Archivi del mese: gennaio 2013

MA CHE SORPRESA

Sono un giovane ragazzo di nome Marco, bel fisico visto che pratico molto sport, alto 180 cm, moro e capelli lunghi.
Ero a casa di amici a una festa, quando riuscendo a rimorchiare una bella ragazza, ormai entrambi ubriachi, decidemmo di appartarci in una delle numerose stanze di cui la villa disponeva.

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Ti immagino così

 
 
Immagino così il tuo risveglio.
Una grigia giornata e lo scorrere lento della Senna sotto i tuoi occhi.
Il tuo odore della notte ancora addosso
tiepido, fragrante come pane appena sfornato.
Il tuo sesso già vigile
dal dolce sapore di ostia
le mani che ci giocano ancora un po'
indugiando sul  tuo corpo nudo ancora caldo sotto le coperte.
Una tazza di the verde
 I tuoi esercizi di respirazione e meditazione
Tutti i tuoi piccoli rituali del mattino.
Poi la doccia
 un asciugamano che avvolge i tuoi fianchi
 I piedi scalzi sul parquet
Il movimento lieve dei tuoi passi
che vanno incontro a una nuova giornata

Ti vedo,
così.

Ti immagino così

 
 
Immagino così il tuo risveglio.
Una grigia giornata e lo scorrere lento della Senna sotto i tuoi occhi.
Il tuo odore della notte ancora addosso
tiepido, fragrante come pane appena sfornato.
Il tuo sesso già vigile
dal dolce sapore di ostia
le mani che ci giocano ancora un po'
indugiando sul  tuo corpo nudo ancora caldo sotto le coperte.
Una tazza di the verde
 I tuoi esercizi di respirazione e meditazione
Tutti i tuoi piccoli rituali del mattino.
Poi la doccia
 un asciugamano che avvolge i tuoi fianchi
 I piedi scalzi sul parquet
Il movimento lieve dei tuoi passi
che vanno incontro a una nuova giornata

Ti vedo,
così.

Chi ama i racconti erotici

Ci sono due categorie di persone che amano i racconti erotici: quelli che non fanno sesso e amano i racconti erotici perché così almeno se lo possono immaginare, e quelli che invece fanno un sacco di sesso e che hanno trasformato la loro vita in un grande ed eccitante racconto erotico.

E tu, a che categoria appartieni?

È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 18)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Il mattino successivo mi colse beatamente addormentata sul seno di Hanna. Avevamo trascorso l'intera notte a fare l'amore, a coccolarci e ad assaporaci finché il sonno ci aveva travolte. Il suo profumo di vaniglia mi riempiva le narici. Non resistetti, le succhiai un capezzolo. Hanna sorrise nel sonno e spalancò le gambe.
Sorrisi felice di trovarmi lì con lei. Mi misi a sedere sul letto e la guardai dormire.
Ora sapevo cosa fare. Come Hanna aveva predetto, la sbronza e tutto ciò che era successo durante quella notte mi avevano concesso una pausa, uno stop, un momentaneo stand by che mi era servito per raggranellare la lucidità necessaria per capire ciò che volevo. Prima però regalai ad Hanna il più bel risveglio che si possa avere.
Scesi piano dal letto, facendo attenzione a non svegliarla, e dal bagno presi un pennello da trucco con le setole morbidissime e un flacone di olio di mandorle.

Con la stessa accortezza di prima tornai accanto a lei e mi rigirai il pennello fra i polpastrelli facendolo scorrere sull'interno coscia di Hanna. Dal ginocchio risalii lentamente la gamba fino all'inguine, piroettai sul monte di Venere e scesi sull'altra gamba, dall'inguine al ginocchio, per poi tornare sui miei passi e fermarmi al centro.
Hanna iniziò a gemere ancor prima di svegliarsi. Carezzai con quelle morbide setole le sue ali ancora chiuse, vezzeggiando le piccole labbra che sbucavano come la timida lingua di un gatto addormentato.
Gemendo e ansimando ormai sveglia, ma senza aprire gli occhi, raccolse i talloni vicino alle natiche, spalancando le cosce e schiudendo il suo fiore fra le mie mani. Con due dita separai le grandi labbra porgendo al sole del mattino il rosa acceso della sua pelle, e vi passai il pennello facendolo roteare delicato e leggiadro. Il piccolo promontorio dondolava stuzzicato e dalla fessura brillò una goccia di rugiada.
Versai qualche goccia di olio sulle dita e le feci scivolare unite sulla sua pelle accesa di desiderio. I suoi gemiti si fecero più intensi così come le mie carezze. Sentii il clitoride gonfio sotto le mie dita, le piccole labbra morbide danzare fra le mie falangi e l'umida fessura che attendeva di essere varcata. La penetrai con un dito mentre il resto della mano stimolava tutto il resto, poi lo sfilai  e lo feci scivolare su, attraversando le sue valli, fino a raggiungere il clitoride. Le mie mani danzavano prive di qualsiasi attrito su quella pelle delicata, prive di ogni resistenza. L'olio levava ogni possibile fastidio che quel contatto poteva provocare ad Hanna.
Massaggiai le grandi labbra, mi feci scorrere quelle piccole e il clitoride fra le dita, giocai col sesso di Hanna rimbalzando lo sguardo dal suo viso distorto dagli spasmi del piacere, al suo fiore così bello e seducente. Hanna stava per raggiungere il capolinea, il suo ancheggiare aumentava così come i gorgheggi gutturali che gorgogliavano dalla sua gola. Presi il pennello per le setole, unsi il manico scaldandolo un poco e lo avvicinai alla fessura di Hanna. Con la punta stuzzicai il perimetro dell'apertura, poi la varcai.
Hanna, presa dalla foga, afferrò il pennello e lo infilò interamente dentro di sé fino allo setole, poi lo estrasse e lo rificcò di nuovo, dentro e fuori, dentro e fuori ad un ritmo sempre più forsennato. Io mi concentrai sul gonfio promontorio che stava implorando attenzione. Con una mano allargai le grandi labbra e con l'altra massaggiai e carezzai il clitoride finché un acuto si librò nell'aria per poi planare lieve e delicato come un sussurro di beatitudine.

«Scappa con me - Mi sussurrò guardandomi trasognata - Insomma, credo che prima di decidere cosa fare dovresti staccare la spina per un po', e una vacanza potrebbe schiarirti le idee»

«Mi sembra un'ottima idea»

«Fantastico - Esclamò sedendosi di scatto, già carica di entusiasmo - Ho una casetta in riva al mare dove potremmo rifugiarci per tutto il tempo che vorrai»

«Perfetto! Non subito però, prima devo fare una cosa»

«Hai ragione - Disse maliziosa avvicinandosi a me, intrufolando l'indice fra le mie ali e facendolo scorrere fino alla base per poi risalire - Prima c'è una cosa importantissima da fare - Mi succhiò un capezzolo e lo titillò con la lingua. Il desiderio friggeva e pulsava fra le mie cosce - Una cosa che non può proprio aspettare»

Io, già eccitata per aver giocato con lei, mi crogiolai nelle sue carezze, e, gemendo, mi sdraiai sul letto e la lasciai fare. Lei rotolò sul mio corpo finché il suo viso si trovò fra le mie gambe e mi spinse le cosce in alto, avvicinando le ginocchia al petto e le allargò completamente. Ero bagnata, intrisa di miele esattamente come la voglia di essere baciata, assaggiata, succhiata, leccata e penetrata dalla sua lingua fino allo sfinimento, fino a non avere più forza, fino ad essere prosciugata di tutto e riempita solo dal sublime piacere che sapeva darmi. Sì, sarei andata con lei in capo al mondo, l'avrei seguita ovunque e avremmo fatto l'amore in ogni modo e in ogni luogo, libere e selvagge come il desiderio che ci univa e che ci arroventava la pelle.
Quella voglia matta e intransigente che ti costringe a cedere ad ogni tentazione possibile e immaginabile. Io ero questo, ero piacere allo stato puro, volevo godere, godere e basta e seguivo chiunque stuzzicasse le mie fantasie e quietasse le mie voglie. Ero questo, Eric aveva ragione.
Eric, in quel momento pensai che non mi sarebbe affatto dispiaciuto che su quel letto ci fosse anche lui a penetrarmi e a trafiggermi in ogni pertugio. Lui e Hanna insieme per farmi godere e io lì a far godere loro. Se poi ci fossero stati anche Patrick e Big sarebbe stato davvero l'apoteosi del piacere. L'eccitazione m'irretiva la mente e liberava le mie fantasie più erotiche e sfrenate, mentre la lingua di Hanna si tuffò nella mia fessura, ed io impazzii.
Urlavo e godevo mentre lei mi leccava ovunque insinuandosi in ogni anfratto senza tralasciare nemmeno il minimo lembo di pelle. Quando prese il pennello quasi venni all'istante. Lentamente mi penetrò col manico esattamente come prima avevo fatto con lei, e il pensiero che quello stesso oggetto era stato poco prima dentro il suo corpo caldo ed era ancora umido dei suoi umori, amplificò il piacere, irrorando la mia pelle, correndo attraverso le mie vene raggiungendo i muscoli, il fegato, lo stomaco, i polmoni, il cuore, tutto. Ero un unico nervo carezzato dalla lingua di Hanna.
Tolse il pennello dalla mia fessura e penetrò il mio pertugio inumidito dalla sua saliva. Non credevo fosse possibile, ma il piacere crebbe fin quasi a farmi male, volevo scoppiare, gridare. Presi un cuscino e me lo portai sul viso per attutire i miei urli. Hanna spingeva il pennello dentro di me, lo sfilava e lo spingeva ancora dentro. I miei muscoli si contraevano e accompagnavano i suoi gesti ed ero incapace di controllare i miei spasmi. Sentivo il miele sgorgare e Hanna lo raccoglieva e lo gustava come se fosse stato il più dolce dei nettari.


È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 18)

Leggi i capitoli precedenti di "È solo sesso"

Il mattino successivo mi colse beatamente addormentata sul seno di Hanna. Avevamo trascorso l'intera notte a fare l'amore, a coccolarci e ad assaporaci finché il sonno ci aveva travolte. Il suo profumo di vaniglia mi riempiva le narici. Non resistetti, le succhiai un capezzolo. Hanna sorrise nel sonno e spalancò le gambe.
Sorrisi felice di trovarmi lì con lei. Mi misi a sedere sul letto e la guardai dormire.
Ora mi era più chiaro quel che dovevo fare. Come Hanna aveva predetto, la sbronza e tutto ciò che era successo durante quella notte mi avevano concesso una pausa, uno stop, un momentaneo stand by che mi era servito per raggranellare la lucidità necessaria per capire ciò che volevo. Prima però regalai ad Hanna il più bel risveglio che si possa avere.
Scesi piano dal letto, facendo attenzione a non svegliarla, e dal bagno presi un pennello da trucco con le setole morbidissime e un flacone di olio di mandorle.
Con la stessa accortezza di prima tornai accanto a lei e mi rigirai il pennello fra i polpastrelli facendolo scorrere sull'interno coscia di Hanna. Dal ginocchio risalii lentamente la gamba fino all'inguine, piroettai sul monte di Venere e scesi sull'altra gamba, dall'inguine al ginocchio, per poi tornare sui miei passi e fermarmi al centro.
Hanna iniziò a gemere ancor prima di svegliarsi. Carezzai con quelle morbide setole le sue ali ancora chiuse, vezzeggiando le piccole labbra che sbucavano come la timida lingua di un gatto addormentato.
Gemendo e ansimando ormai sveglia, ma senza aprire gli occhi, raccolse i talloni vicino alle natiche, spalancando le cosce e schiudendo il suo fiore fra le mie mani. Con due dita separai le grandi labbra porgendo al sole del mattino il rosa acceso della sua pelle, e vi passai il pennello facendolo roteare delicato e leggiadro. Il piccolo promontorio dondolava stuzzicato e dalla fessura brillò una goccia di rugiada.
Versai qualche goccia di olio sulle dita e le feci scivolare unite sulla sua pelle accesa di desiderio. I suoi gemiti si fecero più intensi così come le mie carezze. Sentii il clitoride gonfio sotto le mie dita, le piccole labbra morbide danzare fra le mie falangi e l'umida fessura che attendeva di essere varcata. La penetrai con un dito mentre il resto della mano stimolava tutto il resto, poi lo sfilai e lo feci scivolare su, attraversando le sue valli, fino a raggiungere il clitoride. Le mie mani danzavano prive di qualsiasi attrito su quella pelle delicata, prive di ogni resistenza. L'olio levava ogni possibile fastidio che quel contatto poteva provocare ad Hanna.
Massaggiai le grandi labbra, mi feci scorrere quelle piccole e il clitoride fra le dita, giocai col sesso di Hanna rimbalzando lo sguardo dal suo viso distorto dagli spasmi del piacere, al suo fiore così bello e seducente. Hanna stava per raggiungere il capolinea, il suo ancheggiare aumentava così come i gorgheggi gutturali che gorgogliavano dalla sua gola. Presi il pennello per le setole, unsi il manico scaldandolo un poco e lo avvicinai alla fessura di Hanna. Con la punta stuzzicai il perimetro dell'apertura, poi la varcai.
Hanna, presa dalla foga, afferrò il pennello e lo infilò interamente dentro di sé fino allo setole, poi lo estrasse e lo rificcò di nuovo, dentro e fuori, dentro e fuori ad un ritmo sempre più forsennato. Io mi concentrai sul gonfio promontorio che stava implorando attenzione. Con una mano allargai le grandi labbra e con l'altra massaggiai e carezzai il clitoride finché un acuto si librò nell'aria per poi planare lieve e delicato come un sussurro di beatitudine.
«Scappa con me - Mi sussurrò guardandomi trasognata - Insomma, credo che prima di decidere cosa fare dovresti staccare la spina per un po', e una vacanza potrebbe schiarirti le idee.»
«Mi sembra un'ottima idea!» Hanna aveva decisamente ragione. Quell’idea mi elettrizzò.
«Fantastico - Esclamò sedendosi di scatto, già carica di entusiasmo - Ho una casetta in riva al mare dove potremmo rifugiarci per tutto il tempo che vorrai.»
«Perfetto! Non subito però, prima devo fare una cosa.»
«Hai ragione, - Disse maliziosa avvicinandosi a me, intrufolando l'indice fra le mie ali e facendolo scorrere fino alla base per poi risalire - prima c'è una cosa importantissima da fare - Mi succhiò un capezzolo e lo titillò con la lingua. Il desiderio friggeva e pulsava fra le mie cosce - Una cosa che non può proprio aspettare.»
Io, già eccitata per aver giocato con lei, mi crogiolai nelle sue carezze, e, gemendo, mi sdraiai sul letto e la lasciai fare. Lei rotolò sul mio corpo finché il suo viso si trovò fra le mie gambe e mi spinse le cosce in alto, avvicinando le ginocchia al petto e le allargò completamente. Ero bagnata, intrisa di miele esattamente come la voglia di essere baciata, assaggiata, succhiata, leccata e penetrata dalla sua lingua fino allo sfinimento, fino a non avere più forza, fino ad essere prosciugata di tutto e riempita solo dal sublime piacere che sapeva darmi. Sì, sarei andata con lei in capo al mondo, l'avrei seguita ovunque e avremmo fatto l'amore in ogni modo e in ogni luogo, libere e selvagge come il desiderio che ci univa e che ci arroventava la pelle.
Quella voglia matta e intransigente che ti costringe a cedere ad ogni tentazione possibile e immaginabile. Io ero questo, ero piacere allo stato puro, volevo godere, godere e basta e seguivo chiunque stuzzicasse le mie fantasie e quietasse le mie voglie. Ero questo, Eric aveva ragione.
Eric, in quel momento pensai che non mi sarebbe affatto dispiaciuto che su quel letto ci fosse stato anche lui a penetrarmi e a trafiggermi in ogni pertugio. Lui e Hanna insieme per farmi godere e io lì a far godere loro. Se poi ci fossero stati anche Patrick e Big sarebbe stato davvero l'apoteosi del piacere. L'eccitazione m'irretiva la mente e liberava le mie fantasie più erotiche e sfrenate, mentre la lingua di Hanna si tuffò nella mia fessura, ed io impazzii.
Urlavo e godevo mentre lei mi leccava ovunque insinuandosi in ogni anfratto senza tralasciare nemmeno il minimo lembo di pelle. Quando prese il pennello quasi venni all'istante. Lentamente mi penetrò col manico esattamente come prima avevo fatto con lei, e il pensiero che quello stesso oggetto era stato poco prima dentro il suo corpo caldo ed era ancora umido dei suoi umori, amplificò il piacere, irrorando la mia pelle, correndo attraverso le mie vene raggiungendo i muscoli, il fegato, lo stomaco, i polmoni, il cuore, tutto. Ero un unico nervo carezzato dalla lingua di Hanna.
Tolse il pennello dalla mia fessura e penetrò il mio pertugio inumidito dalla sua saliva. Non credevo fosse possibile, ma il piacere crebbe fin quasi a farmi male, volevo scoppiare, gridare. Presi un cuscino e me lo portai sul viso per attutire i miei urli. Hanna spingeva il pennello dentro di me, lo sfilava e lo spingeva ancora dentro. I miei muscoli si contraevano e accompagnavano i suoi gesti ed ero incapace di controllare i miei spasmi. Sentivo il miele sgorgare e Hanna lo raccoglieva e lo gustava come se fosse stato il più dolce dei nettari.