Archivi del mese: ottobre 2014

Racconti di sculacciata: Anni ’50

Ripropongo oggi un grande racconto di Geronimo: un bel racconto di sculacciata che lascio alla vostra lettura.

Finalmente! Oggi sono stata al Cinema per ben due ore a pomiciare con il mio “lui”, Marco. Come bacia bene, cribbio! E che bel biscione che deve avere tra le gambe. Peccato non averlo potuto vedere nel buio della sala. Certo che ha delle mani che sembrano tentacoli. Me le ha infilate dappertutto. Sono ancora bagnata tra le gambe. Come mi piacerebbe farci l’amore!. Questi sono i pensieri di Elena mentre stà tornando a casa in una domenica di pioggia dell’aprile del 1959 in una imprecisata città del Nord Italia. Elena ha 18 anni, è castana, di capelli e di occhi, altezza media, terza di reggiseno, nasino all’insù. Carina, molto carina, nulla di più nulla di meno. Ha una sorella, Maria, gemella eterozigote. In pratica sono nate a distanza di pochi minuti l’una dall’altra ma da due ovuli diversi. Si somigliano ma non sono identiche, almeno nell’aspetto, e per la verità differiscono alquanto anche nel carattere, ma sono piuttosto solidali. Non sempre accade tra sorelle. Entrambe sono inquiete e vitali, entrambe subiscono il ferreo regime disciplinare della madre. La Signora Matilde. Il padre, un colonnello dell’areonautica, non c’è in pratica mai. Ma in casa vige egualmente un clima a dir poco militaresco. Tutto dev’essere sempre in perfetto ordine, i voti scolastici non possono scendere mai al di sotto del sette, gli orari devono essere rispettati al minuto. E’ vietato fumare, è “severamente” vietato frequentare ragazzi, specie se non sono di buona famiglia e conosciuti ed approvati dalla mamma – e il “lui” di Elena, figlio di un ferroviere, oltretutto comunista o socialista (comunque un sovversivo) non rientra certamente nella categoria approvata dalla madre -. Per ogni mancanza arrivano le botte, tante, tantissime ed elargite con particolare generosità dalla mamma e qualche volta dallo zio Piero. A parte qualche scapaccione e qualche sberla, la signora è solita punire le figlie a suon di durissime sculacciate inflitte con il mestolo di legno o il battipanni, rigorosamente a sedere nudo. E fino a che i poveri culotti non sono rossi come peperoni maturi non c’è verso che la mammina la smetta di picchiare. Lo zio, invece, che per fortuna va a trovarle solo ogni tanto, ha due mani che sembrano pale di acciaio e molla certi sculaccioni da far vibrare le chiappette delle nipotine come due colline terremotate. Talvolta le ha cinghiate sul sedere e sulle cosce ma lasciandole indossare le mutandine.
Elena sta, appunto, tornando a casa. Alla madre ha raccontato un sacco di balle. L’alibi è semplice: E’ stata al cinema Eden a vedere “La gatta sul tetto che scotta” insieme alla sorella ed all’amica del cuore di quest’ultima, Irene. In realtà Maria ed Irene sono andate al Luna Park insieme ad alcuni ragazzi conosciuti sul tram tre giorni prima. Elena non ricorda assolutamente nulla del film a parte il titolo, era troppo occupata a fare altro. Del resto non gli è mai importato un gran ché del cinema. Però doveva ammettere che l’attore protagonista era molto bello, Paul Newman, si chiama, si, ma il personaggio era un Cow Boy, un poliziotto o chè?, boh! Tanto la mamma non ne capisce niente e potrà raccontarle tutte le cavolate che vuole!. All’angolo prima di arrivare al palazzo dove abitano. Elena si incontra con la sorella. Devono rientrare insieme, ovviamente. – Ma come ti sei conciata ?! – prorompe Elena non appena vede arrivare Maria bagnata fradicia. – Ehmm…siamo stati sorpresi dalla pioggia. – fa niente – risponde Elena – diremo che un automobile ti è passata accanto centrando in pieno una pozzanghera – E’ un motivo plausibile, funzionerà – conferma Maria.
Le due bugiardelle entrano in casa sicure di farla franca. La madre le attende seria e inappuntabile come sempre con la sua permanente fresca di parrucchiera, il rossetto appena accennato gli orecchini di madre perla. Rimprovera blandamente Maria per la doccia fuori programma e chiede distrattamente se il film fosse loro piaciuto e quali fossero gli interpreti – Elena esita un attimo, poi risponde sicura con un po’ troppa enfasi: – Paul Newman e Marylin Monroe! – Davvero?- la domanda,formulata con un tono di voce vagamente sarcastico, proviene da dietro la poltrona rivolta alla finestra e dalla quale si levano volute di fumo di sigaro toscano. “-Oh, no! – pensa Elena, – siamo fottute!- E’ lo zio Piero, gran fiuto per le bugie e come se non bastasse esperto di cinema. Elena sa che si vede almeno due film a settimana. Se almeno avvertisse prima, quando và a trovare la cognata!. La frottola rischia di essere scoperta subito con dolorose conseguenze. Lo zio si alza in piedi quasi di scatto malgrado la sua mole e pianta gli occhiacci grigi prima in quelli di Elena, poi in quelli di Maria. – Mi risulta che la protagonista femminile sia Liz Taylor, e certo non si può dire che le due attrici si somiglino molto… e sentiamo… qual è il personaggio interpretato da Newman?. Maria tace, Elena balbetta – Un…poliziotto? – No!- il commesso viaggiatore? – sbagliato! Il giornalista? – Neanche per sogno!. E’ un giocatore di football americano! Mi prendete per un pirla?. Fuori la verità! – La madre comincia a spazientirsi, – Dove diavolo siete state disgraziate! – Gli occhi della Sig.ra Matilde si accendono d’ira, la bocca serrata in una smorfia di rabbia che non lascia presagire nulla di buono. Maria comincia a piagnucolare scuse. “- Ma…Ma Elena si dev’essere addormentata, per questo non ricorda…l’ho sentita russare e i vicini di posto si sono lamentati perché disturbava!…Se non ci credi telefona ad Irene! – esclama con finta indignazione. – Lo faccio subito, ci puoi giurare! Risponde la madre. L’amica di Maria era stata istruita sul piccolo sotterfugio, c’era solo da sperare che quella svampita si ricordasse il titolo del film. La mamma va a telefonare in camera. Dopo un venti minuti di telefonata, la Signora Matilde torna in sala, alza il ricevitore dell’apparecchio posto sul comò e lo porge a Maria. Dall’altra parte della linea si odono solo strilli e una serie di slash, Slash.Un suono tristemente familiare per Maria che ricomincia a piagnucolare. La mamma riprende la cornetta e fissa severa la figlia. – Irene ha confermato che siete andate al cinema, solo che il film che avreste visto è di Totò e il cinema è l’Odeon!. Naturalmente mi sono fatta passare la madre e le ho spiegato quale fosse la verità. Quella brava donna ha promesso che avrebbe fatto il culo a strisce alla figlia a forza di cinghiate e a quanto pare ci sta mettendo il giusto impegno!- dice sogghignando. La Sig.ra Matilde si avvicina alle figlie e le molla due sonori ceffoni. Ormai ha capito tutto. – Elena, sei andata a spasso a pomiciare con il figlio del ferroviere, vero?.Nessuna risposta. Parte un altro ceffone. – Ahia!, si, dentro al cinema!- Maria, tu hai coperto tua sorella, come sempre, vero?- Maria si affretta a confermare annuendo con decisione.
– Levatevi le mutande, svelte e piegatevi sul tavolo! Vado a prendere il battipanni. Piero, 50 cinghiate ciascuna e picchia sodo!- Noo! Mamma a culo nudo noo! Perdono, perdono!. Maria supplica. Elena invece è spaventata ma anche stranamente eccitata. Quando lo zio Piero si sfila la cinghia di pelle marrone e sferza l’aria, Elena chiude gli occhi per un attimo. Oh, se solo fosse Marco!. Una volta posizionate lo zio tira su le gonne. I polpacci delle ragazze sono avvolti in lunghi calzettoni color fucsia per Maria e bianchi per Elena. Le calze da donna sono assolutamente proibite.
Le cinghiate cominciano a piovere senza sosta, forti e veloci, sulle rosee chiappe delle due sorelle. Anche la parte superiore delle cosce viene cinghiata a dovere. Maria ogni tanto cerca di ripararsi le chiappe cosicchè anche le mani sono presto rosse e doloranti. Elena, invece si limita a gemere. La sponda del tavolo è bagnata dai suoi umori. E’ concentrata sul proprio dolore, sulla propria umiliazione, chiude gli occhi e immagina che sia Marco a punirla per poi penetrarla da dietro come ha visto fare agli animali in calore. Lo zio Piero è assai meticoloso nell’applicare le frustate. Cerca di variare i punti d’impatto sui due graziosi bersagli in modo che la colorazione dei giovani sederi risulti più uniforme possibile. I culi vibrano come tamburi, la cinghia è la stecca, lo zio l’abile e instancabile batterista. Anche Piero ha una fervida immaginazione: Per lui è il procace fondoschiena della bella Liz a ricevere le virili carezze della sua cintura. Al termine del castigo i culetti sono rossissimi e praticamente incandescenti. I primi lividi si stanno già formando. – Basta, basta!- Supplica Maria che si è rimessa in piedi e si massaggia il posteriore così rudemente massaggiato – Il culo mi fa troppo male!, così ci ammazzate! – Screanzata! – la rimbrotta la madre- Chi ti ha insegnato quel linguaggio da trivio?!- Naturalmente Maria si guarda bene dal ricordare alla madre che è stata proprio lei la prima ad usarlo.- Sciocchezze! – replica lo zio Piero – Non c’è nulla di meglio per far rigare diritto le civette bugiarde come voi che una buona dose di cinghiate a culo nudo!. Il battipanni adesso, avanti in posizione o vi lego al tavolo! – Elena offre disciplinatamente il fondo schiena al nuovo strumento di correzione. Maria invece cerca inutilmente di sottrarsi alla punizione. Lo zio l’afferra saldamente tenendola piegata ventre sul tavolo e tirandole su la gonna. La mamma colpisce i culi alternativamente con ritmo costante, sorda ad ogni supplica. Adesso Elena soffre di più, non tanto per lo strumento quanto per il fatto che è sua madre a sculacciarla e non un maschio. Maria strepita per tutto il tempo agitando i piedini in una forsennata bicicletta. Solo quando i quattro giovani glutei sono completamente tumefatti Matilde termina la sculacciata. E’ sudata ed ansima un poco, ma è soddisfatta, si è proprio sfogata!. – A letto senza cena, ora, Filate! E dimenticatevi pure di mettere il naso fuori di casa per le prossime vacanze pasquali! – Lo zio Piero si è accorto delle condizioni del sesso di Elena osservando la chiazza di umido sul bordo del tavolo; le sorride malizioso ma non dice nulla. Dopo circa mezz’ora la mamma raggiunge le figlie e applica loro una crema rinfrescante e lenitiva sulle terga sofferenti. Poi gli passa due tazze di camomilla. Il tutto senza smettere neppure per un secondo di rimproverarle.

Piero e Matilde cenano tranquillamente. Un pasto frugale, senza pretese. Matilde è sempre più nervosa. – Bè io vado a letto Piero, buonanotte, conosci la strada – Eh, no! bella mia, troppo comodo, mio fratello mi ha raccomandato di applicare la disciplina non solo alle figlie ma anche alla sciocca mogliettina, che anche stavolta si stava facendo buggerare dalle mie vivaci nipotine – Con un movimento repentino afferra il polso sinistro di Matilde e la trascina verso il tavolo, la piega in avanti e le tira su l’ ampia gonna. – Ma io so che cosa serve a farti prestare più attenzione in futuro, mia cara – Matilde indossa un reggicalze classico con calze di seta color carne e mutandine di pizzo rosa che vengono rudemente strappate. – ti prego, ti prego, ti pre… – ciack!, ciack, ciack. – ahia!, ahia!, ahia! Piero comincia a sculacciare a tutta forza portandosi la manona destra, grande e pesante, fin dietro la testa. Ciack, ciack, ciack – Ahia! Ahia! Ahia! Farò più attenzione, lo giuroo!. – Non urlare cretina, o userò la cinghia dalla parte della fibbia! – Alla fine saranno trecento sculaccioni. In effetti qualcuno si è svegliato, nel frattempo, si tratta di Elena che ora stà assistendo allo spettacolo da uno spiraglio della porta di ingresso della sala da pranzo. Elena ridacchia felice e osserva: “ – Però la mamma ha proprio un gran bel deretano! E com’ è diventato rosso!. Che bella voce da soprano che si ritrova. ih! Ih, ih! -” E si gode l’inaspettata vendetta masturbandosi energicamente.

Racconti di sculacciate: Helia

Helia la conosco da una vita. Non è una gran bellezza da mozzare il fiato e neppure tanto giovane; tende alla pinguedine, dando fin troppo ascolto alla propria golosità. Però, è simpatica, allegra, solare sempre pronta allo scherzo (più a farli che a subirli, per la verità).
Come tutti gli esseri umani, anche Helia ha i suoi difetti; uno di questi è che parla sempre a voce troppo alta: almeno, di una o due ottave superiore alle persone comuni. Se ciò può esser utile nel cacofonico caos della città, è assai fastidioso sotto il patio di una villetta sulla costa tirrenica, alle tre di un afoso pomeriggio di luglio.
“Parla più piano!” le consigliai, riprendendo le parole di una celebre canzone da film. Lei mi accontentò, per un paio di secondi. Il mio vicino, quello che abita la villetta accanto alla mia, fece le sue rimostranze ad altissima voce, dalla finestra spalancata. “Guarda, che se non moderi il tono di voce, anche per rispetto degli altri, ti prendo a sculacciate!” minacciai la mia fraterna amica, seduta di fronte a me. Stavolta, bisbigliò per un lasso di tempo enorme: all’incirca, tre minuti. E poi tornò a strillare: secondo lei, stava parlando normalmente ma un qualsiasi apparecchio di misurazione acustica che si fosse trovato per caso nelle vicinanze, avrebbe registrato valori tali da farlo scoppiare.
Dopo che il vicino (sempre quello di prima!) ebbe sacramentato alquanto, dissi ad Helia di alzarsi e lo feci brutto muso. Lei aveva già capito. Si alzò, spostò leggermente indietro la sedia e mise le mani aperte sul piano del tavolino di vimini.
Lei indossava un vestito chiaro, una tunica praticamente. Mi accostai alla sua sinistra, alzai il braccio destro con relativa mano e l’abbassai con forza. Nell’improvviso silenzio pomeridiano (finalmente Helia stava zitta!), lo sculaccione fece un rumore del diavolo! Notai le dita di Helia che si contraevano, ma lei non si mosse di un capello. Perciò, feci partire il secondo: la mano (mia!) atterrò su quella morbida superficie e sentii chiaramente gli orli degli slip, prima di ritirarla. CIAFF CIAFF CIAFF; stavolta, il vicino non protestò affatto a questo rumore. Diedi ad Helia una decina di sculacciate, le ultime col dorso della mano, perché il palmo cominciava a farmi male.
Quando ebbi finito, Helia staccò le mani dal tavolino e con esse si massaggiò le ampie natiche, con movimento concentrico. Tornai a sedermi. La mia amica no! mi lanciò uno sguardo tale da far diventare la lava incandescente di un vulcano una specie di iceberg ed entrò dentro casa.
Un paio d’ore dopo, stesso luogo. Helia era scesa: aveva sostituito la tunica chiara con un’altra simile, ma di colore diverso, più scuro.
Si sedette di fronte a me, svegliandomi dal lieve pisolino che mi ero concesso sulla poltrona lounge. “Non te lo permetto, non sono più una ragazzina! Qui, di fronte a tutti….Me lo hai illividito!” fu il suo unico commento a quanto era accaduto prima. Ma lo disse a voce bassa.
BK

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Dominazione: Come Lucia divenne una cagnetta

Nadine ci invia questo bel racconto, ringrazio lei a nome di tutti i lettori. Ricordo a tutti che chiunque può contribuire al blog, basta scrivere una email a sculacciata76@yahoo.it

 

Premetto che questo racconto va un po oltre i miei canoni, diciamo che sn voluta entrare un po più nella dominazione vista come sottomissione alla perversione del master che invece la solita sculacciata classica, leggetelo e poi fatemi sapere cosa vi sembra.

Ciao a tutti mi chiamo Lucia, ho 19 anni sono mora,occhi azzurri,porto la quarta e ho un bel sedere, non sono troppo alta 1’63, ma ho una faccia molto ma molto da monella o come dice mio cugino da maiala, ma adesso vi racconterò la prima giornata da vera schiava.

Era una domenica ed ero a pranzo con i miei zii e gli altri miei parenti, il pranzo si teneva alla villa di mia zia Beatrice, andai laggiù sapendo che c’era mio cugino e sapendo che incontrandolo quel giorno potevo andare incontro a una bella sculacciata come ogni volta che lo vedo,ma non sapevo ancora che quella domenica mio cugino avrebbe fatto di me la sua schiava.

Giusto prima di raccontarvi di questa storia vi farò un breve riepilogo di ciò che mi portò a questo punto; era un venerdì sera credo, non ricordo molto bene, quando chattando con un mio amico su msn dico che c’è mio cuginetto con me in casa, a questa notizia il mio amico mi propone di farmi punire da lui, io all’inizio non voglio, primo perchè sono lesbica e secondo perchè sono felicemente fidanzata con Giorgia, ma lui insiste e l’eccitazione del momento annebbia la mia mente facendomi decidere a provare, chiamo mio cugino un ragazzo alto 1’74 cicciottello e un po puzzolente, capelli marroni occhi azzurri.

Come entra parlo di questa cosa a lui che tutto eccitato accetta, la serata passa con me che vengo punita severamente da lui, alla fine della serata ringrazio il mio amico e stacco, mio cugino torna di là bello felice, passano i giorni e succede la stessa cosa due o tre volte, io gioco un po col mio corpo in modo da farlo sempre eccitare ma senza mai andare oltre, fino a che una sera non gli concedo di strusciare il suo membro nel mezzo ai miei glutei appena puniti, ma senza potermi penetrare, sempre sotto ordine del mio amico su internet, da lì mio cugino cambia, vuole vedermi umiliata a lui totalmente, infatti tre giorni dopo accadde ciò che vi descriverò adesso.

Il pranzo era quasi finito ed io avevo bisogno di andare in bagno, quindi mi alzai e mi diressi verso di esso, dopo aver fatto tutto faccio per tornare al tavolo quando vedo mio cugino davanti alla porta di salotto dirigersi verso di me, il mio cuore ebbe uno sbalzo perchè capii che da lì a poco il mio sedere avrebbe avuto una bella ripassata, infatti appena arrivò da me senza dire nulla mi prese per un braccio e mi portò verso la camera da letto, io feci per dire qualcosa, ma non volendo creare scompiglio mi fermai aspettando di arrivare in camera.

Appena entrati mi spinse con forza sul letto e chiuse la porta, io mi misi subito seduta in attesa testa bassa, lo vidi avvicinarsi a me a quel punto stringendo le mani alla coperta presi fiato, alzai la testa per dire la mia, ma quando vidi i suoi occhi severi mi sentii come affogare , non aveva detto nulla mi guardava e basta ma quell’espressione cosi severa era riuscita a zittirmi, si avvicina a me e senza dirmi nulla mi tira un ceffone, mi porto la mano alla guancia mentre sento il calore del colpo propagarsi su di essa, faccio per protestare quando lui con voce ferma- porgi l’altra forza- io esito un po e levando la mano dalla guancia colpita prima porgo quella sinistra, come lo faccio lui alza la mano e fa per colpirmi, io chiudo gli occhi in attesa del corpo, ma sento arrivarmi due schiaffi leggeri ma veloci prima a destra e poi a sinistra, riapro gli occhi impaurita a quel punto lui con voce severa – che fai chiudi gli occhi cagnetta? – io faccio per abbassare lo sguardo ma uno schiaffo non troppo forte mi fa capire che vuole che lo guardi sempre negli occhi, provo un forte imbarazzo il mio viso si fa rosso per la vergogna e mentre lo guardo con voce leggera – scusi padrone- lui sorride compiaciuto poi guardandomi – ti da noia se ti chiamo cagnetta?- io resto in silenzio poi annuisco, come annuisco mi tira un ceffone forte come il primo, faccio per mettere la mano quando lui mi dà un’occhiataccia che mi paralizza, a quel punto iniziando a singhiozzare per le prime lacrime più di vergogna che di dolore – no non mi da noia- come mi fermo mi arriva un altro ceffone – cosa non ti da noia cagnetta?- io mi faccio forza – che lei mi chiami così- altro ceffone – così come sii chiara quando parli, oppure sei così ottusa da non saper nemmeno parlare l’italiano decentemente da poter comunicare con me- detto ciò mi mollò un altro ceffone io ora in lacrime – no scusi padrone, non mi da noia essere chiamata cagnetta – lui sorridendo e dandomi una dolce carezza – perchè non ti da noia? Forse perchè sai di esserla?- io strinsi i miei pugni poi con voce tremolante – si so di essere una cagnetta come dice lei padrone- lui prese la mia frangetta e mi rifilò due schiaffi di fila molto forti, il mio viso si voltò prima a sinistra e poi a destra sotto i suoi colpi tenuto su solo dalla sua mano che mi teneva la frangetta stretta,, si fermò lasciando andare i capelli lo guardai negli occhi e lui sorrise – brava vedo che hai capito come una cagnetta deve guardare il padrone quando la schiaffeggia, adesso ringrazia la mano che ti ha punita e chiedine ancora – io mi porsi in avanti verso la sua mano e cominciai a baciarla dolcemente, era molto umiliante e mi accorsi che mai in vita mia mi sentivo cosi sottomessa a qualcuno, poi come ordinatomi sempre senza levare i miei occhi dai suoi – per favore mi colpisca ancora le merito, mi tenga ferma e mi colpisca quanto vuole- come finii la frase lui prese di nuovo la mia frangetta con una mano e con l’altra mi iniziò a colpire, i colpi non erano troppo forti mi facevano male si, ma erano dati in modo da non arrecarmi troppi danni, mentre mi schiaffeggiava abbastanza lentamente per darmi modo di porgere l’altra guancia, alzò un sopracciglio come dire beh allora te ne stai lì e basta, purtroppo capii cosa aspettava – grazie padron- ciaff – e mi schiaf-.ciaff-feggi ancora la pre- ciaff-go voglio il vi- ciaff -so rosso per le sue manate- la punizione terminò, si alzò andando a rovistare nel cassetto, io mi portai subito le mani alle guance gonfie e rosse.

Tirò fuori dal cassetto una cintola larga di cuoio molto dura e resistente, di quelle che quando le assaggi non le dimentichi tanto facilmente, appena giunse di fronte a me si fermò – cagnetta pensi di poter subire 50 colpi con questa senza gridare?- io deglutendo per il nervoso e la tensione accumulata – cercherò di non urlare padrone- lui sorrise poi mi alzò di peso spingendomi verso la porta – mani appoggiate alla porta avanti – io girandomi di scatto – ma padrone se mi scappa un urlo lo sentiranno – lui con aria strafottente – e allora problemi tuoi se lo scopriranno vorrà dire che gli racconteremo che sei una cagnetta da domare- io vedendo il suo sguardo serio mi portai alla porta e poggiai i palmi delle mani su di essa , lui si avvicinò a me mi prese i fianchi e mi fece posizionare per bene col culetto bello esposto alle cinghiate, poi dandomi degli schiaffetti nell’interno coscia mi fece capire di allargare le gambe,poi appena la mia posizione lo soddisfò prese il mio bel vestitino in cotone celeste e lo alzò fino a meta della mia schiena e dopo mi calò le mutandine lasciandole cadere fino alle mie caviglie, fece due passi indietro e piegò la cinta in due, il mio cuore batteva a mille ed ero rossa come un peperone dato che il mio sesso era esposto in bella mostra, lui fece schioccare la cinta tirandola dai lati, quel rumore mi fece irrigidire per poi tornare rilassata come mi era stato insegnato dalla mia miss.

Lasciò passare 1 minutino senza muoversi, io ero li ferma in allerta per carpire qualsiasi movimento di lui, ma quando arrivò il colpo severo non riuscii a non lanciare un urletto di dolore e sorpresa, restai in posizione e arrivò subito il secondo e il terzo di fila, inarcai la mia schiena cercando con tutte le mie forze di non emettere rumori sotto quei colpi severi, si fermò per un istante e poi con voce severa – cagnetta adesso arriverò a 50 colpi dati con questa velocità, se ti scansi o esci dalla tua posizione giuro che ti porto di là e ti cinghio davanti a tutti – io mi preparai alla serie di colpi poi con voce sottomessa – si padrone resterò in posizione – lui alzò il suo braccio e poco dopo iniziarono a cadere i colpi severi, uno dietro l’altro, dopo poco dovetti mordere la mia mano per non urlare, il culetto mi bruciava sotto quella serie di colpi severi e veloci, dopo i primi 30 si fermò, mi cedettero le ginocchia e mi ritrovai chinata con le mani ai glutei ormai gonfi e viola a piangere come una bambina, vidi lui che stava riposando il suo braccio dopo quella serie veloce di cinghiate, gli schiocchi erano stati molto forti sperai con tutta me stessa che nessuno avesse sentito quei rumori, ma dato che nessuno si stava precipitando a controllare dedussi che nessuno aveva sentito nulla, dopo poco mi sentii arrivare una cinghiata sulla schiena che mi fece inarcare – aaah che ho fatto?- lui alzò il braccio e mi tirò una seconda cinghiata severa – ti sei levata dalla posizione cagnetta tornaci subito o ti faccio la schiena striata forza – mi sollevai e poggiai nuovamente le mie mani alla porta chinandomi come lui mi aveva messa prima.

Nella stanza tornò il silenzio, potevo sentire il vociare della tv anche se stranamente non sentivo quello dei miei parenti, sperai che fossero andati tutti in giardino, mentre pensavo a questo ciaff una cinghiata fortissima, poi subito un’altra mi morsi la mano fino a farmi male per non urlare, i colpi seguivano adesso più severi dei primi trenta, il mio culetto doveva essere pieno di strisce e gonfio, cominciai dopo poco a piangere e adesso ad urlare tra un singhiozzo e l’altro, non lo vedevo ma di sicuro mio cugino aveva stampato un sorriso di vittoria sul viso, arrivò a 50 ma senza fermarsi anzi cominciò a colpire duro, oltre all’orgoglio adesso era caduta anche la poca sicurezza rimasta dovuta alla conoscenza del momento in cui la punizione sarebbe terminata, piangevo urlando il meno possibile, le cinghiate in più non furono molte per mia fortuna solo 10, mi accasciai a terra priva di forze, lui sorridendo – brava cagnetta sei stata brava ma non è ancora finita adesso arriverà il momento che ti farò capire quanto sei maialina – io abbassai il viso spaventata mentre con le mani mi massaggiavo il sedere.

Passò all’incirca 5 minuti poi lui con tono secco e deciso – spogliati completamente forza- io lo guardai stupita dalla richiesta – ti prego no – lui mi prese la frangetta e restò in attesa, mi posizionai in ginocchio in posizione, appena trovata la posizione ciaff ciaff due schiaffi veloci, poi mi guardò e di nuovo altri due schiaffi, in fine lasciò la mia frangetta, io piangendo incominciai a spogliarmi, i suoi occhi mi scrutavano dall’alto in basso severi, il mio seno fece un leggero sussulto quando la stoffa che lo copriva scese oltre la base di esso,continuai fino a sfilarlo del tutto, adesso vidi i suoi occhi guardarmi con avidità ed eccitazione, senza distogliere il suo sguardo dal mio corpo si slacciò i pantaloni, io cominciai a tremare, sapevo che prima o poi proseguendo a fare quelle cose sarei arrivata inevitabilmente a questo punto però adesso che c’ero mi trovavo impreparata ma anche eccitata, decisi che la meritavo e di accettare la cosa, mentre pensavo a questo sentii un odore di urina e di sesso maschile vicino al naso, riaprii gli occhi e vidi il suo pene vicino alle mie labbra,con voce dura – mani sotto le ginocchia forza se le togli da là saranno 20 cinghiate severe- io obbedii mettendo le mie mani sotto di esse come ordinatomi, lui prese i miei vestiti poggiandoli sul letto, dopo di che torno da me porgendomi il suo pene, schiusi le labbra arricciando il naso, lui mi prese i capelli formando una coda con essi, e mentre me lo infilava dentro con voce affannata per l’eccitazione – succhia cagnetta avanti! prendimelo tutto in gola che tanto so che non aspettavi altro- sentii il suo membro farsi strada nella mia bocca, il sapore non era molto forte anche se si sentiva il retrogusto acido della pipi, arricciando il naso incominciai a leccare la cappella di lui, piano piano adesso andava a sparire il sapore lasciando spazio al sapore della mia saliva, la sua mano guidava la mia testa dandomi il ritmo che voleva, non lo spingeva ancora affondo lo metteva solo fino a metà anche se a me sembrava già troppo.

Nella stanza adesso c’era silenzio sentivo solo il rumore del suo pene che faceva su e giù nella mia bocca e il suo respiro affannato coperto dai miei mugolii, adesso la saliva che fuoriusciva dalla mia bocca stava colando sul mio seno bagnandolo, la cosa andò avanti due minuti poi lui mise la seconda mano sotto al mio mento, poggiando il palmo sulla base della mia mascella e l’altra dietro la mia nuca, a quel punto spinse in avanti il bacino e verso di lui la mia testa, mi sentii soffocare mentre il suo pene raggiungeva la mia gola, lo sentii arrivare dove non pensavo si potesse nemmeno sfiorare, i miei occhi si allargarono in un segno di stupore e paura, tirandomi uno schiaffo e poi riportandosi in posizione – rilassati scema e succhia tutto- io cercai di rilassare la mia bocca e andò un po meglio se cosi si può dire, ma mi veniva da rimettere uguale, cominciai a tossire e lui lo tolse, come lo fece mi misi a tossire e a sputare molta saliva, lui rise e lo rimise tutto di un colpo dentro la mia bocca, lo tenne dentro per poi ritoglierlo come prima,stavo piangendo mi sentivo umiliata ma allo stesso tempo presa ed eccitata in un modo che non avevo mai provato, come poteva quella cosa oscena procurarmi tanta eccitazione? Mentre pensavo a tutto questo sentii nuovamente entrare il suo pene tutto dentro la mia bocca, prese il mio naso tappandolo, mi sentii soffocare, mi teneva la testa tutta contro il suo pube, ero sua totalmente in quel momento, il mio naso era praticamente attaccato al suo basso ventre, mi tenne il naso tappato 5 secondi poi tolse il suo pene da dentro la mia bocca e mi lascio respirare, ripresi fiato come se fossi quasi morta soffocata, aspettò di far calmare leggermente la mia respirazione e dopo mettendomi di nuovo dentro il pene – adesso non mi fermerò più quindi se vuoi che finisca prima impegnati cagnetta- detto ciò iniziò a muoversi velocemente tenendo la mia bocca ferma, usava la mia bocca come se stesse scopando, cominciai a cercare di leccarlo e succhiarlo il meglio possibile, volevo terminasse anche perchè adesso la mia mascella mi doleva molto, per mia fortuna l’impegno portò il mio cugino a venire dopo tre minuti, sentii il suo sperma direttamente in gola, iniziai a deglutire velocemente fra un colpo di tosse e l’altro, come iniziò a venire mi tenne la testa spingendola tutta contro di lui e con voce roca ed eccitata – sii bevi tutto brava cosi ahhh – mi spinse via e si sedette a terra guardandomi, dalla mia bocca usciva la saliva e qualche ultimo rimasuglio di sperma, che si andarono ad unire alla saliva di prima che ormai aveva ricoperto il mio seno e tutta la mia pancia colando fino al mio sesso, sorridendomi – allora adesso ti senti una vera cagnetta?- io ancora affannata sforzandomi risposi – si padrone la prego basta non ce la faccio più poi come farò a tornare di là cosi conciata- lui rise – non ti preoccupare oggi tu andrai via di nascosto anche perchè siamo solo all’inizio, ti farò vedere quanto sei troietta in realtà- io abbassai lo sguardo aspettando il seguito di quella dominazione cosi selvaggia ed eccitante allo stesso momento .

Fine della prima parte spero vi piaccia, commentate e ditemi se volete il continuo oppure no un bacio a tutti, dopo il commento scrivete si o no per farmi sapere se avete voglia del continuo