare, con la tua falcata inconfondibile, lo sguardo altero. Sollevi il viso e mi sorridi. Pochi minuti e sei qui…. Ti apro la porta con il cuore in gola, una goccia ormai fredda d’acqua scivola da una ciocca dei capelli lungo la mia schiena.
 
Il tuo abbraccio stretto stretto da farmi mancare il fiato.....

“ Il riso l’ho appena buttato, ci vorrà almeno un quarto d’ora… hai fame?” – dico mescolando l’acqua di fronte al fuoco.

Mi sei alle spalle, avvolgendomi in un abbraccio la tua mano poi si posa sulla manopola del gas… la giri e la fiamma si spegne. “Ma quale fame, questo lo mangiamo dopo!” –

“ Ma il riso così si incolla!”

“Sssshhh…. “ mi abbassi l’accappatoio liberandomi il collo… i tuoi denti affondano nella mia carne… e in un attimo la spugna scivola dalle mie spalle…

“Tu pensi che sia venuto per mangiare?

Non faccio a tempo a risponderti che mi ritrovo con la tua carne in bocca… spinta in fondo alla gola… e poi subito dopo appoggiata al tavolino della cucina sotto i colpi del tuo cazzo.

 
Eh si… mi piacciono proprio le sorprese!

 


Voglia di tenerezza


Voglia di tenerezza

Stanotte non è come sempre, non so perché.  La voglia di mangiarlo, di toccarlo dopo mesi che non lo vedo oggi non ce l’ho, che strano. Sarà questo caldo umido che ti appiccica i vestiti … questa indolenza che mi mette addosso l’agosto. Però come al solito non arriviamo neanche a casa… si ferma al nostro  posticino segreto, così come lo chiama lui.  Mi ritrovo subito con il suo cazzo in gola e la sua mano che mi spinge la testa. Oddio mi viene da vomitare… la fetta di anguria che ho mangiato un’ora fa si riaffaccia alla bocca dello stomaco.  Dovevo pensarci prima. Cazzo è passato tanto tempo che non ricordo neanche più come si fa un pompino? O è il suo cazzo così grosso che non so più come gestirlo. Le mandibole mi fanno male, sono scomoda dentro questa macchina minuscola e poi fa caldo … sento un rivolo di sudore che mi scorre tra i seni.  Mi tira i capelli che ho legato con un mollettone e mi fa male.
-          Ahia!- Si ferma un attimo però poi riprende  a tirarmeli.
-          AHIA!.
Pausa. Respiro.
-          Non so più fare pompini! Non ce la faccio, mi viene da vomitare. Ma cosa hai fatto, ti è cresciuto?

Ride appoggiato allo schienale  con la patta aperta. Il suo cazzo eretto ancora umido della mia saliva.

-          Ah ma che fai te ne dimentichi? Me lo dici tutte le volte! E’ sempre lo stesso, non lo riconosci?

Vorrei dirgli che non me lo dimentico, ma quando nel frattempo ne vedo altri beh mi devo sempre riabituare a lui. Ma lo sa, non c’è bisogno di dirglielo. D’altronde anche lui lo fa. E poi adesso  è qui con me, appena tornato e già con il suo cazzo nella mia bocca.
-          Dai usciamo, qui si muore dal caldo.- dici aprendo la portiera con una mano e chiudendo la cerniera con l’altra.

La nostra piccola grande perversione, il parco sotto casa. E’ buio e una leggera brezza ci ristora durante la passeggiata. Conosco questo posto come le mie tasche. Ci vengo a passeggiare con i nipoti e a fare le pazzie con lui, come sulla nostra panchina. La tenue luce dei lampioni sul piazzale antistante ci rischiara la strada, ma potrei camminare anche al buio.  Apre il  cancelletto di legno che chiude la recinzione dell’area giochi dei bambini.
-          No, li dentro no. Dove vanno i bambini no.-

Mi sembra quasi una profanazione.  Quando poi la mattina, alla luce del sole scorgo quei sacchettini bianchi accartocciati in terra ho una sensazione di schifo. Ma che cazzo almeno buttateli via no? Vai a spiegare ai bambini che non sono palloncini e perché non devono toccarli.
Però come sempre riesce a farmi fare tutto quello che vuole. Mi fa sedere su non so che cavolo di attrezzo instabile che si muove sotto il mio culo mentre si apre nuovamente la cerniera di fronte a me. Va decisamente meglio come posizione.  Ah meno male, non ho perso del tutto la mano. O dovrei dire la bocca? Mi piace starmene così  in basso mentre è  in piedi, e ogni tanto lanciargli uno sguardo dritto dritto dentro i tuoi occhi scuri. Mi guarda  mentre lo ingoio, lo insalivo per bene e mi prende i capelli tirandoli verso l’alto. Mi ha tolto il mollettone ora, fa una coda prendendo per bene tutta la mia massa di  capelli dentro il palmo della sua mano.  Mi dà sicurezza questo tuo gesto, sei sempre tu. Ora ti riconosco.

-          Vieni  spostiamoci- mi prende la mano e mi aiuta ad alzarmi. Si avvicina allo scivolo e mi fa appoggiare con le mani proprio sulla scaletta, mentre  rimane dietro di me.

-          Ma dai proprio qui! –

-          Sssshhh – Mi solleva la gonna e mi trova senza gli slip, come mi aveva chiesto.  Mi dà un colpo secco e fragoroso sulle natiche e poi sento la sua mano che scivola in basso, nel solco già umido. Le sue dita mi aprono, entrano dentro di me  senza nessuna fatica

-          Sei fradicia… ora aspetta qui… rimani così…

Ora ti voglio ti voglio ti voglio dentro di me, nel mio culo dentro a farmi male. Non sento più il caldo, i conati di vomito e il timore che qualcuno ci guardi. Voglio il tuo cazzo. Ora.

Sento il rumore della carta del preservativo, mi apri ancora di più le gambe.

-          EH NO CAZZO, NON SI PUO?!

Mi strattoni con forza prendendomi la mano e allontanandomi da li.

-          Ma cosa c’è? cosa succede?? Mi vuoi dire che è successo?? - Arranco con i miei tacchi dietro di te mentre fai luce sul terreno con la torcia del telefonino.

-          Ci hanno fatto una foto!

-          COOOSAAA??!!
(continua....)

È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 9)


Il profumo di caffè appena fatto s'intrufolò nelle mie narici. La stanza era allagata dal sole. Eric si era già alzato, io invece non volevo schiodarmi dal letto.

Udivo il getto della doccia scrosciare ed Eric che fischiettava un motivetto sentito chissà dove. Lui era felice. Io, invece, non sapevo più chi ero.
Ero passata dalla maniacale e ossessiva trincea di freni e paletti dietro cui mi ero nascosta fino a pochi giorni prima, alla totale perdita di controllo su me stessa e sulle mie azioni. Certo una via di mezzo sarebbe stata più salutare, ma era come se la breccia aperta da Patrick avesse provocato la completa distruzione di ogni argine e di ogni barriera che negli anni avevo meticolosamente costruito.
Patrick aveva levato il bastoncino che teneva su tutto, e ora navigavo a vista dispersa in un oceano che non conoscevo.
Magari, se fossi rimasta confinata su quel letto avrei evitato di provocare altri danni. Misi la testa sotto al cuscino per ripararmi dalla veemenza della luce e per impedire ai pensieri di uscirmi dalla testa.

«Alzati pigrona» Mi canzonò Eric raggiungendomi.

«No, resto qui» Borbottai senza levarmi il cuscino dalla faccia.

«Avanti, faremo tardi, poi il tuo capo chi lo sente?» Tirandomi per un piede, mi attirò a sé. Aveva voglia di scherzare.

Sbirciai da sotto il cuscino, e vidi un sorriso malizioso increspare il suo viso e schiudere le vezzose fossette sulle sue guance. I suoi capelli, ancora umidi e licenziosamente spettinati, parevano ancor più neri. Poi con lo sguardo scivolai sul suo corpo nudo, percorsi i muscoli tonici e imperlati di goccioline fin quando approdai al bacino, dove un telo celava il lussurioso tesoro che cresceva fra le sue gambe.
Era maledettamente attraente.
A quella vista il mio peccaminoso fiore sbocciò.
Tirandogli il cuscino, risposi:

«Sei tu il mio capo - Già, bel casino. Eric, mio marito, era il direttore generale della Global inc. quindi non solo era il mio capo, ma anche quello di Patrick. C'eravamo conosciuti tre anni prima al lavoro e dopo nemmeno un mese eravamo, follemente innamorati, alle Maldive in viaggio di nozze. Prima che arrivasse Patrick, l'idea di tradirlo non mi era nemmeno mai passata per l'anticamera del cervello. Ma prima di Patrick, nessuno ci aveva veramente provato con me. Era come se il fatto che fossi la moglie del capo lasciasse tutti alla larga. Tutti tranne Patrick. La sua irriverenza lo portava a fregarsene di tutto e tutti, non si fermava davanti a nulla. Se voleva qualcosa se la prendeva, a qualunque costo. Forse era stata proprio la sua insistenza a farmi cedere, la sua insolita spavalderia così in contrasto con tutto il resto. Ma analizzare le cause, i forse ed i perché non avrebbe cambiato le cose e ciò che ormai ero diventata - E so essere molto convincente»

Era come se quelle parole fossero eruttate dalla mia pancia senza passare dal cervello. Mi sorpresi per la mia intraprendenza, ma quella ritrovata istintualità mi piaceva. Mollai definitivamente le redini e cavalcai a briglia sciolta sulle ali della passione.
Gattonando maliziosamente sul letto mi avvicinai a lui e gli strappai il telo che pudicamente lo ricopriva. La mia insolita audacia lo sorprese e scatenò il suo desiderio.
Mi avventai sul suo sesso e lo divorai prima che l'eccitazione montasse ulteriormente. Volevo sentirlo crescere dentro la mia bocca, e così fu.
Lo succhia, infilai la lingua dentro il prepuzio raggiungendo il glande ancora vestito. Poi lo liberai dalle mie ingorde fauci e mi spostai sulle gonadi. Le stuzzicai e le leccai, mentre con una mano massaggiai l'asta ritta e fiera sopra di me. I suoi sospiri animavano i miei gesti, muovevano la mia lingua e le mie labbra.

Lo spinsi sul letto e mi accomodai fra le sue gambe. Afferrai il suo membro e me lo portai al petto. I miei seni lo accolsero e lo strinsero nel loro peccaminoso abbraccio, poi lo riportai lì dove volevo che esplodesse: nella mia bocca.

Con una mano afferrai la base dell'asta e schiusi le labbra su quel dardo rosso e pulsante d'eccitazione. Scivolai lentamente su di essa, su e giù, mentre la mia lingua si prendeva cura dell'apice.
Sollevai lo sguardo e vidi il suo viso distorto dal piacere.
La mia bocca, la mia lingua e le mie mani lo stavano accompagnando all'estasi. Fra le mie labbra e i miei denti c'era tutta la potenza del suo essere uomo, ed era lì succube dei miei gesti, dei miei movimenti, della mia voglia di farlo godere o soffrire. Mi eccitava avere quel potere su di lui. Lui era lì sotto di me ed era vittima del mio capriccio.
Gocce vischiose e salate cominciarono a sgorgare dal suo pertugio, l'orgasmo era vicino. Rallentai il ritmo per ritardarlo. Volevo giocare ancora un po'.

Allungai un dito fino a raggiungere il perineo. Lo massaggiai, lo stuzzicai e corteggiai lo stretto pertugio sentendolo contrarsi sotto la mia pelle, poi lo forzai. Un gemito schizzò dalla sua bocca. Afferrò le lenzuola in prenda ad un piacere intenso forte e selvaggio.

Avida succhiai la sua asta. Sentii la sua pelle tendersi, le vene gonfiarsi e la sua eccitazione prendere la rincorsa fino ad eruttare invadendo la mia bocca.
Restai lì, attesi che tutto il suo piacere sgorgasse e lo ingoiai, mandando Eric al manicomio.
Erano secoli che non mi vedeva così spregiudicata e disinvolta, anzi, forse così non mi aveva proprio mai vista. Per quanto lo amassi non ero mai riuscita a lasciarmi andare fino in fondo. Ma ora tutto era cambiato.
Eric non mi domandò nulla per quel radicale cambiamento. Non mi chiese mai cos'era accaduto durante la sua assenza per trasformarmi così. Si limitò a godersi la nuova Denise.

Prima di andare in ufficio, Eric mi consegnò un pacco che il postino aveva appena portato. Sopra c'era solo il mio nome e il mio indirizzo. Nessun mittente e nessun'altra scritta che indicasse il contenuto. La curiosità voleva spingermi ad aprirlo subito, ma non lo feci.
L'istinto mi diceva che mio marito non doveva sapere cosa c'era in quel pacco misterioso.


È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 9)


Il profumo di caffè appena fatto s'intrufolò nelle mie narici. La stanza era allagata dal sole. Eric si era già alzato, io invece non volevo schiodarmi dal letto.
Udivo il getto della doccia scrosciare ed Eric che fischiettava un motivetto sentito chissà dove. Lui era felice. Io, invece, non sapevo più chi ero.
Ero passata dalla maniacale e ossessiva trincea di freni e paletti dietro cui mi ero nascosta fino a pochi giorni prima, alla totale perdita di controllo su me stessa e sulle mie azioni. Certo una via di mezzo sarebbe stata più salutare, ma era come se la breccia aperta da Patrick avesse provocato la completa distruzione di ogni argine e di ogni barriera che negli anni avevo meticolosamente costruito.
Patrick aveva levato il bastoncino che teneva su tutto, e ora navigavo a vista dispersa in un oceano che non conoscevo.
Magari, se fossi rimasta confinata su quel letto avrei evitato di provocare altri danni. Misi la testa sotto al cuscino per ripararmi dalla veemenza della luce e per impedire ai pensieri di uscirmi dalla testa.
«Alzati pigrona» Mi canzonò Eric raggiungendomi.
«No, resto qui» Borbottai senza levarmi il cuscino dalla faccia.
«Avanti, faremo tardi, poi il tuo capo chi lo sente?» Tirandomi per un piede, mi attirò a sé. Aveva voglia di scherzare.
Sbirciai da sotto il cuscino, e vidi un sorriso malizioso increspare il suo viso e schiudere le vezzose fossette sulle sue guance. I suoi capelli, ancora umidi e licenziosamente spettinati, parevano ancor più neri. Poi con lo sguardo scivolai sul suo corpo nudo, percorsi i muscoli tonici e imperlati di goccioline fin quando approdai al bacino, dove un telo celava il lussurioso tesoro che cresceva fra le sue gambe.
Era maledettamente attraente.
A quella vista il mio peccaminoso fiore sbocciò.
Tirandogli il cuscino, risposi:
«Sei tu il mio capo - Già, bel casino. Eric, mio marito, era il direttore generale della Global inc. quindi non solo era il mio capo, ma anche quello di Patrick. C'eravamo conosciuti tre anni prima al lavoro e dopo nemmeno un mese eravamo, follemente innamorati, alle Maldive in viaggio di nozze. Prima che arrivasse Patrick, l'idea di tradirlo non mi era nemmeno mai passata per l'anticamera del cervello. Ma prima di Patrick, nessuno ci aveva veramente provato con me. Era come se il fatto che fossi la moglie del capo lasciasse tutti alla larga. Tutti tranne Patrick. La sua irriverenza lo portava a fregarsene di tutto e tutti, non si fermava davanti a nulla. Se voleva qualcosa se la prendeva, a qualunque costo. Forse era stata proprio la sua insistenza a farmi cedere, la sua insolita spavalderia così in contrasto con tutto il resto. Ma analizzare le cause, i forse ed i perché, non avrebbe cambiato le cose e ciò che ormai ero diventata - E so essere molto convincente.»
Era come se quelle parole fossero eruttate dalla mia pancia senza passare dal cervello. Mi sorpresi per la mia intraprendenza, ma quella ritrovata istintualità mi piaceva. Mollai definitivamente le redini e cavalcai a briglia sciolta sulle ali della passione.
Gattonando maliziosamente sul letto mi avvicinai a lui e gli strappai il telo che pudicamente lo ricopriva. La mia insolita audacia lo sorprese e scatenò il suo desiderio.
Mi avventai sul suo sesso e lo divorai prima che l'eccitazione montasse ulteriormente. Volevo sentirlo crescere dentro la mia bocca, e così fu.
Lo succhia, infilai la lingua dentro il prepuzio raggiungendo il glande ancora vestito. Poi lo liberai dalle mie ingorde fauci e mi spostai sulle gonadi. Le stuzzicai e le leccai, mentre con una mano massaggiai l'asta ritta e fiera sopra di me. I suoi sospiri animavano i miei gesti, muovevano la mia lingua e le mie labbra.
Lo spinsi sul letto e mi accomodai fra le sue gambe. Afferrai il suo membro e me lo portai al petto. I miei seni lo accolsero e lo strinsero nel loro peccaminoso abbraccio, poi lo riportai lì dove volevo che esplodesse: nella mia bocca.
Con una mano afferrai la base dell'asta e schiusi le labbra su quel dardo rosso e pulsante d'eccitazione. Scivolai lentamente su di essa, su e giù, mentre la mia lingua si prendeva cura dell'apice.
Sollevai lo sguardo e vidi il suo viso distorto dal piacere.
La mia bocca, la mia lingua e le mie mani lo stavano accompagnando all'estasi. Fra le mie labbra e i miei denti c'era tutta la potenza del suo essere uomo, ed era lì, succube dei miei gesti, dei miei movimenti, della mia voglia di farlo godere o soffrire. Mi eccitava avere quel potere su di lui. Lui era lì sotto di me ed era vittima del mio capriccio.
Gocce vischiose e salate cominciarono a sgorgare dal suo pertugio, l'orgasmo era vicino. Rallentai il ritmo per ritardarlo. Volevo giocare ancora un po'.
Allungai un dito fino a raggiungere il perineo. Lo massaggiai, lo stuzzicai e corteggiai lo stretto pertugio sentendolo contrarsi sotto la mia pelle, poi lo forzai. Un gemito schizzò dalla sua bocca. Afferrò le lenzuola in prenda ad un piacere intenso forte e selvaggio.
Avida succhiai la sua asta. Sentii la sua pelle tendersi, le vene gonfiarsi e la sua eccitazione prendere la rincorsa fino ad eruttare invadendo la mia bocca.
Restai lì, attesi che tutto il suo piacere sgorgasse e lo ingoiai, mandando Eric al manicomio.
Erano secoli che non mi vedeva così spregiudicata e disinvolta, anzi, forse così non mi aveva proprio mai vista. Per quanto lo amassi non ero mai riuscita a lasciarmi andare fino in fondo. Ma ora tutto era cambiato.
Eric non mi domandò nulla per quel radicale cambiamento. Non mi chiese mai cos'era accaduto durante la sua assenza per trasformarmi così. Si limitò a godersi la nuova Denise.
Prima di andare in ufficio, Eric mi consegnò un pacco che il postino aveva appena portato. Sopra c'era solo il mio nome e il mio indirizzo. Nessun mittente e nessun'altra scritta che indicasse il contenuto. La curiosità voleva spingermi ad aprirlo subito, ma non lo feci.
L'istinto mi diceva che mio marito non doveva sapere cosa c'era in quel pacco misterioso.