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Racconto di sculacciate: la collega ladra

Questo racconto di sculacciate è stato scritto da Geronimo 3 anni fa, lo riprendo perchè molto bello. Ultimamente stanno arrivando meno racconti, anzi sono settimane che non ne arrivano ma mi sono resa conto che abbiamo migliaia di racconti pubblicati in anni di vita del blog che vale la pena rileggere perché sono scritti molto bene. Come questo. Buona lettura.

Il racconto è vagamente ispirato ad un fatto realmente accaduto del quale sono stato testimone. La verità è il 10% il resto l’ ho aggiunto io.
Giulia era una bella donna, piuttosto alta, belle forme, le curve al posto giusto una splendida cascata di capelli biondi ondulati. Sposata da tre anni a Giorgio, il direttore della filiale dove lavorava ,di 18 anni più anziano di lei (che ne aveva 32).Niente figli. Non c’era nulla che non andasse, in apparenza. Ma sotto la patina della famiglia borghese per bene c’erano alcune grosse falle nella chiglia. Giulia amava vestire abiti firmati, portare gioielli preziosi, avere tutti i gingilli elettronici all’ultima moda, fare minimo tre vacanze all’anno e negli alberghi più esclusivi. Insomma un tenore di vita altissimo che in teoria la coppia poteva permettersi, ma solo in teoria. C’era il mutuo della casa da pagare in primo luogo e poi alcuni investimenti sfortunati cui fare fronte, Il marito aveva cercato invano di far capire a Giulia nel corso di un acceso litigio che bisognava fare qualche econimia ma la donna non aveva sentito ragione e visto che Giorgio le aveva tagliato i fondi aveva deciso di arrangiarsi. Peraltro la nostra mogliettina intratteneva con non troppa discrezione un “intima amicizia”con il maestro di equitazione . Si, in effetti aveva acquistato un bel purosangue pur non avendo mai montato un cavallo in vita sua, ma aveva trovato il modo di rimediare a tale lacuna trovando per lo più particolarmente piacevole prendere lezioni da un vigoroso e giovane cavallerizzo. E lo stipendio? Ovviamente era del tutto insufficiente. Quindi debiti, cambiali a non finire e poi soprattutto piccoli ma assai frequenti prelievi involontari dalle borsette delle colleghe.
Quella mattina era stata la mia cara collega ed amica Paola a subire la “misteriosa sparizione” di una somma contante: “Paola era furiosa ma aveva le lacrime agli occhi . “E’ stata quella troia ti dico!. Sporca ladra schifosa, 200 Euro mi ha fregato, dovevo comprare i libri di scuola per i bambini… li avevo prelevati al bancomat stamani!-“ L’abbracciai. Paola era separata con due bimbi da tirar su, l’ex marito uccel di bosco e i pochi soldi che ovviamente non bastavano mai. “Su, non fare così. Lo sanno tutti ma non ci sono prove certe, a meno che qualcuno non la colga in castagna… Ho 100 euro qui, te li posso prestare intanto, e…” Lucia si staccò dalle mia braccia all’improvviso. Negli occhi aveva una luce diabolica:”-Il marito è un uomo onesto e molto all’antica. Se lo venisse a sapere.. davanti ad una prova inconfutabile, voglio dire, non la denuncerebbe ma magari le darebbe una bella lezione e la farebbe smettere!-“ “Che cosa hai in mente Lucia, conosco quello sguardo e non mi piace…” ma la mia collega mi zittì . “ Come ho fatto a non pensarci prima! Una bella trappola…si, si. Hai sempre quel cellulare con la telecamera, vero caro?-“ mi fa con il più disarmante dei sorrisi.”-E poi è tempo che il povero cornuto conosca le abitudini pomeridiane della mogliettina. La cosa più difficile sarà arrivare al maneggio senza farsi scorgere, ma per il resto… uahhh!-“ Paola esultò come un calciatore che avesse appena segnato in una semifinale dei mondiali di calcio. Adoravo quei suoi scatti di entusiasmo un po’ infantili.
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Giulia si sentiva inquieta, nervosa. Era stata scoperta. Sapeva di essere di essere sospettata da tempo, ma non c’erano prove, tutte quelle povere stronze invidiose! Che pena le facevano. Poi però, quello scherzo idiota!. La mattina precedente era accaduto qualcosa di incredibile. Quella scema di Paola aveva di nuovo lasciato incostudita la borsa quando era scesa per prendere un caffè con quel coglione del suo amico. Giulia si era avvicinata, aveva aperto il portafoglio e lo aveva trovato completamente vuoto salvo che per la presenza di un solo biglietto con su scritto: – Stavolta ti ho fregato brutta ladra!- Giulia c’era rimasta di ghiaccio sul momento, poi si era voltata con la netta sensazione che qualcuno la stesse osservando. Era subito tornata al proprio posto in stato di agitazione. All’uscita aveva incrociato nel corridoio Paola che le aveva rivolto un’occhiata penetrante e beffarda. Dunque la stronzetta sapeva, anzi, era stata certamente lei a tenderle quello stupido tranello. Oh, stasera ne avrebbe parlato a Giorgio, doveva convincerlo a farla trasferire alla sede di Via******. Da diverse sere si negava alle voglie del marito ma stavolta sarebbe stata molto gentile e persuasiva…C’ era un’ altra cosa che la inquietava, di certo non poteva confidarsi con il marito su questo. Tre giorni prima al maneggio, Mauro (l’istruttore di equitazione) l’aveva imprudentemente baciata sulla porta della stalla. Anche in quell’occasione Giulia aveva percepito una presenza, un fruscio, un respiro. L’aveva detto all’amante ma quello stupido era troppo intento a palparle le tette e a leccarle il collo per darle retta. Gli uomini, che bestie!.
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Giulia parcheggiò il suo grosso SUV nel garage. Si ammirò un attimo nello specchietto retrovisore. “- Non c’è che dire, sono proprio un bel pezzo di gnocca-“ pensò . In effetti le linee del viso, il portamento, il corpo ben delineato e dalle carni sode, tutto in lei sprigionava sensualità e bellezza. Una bellezza in apparenza non volgare, dai modi e dalle forme aristocratiche. La realtà, però, per chi la conosceva bene, era ben diversa. “- Adesso ho voglia di pisciare, perché non vieni a vedermi?-” Giulia si divertiva un mondo a sconcertare il marito con queste sue oscenità, con il suo continuo turpiloquio. Solo quando c’erano ospiti riusciva a contenersi, mostrandosi come un elegante ed educatissima anche se un po’ troppo affettata, padrona di casa borghese. Almeno fino a quando Giorgio riusciva a farle sparire la bottiglia di rum. Il marito era in realtà affascinato, quasi soggiogato da questo cocktail esplosivo di bellezza e volgarità.
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Giorgio aveva capito da tempo quale fosse la vera natura della moglie e covava il desiderio di punirla, di correggerla per portarla sulla retta via.Si era immaginato mentre la frustava sul sedere nudo inginocchiata davanti a lui e supplicante. Il bellissimo viso arrossato a suon di ceffoni solcato dalle lacrime e la bocca che gli fagocitava il membro mentre lui le teneva la testa per i capelli sferzando una volta l’aria, una volta il culo della donna per farle capire il significato della parola “punizione” Una fantasia eccitante ma che sembrava irrealizzabile.
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Giulia era avvolta nella sua camicetta di raso color malva e nella sua gonna aderentissima che le disegnava alla perfezione il sedere a mandolino. I piedi dalle unghie curatissime calzavano splendidi sandali di cuoio di gnu e laccetti di caucciu con tacco di 12 cm. Sicura di poter far girare il maritino come una trottola a suo piacimento, si apprestò a fare un ingresso trionfale in casa.
La sorpresa la lasciò inebetita e a bocca aperta per 30 secondi. Il marito era in piedi, lo sguardo duro, fisso, diretto nei suoi occhi. Seduta in poltrona intenta a sorseggiare una bibita c’era Paola, con lo sguardo carico di ironia e perfidia che ricordava vagamente quello di un gatto che ha appena chiuso in un angolo senza via di uscita un topolino terrorizzato.
“ – La tua collega, una delle nostre migliori impiegate, ci tengo a dirlo, mi ha appena mostrato un filmato molto interessante. Vogliamo rivederlo insieme Giulia?. “- Ehm, io sono un po’ stanca, ecco…si potrebbe rimandare?-“ “No!, ora! Lo vedi ora! Siediti immediatamente perché davvero non so per quanto tempo non potrai più farlo, dopo -“. Lì per lì Giulia non comprese la minaccia ma ritenne saggio non contraddire il marito. Giorgio inserì il DVD nel lettore.
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Era stato un gioco da ragazzi riprendere Giulia mentre apriva la borsetta e il portafoglio di Paola. Al momento convenuto la mia amica era uscita dalla stanza lasciando la porta aperta a metà. Io, che mi trovavo nel frattempo nel corridoio la vidi uscire e farmi il segnale di O.K. Mi avvicinai con passo felpato alla porta della stanza e colsi in flagrante la ladruncola. Ripresi tutto e mi ritirai velocemente. Appena in tempo. Infatti intravidi Giulia voltarsi di scatto.
La parte più lacunosa del piano era quella che riguardava la prova dell’infedeltà della bionda fedifraga. Seguirla all’ora in cui usciva dall’ufficio per recarsi al maneggio non era stato difficile. Il difficile era coglierla sul fatto, mentre faceva sesso con l’amante. Per fortuna il giovanotto era proprio infoiato e si mise a pomiciare con la sua bella proprio sulla porta della stalla. In effetti non c’era quasi nessuno in giro, quasi, eh,eh…Si erano poi chiusi dentro, ma su quello che avessero combinato a quel punto non poteva esserci alcun ragionevole dubbio.
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Il video non era durato neppure 10 minuti. Seguì un attimo di imbarazzante silenzio.Giulia si mise a balbettare e i begli occhi grigi si inumidirono. “-A questo punto-“ parlò finalmente Giorgio rivolto alla moglie “- Non ti resta che dare le dimissioni sin da domani e preparare le valigie poiché questa è casa mia e intendo ricorrere alla separazione giudiziale. Oppure…” Oppure ?” ripeté in forma interrogativa Giulia che aveva intravisto per stessa un immediato futuro nerissimo. “Darai comunque le dimissioni e per i prossimi sei mesi farai la sguattera in questa casa. Tanto la cameriera è in aspettativa per maternità e finalmente la finirai di non fare un tubo tutto il giorno sia a casa che in ufficio. Ah, quasi dimenticavo, a partire da oggi te le darò e di santa ragione per ogni piccola mancanza!- “ Giulia finalmente esplose “.- Vaffanculo tu e questa stronza intrigante!, io vi…” fece per aggredire Paola, la quale con grande agilità blocco il braccio proteso dell’avversaria e le mollò due sonori schiaffoni . Giulia si voltò verso il marito con una espressione del tipo:”-hai visto che mi ha fatto. Giorgio a sua volta schiaffeggiò la moglie con decisione ma senza particolare violenza per quattro volte. La donna si calmò.”e va bene, si, accetto-“ “Molto bene, ora ti riceverai la tua prima punizione. Paola, cara, può aiutare mia moglie a togliersi la gonna e le mutande?-“ devo prendere una cosa-“ Paola era più forte di Giulia e la denudò in breve tempo dalla vita in giù montandole poi addosso per bloccarla. La resistenza della bionda era stata per la verità molto fiacca. Giulia si sentiva vinta, prostrata. Poi sentì un sibilo familiare. Alzò la testa e vide Giorgio che brandiva lo scudiscio. “- Questa era la punizione riservata alle puttane nella Roma rinascimentale. Mia cara Paola, oltre alla restituzione del maltolto potrà risarcirsi amministrando ben 100 frustate sul sedere di mia moglie, che ne dice?-“ Perché solo 100 signore?-“ rispose la mia collega, niente affatto sorpresa. “-Perché le altre 100 voglio dargliele io! 200 euro rubati, 200 frustate sul tuo popò mogliettina mia! –“
.Culo all’aria, piegata sul tavolo con le mani legate alle gambe del tavolo stesso, Giulia ricevette la prima durissima sculacciata della sua vita. Dalla sua posizione non poteva vedere lo scudiscio che si alzava e abbassava, che si alzava e si abbassava sibilando sinistramente per abbattersi con il classico slash! sulle sue povere chiappe, sulle anche, sul retro delle cosce. Dolore, tanto dolore e umiliazione. Dopo la serie di colpi non troppo pesante di Paola, Giorgio si sfogò, finalmente. “Tieni Ladra!, slassh!, tieni puttana!,Slash, slash,slassh.! La frusta ci vuole! Slash!,Slash!. Te lo faccio a strisce così non lo farai più palpare a destra e a sinistra! Slash,slash,slaassh,slaash!.
La sera stessa al telefono Paola mi descrisse nei minimi dettagli la metamorfosi del bellissimo culo di Giulia, che da bianco latte divenne progressivamente un pezzo di carne di manzo rossissima, tumefatta e sanguinante. Mi confessò anche che i colpi furono assai meno di duecento, forse centosettanta o giù di li. In effetti lo stato del deretano di Giulia era veramente pietoso, e la punita non aveva ormai più lacrime da piangere. I due punitori ne furono alla fine impietositi. Fu una battuta memorabile. Lo scudiscio si ridusse ad un pezzo di cuoio sfilacciato da buttare.
Paola finì per fare lei stessa gli impacchi al sedere malridotto di Giulia e se anche si guardò bene dal consolarla non le mosse più alcun rimprovero. Quanto avrei voluto partecipare!
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Al termine della telefona invitai Paola ad una gita al parco per quella domenica, lei e i suoi bambini, s’intende. Accettò subito, anzi ebbi la sensazione che aspettasse da tempo un mio invito.
Confesso che Paola mi è sempre piaciuta molto.
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A casa di Giorgio, due mesi dopo
Giulia ha un aspetto molto più dimesso rispetto a qualche tempo prima. Capelli raccolti, sguardo basso. E’ in ciabatte. Indossa solo una maglietta e un paio di mutandine. Il marito la stà rimproverando aspramente: E questa, secondo te è una camicia ben stirata?, E questa è una consolle ben spolverata? Per non parlare della pasta scotta!. Avvicinati!-“ Giulia si avvicina tenendo le mani dietro la schiena. Alza il viso verso il marito e riceve quattro sberle in rapida successione. Come bruciano li schiaffi! ma non finisce lì, Giulia lo sa bene e mentre il marito si sfila la cinghia, senza dire una parola si toglie le mutandine e va a mettersi in ginocchio sulla poltrona sporgendo bene il culo nudo. I globi gemelli e la parte alta delle cosce presentano i segni ormai giallastri o grigio chiari di precedenti percosse. Nel porgere il fondo schiena per l’ennesimo castigo la donna si sente di nuovo inondare di umori. “quante ne hai meritate Giulia?. “-40, amore, oh, scusa, mio signore!-“ Altre 10 Giulia! –“ e parte la prima cinghiata. Giulia non può fare a meno di toccarsi.

Bel video di cinghiate

Oggi vi voglio presentare un bel video di cinghiate, segnalato da Magdalene tempo fa e che io colpevolmente non ho pubblicato prima:

Clicca qui per visualizzare il video.

Ringrazio tutti coloro che fanno le segnalazioni, io cerco di accontentare tutti, quindi pubblico video in cui le punizioni sono più severe e altri in cui c’è anche del sesso…il mondo è bello perché è vario in fondo ;)

Per chi avesse voglia di leggere anche un bel racconto di sculacciata, consiglio di cliccare sul link. E’ un racconto pubblicato nel 2010, ormai sono passati 4 anni, su Perversionis abbiamo tanti meravigliosi racconti…approfittatene ;)

Le cinghiate, la fiducia e le opzioni binarie

Lidia è una ragazza molto carina, bionda, con il culetto alto e ben tornito e un seno molto grande, alto e rotondo ma non volgare, di quarta misura. Lidia ha un papà meraviglioso, di cui ha fiducia completa e che ama forse più della sua stessa vita, ma il suo papà è un fallito. Ex manager, licenziato per ristrutturazione, non ha mai saputo reinventarsi una vita.
Quando il povero papà, Domenico, perse il lavoro, perse anche la moglie. E con la moglie se ne andò via l’appartamento, la villa al mare e i fondi di investimenti che Domenico aveva messo da parte.
In pratica Domenico si ritrovò, per sentenza di un giudice, senza una casa, senza soldi e senza la figlia Lidia che fu assegnata ovviamente alla madre. Domenico provò a rimettersi in piedi, ma fu tutto inutile. Dovette rassegnarsi a vivere in un monolocale, andando qualche volta a scaricare la frutta al mercato e facendo altri lavori saltuari.
Anche la povera Lidia non ebbe vita facile. L’amante della madre non era affatto un gentiluomo, era alcolizzato e drogato e purtroppo la sottopose ad ogni genere di violenza, anche sessuale. Lidia venne affidata dal tribunale ad una comunità e fu solo al compimento del diciottesimo anno che potè finalmente ricongiungersi con l’amato padre.
Con il ritorno di Lidia a casa, per Domenico le cose iniziarono ad andare meglio: la casa era finalmente pulita, finalmente c’era qualcuno che preparava e soprattutto Lidia riuscì quasi subito a trovare lavoro in un call center.
Era una vita dura, 12 ore a rispondere al telefono, ma a fine mese portava comunque a casa 800 euro. Domenico poteva tornare a vivere più tranquillo. Certo vivere in un monolocale non era facile, intimità non c’era. Dormire in due nella stessa stanza non è facile, soprattutto quando in quella stessa stanza si deve mangiare e passare tutta la giornata.
Lidia sta fuori tutto il giorno a lavorare, quando torna trova il padre sul divano, rigorosamente in cannottiera, di solito unta, che si scola l’ennesima birra. Il compassato manager di un tempo, sempre elegantissimo in gessati armani, ha ora una pancia prominente. Un tempo faceva squash, adesso l’unico sport che fa è quello di alzarsi per andare a prendere una birra dal frigorifero, sempre che non ci sia Lidia in casa perché in quel caso è la figlia che deve fare i 2 metri che separano il divano dal frigorifero stesso.
Ma a Lidia tutto questo non pesa, ha passato l’inferno con la mamma e il suo perverso amante, per non parlare della comunità che è stata anche peggio. Per lei quel monolocale è il paradiso.
Tuttavia Lidia non può sopportare di vedere quel suo grande padre che appasisce su un divano, che emette flautolenze e rutta in continuazione, che rimbabisce guardando telequiz, film di serie B e di sera tardi trasmissioni hot che pubblicizzano numeri a luci rosse…tra l’altro dormendo nella stessa camera, in letti separati ovviamente, deve sorbirsi tutta questa spazzatura per tutte le ore che passa in casa.
Insomma, un giorno Lidia non ce la fa più e affronta Domenico: “Papà, tu lo sai che ti voglio bene, so tutto il male che ti ha fatto la mamma, ma credimi. Non sopporto più di vederti così. Sei un grande uomo, sei una persona di successo, prima che la mamma ti distruggesse avevi un futuro radioso davanti a te. Voglio che ti cerchi un lavoro, voglio che ritorni in cima al mondo come eri un tempo”.

Domenico si sentì tradito un altro volta, tale madre, tale figlia.

Che cosa voleva questa puttana da lui? Quella non era sua figlia, era una sporca puttana, una che si faceva inculare dall’amante di sua madre. E che poi nella comunità di accoglienza aveva leccato fiche e probabilmente le era anche piaciuto.

“Puttana” le urlò e le dette uno schiaffone che la fece cadere.

Lidia cominciò a piangere, non tanto per il dolore, si sente in colpa per aver offeso così profondamente il Papà. Ma presto le lacrime saranno anche di dolore perché ormai Domenico non ci vede più dalla rabbia. Si toglie la cinghia le abbassa il pantalone e le mutande e la inizia a cinghiare sul culo.

Non si ferma, Lidia urla, piange ma non implora pietà. Sa di meritarsi quello che sta succedendo, sa che non doveva parlare.

E’ grata al padre per quello che sta facendo, la sta punendo così non dovrà sentirsi in colpa.

Domenico in cambio si sta finalmente scatenando, sta sfogando la rabbia per una vita che è finita per colpa di una puttana. Ma il culo della figlia poco più che maggiorenne, così prorompente, che danza sotto i colpi della cinghia è anche un’immagine dal potenziale erotico senza precedenti: l’erezione è potente.

Sono anni che non fa l’Amore con una donna, sono anni che si masturba nel bagno piccolo e puzzolente di casa sua. Trattiene il desiderio, ma appena termina di cinghiare il culo della figlia corre in bagno a sfogarsi.

Lidia capisce quello che succede e ne rimane colpita, ma non ce l’ha con suo padre.

Da quel momento raddoppia le attenzioni, cerca anche di impegnarsi di più sul lavoro e guadagnare di più, dopo tutto non ha un fisso e guadagna tanti più soldi quanti più vendite riesce a fare. Ha fiducia in se stessa e riesce ad arrivare a guadagnare anche 1500 euro al mese, solo di commissioni dalle vendite.

Diventa in 3 mesi una sorta di macchina da guerra del marketing telefonico. Propone al padre di cambiare appartamento e finalmente possono affittarne uno con una camera da letto più cucina. A Lidia spetta dormire nella cucina ma è felice. Finalmente la famiglia è rinata.

Anche Domenico apprezza la figlia e non gli passa più per la mente di cinghiarla. Certo la spia sistematicamente quando va in bagno e si masturba poi appena la figlia esce per andare a lavoro. Lidia trova carta igienica per casa intrisa di sperma, ma non dice nulla come non dice nulla quando trova bottiglie di birra, avanzi di cibo o vestiti sparsi per la casa. La pace famigliare vale di più.

Poi un giorno succede qualcosa.

Lidia inizia a tornare a casa più tardi e qualche volta a uscire dopo cena. Domenico borbotta o fa volare qualche sonoro schiaffone a seconda dell’umore. Ad esempio se ha mangiato bene, si sente soddisfatto e magari ha voglia di farsi una sega in pace davanti a Youporn, può limitarsi a bofonchiare un “puttana almeno non farti mette incinta”. Se magari è di cattivo umore (purtroppo per Lidia Domenico è pure interista, quindi ha spesso malumori di origini sportive) urla “puttana vai a prendere cazzi in giro” e le appioppa un paio di ceffoni veramente ben assestati.

E in effetti a Lidia, come alla mamma, piace prendere cazzi, dopo tutto pensa di meritarsi un po’ di sano divertimento visto che lavora tutto il giorno per mantenere il padre. Non fa male a nessuno. E il preservativo lo usa sempre. Ovviamente pensa che il papà abbia ragione a chiamarla puttana ma pensa anche che gli schiaffoni che gli appioppa siano tutto sommato meritati e rappresentano una sorta di contrappasso per il suo comportamente libertino. Insomma, si prende la penitenza anticipata poi esce e si fa inculare o scopare e sta a posto con la coscienza.

Tutto, finché non conosce Lorenzo.

E qui le cose cambiano davvero, in meglio per Lidia. Lorenzo l’ha colpita inizialmente, come altri ragazzi, per il vestito elegante e per la BMW nuova. Ma a differenza di altri ragazzi con cui ha scopato, perché di questo si tratta, non è uno spacciatore o un picchiatore al servizio di qualche boss. Anzi, stranamente con Lorenzo nemmeno si scopa, la prima volta. Si parla. Poi con il tempo arriva anche il sesso ma pensando a Lorenzo, Lidia pensa di fare l’Amore, non di scopare.

Lorenzo è una persona sana, tranquilla, istruita e non è un criminale. A 23 anni ha una BMW ma non si occupa di attività illegali. A poco a poco Lidia si innamora di lui, ma ancora di più lo ammira. Tramite strumenti finanziari derivati, le opzioni binarie, riesce a guadagnare cifre molto elevate speculando sui mercati.

Domenico vede un cambiamento della figlia e inizia ad aver paura di perderla. Diventa sempre più brusco, gli schiaffoni sulla faccia Lidia se li deve beccare anche quando l’Inter vince. Eppure è felice.

Un giorno prende il coraggio a due mani e parla al padre.

“Papà tu hai fiducia in me?”
“Certo, ho fiducia in te come ho fiducia in tua madre, quella puttana”
“Papà mi dispiace molto che tu debba soffrire così…hai fiducia in me?”
“Senti Lidia, fra poco comincia Il Grande Fratello, se vdevi uscire a farti inculare da qualche balordo togliti dalle palle”
“Caro papà, devo uscire ma…ho conosciuto un uomo”
Domenico ride, la birra che sta traccannendo gli cade sulla cannottiera.
“Uno? Da quello che si dice nel quartiere, uno a notte, quando va bene. E più della metà non sono italiani…lo hai preso nel culo da un rom, da un senegalese, da un marocchino e chissà da quanti altri, comunque va bene così, degna figlia di tua madre”
“Papà perché devi trattarmi così? Ho sbagliato ma ho avuto una vita difficile…adesso mi sono innamorata…ti prego papà abbi fiducia in me!”
Domenico non ha fiducia in nessuno, la fiducia era morta quando la sua vita era stata distrutta. Non ha fiducia nemmeno in se stesso ovviamente.

“Papà è un ragazzo meraviglioso, si chiama Lorenzo! Ha una BMW ultimo modello, mi ha chiesto di andare a vivere con lui e penserebbe anche a te, ti potremmo passare un fisso mensile così ti rimetti in piedi”
“Eh eh il balordo sta bene economicamente, che tipo di droga spaccia?”
“Papino non spaccia droga, fa trading di opzioni binarie, abbi fiducia, anzi, papà tu conoscevi bene i mercati un tempo, perché non ti rimetti in pista così? Lorenzo potrebbe insegnarti…”

Lidia non finisce la frase, lo schiaffone arriva a tutta forza sulla guancia destra. Poi ne arriva un altro sulla sinistra.

“Abbassati le mutante troia di una puttana, a me nessuno mi insegna nulla oggi le prendi di nuovo con la cinghia”

Lidia obbedisce.

Subisce una cinghiata tanto dura e dolorosa ma tanto più dura perché sentiva che il padre la sta colpendo con odio. Le chiappe sode danzano e vibrano sotto il morso crudele della cinghia. E il culo è segnato, strie rosse e blu che diventano sempre più intense.

Poi avviene quello che Lidia non si era mai nemmeno sognata, nemmeno negli incubi peggiori. Domenico, posata la cinghia, si abbassa i pantaloni e inizia a massaggiarsi il pene eretto, finendo per eiaculare sulle chiappe martoriate di Lidia.

Lidia quella sera non vuole uscire anche se ha appuntamento a casa di Lorenzo per fare l’Amore.

Lorenzo sarebbe passato in 5 minuti e lei è ancora lì, a 90 gradi con le chiappe sudicie per lo sperma di Domenico.

“Uno più uno meno non fa differenza, la prossima volta te lo metto in culo. E mettiti nel culo anche queste opzioni binarie. Io sono un fallito Lidia non pensare di cambiarmi. Io sono nella merda da quando tua madre mi ci ha buttato, da quando tua madre mi ha tolto tutto. Avrei potuto vivere una vecchiaia serena e sono stato ridotto ad un rifiuto umano. La prossima volta te lo metto in culo”

E scoppia a piangere.

Lidia però deve correre, non vuole fare arrabbiare Lorenzo. Scende, un bacino sulla bocca e un bel sorriso, ancora più seducente per Lorenzo perché Lidia ha appena finito di piangere, è felice di vedere il suo uomo ma contemporaneamente teme il momento in cui dovrà spogliarsi. Si vergogna di mostrare le chiappe martoriate e segnate. E ha persino paura che Lorenzo possa scoprire le tracce di sperma che magari non ha pulito bene. Non ha avuto il tempo di farsi un bidè, ha solo pulito velocemente.

Lorenzo è felice, le parla di tutti i soldi che ha guadagnato facendo trading online durante il giorno.

“E pensare che 2 anni fa non avevo fiducia nelle opzioni binarie, continuavo a tradare con i contratti per differenza ma mi perdevo molto dei profitti potenziali”

A Lorenzo piace parlare del suo lavoro e Lidia di solito ne è ammirata, ma questa sera no. Il suo pensiero è fisso al momento in cui, magari dopo cena, dovrà spogliarsi per soddisfare sessualmente quell’Uomo a cui deve tutto.

“Dal mese prossimo vieni a vivere da me, sono 200 metri quadri di casa mentre sei adesso in un appartamento piccolino. E a tuo padre ci pensiamo noi, gli passo 2000 euro al mese e se vuole gli spiego anche come funzionano le opzioni binarie, è sicuramente intelligente e con un poco di fiducia può fare soldi…e poi era un manager prima…Lidia ma mi stai ascoltando?”

Ma Lidia ha altro per la testa.

“Sei stanca amorino, immagino sia quel lavoro. Dal mese prossimo lasci anche il lavoro, vivi come una principessa, non voglio vederti così stanca..”

“Che Amore che sei Lorenzo” e Lidia chiude gli occhi trasognata. E’ una puttana, lo ha preso veramente nel culo (e in tutti gli altri posti, ovviamente) da balordi, drogati, spacciatori, negri, rom, tunisini, marocchini. E’ stata la favola del quartiere. La troia sulla bocca di tutti (mentre lei teneva nella bocca il cazzo di tutti). Ma adesso con Lorenzo è cambiato tutto. E non le fa nemmeno storie per il suo passato.

“Sai Lidia, ho una fantasia…hai un meraviglioso fondoschiena e sai…”

Adesso che sono a casa Lorenzo le sta facendo capire con garbo quello che vuole da lei, quella sera. Un altro, un balordo qualsiasi di quelli che frequentava prima, gli avrebbe semplicemente ficcato il cazzo nel culo.

“Che ne dici se proviamo?”

Lidia vorrebbe rispondere di sì e si bagna subito di succhi appena sente la proposta ma poi si ricorda dello stato pietoso del suo culetto. Sporco di sperma, probabilmente, e sicuramente striato di blu e nero.

“Lorenzo devo andare in bagno…dammi cinque minuti Amore della Mia Vita”

Lorenzo le sorride e si mette comodo, Lidia va in bagno e si fa un bidè. Effettivamente lo sperma c’è, meno male che si è lavata. Ma anche il culetto è ridotto molto male. Che fare?

Si riveste. Esce.

“Lorenzo, Amore, mi dispiace deluderti, ma stasera non me la sento. Tu sai che l’ho già fatto, non voglio nasconderti nulla e non ti ho mai nascosto nulla…ti prometto che lo facciamo subito”

Lorenzo è molto comprensivo, è un ragazzo d’oro

“D’accordo Lidietta, non fa nulla, oggi lo facciamo alla maniera tradizionale quando sei pronta me lo dici…abbiamo tutta la vita davanti…ehi schiezo non mi far aspettare quando avrò 80 anni, qualche miliardo di euro e un pistolotto in trend discendente, eh…lo voglio adesso quando è in pieno trend positivo”

Lidia sorride ma il problema persiste. Nel culo per lei non è un problema, ormai lo ha preso tante volte…il problema è il culo. Tutto striato.

“Lorenzo…ehm…ehm”

Alla fine Lidia prende il coraggio a due mani e si abbassa pantaloni e mutandine.

“E questo chi te l’ha fatto? Che è succcesso?”

Lidia, in lacrime, confessa tutto. Il padre l’ha cinghiata. Non dice il perché ma confessa che si è bagnata mentre il papà la cinghiava.

“Se me lo vuoi mettere nel culo, perché prima non mi dai qualche colpo di cinta anche tu?”

Lorenzo rimane basito ma poi la fantasia lo colpisce e si espande liberamente nella sue mente. Inizia a colpire il sedere nudo e già martoriato di Lidia, lo colpisce con la cinghia ma anche una pantofola, con un cucchiaio di legno. Una notte memorabile in cui Lorenzo la sodomizza, le viene in bocca, le fa veramente di tutto.

Finalmente Lidia capisce di essere una schiava sottomessa e Lorenzo trova la sua natura di padrone. Lidia ha finalmente l’Amore di cui aveva bisogno. E poi ovviamente smette di lavorare, tanto il trading di opzioni binarie di Lorenzo porta tanti soldi che possono vivere nel lusso. E anche Domenico finalmente trova la sua pace.

All’inizio non ha nessuna fiducia, ma quando Lorenso gli spiega come funzionano i broker, il trading e tutto il resto, anche Domenico inizia ad aver fiducia in queste opzioni finanziarie. Tempo 6 mesi si rimette completamente in carreggiata e diventa anche più ricco di Lorenzo, diventato ormai il suo miglior amico.

Altro che monolocale o appartamento, Domenico torna a vivere in villa. Si rimette persino in forma, con 2 ore di palestra al giorno, si compra un Audi A6 e si reiscrive in tutti i club da cui era stato cacciato. Unico intoppo in tutta questa felicità: la ex moglie. Lo cita in giudizio e chiede un vitalizio da 5.000 euro al mese, ha saputo che è ricco e ne vuole approfittare. Questa volta Lidia, che ha ormai 21 anni e si è sposata con Lorenzo, testimonia e spiega al giudice che razza di persona sia la madre che l’ha anche data in pasto al suo amante. Il giudice, per fortuna, respinge la richiesta e la ex moglie torna al suo lavoro, riceve clienti per 50 euro in un piccolo appartamento nei pressi della stazione centrale. Il suo ultimo amante le ha fatto fare il grande salto e adesso lo deve mantenere lavorando.

Lidia è felice, innamorata, ha tutto e finalmente vede il padre tornato il grande uomo che è.

“Hai fiducia in me Papino?”
“Certo che ho fiducia in te, Lidietta, sei un angelo”

Ma Domenico è tornato il grande uomo in carriera di sempre e pensa al suo nuovo, entusiasmante lavoro.

“We Lorenzo, figa, hai visto il dollaro oggi? Ciò piazzato un’opzione touch stamattina che mi ha fatto guadagnare 5.000 euro in 30 secondi ho sempre avuto fiducia in Draghi, è un grande uomo quello, è riuscito a indebolire l’euro rispetto al dollaro senza fare nulla, solo con la parola, ce li ha nel sacco i mercati”
“Domenico sei migliore di me senza storia, io 3.000 euro fatti sull’oro con opzione interval ma tu mi batti sempre”

Lidia sorride.

Dolly Bell

Con estrema regolarità, degna di un orologio svizzero, ogni tre mesi, intorno il 25° giorno del mese, la mamma accompagnava Dolly Bell da zio Tom. Che non era per nulla suo zio e neppure parente. Era un medico nutrizionista, molto bravo, ma dai metodi molto, molto poco ortodossi.
Durante la prima visita, zio Tom (era la mamma di Dolly Bell a chiamarlo così, ma soltanto davanti alla figlia) aveva scrutato Dolly Bell, l’aveva esaminata, l’aveva pesata ed aveva emesso la propria sentenza. Una dieta ferrea, che aboliva del tutto le cose che alla ragazza piacevano così tanto: patatine, salse, cheese cake e, soprattutto, le frittelle con lo sciroppo.
Il dottore, allora (due anni prima) l’aveva guardata severo e le aveva detto, senza giri di parole, che se lei, Dolly Bell, non fosse calata e, di conseguenza, non avesse seguito la dieta, lui, il dottore, l’avrebbe sculacciata! Dolly Bell aveva fatto spallucce: figurarsi, sculacciare lei!
Poi, il dottore l’aveva fatta uscire: adesso, doveva visitare la mamma di Dolly Bell, la signora Eleonor Berckley. Seduta nell’elegante sala d’attesa, Dolly Bell aveva sfogliato annoiata le riviste, aveva tentato, così tanto per parlare, di instaurare un dialogo con l’acida infermiera, che le rispondeva distratta a monosillabi. Era trascorsa più di un’ora, prima che la mamma uscisse dallo studio. Era tutta rossa in viso, la signora, e la figlia notò come la materna camicia avesse un lembo fuori dai jeans.
Tre mesi dopo, zio Tom pesò Dolly Bell. Storse la bocca. Le disse di spogliarsi…solo la parte inferiore…e di distendersi bocconi sul lettino. Lei gli chiese il motivo e lui rispose che, se non l’avesse fatto, l’ avrebbe subito fatta ricoverare. Dolly Bell si sentì agghiacciare: era così grave, allora? No, per niente, ma lei non aveva seguito la dieta e, perciò, avrebbe ricevuto una punizione. Leggera, per essere la prima punizione, ma le altre sarebbero state molto, molto più pesanti.
Rassicurata dalla presenza dalla madre, che la spingeva ad obbedire senza indugi, Dolly Bell si tolse i pantaloni e le mutandine, un po’ vergognosa invero, e fece come le aveva detto zio Tom. La prima sculacciata fu inattesa. Dolly protestò, si girò: ne prese un’altra. E un’altra ancora, e un’altra ancora. Il suo peso fisico, la sua stazza non le permetteva di agire con rapidità e agilità, tanto più che l’infermiera le teneva stretti i polsi. Il dottore era un uomo anziano, ma alto e grosso, con mani simili a pale di remi e le stava adoperando sul culo di Dolly. Che era tutto rosso (ma lei non lo poteva vedere) e tutto bollente (e, questo, lei lo poteva sentire!). Nessuna emozione traspariva dalla faccia del medico quando, sedutosi alla scrivania, disse che si sarebbero rivisti fra tre mesi e, se Dolly non fosse calata di qualche libbra, per lei non sarebbe stato così piacevole.
Fra lacrime di rabbia e, un po’, di sofferenza, Dolly si rivestì: guarda caso, anche a lei rimase fuori un lembo della maglietta dai jeans.
Dorotea (Dolly) aveva 16 anni e tre quarti, quando subì la sua prima sculacciata da zio Tom. Dolly la chiamavano Bell perché aveva un visino bellissimo, che somigliava tanto ai lineamenti dell’omonima bambola. Ma Dolly era grassa, estremamente grassa. Mangiava troppo! I ragazzi la snobbavano e lei era sicura che la prendessero in giro, alle spalle. Per non parlare poi delle amiche, o cosiddette tali. Questo aveva portato Dolly a rinchiudersi in se stessa e, come reazione alla solitudine, a mangiare ancor più avidamente. Aveva protestato a lungo con la madre, seduta al posto di guida mentre tornavano a casa, per il trattamento ricevuto e aveva solennemente dichiarato che mai più sarebbe andata da quel dottore. La signora Berkley non aveva replicato.
Dolly corse in camera sua. Si svestì, si buttò sul letto e, come poteva con le cicciute braccia, tentò di farsi i bagnoli sul posteriore, che si stava illividendo. Entrò la mamma, senza bussare, come faceva sempre incurante della privacy di sua figlia. Eleonor era nera. Si buttò sopra Dolly con tutto il suo non lieve peso, tolse dalle natiche della figlia l’asciugamanetto umido che costei vi aveva posto con tanta difficoltà e le somministrò un’ulteriore razione di sculacciate. Era la prima volta che batteva la figlia, dall’adolescenza.
Quando Dolly smise di piangere, la madre si sedette sulla sponda del letto, accanto a lei, e le raccontò una storia.
Eleonor era stata abbandonata dal marito un anno dopo la nascita di Dolly. Fra allattamento e depressione, aveva preso a mangiare smodatamente, fino ad arrivare ad un passo dall’obesità. Allora era andata da un dietologo il quale l’aveva fatta dimagrire, seppur a prezzo di enormi sacrifici. Fu alla festa del 15° compleanno di Dorothea, che Eleonor si accorse di quanto la figlia fosse cicciona e, con orrore, notò che pure lei stava di nuovo ingrassando. Aveva sentito parlare del dr K***: ci andavano parecchie signore e ne erano più che soddisfatte. Così, senza dire niente a Dolly, ci andò pure lei. Il dottore la fece spogliare, la pesò, le misurò lo spessore dei cuscinetti di adipe e le disse le stesse cose che aveva detto a Dolly, tre mesi prima. La dieta comprendeva cose che, per la maggior parte, ad Eleonor non piacevano, tipo le carote bollite. Alla visita successiva, il dr K*** ingiunse ad Eleonor di svestirsi e di distendersi sul lettino. Siccome la paziente aveva un’età matura superiore ai 40, non usò le mani. Adoperò un paddle di cuoio, doloroso ma, nel contempo, eccitante.
“Quello stronzo di tuo padre – disse Eleonor, seduta sul letto, alla figlia quel giorno- non mi hai mai toccato, neppure uno schiaffo: era troppo gentiluomo, lui! E, infatti, è scappato con una sedicenne allampanata…Mi sentivo tutta in fiamme, davanti e di dietro, mi capisci? Tu sei ancora vergine, non negare: lo so!, ma io non facevo l’amore da tanti, troppi anni. Quella sculacciata ha riacceso in me l’istinto di femmina…. La cosa peggiore, però, è la bacchetta. Me ne ha date 15, la volta scorsa, quando ti ci ho portato. Quella non ti eccita, quella fa male e basta! Te lo segna di brutto. Ti sei mai chiesta perché, in questi tre mesi, io non abbia più bevuto un goccio di gin, non abbia più toccato una pannocchia? Perché avevo paura che zio Tom mi facesse di nuovo il culo a strisce, ecco perché! E ti auguro perciò di non provare mai la bacchetta. Adesso vestiti, e vieni a mangiare: c’è un bel piatto di carote bollite, per entrambe”.
Tre mesi più tardi, Dolly Bell fece un bel bagno, scelse con cura gli abiti da indossare. Un body bianco, una maglietta scollata rosa pallido, pantaloni ugualmente rosa, non troppo attillati. Niente mutandine e lei sapeva benissimo il motivo per cui non le aveva addosso. Salì in macchina con mammà.
Il dottore era occupato. Ci sarebbe stato da attendere,. Loro erano in anticipo. Attesero più di mezz’ora, imabarazzate. Dallo studio uscì una signora di colore, di mezza età. Si stava asciugando le lacrime con un fazzolettino e camminava in modo alquanto strano, come se sentisse un fastidioso dolore ai glutei.
Allora, Dolly, come va?, le chiese zio Tom facendola salire sulla bilancia. Dolly era emozionata alquanto. Neppure un’oncia di peso in meno, rispetto alla visita precedente! Dolly Bell non aveva avuto il coraggio di rivelare alla mamma che, mentre lei era fuori, correva dal Mac’ all’angolo ed ordinava un doppio cheese, con contorno di ciambelle allo sciroppo.
Giù i calzoni! Non, non sul lettino: in ginocchio sulla poltrona, culo all’infuori! Quella mattina, Dolly Bell provò la bacchetta. Una sofferenza! Bruciava come il fuoco, quel righello a sezione quadrata, che si abbatteva sulle vaste e polpute natiche. Dolly diede sfogo al pianto, poiché non poteva neppure sculettare troppo, dato che i braccioli della poltrona le tenevano imprigionati i fianchi. Non le contò, ma dovevano essere state ben superiori a 20, perfino 30!
Mentre Dolly meditava, ancora in ginocchio, il culo scoperto a raffeddarsi, zio Tom si sedette alla scrivania, le mani giunte sotto il mento. Pensò per qualche secondo e subito prese a scrivere qualcosa sul ricettario “Non vedo altra alternativa- disse serio a Eleonor- se sua figlia seguita ad ingozzarsi di sozzerie al fast food e di nascosto. Vada in farmacia, signora, e si faccia preparare quello che le ho scritto e si faccia dare pure una peretta, la più grossa che hanno. Un clistere a settimana per sua figlia potrebbe essere una soluzione, non definitiva certo, se seguita a non voler seguire un regime alimentare giusto. Quanto a te, signorina, la prossima volta assaggerai la cinghia! Rivestiti! Ah, signora, non lesini le sculacciate a Dolly, ne ha proprio bisogno!” Passarono dall’infermiera, a saldare la parcella, all’uscita.
Dolly non poteva stare seduta in macchina, mentre aspettava la mamma davanti alla farmacia; faceva piccoli passi e si massaggiava il sedere, qualche passante le lanciò un’occhiata incuriosita.
Eleonor aveva fatto le cose per bene, con molta precisione. Tre cuscini al centro del letto, e Dolly sdraiata sopra di essi con il bacino. Prima, un po’ di pomata per prevenire che i lividi si gonfiassero troppo. E poi…. Forse Dolly ne aveva fatto qualcuno, quando era bambina, ma non lo ricordava.
La cannula le entrò dentro, fastidiosa: sentì il liquido uscirne e diffondersi per il retto.
Trascorse l’intera notte seduta sul water. Spizzicò appena una paio di carotine bollite, l’indomani.
Ogni giovedì, la solita solfa. “Preparati, che arrivo” le annunciava la mamma. Dolly metteva i guanciali al centro del letto, si tirava giù le mutandine ed aspettava, docile. Sperava soltanto che non accadesse di nuovo quel che era successo il secondo giovedì di clistere. Lei si era agitata, mamma si era arrabbiata e l’aveva sculacciata: sculacciata pesantemente e tanto a lungo. Poi, non aveva avuto alcuna delicatezza a infilarglielo dentro e a premere le guance rosa della peruccia. Undici clisteri sembravano aver sortito effetto. L’appetito di Dolly Bell era scemato: non andava più al fast food. E, di conseguenza, era calato anche il suo peso. Non la picchiò, a quella visita, il soddisfatto zio Tom che, invece, …”Signora, le dispiace salire sulla bilancia?” disse ad Eleonor.
Lei vi salì. Fu la prima a leggere il peso sul display, prima di zio Tom. “Ti dispiace andare in sala d’attesa?” disse il medico, rivolto a Dolly. Lei stava per alzarsi, quando la voce della mamma la fermò. “No, dottore. E’ giusto che mia figlia veda che cosa mi succede quando sono io a non rispettare le regole!” esclamò Eleonor. Abbassò i pantaloni e pure le mutande, dopo essersi stesa sul lettino. Sì, cert!, Dorothea aveva visto qualche volta sua madre nuda, ma non aveva considerato che fosse così grassa. Zio Tom aveva un paddle quadrato e grosso. Schioccava sull’adipe di Eleonor e ne arrossava la pelle. I piedi della paziente, ancora con le scarpe calzate, si muovevano su e giù alternativamente e vocemente. Poi, Eleonor cominciò a stusciare, o a tentare di strusciare, il ventre contro la carta che ricopriva il lettino. Portava il posteriore più in alto, per offrirlo ai colpi che imperterrito zio Tom gli stava danto. Ciaff, ciaff, ciaff…sempre più veloci, sempre più forti.
Le natiche di Eleonor erano di un bel color cremisi uniforme, quando lei esausta sospirò ed appoggiò la testa sul lettino. Anche il dr K*** sospirò.

La segretaria presa a cinghiate

Questo video (clicca qui per vederlo subito) è stato segnalato dalla sempre bravissima Magdalene e mi è piaciuto davvero tanto: l’ambientazione è perfetta, siamo in un ufficio. La segretaria è stata fatta stendere su una scrivania e viene colpita con forza sul culo nudo con delle cinghiate non indefferenti. Vale la pena guardarlo, non è molto lungo ma sicuramente è intenso.
Ed ecco una bella foto di anteprima della segretaria punita a cinghiate sul culo nudo:
segretaria punita a cinghiate