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Mamme che sculacciano. (parte settima). A lezione di sculacciate.

“Con Caterina con so più che fare. Passa tutto il tempo con le amiche. L’anno scorso è stata bocciata all’ultimo anno del liceo e quest’anno se non si decide a mettersi a studiare rischia di farsi bocciare di nuovo. E poi risponde male a me e a suo padre ed è refrattaria a ogni forma di disciplina.” La signora Angela si stava lamentando in questi termini della figlia diciannovenne con la signora Loredana che incontrava spesso mentre entrambe facevano la spesa al supermercato. “Ti capisco” rispose la signora Loredana “Anche le mie due figlie Stefania di 20 anni che è iscritta al primo anno di Sociologia e Maria Cristina di 18 che frequenta l’ultimo anno del liceo mi danno continuamente filo da torcere ma io che prima non le avevo mai sfiorate con un dito né da ragazzine né da adolescenti, adesso ho scoperto un rimedio molto efficace per fare in modo che mi stiano a sentire. Un metodo vecchio come il mondo: semplicemente le sculaccio. E’ un po’ faticoso, specialmente quando devo sculacciarle tutte e due una dopo l’altra, ma funziona. Maria Cristina, la più piccola, generalmente me la metto di traverso sulle mie ginocchia con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra in modo che il culetto naturalmente scoperto sia dalla parte della mia mano destra. Per Stefania, la più grande, invece la punizione è più severa e con lei abitualmente uso un robusto battipanni di vimini con il quale gliele suono sul sedere dopo averle fatto togliere tutti gli indumenti dalla vita in giù. Il battipanni lo conosco bene perché mia madre me lo faceva assaggiare spesso alla minima disubbidienza sul sedere scoperto prima che mi sposassi. Quello che è attualmente marito già quando eravamo fidanzati preferiva invece sedersi su un divano, mettermi sulle ginocchia, e sculacciarmi, bontà sua, sulle mutandine che però non attutivano granché le sberle che mi appioppava con la suo mano pesante. Allora mia madre, visto che ormai avevo qualcuno che provvedeva alla mia disciplina e non avendo in casa tappeti da cui eliminare la polvere, decise di farmi dono dello strumento in questione se mai ne avessi avuto bisogno magari in futuro. E’ un bel battipanni di vimini robusto e pesante di fattura artigianale come si facevano una volta e che oggi non si trovano più. Ora lo tengo appeso in cucina, dove fa bella mostra di sé insieme alla scopa e allo spazzolone per passare lo straccio bagnato sul pavimento e ogni volta che, Stefania entra in cucina e lo vede le vengono in mente le innumerevoli volte che ha pianto calde lacrime a causa di quello strumento.

Ti posso assicurare che dopo le prime sculacciate che Stefania e Maria Cristina sopportano in silenzio, quando il sederino comincia a diventare rosso e a bruciare, le ragazze, nonostante la loro età, cominciano piangere, a strillare, a chiedere perdono e a supplicarmi di smettere.
Ti chiederai probabilmente come faccio a far accettare a due ragazze ormai grandi di farsi sculacciare. Io ho escogitato questo sistema: Stefania e Maria Cristina come tutte le ragazze della loro età che ancora non lavorano hanno una paghetta settimanale, non irrisoria, che io e mio marito diamo loro per poter andare al cinema o in discoteca, comprarsi qualcosa di voluttuario, etc. Ho convinto mio marito a sospendere la paghetta ogni volta che ne combinano una così grossa da meritarsi una buona dose di sculacciate. Solo dopo la punizione potranno riavere il loro piccolo stipendio settimanale. Le ragazze, che vedono in questo modo svanire la loro unica fonte e di reddito e sono costrette a rinunciare a tutti i loro divertimenti e ai vari oggettini come braccialetti e collanine che trovano sulle bancarelle o nei negozietti specializzati in articoli di chincaglieria, generalmente si rassegnano a prendersi le sculacciate prima possibile pur di riavere il loro settimanale.
Questa trovata francamente ha un che di ricattatorio e non è escluso che alla lunga porti le ragazze a ribellarsi e si ritorca contro di noi come un boomerang, ma finora le nostre figlie, tutto sommato abbastanza remissive, si sottopongono a questa regola, se non proprio di buon grado che sarebbe pretendere troppo, almeno senza fare troppe storie e quindi il sistema finora ha funzionato.

A proposito, questa sera le devo sculacciare tutte e due, perché ieri sono andate a una festa da una loro amica e sono rientrate alle quattro di notte costringendo me e mio marito ad aspettarle svegli e in ansia fino a quell’ora. Capirai, i telegiornali riportano continuamente notizie di ragazze aggredite e noi eravamo veramente preoccupati che avessero fatto qualche brutto incontro anche perché le due ragazze, non perché le abbia messe al mondo io, sono proprio carine: entrambe snelle, di altezza media e con un sederino delizioso. Maria Cristina bruna, con i capelli corti e gli occhi nocciola, indossa una seconda di reggiseno, Stefania una terza ed è bionda con i capelli lunghi e gli occhi chiari. Quando le ho viste uscire vestite e truccate per andare alla festa confesso che mi sono sentita veramente orgogliosa. Poi io so che entrambe hanno una prugnetta adorabile, che naturalmente tengono religiosamente nascosta agli sguardi indiscreti, ma che io vedo benissimo quando si spogliano per le sculacciate. Per non trascinarla troppo per le lunghe, quando finalmente si sono decise a rincasare, mio marito ed io le abbiamo severamente rimproverate informandole che la sera stessa avrebbero ricevuto entrambe un’abbondante dose di sculacciate da lasciarle senza fiato e che naturalmente il loro settimanale si intendeva sospeso fino a quando avrei permesso loro di rimettersi in piedi piangenti e con il culetto rosso vivo. Dopo di che le abbiamo spedite a letto nelle loro camerette, che hanno raggiunto subito dopo essersi struccate. Conoscendo bene le loro abitudini, sono sicura che distese supine sul letto, per non pensare alla punizione che avrei inflitto loro da lì a poco, non hanno trovato di meglio che stuzzicare il bottoncino delle loro patatine e che subito dopo aver provato l’intenso piacere scatenato dalle loro prugnette bagnate sarebbero cadute entrambe tra le braccia di Morfeo.
Quindi, Angela, perché questa sera dopo cena non fai un salto a casa nostra per assistere alla punizione delle mie figlie? Con la macchina sono pochi minuti. Ti assicuro che potrai vedere un bello spettacolo, molto istruttivo e magari ti convinci a usare lo stesso metodo con Caterina risolvendo buona parte dei tuoi problemi.
Credi a me, le nostre figlie si sentono grandi solo perché sono ormai maggiorenni e pensano di sapere tutto della vita. In realtà ne hanno di cose da imparare. E’ giusto che facciano le loro esperienze, ma noi genitori abbiamo il dovere di preoccuparci che non si facciano troppo male e non mi riferisco alle sculacciate. I pianti che queste provocano si esauriscono nel giro di mezzora, un’ora al massimo. Quanto al sederino, questo dopo meno di una settimana smette di bruciare e riacquista il colore che aveva prima della punizione.”
“Va bene Loredana” disse convinta la signora Angela “troverò una scusa per mio marito. Per te andrebbe bene verso le dieci, se non ti disturbo.” “Nessun disturbo, Angela,” le rispose la signora Loredana “sono felice di poter aiutare un’amica in difficoltà. Molto meno felici saranno Stefania e Maria Cristina, ma questo è un problema loro. Vedrai che verso le undici potremo spedirle entrambe a letto in lacrime e con il culetto rosso vivo.”
Finito di cenare, Angela non ebbe bisogno di inventarsi nessun pretesto per uscire di casa: disse semplicemente che andava da una sua amica che doveva sculacciare le sue due figlie per assistere alla punizione. “Rincaserò verso mezzanotte” disse al marito che, se da un lato intravedeva una possibile soluzione ai problemi che avevano con Caterina, non era affatto contento che la moglie uscisse dopo cena nutrendo nei suoi confronti una gelosia tanto morbosa quanto ingiustificata.

Angela arrivò a casa di Loredana prima del previsto e trovò lei, il marito e le due figlie ancora sedute a tavola dove avevano appena finito di cenare. “Scusatemi” disse Angela “sono un po’ in anticipo”. Stefania e Maria Cristina si guardarono chiedendosi che voleva quella signora e soprattutto rispetto a che cosa fosse arrivata in anticipo. La signora Loredana presentò al marito la sua amica Angela che incontrava spesso al supermercato dove facevano la spesa. Poi disse, senza nessuna titubanza, davanti alle figlie che l’aveva invitata per assistere alle sculacciate che lei e il marito avevano promesso loro per essere rincasate tardi la sera prima. Al che le ragazze cominciarono a frignare dicendo che essere sculacciate davanti a una persona che non conoscevano non rientrava nei patti. La madre se la cavò semplicemente dicendo che i patti non parlavano di questa possibilità in modo esplicito ma neppure la escludevano. Le ragazze, con gli occhioni bagnati di pianto, di fronte a una tale dialettica, non seppero opporre nulla e dovettero fare buon viso a cattivo gioco. Quindi, la signora Loredana si sedette su una comoda sedia al centro del soggiorno e disse a Maria Cristina di abbassarsi jeans e mutandine fino alle caviglie e di mettersi a pancia in giù sulle sue ginocchia con la testa da una parte e le gambe penzoloni dall’altra, in modo da esporre il sederino scoperto e bello teso dal lato della sua mano destra. La signora Angela pure si sedette a un paio di metri di distanza per non perdersi nulla delle sculacciate. Naturalmente alla punizione della più piccola sarebbe seguita quella di Stefania che le avrebbe prese con il battipanni. Come era ovvio tutto questo avveniva con la piena approvazione del marito di Loredana che, pur non avendo mai toccato le figlie aveva sculacciato spesso e volentieri la futura moglie già prima del matrimonio ed era quindi un grande conoscitore della materia.
La signora Loredana, anche per non fare brutta figura di fronte all’amica, cominciò a sculacciare Maria Cristina a tutta forza, tanto che questa riuscì a trattenere le lacrime solo per i primi quattro o cinque sculaccioni. Poi, il culetto cominciò a bruciare in modo insopportabile e, per quanto cercasse di divincolarsi, la mamma la stringeva saldamente attorno alla vita e le impediva di ripararsi il culetto con la mano, di modo che Maria Cristina non riuscì ad evitare che nessuno sculaccione arrivasse a destinazione e fu tutto un susseguirsi di sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff, sciafff sulla pelle delicata del sederino della ragazza. Intanto la parte che Maria Cristina non poteva vedere, ma che sentiva benissimo, dal bianco iniziale era passata al rosa, al rosso chiaro, al rosso e al rosso vivo come si conviene a un sedere sculacciato a dovere. Sul più bello però suonò il telefono e la signora Loredana visibilmente infastidita dal fatto di essere disturbata mentre era impegnata nelle sue incombenze di madre chiese al marito: “ Vittorio ti dispiace rispondere tu a questo scocciatore, io ora non posso lasciare.” Il marito fece come la signora gli aveva chiesto “Ciao Luisa, scusaci ma Loredana è un po’ impegnata. Comunque vedo se ti può rispondere.” La signora Loredana, senza proferire parola fece con la bocca “che palle” e chiese al marito di accostarle la cornetta del telefono all’orecchio e in modo da rispondere a Luisa. “Ciao Luisa, come ti ha detto Vittorio sono un po’ impegnata in questo momento. Sì è Maria Cristina che piange. Sai la sto sculacciando perché lei e la sorella sono rientrate da una festa alle quattro di notte. Lo senti il suono delle sculacciate sulla pelle nuda del sederino?” Chiese la signora Loredana che durante la conversazione non aveva mai smesso di sculacciare.” Bene, senti distintamente sciafff, sciafff, sciafff attraverso il telefono. Ti posso assicurare che anche Maria Cristina deve sentire tutto molto bene a giudicare dagli strilli: ormai ha il culetto completamente rosso e naturalmente sulla pelle irritata le sculacciate fanno ancora più male. Però ora ti devo lasciare Luisa perché subito dopo devo punire Stefania con il battipanni. Se vuoi possiamo sentirci domani così ti faccio un resoconto dettagliato della punizione di entrambe le ragazze. Ciao. A domani.”
Nel frattempo però la mano della signora Loredana cominciava a bruciare seriamente e lei si rendeva conto che non poteva continuare a lungo nonostante ritenesse che la punizione non fosse ancora sufficiente. Però pensò con soddisfazione, che se la sua mano bruciava tanto, figurarsi il culetto di Maria Cristina, e che se la figlia aveva cercato, senza riuscirvi, di proteggerlo con la mano durante tutta la punizione voleva dire che avrebbe di gran lunga preferito riceverle sulla mano che prenderle sul sedere.
La signora Loredana si rassegnò allora a terminare la punizione non senza avere però assestato un’ultima serie di sculaccioni che lasciarono Maria Cristina in preda ai singhiozzi e agli strilli che il poco fiato rimasto dopo tanto urlare le concedeva. Dopo che la mamma le aveva permesso di rimettersi in piedi, Maria Cristina avrebbe voluto assistere alla sculacciata della sorella che era stata presente alla sua non senza tradire una certa soddisfazione, ma il sedere le faceva troppo male e inciampando nei jeans e nelle mutandine aveva faticosamente raggiunto la propria cameretta dove era entrata tenendo in mano un ventilatore che aveva trovato nel ripostiglio e che le avrebbe permesso di alleviare il bruciore del culetto. Poi aveva diretto il ventilatore alla massima velocita verso il sedere scoperto dopo essersi distesa sul letto a pancia in giù.
Intanto la mamma, che era andata in cucina a mettere la mano infuocata sotto il getto dell’acqua fredda commentò tra sé e sé “sto diventando vecchia. Una volta avrei potuto sculacciare almeno per un’ora senza problemi. Per fortuna con Stefania, al contrario che con Maria Cristina, non sentirò nulla grazie al battipanni. Però ormai anche la piccola è cresciuta in tutte le sue parti anatomiche, sedere compreso, e dovrò decidermi a usare anche su di lei lo strumento che era appartenuto a mia madre e di cui ancora oggi, dopo tanti anni, ricordo perfettamente l’efficacia.”

Con la mente immersa in questi pensieri, trovandosi già in cucina, prese il battipanni e rientrò nel soggiorno dove trovò Stefania che stava già piangendo. “Coraggio” le disse “non sarà poi così terribile. Non è la prima volta che ti sculaccio con questo arnese. Ora abbassati tutto dalla vita in giù, rimboccati bene la maglietta e il golfino. Quindi piegati sul tavolo con il sedere nudo ben proteso all’indietro. Sempre piangendo Stefania fece quello che la madre le aveva detto e quando era già in posizione si limitò a dire “mamma per favore non troppo forte.” La signora Loredana le rispose “se non volevo farti troppo male ti avrei permesso di tenere i jeans e le mutandine. Invece rassegnati a ricevere le sculacciate sul sedere scoperto così un’altra volta ci pensi bene prima di rincasare alle quattro di notte.” “Ma mamma” cercò di difendersi Stefania inventandosi la prima balla che le veniva in mente “è stata tutta colpa di quella stronza di Maria Cristina che si è appartata con un ragazzo e non è difficile immaginare quello che hanno combinato. Per questo abbiamo fatto così tardi.” “Non usare queste parole riferendoti a tua sorella e in mia presenza” disse la signora Loredana “Comunque tu sei la più grande e avresti dovuto badare anche a lei a costo, se è vero quello che dici, di prenderla per un braccio, portarla in una stanza vuota, chiudere la porta chiave, scoprirle il sedere e sculacciarla di santa ragione. In alternativa appena arrivate a casa avresti dovuto informarmi e io avrei provveduto di conseguenza. Comunque ti comunico che a partire dalla prossima volta anche il sedere di tua sorella farà amicizia, si fa per dire, con il battipanni.
Intanto la signora Loredana aveva iniziato il warm up del sedere di Stefania usando con mano esperta il robusto strumento di vimini. Poi azionò con forza il battipanni e, se già prima dell’inizio della punizione la ragazza stava piangendo, ora strillava non solo ad ogni colpo ma anche tra un colpo e il successivo, mentre le lacrime le rigavano completamente la faccia e cadevano sul tavolo. La carne tenera del sedere della ragazza ventenne intanto cominciava a bruciare in modo insopportabile e a diventare di un bel rosso acceso. La signora Loredana però non vi diede molto peso perché riteneva che una sculacciata con il battipanni, come quelle che a suo tempo aveva ricevuto dalla madre, non dovesse esaurirsi nel giro di qualche minuto con un po’ di lacrime e un culetto arrossato, ma che dovesse andare avanti un bel po’ fino a togliere a chi era oggetto della punizione ogni voglia di ripetere in futuro quel comportamento per cui subiva il castigo. Quindi il battipanni continuò a colpire con forza e a lungo il sedere di Stefania finché non apparvero sulla pelle infiammata evidenti cerchi di un bel cremisi molto disomogeneo. Nelle parti più colpite, di colore più acceso erano ben visibili anche delle pustole, delle vesciche e dei lividi nerastri.
Finalmente la madre, guardando con soddisfazione lo stato in cui aveva ridotto il sedere della ragazza e giudicandolo adeguato alla colpa commessa, decise di terminare la punizione e di permettere alla figlia di alzarsi. Il culetto di Stefania doleva e le bruciava in modo insopportabile, ma lei non osava massaggiarlo per paura di peggiorare la situazione. Tra sé e sé si disse “meno male che avevo chiesto alla mamma di non sculacciarmi troppo forte, altrimenti mi avrebbe scorticato viva.” Poi, mentre il padre faceva alla moglie i complimenti per l’ottimo lavoro svolto, la ragazza uscì dolorante dal soggiorno inciampando nei jeans e nelle mutandine che erano rimasti attorno alle caviglie e si diresse anche lei come già aveva fatto la sorella verso il ripostiglio. Lo apri e disse: “quella stronza di Maria Cristina si è fregata il ventilatore. Meno male che ha lasciato la bacinella.” Con un rapido esame la ragazza verificò che questa fosse più larga del proprio sedere. Quindi la prese, andò in cucina e la riempì per metà di acqua. Quindi arraffò dal freezer del frigorifero tutto il ghiaccio che c’era e lo mise nell’acqua. Dopo di che portò tutto in bagno e si chiuse dentro a chiave. Aspettò finché l’acqua fosse bella fredda e vi immerse il sedere che era rimasto nudo da quando la madre le aveva detto di scoprirlo. “Ahhhh che sollievo” si disse con le natiche a mollo. Il sollievo però durò sì e no una diecina di minuti dopo di che bussarono alla porta. Era la mamma “Stefania ci sei tu?” “Si mamma sono io ora esco” rispose la figlia “Per fortuna ti avevo chiesto di non sculacciarmi troppo forte. Il sedere mi brucia da morire” “Ho fatto solo quello che una qualsiasi madre avrebbe dovuto fare a una figlia che rincasa alle quattro di notte. Pensavi forse di passarla liscia come quelle che hanno dei genitori che non si occupano di loro? Noi vogliamo bene a te e a Maria Cristina. Per questo vi puniamo quando vi comportate da irresponsabili” rispose la signora Loredana “comunque adesso vieni fuori. Sarà un quarto d’ora che sei chiusa nel bagno.” Stefania che era rimasta accucciata nella bacinella a rinfrescarsi il sedere, temendo che la madre non approvasse che lei avesse trovato un sistema per lenire il dolore delle sculacciate appena ricevute e gliene desse una razione supplementare con il battipanni tanto per ravvivare il bruciore del culetto, si affrettò a buttare nel lavandino l’acqua e il poco ghiaccio che era rimasto. Poi nascose la bacinella che avrebbe ripreso più tardi. Subito dopo uscì dal bagno sempre con i jeans e le mutandine attorno alle caviglie incrociando lo sguardo indagatore della signora Loredana e si diresse verso la propri cameretta dove si gettò sul letto a pancia in giù. L’effetto dell’acqua fredda intanto era svanito e il sedere aveva ripreso a farle male per cui l’aspettava una notte difficile probabilmente insonne.

Intanto la signora Angela si stava accommiatando dall’amica e da suo marito “Ciao Loredana, arrivederci Vittorio, ho passato veramente una bella serata e non so come ringraziarvi. E’ stato tutto molto istruttivo e sono sicura di convincere mio marito a cambiare registro con Caterina: sia per quanto riguarda il sistema della paghetta sia per quanto riguarda le sculacciate, che finora non abbiamo mai usate con mia figlia, ma c’è sempre una prima volta. Grazie di nuovo. Accidenti! Tra una cosa e l’altra ho sforato l’orario entro cui avevo promesso a mio marito che sarei rientrata e, anche se finora non l’ha mai fatto, mi sa che questa è la volta che mi mette sulle ginocchia e me le dà sul sedere fino a farmi piangere. Come dicevo c’è sempre una prima volta.

mammaallantica