Archivi del mese: maggio 2012

Voglia di sconosciuto (Racconto)


Entrai nel supermercato accaldata per la torrida temperatura estiva. Una sferzata di aria fredda sparata dall’aria condizionata mi fece rabbrividire. Sentii i capezzoli inturgidirsi e li vidi sbucare impertinenti da sotto la camicetta. Non indossavo il reggiseno e sorrisi piacevolmente divertita dalla leggera carezza che lo sfregamento contro il delicato tessuto faceva al mio seno.
Mi diressi verso il banco frigo che stava vicino all’entrata e mi chinai per scegliere una confezione di prosciutto. Alle mie spalle distinsi chiaramente una voce maschile sbottare sommessamente:
«Porca vacca che culo!».
D’istinto mi voltai incuriosita e vidi un uomo mangiarmi il culo con gli occhi.  “Il mio culo ha fatto un’altra vittima!” pensai sorridendo, tornando con lo sguardo al banco degli affettati.
Avanzai lungo lo scaffale cercando quel formaggio che mi piaceva tanto, quando di sfuggita lo vidi ancora alla mie spalle. Fingendo indifferenza, quell’uomo continuava a squadrarmi il fondoschiena. Dopo un attimo di imbarazzo, realizzai che la cosa non mi dispiaceva affatto. Mi stuzzicava l’idea che quell’uomo, che tra l’altro mi sembrava anche di bell’aspetto, fosse rimasto così colpito dal mio culo.
Continuai  a girovagare all’interno del supermercato intenta a fare la spesa, ma ogni volta che mi giravo, lo vedevo dietro di me, a volte più lontano, altre più vicino, ma sempre con gli occhi fissi su di me con uno sguardo che lasciava capire bene che non vedeva l’ora di violare il mio didietro.
Anziché sentirmi minacciata o turbata, mi sentii sempre più intrigata da quell’uomo. Cercai di osservarlo con più attenzione e vidi che dimostrava una trentina d’anni come me, era fasciato in una t-shirt nera che metteva in risalto il fisico asciutto, e divertita notai che i jeans non riuscivano più a celare il suo pacco decisamente ingrossato.
A quella vista sentii l’eccitazione salire sempre più. Era un perfetto sconosciuto, per quanto ne sapevo poteva essere un maniaco pervertito o un assassino, ma in quel momento l’unica cosa che avrei voluto era andare da lui e stringere quel pacco nelle mie mani.
Sentii il battito accelerare e la mia fica inumidirsi e diventare sempre più impaziente di godere. Proseguivo fingendomi indifferente, ma continuavo a cercarlo e soprattutto, ogni mio gesto non era più rivolto alla spesa, ma a sedurre quello sconosciuto, così continuavo a riempire il carrello con articoli che si trovavano nei ripiani più bassi così che il mio culo sodo fosse ben esposto. Camminavo lentamente e non mancavo di lanciargli occhiate maliziose e infuocate.
Quel gioco stava diventando sempre più eccitante. “Chissà se il suo cazzo è davvero così grosso come sembra da quel pacco?” Pensavo sempre più arrapata, e già mi immaginavo di godere facendomi scopare da lui. Ma l’immaginazione non mi bastava. Io quel cazzo lo volevo davvero dentro di me, così cominciai a pensare a dove e come avremmo potuto sfogare i nostri bollori fino a quando scorsi in fondo al corridoio i camerini di prova.
“Perfetto!” Pensai. Dopo aver lanciato un’occhiata furtiva ma eloquente al mio inseguitore, abbandonai il carrello e mi infilai nello stretto corridoio che conduceva a quelle microstanzette separate fra loro da altrettante micro pareti che non ci avrebbero certo nascosto dagli sguardi e dalle orecchie indiscrete, ma volevo quel cazzo a qualunque costo.
Percorsi frettolosamente tutto il corridoio, entrai nell’ultima cabina e attesi. Restai immobile, impalata al centro della stanzetta e mi misi in ascolto. Sentivo il cuore in gola e la fica fremere e pulsare di eccitazione al pensiero che entro breve quelle mani l’avrebbero sondata e violata. Udii dei passi avvicinarsi e più si avvicinavano più sentivo il battito del mio cuore accelerare, poi sentii la tenda alle mie spalle spalancarsi freneticamente.
Le mie orecchie quasi non udivano altro che il battito impazzito del mio cuore. Quell’uomo ora era a pochi centimetri da me, ma restai immobile, non mi voltai per guardarlo e tenni gli occhi bassi per non vederlo riflesso nello specchio che avevo di fronte. In quel momento non volevo vederlo, volevo solo sentirlo.
Le sue mani non si fecero attendere e cominciarono a palpare il culo da sopra la gonna, poi scivolarono sulle cosce e sollevarono quel tessuto che ancora ci divideva. Le sue dita calde e ruvide affondarono avidamente nella mia carne, massaggiando e palpando le mie chiappe sode.
Brividi di piacere cominciarono a rotolarmi addosso quando le sue dita si avvicinarono alle mie mutandine. Infilò una mano nella camicetta e mi palpeggiò le tette attirandomi a sé, mentre con l’altra afferrò energicamente la mia vulva e la strofinò aumentando la mia eccitazione che già sentivo esplodere. Il suo cazzo duro era incollato al mio culo, ma era ancora imbrigliato nei jeans.
Appoggiai un piede sullo sgabello divaricando le gambe e cominciai a roteare il bacino contro il suo, mentre il mio respiro si fece più affannoso.
Le sue dita entrarono nelle mie mutandine e stuzzicarono ogni anfratto della mia fica vogliosa. La sua mano si riempì con i miei umori. Sentivo il suo petto gonfiarsi e sgonfiarsi sempre più velocemente e rantoli arrapati salire dalla sua gola.
Sfilò poi la mano dalla mia camicetta e si chinò fino ad avere la bocca pari al mio culo, spostò le mutandine a cominciò a leccarlo e a penetrarlo con la lingua. Quel contatto caldo, umido e tanto desiderato mi fece impazzire. Rovesciai il capo indietro, mi aggrappai alle pareti e cominciai a gemere in preda all’estasi. La sua lingua scivolava avanti e indietro fra il clitoride e il culo, variando la velocità e i movimenti. Quella lingua sembrava fatta apposta per farmi godere. Sembrava volesse mangiare la mia fica.
D’un tratto si alzò lasciandomi per un attimo disorientata, ma non appena sentii la fibbia della cintura tintinnare, mi girai di scatto fino a trovarmi di fronte a lui e allungai una mano sul suo pacco. Lo palpai prima attraverso i jeans, poi glieli sbottonai liberando il suo cazzo duro come il marmo. Sorrisi bramosa, era ancora più grande di quanto pensassi.
Con un gesto rapido mi fece girare nuovamente e mi attaccò al muro. Prese energicamente i miei fianchi e li attirò a sé avvicinando il mio culo al suo membro. Infilò due dita e cominciò a muoverle lentamente. Sentivo lo sfintere tirare per la forzatura. Scivolai con una mano dentro le mie mutandine e titillai il clitoride inondato dai miei umori. Il fastidio per l’intrusione si fece sempre più piacevole. Fece entrare un terzo dito e dopo poco il mio culo fu pronto per ricevere il suo cazzo.
Sfilò le dita e appoggiò la cappella nel buco ancora dilatato, lo sentii premere e farsi largo dentro di me. Con movimenti lenti attese che il mio culo si rilassasse. Il piacere che sentivo si fece sempre più intenso, incontenibile. Le mie dita continuavano a massaggiare il clitoride e a stuzzicare il buco della fica, mentre il suo cazzo mi penetrava sempre più velocemente.
Sentivo il piacere ovunque, un’unica zona orgasmica che prendeva ogni anfratto del mio basso ventre, tanto da non riuscire a capire quale parte mi desse più godimento, se il culo, la fica o tutti e due. Inarcai il bacino più che potei, le sue palle sbattevano contro la mia fichetta.
Godevo e godevo, avrei voluto contenere i miei gemiti per non richiamare una folla di curiosi, ma non ci riuscivo. Ero ebbra di piacere per quel cazzo sconosciuto che mi inculava come un forsennato dentro un microscopico camerino di un supermercato. Il godimento continuò a salire e salire fino a quando scoppiai in un dirompente orgasmo.
Aprii gli occhi e mi vidi riflessa nello specchio accaldata, scompigliata, con le tette di fuori e un sorriso soddisfatto stampato sul viso, mentre dietro di me l’uomo era impegnato a sfondarmi il culo con gli ultimi colpi fino a quando venne, riempiendomi col suo seme.
Restammo qualche istante immobili attendendo che i nostri respiri tornassero normali, poi uscì dal mio culo intorpidito e ci ricomponemmo.
Quando fu ora di uscire da quell’alcova improvvisata, scostò la tenda e indicandomi l’uscita disse:
«Dopo di te e dopo il tuo fantastico culo!».
Scoppiai in una fragorosa risata e seguii il suo invito. Uscendo dal camerino notai una coppia di coniugi che ci guardava. La donna con un’aria molto contrariata, mentre l’uomo aveva sul volto un’espressione decisamente divertita. Non mi curai di loro e proseguii nel mio giro di acquisti fino a quando sentii una voce famelica alle mie spalle:
«Mmm … che bel sederino!».

Cazzi strusciati orgasmi assicurati

Quella porcella di Manuela mi mise in testa idee omoerotiche. La bionda convinse me ed un suo amico a fare sesso in tre. La troia iniziò a stimolare i cazzi con le mani slinguettando poi le cappelle. Ad un certo punto però la zoccola si mise in bocca le due cappelle facendole strofinare tra loro. La cosa mi eccitò moltissimo, lei se ne accorse e prolungò lo struscio in modo che le cappelle si masturbassero a vicenda. Gemetti di piacere, anche all'altro maschio lo strofinio dava belle sensazioni che a malapena riusciva a nascondere. A seguito di questa splendida masturbazione tra cazzi, talvolta alternata da colpetti di lingua femminile, non riuscì a trattenere il godimento. Lei, vedendomi in preda alla goduria, accelerò lo strofinamento tra le mazze finchè la mia sborrò abbondantemente inondando di crema il cazzo dell'altro maschio. La sensazione di vergogna si mescolò a quella di libidine. Lei sorrise soddisfatta e poi spompinò il cazzo del suo amico imbrattato della mia sborra. Dopo un bel chinotto lui schizzò e svuotò i coglioni nella bocca di lei. Una settimana dopo ci incontrammo di nuovo e la donna fece lo stesso giochino coi nostri cazzi ma stavolta disse "Perchè non provate a baciarvi, magari vi piace". La cosa mi turbò ed eccitò molto così presi l'iniziativa e misi la lingua in bocca all'amico di lei. Lui stette al gioco. Era eccitante il bacio mentre i cazzi si davano piacere a vicenda. A un tratto, arrapato più che mai, dissi "Voglio farglielo io un bel chinotto". Lei sorrise e disse "Oh si che bell'idea, dai spingetevi oltre". Mi chinai e presi il pene in bocca sbocchinando con passione mentre lei, eccitata, si tirava un ditalino. Lui si mise a pecorina e così gli leccai anche il buco del culo accuratamente per poi ritornare focoso sul cazzo. La fica di lei era un brodo dal piacere. Succhiai il cazzo dell'amico di Manuela fino a farlo venire e bevvi la sborra caldissima mentre lei se ne venne tra mugugni di piacere. 
   




Sesso anale nei racconti erotici

Ho notato che molto spesso, nei racconti erotici, abbondano le scene di sesso anale. La ragione è davvero semplice: sia gli uomini che le donne hanno la fantasia di fare sesso anale, fantasia che purtroppo nella vita reale non sempre si concretizza per le resistenze psicologiche di uno dei due partner. Ecco perché nei racconti erotici, che sono lo sfogo più libero della fantasia, si fa spesso riferimento a questa pratica sessuale.

Ovviamente spesso sono rapporti anali lontani dalla realtà con peni enormi che penetrano senza lubrificare, o al massimo con un po’ di saliva, l’ano femminile che è sempre vergine o quasi vergine.

E poi tutto è sempre lindo e pulito: io confesso che l’ultima volta che ho messo il pene nel culo di una donna poi l’ho tirato fuori che non era proprio pulito…

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Cazzi in tiro al centro commerciale

Marco e la bella fidanzata Sara erano nel centro commerciale in un orario morto, verso le tre del pomeriggio di un giorno lavorativo. Gianni, un maschio pelato, adocchiò la coppia e lanciò sguardi a Sara e ancor di più a Marco. Il flirt durò alcuni minuti. La donna assecondò gli sguardi tra gli uomini sempre più insistenti. Poi Marco disse alla sua bella che doveva recarsi alla toilette e Gianni lo seguì. La donna aspettò fuori, ben consapevole delle abitudini omoerotiche del partner. Finalmente i due maschi vogliosi si ritrovarono da soli faccia a faccia nel bagno degli uomini. Gianni spinse Marco contro il muro infilandogli la lingua in bocca. Le loro lingue giocarono a lungo mentre i corpi vogliosi si strofinavano uno contro l'altro. Gianni si chinò, tirò fuori il cazzo del ragazzo fidanzato, e si lanciò in un prodigioso bocchino. Marco si eccitò al massimo ricambiando a dolci colpi di lingua il lavoretto orale. Poi si mise a pecorina per farselo mettere nel culo dal maschio pelato che spinse l'uccello affondando tutta l'asta nel buco. La trombata incalzò e Sara che era fuori arrivò a sentire i lamenti di piacere del suo partner mentre l'altro lo sfondava. Una sega reciproca portò i due maschi all'orgasmo e a schizzare il seme quasi contemporaneamente. Dopo la goduta Marco disse al suo 'stallone' "Mi hai rotto il culo così bene che voglio farti un regalo. Ecco queste sono due belle foto della mia lei.". Gianni ringraziò baciando ancora in bocca Marco. Dopo essersi slinguati per una decina di minuti i due si rivestirono e uscirono appagati dal bagno.










Elettrica sensualità (Racconto)

Sarà stata la primavera che risveglia i sensi e soprattutto gli ormoni, ma quella mattina mi sentivo carica di una sensualità elettrizzante.
La sensualità è far l'amore con la vita, gustarla, saggiarla, sentirsela addosso come una carezza che ti sfiora la pelle. È un dolce veleno che ti penetra nelle narici, nelle orecchie, ti riempie gli occhi, si insinua nella bocca, si tuffa nella tua voce e si spinge dentro di te fino a possederti completamente. Quando ciò avviene ogni tuo gesto è intriso di sensualità ed emana erotismo come il sole la luce, come il fuoco il calore, e dello stesso fuoco si alimenta.
La sensualità non ha fretta. È figlia di movimenti lenti e assaporati. Così, senza fretta e senza vestiti scivolai giù dal letto e percorsi la stanza, avvolta nella penombra, sentendo il pavimento freddo sotto ai piedi. Un passo dopo l'altro con le cosce che strofinandosi l'una contro l'altra stuzzicavano i petali della mia orchidea. Aprii le imposte, così, senza preoccuparmi di vestirmi, e respirai profondamente la brezza mattutina che sguinzagliata per la stanza mi solleticava i capezzoli.
C'è un senso di profonda libertà che ti coglie quando te ne stai senza veli. Una libertà assoluta che ti svincola dalla schiavitù delle consuetudini e delle costrizioni. Sei solo tu, senza niente a camuffarti o a nasconderti. Quasi un urlo della serie "Ehi, mondo, sono qua! Questa sono io".
Dopo la doccia lasciai che la mia pelle bevesse, che succhiasse tutte le goccioline d'acqua che la imperlavano. Truccai con cura gli occhi, gli zigomi e soprattutto la bocca. Nulla più delle sue labbra racconta di più sulla femminilità di una donna. Si dice che nei primi dieci secondi in cui un uomo ti guarda, più della metà li passa sulle tue labbra: voglio che le mie labbra non le scordi nessuno. Calde, carnose, morbide e soprattutto rosse, rosse come il fuoco della passione che mi anima fin nelle viscere.
Attesi fino all'ultimo istante per vestirmi, ma prima pensai di nascondere dentro di me un segreto. Un segreto che mi avrebbe accompagnato e stuzzicato per tutta la giornata.
Quell’idea accese le mie voglie, il desiderio mi pulsava fra le cosce. Il clitoride invocava le mie dita, e quando lui chiama non si può far altro che rispondere. Così, prima di indossare le mutandine di pizzo mi misi comoda sul letto, chiusi gli occhi e mi abbandonai al piacere. Con la mano scesi giù fra le gambe, scivolai fra le valli inumidite dal dolce nettare dell’amore, valicai i monti, esplorai gli anfratti, vezzeggiai i pertugi gemendo intrisa di delizia.
Una mano non mi bastava più. Così mandai in aiuto anche l'altra. Spalancai le gambe più che potei, volevo far sbocciare il mio fiore peccaminoso come un prato in primavera e consegnarlo a tutto il piacere dell'universo. Allargai i succulenti petali e lasciai che fosse il desiderio a guidare le mie mani. 
Oddio quanto avrei voluto che lui fosse lì a guardarmi mentre mi contorcevo di piacere scivolando nella mia fessura vogliosa. Così allungai la mano sul comodino, afferrai il cellulare e lo piazzai fra le mie gambe registrando la mia voglia, il mio desiderio, il mio piacere esplodere incontenibile, e imprigionandolo in un filmato che lo avrebbe fatto vivere per sempre.
Sul comodino non giaceva però solo il telefono, ma anche le mie preziose perle della Geisha, così le afferrai e le infilai dentro di me una ad una. Le sentivo muovere, strofinarsi contro le mie pareti e ingigantire il mio desiderio. Ecco il segreto che avrei custodito per tutto il giorno.

Con le mie dita madide di nettare carezzai il perineo e, finalmente, il mio voglioso e grinzoso pertugio. Lo sentivo pulsare, stringersi e allargarsi in una danza che invogliava a penetrarlo all'infinito, e così feci. Insinuai dapprima un dito, lentamente, e un gemito ancora più intenso mi schizzò dalla gola, sentendo il piacere espandersi, amplificarsi e invadermi con ancor più veemenza. I piedi mi si contorcevano, le dita mi si arricciavano. Ero posseduta da un piacere cosmico, e a quel punto esplosi in un orgasmo che avrei voluto che continuasse in eterno.