Archivi del mese: maggio 2014

Davanti ai suoi amici

Il bellissimo racconto di oggi ci è stato inviato da Camus: buona lettura a tutti.

Seduta sul divano, Ilaria era nervosa. Stasera le avrebbe prese davanti agli amici del suo ragazzo. L’idea la eccitava non poco, ed Ema lo sapeva benissimo. Però non poteva ammetterlo.
“Ma stai scherzando?? Perché davanti a tutti?”.
“Perché io chiederò di nuovo a Luca di raccontarmi quel che mi ha raccontato l’altro giorno. Mi incazzerò a morte e ti metterò sulle mie ginocchia mentre tutti guardano… Ti farò il culo viola, mentre tu strillerai! Ti imbarazza? Strano, in discoteca non sembri tanto a disagio… Ma ti farò passare io la voglia di fare la sgualdrina in giro”.
“Ma Ema te l’ho già detto.. Non è successo niente con quel tipo… Non so cosa ti abbia detto Luca, ma abbiamo solo ballato molto vicini… Ero un po’ brilla”.
“Questa non è certo una giustificazione. Anzi, direi che peggiora la situazione”.
“Ma no… Dai! Dammele adesso, da soli… Ma non stasera davanti a tutti”. E abbassò lo sguardo con fare da cerbiatta indifesa. “Ti prego…”.
“Smettila di fare la commedia, Ila! Tanto so che sei eccitata all’idea che tutti i miei amici ti guardino il culetto. Ti conosco troppo bene” disse Ema, sornione. “Ti piace da matti essere guardata”.
“Non è vero! No, no…”.
“Smettila!” sbottò Ema, bloccando le mani della fidanzata e allungando una delle sue sotto il vestito di Ilaria. “Anzi, scommetto che là sotto sei già tutta bagnata… Devo controllare e poi le prendi perché mi hai detto una bugia, o andiamo sulla fiducia?”.
Ilaria ritrasse le gambe, colta con le mani nella marmellata, ed ebbe solo il coraggio di abbozzare un “No”. E poi abbassò lo sguardo.
“Bene, altrimenti facciamo un bis… Per me non è un problema”.
A questo punto Ilaria tentò il tutto per tutto. Con quel vestitino blu a metà coscia era seducente, lo sapeva benissimo. Nessuno le avrebbe resistito, tantomeno il suo ragazzo. Si avvicinò ad Ema e cominciò a strusciarsi, scoprendo la parta alta della cosce. L’altro non si mosse.
Poi gli sbottonò la camicia all’altezza dei pettorali e intrufolò la mano, scendendo sempre di più con carezze sinuose. Prese la sua mano, appoggiandola sul suo seno, iniziando a respirare più affannosamente. Infine puntò proprio là, lanciando il più malizioso degli sguardi. Quello più troieggiante che gli riuscì.
Slacciò la cintura griffata di Ema, ma commise un grande errore. Il suono della fibbia che abbandonava il cuoio le diede un brivido incontenibile, che la spinse ad avventarsi sulla verga del fidanzato perdendo la bussola. Si chinò voracemente.
“Che pensi di fare?” ringhiò Emanuele. Ma lei non rispose e cominciò a massaggiare la patta visibile sotto i boxer.
“Ti ho fatto una domanda!” ribadì Ema, tirandola su per le spalle. Come risposta ebbe uno sguardo a metà tra l’innocente e il colpevole. Quanto amava quella ragazza… L’avrebbe davvero lasciata continuare, ma semplicemente non poteva. Faceva parte di un gioco di sottintesi in cui il suo ruolo era ormai ben preciso.
“Cosa fai? Guarda che non sono un morto di figa, quindi è inutile che cerchi di corrompermi con i tuoi metodi da sgualdrina. Fallo con quelli che ti baccagli in discoteca, ma non con me!”.
Mortificata, Ilaria abbassò la testa. Aveva commesso un errore.
“S-scusa” bofonchiò.
“Beh, visto che insisisti direi che vuoi un anticipo. La cintura me l’hai già slacciata, quindi penso che adesso la userò sul tuo bel culo”.
“Noooo! Per favore, me le darai già stasera… Io non..”.
“Piantala. Tanto lo sai che le prendi. Quindi non fare storie o sai che è peggio. Piegati sul tavolo!”.
Deglutendo, Ilaria eseguì l’ordine, alzandosi e mettendosi a novanta gradi con i gomiti appoggiati sul tavolo di fronte.
“Forza forza” disse Ema, seguendola con fare sbrigativo. “Su il vestito e giù le mutandine, che devo fare, tutto io? Ormai dovresti saperlo”.
Benché questo trattamento non fosse nuovo, la vista di quel culetto nudo era sempre una sorpresa. Sempre bello e invitante.
La cinghià schioccò sulle chiappe della ragazza lasciando qualche strisciata violacea. Ilaria emise qualche “Ahu”, preoccupata più per quante ne avrebbe prese che non per il dolore. Il problema era che Ema non raddoppiava la cinta per dargliele: aveva capito che così facendo lo schiocco era più rumoroso ma i lembi si attutivano l’un l’altro. Invece lui la arrotolava sulla mano destra lasciandone liberi 30 cm. Così, i colpi erano più efficaci. E cavolo se lo erano.
Facevano un male cane, ben più della cinghia doppia.
“Ahuuu… Ti prego, piano!!” supplicò Ilaria.
Ma in tutta risposta le arrivarono altre 5 cinghiate in successione. Il suo culo era già uniformente violaceo, con le strisciate però visibili. Fortunatamente ne prese solo una trentina. Così potrò ancora sedermi stasera… pensò Ilaria. Ema calcolava sempre tutto.
“Spero che per adesso possano bastarti…” disse.
“Si.. Si…” borbottò Ilaria.
“Bene, allora fila in cucina e prepara la cena. Tra un’ora e mezza arrivano”.

Alle 21.30 arrivarono tutti: Marco, Luca e Francesco, i tre migliori amici di Ema. Ufficialmente erano stati invitati per una partita a Taboo. La serata trascorse piacevolmente, il gioco divertì tutti, anche se Ilaria fece perdere la sua squadra dicendo le parole vietate.
Poi Ema sospirò, lanciò uno sguardo d’intesa alla fidanzata e iniziò a parlare con Luca.
“Allora Luca… Ti ricordi di quello che mi hai detto l’altro giorno? L’altra sera, quando io lavoravo e voi siete andati in discoteca, ti avevo chiesto di controllare Ilaria…”.
Ci fu un gelo complessivo. Luca strabuzzò gli occhi. “”Ehm…” accennò, facendo capire che non era il caso.
“Voglio che mi ripeti quello che hai visto… E’ giunto il momento che la mia ragazza impari come ci si comporta! Non ti preoccupare… Lei lo sa già… Anzi, Ila chiediglielo tu, di raccontare tutto quello che hai fatto”.
Ilaria abbassò gli occhi.
“Allora? Ti conviene obbedire o peggiori la situazione…”.
La ragazza sbuffò e poi disse, sempre tenendo gli occhi bassi: “Si Luca, voglio che gli racconti tutto. Di come ho ballato con quei tipi…”.
Luca lanciò un’aria divertita e interrogativa alla platea. E poi esordì con: “Ah beh, se insistete! Beh la tua ragazza ha fatto un po’ la libertina diciamo… Ha ballato con due tipi molto vicina, e uno a un certo punto…”. Pausa di tensione.
“Le ha messo una mano sul fondoschiena. Però lei si è ritratta te lo assicuro e io sono intervenuto”.
“Era ubriaca?” chiese Emanuele, impassibile.
“Un po’ brilla, con un paio di bicchieri in più non so cosa sarebbe accaduto”.
“Insomma, diciamolo, ha fatto un po’ la puttana! Se non fosse intervenuto tu..”.
Luca rise. “Eh… In un certo senso”
Ilaria cedette.
“No non è successo niente te lo giuro Ema, io ti amo. E’ solo che ogni tanto perdo il controllo, non ci posso far niente, son fatta così…”.
“Ma certo, amore mio” disse Emanuele, dolce. “E’ per questo che devo insegnarti come si comporta una ragazza per bene. Ecco perché adesso ti rovino quel bel culo che fa gola a molti
maschi. Preparati che te le suono…”.
Gli altri non fiatarono, tra imbarazzo e ilarità.
Ilaria rimase immobile.
“Sei ancora lì? Credevo che fosse implicito che dovessi catapultarti sulle mie ginocchia…”.
“Ma…” obiettò.
“Senza fiatare! O ti concio per le feste… Anche quelle dell’anno prossimo”.
Ilaria eseguì, recandosi alla sedia del fidanzato, che aveva già prontamente allontanato dal tavolo con Taboo. E piegandosi sulle sue ginocchia. Il culo ricoperto dal leggero vestitino estivo era ben esposto.
Tutti si gustarono la scena, con più sadismo che imbarazzo. Emanuele cominciò a sculacciare sopra la stoffa, a ritmo sostenuto, senza risparmiarsi. Dopo qualche minuto sollevò il vestitino fino ai fianchi scoprendo le mutandine nere della ragazza.
“Come potete vedere, ho già dovuto darle un po’ di cinghiate oggi pomeriggio… Non vuole proprio star brava questa ragazza!”.
E indicò i segni precedenti.
“Ottimo lavoro”… azzardò Francesco.
“Lo so!” disse Ema, orgoglioso.
Ilaria voleva sprofondare dalla vergogna. E il peggio doveva ancora arrivare. Le avrebbe prese prima sulle mutandine, poi a culo nudo! E poi sicuramente con qualche fottuto strumento… Con tutti che la guardavano. Chissà se si stavano eccitando… Sicuramente, lei aveva un bel culo e… Oh no!
Si sentì bagnata. Sperava solo che Ema non lo scoprisse, o sarebbero stati dolori. Ulteriori.
La sculacciata riprese vigorosa. Come sempre. Ilaria soffocò tutti i lamenti, ma quando le furono abbassate anche le mutandine le fu impossibile trattenersi.
“Nooo, per favore basta… Mi guardano tutti!”.
“Ma per favore… Non fare la pudica, che non ti crede nessuno. Quando i tipi ti palpano il culo in discoteca non sembri indignata”.
E giù sculaccioni.
“Ma ti insegno io a comportarti non ti preoccupare…Ti passerà la voglia di far la troia in giro… Pensavi che fossi un cretino, eh? che non me accorgessi?”.
“Ahu, ahu… Scusami… Non lo farò più”.
“Sarà meglio per te”.
Il culo di Ilaria era ormai viola, segnato dalle chiazze di manate forsennate. Emanuele lo accarezzò.
“Vedete che bel culo ha questa signorina… E’ un pericolo non strigliarlo a dovere. Per questo cerco sempre di portarmi avanti col lavoro”.
Ilaria sprofondò definitivamente. Ma per la legge di compensazione, mentre qualcosa sprofondava, qualcos’altro doveva fuoriuscire. I suoi umori.
Maledizione! Speriamo che non se ne accorga… Supplicò a se stessa.
“Per favore Marco, prendimi quel bastoncino lì sopra” chiese Ema al suo amico, indicando un ripiano della credenza.
Oddio! No, quello no! pensò Ilaria.
“Questo? Cos’è?” disse Marco porgendolo.
“Una mia creazione, una canna tagliata a metà per poter punire la mia ragazza. Ne ho una lunga e poi questa che è corta, e si può usare benissimo quando lei è sulle mie ginocchia. Vedrete che effetto”.
E detto questo cominciò a colpire senza complimenti, rigando le chiappe di Ilaria con la sua arma personalissima.
Stavolta la ragazza non ne poté più. “Basta, ahuuuu… Ti pregoooo!”.
Le striature passarono dal rosa scuro al rosso pompeiano, interessando anche la parte alta delle cosce.
Poi si fermò. La mano di Ema posò la canna e iniziò a rovistare. Proprio lì. E trovò la zona umida: Ilaria strinse i denti preparandosi a un’ulteriore battuta, pregando per la pelle suo culo. Invece Ema le tirò su dolcemente la testa e la costrinse a guardarlo. Fu uno sguardo dolce, d’intesa.
“Alzati pure… E vai nell’angolo con le mani dietro la testa”.
Gli amici non si perdettero nemmeno quest’ultimo passaggio.
“Ora scusate ma io e la mia ragazza abbiamo altre cose da sistemare… Spero di non avervi fatto perdere tempo”.
“No no, tutt’altro!” disse Marco sornione. Ema salutò tutti con un occhiolino. Era andato tutto secondo i piani.
“Ciao Ilaria!” urlò Francesco all’uscio, con fare da bastardo.
Dall’altra stanza si udì un dimesso “ciao”.

Con la casa sgombra Ema di precipitò dietro la sua ragazza, il culo rigato ben in vista.
“Sei stata brava”, disse, mollandole un ultimo buffetto sulla chiappa. Si sedette sul divano. “Puoi uscire dall’angolo”.
Ilaria però non si sentì affatto sollevata. Forse gliene avrebbe date ancora.
“Dai, sciocchina vieni…” ripeté Ema, dolce.
“Perché li hai fatti andare via prima?” disse Ilaria.
“Perché quando ti ho sentito bagnata, non ci ho visto più…” abbozzò.
Ilaria si sentì mancare. Presagì dolori.
“… E mi è venuta solo voglia di far l’amore. Anche la mia resistenza ha un limite amore mio”.
E detto questo le si avvicinò e la baciò con passione, eccitatissimo.
Anche Ilaria lo era, già dal pomeriggio. Lo voleva. Si gettarono sul divano, spogliandosi reciprocamente.
“E comunque non è successo niente con quel tipo anche se ammetto di aver fatto la civetta… Io amo solo te”.
“La cosa è reciproca!” rispose Ema.
Ilaria accolse il membro turgido e godette come non mai.

La passione per i piedi

La passione per i piedi femminili è una vera e propria fissa erotica per molti uomini. E' una speciale perversione sessuale che fa provare eccitazione alla vista di bei piedi femminili, soprattutto se con scarpe con tacco a spillo e calze intriganti.
Io non ho questa perversione ma devo dire che i piedi femminili mi piacciono e quando posso sborro con piacere su un bel paio di piedini femminili come quelli della foto...e voi che ne dite?

La passione per i piedi

La passione per i piedi femminili è una vera e propria fissa erotica per molti uomini. E' una speciale perversione sessuale che fa provare eccitazione alla vista di bei piedi femminili, soprattutto se con scarpe con tacco a spillo e calze intriganti.
Io non ho questa perversione ma devo dire che i piedi femminili mi piacciono e quando posso sborro con piacere su un bel paio di piedini femminili come quelli della foto...e voi che ne dite?

La moglie punita dal marito

So che sentite la mancanza dei filmati e oggi ne pubblico uno fatto davvero bene e che ci mostra una bella mogliettina bionda che vede il suo culetto ridotto male dai colpi impartiti dal marito: un video da guardare e godere fino in fondo, a me è piaciuto molto.

Per vedere il video clicca qui.

Qui sotto una foto di anteprima, che ci mostra come viene ridotto il culetto della moglie dopo la punizione. Non sappiamo che cosa abbia fatto per meritarsi questo ma è molto probabile che la prossima volta ci penserà più volte.

culetto moglie

O forse le è piaciuto e ripeterà presto gli errori che la porteranno a subire un’altra clamorosa punizione a culetto nudo?

Ringrazio pubblicamente Giovanni per aver segnalato il video di punizioni.

Serena le prende dalla mamma.

La mattina dopo Serena era davanti all’ingresso della scuola e accolse Martina dandole una leggera pacca lì dove non batte il sole. “Be come va?” e Martina “Aiaaaa ma che sei matta? Ho ancora il sedere tutto rosso e mi brucia. Ieri stare seduta al banco è stata una tortura, oggi ad ogni buon conto però anziché i jeans attillati che porto sempre ho messo una gonna che mi stringe meno il sedere e, almeno quando sto in piedi, va un po’ meglio. Adesso però raccontami la storia della pagella e delle sculacciate di tua madre così mi sollevo un po’ il morale” e con queste parole le dette un bacetto sulla guancia quasi a volerla incoraggiare. Serena era ansiosa di potersi sfogare con Martina raccontandole con tutti i dettagli, come aveva fatto la sua amica il giorno prima con lei, quella storia che le era rimasta impressa a lungo non solo nella mente ma anche sulla parte più sensibile del suo giovane corpo. Senza ulteriore indugio Serena cominciò “A scuola sapevo di essere stata tutt’altro che brillante nelle ultime interrogazioni e in quasi tutte le verifiche. I Prof mi avevano avvertita. Se non mi fossi messa subito a studiare di più poi non avrei potuto lamentarmi delle conseguenze. Io però non diedi peso alla cosa e continuai a coltivare altri interessi fino al giorno in cui arrivarono le pagelle. Strabuzzai gli occhi. Avevo molte insufficienze e sapevo bene per esperienze pregresse che mia madre riguardo al profitto scolastico non transigeva. Il mio sguardo cadde con angoscia sulla frase che era scritta in risalto sulla pagella e che già conoscevo: “QUESTA PAGELLA VA RICONSAGNATA FIRMATA DA ALMENO UN GENITORE”. Mio padre non è severo anzi mi coccola e con lui probabilmente me la sarei cavata con una ramanzina. Però essendo anche molto accomodante, è mia madre che a casa porta i pantaloni e pretende di essere lei a occuparsi dell’educazione scolastica e non solo sia mia che della mia sorellina più piccola. Quindi non avevo dubbi su tre cose: 1) mia madre era quella a cui avrei dovuto portare da firmare la pagella, 2) che lei non si sarebbe limitata a farmi una ramanzina ma me le avrebbe date e 3) che se mi fossi azzardata a falsificare la firma di mia madre e lei lo avesse scoperto me ne avrebbe date tante che non mi sarei potuta sedere per il resto dei miei giorni. Come fu come non fu me ne tornai a casa mogia mogia con la pagella dentro il mio trolley. Io ho di buono, o di cattivo secondo i punti di vista, che le situazioni difficili le affronto di petto. Così, appena arrivata a casa, ho tirato fuori la pagella e con gli occhi rivolti verso il basso l’ho consegnata a mia madre. Lei si è seduta e ha cominciato a leggerla a voce alta. 8 in educazione fisica andava bene, 8 in condotta poteva andare, 6 in storia e 6 in geografia si poteva fare meglio, ma 4 in italiano, 4 in matematica e 3 in inglese erano insufficienze troppo gravi in materie importanti per lasciar correre. Quindi subito giù jeans e mutandine mentre lei andava a prendere la spazzola. Infatti mia madre si era resa conto che per mandare a letto la mia sorellina in lacrime e con il culetto rosso bastava sculacciarla con la mano sulle sue ginocchia dopo averle tirato su il vestitino e abbassate le mutandine, ma per punire me questo non era sufficiente e se mi sculacciava più forte o me ne dava di più poi le bruciava la mano. Una spazzola per capelli sarebbe andata benissimo ma quella che mia madre aveva in casa era di plastica e con quella mi avrebbe fatto niente più che un po’ di solletico. Per trovare una spazzola larga come quelle che si usavano una volta di legno spesso e pesante mia madre aveva dovuto girare un bel po’, ma alla fine l’aveva trovata in un negozietto che le aveva indicato una sua amica che ne aveva comprato una per sculacciare sua figlia. Nel frattempo mia madre era tornata dalla stanza dove c’era il comò con il cassetto dove era riposta la spazzola. Con questa in mano era rientrata nel soggiorno dove io mi ero fatta trovare piangente, con jeans e mutandine abbassati alle caviglie come lei mi aveva ordinato. Tremavo tutta, patatina compresa. Provai a chiedere perdono, a promettere di studiare di più, ma quando mia madre aveva deciso per le sculacciate non c’era niente da fare. Dopo un istante ero distesa di traverso sulle sue ginocchia con il sedere pop up in attesa che quest’ultimo venisse in energico e doloroso contatto con il dorso della spazzola che mia madre impugnava saldamente con la mano destra. Per alcuni minuti, durante i quali il mio sedere tremava all’impazzata, mi rimproverò facendomi notare soprattutto che avrei evitato di prenderle se solo avessi studiato di più come era mio dovere. Subito sul il mio sedere si abbatté con il suono caratteristico il primo colpo di spazzola che mi provocò un dolore così intenso da farmi ricordare la forza che mia madre, una donna in realtà piuttosto minuta, ha nel suo braccio destro e che quando lei sculaccia lo fa senza usare mezze misure. Feci uno strillo che deve averlo sentito tutto il vicinato. Sicuramente lo avevano sentito, se erano in casa, la signora dell’appartamento accanto al nostro e le sue due figlie delle quali attraverso il muro si potevano sentire abbastanza spesso i pianti e gli strilli quando la madre le sculacciava ben bene quando ne combinavano qualcuna delle loro. Intanto mia madre continuava con determinazione il suo lavoro sul mio povero sedere, infatti lei si applica molto in tutte le cose che fa, insistendo particolarmente sulla parte bassa dove la pelle è più sensibile e si irrita più facilmente. La spazzola colpo dopo colpo si abbatteva sul mio posteriore facendomi urlare dal dolore, mentre le lacrime cadevano per terra dopo avermi completamente bagnato la faccia. Ne sentivo il sapore salato, ma capirai che i colpi con il dorso della spazzola che mia madre mi stava elargendo generosamente sulla parte del corpo dove fanno più male mi provocavano un tale dolore che non potevo preoccuparmi del sapore delle lacrime. Intanto sentendo tutto quel fracasso, si precipitò nella stanza la mia sorella più piccola che si spaventò moltissimo vedendo come la mamma aveva ridotto il mio sedere che a forza di colpi di spazzola era diventato rosso come un pomodoro maturo con qualche livido qua e la. La mamma, che era assolutamente convinta dei suoi metodi educativi, non mancò di farle notare che questo è quello che succede quando si prendono brutti voti a scuola, al che mia sorella scappò via temendo che la mamma si riferisse a lei. Dopo un buon quarto d’ora di sculacciate, mia madre decise finalmente che poteva bastare e io con il viso congestionato scappai tutta tremante nella mia cameretta dove, dopo una rapida ispezione allo specchio dei danni subiti a causa delle sculacciate, mi distesi sul letto a pancia in giù e con il sedere ancora nudo per aria. Ci volle una buona settimana prima che potessi di nuovo sedermi confortevolmente. Non condivido certo i metodi di mia madre ma devo ammettere che dopo questa dolorosa esperienza i miei voti subirono un netto miglioramento. Quando portai a casa la pagella successiva mia madre stentò a credere che il mio rendimento scolastico fosse migliorato a tal punto.”” Tutto è bene quel che finisce bene, almeno per ora” disse Martina “adesso entriamo in classe e speriamo che il week end non ci riservi brutte sorprese.”
Mammaallantica