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Io ed Alessia per una giusta causa

Era un giovedì sera: insieme, io e Alessia avevamo deciso di recarci all’inaugurazione del bar alla quale ci aveva invitato il nostro amico Matteo. Era un nuovo bar in centro, e Matteo aveva tentato il tutto e per tutto per accaparrarsi una soluzione remunerativa per la sua vita, dopo diversi lavori che aveva fatto nel corso degli anni e che purtroppo non lo avevano portato da nessuna parte.

Quella sera, io ed Alessia, vestite di tutto punto, arrivammo un po’ prima rispetto agli ospiti, perché volevamo aiutare Matteo a rilassarsi un po’. Siamo amici da molti anni, e sapevamo che il nostro caro amico aveva letteralmente bisogno di qualcuno che lo aiutasse a smorzare la tensione, nell’unico modo che conoscevamo. Fuori dalla porta, mandai un messaggio a Matteo e gli chiesi di uscire: un po’ incredulo, arrivò dicendo che era un po’ presto.

Forse lo avevamo sorpreso nel momento clou del suo relax, visto che era un po’ sudato e dal suo computer comparivano sensuali immagini di escort italiane in pose con abiti succinti, o addirittura senza nulla addosso.

Eccitata all’idea, sentii le mie mutandine bagnarsi del mio caldo umore, mentre Alessia divenne rossa per l’emozione, e forse la voglia di assaporare di nuovo il membro forte e caldo di Matteo. Il nostro amico era un uomo molto prestante: la sua attenzione per l’alimentazione e la palestra si faceva notare attraverso i suoi pettorali, asciutti e vigorosi, ed anche il suo pene era all’altezza della situazione. L’ultima volta, io e Alessia eravamo tornate a casa senza forze, per quanto ci aveva riempite: Matteo ci sapeva proprio fare, ed aveva anche una durata fuori dal comune. Da quando si era fidanzato, però, non lo avevamo più rivisto: sapevamo che quando stava con una ragazza abbandonava i suoi piaceri più intimi, e noi lo avevamo sempre rispettato.

Ma quella sera, io e Alessia avevamo una voglia matta. Mentre Matteo ci offriva da bere, io mi avvicinai da dietro, lo presi per le natiche ed iniziai ad accarezzarle, toccandogli di tanto in tanto il membro: sentii che pulsava, e guardai Alessia per invitarla a dargli il colpo di grazia. Sbottonandosi la camicetta mentre andava incontro a lui con fare ammiccante, Alessia lo fece eccitare ancora di più: sentii che presto il suo pene sarebbe svettato dagli slip, così abbassai la cerniera e lo liberai, masturbandolo da dietro. Matteo ansimava, gemeva, la sua voglia era tanta: probabilmente la sua fidanzata non gli dava le emozioni delle sue migliori amiche.

Mentre io continuavo ad andare su e giù con la mano scappellandolo di tanto in tanto, Matteo venne, schizzando in viso il suo sperma caldo ad Alessia. Ci stupì questa cosa: sembrava che avessimo sottovalutato la nostra assenza nel periodo di astinenza forzata di Matteo, e ci sentimmo quasi in colpa. Così, decidemmo di fargli un regalo che non avrebbe mai dimenticato….

Il cazzo sbagliato

racconti erotici
Quest’estate, quando i miei genitori se ne sono andati per passare le ferie nella casa al mare, io e mia sorella abbiamo invitato i nostri rispettivi fidanzati a passare le vacanze con noi. Non capita spesso di avere la casa libera tutta per noi e quindi ne abbiamo approfittato subito.

Mia sorella ed il suo ragazzo si erano sistemati al piano terra mentre io ed il mio in quello superiore. In questo modo ogni coppia avrebbe avuto la propria privacy per fare qualsiasi perversione casalinga ci fosse venuta in mente ed il proprio bagno, visto che ce n’è uno ad ogni piano.

Di giorno non facevamo che bere e mangiare mentre di notte scopavamo tutti segna ritegno, come se la nostra casa fosse diventata un locale a luci rosse. Ricordo che un giorno il mio ragazzo scivolò via dal etto, dicendo che aveva bisogno di assentarsi per un attimo. Ero convinta che se ne era andato per andarsi a fare una doccia.

Pochi istanti dopo entrai in bagno ed infatti sentii l’acqua scorrere sotto la doccia e vidi un corpo maschile muoversi dentro. Facendo attenzione a non farmi vedere allungai le mani ai lati della tendina, sperando di riuscire a raggiungere il suo cazzo.

Pochi istanti di attesa e finalmente il suo uccello si posò tra le mie mani. Iniziai a segarlo con passione e sono certa che a lui piaceva perché bastarono pochi istanti per farlo drizzare e diventare duro come il marmo.

Il vapore aveva cosparso ormai tutta la stanza quando spostai leggermente la tenda verso destra per fare spazio alla mia bocca. Mi inginocchiai a lui. Le mie umide labbra si posarono dapprima sulla sua cappella poi iniziai a far scivolare la lingua lungo tutto il suo cazzo.

Leccavo e succhiavo come una vera porca in calore mentre con le mani gli massaggiavo le palle. Le mie labbra si muovevano sempre più velocemente sul tronco del suo cazzo eccitato.

Mi alzai girandomi di spalle e lo impugnai con la mano destra mentre spingevo il culo e la figa bagnata contro di lui, fino a quando la sua cappella non scivolò tra le grandi labbra eccitate della mia fica vogliosa.

Cercavo di non fare rumore e di rimanere ferma il più possibile mentre sentivo il suo cazzo caldo e bagnato entrare ed uscire dal mio corpo. Si muoveva lentamente ma, con forza ed io godevo come una porcona arrapata ogni volta che tornava indietro.

Continuava a sbattermi come una troia con il suo cazzo che entrava ed usciva dalle labbra della mia figa infuocata che scivolavano sul suo tronco e la sua cappella prima di rientrare in profondità.

Nonostante stessi godendo come una cagna mi resi conto che stava per venire e tirai fuori il cazzo girandomi velocemente verso di lui. Ripresi a masturbarlo e succhiargli la cappella energicamente fino a quando i muscoli del suo corpo non si paralizzarono, mentre il suo orgasmo esplodeva tra le mie labbra.

Sentivo il suo uccello pulsare mentre succhiavo avidamente tutta la sborra che stava uscendo, fino a quando non ne ebbi la bocca piena. A quel punto il suo cazzo era diventato moscio e glielo passai sotto l’acqua per pulirlo bene.

Uscii dalla stanza e tornai a letto pensando a cosa avrebbe potuto farmi per ringraziarmi quando sarebbe tornato a letto ma, appena aprii la porta della camera trovai il mio fidanzato coricato ed addormentato. Capii subito che nella doccia c’era quel figo del ragazzo di mia.

Powwow confidential

Le mie intenzioni furono chiare sin dalla scelta del nome. Belcazzo.
Avevo deciso che questo avrebbe dovuto essere il mio nick name, quello con cui mi sarei presentato a uomini e donne con cui avrei chattato.
Era da poco tempo che usavo Powwow ma gia’ avevo capito che poteva dare sfogo a tutte le mie fantasie piu’ nascoste.
A dire il vero le mie fantasie tanto nascoste non lo sono state mai.
Non ho mai negato di essere un porco, non ho mai finto con le donne con cui sono stato, ne’ ho mai dissimulato con la mia attuale fidanzata.
Sono cresciuto guardando molti giornali e film pornografici, leggendo romanzi erotici e pornografici, masturbandomi quasi ossessivamente, fantasticando, immaginando e, quando ne ho avuto la possibilità mettendo in atto quello che avevo sempre immaginato.
Ma piu’ di ogni altra cosa mi sono sempre masturbato.
Da solo, con donne, con uomini, al telefono erotico, di presenza.
Non ho mai posto limiti a cio’ che si puo’ fare nel sesso.
Ho sperimentato, cercato e scoperto vie sempre nuove per godere, per eiaculare.
E il cybersesso, era una di queste.
Per questo volevo che si capissero subito le mie intenzioni.
Un nick name come Belcazzo non lasciava adito a dubbi e, in piu’, corrispondeva a verita’.
Io non sono bellissimo ma chiunque sia venuto (in tutti i sensi) con me concorda nel dire che il mio cazzo e’ veramente bello.
Per essere piu’ completo, comunque, nelle info su di me dissi che ero lì per godere, che ero bisessuale, che non si doveva avere paura ad osare.
La maggiorparte delle volte mi chiamavano uomini che volevano che descrivessi loro le dimensioni del mio cazzo, il suo odore, che ci scambiassimo foto gay, che dicessi loro come glielo avrei succhiato, leccato, di come gli sarei venuto in bocca.
E non di rado si terminava al telefono per sentire l’orgasmo o per fare sentire che stavamo bevendo la nostra sborrata.
Un pomeriggio, invece, mi chiamo’ una donna.
Era raro che accadesse. In genere lo facevo io e mi rispondevano solo se erano veramente arrapate.
La maggior parte invece non rispondeva neppure.
Quelle che rispondevano di piu’ erano le donne tra i trenta e i quaranta per questo in genere cercavo di chattare con loro.
E anche perche’ mi eccita moltissimo fare sesso con donne piu’ grandi di me.
Questa, invece, mi aveva chiamato lei.
Mi disse che aveva 34 anni e che si chiamava Veronica.
Che, come accertai in seguito, era il suo vero nome. Io invece le dissi di chiamarmi Mony Vibescu rendendo omaggio al personaggio delle “10.000 Verghe”, un conte amorale, bisessuale cinico e simpaticissimo.
“Non trovi che sia un po’ aggressivo il tuo nick?” mi chiese.
“Forse” risposi
“ma per lo piu’ e’ un nick goliardico”.
Anche questo corrispondeva a verita’.
Sebbene il sesso virtuale fosse di mio grande interesse non era l’unica cosa che cercassi su Pow.
Iniziammo a parlare del piu’ e del meno e anche di sesso.
Le dissi quello che facevo, le raccontai di mie esperienze, di come mi stessi eccitando.
Veronica: “Ma e’ veramente bello?”
Mony: “Si e’ molto bello… e’ grosso, dritto, lungo circa 18 cm, con una cappella che adesso e’ sempre piu’ rossa”
“Sei duro?”
“Si, a volte mentre chatto mi masturbo. Ti spiace?”
“Vuoi dire che sei davanti al pc con il cazzo di fuori?”
“L’ho fatto passare nell’apertura dei boxer”
“E te lo stai menando?”
“Ma non avevi detto che il mio nick e’ troppo aggressivo? Non mi sembra che tu disdegni l’argomento”
Quando le dissi questo lei mi fece capire che stava ridendo e la discussione passo’ ad altri argomenti.
Fu lei a riportarla sull’argomento sesso.
“Ti si sara’ smosciato adesso… sono tre ore che parliamo di cose che non hanno niente a che fare col sesso…”
“Perche’ me lo chiedi?”
“Posso confessarti una cosa?”
“Certo Pow e’ bello perche’ e’ anonimo”
“Quando mi parlavi del tuo cazzo mi sono levata la gonna e ho iniziato masturbarmi”
“Lo fai spesso?”
“Di masturbarmi? Si lo faccio spessissimo”
“Vivi sola?”
“No, ho un compagno.”
“E non fai sesso con lui?”
“Si, ma io ho una sessualita’ eccessiva, straboccante, oscena… ho bisogno di avere orgasmi piu’ volte al giorno. Diciamo che ho un rapporto costante con la mia fica. La accarezzo spesso.”
“E quando non sei a casa?”
“Metto gli autoreggenti. In modo da poterla toccare quando sono in macchina, in un ascensore senza nessuno… Certe volte mi masturbo furiosamente e velocemente tra il piano terra e quello in cui devo andare. Mi pace moltissimo uscire dall’ascensore sapendo di avere fatto una cosa da troia.”
“Il tuo modo di parlare si sta facendo volgarissimo. Ed eccitante”
“Quando mi eccito mi piace parlare come una cagna in calore, come una porca che ha solo voglia di cazzo”
“Ti stai eccitando allora: bene, perche’ ho il cazzo durissimo e adesso ho solo voglia di sborrare”
“Mmmm si sono in calore, ho la fica che cola… sento il mio liquido lungo le cosce e lungo il polso. Mi sto infilando le dita dentro e sto facendo dentro e fuori. Ho voglia di godere, ho voglia di sborra”
“Se fossi qui con me, ti verrei nei capelli, sulla fica, sui capezzoli, sulla lingua: ti inonderei di spruzzi”
“Tu sei uno di quelli che spruzzano?”
“Si”
“Cazzo io adoro farmi sborrare addosso da spruzzi lunghi e poi pulire tutta lo sperma con la lingua”
“Cagna mi stai facendo sborrare”
“Si menatelo velocemente… mmmm sto godendo anche io”
Eravamo venuti davanti al pc.
Ma la cosa strana fu che lei non chiuse (al contrario di quello che facevano quasi tutte le altre) la conversazione.
Continuammo a parlare per altre due ore e alla fine lei disse che voleva risentirmi.
Lo voleva davvero, infatti parlammo e ci masturbammo anche il giorno seguente.
Qualche giorno dopo le chiesi se le andava di sentirmi al telefono.
“No ho paura”
“Ma di che?”
“E se poi la mia voce non ti piace?”
“Impossibile”
“E se non mi piace la tua voce”
“Altrettanto impossibile la mia voce e’ bella quasi quanto il mio cazzo. Dai chiamami. Che ti costa”
“Adoro la tua magnifica irruenza. Ma non posso”.
Dovetti insistere e rassicurarla a lungo per convincerla a chiamarmi.
Non correva rischi, d’altronde.
Ero solo io a darle il numero.
Alla fine lo fece.
La sua voce era bellissima ed io molto emozionato.
Passo’ circa un’ora prima che affrontassimo anche al telefono un discorso di tipo sessuale.
“Ma tu sei davvero bella?”
“Piu’ che altro sono sexy; molto arrapante”
“Hai molti corteggiatori?”
“Abbastanza”
“Sfacciati?”
“Non so. Pero’ ho scoperto che uno di loro si masturba al telefono mentre parla con me. Oppure subito dopo”.
“E questo ti fa incazzare?”
“No mi lusinga pensare che qualcuno sia cosi’ eccitato da me da doversi masturbare”.
“E tu lo hai mai fatto?”
“Lo sto facendo ora”
“Ti stai masturbando?”
“Si e’ da quando parlo con te che mi sto accarezzando la fica”
“Infilati un dito dentro”
“Mmmmm siiii”
“Fai su e giu'”
“Cosi’ divento arrapata come una puttana; se continui mi devi fare anche venire”
“Ho il cazzo teso”
“Menatelo, fammi sentire come godi”
“Lo sto menando”
“Che odore ha il tuo cazzo”
“Oggi sa di sperma: me lo ero menato prima pensandoti”
“Lo vorrei assaggiare. Lo voglio davvero….”
“Potremmo vederci”.
“NO ho paura”
“Avevi paura anche di sentirci”
“Non insistere non lo faro’ mai”
Nonostante cio’ continuammo a masturbarci al telefono e sentire come veniva era una delle cose piu’ eccitanti che mi fossero mai capitate.
Sembrava che fosse scossa da sussulti, che l’orgasmo suscitasse in lei un terremoto di godimento, un’eruzione di piacere.
La mia voglia di incontrarla aumentava ad ogni telefonata mentre le nostre discussioni diventavano sempre piu’ spinte. Arrivammo a confessarci tutto. Lei aveva questa relazione da qualche anno e rappresentava per lei un “mettere la testa a posto”, dopo varie esperienze.
“La cosa piu’ erotica che ho fatto?”
“Si qual e’ stata?”
“Ho masturbato una donna in un cinema”
“Hai avuto anche esperienze omosessuali?”
“Si.”
“Ti piaceva?”
“Si mi bagnavo da morire e avevo orgasmi fortissimi”
“La leccavi?”
“Si passavamo ore a leccarci la fica e a masturbarci”
“Con le dita?”
“Avevamo comprato anche un vibratore insieme. Era enorme. Mi insegno’ lei ad usarlo: mi ha insegnato che per infilarlo nella fica devi essere gia’ eccita e che dopo essere venuta devi toglierlo. Mentre quando ce lo mettevamo nel culo poteva restare piu’ a lungo.”
“E lo facevate?”
“Si, specialmente a me piaceva leccarle la fica mentre le infilavo quell’enorme cazzo finto nel culo”
“Io devo vederti”
“Anche io vorrei, ma non e’ possibile”
“E’ possibile invece, e anche giusto”
“Perché?”
“Perché noi siamo uguali, siamo due porci, senza freni alla nostra fantasia e alle nostre voglie. E’ per questo che dobbiamo incontrarci”.
“Non me la sento. E poi ho paura… capisci? Dovremmo incontrare una persona che non abbiamo mai visto, di cui abbiamo solo immaginato tantissime volte il viso. Potremmo rimanere delusi. E poi mi vergogno.
Ti ho rivelato i miei lati piu’ intimi. Saremmo uno di fronte all’altro: nudi. Senza maschera”.
La sera dopo ci sentimmo al telefono. Parlammo. La mia insistenza si fece asfissiante. La accerchiavo con discorsi logici e umorali, con frasi tenere e imperiose, con inviti suadenti e perentori.
Ma lei ancora non cedeva.
“Senti io ho voglia di leggere un libro. Anzi lo sai che faccio? Adesso io esco e vado da Baldini & Castoldi in via Veneto. Saro’ lì fino a mezzanotte. Ti aspettero’.”
“Non lo so”
“Non mi interessa. Io ci vado. Io ci saro'”
Mi feci la barba ed uscii.
In Via Veneto impazzava la festa. Carnevale.
Dovetti parcheggiare lontano e attraversai tutta la via a piedi. Intorno a me migliaia di persone in maschera che si inseguivano, che giocavano, che rumoreggiavano.
Io uno dei pochi che si era completamente scordato che fosse Martedi’ Grasso. Io uno dei pochi non in maschera.
E se invece lei fosse stata mascherata?
Avrebbe potuto guardarmi, esaminarmi e se non le fossi piaciuto avrebbe potuto andare via.
Ero in libreria alle 11,00.
Mi insinuai tra gli scaffali, tra i mie amati libri e iniziai a scrutare quelli che mi sembravano piu’ interessanti.
Al contempo mi guardavo intorno per vedere se lei c’era.
Quella no, troppo giovane.
Quella speriamo di no, troppo brutta. Quella?
Magari… No ha il ragazzo.
E se fosse venuta con il ragazzo?
E se fosse un travestito?
No dalla voce non mi sembrava.
Pero’ se fosse un travestito….
Mmmmmah forse non mi dispiacerebbe.
Scelsi anche un libro, un giallo.
Ora di chiusura.
Lei ancora non c’era.
Ma d’altro canto non era ancora mezzanotte.
Mancavano 5 minuti. Mi accostai all’uscita mentre abbassavano la saracinesca.
Mezzanotte e 5. Mezzanotte e 10.
Avevo ormai perso la speranza e stavo semplicemente leggendo il libro, quando sentii una mano sulla mia nuca.
Mi girai lentamente e la vidi.
Non era come mi aspettavo.
Capelli lunghi rossi, bel corpo, alta.
Ma viso irregolare. Non sapevo se mi piaceva.
L’imbarazzo era grande.
Cosa dire?
“Camminiamo intanto”
“Serve anche a calmare la tensione”
“Sei agitata?”
“Moltissimo e tu?”
“Io no… si… un po’. Non moltissimo, comunque. Sara’ che sono uomo.”
“Non e’ strano che sia Carnevale? Tutte queste maschere. Io me ne ero completamente dimenticata”
“Anch’io, pero’ e’ bello. Siamo gli unici a non avere una maschera. Esattamente come hai detto tu”
“Senti io sono nervosissima. Posso abbraciarti? Per rompere il ghiaccio”
“Certo”
Si avvicino’ a me e mi strinse.
Per la prima volta sentii il suo odore.
E inizio’ a diventarmi il cazzo duro.
Mi scostai per non farglielo sentire subito.
“Andiamo in un pub” le proposi
Ci andammo con la sua auto.
“Allora che te ne pare?”
“Sei bella ed eccitante. E’ vero: sei molto sexy. Ed hai delle bellissime gambe. La tua camicetta e’ sbottonata”
“Mi capita sempre. Scusa”
“Non devi scusarti. Solo intravedevo i tuoi seni. Potrei eccitarmi”
Lei tolse la mano dal cambio, apri’ un altro bottone e scosto’ i lembi della camicetta passandosi un dito tra i seni; poi mi guardo’ e sorrise.
Ricambiai il sorriso e feci finta di dovermi aggiustare i pantaloni, approfittando per passarmi una mano sul cazzo.
“Parcheggiamo” mi disse.
Era ormai tardi e per le strade non c’era piu’ nessuno o quasi.
“Sei ancora emozionata?”
“Ora meno. E non e’ comunque la parola adatta a descrivere il mio stato d’animo.”
“Vieni qui”
L’attrassi a me e la baciai con forza. In mezzo ad una piazzetta dietro il Pantheon io tenevo tra le mie braccia questa donna di 34 anni, bella, sensuale, eccitante e la baciavo.
Le nostre lingue si cercavano con forza, con curiosita’.
Infilai le mie mani sotto la sua camicetta e sentii i suoi capezzoli duri su un seno perfetto.
Presi la sua mano e me la portai sul cazzo.
Lei non la ritrasse, anzi, ma inizio’ a massaggiarlo fuori dai pantaloni, stringendolo, toccandolo, accarezzandolo.
La mia mano scese dalla camicetta alla gonna, lungo le sue gambe.
Era vero.
Portava sempre gli autoreggenti.
Scosto’ leggermente le gambe.
“Toccami la fica. E’ fradicia.”
Era vero.
Stava gia’ colando.
Dei passi. Gente. Porca puttana.
“Vieni andiamo in quel pub.”
Entrammo e scegliemmo un posto isolato. Un tavolo con un divanetto.
Ordinammo due birre.
“Non ce la faro’ a berla tutta. La birra mi ubriaca subito e poi non
rispondo di me”
“Meglio. Ma se non ti va ti aiuto io a finirla. Ma preferirei che fossi tu a bere quella mia”
“E se poi non mi controllo?”
“Io non mi controllo gia’ ora”
La trassi a me e la baciai.
Le passavo al lingua sul collo e le accarezzavo le gambe.
“Toccami i seni”
“Ma potrebbero vederti”
Lei apri’ un po’ la camicetta e scosto’ leggermente il reggiseno mostrando un capezzolo.
Se si fosse avvicinato qualcuno avrebbe visto tutto.
“Accarezzami il capezzolo. Guarda com’e’ duro”
Iniziai a toccarlo e stringerlo.
“Piu’ forte, fammi male”
Strinsi il capezzolo forte tra il pollice e l’indice e lei sopiro’.
“Mmmmm siii sono eccitata. Ho una voglia matta del tuo cazzo. Ho voglia del tuo cazzo. Del cazzo. Del tuo cazzo”
Presi una sua mano e me la portai all’altezza dell’inguine.
Abbassai la cerniera e lei la infilo’ dentro. Inizio’ a farmi una sega per come poteva.
La sua mano lo stringeva con forza e faceva su e giu’.
La mia scesa tra le sue gambe.
Arrivai alla mutanda.
“E’ un perizoma” disse
Mi infilai sotto l’inguine e scostai un po’ il filo.
Ora potevo accarezzarle la fica.
Con tre dita unite percorsi su e giu’ le labbra bagnate della vagina.
La sentivo colare in modo eccezionale.
Portai le mie dita bagnate alla bocca.
Le odorai e poi le leccai.
“Porco” disse
E mi infilo’ la lingua in bocca.
“Fammi sentire il gusto della mia fica; ti piace?”
“Si e’ la fica piu’ dolce che abbia mai assaggiato”.
Fermai la sua mano.
“Aspetta non voglio sborrarmi nei pantaloni”
“Allora togli la mano pure tu. Sto per venire anch’io”
Interrompemmo per un attimo.
E di quello doveva avere approfittato il cameriere per avvicinarsi.
“Scusate” biascico’ “stiamo per chiudere… se potete pagare..”
Doveva avere assistito a tutta la scena perche’ aveva una erezione che si vedeva sotto i pantaloni.
E il suo sguardo non si staccava da Veronica.
Quando si allontano’ avvicinai la mano al suo seno e rimisi a posto il reggiseno coprendole il capezzolo.
“Oddio! Pensi che lo abbia visto?”
“Ne sono sicuro. Non hai visto che cazzo grosso che aveva?”
“No quello no. E poi adesso ho in mente solo il tuo. E lo voglio anche dentro di me”
Pagammo il conto e uscimmo.
Continuai a baciarla mentre ci avviavamo alla sua macchina.
Volevamo andare in un posto appartato.
Guidava ancora lei.
Appena fuori dal parcheggio io le dissi:
“Guarda ”
Mi ero aperto la patta e avevo tirato fuori il cazzo.
Eretto. Enorme. Paonazzo.
“Mio dio.”
Continuava a guidare e guardava un po’ la strada e un po’ il cazzo.
La sua mano ingioiellata scese a toccarmi la minchia.
Faceva su e giu’ scappellando il cazzo che era stato troppo tempo chiuso all’interno delle mutande ed aveva un odore forte.
Odore di cazzo.
Lei lo sentiva e mugolava.
“Toccami tra le gambe”
Infilai la mano tra le gambe e poi decisamente due dita nella sua fica che non fece nessuna fatica ad accoglierle.
Ci fermammo ad un semaforo rosso.
“Non resisto” disse lei “voglio leccartelo”
Si abbasso’ e me lo prese in bocca fin quasi alla base.
Sentivo le sue labbra e la sua lingua che lo percorreva per tutta la sua lunnghezza.
Quando scatto’ il verde lei si alzo’.
“E’ buonissimo. Voglio che mi riempi la bocca di sborra”
“Accosta a destra”
Si fermo’ accanto al marciapiede e si chino’ di nuovo a prendermi il cazzo in bocca.
“Brava, leccalo, fammi un pompino, succhialo. Fammi vedere che sei veramente una troia in calore”
A queste parole lei si eccitava, leccava, mugolava.
E apriva le sue gambe invitandomi chiaramente e masturbarla.
Le accarezzai la fica, poi i peli che tirai piano.
Lei mugolo’.
Capii che le sarebbe piaciuto e tirai piu’ forte.
“Ahhhh si fammi male, spaccami”
“Andiamo in un luogo pi’ appartato”
“Si ma tu non smettere”
Cosi’ mentre lei guidava fino ad uno spiazzo appartato io continuavo a tirarle i peli e a infilarle le dita nella fica cercando di arrivare piu’ in fondo possibile.
Appena arrivati dietro una villa lei si appoggio’ con la schiena al finestrino e allargo’ le gambe.
Con due dita scosto’ le mutandine e apri’ la fica.
“Leccamela, fammi godere”
Mi abbassai e appoggiai le labbra alla sua fica leccandole prima il clitoride e poi infilandola dentro.
Insinuai un dito nel suo culo e lo spinsi fino in fondo.
“Sfondami il culo. Sono la tua cagna. Fammi quello che vuoi”
Il succo della sua fica mi colava dappertutto; aveva un sapore dolce e acre insieme, profumava di muschio e miele.
Un suo piede si insinuo’ a toccarmi il cazzo con il tacco.
“Aspetta le dissi”
Le slacciai la scarpa, gliela levai e le leccai il piede.
L’odore mi arrapava.
Slacciai anche l’altra scarpa e lei inizio’ a masturbarmi con i piedi.
“Riempimi la fica”
Le infilai quattro dita nella fica mentre lei se la allargava e si toccava il clitoride.
Eravamo cosi’ eccitati che quasi urlavamo.
Lei continuava a dire frasi sconnesse e oscene.
Voleva che le spaccassi la fica che gliela allargassi.
“Mi stai facendo venire con le dita”
“Io sto per sborrare”
“Vienimi addosso, dammela tutta, sporcami con il tuo sperma”
“Sei una cagna”
“Siiii una cagnaaahh, una puttana, che vuole la tua sborra”.
Dal mio cazzo partirono tre lunghi spruzzi che si spalmarono tra i suoi capelli e sul suo seno.
“Spalmamelo addosso”
Mentre con la mano sinistra le spalmavo lo sperma sul petto le avevo infilato l’indice e il medio della destra nella fica e l’anulare ed il mignolo nel culo.
“Cristo vengo”
Inizio’ a sussultare come avevo immaginato al telefono.
Il suo corpo scosso da fremiti a breve distanza tra loro che le facevano quasi sbattere le testa contro il vetro.
Quando riusci’ a calmarsi un po’ disse:
“Ora ti pulisco” e scese a leccare tutto lo sperma che era uscito senza spruzzare succhiandolo dal mio cazzo ancora mezzo teso e leccandolo tra i peli dove era scivolato.
Poi mi guardo’ si avvicino’ alla mia bocca e mi disse.
“Tieni assaggialo pure tu” e nel mentre mi baciava in bocca.
Prima di lasciarmi mi bacio’ un’ultima volta.
“Comunque era vero”
“Cosa?”
“Che hai un cazzo bellissimo. Belcazzo! Mai nome fu piu’ azzeccato”
Fu l’inizio di una eccitantissima amicizia.

Occhi indiscreti

Delia è una ragazza da tutti considerata molto bella. Il suo viso da bambina spesso illude chi la conosce per la prima volta: ha 22 anni, ma molti non gliene darebbero più di 15 o 16 .
I lunghi capelli biondi le arrivano quasi fino ai fianchi, spesso nascondendo due profondi occhi azzurri e un viso d’angelo che farebbe innamorare chiunque.
Vive in una famiglia modesta: il padre è un meccanico, la madre è casalinga; non ha fratelli o sorelle.
Timida di natura, faticosamente ha vinto questa sua timidezza al fine di cercare un lavoro che le permettesse d’aiutare i propri genitori, date le ristrettezze economiche in cui la sua famiglia versa.
Ha, quindi, trovato lavoro come domestica presso un’agiata coppia di giovani coniugi che vive dall’altra parte della città.
Il suo lavoro consiste nel recarsi il lunedì ed il martedì presso la coppia ed occuparsi del giardino circostante la casa.
E’ un lavoro duro perché deve occuparsi di un grosso appezzamento di terra, nonché delle piante che, grazie al lavoro del precedente giardiniere, sono ben curate in una piccola serra ad un centinaio di metri dalla casa.
L’autobus che la porta a lavoro ha una fermata un po distante dalla casa, così Delia è costretta a percorrere circa un chilometro a piedi e lungo questo tragitto non può fare a meno di notare le villette che si affacciano sul viale che la porta alla casa dove lavora.
Quest’ultima è decisamente meno sfarzosa delle altre, ma la cura del prato che la circonda la rende sicuramente la più bella.
Il cancello che separa il giardino dal viale è molto pesante e Delia fa sempre un grande sforzo per aprirlo.
Una mattina, Delia arrivò in anticipo presso il cancello della villa e, non volendo disturbare i due coniugi, decise di aspettare un po prima di entrare. Ma il tempo passava lentamente e il cielo, scuro già dall’alba, minacciava pioggia da un momento all’altro.
Così fu, infatti, dopo qualche istante e Delia, per cercare riparo, aprì il cancello e corse verso la casa.
Di solito, al suo arrivo, si recava direttamente nella piccola serra, dove più tardi, l’avrebbe raggiunta la padrona di casa per salutarla, prima di andare col marito al teatro.
I due coniugi, infatti, erano due ballerini professionisti che stavano preparando uno spettacolo insieme alla loro compagnia.
Delia trovò riparo sotto il porticato e pensò che, giacché si trovava là, poteva avvertire i padroni di casa che era arrivata.
Bussò col pugno alla porta e aspettò che qualcuno le aprisse, ma ciò non accadde.
La porta non era chiusa a chiave, quindi Delia entrò e timidamente chiese: “C’è qualcuno?”.
Non ci fu risposta, ma udì delle voci provenienti dal piano di sopra.
Vincendo la propria timidezza, decise di salire al piano di sopra, facendo attenzione che i gradini in legno della scala non facessero rumore.
Giunta al secondo piano non udì più le voci, ma si accorse di un rumore d’acqua che scorreva, proveniente dal bagno.
In silenzio accostò l’orecchio alla porta e quest’ultima si aprì quel tanto da permettere a Delia di vedere l’interno del bagno.
Fuori non pioveva più già da qualche minuto, anzi, il cielo, prima completamente coperto, si era aperto in più punti e la luce del sole ne passava attraverso.
Un raggio di sole investì la finestra del bagno ed, entrando al suo interno, illuminò tutta la stanza proprio mentre Delia scostava la porta socchiusa.
Ne rimase accecata perché le mattonelle bianche del bagno fecero da specchio, così, per qualche secondo, Delia non riuscì a vedere nulla.
Quando i suoi occhi si furono abituati, mise a fuoco la figura di un uomo seduto sul bordo della vasca con le gambe un po divaricate ed i piedi sul fondo della vasca.
L’uomo, completamente nudo, le dava le spalle, ma aveva
la testa leggermente in dietro, così Delia riconobbe il padrone di casa, Luca.
Pensò che se la moglie, Anna, l’avesse sorpresa mentre spiava suo marito, sicuramente si sarebbe infuriata. Delia
Fece per andarsene, ma, con la coda dell’occhio, si accorse di uno specchio nel bagno che era di fronte, o quasi, a
Luca.
Anna, per quel che Delia poteva vedere nello specchio, era inginocchiata nella vasca, di fronte a suo marito, e aveva la testa fra le gambe di lui. A quel punto la perversione di Delia prese il sopravvento, abituata a raccontare storie porno per telefono con www.numeroerotico.it non resistette a gustarsi tutta la scena.
Nascosta da Luca, Anna era invisibile agli occhi di Delia, che però poteva osservare cosa stesse facendo grazie allo specchio.
Con i capelli tirati in su, Anna teneva il pene di suo marito in bocca e lentamente lo estraeva, per poi tornare ad avvolgerlo con le labbra.
Con una mano sollevò il pene e con la lingua cominciò a leccargli lo scroto. Le gambe
e il corpo di Luca tremavano di piacere, mentre le mani si aggrappavano al bordo della vasca e la schiena si inarcava, come a offrire meglio il pene alla bocca di Anna.
Luca sembrava che stesse per scoppiare, ma Anna si fermò e si alzò in piedi davanti a lui.
Delia capì all’istante che, una volta in piedi, Anna l’avrebbe potuta scorgere, così socchiuse la porta per non farsi vedere.
Ora era appoggiata con le spalle al muro che separava il corridoio dal bagno.
Pensò che era meglio andare subito nella piccola serra, ma era troppo eccitata, così si inginocchiò e continuò ad osservare ciò che avveniva nel bagno attraverso il buco della serratura.
Anna era ancora in piedi di fronte a Luca, che ora la stava baciando sul ventre.
Delia non poté fare a meno di notare la bellezza del corpo di Anna: era decisamente alta, quasi quanto il marito, che sfiorava il metro e 85, ed aveva un seno prosperoso, ma soprattutto straordinario per quanto era sodo.
I capezzoli erano circondati da piccole aureole, che Luca cominciò a leccare dolcemente, mentre Anna gli teneva la testa con le mani.
Le gambe meravigliosamente affusolate terminavano verso un triangolo di peli neri che nascondevano la vagina.
Luca abbandonò il seno e girò quel corpo statuario per godersi la vista di quella che Delia pensò essere le più belle natiche che avesse mai visto.
Anna si piegò in avanti offrendo una visione migliore a Delia e anche a Luca, che cominciò a mordere dolcemente la carne che aveva di fronte.
Con la lingua si insinuò fra le labbra della vagina e Anna, che, come Luca, fino ad ora era rimasta quasi in rispettoso silenzio, cominciò a gemere dal piacere, muovendosi lentamente in avanti e in dietro.
Luca cominciò a leccare con più foga e Anna, presa anche lei dall’aumentare del ritmo con cui suo marito la faceva godere, si aggrappò con le mani al bordo della vasca per non cadere.
Ad un certo punto Anna non resistette più e staccò la sua vagina da quella lingua che la penetrava così incessantemente, forse temendo di raggiungere troppo in fretta l’orgasmo.
Si girò vero Luca e Delia poté notare che il suo viso si era fatto quasi paonazzo.
Forse perché accaldata, Anna si immerse nell’acqua della vasca e ne riuscì immediatamente, tornando in piedi davanti a Luca.
Egli le cinse i fianchi con le mani, aiutandola a sedersi sopra di lui, mentre Anna con una mano prese il pene per condurlo al suo interno.
Il membro toccò con la punta la morbida e rosea carne che sua moglie gli offriva e scivolò dentro la vagina lentamente, mentre i due amanti cominciavano a gemere.
Rimasero immobili per qualche secondo, con il pene di lui completamente all’interno di lei, tanto che Luca sentì il contatto fra le natiche di Anna ed il suo scroto.
Entrambi non si mossero, riuscendo a percepire le contrazioni dell’uno e dell’altra, poi Anna cominciò a sollevarsi sul membro di Luca, tornando ad avvolgerlo interamente. Il suo movimento, dapprima semplicemente verticale, divenne circolare.
Luca aveva la testa immersa fra i seni di Anna: cominciò a leccarli avidamente, mentre Anna gli teneva la testa.
Il ritmo si fece incessante, tanto che le gambe di Luca, scosse dai colpi di sua moglie, muovendosi all’interno della vasca, ne fecero cadere fuori dell’acqua, mista a schiuma.
I due ansimavano violentemente e quando Anna, improvvisamente, si fermò, i loro gemiti cominciarono a calmarsi e i due si ritrovarono abbracciati, quasi stravolti.
Delia pensò che tutto fosse finito, che era il caso di staccarsi dalla porta per andare nella serra, prima che i due uscissero dal bagno e la sorprendessero; ma la visione di quei magnifici corpi aggrappati l’uno all’altro l’aveva immobilizzata.
Dopo poco, notò che Anna stava parlando nell’orecchio di Luca: si guardarono negli occhi e si fecero un cenno d’intesa. Anna si sfilò da sopra Luca ed entrò carponi nella vasca.
Accentuò talmente l’incurvatura della schiena, che dalla superficie della vasca, completamente coperta di schiuma, ne uscirono fuori solo la testa e le natiche.
Luca si inginocchiò dietro di lei e con una spugna cominciò a massaggiarle la schiena; poi abbandonò la spugna e con una mano prese il pene e cominciò a strofinarlo su Anna, sulle sue morbide natiche e sulla vagina, quasi sommersa dalla schiuma.
Con l’altra mano carezzò lo sfintere, lo massaggiò, lo insaponò e, infine, ci spinse dentro un dito.
Anna cominciò a muoversi su quel dito e contemporaneamente Luca la penetrò col pene che aveva raggiunto nuovamente la piena erezione.
Si muoveva lentamente, cercando di percepire le contrazioni della moglie e, quando sentì che queste si facevano più frequenti, tolse il dito dalla stretta apertura e con entrambe le mani afferrò i fianchi di Anna muovendosi più velocemente e penetrandola con più vigore.
I loro gemiti tornarono a farsi sentire, disturbati solo dal rumore dell’acqua che muovevano nella vasca.
Delia notò che si stava eccitando e, sollevatasi la gonna fino ai fianchi, si infilò una mano nelle mutandine, cercando con le dita di massaggiarsi il clitoride.
Nel frattempo Luca continuava a penetrare Anna da dietro, eccitato anche dal contatto che le natiche di lei avevano con il suo inguine.
Mentre Delia continuava a masturbarsi, Luca sfilò il suo membro da Anna, che si alzò in piedi assieme a lui.
Restarono nella vasca e si misero l’uno di fronte all’altra: Anna lo abbracciò e si aggrappò a lui, sollevando le gambe e circondando il suo corpo.
Luca con una mano la aiutò, sostenendola da sotto, con l’altra indirizzò in pene dentro di lei, che lo accolse con un piccolo grido.
Delia era vicina all’orgasmo, ma decise che sarebbe venuta contemporaneamente la coppia.
Con la schiena appoggiata alla parete ed il peso di Luca sul suo corpo, Anna aveva il respiro affannoso.
Il suo amante la stava battendo con forza e lei ne era ancor più eccitata. Incitato dai gemiti di lei, Luca osservava con libidine il movimento del suo membro che entrava e usciva e che, ad ogni movimento, strappava un grido strozzato alla sua compagna.
Luca incrementò ancor più il ritmo, anche il suo respiro divenne più affannoso; Anna aveva, invece, cominciato ad urlare ad ogni colpo infertole.
Il tutto sembrò non dover finire mai, ma ad un certo punto Luca rallentò e cercò di penetrare Anna più di quanto gli fosse possibile; lei gli si aggrappò addosso con più forza e poi entrambi vennero.
Scivolarono nella vasca esausti, mentre Delia, al di là della porta, raggiungeva anche lei l’orgasmo e si sentì stravolta come se anche lei fosse stata in quel bagno.

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