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È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 13)

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«Dillo» Intimò Patrick, mentre l'auto ci riportava in albergo.

«Cosa?» Domandai, appoggiando il capo sulla sua spalla.

«Che mi ami»

Sollevai la testa stupita per quell'affermazione. Pensai che la sua strafottenza non avesse limiti, ma stavolta si sbagliava.

«Che c'entra l'amore?» Esclamai sorridendo. Di sicuro stava scherzando.

«C'entra eccome! - Rispose - Se non mi amassi non saresti qui con me. Voi donne non sapete scindere il sesso dall'amore» Mi provocò.

«Ma che ne sai tu delle donne?» Domandai, ridendo.

«Ne so abbastanza, molto più di quanto credi»

Il suo piglio presuntuoso non voleva arrendersi.

«Secondo me tu sai solo un sacco di luoghi comuni esattamente come tutti gli uomini, ma di una cosa sono certa: fra di noi ... E' solo sesso»

Ero sicura di quanto stavo affermavo. Non avevo il minimo dubbio e volevo che ciò fosse chiaro anche a lui.

«No - Insistette - tu mi ami»

E si stravaccò più comodamente sul sedile. La mia ostentata sicurezza non aveva minimamente incrinato la sua. Sembrava una lotta ad armi pari.
Quell'argomento, però, mi stava infastidendo. La nostra relazione si teneva in piedi proprio perché non era vincolata ai sentimenti, c'era solo carne fra di noi, passione, sfrenata lussuria e libertà totale. L'amore sarebbe stata solo una complicazione e io volevo che tutto restasse così com'era.
Avevo trovato una sorta di equilibrio in quella doppia vita. Avevo tutto e io ero tutto: ero la moglie premurosa di Eric che non si lamentava dei suoi continui viaggi di lavoro, ma che, anzi, lo attendeva sempre desiderosa di fare l'amore; e per Patrick ero l'amante insaziabile, la compagna di giochi proibiti, ero sfrenata passione e incontenibile lussuria. Mi sentivo forte, sicura di me stessa, mi sentivo realizzata, in poche parole mi sentivo felice e non avevo nessuna intenzione d'incrinare quella fragile felicità.
Volevo concludere quell'assurda conversazione, tornare in albergo e dormire. Era quasi l'alba ed ero troppo stanca per ribattere alle sue assurde teorie sulle donne e sull'amore.
Cambiai strategia.

«Patrick non complichiamo le cose. Tu hai la tua vita, io ho la mia e ...»

M'interruppe stizzito:

«Certo, con tuo marito» Sentenziò sarcastico.

Mi sentii punta sul vivo. Il sonno si volatilizzò e mi sentii in dovere di difendere l'altra metà della mia vita, quella concreta, reale, fatta di quotidianità e di sicurezza.

«Lascia stare mio marito!» Lo fulminai con lo sguardo, anche se il buio mascherò il mio furore. Eric non si meritava le sue prese in giro.

«Sei convinta di essere sposata con l'uomo perfetto: bello, ricco, dolce, bravo, be' forse non bravo a letto, visto che ti sei fatta l'amante, - Si trastullò nel suo narcisismo - ma tu non hai idea di quello che fa quando tu non ci sei. La verità è che tu di lui non sai proprio niente, e sai perché? Perché tu non VUOI sapere niente!» Ringhiò, sputando tutto l'astio che provava per Eric, condito dall'alcool che si era bevuto.

«Sei ubriaco!» Lo spinsi via, cercando di ignorare le sue insensate parole, ma la sua forza lo tenne lì, appiccicato al mio viso.

«Può darsi, ma gli ubriachi dicono sempre la verità» Rincarò.

«Ti credi migliore di lui? Ma che faccia tosta!»

«Di sicuro non peggiore. Io so cos'è il rispetto e so quando fermarmi»

«Tu osi parlare di rispetto? - Mi incendiai di rabbia - Tu che non fai che usare le donne a tuo piacimento, senza amarne neanche una? Ma che ne sai tu del rispetto? Dimmi ... Hai mai amato in vita tua? Non credo proprio! Tu non hai idea di cosa sia l'amore»

«Oh, tu sì invece? - Rise di me - Dici di amare tuo marito, ma sei solo una ipocrita bugiarda! Una mediocre impiegatucola repressa che anziché troncare un matrimonio in agonia si è fatta l'amante! Tu te ne freghi degli altri e anche di te stessa!»

Sentii la furia scoppiarmi nel cuore, sfondarmi il cervello ed esplodermi nelle mani. Gli mollai un ceffone con tutta la forza che avevo, col risultato di far più male a me che a lui. La mano mi friggeva come se miliardi di spilli la punzecchiassero e le lacrime mi foravano gli occhi. Mi sentii morire.
Patrick mi aveva spiattellato davanti la verità che avevo sempre voluto negare. Credevo di essermi ritrovata, e invece mi ero persa ancora di più.
Avevo alzato le mani su qualcuno per la prima volta in vita mia, perché non avevo più parole per difendermi. Mi sentii ancora più colpevole.
Lui non disse nulla, non aveva nemmeno cercato di fermare la mia mano nonostante si fosse accorto dello schiaffo in arrivo. Semplicemente incassò il colpo come se lo avesse previsto.
Poi, fece qualcosa che mi sorprese: prese la mano con cui lo avevo schiaffeggiato e cominciò a baciarmi il palmo con una delicatezza che non pensavo nemmeno avesse.
Ero talmente sconcertata che non riuscii a parlare.
In quell'istante mi resi conto che non sapevo nulla di lui. Lui mi conosceva come nessun altro al mondo, mentre io mi ero sempre rifiutata di sapere chi fosse veramente quell'uomo di cui conoscevo a memoria ogni aspetto del suo corpo, ma nulla della sua mente, di ciò che pensava, del suo passato o semplicemente di ciò che sentiva.
Ciò che conoscevo di lui erano solo le voci che lo riguardavano, ma non mi ero nemmeno mai preoccupata di sapere se fossero vere o false. Semplicemente me le ero fatte bastare perché mi andava bene così. Non volevo essere coinvolta nella sua vita. Volevo solo entrare nel suo letto, annullarmi fra le sue lenzuola, scappare dalla mia vita attraverso il piacere che mi regalava il suo membro. Lo avevo usato e basta.
Patrick aveva ragione: non sapevo, perché non volevo sapere. E se quelle parole erano vere, forse lo erano anche tutte le altre.
Mi sentii persa, mi scoppiava la testa. Che c'era di Eric che non sapevo?
Se Patrick si riferiva al fatto che avesse altre donne, in fondo lo avevo sempre sospettato, però mi ero ben guardata dal cercare le reali motivazioni delle sue sempre lunghe assenze, proprio per evitare di scoprire cose che poi mi avrebbero costretta a sconvolgere la mia vita.
Ma anche in quel momento in cui avrei potuto chiedere a Patrick di confermare i miei sospetti, non lo feci. Come avevo sempre fatto, preferii voltarmi dall'altra parte.
Non volevo pensare ad Eric, non ne valeva la pena. In fondo, se anche avesse avuto l'amante, che avrei potuto fare? Non potevo certo puntare il dito contro di lui per avermi tradita, visto che lo avevo fatto anch'io. E a pensarci bene, che avesse l'amante o no, non m'importava. Non m'importava che andasse con altre donne, uomini o altro: io avevo Patrick e mi bastava.
Il mio matrimonio era davvero in agonia come aveva detto Patrick? Forse, o forse no. Perché io quel legame con Eric non lo volevo spezzare. Volevo ancora Eric nella mia vita e nel mio letto. Forse questa era la conferma della mia pigrizia emotiva: preferivo dare ossigeno ad un cadavere anziché seppellirlo, o forse, invece, questa era la prova che io di Eric ero ancora innamorata.
Forse le parole che Patrick quella sera mi aveva scagliato contro erano solo il suo tentativo di allontanarmi da Eric, o forse lui aveva ragione in pieno.
Forse, forse, forse. La mia mente era piena di forse e nemmeno una certezza.

Patrick prese il mio viso fra le mani, asciugò le lacrime e mi diede il più tenero dei baci.

«Denise, va tutto bene» Sussurrò, cercando di tranquillizzarmi.

Tutta la rabbia, l'astio, la strafottenza, la prepotenza sembrava si fossero dissolti nel vento insieme alle sue parole. Lui si era liberato di un peso, si era strappato la maschera, forse, mentre io, io ancora una volta annaspavo dispersa e disorientata nel buio pesto della mia anima, e mi aggrappai all'unico appiglio che mi parve in grado di strapparmi ai miei demoni: Patrick.
Lui sapeva tutto di me e nonostante tutto era lì pronto a confortarmi.
Appoggiai le mani alle sue, carezzandole, e mi rifugiai nel suo bacio. In quel momento l'auto si fermò davanti all'Hotel.
Mestamente scesi dalla vettura e mi rinchiusi nel suo abbraccio. Nessuno, vedendomi passare stretta a Patrick, col viso incollato al mento per nascondere la vergogna e le lacrime, avrebbe pensato che fossi la stessa persona, tutta seduzione ed erotismo, che appena poche ore prima aveva illuminato la hall dell'albergo. Dov'era finita la donna che aveva volato su quei tappeti sulle ali del desiderio? Ero stordita, confusa, disorientata.
Entrammo in camera e, senza dire una parola, Patrick andò in bagno e riempì la vasca, poi tornò da me, mi spogliò e mi accompagnò dentro l'acqua. I suoi gesti erano dolci, premurosi e mi immersero in un tepore che nemmeno l'acqua calda poté rimpiazzare. Quando poi scivolò dentro la vasca con di me, avvolgendomi col suo corpo, mi lasciai andare contro il suo petto. 
Non ero più tanto certa di non amarlo.
Patrick mi stava dando la dolcezza e la comprensione di cui avevo bisogno per restare a galla. Mi stava dimostrando che lui non era solo l'uomo narcisista, egocentrico e strafottente che avevo conosciuto e che avevo voluto vedere in lui, ma era molto di più.
Lasciai che le braccia di Patrick mi tenessero stretta a sé, che le sue labbra carezzassero le mie, che le sue mani sfiorassero la mia pelle.
Tremavo sotto le sue dita, fremevo per il desiderio che sentivo crescermi nelle viscere ed offuscare il mio tormento. Se la mia mente era allo sbando, il mio corpo sapeva benissimo ciò che voleva.
E, come un ubriacone che cerca di affogare nell'alcool il suo male di vivere, io cercai il mio stordimento attraverso Patrick.
Mi girai su me stessa fino a trovarmi di fronte a lui, mi accucciai sulle sue gambe e lo strinsi a me, appoggiando il capo sulla sua spalla.
Respirai a fondo mentre le sue carezze percorrevano tutta la mia schiena, dalle spalle alle natiche.
Sollevai la testa e guardai in fondo a quei pozzi bruni alla ricerca della sua anima. Era come se vedessi i suoi occhi per la prima volta. Erano così diversi, limpidi, sinceri.
Erano gli occhi di un altro uomo. Un uomo perso quanto me.
Non era più un gioco, anzi, non lo era mai stato anche se mi ostinavo a pensare che lo fosse, ma ora non potevo più fingere di crederlo.
Patrick mi amava? Forse. Ecco un altro forse a cui non volevo dare una risposta, almeno non in quel momento.
Avrei dovuto andarmene da lì e schiarirmi le idee prima che fosse troppo tardi, ma non ci riuscii.
Non riuscii a staccarmi da quegli occhi, da quelle braccia, da quelle mani e da quel membro che ammaliavano il mio corpo e irretivano i miei sensi.
Carezzai il suo viso, le sue guance, gli zigomi e le sue labbra, poi affondai le mani nei suoi capelli e lo baciai.
Succhiai le sue labbra, fra il ruvido della barba volutamente incolta e la calda morbidezza del loro interno, e cercai la sua lingua. Patrick succhiò la mia, afferrò le mie natiche e mi strinse a sé. Sentii la sua eccitazione crescere fra le mie gambe e schiudere il mio fiore. I miei petali abbracciarono il suo dardo, massaggiandolo, mentre danzavo sopra di lui.
L'acqua sciabordava fra i nostri corpi, insinuandosi fra di noi quasi a voler partecipare al nostro piacere, ma Patrick, quella notte, non voleva nessuno fra di noi, nemmeno l'acqua. Così si alzò, mi prese fra le braccia e, ancora gocciolante, mi adagiò sul letto.
La sua bocca esplorò scrupolosamente ogni centimetro del mio corpo raccogliendo ogni goccia che lo imperlava.
Dai palmi delle mie mani risalì lungo le braccia fino a raggiungere il collo, da lì proseguì il suo cammino risalendo i miei seni. Più le sue labbra vi si avvicinavano e più i miei capezzoli s'inturgidivano per reclamare la loro dose di baci. Gemetti quando li succhiò e quando la sua lingua giocò con loro, poi proseguì il suo viaggio attraversando il mio ventre lambendo il pube per scivolare sulle mie gambe. Il mio fiore lo stava chiamando a gran voce, ma lui attraversò le cosce, le ginocchia e i polpacci fino ai piedi.
Voleva saggiare interamente il mio corpo e sentire il sapore della mia pelle sulla sua lingua, quasi a farne scorta per non scordarlo più.
Ogni suo bacio amplificava il desiderio. Lentamente risalì le mie gambe e quando si avvicinò all'interno coscia trattenni il respiro e strinsi le lenzuola fra le mani, pronta per farmi investire dall'onda del piacere.
I miei gemiti riecheggiavano nel silenzio e la sua lingua e le sue labbra mi portarono ad un passo dall'estasi, ma volevo godere insieme a lui.
Afferrai la sua testa e cercai la sua bocca. Il suo petto sopra il mio, le nostre gambe intrecciate in un inscindibile groviglio, le nostre mani impegnate in infinite carezze e il suo sesso vigoroso premuto contro il mio. Aveva voglia di me esattamente come io ne avevo di lui. Volevo il suo corpo, la sua anima, il suo amore. Volevo tutto e volevo dargli tutto.
Mi sentivo intrisa di paure e speranze, di eccitazione e timori, di estasi e di panico come se in quel letto i nostri corpi si unissero per la prima volta. E in fondo fu così.
A muoverci non era solo il bisogno fisico, il desiderio materiale di esplodere nell'orgasmo, ma era la voglia di stare insieme, di amarci e di coccolarci all'infinito. Io ero lì per lui e lui era lì per me.
La voglia di lui mi divorava e combatteva contro la ragione che cercava di avvertirmi delle inevitabili conseguenze.
Ma quando Patrick scivolò dentro di me, ogni remora venne meno, definitivamente annientata da quel vigoroso membro che mi faceva gridare di piacere.
Avrei sopportato qualsiasi conseguenza, qualsiasi distruzione emotiva e morale, qualsiasi sofferenza, sarei anche salita sulla gogna per quel membro, ma non avrei mai rinunciato a quell'infinito piacere.
Il corpo non mente mai. Ecco la certezza che stavo cercando.
Patrick era lì, dentro di me, e mi riempiva e mi svuotava per poi riempirmi nuovamente ed inesorabilmente come il mare che s'infrange sulla costa, sempre di più, sempre più a fondo come la marea che sale per conquistare la spiaggia e farla sua, anche se solo per pochi istanti. Ogni colpo che affondava nella mia carne s'impadroniva di un pezzetto di me per riempirmi di lui. Un'osmosi dei sensi.
Spingeva il bacino strofinandosi contro il mio clitoride, aumentando e diminuendo il ritmo per raggiungere insieme l'oblio dei sensi, e schizzare, uniti, oltre la vetta dell'estremo piacere.
Non era solo la brama di avermi ad animarlo, ma anche la voglia di rendersi indimenticabile, il desiderio di dimostrarmi che quello che mi aveva dato fino ad allora non era nulla rispetto a quello che avrebbe potuto darmi in futuro. Voleva che quei momenti restassero incisi nella mia mente, nel mio cuore e nel mio sesso in eterno. Voleva che il ricordo di quella notte mi bagnasse d'eccitazione. E ci riuscì.
Quella notte facemmo l'amore per la prima volta. E ci amammo come se quella fosse anche l'ultima.

È solo sesso (Romanzo erotico – Capitolo 13)

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«Dillo!» Intimò Patrick, mentre l'auto ci riportava in albergo.
«Cosa?» Domandai, appoggiando il capo sulla sua spalla.
«Che mi ami.»
Sollevai la testa stupita per quell'affermazione. Pensai che la sua strafottenza non avesse limiti, ma stavolta si sbagliava.
«Che c'entra l'amore?» Esclamai sorridendo. Di sicuro stava scherzando.
«C'entra eccome! - Rispose - Se non mi amassi non saresti qui con me. Voi donne non sapete scindere il sesso dall'amore» Mi provocò.
«Ma che ne sai tu delle donne?» Domandai, ridendo.
«Ne so abbastanza, molto più di quanto credi.»
Il suo piglio presuntuoso non voleva arrendersi.
«Secondo me tu sai solo un sacco di luoghi comuni esattamente come tutti gli uomini, ma di una cosa sono certa: fra di noi... È solo sesso.»
Ero sicura di quanto stavo affermavo. Non avevo il minimo dubbio e volevo che ciò fosse chiaro anche a lui.
«No, - Insistette - tu mi ami!»
E si stravaccò più comodamente sul sedile. La mia ostentata sicurezza non aveva minimamente incrinato la sua. Sembrava una lotta ad armi pari.
Quell'argomento, però, mi stava infastidendo. La nostra relazione si teneva in piedi proprio perché non era vincolata ai sentimenti, c'era solo carne fra di noi, passione, sfrenata lussuria e libertà totale. L'amore sarebbe stata solo una complicazione e io volevo che tutto restasse così com'era.
Avevo trovato una sorta di equilibrio in quella doppia vita. Avevo tutto e io ero tutto: ero la moglie premurosa di Eric che non si lamentava dei suoi continui viaggi di lavoro, ma che, anzi, lo attendeva sempre desiderosa di fare l'amore; e per Patrick ero l'amante insaziabile, la compagna di giochi proibiti, ero sfrenata passione e incontenibile lussuria. Mi sentivo forte, sicura di me stessa, mi sentivo realizzata, in poche parole mi sentivo felice e non avevo nessuna intenzione d'incrinare quella fragile felicità.
Volevo concludere quell'assurda conversazione, tornare in albergo e dormire. Era quasi l'alba ed ero troppo stanca per ribattere alle sue insensate teorie sulle donne e sull'amore.
Cambiai strategia.
«Patrick non complichiamo le cose. Tu hai la tua vita, io ho la mia e…»
M'interruppe stizzito:
«Certo, con tuo marito!» Sentenziò sarcastico.
Mi sentii punta sul vivo. Il sonno si volatilizzò e mi sentii in dovere di difendere l'altra metà della mia vita, quella concreta, reale, fatta di quotidianità e di sicurezza.
«Lascia stare mio marito!» Lo fulminai con lo sguardo, anche se il buio mascherò il mio furore. Eric non si meritava le sue prese in giro.
«Sei convinta di essere sposata con l'uomo perfetto: bello, ricco, dolce, bravo, be', forse non bravo a letto, visto che ti sei fatta l'amante, - Si trastullò nel suo narcisismo - ma tu non hai idea di quello che fa quando tu non ci sei. La verità è che tu di lui non sai proprio niente, e sai perché? Perché tu non VUOI sapere niente!» Ringhiò, sputando tutto l'astio che provava per Eric, condito dall'alcool che si era bevuto.
«Sei ubriaco!» Lo spinsi via, cercando di ignorare le sue dissennate parole, ma la sua forza lo tenne lì, appiccicato al mio viso.
«Può darsi, ma gli ubriachi dicono sempre la verità» Rincarò.
«Ti credi migliore di lui? Ma che faccia tosta!»
«Di sicuro non peggiore. Io so cos'è il rispetto e so quando fermarmi!»
«Tu osi parlare di rispetto? - Mi incendiai di rabbia - Tu che non fai che usare le donne a tuo piacimento, senza amarne neanche una? Ma che ne sai tu del rispetto? Dimmi... Hai mai amato in vita tua? Non credo proprio! Tu non hai idea di cosa sia l'amore!»
«Oh, tu sì invece? - Rise di me - Dici di amare tuo marito, ma sei solo una ipocrita bugiarda! Una mediocre impiegatucola repressa che anziché troncare un matrimonio in agonia si è fatta l'amante! Tu te ne freghi degli altri e anche di te stessa!»
Sentii la furia scoppiarmi nel cuore, sfondarmi il cervello ed esplodermi nelle mani. Gli mollai un ceffone con tutta la forza che avevo, col risultato di far più male a me che a lui. La mano mi friggeva come se miliardi di spilli la punzecchiassero e le lacrime mi foravano gli occhi. Mi sentii morire.
Patrick mi aveva spiattellato davanti la verità che avevo sempre voluto negare. Credevo di essermi ritrovata, e invece mi ero persa ancora di più.
Avevo alzato le mani su qualcuno per la prima volta in vita mia, perché non avevo più parole per difendermi. Mi sentii ancora più colpevole.
Lui non disse nulla, non aveva nemmeno cercato di fermare la mia mano nonostante si fosse accorto dello schiaffo in arrivo. Semplicemente incassò il colpo come se lo avesse previsto.
Poi, fece qualcosa che mi sorprese: prese la mano con cui lo avevo schiaffeggiato e cominciò a baciarmi il palmo con una delicatezza che non pensavo nemmeno avesse.
Ero talmente sconcertata che non riuscii a parlare.
In quell'istante mi resi conto che non sapevo nulla di lui. Lui mi conosceva come nessun altro al mondo, mentre io mi ero sempre rifiutata di sapere chi fosse veramente quell'uomo di cui conoscevo a memoria ogni aspetto del suo corpo, ma nulla della sua mente, di ciò che pensava, del suo passato o semplicemente di ciò che sentiva.
Ciò che conoscevo di lui erano solo le voci che lo riguardavano, ma non mi ero nemmeno mai preoccupata di sapere se fossero vere o false. Semplicemente me le ero fatte bastare perché mi andava bene così. Non volevo essere coinvolta nella sua vita. Volevo solo entrare nel suo letto, annullarmi fra le sue lenzuola, scappare dalla mia vita attraverso il piacere che mi regalava il suo membro. Lo avevo usato e basta.
Patrick aveva ragione: non sapevo, perché non volevo sapere. E se quelle parole erano vere, forse lo erano anche tutte le altre.
Mi sentii persa, mi scoppiava la testa. Che c'era di Eric che non sapevo?
Se Patrick si riferiva al fatto che avesse altre donne, in fondo lo avevo sempre sospettato, però mi ero ben guardata dal cercare le reali motivazioni delle sue sempre lunghe assenze, proprio per evitare di scoprire cose che poi mi avrebbero costretta a sconvolgere la mia vita.
Ma anche in quel momento in cui avrei potuto chiedere a Patrick di confermare i miei sospetti, non lo feci. Come avevo sempre fatto, preferii voltarmi dall'altra parte.
Non volevo pensare ad Eric, non ne valeva la pena. In fondo, se anche avesse avuto l'amante, che avrei potuto fare? Non potevo certo puntare il dito contro di lui per avermi tradita, visto che lo avevo fatto anch'io. E a pensarci bene, che avesse l'amante o no, non m'importava. Non m'importava che andasse con altre donne, uomini o altro: io avevo Patrick e mi bastava.
Il mio matrimonio era davvero in agonia come aveva detto Patrick? Forse, o forse no. Perché io quel legame con Eric non lo volevo spezzare. Volevo ancora Eric nella mia vita e nel mio letto. Forse questa era la conferma della mia pigrizia emotiva: preferivo dare ossigeno ad un cadavere anziché seppellirlo, o forse, invece, questa era la prova che io di Eric ero ancora innamorata.
Forse le parole che Patrick quella sera mi aveva scagliato contro erano solo il suo tentativo di allontanarmi da Eric, o forse lui aveva ragione in pieno.
Forse, forse, forse. La mia mente era piena di forse e nemmeno una certezza.
Patrick prese il mio viso fra le mani, asciugò le lacrime e mi diede il più tenero dei baci.
«Denise, va tutto bene» Sussurrò, cercando di tranquillizzarmi.
Tutta la rabbia, l'astio, la strafottenza, la prepotenza sembrava si fossero dissolti nel vento insieme alle sue parole. Lui si era liberato di un peso, si era strappato la maschera, forse, mentre io, io ancora una volta annaspavo dispersa e disorientata nel buio pesto della mia anima, e mi aggrappai all'unico appiglio che mi parve in grado di strapparmi ai miei demoni: Patrick.
Lui sapeva tutto di me e nonostante tutto era lì, pronto a confortarmi.
Appoggiai le mani alle sue, carezzandole, e mi rifugiai nel suo bacio. In quel momento l'auto si fermò davanti all'Hotel.
Mestamente scesi dalla vettura e mi rinchiusi nel suo abbraccio. Nessuno, vedendomi passare stretta a Patrick, col viso incollato al mento per nascondere la vergogna e le lacrime, avrebbe pensato che fossi la stessa persona, tutta seduzione ed erotismo, che appena poche ore prima aveva illuminato la hall dell'albergo. Dov'era finita la donna che aveva volato su quei tappeti sulle ali del desiderio? Ero stordita, confusa, disorientata.
Entrammo in camera e, senza dire una parola, Patrick andò in bagno e riempì la vasca, poi tornò da me, mi spogliò e mi accompagnò dentro l'acqua. I suoi gesti erano dolci, premurosi e mi immersero in un tepore che nemmeno l'acqua calda poté rimpiazzare. Quando poi scivolò dentro la vasca con di me, avvolgendomi col suo corpo, mi lasciai andare contro il suo petto. 
Non ero più tanto certa di non amarlo.
Patrick mi stava dando la dolcezza e la comprensione di cui avevo bisogno per restare a galla. Mi stava dimostrando che lui non era solo l'uomo narcisista, egocentrico e strafottente che avevo conosciuto e che avevo voluto vedere in lui, ma era molto di più.
Lasciai che le braccia di Patrick mi tenessero stretta a sé, che le sue labbra carezzassero le mie, che le sue mani sfiorassero la mia pelle.
Tremavo sotto le sue dita, fremevo per il desiderio che sentivo crescermi nelle viscere ed offuscare il mio tormento. Se la mia mente era allo sbando, il mio corpo sapeva benissimo ciò che voleva.
E, come un ubriacone che cerca di affogare nell'alcool il suo male di vivere, io cercai il mio stordimento attraverso Patrick.
Mi girai su me stessa fino a trovarmi di fronte a lui, mi accucciai sulle sue gambe e lo strinsi a me, appoggiando il capo sulla sua spalla.
Respirai a fondo mentre le sue carezze percorrevano tutta la mia schiena, dalle spalle alle natiche.
Sollevai la testa e guardai in fondo a quei pozzi bruni alla ricerca della sua anima. Era come se vedessi i suoi occhi per la prima volta. Erano così diversi, limpidi, sinceri.
Erano gli occhi di un altro uomo. Un uomo perso quanto me.
Non era più un gioco, anzi, non lo era mai stato anche se mi ostinavo a pensare che lo fosse, ma ora non potevo più fingere di crederlo.
Patrick mi amava? Forse. Ecco un altro forse a cui non volevo dare una risposta, almeno non in quel momento.
Avrei dovuto andarmene da lì e schiarirmi le idee prima che fosse troppo tardi, ma non ci riuscii.
Non riuscii a staccarmi da quegli occhi, da quelle braccia, da quelle mani e da quel membro che ammaliavano il mio corpo e irretivano i miei sensi.
Carezzai il suo viso, le sue guance, gli zigomi e le sue labbra, poi affondai le mani nei suoi capelli e lo baciai.
Succhiai le sue labbra, fra il ruvido della barba volutamente incolta e la calda morbidezza del loro interno, e cercai la sua lingua. Patrick succhiò la mia, afferrò le mie natiche e mi strinse a sé. Sentii la sua eccitazione crescere fra le mie gambe e schiudere il mio fiore. I miei petali abbracciarono il suo dardo, massaggiandolo, mentre danzavo sopra di lui.
L'acqua sciabordava fra i nostri corpi, insinuandosi fra di noi quasi a voler partecipare al nostro piacere, ma Patrick, quella notte, non voleva nessuno fra di noi, nemmeno l'acqua. Così si alzò, mi prese fra le braccia e, ancora gocciolante, mi adagiò sul letto.
La sua bocca esplorò scrupolosamente ogni centimetro del mio corpo raccogliendo ogni goccia che lo imperlava.
Dai palmi delle mie mani risalì lungo le braccia fino a raggiungere il collo, da lì proseguì il suo cammino risalendo i miei seni. Più le sue labbra vi si avvicinavano e più i miei capezzoli s'inturgidivano per reclamare la loro dose di baci. Gemetti quando li succhiò e quando la sua lingua giocò con loro, poi proseguì il suo viaggio attraversando il mio ventre, lambendo il pube, per scivolare sulle mie gambe. Il mio fiore lo stava chiamando a gran voce, ma lui attraversò le cosce, le ginocchia e i polpacci fino ai piedi.
Voleva saggiare interamente il mio corpo e sentire il sapore della mia pelle sulla sua lingua, quasi a farne scorta per non scordarlo più.
Ogni suo bacio amplificava il desiderio. Lentamente risalì le mie gambe e quando si avvicinò all'interno coscia trattenni il respiro e strinsi le lenzuola fra le mani, pronta per farmi investire dall'onda del piacere.
I miei gemiti riecheggiavano nel silenzio e la sua lingua e le sue labbra mi portarono ad un passo dall'estasi, ma volevo godere insieme a lui.
Afferrai la sua testa e cercai la sua bocca. Il suo petto sopra il mio, le nostre gambe intrecciate in un inscindibile groviglio, le nostre mani impegnate in infinite carezze e il suo sesso vigoroso premuto contro il mio. Aveva voglia di me esattamente come io ne avevo di lui. Volevo il suo corpo, la sua anima, il suo amore. Volevo tutto e volevo dargli tutto.
Mi sentivo intrisa di paure e speranze, di eccitazione e timori, di estasi e di panico come se in quel letto i nostri corpi si unissero per la prima volta. E in fondo fu così.
A muoverci non era solo il bisogno fisico, il desiderio materiale di esplodere nell'orgasmo, ma era la voglia di stare insieme, di amarci e di coccolarci all'infinito. Io ero lì per lui e lui era lì per me.
La voglia di lui mi divorava e combatteva contro la ragione che cercava di avvertirmi delle inevitabili conseguenze.
Ma quando Patrick scivolò dentro di me, ogni remora venne meno, definitivamente annientata da quel vigoroso membro che mi faceva gridare di piacere.
Avrei sopportato qualsiasi conseguenza, qualsiasi distruzione emotiva e morale, qualsiasi sofferenza, sarei anche salita sulla gogna per quel membro, ma non avrei mai rinunciato a quell'infinito piacere.
Il corpo non mente mai. Ecco la certezza che stavo cercando.
Patrick era lì, dentro di me, e mi riempiva e mi svuotava per poi riempirmi nuovamente ed inesorabilmente come il mare che s'infrange sulla costa, sempre di più, sempre più a fondo come la marea che sale per conquistare la spiaggia e farla sua, anche se solo per pochi istanti. Ogni colpo che affondava nella mia carne s'impadroniva di un pezzetto di me per riempirmi di lui. Un'osmosi dei sensi.
Spingeva il bacino strofinandosi contro il mio clitoride, aumentando e diminuendo il ritmo per raggiungere insieme l'oblio dei sensi, e schizzare, uniti, oltre la vetta dell'estremo piacere.
Non era solo la brama di avermi ad animarlo, ma anche la voglia di rendersi indimenticabile, il desiderio di dimostrarmi che quello che mi aveva dato fino ad allora non era nulla rispetto a quello che avrebbe potuto darmi in futuro. Voleva che quei momenti restassero incisi nella mia mente, nel mio cuore e nel mio sesso in eterno. Voleva che il ricordo di quella notte mi bagnasse d'eccitazione. E ci riuscì.
Quella notte facemmo l'amore per la prima volta. E ci amammo come se quella fosse anche l'ultima.

Fantasma alle tue spalle

Fantasma nel sogno

Stavo dormendo:
di colpo la tua visione mi ha assalito;
il vento caldo del desiderio mi ha pervaso
mentre il mio corpo eccitato ti reclamava.
“Cosa mai stai facendo in questo momento?”
Ti vedo sopra il corpo di lui mentre ascolti la tua vagina dischiudersi
ogni volta che ridiscendi verso di lui

Mi sveglio:
per un attimo penso: “Beato lui”
giro la testa dall’altra parte
e mi riaddormento

Ed inizia il sogno:
come un fantasma mi intrufolo nella tua stanza, ti vedo, arrivo dietro di te e risalgo la tua schiena baciandola
Ti volti e mi fissi incredula

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Vicky & Susy (Racconto erotico – Capitolo 1)

Il soffocante caldo pomeridiano costringeva tutti nelle proprie stanze per il meritato riposo. La campagna a quell'ora pareva deserta. Nessuno osava avventurarsi per le strette vie che strisciavano sui colli fra il giallo dei campi di grano e il blu del cielo che cadeva a picco sul mondo. L'ombra là era quasi un miraggio. Il pennacchio verde di qualche quercia era l'unico riparo dal sole cocente.
Anche quell'anno Susy era costretta a trascorrere l'estate in campagna dai nonni. I genitori lavoravano entrambi in città e non volevano lasciarla sola in casa ogni giorno.
Per quanto comunque un po' le dispiacesse lasciare gli amici di sempre, lì avrebbe ritrovato Vicky la coetanea cugina con la quale trascorreva ogni estate da quando era nata. La sua scapestrata vitalità finiva sempre per divertirla, quando non metteva entrambe nei guai, a quel punto si rifugiavano nel fienile a sogghignare in attesa che la nonna si stancasse di cercarle.
Dividevano la stessa camera e lo stesso letto a due piazze fin da piccole, e anche quel pomeriggio erano lì a poltrire in attesa che la sera portasse con sé un po' di refrigerio.
Vicky si alzò e si levò la canotta che le copriva il torace. Il suo acerbo seno guizzò sfrontato nell'aria.

«Ma che fai?» Le domandò Susy sedendosi sul letto.

«Sono stufa di questo caldo -  Borbottò Vicky, e con un calcio scagliò via anche le mutandine, per poi gettarsi sul letto soddisfatta, donando il suo fiore delicato alla flebile brezza che entrava dalla finestra - Ora sto meglio, dovresti farlo anche tu»

«Cosa? No! - Protestò la cugina - E dovresti rivestirti»

Susy imbarazzata si girò su un fianco per non vedere il corpo nudo di Vicky.
Non era abituata a quel genere di libertà. I suoi genitori, al contrario di quelli di Vicky, erano molto pudici. La nudità per loro era quasi un tabù, per lo meno questo era ciò che Susy aveva intuito. Non avevano mai parlato apertamente di sesso con lei. Avevano preferito rimandare l'argomento, ma nel frattempo Susy era cresciuta, e ormai l'epoca delle api e dei cavoli era volata via senza che i suoi le dicessero una parola a riguardo.

«Perché?» Domandò Vicky, allettata, invece, da tutti ciò che suonava come proibito.

«Se ti vede qualcuno?»

«Qui ci siamo solo noi due, tutti gli altri poltriranno nelle loro stanze per almeno due ore! Ti vergogni, forse?»

La stuzzicò, avvicinandosi a lei.

«No» Negò Susy forse con troppa enfasi per sembrare sincera.

«Allora spogliati anche tu» La sfidò.

Faceva veramente un caldo assurdo, e la stoffa del vestito, per quanto leggera e sottile, sembrava uno scafandro, una barriera troppo resistente per il timido vento che spirava, così Susy si arrese e si levò ogni cosa.
Sentì un piacevole zefiro turbinarle fra le cosce, carezzarle la pelle risalendo sul suo ventre piatto fino alle dolci collinette che le stavano crescendo. Era la prima volta che se ne stava nuda in un luogo diverso dalla vasca da bagno.
Vicky, finalmente soddisfatta, portò le mani dietro la testa e chiuse gli occhi rilassandosi. Susy, invece, non riusciva a distogliere gli occhi da quel corpo nudo disteso accanto a lei.
La giovinezza stava trasformando entrambe. L'adolescenza stava fiorendo e con sé portava anche la smania, l'irrequietezza, la curiosità di scoprire senza sapere ancora cosa cercare.
I loro copri si stavano allungando acquistando le forme femminili di giovani donne.
Susy vide sul corpo di Vicky la stessa trasformazione che lei stessa stava subendo, ma con qualche differenza.
I seni si stavano gonfiando e sul pube stavano spuntando morbidi peli.
I suoi erano neri e spiccavano sulla sua pelle bianca come fili di cotone buttati là per caso. Quelli di Vicky, invece, parevano riccioli dorati, esattamente come i suoi folti capelli che in quel momento le ornavano il capo come una corona.
Avrebbe voluto allungare una mano per sentirne la consistenza, per accertarsi che fossero esattamente come i suoi, ma la timidezza la frenò.
Si girò dall'altra parte e si addormentò.

Dal mondo dei sogni la strappò una piacevole carezza.
Vicky era stufa di dormire. Voleva la compagnia della cugina per trascorrere il resto del tempo in cui dovevano restare confinate in quella stanza. Per svegliarla aveva iniziato a carezzare la pelle nuda di Susy con una piuma.
La fece scorrere su un suo braccio fino a raggiungerle il collo, poi scivolò giù lungo la schiena zigzagando qua e là sulla pelle nuda. Proseguì lungo una natica fino a scendere sulla gamba: dapprima sulla coscia, poi dietro il ginocchio e lungo il polpaccio. Susy, ancora sonnacchiosa, quasi s'addormentò per quelle leggere e delicate carezze, quando però Vicky raggiunse la pianta del piede, Susy saltò sul letto scossa dai fremiti del solletico. Entrambe scoppiarono a ridere, salvo poi soffocare le risate per non svegliare il resto degli occupanti della casa.
Susy tornò a sdraiarsi per raccogliere un altro po' di coccole. La cugina proseguì il suo cammino scorrendo con la piuma sull'altra gamba, partendo dalla caviglia. Susy sentì il piacevole solletichino risalire il suo corpo lungo il polpaccio e il ginocchio. Poi però cominciò a sentire un fremito al ventre. Un formicolio che le ruzzolava fra le gambe anche se lì la piuma non era ancora arrivata.
Ora la sentiva nell'interno coscia e più la piuma correva lungo il suo corpo più quella sensazione si faceva più intensa. Strinse il cuscino fra le mani e attese, il cuore accelerò il battito, ma non disse nulla alla cugina, temendo che avrebbe interrotto quella sorprendente scoperta. Allargò di più le gambe per lasciare più spazio a Vicky e alla sua piuma.
Era un battito di farfalla che le carezzava la pelle, possibile che una piuma potesse essere tanto piacevole? Era un piacere così strano, intenso, diverso da qualsiasi altra cosa avesse mai provato prima.
La piuma carezzò la coscia fino a raggiungere la natica, vi piroettò sopra, poi Vicky la fece scorrere fra la fessura che divideva i glutei e Susy non riuscì a trattenere un gemito.

«Che c'è Susy? Non stai bene?» Si preoccupò la cugina.

«No, no - Si affrettò a rispondere Susy - Sto bene ... Credo ... - Deglutì - Continua un altro po', la tua piuma è magica»

Vicky allora continuò il suo viaggio sul corpo della cugina proprio da dove l'aveva interrotta. Scivolò fra le sue colline e Susy inarcò il bacino e incitò la cugina a non fermarsi:

«Vicky è fantastico!»

«Davvero? È solo una piuma» Esclamò incredula la cugina.

«Poi lo faccio a te, ora però continua»

Si sentì piacevolmente intorpidita e calda. Quel formicolio in fondo al ventre era strano, la spingeva a contrarre i muscoli del pube, amplificando quella sensazione e irradiandola ovunque là sotto.
Vicky allora proseguì e approdò fra le gambe di Susy, proprio là dove non batte il sole.
Susy chiuse gli occhi immergendosi completamente in quelle nuove sensazioni. Sentì la piuma accarezzarle l'inguine, giocare fra i morbidi peli e stuzzicarle la pelle delicata ed estremamente sensibile e ricettiva.
Vicky incuriosita dalla reazione della cugina volle provare anche lei. Si sdraiò a pancia in giù e attese che Susy facesse lo stesso con lei.
Quando la piuma capitombolò fra le sue gambe per poco non le sfuggì un grido.
Sollevò il bacino quasi inginocchiandosi sul letto, afferrò le natiche e le allargò tirando la pelle affinché la cugina potesse carezzarla ovunque là sotto, e così fece.
Susy carezzò con la piuma quella valle ora illuminata dal sole, solleticò il pertugio stretto e grinzoso che lo sormontava e scivolò giù seguendo i contorni del bocciolo della cugina ormai pronto per sbocciare.
Quando la voce della nonna le raggiunse interrompendo quell'idillio, le due ragazze si rivestirono in tutta fretta, chiusero la piuma nello scrigno sul comò e attesero impazienti che la notte calasse per poter giocare ancora.
Quello era il loro segreto e lo avrebbero custodito gelosamente per tutta la vita.

Quando la notte divorò il giorno, le due ragazze si chiusero nella loro cameretta, si tolsero i vestiti ed aprirono lo scrigno che custodiva il loro segreto.
Susy, sghignazzando, si tuffò sul letto e si sdraiò a pancia in su. Vicky la raggiunse subito, le si mise con la testa fra le gambe e cominciò ad ammirare il sesso della cugina e a vezzeggiarlo con la piuma.

«I tuoi peli sono nerissimi» Disse.

«Già - Ansimò Susy - I tuoi sono più belli, sembrano fili d'oro»

«Non è vero - Dissentì Vicky, sedendosi sul letto e tirandosi il morbido vello dorato - A me piacciono di più i tuoi»

Susy si sedette di fronte alla cugina e le chiese se poteva toccarglieli. Vicky acconsentì. Susy allora allungò le mani su quei fili d'oro, li tirò delicatamente e se li rigirò fra le dita. Vicky sentì un fremito, spostò il bacino in avanti e si poggiò sui gomiti. Quel contatto le piaceva inaspettatamente.
Susy massaggiò il monte di Venere della cugina sentendo i morbidi ciuffi sotto la sua pelle, poi scese più giù dove timidi velli brillavano sulle ali che si aprivano fra le cosce di Vicky. Cercò quei fili dorati quasi contandoli uno ad uno, mentre la cugina si godeva quelle carezze.

«Credi sia sbagliato quello che stiamo facendo?» Domandò Susy.

Vicky si strinse nelle spalle e rispose:

«Anche ingozzarci di biscotti a notte fonda è sbagliato, ma lo facciamo lo stesso»

Susy si fece bastare la risposta della cugina. Quel nuovo gioco era troppo divertente per abbandonarlo così, senza un motivo valido.
Sembrava veramente che, fra le gambe, Vicky avesse una bocca dalle cui carnose labbra si intravedeva una timida lingua. Susy strinse fra le dita quei due lembi di pelle come se fra le mani avesse avuto un panino, il roseo ripieno fuoriuscì e lo accarezzò leggera. Vicky fu scossa da un fremito ancora più intenso del precedente. Ogni gesto della cugina sulla sua pelle richiamava sensazioni sempre più forti che la invogliavano a cercarne altre e altre ancora.

«Sì, sì - le disse ansimando - Accarezzami lì»

Susy allora sfiorò interamente il taglio che divideva le due ali da cima a fondo, mentre la cugina trattenne il respiro e strinse le lenzuola fra le mani. Poi tornò su e lo attraversò nuovamente, dal pube fino alla base, questa volta però il dito varcò la fessura, e la prima falange sparì al suo interno. Vicky inarcò la schiena e arricciò le dita dei piedi sopraffatta da un piacere che non aveva mai provato prima. Sotto la sua pelle, Susy, sentì quella delicata della cugina innalzarsi in protuberanze e ridiscendere in vallate, mentre Vicky gemette estasiata. Spalancò le gambe e il fiore che aveva fra le cosce sbocciò interamente mostrando a Susy tutta la sua bellezza. Le sembrò di ammirare una delle orchidee della nonna. Possibile che anche lei fosse così bella là sotto?
La cugina raccolse le gambe sotto i gomiti offrendo a Susy il suo sesso pulsante e impaziente di essere accarezzato. Susy lo esplorò curiosa, studiandone ogni anfratto, scivolando fra i lembi delicati prima con un dito, poi con due e infine con entrambe le mani, carezzando quella pelle, scorgendo l'umido miele fuoriuscire dai suoi lombi e ammirando i movimenti e le pulsazioni di quel sesso sfrontatamente spalancato proprio sotto il suo viso.
Insinuò una falange nella piccola fessura carezzandone i contorni. Il secondo pertugio della cugina si contraeva insieme a tutto il resto, così col dito scivolò su di esso sentendo la grinzosa pelle. A Viky le doleva il ventre, ma anziché dire alla cugina di fermarsi la incitò a non smettere di carezzarla, l'istinto le urlava che solo andando oltre avrebbe trovato pace.
Susy tornò con le dita fra gli umidi meandri, risalì le piccole labbra fin quando approdò sul piccolo promontorio che spiccava in cima.

«Oddio, Susy, sì, ti prego lì, lì,lì  ...»

Susy vedeva la cugina contorcersi in preda a convulsioni che non comprendeva fino in fondo, ma sapeva che ciò che Vicky stava provando era qualcosa di estremamente piacevole e non vedeva l'ora di provarlo lei stessa. Ricominciò a sentire il formicolio in fondo al ventre.
Con le dita continuò a carezzare il clitoride della cugina con movimenti lenti e circolari. Vicky iniziò ad ansimare e ad ancheggiare muovendosi sempre più convulsamente contro la mano di Susy. Un piacere folle la stava invadendo, lo sentiva crescere e crescere sempre di più, dominando i suoi sensi, i suoi movimenti e il suo respiro. Le parve impossibile che quel piacere potesse crescere ancora, eppure fu così. L'orgasmo, il primo orgasmo della sua vita la travolse così, grazie alle delicate dita della cugina, e la lasciò sfinita, ansimante e informicolita fra le coperte del letto che divideva con lei.

«Susy devi assolutamente provarlo anche tu»

Ansiosa di dividere quella scoperta con lei, Vicky le si mise fra le cosce e iniziò ad esplorare il sesso della cugina.
Susy sapeva che stavano facendo qualcosa che non avrebbero dovuto, o che per lo meno i suoi genitori non avrebbero di certo approvato. Sapeva di essere davanti ad uno di quei momenti che segnano il resto della vita. Era davanti ad un bivio, se avesse fermato la cugina forse la sua innocenza sarebbe rimasta intatta, se invece si fosse arresa a lei, niente sarebbe stato più come prima. Il guaio è che, come sempre in questi casi, non poteva sapere se ciò che il futuro le avrebbe riservato sarebbe stato meglio o peggio. Non sapeva cosa aspettarsi e non sapeva nemmeno se le sarebbe piaciuto. Ma se da una parte tutto questo era un freno, allo stesso modo era anche la cosa più eccitante che avesse mai fatto. Al desiderio di scoprire, di crescere e di conoscere quello che i grandi le avevano sempre nascosto si aggiunsero le dita di Vicky fra le sue cosce.
I suoi gesti delicati la sciolsero completamente, finché si concesse totalmente a quel piacere così nuovo e sconosciuto che la travolse completamente.
Vicky andava alla scoperta del sesso di Susy come un esploratore in una giungla incontaminata, scrutando il viso della cugina e cercando di capire quali fossero le zone più piacevoli e quali meno.
Esaminò ogni anfratto, immergendo le falangi nel dolce miele che sgorgava da quel frutto così simile al suo ma anche così diverso. Ne contemplò ogni diversità. La sua leggera peluria nera spiccava prepotente sulla sua pelle chiara, avvolgendo la rosata fessura dalla quale sbucavano le piccole labbra. Le afferrò con due dita e le tirò per vederne l'effettiva lunghezza, poi le aprì completamente. Davanti a lei la vergine fessura si spalancò. Non resistette e lentamente la varcò sentendo quel caldo canale avvolgere il suo dito. Susy sentì il piacere penetrarle all'interno ed espandersi ovunque. Viky vide il suo dito sparire dentro la cugina per poi riaffiorare luccicante, inumidito dai suoi umori, e la penetrò nuovamente, delicatamente, per non farle male.
Sentiva i muscoli di Susy contrarsi e lo stesso vide che faceva anche lo stretto e grinzoso pertugio che sostava proprio là sotto. Vicky lo considerò un invito e con un dito ne seguì i contorni sentendo l'increspatura della pelle, poi lo premette ma la resistenza che avvertì la fece desistere dal proseguire e tornò su, impaziente di far scoprire alla cugina le potenzialità di quella piccola, anzi piccolissima, montagnola.
Non appena la sfiorò, Susy si sentì avvampare e uno spasmo la colse. In quel preciso momento capì di aver fatto la cosa giusta seguendo la cugina. Capì che ciò che stava per provare era qualcosa che non aveva nemmeno mai pensato fosse possibile raggiungere. Era qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa le fosse mai capitata. Era qualcosa che per quell'attimo la rapì, catapultandola direttamente in cielo a danzare fra le stelle, e quando tutto scemò si sentì svuotata, disorientata, sfinita, ma assolutamente decisa a rifarlo ancora e ancora e ancora.


Vicky & Susy (Racconto erotico – Capitolo 1)

Il soffocante caldo pomeridiano costringeva tutti nelle proprie stanze per il meritato riposo. La campagna a quell'ora pareva deserta. Nessuno osava avventurarsi per le strette vie che strisciavano sui colli fra il giallo dei campi di grano e il blu del cielo che cadeva a picco sul mondo. L'ombra là era quasi un miraggio. Il pennacchio verde di qualche quercia era l'unico riparo dal sole cocente.
Anche quell'anno Susy era costretta a trascorrere l'estate in campagna dai nonni. I genitori lavoravano entrambi in città e non volevano lasciarla sola in casa ogni giorno.
Per quanto comunque un po' le dispiacesse lasciare gli amici di sempre, lì avrebbe ritrovato Vicky la coetanea cugina con la quale trascorreva ogni estate da quando era nata. La sua scapestrata vitalità finiva sempre per divertirla, quando non metteva entrambe nei guai, a quel punto si rifugiavano nel fienile a sogghignare in attesa che la nonna si stancasse di cercarle.
Dividevano la stessa camera e lo stesso letto a due piazze fin da piccole, e anche quel pomeriggio erano lì a poltrire in attesa che la sera portasse con sé un po' di refrigerio.
Vicky si alzò e si levò la canotta che le copriva il torace. Il suo acerbo seno guizzò sfrontato nell'aria.

«Ma che fai?» Le domandò Susy sedendosi sul letto.

«Sono stufa di questo caldo -  Borbottò Vicky, e con un calcio scagliò via anche le mutandine, per poi gettarsi sul letto soddisfatta, donando il suo fiore delicato alla flebile brezza che entrava dalla finestra - Ora sto meglio, dovresti farlo anche tu»

«Cosa? No! - Protestò la cugina - E dovresti rivestirti»

Susy imbarazzata si girò su un fianco per non vedere il corpo nudo di Vicky.
Non era abituata a quel genere di libertà. I suoi genitori, al contrario di quelli di Vicky, erano molto pudici. La nudità per loro era quasi un tabù, per lo meno questo era ciò che Susy aveva intuito. Non avevano mai parlato apertamente di sesso con lei. Avevano preferito rimandare l'argomento, ma nel frattempo Susy era cresciuta, e ormai l'epoca delle api e dei cavoli era volata via senza che i suoi le dicessero una parola a riguardo.

«Perché?» Domandò Vicky, allettata, invece, da tutti ciò che suonava come proibito.

«Se ti vede qualcuno?»

«Qui ci siamo solo noi due, tutti gli altri poltriranno nelle loro stanze per almeno due ore! Ti vergogni, forse?»

La stuzzicò, avvicinandosi a lei.

«No» Negò Susy forse con troppa enfasi per sembrare sincera.

«Allora spogliati anche tu» La sfidò.

Faceva veramente un caldo assurdo, e la stoffa del vestito, per quanto leggera e sottile, sembrava uno scafandro, una barriera troppo resistente per il timido vento che spirava, così Susy si arrese e si levò ogni cosa.
Sentì un piacevole zefiro turbinarle fra le cosce, carezzarle la pelle risalendo sul suo ventre piatto fino alle dolci collinette che le stavano crescendo. Era la prima volta che se ne stava nuda in un luogo diverso dalla vasca da bagno.
Vicky, finalmente soddisfatta, portò le mani dietro la testa e chiuse gli occhi rilassandosi. Susy, invece, non riusciva a distogliere gli occhi da quel corpo nudo disteso accanto a lei.
La giovinezza stava trasformando entrambe. L'adolescenza stava fiorendo e con sé portava anche la smania, l'irrequietezza, la curiosità di scoprire senza sapere ancora cosa cercare.
I loro copri si stavano allungando acquistando le forme femminili di giovani donne.
Susy vide sul corpo di Vicky la stessa trasformazione che lei stessa stava subendo, ma con qualche differenza.
I seni si stavano gonfiando e sul pube stavano spuntando morbidi peli.
I suoi erano neri e spiccavano sulla sua pelle bianca come fili di cotone buttati là per caso. Quelli di Vicky, invece, parevano riccioli dorati, esattamente come i suoi folti capelli che in quel momento le ornavano il capo come una corona.
Avrebbe voluto allungare una mano per sentirne la consistenza, per accertarsi che fossero esattamente come i suoi, ma la timidezza la frenò.
Si girò dall'altra parte e si addormentò.

Dal mondo dei sogni la strappò una piacevole carezza.
Vicky era stufa di dormire. Voleva la compagnia della cugina per trascorrere il resto del tempo in cui dovevano restare confinate in quella stanza. Per svegliarla aveva iniziato a carezzare la pelle nuda di Susy con una piuma.
La fece scorrere su un suo braccio fino a raggiungerle il collo, poi scivolò giù lungo la schiena zigzagando qua e là sulla pelle nuda. Proseguì lungo una natica fino a scendere sulla gamba: dapprima sulla coscia, poi dietro il ginocchio e lungo il polpaccio. Susy, ancora sonnacchiosa, quasi s'addormentò per quelle leggere e delicate carezze, quando però Vicky raggiunse la pianta del piede, Susy saltò sul letto scossa dai fremiti del solletico. Entrambe scoppiarono a ridere, salvo poi soffocare le risate per non svegliare il resto degli occupanti della casa.
Susy tornò a sdraiarsi per raccogliere un altro po' di coccole. La cugina proseguì il suo cammino scorrendo con la piuma sull'altra gamba, partendo dalla caviglia. Susy sentì il piacevole solletichino risalire il suo corpo lungo il polpaccio e il ginocchio. Poi però cominciò a sentire un fremito al ventre. Un formicolio che le ruzzolava fra le gambe anche se lì la piuma non era ancora arrivata.
Ora la sentiva nell'interno coscia e più la piuma correva lungo il suo corpo più quella sensazione si faceva più intensa. Strinse il cuscino fra le mani e attese, il cuore accelerò il battito, ma non disse nulla alla cugina, temendo che avrebbe interrotto quella sorprendente scoperta. Allargò di più le gambe per lasciare più spazio a Vicky e alla sua piuma.
Era un battito di farfalla che le carezzava la pelle, possibile che una piuma potesse essere tanto piacevole? Era un piacere così strano, intenso, diverso da qualsiasi altra cosa avesse mai provato prima.
La piuma carezzò la coscia fino a raggiungere la natica, vi piroettò sopra, poi Vicky la fece scorrere fra la fessura che divideva i glutei e Susy non riuscì a trattenere un gemito.

«Che c'è Susy? Non stai bene?» Si preoccupò la cugina.

«No, no - Si affrettò a rispondere Susy - Sto bene ... Credo ... - Deglutì - Continua un altro po', la tua piuma è magica»

Vicky allora continuò il suo viaggio sul corpo della cugina proprio da dove l'aveva interrotta. Scivolò fra le sue colline e Susy inarcò il bacino e incitò la cugina a non fermarsi:

«Vicky è fantastico!»

«Davvero? È solo una piuma» Esclamò incredula la cugina.

«Poi lo faccio a te, ora però continua»

Si sentì piacevolmente intorpidita e calda. Quel formicolio in fondo al ventre era strano, la spingeva a contrarre i muscoli del pube, amplificando quella sensazione e irradiandola ovunque là sotto.
Vicky allora proseguì e approdò fra le gambe di Susy, proprio là dove non batte il sole.
Susy chiuse gli occhi immergendosi completamente in quelle nuove sensazioni. Sentì la piuma accarezzarle l'inguine, giocare fra i morbidi peli e stuzzicarle la pelle delicata ed estremamente sensibile e ricettiva.
Vicky incuriosita dalla reazione della cugina volle provare anche lei. Si sdraiò a pancia in giù e attese che Susy facesse lo stesso con lei.
Quando la piuma capitombolò fra le sue gambe per poco non le sfuggì un grido.
Sollevò il bacino quasi inginocchiandosi sul letto, afferrò le natiche e le allargò tirando la pelle affinché la cugina potesse carezzarla ovunque là sotto, e così fece.
Susy carezzò con la piuma quella valle ora illuminata dal sole, solleticò il pertugio stretto e grinzoso che lo sormontava e scivolò giù seguendo i contorni del bocciolo della cugina ormai pronto per sbocciare.
Quando la voce della nonna le raggiunse interrompendo quell'idillio, le due ragazze si rivestirono in tutta fretta, chiusero la piuma nello scrigno sul comò e attesero impazienti che la notte calasse per poter giocare ancora.
Quello era il loro segreto e lo avrebbero custodito gelosamente per tutta la vita.

Quando la notte divorò il giorno, le due ragazze si chiusero nella loro cameretta, si tolsero i vestiti ed aprirono lo scrigno che custodiva il loro segreto.
Susy, sghignazzando, si tuffò sul letto e si sdraiò a pancia in su. Vicky la raggiunse subito, le si mise con la testa fra le gambe e cominciò ad ammirare il sesso della cugina e a vezzeggiarlo con la piuma.

«I tuoi peli sono nerissimi» Disse.

«Già - Ansimò Susy - I tuoi sono più belli, sembrano fili d'oro»

«Non è vero - Dissentì Vicky, sedendosi sul letto e tirandosi il morbido vello dorato - A me piacciono di più i tuoi»

Susy si sedette di fronte alla cugina e le chiese se poteva toccarglieli. Vicky acconsentì. Susy allora allungò le mani su quei fili d'oro, li tirò delicatamente e se li rigirò fra le dita. Vicky sentì un fremito, spostò il bacino in avanti e si poggiò sui gomiti. Quel contatto le piaceva inaspettatamente.
Susy massaggiò il monte di Venere della cugina sentendo i morbidi ciuffi sotto la sua pelle, poi scese più giù dove timidi velli brillavano sulle ali che si aprivano fra le cosce di Vicky. Cercò quei fili dorati quasi contandoli uno ad uno, mentre la cugina si godeva quelle carezze.

«Credi sia sbagliato quello che stiamo facendo?» Domandò Susy.

Vicky si strinse nelle spalle e rispose:

«Anche ingozzarci di biscotti a notte fonda è sbagliato, ma lo facciamo lo stesso»

Susy si fece bastare la risposta della cugina. Quel nuovo gioco era troppo divertente per abbandonarlo così, senza un motivo valido.
Sembrava veramente che, fra le gambe, Vicky avesse una bocca dalle cui carnose labbra si intravedeva una timida lingua. Susy strinse fra le dita quei due lembi di pelle come se fra le mani avesse avuto un panino, il roseo ripieno fuoriuscì e lo accarezzò leggera. Vicky fu scossa da un fremito ancora più intenso del precedente. Ogni gesto della cugina sulla sua pelle richiamava sensazioni sempre più forti che la invogliavano a cercarne altre e altre ancora.

«Sì, sì - le disse ansimando - Accarezzami lì»

Susy allora sfiorò interamente il taglio che divideva le due ali da cima a fondo, mentre la cugina trattenne il respiro e strinse le lenzuola fra le mani. Poi tornò su e lo attraversò nuovamente, dal pube fino alla base, questa volta però il dito varcò la fessura, e la prima falange sparì al suo interno. Vicky inarcò la schiena e arricciò le dita dei piedi sopraffatta da un piacere che non aveva mai provato prima. Sotto la sua pelle, Susy, sentì quella delicata della cugina innalzarsi in protuberanze e ridiscendere in vallate, mentre Vicky gemette estasiata. Spalancò le gambe e il fiore che aveva fra le cosce sbocciò interamente mostrando a Susy tutta la sua bellezza. Le sembrò di ammirare una delle orchidee della nonna. Possibile che anche lei fosse così bella là sotto?
La cugina raccolse le gambe sotto i gomiti offrendo a Susy il suo sesso pulsante e impaziente di essere accarezzato. Susy lo esplorò curiosa, studiandone ogni anfratto, scivolando fra i lembi delicati prima con un dito, poi con due e infine con entrambe le mani, carezzando quella pelle, scorgendo l'umido miele fuoriuscire dai suoi lombi e ammirando i movimenti e le pulsazioni di quel sesso sfrontatamente spalancato proprio sotto il suo viso.
Insinuò una falange nella piccola fessura carezzandone i contorni. Il secondo pertugio della cugina si contraeva insieme a tutto il resto, così col dito scivolò su di esso sentendo la grinzosa pelle. A Viky le doleva il ventre, ma anziché dire alla cugina di fermarsi la incitò a non smettere di carezzarla, l'istinto le urlava che solo andando oltre avrebbe trovato pace.
Susy tornò con le dita fra gli umidi meandri, risalì le piccole labbra fin quando approdò sul piccolo promontorio che spiccava in cima.

«Oddio, Susy, sì, ti prego lì, lì,lì  ...»

Susy vedeva la cugina contorcersi in preda a convulsioni che non comprendeva fino in fondo, ma sapeva che ciò che Vicky stava provando era qualcosa di estremamente piacevole e non vedeva l'ora di provarlo lei stessa. Ricominciò a sentire il formicolio in fondo al ventre.
Con le dita continuò a carezzare il clitoride della cugina con movimenti lenti e circolari. Vicky iniziò ad ansimare e ad ancheggiare muovendosi sempre più convulsamente contro la mano di Susy. Un piacere folle la stava invadendo, lo sentiva crescere e crescere sempre di più, dominando i suoi sensi, i suoi movimenti e il suo respiro. Le parve impossibile che quel piacere potesse crescere ancora, eppure fu così. L'orgasmo, il primo orgasmo della sua vita la travolse così, grazie alle delicate dita della cugina, e la lasciò sfinita, ansimante e informicolita fra le coperte del letto che divideva con lei.

«Susy devi assolutamente provarlo anche tu»

Ansiosa di dividere quella scoperta con lei, Vicky le si mise fra le cosce e iniziò ad esplorare il sesso della cugina.
Susy sapeva che stavano facendo qualcosa che non avrebbero dovuto, o che per lo meno i suoi genitori non avrebbero di certo approvato. Sapeva di essere davanti ad uno di quei momenti che segnano il resto della vita. Era davanti ad un bivio, se avesse fermato la cugina forse la sua innocenza sarebbe rimasta intatta, se invece si fosse arresa a lei, niente sarebbe stato più come prima. Il guaio è che, come sempre in questi casi, non poteva sapere se ciò che il futuro le avrebbe riservato sarebbe stato meglio o peggio. Non sapeva cosa aspettarsi e non sapeva nemmeno se le sarebbe piaciuto. Ma se da una parte tutto questo era un freno, allo stesso modo era anche la cosa più eccitante che avesse mai fatto. Al desiderio di scoprire, di crescere e di conoscere quello che i grandi le avevano sempre nascosto si aggiunsero le dita di Vicky fra le sue cosce.
I suoi gesti delicati la sciolsero completamente, finché si concesse totalmente a quel piacere così nuovo e sconosciuto che la travolse completamente.
Vicky andava alla scoperta del sesso di Susy come un esploratore in una giungla incontaminata, scrutando il viso della cugina e cercando di capire quali fossero le zone più piacevoli e quali meno.
Esaminò ogni anfratto, immergendo le falangi nel dolce miele che sgorgava da quel frutto così simile al suo ma anche così diverso. Ne contemplò ogni diversità. La sua leggera peluria nera spiccava prepotente sulla sua pelle chiara, avvolgendo la rosata fessura dalla quale sbucavano le piccole labbra. Le afferrò con due dita e le tirò per vederne l'effettiva lunghezza, poi le aprì completamente. Davanti a lei la vergine fessura si spalancò. Non resistette e lentamente la varcò sentendo quel caldo canale avvolgere il suo dito. Susy sentì il piacere penetrarle all'interno ed espandersi ovunque. Viky vide il suo dito sparire dentro la cugina per poi riaffiorare luccicante, inumidito dai suoi umori, e la penetrò nuovamente, delicatamente, per non farle male.
Sentiva i muscoli di Susy contrarsi e lo stesso vide che faceva anche lo stretto e grinzoso pertugio che sostava proprio là sotto. Vicky lo considerò un invito e con un dito ne seguì i contorni sentendo l'increspatura della pelle, poi lo premette ma la resistenza che avvertì la fece desistere dal proseguire e tornò su, impaziente di far scoprire alla cugina le potenzialità di quella piccola, anzi piccolissima, montagnola.
Non appena la sfiorò, Susy si sentì avvampare e uno spasmo la colse. In quel preciso momento capì di aver fatto la cosa giusta seguendo la cugina. Capì che ciò che stava per provare era qualcosa che non aveva nemmeno mai pensato fosse possibile raggiungere. Era qualcosa di completamente diverso da qualsiasi altra cosa le fosse mai capitata. Era qualcosa che per quell'attimo la rapì, catapultandola direttamente in cielo a danzare fra le stelle, e quando tutto scemò si sentì svuotata, disorientata, sfinita, ma assolutamente decisa a rifarlo ancora e ancora e ancora.


Le fiche si cuciono su misura



Naturalmente sono già di nuovo le tre, stanotte ho finito alle quattro, tratto il tempo in modo un po’ avventuristico.


La scarpetta di cenerentola calza a pennello

Anche la mia fica

ma solo a qualcuno


Non però a uno solo

a te starebbe senz’altro bene



Le fiche si cuciono su misura

e al sarto gli si dice

Mi ci metta una fodera di seta

e non metta bottoni

tanto la porterò slacciata



Si cuciono quindi così

come la biancheria da uomo

Jana Cerná



 Jana Cernà (pseudonimo di Honza Krejcarova) è nata a Praga nel 1928. Sua madre era Milena Jesenska, la famosa Milena di Kafka. Jana è stata negli anni dello stalinismo uno dei personaggi chiave dell’underground praghese, un movimento con molte analogie con la beat generation americana. I suoi testi, inediti per più di 30 anni, sono stati pubblicati per la prima volta a Praga nel 1990 dall’editore Concordia con il titolo “In culo oggi no” Nei suoi versi l'erotismo è lieve e scanzonato, mentre nella lettera all'amante si arriva a toni pornografici tali da lasciare a bocca aperta anche i lettori più spregiudicati.

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In culo oggi no


mi fa male

E poi vorrei prima chiacchierare un po’ con te

perché ho stima del tuo intelletto

Si può supporre

che sia sufficiente

per chiavare in direzione della stratosfera





In arrivo "Vicky & Susy": Nuovo racconto a puntate by Sensualissima Passione

Da giovedì 23 Agosto sarà disponibile il primo capitolo del nuovo racconto a puntate firmato Sensualissima Passione, dal titolo "Vicky & Susy".

Il nuovo racconto si aggiungerà ad "E' solo sesso" e racconterà il sesso attraverso gli occhi di due giovani ragazze che scopriranno insieme i segreti e i piaceri della sessualità.

Non perdetevi il primo capitolo di questo nuovo ed eccitante racconto di Sensualissima Passione.

Vicky e Susy vi aspettano ... A domani!