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Racconti di sculacciate: Ellen e Thomas

Il bel racconto che segue è stato scritto da Geronimo: vi lascio alla lettura non senza aver fatto i complicementi a Geronimo per il bel racconto.

Chattanooga, Tennessee. Maggio 1960
Thomas odiava la propria matrigna, Ellen, ma allo stesso tempo la desiderava come nessun altra. Le ragazze della sua età, aveva ormai quasi 18 anni, gli apparivano delle mocciose insignificanti, nessuna di loro sapeva baciare come Ellen…Nessuna di loro sapeva essere crudele e perversa come Ellen.
Ellen, che aveva ormai 38 anni, era stata sposata in seconde nozze dal padre di Thomas 10 anni prima. L’uomo, proprietario di una florida azienda produttrice di componenti meccanici per macchinari agricoli, aveva perduto la prima moglie quando il figlio non aveva ancora compiuto tre anni. Ellen Era una “straniera”, nel senso che proveniva dalla Virginia, ma aveva saputo farsi accettare dalla buona borghesia di quella sonnolenta cittadina di provincia del sud-est del Tennessee. Le sue nobili origini – la famiglia della donna era appartenuta in passato all’aristocrazia terriera del vecchio sud – i suoi modi ricercati ma affabili allo stesso tempo, caratterizzati da una studiata semplicità e da un apparente perbenismo, avevano positivamente impressionato i suoi nuovi concittadini con una sorprendente rapidità nonostante la proverbiale diffidenza dei provinciali.
Pochi però ne conoscevano il carattere duro e calcolatore e l’atteggiamento ambiguo e morboso, soprattutto nei confronti del piccolo Thomas. Anche Ellen era rimasta presto orfana. Il suo tutore, il pastore Robbins della Chiesa evangelica, personaggio d’inflessibile ed implacabile severità, non aveva di sicuro risparmiato la frusta nell’educarla. Adesso toccava a lei impartire la disciplina. Ogni pretesto era buono per punire il figliastro o farlo punire dal padre. Quando l’uomo era prematuramente scomparso a causa di un infarto sette anni prima, Ellen si era impossessata della casa e del patrimonio. Il testamento l’aveva nominava tutrice fino al 18 esimo anno di Thomas, cosicchè la donna potè spadroneggiare a lungo mantenendo con non poca abilità una maschera di sfortunata vedovella virtuosa, dedita all’educazione di un fanciullo non suo ed alla beneficienza nei confronti dei più bisognosi. Per un po’ di tempo lo sceriffo della contea, con grande e lodevole altruismo, si era adoperato per consolarla e Thomas aveva potuto constatare quanto il brav’uomo fosse di conforto ad Ellen dal volume delle risate che i due si facevano in camera da letto all’inizio di ogni visita. Poi, chissà perché, tutte le volte dalla stanza chiusa a chiave cominciavano a provenire strani mugolii e grugniti. A Thomas ci volle qualche mese per capire la reale natura di quegli atti consolatori.
Quanto a lui, ovvero Thomas, invece, prendeva un sacco di botte, di santa ragione e senza pietà, per un motivo o per un altro.
A parte i ceffoni e le tirate di capelli quasi quotidiani, il figliastro dovette sopportare frequenti, lunghe e dolorose sedute di sculacciate a sedere rigorosamente nudo, non di rado in presenza di estranei. In quei casi la perfidia della matrigna superava ogni limite. Thomas era costretto a denudarsi le parti intime davanti alle amiche di Ellen o davanti ai cuginetti, a chiedere di essere punito per i propri peccati ed ad offrire alla matrigna lo strumento della correzione, che variava spessissimo per non annoiare la zelante educatrice: Cinghia, battipanni, mestolo di legno, spazzola per capelli, spazzola da bagno, racchetta da ping pong, verga di salice, cavo elettrico, frustino da equitazione. Le uniche costanti erano il suo culetto nudo e il colore viola che assumeva dopo le batoste inflitte dalla donna. Raramente usava le mani, che comunque in quella circostanza erano sempre piene di anelli, sembrava quasi che l’unica occasione e motivo per cui li portasse fosse proprio quella. Infine dopo ogni correzione doveva ringraziare baciando la mano dispensatrice di castighi.
Fu all’età di 16 anni che Thomas venne infine introdotto dalla matrigna ai piaceri del sesso.
Ellen stava facendo il bagno al figliastro come al solito, e come accadeva sempre più spesso, la donna non perdeva occasione per tormentare l’apparato riproduttivo del ragazzo. Già, il giovanotto stava diventando un bocconcino sempre più appetitoso. Thomas aveva tentato di ribellarsi in passato, ma gli energici scapaccioni della donna avevano presto sedato ogni velleità di protesta. Stavolta però quando il giovane si erse dalla vasca per essere asciugato, le dimensioni del pene, completamente eretto, apparvero alla matrigna davvero ragguardevoli. Il bastone turgido e nodoso svettava come una minacciosa e splendente lancia. Ellen si inginocchiò senza distogliere lo sguardo, neanche per un solo istante, da quella meraviglia. Voleva gustarselo pienamente e con tutta calma. La bocca fagocitò i testicoli del ragazzo come un serpente farebbe con un povero pulcino, Thomas sentì la lingua della donna che slappava lentamente le palle mentre il dito medio della mano sinistra di lei si faceva strada tra le natiche e si insinuava progressivamente nel retto. Una sensazione strana, fastidiosa eppure, piacevole, molto piacevole, per quello sbarbatello di Thomas. Poi l’ esperta amante prese a titillare il glande in punta di lingua e si introdusse l’asta in bocca guidandola con la mano destra. Cominciò a fare su e giù, su e giù con le labbra che avvolgevano il cazzo come ventose e Thomas chiuse gli occhi, credendo di morire. Infine Ellen si tolse il pene di bocca un attimo prima dell’eiaculazione e lo masturbò ferocemente facendolo schizzare sul pavimento.
Di questo episodio la donna e il figliastro non parlarono più per diversi giorni come non fosse accaduto nulla, ma mentre Thomas guardava la matrigna con grande imbarazzo, la donna si comportava con estrema naturalezza continuando come prima a dispensare al ragazzo rimproveri, sberle e dure sculacciate. Erano trascorsi ormai una decina di giorni da quell’evento, quando Thomas si sentì chiamare dalla matrigna con un tono di voce insolitamente pacato, quasi tenero. Ellen era in camera sua, stesa sul letto completamente nuda. – Dio quant’è bella – pensò Thomas, i cui sentimenti verso la matrigna erano quanto mai contrastanti: paura, avversione desiderio, ammirazione, ripulsa morale, sensi di colpa. Un groviglio inestricabile per un giovanotto di provincia che giocava a baseball ed andava a messa con una certa regolarità. – Avvicinati dai, non ti mangio mica – lo invitò con un tono di lieve derisione la matrigna. – Devo insegnarti alcune cosucce interessanti che non si trovano sui libri. Non voglio che il mio figliastro faccia brutte figure con le puttanelle bifolche di questa città! – Ellen rise sguaiatamente, evidentemente compiaciuta del proprio greve sarcasmo, irritando per un momento Thomas, che cominciava ad esse stufo di essere trattato come un moccioso, ma si trattò solo di un attimo. La visione del corpo ancora appetitoso della matrigna, offerto così oscenamente al suo sguardo, cominciò a produrre il suo naturale effetto a livello inguinale. La pelle della donna era rosa pallido la qualcosa faceva risaltare ancor di più le macchie rosso-rubino delle labbra e delle unghie dei piedi e delle mani perfettamente smaltate. – Come on baby!- lo esortò ancora la matrigna. Ellen gli porse i bei seni dai grandi capezzoli scuri che erano ancora discretamente sodi, seppure il tempo implacabile ne avesse sensibilmente ridotto l’originario turgore. Thomas prese a palparli, dapprima timidamente, poi con maggiore energia. – Bravo piccolo, ora afferra i capezzoli, tirali un poco…Ahi, mmh così, piccolo bastardo!. Ora portateli alla bocca, così, dai!, succhiali, dai, lecca l’aureola, mmmh così,…non sbavare troppo!- Ellen allargò le cosce esibendo una grassa vulva ricoperta da una folta pelliccia ricciolina, castano-scura ed intimç al ragazzo: – leccami li, forza, o hai la lingua solo per dire stupidaggini?- Thomas avvicinò il viso guardingo a quell’antro di misteriose delizie. Aveva visto solo una volta da vicino la “pussy” di una compagna di classe, ma non era neppure lontanamente paragonabile a quel sesso di donna così grande e già imperlato di secrezioni. Il forte odore di femmina e la voglia smaniosa della matrigna che lo incitava, lo spaventarono un poco. Poi, con decisione, Ellen afferrò i capelli del giovane e ne spinse la faccia sul proprio sesso. Thomas cominciò a leccare a casaccio assaporando il gusto acre e forte di mare. Ellen lo guidò con la voce e con la mano e allargandosi le labbra con le dita a forbice disvelò il grilletto. Cominciò a sussultare quando finalmente le labbra e la lingua di Thomas si mossero ad accerchiare efficacemente il bersaglio, a sfiorarlo con maliziosa delicatezza. – Ora basta giochetti, prendimi Thomas, prendimi, ti voglio dentro di me! -. In un attimo il ragazzo si adagiò sul morbido e caldo corpo della bella matrigna. La mano di Ellen guidò il membro del giovane amante dentro il proprio sesso, le sue braccia e le gambe l’avvolsero come tentacoli mentre inarcava leggermente la schiena. Il ragazzo non ebbe bisogno di ulteriori incoraggiamenti per fare fino in fondo il proprio dovere. Quella femmina gli risucchiava l’anima. Una lunga serie di brevi e possenti spinte pelviche ed Ellen urlò, un urlo simile ad un ruggito rabbioso. Thomas venne pochi secondi dopo.

Tutto questo era successo un anno e mezzo prima. Da allora Thomas era diventato il giocattolo preferito di Ellen. Continuava a punirlo con la consueta severità, poi però facevano l’amore in una maniera totalmente appagante. Thomas appariva completamente soggiogato. Si eccitava già al momento in cui Ellen gli intimava di togliersi i pantaloni e le mutande e di stendersi sulle sue ginocchia. Quando si tirava su la gonna scoprendo le gambe avvolte nelle calze di seta color carne, Il pene del ragazzo era pienamente eretto. Ellen lo faceva stendere sulle gambe in modo che il membro fosse chiuso nella dolce morsa delle cosce nude . Solo allora tra un rimprovero ed un insulto la spazzola, il mestolo o il frustino cominciavano la propria opera punitiva. Ellen picchiava duro, senza tregua, senza una pausa fino a che le chiappe e le cosce del giovane non erano adeguatamente gonfie e segnate, fino a che non cominciava a piangere, il residuo orgoglio spezzato, fino a che ellen non si sentiva sciogliere tra le gambe come una cascata al momento del disgelo. Allora faceva alzare Thomas e ne afferrava il pene. Era il suo scettro. E copulavano selvaggiamente.
Ma Thomas stava cambiando.

Finalmente giunse il giorno del 18esimo compleanno. Thomas si era ulteriormente irrobustito ed ora misurava poco meno di sei piedi. Si era informato dal notaio Donovan; era lui il padrone di casa. Ellen non aveva alcun diritto salvo la legittima in denaro. Il giovane si sentiva scisso. Il Thomas succube e masochista si era rivelato e manifestato in pieno ma c’era un altro Thomas che voleva emergere prepotentemente e questa seconda persona aveva un obbiettivo preciso:Ellen.

Ellen era furiosa. Thomas avrebbe dovuto portarla a far compere. Sabato voleva andare al lago con l’avvocato Mortimer, un vecchio coglione pieno di soldi da tempo vedovo. Doveva assolutamente accalappiarlo. La legittima lasciatale dal padre di Thomas si era di molto assottigliata e non era sicura di poter arraffare i soldi del ragazzo, si stava rendendo conto di cominciare a perderne il controllo. Ma c’era dell’altro; in fondo non voleva danneggiare il figliastro, nei suoi confronti aveva ormai sviluppato una forma di morboso affetto un attaccamento bizzarro. Era roba sua, era sua proprietà, si era persino scoperta gelosa delle ragazzotte che lo adocchiavano. Al momento però gli avrebbe rotto il battipanni sul sedere nudo così avrebbe imparato a rispettare gli orari imposti dalla sua padrona.
Stava già pregustando la punizione esemplare che gli avrebbe inflitto, quando Thomas entrò sbattendo la porta e guardandola con strafottenza, la canzonò – Oh mamy ti si è spazientita?. Quanto mi dispiace!. Mi dispiace annunciarti che d’ora in poi chi comanderà in questa casa sarò io. Sono stato dal notaio Donovan ed anche in banca. So tutto. – Ellen trasalì, rimase in silenzio per una lunga frazione di secondo. Poi reagì: – Ma come ti permetti razza di topo di fogna!- e mollò un sonoro ceffone a Thomas il quale, per la verità, non si scompose affatto e tornò a fissarla negli occhi con la stessa espressione di sfida precedente. Ellen, esasperata, cercò di colpire nuovamente il giovane ma stavolta la mano destra di lui le bloccò l’avanbraccio in una morsa d’acciaio. – Lasciami! Lasciami!- .Ogni tentativo di divincolarsi si rivelò inutile, anzi la stretta cominciò a farsi sempre più forte e dolorosa. – Da quando non prendi una bella razione di cinghiate a culo nudo, Ellen? – le chiese a bruciapelo Thomas. – tu non puoi…- balbettò la donna – Noo?. Però lo voglio. Se vuoi restare in questa casa mi dovrai obbedienza assoluta, sotto pena di severe punizioni corporali. Altrimenti, fuori dalle scatole con i pochi soldi che ancora non hai sperperato!- Ellen si sentì impotente, piena di rabbia ma anche… si, di desiderio, voleva essere punita, voleva essere in balia di quel giovane bello e prepotente. Ma ancora il residuo orgoglio la induceva a resistere – Io ti denuncio, dirò tutto allo sceriffo!- Thomas le rise in faccia. – Il tuo ex amante ha ben altro a cui pensare! È nei guai fino al collo per quella storia di mazzette e per abuso di potere e poi sei stata proprio tu a dargli il ben servito!. Lo hai già dimenticato? – Ellen si arrese. Thomas non era più il povero vitellino fragile e indifeso con il quale si era trastullata soddisfacendo le proprie bizzarre voglie. Ora era un toro furioso. Ellen si sentì sciogliere il ventre. Cominciò a sudare. In quel momento voleva soltanto sentirsi sottomessa. Thomas la piegò ventre sul tavolo. Le tirò su le sottane, le strappò le mutande. – Gran bel culo, mamy – disse Thomas, calcando la voce sulla parola “mamy” (Ellen detestava quel vezzeggiativo). Ma è un po’ troppo bianco, vediamo di dargli un po’ di colore. Ellen sentì dapprima l’aria fresca del tardo pomeriggio che le accarezzava la pelle nuda, Poi la carezza bruciante della prima cinghiata. Ellen si sentì bagnata tra le cosce. Erano passati molti anni dall’ultima punizione del suo tutore, il pastore Robbins. Ogni pretesto era buono per lui, per picchiarla sul sedere nudo. Chissà se si era mai reso conto che alla sua protetta piaceva, che si masturbava dopo ogni battuta. Thomas la frustò a lungo e senza contare le cinghiate che si abbatterono secche e veloci e implacabili, sulle chiappe e sulla parte alta delle cosce, senza quartiere, senza pietà, senza fine. Il culo di Ellen era grande e dalle forme generose. Solo un principio di pinguedine e qualche smagliatura ne incrinavano la bellezza. Thomas si sentiva felice come un bambino mentre lo batteva così forte. Che gioia sculacciare Ellen!
Solo quando le basse terga di Ellen furono completamente arrossate e di un rosso cupo con varie striature violacee, Thomas posò la cinta. Ellen non aveva mai supplicato. Si alzò, il viso lucido di lacrime, e trasse a sé il volto del ragazzo. Lo baciò e lui rispose al bacio. Poi la mano destra di lei cominciò a sbottonare la patta dei pantaloni. Mentre ne traeva la verga e cominciava a manipolarla sapientemente, Thomas iniziò a recitare le regole: – Esigo che tu tenga la casa in perfetto ordine; Non dovrai portare uomini in camera da letto; dovrai prepararmi la colazione tutte le mattine; dovrai lavarmi la biancheria intima a mano, dovrai soddisfarmi ogni qual volta ne abbia voglia; dovrai abbassarti o toglierti le mutandine per essere sculacciata o frustata al minimo cenno; Dovrai chiamarmi “mio signore” e non più Thomas; Dovrai…do…dicevo…no.. aspet…ohh!, si,… così……mmmh!… Ricordami di darti altre trenta cinghiate quando avrai…. finito…oh…Oh my god!.